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La Divina Commedia 2.0

La Divina Commedia 2.0

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La Divina Commedia 2.0

Lunghezza:
155 pagine
7 ore
Pubblicato:
12 lug 2017
ISBN:
9788899768751
Formato:
Libro

Descrizione

Un ragazzotto come tanti, Lucciarelli, durante una recita a scuola, si addormenta in palestra. Quando si sveglia, suo malgrado, si trova catapultato nel mondo descritto da Dante nella Divina Commedia, dall’Inferno fino al Paradiso.
Gli autori si divertono, tra gag esilaranti e in chiave moderna come per i “selfie” e le battute sui gruppi metal e i film horror, a riscrivere il più fantastico viaggio nell’Aldilà mai inventato, in versione edulcorata per ragazzi.
Il testo contiene appendici che spiegano le principali tematiche in Dante: l’amor cortese; la faida guelfi e ghibellini; la filosofia di Aristotele; il geocentrismo tolemaico e altri approfondimenti per le spiegazioni sia a scuola sia in famiglia. E la Divina Commedia non è mai stata così semplice e divertente!
Pubblicato:
12 lug 2017
ISBN:
9788899768751
Formato:
Libro

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I Edizione luglio 2017

©2017 Astro edizioni Srls, Roma

www.astroedizioni.it

info@astroedizioni.it

ISBN: 978-88-99768-75-1

Direzione editoriale:

Francesca Costantino

Produzione digitale:

Laura Platamone

Progetto grafico:

Elisabetta Di Pietro

Copertina e illustrazioni:

Rita Micozzi

Tutti i diritti sono

riservati, incluso

il diritto di riproduzione,

integrale eo parziale

in qualsiasi forma.

Epilogo

Aula magna, Istituto superiore Bellincini.

La professoressa segue le prove della 3° H

per la rappresentazione della Divina Commedia di Dante.

«Virgilio, ascolta! Voglio dire… Ortecchi, ascoltami, tu devi andare incontro a Dante… a proposito, che fine ha fatto Lucciarelli? Quando tocca a lui sparisce sempre! Ma come mi è saltato in mente di dargli la parte di Dante? Forse perché speravo che così avrebbe imparato qualcosa! Qualcuno sa dove sta?».

«Prof, credo sia andato in bagno».

«Come, in bagno? Proprio adesso che deve entrare in scena! E poi a chi lo ha chiesto il permesso? Per cortesia vammelo a chiamare, prima che gli tolga la parte!».

Inferno

«La punizione»

…e quindi uscimmo a riveder le stelle.

1

Selva oscura. In un tempo e in un luogo

imprecisato di un mondo letterario.

La scena che si para davanti ai nostri occhi ha un che di incredibile. Un manto oscuro avvolge l’orizzonte di un panorama irreale, dominato da un bosco magico e sconfinato; un ragazzo dall’aria dinoccolata si muove con goffaggine, nel vano tentativo di trovare l’uscita.

Nel mezzo del cammin di nostra vita,

mi ritrovai per una selva oscura,

ché la diritta via era smarrita.

«Ma dove cavolo sono finito. Dai, regà, fatela finita con questo scherzo idiota; accendete la luce che non vedo un tubo! Mi devo arrabbiare? Oddio… e quelle tre bestiacce da dove saltano fuori? Ho capito che l’oroscopo stamattina mi diceva di stare attento alle insidie e ai pericoli della giornata, questo però mi sembra davvero troppo. Aiuto! Qualcuno mi aiuti!».

«Perché urli? Sono solo un leone, un lupo e una lonza».

«Chi ha parlato? E poi che stai dicendo? Io la lonza me la mangio con gli spaghetti alla carbonara!».

«Scostumato e stolto! Quella è una… com’è che dite voi moderni? Una lince».

«Adesso è molto più chiaro. Ma ora che ci penso? Chi sei tu? E poi, conciato in quel modo… da dove salti fuori, da una festa in maschera?».

«La domanda è pertinente. Io sono Virgilio».

«Ah sì… pure Ortecchi fa Virgilio a teatro».

«Io sono Virgilio, il sommo poeta».

«Chi… quello vero? No, no! Aspetta un momento, non facciamo scherzi. Su dai, regà, adesso basta. Sono stufo de ‘sta pagliacciata».

«Allora proprio non vuoi capire, io sono la tua coscienza».

«La mia coscienza? Ma che scherzi? Mai visto una coscienza in vita mia».

«Questo lo so bene. Talvolta le coscienze hanno un modo loro di presentarsi. E non mancano mai di un pizzico di ironia».

«Non voglio sentir parlare né di coscienza, né di altro; ci siamo capiti? E poi parla come mangi, che non capisco niente di quello che dici!».

Mentre si svolge questo dialogo surreale tra un povero studente spaurito e la sua coscienza, apparso nelle vesti di un dotto poeta dei tempi antichi, il sole fa capolino tra le colline, illuminando e riscaldando tutto il paesaggio; la selva oscura non sembra più così spaventosa. Nel mentre, il personaggio «Virgilio«si schiarisce la voce.

«Va bene, mi abbasserò al tuo vile rango. Proprio non ricordi nulla di quello che è successo poco fa?».

«Io so soltanto che in aula magna c’erano le prove con la prof di Lettere; me la sono svignata alla chetichella e sono andato a stendermi sui tappetoni in palestra. Adesso ho capito! Mi sono addormentato e per fortuna è solo un sogno!».

«Sì, è vero. È un sogno, ma è un sogno magico. Tu rimarrai per sempre prigioniero dentro questa selva oscura, guardato a vista dalle tre fiere, a meno che…».

««A meno che?«Coso, mi rispondi?».

«Mi chiamo Virgilio, grazie!».

«A’ Virgì, non farmi sbroccare, che se mi parte l’embolo, ti faccio vedere io, altro che coscienza e bestiacce! A proposito, sicuro che non attaccheranno?».

«Embolo, sbroccare… non conosco il significato di queste parole. Comunque, per ora puoi stare tranquillo. Però, Se vuoi uscire da questo luogo selvaggio, ti conviene iniziare un altro viaggio».

«Sarebbe a dì?».

«Sarebbe a dire che potrai risvegliarti da questo incubo solo dopo che sarai riuscito a percorrere un viaggio per tutto l’universo dantesco».

«Questo è un ricatto, un sequestro di persona!».

«Chiamalo come vuoi. Ma non sposta di una virgola quello che ti ho detto. Allora, vieni con me o rimani qui?».

«Senti… facciamola finita e dimmi dov’è l’uscita».

«Ah, ma sei proprio zuccone, allora! Te lo ripeto: potrai uscire solo quando avrai esplorato tutto l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso. Allora che fai, vieni?».

«No! Io da qua non mi schiodo».

«Va bene, fai come vuoi. Buona permanenza».

«Virgì, che fai? No, aspetta… stavo a scherzà. Arrivo! Ma tu guarda, tutte a me capitano».

«Bene. Vedo che cominci a ragionare. In marcia, ora. Le porte dell’Inferno ci stanno aspettando».

«Vengo, vengo. A proposito… le bestiacce rimangono qui?».

«Certo! Loro rimarranno qui per molto tempo ancora, sino a quando il «veltro«non le farà morire con dolore«

«E che roba è questo veltro?».

«Non ne ho idea. I critici non sono ancora riusciti a dare una risposta. Ragion per cui… non perdiamo altro tempo. In marcia. Saluta le fiere e andiamocene».

«Le tre fiere, già. A proposito, che mi rappresentano, questi animali qui?».

«Facile: la lussuria, la superbia e l’avarizia. Che altro?».

«Già. Pure io, che domande…».

«Oppure, secondo altri, la frode, la violenza e l’incontinenza, vale a dire le tre categorie del peccato nell’etica di Aristotele. Se vogliamo, invece, dare una interpretazione politica…».

«Basta, eh! Mica sarà sempre così complicato?».

«Testone! Io cerco di spiegarti la «polisemia«e tu che fai, protesti?».

«La polise-che?».

«Poveri noi! Agli antichi piaceva pensare che un poema potesse avere più piani di lettura».

«Sarà… io continuo a non capirci una mazza!».

«E allora muoviamoci, zucca vuota. Ho l’impressione che questo viaggio sarà più duro del previsto».

Allor si mosse, e io li tenni dietro.

E così, ecco che un’improbabile coppia di viandanti si mette in cammino, all’alba di un nuovo giorno, lasciandosi alle spalle la selva oscura. Solo l’occhio esperto di uno studioso sarebbe stato in grado di riconoscere quel paesaggio, che appariva simile – troppo simile – a quello della Palestina medievale, nei pressi delle mura dell’antica Gerusalemme. Ma si sa, i mondi letterari assomigliano spesso a luoghi del presente o del passato, vissuti o immaginati!

2

Davanti alle porte dell’Inferno.

Nel mondo dantesco, presso la città di Gerusalemme.

Dopo alcune ore di cammino, i nostri due viandanti giungono di fronte a un portone dall’aspetto imponente e tetro; tutt’intorno non si sentono rumori, non si alza neppure un filo di vento. Alla sommità dell’entrata, campeggia una scritta, le cui parole «sono di colore oscuro«:

Per me si va nella città dolente,

per me si va nell’eterno dolore,

per me si va tra la perduta gente.

«Forte! Chi ha scritto queste parole? Spaccano come il testo di una canzone, ma tanto!».

«Blasfemo e ignorante! Porta un po’ di rispetto, siamo davanti alle porte dell’Inferno!».

«Ah, ecco! Lo sapevo che prima o poi avrei partecipato dal vivo a un concerto metal. Ma come hai fatto a trovare i biglietti?».

«Concerto? Metal? Penso che per me sarà un compito arduo accompagnarti in questo lungo viaggio. Ti dicono niente queste parole: Divina potestà, Somma sapienza e Primo amore?».

«Allora, famme pensà… Divina potestà… no! Somma sapienza… boh! Primo amore… e questa sì! Virgì, mi ricordo di una ragazzetta al primo banc…».

«Basta, per carità! Ma cosa sono costretto a sentire. Caro il mio ignorantello…».

«Virgì, non essere offensivo, però».

«Caro il mio zuccone, allora! Ti si addice meglio questa definizione? Le tre parole che tu ignori corrispondono a Padre, Figlio e Spirito santo».

«Amen. Eh, su dai, per favore. Sei la mia guida turistica, mica un prete!».

«Guida turistica? E che sarebbe?».

«Ecco! Vedi che pure tu un po’ zuccone lo sei?».

«Lasciamo perdere. Andiamo, dai… voglio vedere se ti ricorderai quello che ti ho detto alla fine del nostro viaggio negli inferi. Guarda che ti interrogo, sai?».

«Pure qua! Tu fai la guida che è meglio, va’! Virgì, ma qui c’è scritto: «Lasciate ogni speranza o voi che entrate«; è il caso di fidarsi?».

«Vieni, fifone. Entriamo nell’Antinferno, dove i lamenti risuonano per il cielo senza stelle».

«Ma questo sempre così deve parlà? Mai una volta che parla come mangia…».

«Cosa vai borbottando?».

«Niente, niente».

Ecco che i nostri protagonisti sono proiettati dentro un mondo spaventoso; davanti a loro, infatti, si spalancano i Cerchi infernali: il luogo dove, secondo la

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