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Protezione testimoni: Serie Donovan, #3

Protezione testimoni: Serie Donovan, #3

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Protezione testimoni: Serie Donovan, #3

valutazioni:
5/5 (1 valutazione)
Lunghezza:
215 pagine
3 ore
Pubblicato:
Jul 20, 2017
ISBN:
9788826484877
Formato:
Libro

Descrizione

PROTEZIONE TESTIMONI

Non appena Elizabeth Martin scopre la frode che la società dove lavora sta attuando ai danni degli ignari azionisti, decide di denunciare il fatto. Ma non ha calcolato che le sue accuse la rendono una testimone da tutelare. Quando scopre che il poliziotto chiamato a proteggerla è il detective Matt Donovan, l’uomo con il quale ha avuto una relazione diversi anni prima, le cose per lei si fanno molto complicate.

Matt ha la reputazione di essere un poliziotto senza tanti scrupoli e uno scapolo incallito. Solo con Elizabeth ha provato cosa significa amare, e dopo la loro rottura, ha giurato che l'amore non sarebbe mai più entrato nella sua vita. Ma ora, dopo cinque anni, lei ha bisogno del suo aiuto. L'attrazione tra loro non si è mai esaurita e adesso che sono costretti a stare insieme, infuria più che mai. Matt capisce di aver sbagliato ad allontanare Elizabeth da lui. E tutta la situazione è pericolosa.
Basterà questo a fargli prendere la decisione definitiva?

Serie Donovan
Sotto Copertura - Libro 1
Vendetta Dal Passato - Libro 2
Protezione Testimoni - Libro 3
Indagine Pericolosa - Libro 4
Passione Segreta - Libro 5
Missione Privata - Libro 6
 
Pubblicato:
Jul 20, 2017
ISBN:
9788826484877
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

Sono nata a Milano e sono cresciuta in un mondo di libri. Mia madre era una lettrice vorace e mi ha trasmesso il suo amore per la narrativa. I miei primi ricordi sono: io con un libro in mano o mentre disegno con le matite colorate, per ore intere. Ho scritto il mio primo romanzo quando avevo vent’anni, ma l’amore per la pittura mi ha portato a studiare arte. Ho frequentato l’Accademia di Brera a Milano, ma poi ho proseguito per altre strade. Durante gli anni ho continuato a dipingere e a scrivere, ma non ho mai pensato seriamente a fare pubblicare i miei lavori. Fortunatamente, quando mi sono decisa a farlo, nel 2012, Amazon ha consentito agli scrittori come me di pubblicare i propri romanzi. E lo stesso è successo con gli altri rivenditori come B & N, iBooks, Google e Kobo che hanno aperto le loro porte agli autori. Quando non sto scrivendo, dipingo, leggo o faccio delle lunghe  passeggiate col mio adorato cane.


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Protezione testimoni - Paola Camberti

Camberti

Capitolo 1

––––––––

Elizabeth Martin aggrottò la fronte guardando la copertina della rivista che aveva appena sfilato da sotto il cuscino del divano.

In copertina c’era una ragazza bella e sorridente con i capelli biondi sferzati dal vento, sembrava che nessuna preoccupazione, attraversasse la sua mente.

La ragazza si trovava esattamente nello stato d’animo opposto al suo.

Si guardò intorno smarrita, una profonda inquietudine ormai l’aveva intaccata inesorabilmente.

Esausta, si lasciò cadere sul divano e chiuse gli occhi. Nella sua testa, ancora una volta, era in corso un silenzioso, ma furioso dibattito. Continuava a chiedersi se doveva fare o no, quello che in cuor suo, sapeva essere la cosa giusta.

Abbandonarsi all’oblio le sembrò la soluzione più seducente in quel momento e si chiese se forse non avrebbe fatto meglio a tenere la bocca chiusa. Poteva far finta di niente e ad andare avanti con la sua vita, come se non fosse successo nulla di sbagliato.

Come se la società presso la quale lavorava, non stesse spostando quantità enormi di denaro, per cercare di nascondere i suoi traffici illeciti.

Dopotutto, la sua, non era una sacra missione da portare a termine a tutti i costi e di certo lei non era nata per essere una martire. Tuttavia aveva sempre avuto un forte senso della giustizia. E anche se così non fosse stato, non ci voleva un genio per comprendere che la maggior parte degli azionisti erano stati imbrogliati.

E lei sapeva che la cosa era stata fatta di proposito.

Aveva sempre creduto che Gad Robinson, il suo capo e il vice presidente responsabile della Roy Computer, fosse un uomo onesto. La Roy Computer era una delle principali aziende informatiche della California, se non la più importante, e lei aveva scoperto tre settimane fa, che le discrepanze nella contabilità, non erano state casuali.

Anche se, fino a pochi giorni prima, aveva segretamente sperato che lo fosse.

Dopo aver dato la notizia al suo capo della scoperta, aveva visto Gad Robinson impallidire sotto la sua perfetta abbronzatura, ma subito lo vide riprendere la sua abituale sicurezza. Le sorrise e le disse di non preoccuparsi, che si sarebbe occupato lui della faccenda.

L’aveva presa per il braccio per condurla fuori dal suo ufficio arredato elegantemente con la TV al plasma da cinquanta pollici, appesa alla parete. La ringraziò per il suo appassionato impegno e le promise un bonus per essere stata così solerte nel suo lavoro.

Lei era tornata in ufficio, volendo davvero credere a Robinson, e nella società a cui aveva dato quasi quattro anni della sua vita. Inizialmente si era aggrappata alla speranza di una spiegazione plausibile, e che ci fosse una qualche ragione perché diverse spese della Roy Computer erano state attribuite a una piccola azienda sull'orlo del fallimento. Ma il dubbio si era fatto strada dentro di lei, quando aveva visto le stesso iter ripetersi con altre tre società di partecipazione.

Si rifiutò di pensare che ancora una volta, aveva fatto l’errore di porre la sua fiducia nell’uomo sbagliato.

Proprio come aveva fatto con Matt.

Elizabeth sentì i propri occhi inumidirsi e li chiuse per impedire alle lacrime di scendere.

No. Non aveva intenzione di andare lì. Quello era un capitolo che aveva deliberatamente chiuso dopo che lui le aveva spezzato il cuore. Amare Matt, credere in lui, era stato un errore. Era a causa sua che se ne era andata via da Sacramento e aveva completamente rivoluzionato la sua vita.

Pensando alla sua situazione attuale, si rese conto che non c’era un’altra strada da percorrere.

Se avesse permesso alla Roy Computer, una società famosa e rispettata per essere uno dei pochi investimenti sicuri sul mercato azionario, di continuare a mentire alla gente, Elizabeth non avrebbe più potuto vivere in pace con la sua coscienza.

Se non avesse denunciato le differenze che aveva trovato nella contabilità, sarebbe stata una loro complice, una persona disonesta, ed era l’ultima cosa che voleva essere.

E agendo in questo modo, avrebbe impedito alla Roy Computer di continuare a sottrarre migliaia di dollari alla gente, che ignorava la reale situazione finanziaria della società.

Elizabeth si passò la mano tra i capelli. Sapeva come doveva agire, non poteva concedersi il lusso di avere paura.

Si alzò dal divano e decise di andare a letto. Domani avrebbe fatto quello che riteneva la cosa giusta, senza nessun indugio.

––––––––

Elizabeth trattenne il respiro, mentre stava perfettamente immobile davanti alla donna dietro la scrivania, che la fissava con attenzione. La donna sembrava piuttosto giovane per essere l’assistente del procuratore distrettuale.

Elizabeth lesse la targhetta appesa sulla sua giacca. Victoria Donovan.

Il nome Donovan le balzò subito all’occhio.

Era una coincidenza? O era solo uno scherzo del destino? Elizabeth cercò di ricacciare indietro le emozioni che quel nome avevano evocato. Non che Donovan non fosse un nome comune, pensò, ma a Sacramento, la maggior parte dei Donovan, che erano in qualche modo collegati alla giustizia, erano anche legati a Matt.

Victoria Donovan incrociò le mani sulla scrivania, apparentemente calma, di fronte alla bomba che le era stata collocata davanti. I suoi occhi non lasciarono mai quelli di Elizabeth.

Ha delle prove?

Elizabeth non distolse lo sguardo. Non sarei venuta qui se non ne avessi.

Cercò di mantenere le mani ferme, mentre in realtà tremava come una foglia quando aprì la sua valigetta e tirò fuori le copie stampate dei file incriminanti. Gli originali erano al sicuro al loro posto e non avrebbero dato alcuna indicazione che li aveva maneggiati. Quando si era imbattuta in quelle discordanze, aveva condotto un esame interno approfondito, stando attenta a non farsi scoprire. E aveva individuato solo la punta dell'iceberg di quella che era senza dubbio, un piano di corruzione aziendale. La differenza era enorme tra le cifre reali e quelle che l’amministrazione era in procinto di annunciare agli azionisti durante la prossima assemblea annuale.

Il mondo doveva essere portato a credere che la Roy Computer aveva avuto un anno eccezionale, anche se in realtà, i profitti erano falsi. Numerose spese erano state nascoste dagli amministratori, facendo apparire la società, un investimento molto appetibile, in un momento in cui l’economia era travagliata.

Elizabeth aveva capito lo schema dietro l'inganno. Se le persone investivano i loro soldi nella Roy, la società avrebbe raccolto abbastanza denaro per coprire i debiti e restituire una minima parte dei profitti tanto decantatati. Ma se qualcosa fosse andata storta e la verità fosse trapelata nel mondo delle imprese, le azioni sarebbero cadute in picchiata e la Roy avrebbe dovuto dichiarare bancarotta.

In quel modo milioni di dollari investiti sarebbero stati bruciati all’istante.

Sapeva che non avrebbe mai potuto vivere con quel peso sulla coscienza. Era per questo che ora si trovava lì. Questo problema doveva essere risolto prima che fosse troppo tardi per farlo.

Victoria scorse rapidamente il foglio che aveva estratto dalla busta, il suo volto inespressivo era degno di un giocatore di poker. Poi, alzò gli occhi verso la donna dall'aspetto delicato che era seduta davanti a lei.

Notò che Elizabeth Martin aveva una certa regalità. Alta, snella, aveva una postura da ballerina classica e un viso dai lineamenti cesellati. Victoria suppose che era proprio quello che suo cugino Matt aveva subito notato nella donna.

Però, dubitò che Elizabeth si ricordasse di averla già incontrata una volta, anche se di sfuggita.

Più o meno sei anni prima, si era imbattuta in Matt e la sua ragazza del momento, Elizabeth, in un bar. Lui era apparso un po’ a disagio durante la presentazioni, perché Victoria sapeva che odiava sentirsi imbrigliato. Ricordò di aver pensato che infine Matt, aveva trovato qualcuno che sembrava non volesse vivere con lui, solo una semplice avventura.

Ma poi Matt e Elizabeth avevano rotto, e lui era stato sulle sue per un po'. Improvvisamente era diventato taciturno. Nessuno in famiglia ne aveva intuito il motivo. Solo lei sapeva di Elizabeth. Col tempo, era tornato di nuovo quello di prima, ma Victoria sentiva che la ragazza aveva attuato dentro di lui un cambiamento permanente.

D’istinto, sorrise calorosamente a Elizabeth. Dove sei stata fino adesso?

Elizabeth sbatté le palpebre. Non si aspettava una simile domanda. Mi scusi?

Il sorriso di Victoria si allargò. Non ti ricordi di me, vero? Non c'era da meravigliarsi, allora la ragazza era molto coinvolta con suo cugino.

Elizabeth guardò ancora la targhetta prima di alzare lo sguardo verso Victoria. Aveva un aspetto familiare. Lei è una parente di Matt?

Esatto, ma dammi pure del tu. Si chinò verso Elizabeth, concedendosi un momento privato, in quel modo sperò di far sentire la donna meno a disagio in quell’ambiente così austero. Ho sempre pensato che Matt sia stato davvero uno stupido ad essersi allontanato da te.

Non era quello l’argomento di cui Elizabeth voleva discutere. Perlomeno non adesso. Eravamo troppo giovani. Si spostò sulla sedia, stringendo i pugni, ansiosa, ora che aveva messo in moto la cosa, voleva andare avanti e non rivangare il passato Allora, da dove partiamo?

C'erano una miriade di dettagli da affrontare. Tuttavia, Victoria aveva la sua personale serie di priorità, che differivano leggermente da quelle dell'ufficio del procuratore distrettuale. La prima cosa che facciamo è quella di chiedere per te, la protezione della polizia.

Gli occhi di Elizabeth si spalancarono nel sentire quella dichiarazione inquietante. La protezione della polizia era per le persone che temevano per la propria vita. Le persone che erano in pericolo di morte.

Ma quello non era il suo caso. Conosceva tutti quelli che lavoravano nel suo reparto. Era gente con cui era stata alle feste di Natale, con cui aveva celebrato i diversi compleanni. Nessuno di loro le avrebbe fatto del male. Perché avrebbero dovuto?

Nonostante le sue dimensioni, la società era una grande famiglia, almeno lei la considerava tale.

Sentì il suo spirito ribellarsi. Non era mai stata una che ubbidiva docilmente senza discutere. La protezione della polizia? E perché? Nessuno dei miei colleghi sa cosa ho scoperto.

Certo, Victoria concordo, Ma quando gli amministratori lo verranno a sapere, avranno molto da perdere. Le persone messe di fronte a certe circostanze, fanno cose disperate. Victoria capì che a Elizabeth non piaceva sentire quello che stava dicendo. Non penso che tu voglia rischiare la tua vita. Prese una penna e si apprestò a scrivere. Qualcuno sa che sei venuta qui?

Elizabeth scosse la testa. Aveva preso un giorno di permesso, in ufficio aveva detto che doveva andare dal medico. Nessuno sapeva che invece sarebbe andata lì. No.

Victoria cercò di leggere tra le righe. Ma nei giorni scorsi, sei andata dal tuo capo a dirglielo?

Elizabeth poteva capire dal suo tono, che la donna pensava che lei avesse fatto un errore tattico.

Ma Victoria non conosceva Gad Robinson come lei, era considerato da tutti un uomo d’onore e dopo che aveva fatto la sua scoperta si era rivolta a lui perché si fidava. E in quel momento si rese conto di quanto quella scelta a un estraneo apparisse sbagliata.

Sì, il suo tono era sulla difensiva, Ho pensato che avrebbe voluto essere lui stesso a risolvere il problema, che non sapeva ciò che stava succedendo. Anche se non sono riuscita a scoprire chi ha impartito l’ordine iniziale.

Victoria la guardò acutamente. E Robinson ha detto che avrebbe indagato, ma tu non hai ancora saputo niente finora.

Elizabeth odiava il modo in cui tutto questo sembrava così logico e prevedibile. Ci doveva essere un’altra spiegazione. Lei aveva sempre ritenuto che il suo capo fosse una persona buona, affidabile.

In fondo era stato lui ad assumerla e a dirle chiaramente che l’azienda aveva bisogno di lei.

Ma se Elizabeth lo pensava veramente, perché era lì?

Si guardò le mani, rispondendo a denti stretti. Sì.

Victoria annuì. E quanto tempo fa è stato?

Sono passate due settimane. Sembrava un'eternità. Ho pensato di parlare con lui di nuovo.

Elizabeth aveva deciso di andare nel suo ufficio proprio quella mattina, volendo dargli un'altra possibilità, ma senza sapere perché, aveva cambiato idea all'ultimo minuto.

Hai seguito il tuo istinto che ti ha detto di venire qui. Victoria le sorrise. Meglio così.

E davvero necessaria la protezione della polizia?

Temo proprio di sì. Scusami un secondo. Victoria prese il telefono e sollevò il ricevitore.

Voltandosi, in modo da non farsi sentire, compose rapidamente il numero che conosceva bene.

Suo padre Scott, era l'attuale capo dei detective e il più giovane dei tre fratelli Donovan.

Anche i due fratelli di Victoria e diversi suoi cugini facevano parte delle forze di polizia.

Solo sua cugina Daphne aveva fatto una scelta diversa, seguendo la sua passione, era diventata una fotografa. Ma anche lei era in contatto con la polizia, la chiamavano spesso per scattare le foto delle prove, che man mano raccoglievano.

C’erano momenti in cui Victoria pensava alle forze dell’ordine come alla sua squadra personale, e questa era una di quelle volte.

Collegata alla linea privata di suo padre, abbassò la voce, non appena cominciò a parlare. Dopo aver enunciato gli obbligatori convenevoli e una promessa di andare presto a trovarlo, Victoria disse a suo padre il motivo per cui lo stava chiamando.

Gli fece un breve riassunto di tutto ciò che le aveva detto Elizabeth e di quello che aveva portato.

Mentre ascoltò la risposta del padre, Victoria non si rese conto che quello che stava mettendo in moto era qualcosa, che sarebbe andato a toccare le vite di tutti loro.

––––––––

Sembri un po’ troppo di buonumore per un lunedì mattina, disse Bob Parker, il partner di Matt, mentre si accasciava nel sedile di fianco. L'azione mandò all’aria i documenti che erano appoggiati in bilico sul cruscotto.

Soffocando un imprecazione, Bob li raccolse e li rimise a posto. Poi si voltò a guardare l'uomo, considerato da tutti i suoi colleghi l’emblema della spensieratezza e dello scapolo felice.

Esci ancora con quella modella?

Lara non è una modella, è un’indossatrice, Matt lo corresse. No, ho smesso di vederla, siamo arrivati a un bivio una decina di giorni fa.

Uno sguardo sardonico apparve sul volto di Parker. Fammi indovinare, lei voleva sentirti dire 'il discorso’. Prima o poi, tutte vogliono sentire 'il discorso’. Parker ridacchiò e scosse la testa, come un uomo per cui le donne sarebbero sempre state un mistero. Cosa c'è in loro, che le spinge a voler tagliare le ali a un uomo?

Non lo so, rispose Matt onestamente. Ma non penso che io e Lara saremmo andati avanti per molto.

Pensò alla donna che aveva visto una manciata di volte nelle ultime otto settimane, e in una notte fatidica le sue urla lo avevano risvegliato da quello che pensava fosse un bel sogno, che d’un tratto si era trasformato in un incubo. La donna aveva indubbiamente un corpo da urlo, ma la sua

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