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Dio: Controstoria di un mito. Dai faraoni e da Mosé, la storia del Cristianesimo, alle radici delle grandi religioni monoteistiche
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E-book305 pagine3 ore

Dio: Controstoria di un mito. Dai faraoni e da Mosé, la storia del Cristianesimo, alle radici delle grandi religioni monoteistiche

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Info su questo ebook

Questo è un saggio di critica delle religioni e del concetto di Dio, basato su una rigorosa analisi dei testi sacri. La credenza in Dio, argomenta l’autore, si radica nell’ambito delle vicende esistenziali e storiche.
Il proposito ultimo è presentare all’uomo la realtà terrestre in cui si trova a vivere, senza, in realtà, nessuna divinità che lo abbia generato con le piante e con gli animali, nessuna entità divina personale che lo guidi, lo ascolti, lo punisca e lo premi con resurrezioni celesti o terrene, senza vite eterne. Senza, dunque, la grande illusione che ha avuto e ha gravi e incommensurabili conseguenze nella nostra storia e nella nostra quotidianità.

Ton Milan, nato in ambiente contadino e spartano del Sud, è vissuto sotto la cappa religiosa che anteponeva il radioso e confortante Cielo allo squallore degli ultimi strascichi del feudalesimo medioevale. In verde età gli è stata diagnosticata una sordità parziale, che in realtà lo aveva colpito sin quasi dalla nascita. Escluso ed emarginato anche per la sua minorazione, si chiudeva a riccio, coltivando desideri di riscatto nella natura agreste.
A vent’anni un intervento invasivo gli azzerò tutto il mondo sonoro, scaraventandolo nel silenzio assoluto. Fra le sue gravi crisi nichiliste, non ha avuto guide e conforto, ma solo pietà. La fede cattolica è stata una delle poche ancore di salvezza di cui si è avvalso, non avendo altro.
La sua febbrile voglia di evadere lo ha spinto lontano dal remoto Sud, verso una metropoli del Nord, dove è arrivato con le sue valigie di cartone. Ha quindi vissuto il ’68 studentesco, ha soggiornato in Messico per alcuni mesi e ha visitato Praga e Kiev.
Dopo varie crisi religiose e decenni di meditazioni, letture ed esperienze, è approdato a una riconsiderazione radicale e razionale delle idee di Dio e della religiosità tradizionale, che lui considera fondamentalmente illusorie.
LinguaItaliano
Editoreton milan
Data di uscita5 giu 2017
ISBN9788826447971
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    Anteprima del libro

    Dio - Ton Milan

    schiavitù".

    Introduzione

    L’autore aveva sempre creduto che la Bibbia fosse portatrice di verità assolute; tardivamente ha compreso che è un contenitore di variegati e fantasiosi pensieri umani, come ogni altro testo sacro. Inoltre sono state trascritte numerose falsificazioni concettuali e per la maggior parte dei suoi personaggi non ci sono testimonianze concrete.

    Il XX secolo, strepitoso per i suoi successi scientifici, ma distintosi come il più sanguinoso di tutti i precedenti messi insieme, si è concluso con l’impegno storico, archeologico e biologico di molti studiosi, nella scia di tutti quelli che non si erano rassegnati alle verità bibliche, per indagarvi ulteriormente. L’autore si affianca a essi con modestia per far comprendere la genesi di JHWH (Jahveh), la divinità degli Ebrei, intesa anche dai Cristiani e dai Musulmani, rispettivamente, con i termini Dio e Allah.

    È stata la scoperta di Ugarit, un’antica città siriana, emersa dall’oblio secolare nel 1929 in seguito ad alcuni scavi, a imporre una svolta per la conoscenza dell’antico Israele. Anche la rivelazione di Megiddo, che è un sito israeliano (Armaghedon, Apocalisse 16,16, è la montagna di questa città abbandonata, Bibbia Dehoniane CEI), e di alcuni altri siti minori ha offerto notevoli contributi.

    L’autore si propone qui di demistificare le concezioni religiose, per cui è stato versato molto sangue (soltanto sotto l’egida del Cristianesimo sarebbero state sterminate in due millenni decine di milioni di persone) e ancora ne scorre nel mondo, anche a causa di altre fedi.

    L’umanità avrà tratto dagli insegnamenti religiosi anche grandi benefici culturali e spirituali, ma evidentemente non sono stati sufficienti per delimitare la violenza. Eppure basterebbe poco per detergere i propri occhi, o meglio, la propria anima, per avvicinarsi alla verità unica: la realtà, in tutta la sua scientificità.

    L’uomo, pur sospinto da impulsi deleteri (intesi satanici dalle religioni), per cui diventa spesso una belva, può essere educato in modo da rendersi mite e virtuoso, socievole e rispettoso, governando saggiamente la natura che, pur materna, generosa e stupenda, cela insidie che abbrutiscono e distruggono. Oggi, come sempre, la vita scorre tra violenze, ingiustizie, conflitti, cataclismi, cui si alternano talvolta moralità e generosità che la rendono sopportabile.

    Nell’ultramillenario magma turbolento della storia non si avverte assolutamente la presenza di Dio, a dispetto della fede inculcata sin dall’infanzia: sono stati gli uomini a immaginarla per le tenebre cognitive che li avvolgevano. Doveva essere maggiormente diffuso il sentimento dell’amore, da finalizzare a una migliore esistenza individuale e sociale; invece dominano egoismi, bramosie, prepotenze, sopraffazioni, iniquità eccetera.

    È intuibile quanto sia arduo impegnarsi per la pace e la concordia del mondo. Non si è sicuri di riuscirci, ma con razionalità e fede (morale e non religiosa) sarebbe possibile. Se vi è il fermo proposito di perseguire il bene, lo si troverà infine, nonostante le difficoltà. Poco importa se il proprio respiro sarà lungo o breve, si avrà vissuto nobilmente.

    Premessa

    In un dato momento storico gli Ebrei, esposti alle influenze delle culture circostanti, dovettero sentire l’esigenza di elaborare una nuova divinità per l’evoluzione del pensiero. Taluni raggiunsero alte vette sapienziali che evidenziano la genuinità della natura umana, al di là della riprovazione che si meritano per aver attribuito al protagonismo del loro JHWH tutto ciò che hanno scritto nelle Sacre Scritture.

    Inizialmente la letteratura sapienziale della Bibbia non era esclusivo patrimonio ebraico, esisteva già presso gli Egizi, i Sumeri, gli Assiri, i Babilonesi eccetera, popoli che avevano elaborato una propria cultura e si erano consolidati come potenze prima di loro. Gli Ebrei vi attinsero pienamente dopo che la religiosità di JHWH si era diffusa dai territori montuosi di Madian in Canaan con l’Esodo di Mosè e la successiva occupazione di Giosuè. Produssero una propria letteratura, in cui sono riscontrabili le fonti originarie, tra cui l’aramaica Sapienza di Achikar e i Saggi degli arabi Agur e Lemuel di Massa.

    È una sconvolgente avventura esplorativa quella che si intraprende leggendo la Bibbia, purché si abbia l’accortezza di contestualizzarla nella complessa realtà mediorientale e di compararla con tutti gli altri scritti disponibili, spesso tavolette di argilla con caratteri cuneiformi, e steli, mediante i quali alcuni re vollero affidare alla memoria imperitura le proprie convinzioni o i propri successi. Ovviamente, si deve essere guidati dagli archeologi e dagli storici per comprenderne i molteplici intrecci.

    Per la propria originaria educazione religiosa, l’autore concentra la presente analisi prevalentemente sul Cattolicesimo, ma è possibile estenderla a tutte le altre religioni esistenti. Egli ha voluto focalizzare fra l’altro le varie incongruenze che insorgono nel confronto fra l’Antico Testamento (AT) e il Nuovo Testamento (NT). Se i Vangeli riferiscono che gli scritti veterotestamentari sono la comprova di Gesù, Verbo preesistente, Figlio di Dio e Messia, con un’analisi dettagliata si rovescia questa certezza, dando ragione agli Ebrei, che li contestano.

    Anzitutto bisogna effettuare una ritraduzioneebraica, come afferma lo studioso Pinchas Lapide (secondo lui il vocabolario ebraico comprende soltanto 7706 parole) , per ritornare alla fonte primaria; infatti si sono registrati vari passaggi linguistici, tra cui la traduzione dei Settanta (la Septuaginta), dall’ebraico al greco, eseguita dagli Ebrei ellenizzanti di Alessandria d’Egitto, poi la Vulgata di Girolamo e infine gli adattamenti linguistici. Bisogna aggiungere anche che l’AT era scritto inizialmente soltanto con le consonanti e spesso senza spazi e punteggiatura; e ciò avvenne fino al 700 d.C.

    Nel passato gli Ebrei hanno sempre difeso la loro religione contro quella cristiana, definendola idolatrica, per cui hanno subito frequenti persecuzioni nel corso di quasi due millenni, pur di non tradire JHWH. I gentili, per conoscere la salvezza prospettata da loro e allontanarsi, quindi, dal proprio politeismo, non avevano bisogno del sacrificio di Gesù e affidarsi a lui. Era sufficiente seguire i precetti noachidi (per i rabbini sarebbero 7): 1. Non adorare gli idoli; 2. Non bestemmiare il nome di Dio; 3. Stabilire i tribunali; 4. Non uccidere; 5. Non commettere adulterio; 6. Non rubare; 7. Non mangiare carne mentre ha la sua vitalità, il suo sangue.

    È sempre stato assurdo per gli Ebrei e i Musulmani che il Figlio di Dio, e Dio stesso, fosse disceso sulla Terra tramite la Madonna e si fosse consegnato alle proprie creature per farsi crocifiggere, immolandosi come un agnello, onde garantire all’umanità la salvezza, ma quale? Quella immediata dell’aldilà celeste per alcuni e futura per gli altri, mentre la violenza terrena persisteva dominante? Invero una illusione.

    L’autore si è cimentato in questo studio denunciando la divinità elaborata dagli uomini con tutte quelle sue caratteristiche di spietatezza da una parte e di amorevolezza dall’altra che le sono state attribuite. Tutto ciò era finalizzato alla ricomposizione del popolo ebraico, il resto frammentato, al rientro nella Terra Promessa dopo l’esilio babilonese del VI secolo a.C.

    Ha evidenziato altresì il Mistero (con la M maiuscola non per venerazione ma per considerazione) nella sua esplicita realtà. Esso è sinonimo del sistema di leggi ed energie che reggono con armonia sia l’equilibrio e l’ordine dell’universo, sia la vitalità del pianeta Terra.

    Inoltre, prima dei profeti Amos e Osea (nord Israele), di Michea e Proto Isaia (sud Israele) del secolo VIII a.C., accanto a Jahweh gli Ebrei avevano venerato anche alcune divinità, di cui sono presenti nelle pagine dell’AT le tracce che, soltanto dal confronto con le fonti archeologiche, rivelano la loro effettiva origine.

    Anticamente, fu fiorente anche il culto popolare degli antenati, quasi divinizzati, considerati numi tutelari delle famiglie e che avevano la forma di statuette. Vi allude la Genesi 31,19: «Labano era andato a tosare il gregge e Rachele rubò gli idoli [in ebraico terafim e sarebbero i numi tutelari, N.d.A.], che appartenevano al padre. Giacobbe eluse l’attenzione di Labano l’Arameo, non avvertendolo che stava per fuggire….»

    Tutto questo caleidoscopio pagano scomparve poi definitivamente dal VI secolo a.C. in poi, per cui si ebbe soltanto JHWH.

    Capitolo 1

    Cenni sull’Ebraismo

    1. L’origine degli dèi

    Che follia divinizzare il mortale uomo e umanizzare l’eterno Dio! Purtroppo per il primo caso, nei remotissimi tempi non esisteva altra scelta perché i re si consideravano supremi. Intorno alle loro valorose imprese si svilupparono le leggende, che si estesero anche agli eroi. Gradualmente si configurarono gli uomini-dèi e ciò servì a sottomettere meglio i popoli, rendendoli timorosi e ubbidienti. È molto probabile che con il trascorrere del tempo gli antichi politeisti abbiano ricavato da essi, posti su alti piedistalli, le divinità, alle quali poi sarebbero state affiancate altre, buone e cattive. A riguardo è riportato l’evemerismo alla fine di questo capitolo. In un modo o nell’altro gli adoratori si illudevano per un loro intervento o placavano la propria angoscia esistenziale. Era molto sentita l’esigenza di riferimenti superiori, cioè al di fuori del contesto umano, per cui è intuibile che i loro supposti prodigi, quando si verificavano, fossero casuali coincidenze.

    Quindi dalla politeistica divinizzazione dell’uomo si passò alla rivelazione ebraica di JHWH, poi alla cristiana umanizzazione di Dio e infine alla islamica manifestazione di Allah.

    Partendo dal primordiale buio assoluto della mente, associato all’animale dal quale ha avuto origine, l’uomo ha inteso con il suo intelletto delimitato fantasie e leggende, che poi si sono cristallizzate come episodi divini.

    La spiritualità, più che religiosa, può essere razionale? Sì, se si basa sulla verità. Nessuna delle dottrine esistite ed esistenti la contempla, essendo tutte relative e non assolute. Le loro rivelazioni sono semplici elaborazioni ispiratesi al cielo, ma non ispirate dal cielo.

    2. L’emergente concetto di JHWH

    Lungo i grandi fiumi, come il Nilo, la coppia Tigri-Eufrate, l’Indo e il Fiume Giallo (Huang He), considerando alcune ristrette aree del mondo, dove si svilupparono le prime antichissime civiltà, nacquero anche le religioni, inizialmente culti di defunti e poi di eroi, che furono mitizzati e divinizzati, ai quali subentrarono in seguito i politeismi.

    I popoli mesopotamici sarebbero stati i primi a lasciar scritto sulle tavolette d’argilla in caratteri cuneiformi di credere nell’esistenza di un mondo divino. Gli uomini dovevano servire gli dèi con cibo e bevande per sperare di vivere una vita meno difficile con il loro aiuto. Da qui la tendenza a innalzare templi sfarzosi in loro onore. Sono stati trovati due Cilindri di Gudea (un principe di Lagas del 2100 a.C., che fa riferimento alla costruzione del tempio Eninnu nella capitale del suo regno).

    La civiltà mesopotamica era priva del doppio principio del bene e del male, per cui faceva ricorso all’unico divino, artefice della creazione.

    Nel calendario mesopotamico sono designati i giorni fasti, durante i quali si poteva gioire, e nefasti, per cui ognuno si cautelava in modo opportuno con amuleti, statuette e scongiuri, chiedendo alla divinità di essere difeso da quattro angeli che immaginava di avere avanti, dietro, a destra e a sinistra).

    Non bisogna stupirsi di queste e altre credenze, perché si attribuivano alle divinità vari fenomeni difficilmente interpretabili. Nel tempo, esse si affinarono con migliori disposizioni sociali e convincenti riti cultuali, suggeriti dagli dèi. Con l’attuale mentalità moderna è inevitabile esprimere orrore per i sacrifici umani, che si credeva fossero richiesti dalle divinità, per placarne l’ira, riceverne il perdono, averne benefici eccetera. Alle vittime infantili e adulte, libere e schiave, subentrarono poi gli animali. Il sacrificio di Isacco (Genesi 22,2) fermato all’ultimo momento da un angelo e sostituito da quello di un ariete, potrebbe essere inteso come un passaggio evolutivo dall’uno all’altro.

    La religione ebraica maturò nel contesto di quelle preesistenti, sumera, assira, egiziana, fenicia, cananea, babilonese e persiana. Si può dire che ne è un mosaico sincretistico, oggetto di varie rielaborazioni, culminate poco prima di Gesù. Quindi non si deve ritenere rivelata da JHWH ai virtuosi che si succedettero durante un lungo arco di tempo.

    Il classico profetismo non fu una caratteristica dei soli Ebrei, fu presente anche presso altri popoli mediorientali in rapporto ai propri dèi, per cui nessuna meraviglia se si riscontrano molte analogie tra esse.

    Il politeismo non dev’essere giudicato negativamente (a prescindere dai sacrifici umani e animali), perché scaturì dalle iniziali tenebre cognitive, soddisfacendo in qualche modo i bisogni umani. Erano considerati luoghi sacri, oltre le tombe degli antenati, anche le querce secolari, dove le divinità si manifestavano (le si offrivano i sacrifici sugli altari). Se ne hanno vari riferimenti biblici: 1) More, a Sichem, dove JHWH apparve ad Abramo, promettendogli il possesso di Canaan alla sua discendenza (Genesi 12,6). 2) Mamre, a Ebron (Genesi 13,18), dove il grande patriarca si stabilì e gli si presentarono tre misteriosi personaggi, che gli predissero la nascita di Isacco, nonostante la sua moglie Sara fosse vecchia. 3) Infine, Bet-El (significa casa o tempio del dio El), fondata da Giacobbe, ma prima si chiamava Luz (Genesi 35,6) , dove fu sepolta Debora, la nutrice di sua madre Rebecca.

    3. Le divinità El - JHWH

    Nell’AT si fa riferimento alle divinità adorate dai Cananei, originari della Fenicia, che abitavano la Palestina; questo nome fu dato dai Romani per i Filistei che ne dominavano la costa meridionale, dove vi erano giunti con gli altri popoli del mare, sistematisi altrove. La principale era El (sarebbe una elaborazione sincretistica di Baal, che era la divinità più antica), che fu accettata dagli stessi Ebrei. Sembra che fosse ancora presente ai tempi di Gesù, che, morendo sulla croce, gridò, Marco 15,34: "Eloì, Eloì [El oì, El oì, N.d.A.], lemà sabactàni?" (Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?). Forse è dall’originale aramaico Elahi che deriverebbe Eloì, sotto l’influsso del termine ebraico plurale Elhoim (Bibbia Dehoniane, CEI, 1998). Anche Matteo 27,46 vi fa riferimento ma con parole lievemente diverse: "El ì, El ì, lemà sabactàni?" Gli astanti avrebbero inteso la sua invocazione, come se fosse stata diretta a Elia, secondo l’evangelista Matteo 27,47, ma l’adattamento non corrisponde affatto nella lingua parlata degli Ebrei!

    El è stato reso il suffisso di molte parole ebraiche: Gabriel = uomo di Dio; Rafael = Dio guarisce; Michel = chi uguale a Dio; Ismael = Dio ha esaudito; Israel = Dio si mostri forte eccetera. Altrettanto era avvenuto con Baal (Gedeone, uno dei giudici, Giudici 6,32, aveva il secondo nome Ierub-baal) e Jahweh (Isaia sarebbe Jesa-jah = Dio salva). Tale divinità cananea non è riportata nel testo biblico dell’Editrice Dehoniane CEI, ma alcuni passi la menzionano indirettamente e sono legati alla tradizione elohista, con la quale s’intrecciano la jahvista-deuteronomista, pre-esilica, e la sacerdotale, post-esilica (in parentesi si riportano i riferimenti originali):

    Genesi 14,18: «Melchisedek, il re cananeo di Salem [Gerusalemme], offrì pane e vino: era sacerdote del Dio Altissimo [El Eljon], e benedisse Abramo con queste parole: "Sia benedetto Abramo da Dio Altissimo [El Eljon], creatore del cielo e della terra, e benedetto sia il Dio Altissimo [El Eljon], che ti ha messo in mano i tuoi nemici. Abramo gli diede la decima di tutto. Poi il re di Sodoma disse ad Abramo: Dammi le persone; i beni prendili per te. Ma Abramo disse al re di Sodoma: Alzo la mano davanti al Signore, il Dio Altissimo [El Eljon]

    Genesi 16,13: «Agar [la schiava egiziana di Abramo, N.d.A.] chiamò il Signore, che le aveva parlato: "Tu sei il Dio della visione [El Roi]", perché diceva: Qui dunque sono riuscita ancora a vedere, dopo la mia visione?. Per questo il pozzo si chiamò Pozzo di Lacai-Roi [pozzo del Vivente che mi vede]

    Genesi 21,33: «Abramo [dopo l’alleanza conclusa con Abimelech, il filisteo, N.d.A.] piantò una tamerice in Bersabea [Pozzo del Giuramento, N.d.A.], e lì invocò il nome del Signore, Dio dell’eternità [Jahweh, El Olam]

    Esodo 3,15: «Dio [El] aggiunse a Mosè: "Dirai agli israeliti: Il Signore, il Dio dei vostri padri [Jahweh, El], Dio [El] di Abramo, Dio [El] di Isacco, Dio [El] di Giacobbe mi ha mandato a voi. Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione.".»

    Esodo 6,2: «Dio [El] parlò a Mosè e gli disse: "Io sono il Signore [Jahweh]! Sono apparso ad Abramo, a Isacco, a Giacobbe come Dio onnipotente [El Shaddai], ma con il mio nome di Signore [Jahweh] non mi sono manifestato a loro".» Questo passo evidenzia in particolare l’esclusione di El in favore di Jahweh per la tradizione jahvista.

    Dio (El) e Onnipotente (Shaddai) erano inizialmente due divinità distinte, tuttavia l’attributo acquisì il significato di montagna, con le sue vette inaccessibili, o steppa, con la sua aridità inospitale.

    Infine il Salmo 150, l’ultimo, inizia: «Alleluia. Lodate il Signore…», sarebbe: «Halelu jah. Halelu el» cioè: «Lodate Jahweh. Lodate El.»

    È probabile che la presenza della parola Jahweh (del sud Israele) accanto a quella di El (del nord Israele) in alcuni dei passi riportati, possa essere tipica dell’adorazione popolare; ma può anche essere una rielaborazione post-esilica. Comunque tale coppia non durerà molto, perché Jahweh prenderà il sopravvento, forse per la centralità che acquisirà Gerusalemme, città del sud, con il Suo Tempio.

    Anche i Filistei avevano i propri dèi; tra questi vi era Dagon, la cui statua sarebbe stata trovata in pezzi nel Suo tempio di Asdod, 1Samuele 5,3, dov’era stata portata l’Arca di Dio (l’Arca dell’Alleanza), come trofeo di guerra per una vittoria conseguita sugli Israeliti. L’azione di Jahweh fu portentosa tra i nemici del Suo popolo eletto con molte vittime e pesti bubboniche, per cui fu restituita subito ai vinti, cioè agli Ebrei.

    4. L’origine egizia del monoteismo

    Alla fase politeistica seguì la monoteistica ma, prima di procedere, si ritorna indietro di alcuni secoli per comprendere la diffusione di una sola divinità. Sembra che fosse stata già intuita dal faraone Amenofi IV che visse nel XIV secolo a.C. (vedi cap. 3). La chiamava Aton e la identificava nel Sole; per questo si fece chiamare Akhenaton in suo onore.

    Un culto solare, naturalmente diverso, si ebbe anche in Canaan e coesistette in forma popolare insieme ad altri. In ebraico l’astro era chiamato semes; ne sono associati vari nomi, tra cui le località En-Semes, Giosuè 15,7, e Bet-Semes, Giosuè 15,10. È molto probabile che anche Sansone, Giudici 13,24, ne contenga la radice, simson, il cui significato è solare.

    È probabile che i seguaci di Akhenaton, chiamati "yahoudi" (adoratori del faraone), essendo stati cacciati per il ripristino del politeismo, si siano stabiliti in Canaan, fondando il regno di Yahouda, cioè la Giudea.

    Un’altra versione sarebbe quella degli Habiru o Apiru, ribelli che, estraniati dal proprio ambiente originario, avrebbero fatto inizialmente scorrerie, rifugiandosi infine nel territorio cananeo. Ma, non essendo consistenti, non potrebbero essere identificati come popolo, cioè essere determinanti in tale contesto politico. Sono menzionati in alcune delle lettere (tra le 400 tavolette di terracotta) trovate a Tell el Amarna, la ex località Akhet-Aton del faraone Akhenaton, che riportano la corrispondenza tra l’Egitto e i suoi vassalli, tra cui Canaan. Ci sarebbe un legame semantico-etimologico con il termine Ebrei (ibri), da cui si fanno derivare anche i nomi di Abramo e Giacobbe, che sono di origine amorrea (amurru), essendo stati

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