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Quando un'amicizia vince la guerra

Quando un'amicizia vince la guerra

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Quando un'amicizia vince la guerra

Lunghezza:
94 pagine
45 minuti
Pubblicato:
Jul 11, 2017
ISBN:
9781370669639
Formato:
Libro

Descrizione

Questa storia nasce per la scuola e l'ebook è corredato da foto e notizie storiche.
L'ebreo Moshe parte dalla Polonia per la Palestina col sogno di vivere nella patria degli avi. L'accoglie l'odio spietato tra arabi ed ebrei eppure tra Moshe e l'arabo Ahmed si crea una salda amicizia. I due condividono lutti e drammi di questa guerra infinita.
Storia toccante, riprende episodi realmente accaduti

Pubblicato:
Jul 11, 2017
ISBN:
9781370669639
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

Guido Sperandio was born and lives in Milan. Free-lance writer for about thirty national newspapers and magazines, he then moved on to creative-copywriting in advertising.A writer for adults, he has also published for children and young people with leading publishers and in the USA.He has also written comic strips, including the legendary Topo Gigio and Tiramolla.He has no mobile phone, no car and no microwave oven, but does have a very affectionate cat called Tatablu.Guido Sperandio è nato e vive a Milano. Free-lance per una trentina di quotidiani nazionali e periodici, passa in seguito creativo-copywriter in Pubblicità.Scrittore per adulti, ha pubblicato anche per bambini e ragazzi con primari editori e in USA.Ha inoltre sceneggiato fumetti, tra cui i leggendari Topo Gigio e Tiramolla.Non ha cellulare, non possiede automobile né forno a micro-onde ma ha un'affettuosissima gatta di nome Tatablu.


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Anteprima del libro

Quando un'amicizia vince la guerra - Guido Sperandio

Moshe

«Papà, raccontami una fiaba» disse il piccolo Moshe.

«Ormai sei grande – il padre gli rispose –, non sei più da fiabe. Ti racconterò piuttosto una storia… una storia vera.»

«Quale?» disse il piccolo, incuriosito, eccitato.

«La nostra.»

«Perché, noi abbiamo una storia?»

«Oh! certamente. Tutto e tutti hanno una storia. Perfino le pietre, il vento e le stelle. Prendi, per esempio, la goccia di pioggia più piccola e insignificante. Puoi scommetterci che anche lei, se potesse parlare, avrebbe le sue vicende da narrare. E diverse da ogni altra goccia.»

«Allora anche la nostra storia è diversa dalle altre?» disse Moshe.

«Sicuro. E molto.»

«Papà, dai, racconta. Come incomincia? »

«Da lontano… Molto lontano.»

«Da dove?»

«Dal nostro Grande Spirito Aleph, sorgente della vita e di ogni cosa» il padre gli disse.

«Tanti, tanti anni fa – il padre di Moshe iniziò a raccontare –, Aleph si affacciò al cielo e parlò al nonno dei nonni dei nostri nonni…»

«Gli rivelò la Verità, lo so» disse Moshe.

«Appunto.»

«E poi?»

«Il pianeta Terra era già popolato da esseri viventi di ogni specie. Ma… capisci? Aleph ha voluto parlare proprio a noi. Ha scelto noi fra tutti.»

«Siamo perciò importanti» disse Moshe.

«Diciamo che siamo stati i prescelti.»

«Non si direbbe dal modo come siamo trattati.»

«Oh Moshe! Non devi farci caso. Nelle parole della Verità c’è il nostro passato, presente e futuro, e dicono che verrà il Giorno dei Giorni. Allora tutte le lacrime da noi versate si trasformeranno in splendide gemme e brilleranno, e noi vedremo lo splendore della luce. Sarà la fine eterna di ogni tenebra.»

«Oh!» disse Moshe, impressionato.

Tacque. Rimuginò. Chiese: «Quando succederà?»

«La parole della Verità non specificano anno e giorno. Tanto meno l’ora. Non è un appuntamento di affari o con la fidanzata…»

«Yum!» Moshe sbuffò. Era un’imprecisione troppo imprecisa, non la digeriva.

«Accadrà – disse il padre –, e deve bastare per farci vivere con la coscienza a posto per quando sarà il momento, qualunque esso sia. È questo che conta. Aleph ci impone umiltà e pazienza.»

*

Padre e figlio parlavano sotto una grande quercia.

Si alzava potente e solitaria, unico albero in quella immensa piana che si stendeva come se non dovesse mai finire, e senza la minima increspatura fin dove l’occhio poteva arrivare.

Un mare verde d’erba.

E solitudine.

Senza anima di persona.

All’orizzonte il verde si stemperava in azzurrino fino a confondersi tutt’uno con il cielo.

«Il sole è al tramonto» disse il padre.

«Guarda, papà, l’erba e il cielo stanno diventando dello stesso identico colore del sangue: rossi uguali.»

«Ci ricorda il sangue da noi versato per secoli in ogni angolo di mondo – disse il padre –. È una lunga storia.»

«Ma non me l’hai ancora raccontata.»

«Ora è tardi. Andiamo.»

Il padre si mosse, e Moshe lo seguì.

Si allontanarono nel mare d’erba verde-rosso.

*

La notte dopo Moshe aveva dormito molto poco. Aveva visto la luna alzarsi nel buio. Uno spicchio, un' unghiata di luce, pallida. L’unghia di luna era salita in mezzo al cielo, era poi sfocata nelle nebbie dell’alba. E solo allora Moshe si era finalmente addormentato.

Fino a quel momento non aveva fatto che pensare alla storia che il padre gli avrebbe raccontato. E, appena sveglio, corse dal padre.

Il padre sorrise e iniziò a raccontare: «I nostri avi, dunque, possedevano la Verità le cui parole conservavano nel cuore come incise nella pietra. Ma la terra, di cui il nostro Grande Spirito Aleph aveva loro parlato…»

«Questo lo so, era la Terra degli Ulivi. È da quando sono al mondo che non sento dire altro» disse Moshe.

«Già…»

«Se la Terra degli Ulivi era nostra perché adesso noi non ci viviamo?»

«Perché così ha deciso la volontà di Aleph, nostro Ispiratore e Signore.»

«Ma era terra nostra!»

«Sei ancora troppo

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