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Paesaggi e storia in Calabria. Cosenza, luoghi e identità
Paesaggi e storia in Calabria. Cosenza, luoghi e identità
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E-book232 pagine1 ora

Paesaggi e storia in Calabria. Cosenza, luoghi e identità

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La collana Sapere urbano dell’Editore Pellegrini si arricchisce di un’altra pubblicazione dello scrittore Emilio Tarditi dal titolo Paesaggi e storia in Calabria. Cosenza, luoghi e identità (Cosenza, 2017, pp.     ,) e prefazione a cura di Salvatore Di Fazio.
Il volume è composto da due parti: la prima tratta argomenti relativi alla natura e alla storia dei paesaggi della Calabria, in particolare dell’alto Jonio cosentino, della Costa Viola con i suoi tipici terrazzamenti, dello stato del mare e della qualità dell’offerta turistica. Molto interessante è il capitolo dedicato alla tutela del paesaggio italiano, e calabrese in particolare, che il poeta Andrea Zanzotto ha definito “un immenso donativo”, che va necessariamente salvaguardato dalle aggressioni e dalle brutali offese.
L’autore, che già in passato ha dedicato diversi saggi alla Calabria, dimostra un’approfondita conoscenza dei problemi che la affliggono: dall’erosione delle coste al sistema di depurazione delle acque reflue, dalla speculazione edilizia al maltrattamento del territorio collinare e pianeggiante.
I segni del mancato rispetto della natura sono presenti ovunque. L’opera di risanamento che la Calabria dovrà fare non sarà né facile né indolore, dovendosi intervenire con decisione in tutti quegli ambiti in cui le alterazioni morfologiche, unite alla scempiaggine volontaria incontrollata, hanno di fatto imbruttito luoghi naturali bellissimi che sono stati profanati con superficiale leggerezza e colpevole irresponsabilità.
Nella seconda parte, con mano felice, l’autore in sette capitoli coglie l’identità dei luoghi della Cosenza antica e nuova, conducendo il lettore per le vie ed i vicoli dei quartieri in cui fino a pochi decenni fa era molto viva la vita cittadina. Dalla confluenza dei fiumi Crati e Busento che colpì per la sua singolare bellezza paesaggistica scrittori italiani e stranieri giunti a Cosenza, al Corso Telesio, già via dei Mercanti, molto animato fino alla prima metà degli anni Sessanta, al Duomo, ai palazzi nobiliari, alla piazza XV Marzo con la vicina villa comunale, ai ponti che collegano i vari quartieri, al panoramico Corso Plebiscito cha s’affaccia sulla valle del Crati, alla cupola della chiesa di San Domenico.
Le piazze dell’ex Stazione ferroviaria, intitolata all’antifascista Giacomo Matteotti, ieri molto importante per l’arrivo dei treni nel centro della città, e la non meno nota piazza della Riforma sono vagheggiate con un trasporto sentimentale che il lettore non tralascerà di cogliere, considerato che sia l’una che l’altra hanno rappresentato per ogni cosentino luoghi vissuti.      
L’autore non ha trascurato l’aspetto storiografico sulla città di Cosenza, aggiungendo un’interessante notazione dall’età medievale ai giorni nostri, molto utile al lettore alla ricerca di fonti cui attingere. Infine, extra moenia, a dimostrazione di quanto sia importante la letteratura per la civiltà di ogni popolo, Tarditi ci offre un’occasione culturale di elaborata finezza delle opere e degli autori calabresi.    
LinguaItaliano
Data di uscita5 apr 2017
ISBN9788868225520
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    Anteprima del libro

    Paesaggi e storia in Calabria. Cosenza, luoghi e identità - Emilio Tarditi

    Collana

    Sapere urbano

    diretta da

    Emilio Tarditi

    2

    La collana ospita saggi e ricerche che hanno al centro dell’interesse la città e la sua storia in un’ottica multidisciplinare.

    Vi saranno accolti i frutti di diverse esperienze, risultato non soltanto di saperi specialistici, ma anche di testimonianze artistiche e letterarie.

    L’obiettivo è dare agli studi sulla città lo spazio necessario per meglio intendere l’importanza e la complessità della cultura urbana nel contesto sociale in cui viviamo.

    Una rinnovata sensibilità verso i problemi della città ci permetterà di raccogliere indicazioni sulla dimensione pubblica e privata della nostra vita contemporanea.

    La città, come vorremmo che fosse: un bene comune da condividere in armonia.

    EMILIO TARDITI

    PAESAGGI E STORIA

    IN CALABRIA

    Cosenza, luoghi e identità

    Prefazione di Salvatore Di Fazio

    L’indice dei nomi e dei luoghi è a cura di Daniela Tarditi, che ha seguito il processo di preparazione di questo libro.

    Le fotografie, tranne quelle d’epoca, sono dell’Autore.

    Proprietà letteraria riservata

    © by Pellegrini Editore - Cosenza - Italy

    Stampato in Italia nel mese di marzo 2017 per conto di Pellegrini Editore

    Via Camposano, 41 (ex Via De Rada) - 87100 Cosenza

    Tel. (0984) 795065 - Fax (0984) 792672

    Sito internet: www.pellegrinieditore.it - www.pellegrinieditore.com

    E-mail: info@pellegrinieditore.it

    I diritti di traduzione, memorizzazione elettronica, riproduzione e adattamento totale o parziale, con qualsiasi mezzo (compresi i microfilm e le copie fotostatiche) sono riservati per tutti i Paesi.

    Al prof. Andrea Stillittano,

    noto e stimato studioso

    di lingua e letteratura inglese,

    per i suoi insegnamenti culturali,

    morali e umani che hanno positivamente

    influenzato la mia formazione intellettuale

    e favorito un rapporto personale

    sincero e affettuoso.

    A Gianvito Tavano,

    medico oculista di gran valore,

    lettore sottile ed osservatore attento

    della realtà sociale,

    per il senso dell’amicizia

    che sa trasmettere e onorare.

    Il paesaggio è un bene comune come l’aria o l’acqua. Le responsabilità del suo tradimento sono anche di architetti, ingegneri, urbanisti, amministratori.

    Pier Luigi Cervellati, 2005

    La città è più di un insieme di strade, di piazze, di giardini, di palazzi, di persone, è uno stato d’animo. Una straordinaria emozione.

    Renzo Piano, 2000

    Prefazione

    La lettura di un libro sempre somiglia a un viaggio. Tra le pagine ci addentriamo in un territorio che non è nostro, seguendo un percorso obbligato, con le righe del testo a marcarne il tracciato. Leggere – scriveva Calvino – è andare incontro a qualcosa che sta per essere e ancora nessuno sa cosa sarà…[1]. Periodi, paragrafi, capitoli cadenzano il passo, imponendo alla lettura le sue soste, accelerazioni, digressioni. L’autore del libro prende per mano il lettore e lo guida, lo rende partecipe del suo sguardo e del suo mondo, cosicché man mano che questi ne percorre le pagine quel suo atto di fiducia iniziale, l’intrapresa della lettura, può corroborarsi o venir meno.

    Di Emilio Tarditi, in questo libro, si capisce subito che ci si può fidare, tanto più che il viaggio in cui ci accompagna riguarda luoghi di cui egli mostra una conoscenza approfondita; conoscenza, che è documentata dalla ricca bibliografia di cui si avvale, nel testo puntualmente richiamata, ma che soprattutto in lui è alimentata da un tangibile e affettuoso attaccamento verso ciò di cui tratta: la Calabria e la città di Cosenza, con la loro identità forte e molteplice, frutto di una storia millenaria di civilizzazione, dei cui segni l’attuale paesaggio è disseminato.

    Il paesaggio si può dire che sia il tema principale del libro. Esso è visto come il punto di convergenza tra storia e natura, prodotto dall’interazione tra le componenti naturali e culturali del territorio; un territorio che in Calabria è complesso, talvolta aspro, modellato da una natura rigogliosa di abbacinante bellezza e parimenti frutto dell’azione trasformatrice su di esso esercitata dalle popolazioni insediate che nel tempo hanno provato a renderlo sempre più ospitale, modellandolo sulle proprie esigenze. Il paesaggio ci appare come esito di una laboriosa costruzione sociale, lentamente stratificatasi nel tempo, spesso con continuità, talvolta invece contrassegnata da fratture più o meno profonde, desiderate o subite, conseguenti ora alle tante catastrofi naturali o alle guerre, ora alle diverse vicende delle civiltà succedutesi negli stessi luoghi. Ciascuna civiltà, ciascuna generazione, ha ereditato un paesaggio-patrimonio che incorpora la fatica, la cura, le visioni, le percezioni, le aspirazioni di tutte le generazioni, di tutte le civiltà precedenti. Tali contenuti hanno dovuto di volta in volta essere interpretati, prima, e poi contestati o confermati, per effetto di quel continuo lavoro di riappropriazione culturale del passato che ogni comunità è chiamata a compiere contestualmente alla concreta messa in atto della propria visione del futuro. Il paesaggio, rurale o urbano che sia, reca quindi anche il tesoro di una stratificazione percettiva, in senso culturale. Citando Andrea Zanzotto, l’autore propone la visione del paesaggio come di un immenso donativo cui consegue la necessità di una sua gestione responsabile.

    Il paesaggio stesso, come la Convenzione Europea del Paesaggio sottolinea[2], ha a che fare con la percezione sociale e la qualità della vita di chi lo abita e di chi lo visita. Esso finisce per essere uno specchio di civiltà: la cura che vi si presta accresce il benessere degli abitanti e può aprire opportunità di sviluppo, mentre le ferite che ad esso si procurano divengono motivo di sofferenza reale per le popolazioni residenti e per quanti lo attraversano desiderando di goderne. Tarditi, con un sintetico excursus storico, nel suo testo ci fa capire come nel corso dell’ultimo secolo questa consapevolezza sempre più si sia riflessa in un sistema normativo che rimarca con forza la necessità della tutela del paesaggio e di strumenti per attuarla; ma, con puntuali argomentazioni, mostra anche come parallelamente, nei comportamenti consolidatisi negli ultimi decenni, in Calabria come altrove in Italia, al civismo si sia sostituito il cinismo: si è di fatto preferito lo sfruttamento speculativo e sconsiderato del territorio e delle sue risorse, piuttosto che una valorizzazione rispettosa delle loro intrinseche vocazioni. Periferie del disagio, siti senza senso, luoghi senza figurabilità[3], hanno come contraltare un attaccamento morboso al passato, originato e alimentato dalla paralizzante sfiducia verso il nuovo, ritenuto incapace di portare con sé dei valori condivisibili e di generare qualità nel paesaggio. Eppure, vi sono anche dei progetti innovativi, interventi che aprono nuovi sguardi sulla città e sullo spazio rurale e che possono migliorare il benessere di chi vi abita, ma che finiscono per essere rari esempi isolati. Su tali aspetti Tarditi interviene, portando la sua preziosa esperienza maturata nel settore turistico, per sviluppare ulteriormente la riflessione avviata in altri suoi testi precedenti. Proprio in tale settore di attività la valorizzazione sensibile del paesaggio rurale e costiero avrebbe potuto determinare significative occasioni di sviluppo per la Calabria; non si è mai venuti interamente fuori, invece, da quella che altrove l’autore chiama illusione turistica[4], proprio per l’assenza di una programmazione organica, di investimenti sul sistema infrastrutturale specifico, di una lotta decisa agli scempi ambientali.

    In passato il paesaggio calabrese – con le sue fiumare, i coltivi terrazzati, gli ulivi secolari, l’immenso patrimonio boschivo, i paesini abbarbicati sui monti, i segni tangibili delle grandi civiltà del passato e degli insediamenti monastici, le opere di bonifica e di riforma agraria – è stato oggetto di numerose interpretazioni, racconti, rappresentazioni. Scrittori, pittori, viaggiatori, geografi, attraversandolo ne hanno registrato le condizioni, ne hanno subito il fascino, delineato il carattere, riecheggiato e comunicato la bellezza. Il patrimonio delle sue diverse narrazioni costituisce esso stesso un contenuto importante del paesaggio; ne apre una diversa dimensione percettiva rivelandone gli aspetti più nascosti, stabilendo nuovi nessi significativi, suggerendone una diversità di valenze culturali, corrispondenti a diversi punti di vista e sensibilità. Alvaro, Lear, Berto, Lenormant, Repaci, Piovene, Isnardi, Galanti, Gissing… questi e altri autori Tarditi convoca nel suo testo per dare al lettore piena cognizione di ciò. Il paesaggio è intimamente animato da una dimensione percettiva e comunicativa che finisce per comprendere e disvelare tutte le altre. Così, nel libro, il continuo riferimento alle diverse interpretazioni storiche del paesaggio calabrese e alle sue diverse narrazioni, fa sì che il viaggio geografico divenga anche un viaggio nel tempo, facendo emergere il ruolo di quest’ultimo, il Tempo, come grande scultore della realtà[5].

    Se del paesaggio nella parte prima del libro di Tarditi è posta in evidenza la dimensione naturale, l’attenzione essendo prevalentemente rivolta allo spazio rurale e costiero, nella seconda parte, la trattazione del tema urbano ne fa emergere più nitidamente la dimensione culturale. Qui la città di Cosenza – centro di vita, luogo di affezione e serbatoio di memoria dell’autore stesso – vi appare come luogo emblematico della Calabria. Essa, come tutte le città, ma in modo suo particolare e irripetibile, viene a costituirsi come un ambito espressivo della vita della popolazione in tutte le sue articolazioni, secondo gli aspetti funzionali, simbolico-rappresentativi, comunicativi. Nel racconto di Tarditi l’investigazione sulla forma urbana, con le sue mutazioni, è anche il frutto di una continua autorappresentazione della comunità e delle sue istituzioni, come è bene evidenziato anche nel capitolo dedicato a una interessante ancorché sintetica ricognizione storiografica.

    Per far luce sull’identità urbana di Cosenza Emilio Tarditi adotta un approccio storico che, se da un lato si rivolge ai documenti del passato, scandagliando i testi che ce ne consegnano la memoria dai tempi remoti, dall’altro prova a evidenziare nei segni urbani attuali – nelle piazze, nelle architetture, nei luoghi di vita della comunità – la memoria vivente ovvero quelle associazioni percepibili dello spazio fisico con eventi, aneddoti, persone, valori che tuttora costituiscono patrimonio collettivo della comunità. La città antica e la città attuale vengono poste l’una dinanzi all’altra. La memoria storica presto diviene una memoria presente e condivisa che lega indissolubilmente i luoghi sia ai personaggi illustri del passato, più o meno remoto, sia a tante persone semplici vissute in tempi recenti – commercianti, indovini, frati, ambulanti, studenti, mendicanti, librai, artigiani. Quando nella sua narrazione della città Emilio Tarditi ci conduce per mano in piazza Spirito Santo e poi a passeggiare lungo il Crati o in piazza della Riforma, con affetto ci mostra le figure diafane di coloro che fino a poco tempo fa abitavano quei luoghi, quasi confuse con la popolazione di oggi, con il brulichio dei passanti, l’odore intenso del caffè che promana dai bar, i suoni, i colori di spazi urbani pulsanti di vita. A sua volta, proprio lì, egli non può fare a meno di mettere in campo le sue

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