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SCRITTURE ALIENE Albo n. 8

SCRITTURE ALIENE Albo n. 8

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SCRITTURE ALIENE Albo n. 8

Lunghezza:
140 pagine
1 ora
Editore:
Pubblicato:
6 lug 2017
ISBN:
9788867826421
Formato:
Libro

Descrizione

"Tre intrepidi miliziani riusciranno a consegnare una terribile arma segreta?
E se Dio fosse un crudele mistificatore?
Il mondo di domani sarà guidato da perfidi scienziati neonazisti?
I superstiti di una remota colonia sfuggiranno alla caccia di enormi predatori alieni?
E se il genere umano fosse annientato dalle piante?
Alieni buffi e deformi sbarcano a macchia di leopardo. Sono davvero innocui come sembrano?
Scotland Yard riuscirà a neutralizzare un misterioso assassino extraterrestre?
Reggerà il patto scellerato fra un miliardario senza scrupoli e i rettiliani?"
Editore:
Pubblicato:
6 lug 2017
ISBN:
9788867826421
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

SCRITTURE ALIENE Albo n. 8 - Flavio Firmo

AA.VV.

SCRITTURE

ALIENE

Albo n. 8

A cura di Vito Introna

Edizioni DIVERSA SINTONIA

AA.VV. Scritture Aliene - Albo n. 8©Edizioni DIVERSA SINTONIA

Edizioni DIVERSA SINTONIA marchio editoriale di EDITRICE GDS

Editrice GDS

di Massa Iolanda

Via Pozzo, 34

20069 Vaprio d’Adda (MI)

tel. 02 90970439

e-mail: edizionigds@hotmail.it ; iolanda1976@hotmail.it

 A cura di Vito Introna

Illustrazione in copertina ©John Koening

TUTTI I DIRITTI RISERVATI.

Il presente volume è frutto della fantasia degli Autori. Ogni riferimento a cose, luoghi, fatti e/o persone realmente esistenti e/o esistite è puramente casuale.

Questo libro è il prodotto finale di una serie di fasi operative che esigono numerose verifiche sui testi. È quasi impossibile pubblicare volumi senza errori. Saremo grati a coloro che avendone trovati, vorranno comunicarceli.

Per segnalazioni relative a questo volume: iolanda1976@hotmail.it

CORRIDORI NELL’ADE - Marco Vecchi

Nella notte i tre veicoli sfrecciavano ad alta velocità per le strade semideserte della città antica. Missione prioritaria fu la definizione data dal capo unità. Due moto potenziate, una macchina corazzata di piccole dimensioni e qualcosa chiuso nel bagagliaio. Impossibile sapere cosa fosse. Poco importava, la missione era iniziata e trasportare oggetti, pericolosi o meno, non faceva differenza. I pericoli sarebbero apparsi lungo il tragitto, come sempre.

La moto in testa al trio era condotta da Master, media cilindrata e armata quanto bastava ad abbattere barriere e ostacoli di un certo spessore.

Al centro l’autovettura di Darth, compatta e resistente, dotata di armi leggere per evitare di comprometterne la manovrabilità.

Chiudeva Diablo su uno scooter attrezzato per le contromisure elettroniche, corazzato e armato alla leggera.

Il trio era coordinato da Saso nella sala controllo dell’unità ZT.

I quattro oltre a essere colleghi erano amici. Nessuno si era mai offerto per svolgere quei servizi, specie di notte e nella città vecchia dove la legalità era una parola priva di significato. Ma gli ordini vanno eseguiti e il Generale Furtembergher era uno di quelli che non ammettevano repliche, pronto a rimangiarsi tutto non appena qualcosa fosse andato storto. Un vero assaltatore da scrivania.

Saso aveva cercato inutilmente di far ragionare il generale, ma pur possedendo doti particolarmente spiccate di dialogo, specie con personaggi di tale caratura, non era riuscito a posticipare la missione. Certe azioni vanno preparate adeguatamente, non si può improvvisarle e per quanto lui stesso avesse piena fiducia nei suoi uomini, non gli andava di metterli in una situazione difficile.

La zona da percorrere era una delle più degradate e fuori controllo, oltre alla pericolosità dei residenti c’erano le incognite del nemico, pronto a sfaldare con qualsiasi mezzo ogni convinzione di portare a termine i propri compiti. L’arma psicologica era un potente dissuasore.

– Dal satellite due nessun impedimento rilevato lungo il percorso – comunicò Saso ai veicoli.

Tre roger seguirono in risposta.

La tensione non traspariva dalle voci degli operatori sul campo, ma era percettibile una sorta di disagio nell’agire senza coperture. Finché la situazione si fosse mantenuta tranquilla come in quel momento non ci sarebbero stati problemi.

Il generale Furtembergher entrò nella sala controllo accompagnato dall’autista, una donna di circa quindici anni più giovane di lui, onnipresente. Una guardia del corpo particolare, atta a difenderlo fuori e dentro le lenzuola.

– Come procede? – Esordì rivolto a Saso con un sorriso che sembrava genuino e in realtà nascondeva infiniti dubbi sulla sua sanità mentale; ciò era noto solo a chi lo conosceva e a chi doveva averci a che fare spesso. Quelli che lo vedevano di rado ne avevano una buona opinione.

– Tutto sotto controllo generale, al momento i ragazzi stanno procedendo alla meta senza intoppi – rispose il coordinatore.

– Ottimo, sapevo di potermi fidare della sua squadra – proseguì compiaciuto dall'ordinato scorrere degli eventi, come fosse merito suo. Lo sguardo d’intesa che scambiò subito dopo con l’autista, carico di significati poco professionali, fece crescere in Saso una sensazione sgradevole. Non aveva mai conosciuto un uomo cui importasse così poco di quel che faceva, a tal punto da risultare un ignavo di fronte ai propri pari grado. Era inaccettabile la scarsa considerazione che nutriva nei confronti dei suoi sottoposti, ampiamente ricambiata dalla maggioranza del personale.

– Non credo ci fossero dubbi su questo punto – disse Saso, non sopportando più la scenetta che aveva di fronte.

– Di sicuro, di sicuro – replicò il generale, che in un attimo mutò la sua espressione. Uno strano lampo percorse il suo viso segnandolo impercettibilmente con una smorfia d’ira, subito controllata e riportata alla normale maschera quotidiana.

– La mia era solo una constatazione, altrimenti mi sarei rivolto ad altre squadre – proseguì sorridendo e controllando il senso di agitazione cui il suo sottoposto lo induceva ogni volta che parlavano.

– Naturalmente – rispose Saso, registrando un Fottiti mentale all’indirizzo del generale.

– Allora la lascio al suo compito e mi raccomando, non esiti a chiamarmi in caso di necessità – concluse Furtembergher uscendo, seguito dall’amazzone.

– Sicuramente Generale – rispose Saso, conscio che più di una volta non si era fatto rintracciare in situazioni critiche. Giocare con la pelle degli altri, sapendo che chi rischia la vita farà di tutto per uscirne sano. Un’ottima teoria per chi comanda, pessima per chi opera sul campo.

Saso fu sollevato dal fatto che il generale se ne fosse andato e anche dal sapere che nell’operazione non avrebbero partecipato uomini fedeli al Furtembergher. Sapeva a chi rivolgersi in caso di bisogno, ma sperava di non arrivare fino a quel punto.

Il satellite del Settore continuava a controllare la zona senza rilevare alcun movimento insolito.

– è appena passato a trovarci il Furtembergher – comunicò Saso ai tre.

– Che bella cosa – disse Diablo.

– Eh… figurati – rispose Saso.

– Era con lei? – chiese Master.

– Tu che dici?

– Cazzo di domande fai Master? – intervenne Darth.

– Comunque sia ora sono andati, concentriamoci sulla faccenda, portate il pacco a destinazione e tornate a casa; contatto i destinatari e vi faccio sapere – concluse Saso.

Tass karadak – rispose scherzando Darth, usando l’idioma di una razza aliena di un vecchio videogioco.

Aaard klakson lishh blag blanag ni karnig aaaaa trasulà – rispose Saso mantenendo la conversazione su toni allegri, parafrasando il Capitano Picard in un episodio della serie Star Trek TNG.

Un sorriso si disegnò sui loro volti.

La sala controllo era illuminata da luci a led e circondata da monitor accesi. Tanto fulgore tecnologico ricordava i film di fantascienza anni ottanta. Saso ci si trovava bene, anche se in quel momento avrebbe volentieri preferito essere altrove.

Prese un comunicatore e compose il numero dell’unità di comando destinataria. Non risposero e temendo di aver sbagliato controllò l’elenco dei numeri. Era quello giusto e lo ricompose. Nessuna risposta. Perplesso cercò di collegarsi al satellite successivo per vedere se l’altra squadra fosse in posizione. Scorse la tastiera a velocità improponibile per inserire password e certificazioni di idoneità al collegamento ma qualcosa non andava, sembrava non avere i permessi prescritti per quelle strade. Impossibile, lui era uno dei supervisori della rete di controllo satellitare, forse un momentaneo down del sistema. Mentre andava a operare in un’altra postazione riavviò la macchina.

– Ragazzi… non riesco a contattare l’altra unità – comunicò ai tre operativi, cercando di mantenere un tono calmo per non travasare in loro l’agitazione.

– E porca troia, adesso non dirmi che ci tocca proseguire oltre il dovuto – esplose seccato Diablo.

– No dai, adesso troviamo una soluzione – proseguì Saso cercando di mantenere la tranquillità.

– Quella faccia di merda non poteva mandare i suoi scagnozzi per ’sta faccenda? – disse Darth più come un’affermazione che come domanda.

– Se ha chiesto a noi un motivo ci sarà. Per certi lavori mica può fidarsi dei suoi – intervenne Master.

– Oppure è un lavoro da cui non si esce vivi – ribatté Diablo, dando voce ai sospetti aleggiati in loro sin da prima della partenza.

– Già – concordò Master.

– Ragazzi procedete, io cerco di recuperare delle informazioni – concluse Saso tentando di rincuorare la truppa.

La piccola colonna proseguiva spedita senza intoppi costeggiando lo squallore della zona periferica. I pochi relitti umani che si muovevano nelle tenebre erano reietti fra i reietti, persone al limite del margine estremo, sociale e strutturale.

Dopo la crisi economica e le guerre scoppiate in tutto il pianeta i superstiti, ormai il genere umano si poteva definire così, si aggiravano per quelle che erano state grandi città in cerca di qualsiasi bene razziabile, nella speranza di non incontrare il proprio destino prima del previsto.

Per i ricchi c’era stato qualche problema ma nulla d'insuperabile, a meno che non si fossero trovati direttamente a contatto con sommosse o pandemie. Per tutti gli altri un’odissea infernale in un mondo un tempo pronosticato soltanto al cinema. Poche furono le città che riuscirono a mantenere la parvenza dei tempi andati, generalmente grazie a un regime marziale che non ammetteva ingressi da parte di esterni, inclusi i residenti di un tempo.

Al contrario le città che si prestarono al soccorso in breve tempo si ridussero a cumuli di macerie in preda a bande di disagiati, pronti a ottenere qualunque cosa con la violenza e il sopruso. La struttura sociale venne a mancare e l’anarchia sostituì le leggi ante-tracollo. Le bande più pericolose erano formate da ex militari, interi reparti si radunarono per dedicarsi al saccheggio o direttamente alla conquista di piccoli centri abitati in cui stabilire enclavi permanenti.

Augusta Taurinorum era un esempio più unico che raro.

Passò da un milione di abitanti a cinquecentomila, ma dopo qualche anno esplose l’incremento demografico portato dalla caduta di Milano e di altre città piemontesi e lombarde. L’autostrada divenne il filo conduttore tra le due città, la gente si accampava ai margini di Augusta Taurinorum e proseguiva fino a occupare tutti i

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