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Angelus qui elegit infernum
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E-book167 pagine2 ore

Angelus qui elegit infernum

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Info su questo ebook

In una Firenze dei giorni nostri, Lya, una ragazza chiusa ed anche un pò

timida, vive le sue giornate tra casa lavoro e università, in compagnia delle sue due coinquiline Daisy e Dalila, confidenti e migliori amiche che si augurano sempre il meglio per la sua vita, che muterà quando un nuovo professore di latino varcherà la porta dell’aula studio ed incrocerà il suo sguardo: Adam, giovane, colto, attraente, bello e misterioso, inizialmente severo nei confronti di Lya, sempre in conflitto con la sua acerrima nemica, Vanessa. Ma le svariate relazioni, che vedono protagonista lei e l’affascinante Adam, porteranno ad una svolta ed alla scoperta di un segreto.

Un’amore passato, sta per rinascere dopo secoli di ricerca.
LinguaItaliano
Data di uscita6 feb 2017
ISBN9788871120065
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    Anteprima del libro

    Angelus qui elegit infernum - Roberta Traverso

    potrà.

    PROLOGO

    Campo di battaglia.

    Intorno a me solo cadaveri, strane creature con ali e corna. Io non sono io.

    Immobile, con una spada in mano, tutti corrono e urlano parole incomprensibili. Guardo il mio corpo, stretto in un’armatura dorata, candide ali mi circondano la schiena nuda. Io non sono io. Sono dentro a un’altra persona, che piange… Singhiozza dinnanzi allo spettacolo macabro.

    Alza lo sguardo, vede qualcosa che la fa sobbalzare. Corre. Corre a perdifiato.

    Si getta tra le braccia di un uomo, se così lo si può definire… Lui dice qualcosa: Lyenneh vattene! scuote la testa, lo stringe più forte. No Adamon, non ti lascio. Io ti amo. Un fendente, sangue. Urla di dolore. Le ali cadono al suolo, tagliate di netto.

    Si accascia a terra, tremante. L’uomo colpisce l’altro essere di luce, dritto al cuore con un urlo grottesco. Si avvicina al corpo: Lyenneh, resisti. Non dovevi, non dovevi farlo!!

    Lei sorride, seppur sofferente, sorride dolcemente: Adamon… Io… è flebile, la sua voce è flebile. Un gruppo di esseri lucenti si avvicina a spade sguainate, la prendono in braccio. L’essere oscuro stringe i pugni, guardando negli occhi quella donna: Ti ritroverò Lyenneh, lo giuro su tutto ciò che di vivente c’è a questo mondo. Io ti ritroverò. E finalmente, staremo insieme… fa una pausa, mentre si allontanano sempre di più. Io ti amo. Dice in un sussurro.

    Poi, è tutto un brusio di voci: Sarai punita per questo! lampi di luce, dolore insopportabile.

    Fine.

    1.

    Di nuovo quell’incubo, non mi meraviglio più ormai, dopo tanti anni ci ho fatto l’abitudine.

    Mi rigiro nel letto, vorrei non dovermi alzare ma la sveglia la pensa diversamente. Sono ormai due anni che vivo a Firenze per frequentare l’università, anche se sono una studentessa fuori corso, ma non mi disturbano gli sguardi degli studenti più giovani: semplicemente mi perdo nei libri.

    Non sento rumori provenire dall’appartamento, probabilmente Daisy e Dalila sono già al lavoro. Sapete, è bello condividere la casa con le proprie migliori amiche, specialmente se sono folli quasi quanto te. Pesantemente, mi trascino giù dal letto sbadigliando rumorosamente e controllo l’ora: sono le 8.30, direi che ho ancora un po’ di tempo per un caffè. In cucina trovo un bigliettino attaccato al frigorifero

    Ciao piccola Lya, cerca di non fare tardi anche stamattina. Il caffè è già pronto e, troverai una ciambella sul tavolo. Ti voglio bene Daisy.

    Ve l’ho già detto che è bello vivere con le proprie migliori amiche? Si? Beh, ve lo ripeto. Daisy è fantastica, ha 28 anni e mi fa praticamente da mamma apprensiva, fa la fiorista in un negozio del centro ed ha sempre il sorriso sulle labbra.

    Afferro la ciambella, la granella mi cade sul pigiama, sono la solita: riesco sempre a sporcarmi in qualche maniera. Sento suonare il cellulare, è Dalila. Rispondo: Pronto? dall’altra parte solo sussurri, capisco al volo che mi sta chiamando di nascosto per non farsi beccare dal capo. Dalila, non ti sento! mi scappa una risata, per tutta risposta ringhia: Sei sorda forse? Volevo solo assicurarmi che ti fossi svegliata! in lontananza, una voce da uomo esordisce con Signorina Tallini!! cade la linea, beccata per l’ennesima volta.

    Decido di vestirmi: se perdo altro tempo a ciondolare, finisce che arrivo in ritardo anche oggi. Infilo i miei leggins, un maglione lungo, le mie adorate tennis che in fatto di comodità sono perfette, una pettinata veloce e sono pronta. La borsa con i libri appesa all’attaccapanni all’entrata mi fissa minacciosa, spunta fuori il libro di latino, sono una frana in quella materia, proprio non mi entra in testa. Entro nel giubbotto, metto la tracolla ed esco. Il freddo del corridoio mi investe in pieno, e pensare che dovrò andare in bicicletta, non avendo la patente. Sento la voce di Daisy nella mia testa Quando ti deciderai a farla? Avere la macchina è molto importante, ti rende indipendente! un giorno la farò, per ora adoro la mia vecchia e decadente bicicletta.

    Scendo in garage e monto in sella, diretta all’università. Arrivo al semaforo dell’incrocio, come al solito è rosso. Perdo un po’ di tempo a fissare il cielo, c’è il sole questa mattina ma non riscalda nulla, si gela. Arriverò con una paralisi da ghiaccio. Scatta il verde e mi preparo a pedalare, alla mia destra sfreccia un’Alfa Romeo a tutta velocità, per poco non mi becca in pieno. Grandissimo idiota! Rispetta i semafori. Grido dietro a quella persona, mi risponde con una suonata del clacson, come cominciare bene la giornata, freddo pauroso e uno che tenta di investirmi, perfetto direi.

    Arrivo all’università, quasi per miracolo: sono in anticipo di ben dieci minuti. Parcheggio la bicicletta e la chiudo, sento una vocina alle mie spalle, la conosco più che bene: Vanessa arriva di corsa, con la sua gonna a tubino attillata sul suo corpo perfetto, mi squadra: Ciao Lyanna! Senti, ma parteciperai o no al corso di fotografia? Mi servono numeri di partecipanti.

    Se c’è una persona, che odio più di tutte, è esattamente Vanessa. Lei, con quei capelli neri sempre ben pettinati, trucco impeccabile, sempre in forma, con quella vocina da smorfiosa. Chiariamo subito, non sono invidiosa di lei, ci mancherebbe. Solo che, è dannatamente insopportabile. Alzo gli occhi al cielo, sbuffando una nuvoletta di vapore dalla bocca: Non sono interessata, mi pareva di avertelo già detto. Scrive qualcosa su un piccolo quaderno, con quell’aria saccente. Fa un sorrisino e si avvia all’interno, la seguo dato che devo andare in aula. Sai, pensavo partecipassi. Ho visto come fotografi il paesaggio del parco, sei raggiante quando lo fai. dice continuando a guardare avanti, adesso mi spia anche? Mi domanda se abbia davvero un hobby questa donna. Tiro dritto, senza nemmeno risponderle non ho alcuna voglia di chiacchierare con lei, mi farebbe arrivare in ritardo e la cosa non le dispiacerebbe, strega.

    Arrivo in aula, mi siedo in alto come al solito, così durante le ore noiose posso continuare la lettura dei miei libri. Adoro leggere, è come intraprendere un’avventura ogni volta che li sfogli. Ora sono immersa in Cime Tempestose, lo trovo un libro davvero particolare, ma dovrà aspettare la prossima ora, adesso ho latino e, conviene che stia attenta altrimenti rischio di non passare l’esame.

    Entra il rettore, con la sua aria severa che non gli si addice affatto, con quella faccia cicciotta che ha. Da qualche colpetto di tosse per attirare la nostra attenzione: Ragazzi, ho un annuncio da farvi, il professor Farini, non sarà più il vostro insegnante di latino. Dopo varie richieste, è stato trasferito a Milano per stare più vicino alla sua famiglia. Fa un cenno verso la porta, entra un ragazzo molto giovane, di bell’aspetto, avrà forse una trentina d’anni. Vi presento il signor Adam Rossini, da oggi sarà lui il vostro insegnante. aggiunge il rettore.

    Eravamo abituati a un uomo di mezza età, con i capelli bianchi e l’abbigliamento sciatto, le ragazze in aula cominciano a sorridere e a commentare il nuovo professore. È bello, alto, biondo cenere con due occhi dorati che mettono un po’ di timore. Veste alla moda, elegante, speriamo sia altrettanto buono come il professor Farini, altrimenti sono davvero nei guai.

    Exorientem Auroram forte alumni! esordisce. Spalanco gli occhi, mi domando cosa abbia appena detto, si gira verso di me e accenna un piccolo sorriso: Buongiorno alunni ho detto!

    Oddio, mi legge nel pensiero per caso? Giuro, sono scioccata.

    Il rettore ci saluta, lasciandoci con il nuovo professore, che ho già intuito sarà un osso duro per me. Si siede alla cattedra e controlla i nomi sul registro facendo l’appello, arriva al mio nome Lyanna Marino alzo la mano e dico a bassa voce: Presente!

    Alza lo sguardo, puntandomi quegli occhi addosso, il cuore mi esplode nel petto, ditemi che non mi chiama già alla lavagna, sto per morire. Nome particolare il suo signorina. dice chiudendo il registro. Cosa rispondo adesso? Mi mette in difficoltà, essendo io timida. Tutti si girano verso di me, aspettando una risposta che non accenna ad uscire dalla mia bocca, allora il professore continua: Probabilmente, alla vostra compagna hanno mangiato la lingua. Ripeto, nome particolare il suo signorina. Abbasso gli occhi, non riesco a reggere quello sguardo intenso, fisso il mio libro e prendo un respiro profondo: Si. Mia mamma è una persona particolare, quindi ha scelto questo nome. Tutti bisbigliano, sento il mio viso diventare rosso dalla vergogna, ma non gli basta: E ha anche una bella voce, tonalità un po’ bassa ma, ci lavoreremo. La ringrazio per avermi illuminato sul suo nome. Aprite il libro a pagina dodici adesso, cominciamo la nostra prima lezione insieme. Appena arrivato e già mi ha distrutta, andiamo proprio bene.

    Morale della lezione? Come al solito non mi è entrato in testa nulla. Eppure, l’ha spiegata così bene, pendevamo tutti dalle sue labbra. Prima di lasciare l’aula si volta verso di me, sorridendo. Dite che ha capito che il latino proprio non fa per me? Secondo me si, eccome se l’ha capito. Le prossime due ore, sono dedicate alla matematica, decido di dare buca alla professoressa e andare a godermi il parco, odio la matematica.

    Ricomincio a leggere il mio libro, la storia d’amore tra Heathcliff e Catherine è così dannatamente struggente, si vogliono ma poi si odiano, mi fanno impazzire. Mi perdo tra le parole, tutto si fa silenzioso intorno a me, come se il resto del mondo sparisse appena inizio a leggere. La vibrazione del cellulare mi riporta alla realtà, dimentico sempre di spegnerlo in certi momenti. Apro il messaggio, è di Dalila Pranziamo insieme? E offri tu, per ripagarmi di stamattina. Quante storie per una ramanzina! Le rispondo che va bene, ci saremo incontrate al solito bar vicino all’università.

    All’ora di letteratura sono di nuovo in aula, probabilmente l’unica materia che mi piace davvero. Sto sempre molto attenta alle lezioni, infatti ho voti alti, una soddisfazione nella vita ogni tanto la do anche io. Arriva presto l’ora di pranzo. Per essere mercoledì, sta trascorrendo in fretta la giornata. Mi siedo in un angolo del bar, aspettando la mia amica e ordinando il solito. Dalila arriva a passo pesante verso di me: Ma ti rendi conto che mi ha fatto il culo? Per due minuti al cellulare. Davvero, non ho parole. Rido, la sua faccia è buffissima in questo momento: Dali, lo sai che al lavoro non lo puoi usare! Ma tu ti ostini. Sposta la sedia facendo un chiasso assurdo, appoggia tutti i suoi oggetti tecnologici sul tavolo, è una fissazione per lei la tecnologia. Sbuffa e mi guarda: Se non fosse per me, staresti ancora ronfando sotto il piumone. Piuttosto, com’è andata la mattinata a te? Io non ne voglio parlare, abbiamo un ordine gigantesco di schede video, ovviamente, da consegnare entro venerdì. Dovrò fare gli straordinari, dato che sono l’unica persona davvero intelligente la dentro. La guardo fissa, è una gran chiacchierona questa ragazza, a volte non sta zitta per ore. Bevo un sorso di coca cola e rispondo: Lasciamo perdere, nuovo professore di latino. Mi ha già distrutta il suo primo giorno di lavoro, chissà se gli daranno un premio. Le racconto di quello che mi era successo, lei si sbellica dalle risate, molto confortante, non trovate?

    In quell’istante, dalla porta del bar, entra Vanessa. Con il suo passo da gatta si avvicina al bancone per ordinare, incrocia il mio sguardo: Lyanna! due volte in un giorno, Dio ce l’ha con me oggi. Vanessa… dico tra i denti, Dalila si gira di scatto: Toh, guarda chi c’è: la super fotografa dell’università. Dimmi tesoro, te la acconci tu la parrucca o l’hai comprata così? la fulmino con lo sguardo, aveva proprio bisogno di un motivo in più per odiarmi quella donna.

    Si passa una mano tra i capelli per sistemare qualche ciocca, sorride forzatamente: Siamo in vena di battute, eh, piccola insolente? Tossisco per interrompere quella discussione imbarazzante, Dalila è proprio un’attacca brighe. Mi guardano entrambe, una facendomi l’occhiolino e l’altra sorseggiando un tè freddo, mi sento al centro di un ring, quando suona la campanella della fine?

    Vanessa si avvicina al nostro tavolo: Sei sicura di non voler partecipare a quel corso che terrò settimana prossima? Alla fine, penso tu sia abbastanza brava e, come ti ho detto stamattina sei raggiante quando fai foto. Abbasso lo sguardo, detesto averla così vicino, sento il suo detestabile profumo, ma ci si fa il bagno? Mi sforzo di sorriderle: Si, sono sicurissima. Il mio è solo un hobby, non voglio farlo diventare un lavoro. Dalila sbuffa: Senti Vanessa, sono settimane che rompi l’anima alla povera Lya, ti ha già detto di no. Cosa non ti è chiaro? Scosta i capelli dietro l’orecchio: Non ho chiesto niente a te, sotto specie di cyborg. Parlavo con la nostra Lyanna. Afferro la mano della mia amica, per suggerirgli di stare calma, non dovevamo dargli altri motivi per essere antipatica e, cedendo alle sue provocazioni, avrebbe vinto lei per l’ennesima volta. Arrivano le nostre ordinazioni, Dalila si fionda sulle patatine, digitando qualcosa sul suo cellulare, Vanessa è ancora lì in piedi, in tutta la sua perfetta bassezza. Ok, ok. Allora non insisterò oltre. Peccato però, ci tenevo ad averti nel mio corso. Lo dice in un tono molto menefreghista, decido di annuire e tornare al mio pranzo, magari così se

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