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Sherlock Holmes e l'epidemia misteriosa

Sherlock Holmes e l'epidemia misteriosa

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Sherlock Holmes e l'epidemia misteriosa

Lunghezza:
187 pagine
2 ore
Pubblicato:
Jan 31, 2017
ISBN:
9788825400861
Formato:
Libro

Descrizione

ROMANZO (125 pagine) - GIALLO - Tratto da una storia vera, un caso di risonanza internazionale che porterà il celebre detective a indagare su una serie di inspiegabili morti che sconvolgono l'opinione pubblica nel nord dell'Inghilterra.

La sonnacchiosa quiete del 221B viene interrotta dall'arrivo di un'accorata richiesta d'aiuto da parte di un ex compagno di studi del dottor Watson, ora primario in un ospedale di Manchester: una lunga serie di strani decessi sta terrorizzando gli abitanti della regione, e i medici sembrano incapaci di individuarne le cause. Grazie a una minuziosa analisi dei documenti originali dell'epoca, Voudì ripercorre un caso realmente avvenuto, la cui gravità spinse Edoardo VII a nominare una Reale Commissione d'Inchiesta per accertare i fatti e le responsabilità di quanti ne furono coinvolti.

Alain Voudì, genovese giramondo, ha già pubblicato per Delos Digital l'apocrifo "Sherlock Holmes e lo scottante segreto di Mrs. Hudson". Tra le altre sue opere si conta la serie distopica "Trainville" e diversi episodi della serie horror "The Tube"; ha pubblicato inoltre numerosi racconti, alcuni dei quali apparsi nei Gialli Mondadori oltre che nelle riviste "Robot" e "Writers Magazine", ed è stato più volte finalista di concorsi quali il Premio Italia, il Premio Vegetti, il RiLL, lo Stella Doppia e il Premio Robot.
Pubblicato:
Jan 31, 2017
ISBN:
9788825400861
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

Sherlock Holmes e l'epidemia misteriosa - Alain Voudì

a cura di Luigi Pachì

Alain Voudì

Sherlock Holmes e l'epidemia misteriosa

ROMANZO

Prima edizione gennaio 2017

ISBN 9788825400861

© 2017 Alain Voudì

Edizione ebook © 2017 Delos Digital srl

Piazza Bonomelli 6/4 20139 Milano

Versione: 1.0

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Grazie, da parte di Delos Digital, dell'autore del libro e di tutti coloro che vi hanno lavorato.

Indice

Il libro

L'autore

Sherlock Holmes e l'epidemia misteriosa

Prefazione

Capitolo primo – In cui un telegramma sibillino ci strappa alla noia

Capitolo secondo – Delle neuropatie e di come si manifestano

Capitolo terzo – Dove si arriva a Manchester e si visita una workhouse

Capitolo quarto – Nel quale si sperimentano le devastazioni del morbo e si giunge infine a una diagnosi sconvolgente

Capitolo quinto – Dove si esaminano i molti modi di avvelenare la gente

Capitolo sesto – In cui si riflette sui progressi della medicina e i loro effetti indesiderati, e si ricorre poi all’epidemiologia geografica

Capitolo settimo – In cui si scopre che talvolta le assenze possono essere indizi altrettanto utili delle presenze

Capitolo ottavo – Dove si toccano con mano le meraviglie del progresso e la risposta tanto desiderata ci arriva alla fine quasi per caso

Capitolo nono – In cui si visita un birrificio, ma invece del colpevole vi si trovano solo altre vittime

Capitolo decimo – Della birra e di come si produce

Capitolo undicesimo – Dove, dopo tanto lavoro, si trova l’arma del delitto

Capitolo dodicesimo – In cui la situazione precipita

Capitolo tredicesimo – Dove, nonostante i nostri progressi, il problema continua a spostarsi

Capitolo quattordicesimo – Nel quale ci ritroviamo intrappolati in un circolo vizioso

Capitolo quindicesimo – In cui prima si cerca di affrontare la frustrazione, e poi si chiude la proverbiale stalla dopo che i buoi sono stati avvelenati

Capitolo sedicesimo – Dove si pensa più alle vittime che ai colpevoli

Capitolo diciassettesimo – In cui i topi ballano e i pesci brindano

Epilogo – Nel quale la politica prende il controllo

Postfazione

Appendice uno: Fatti e licenze poetiche

Appendice due: Fonti

In questa collana

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Il libro

Tratto da una storia vera, un caso di risonanza internazionale che porterà il celebre detective a indagare su una serie di inspiegabili morti che sconvolgono l’opinione pubblica nel nord dell’Inghilterra.

La sonnacchiosa quiete del 221B viene interrotta dall’arrivo di un’accorata richiesta d’aiuto da parte di un ex compagno di studi del dottor Watson, ora primario in un ospedale di Manchester: una lunga serie di strani decessi sta terrorizzando gli abitanti della regione, e i medici sembrano incapaci di individuarne le cause.

Grazie a una minuziosa analisi dei documenti originali dell’epoca, Voudì ripercorre un caso realmente avvenuto, la cui gravità spinse Edoardo VII a nominare una Reale Commissione d’Inchiesta per accertare i fatti e le responsabilità di quanti ne furono coinvolti.

L'autore

Alain Voudì, genovese giramondo, ha già pubblicato per Delos Digital l’apocrifo Sherlock Holmes e lo scottante segreto di Mrs. Hudson. Tra le altre sue opere si conta la serie distopica Trainville e diversi episodi della serie horror The Tube; ha pubblicato inoltre numerosi racconti, alcuni dei quali apparsi nei Gialli Mondadori oltre che nelle riviste Robot e Writers Magazine, ed è stato più volte finalista di concorsi quali il Premio Italia, il Premio Vegetti, il RiLL, lo Stella Doppia e il Premio Robot.

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Prefazione

I puristi del canone Sherlockiano potrebbero trovare la storia che segue un po’ anomala, almeno sotto certi aspetti. In questo caso, posso assicurarvi che non c’è nulla di cui preoccuparsi: lo è.

E lo è, in primis, perché nonostante alcune coincidenze possano apparire inverosimili o certi dettagli esasperati, sono nondimeno reali: l’opera che avete per le mani, per quanto romanzata, è in gran parte basata su una storia vera.

Ogni riferimento a persone, luoghi o avvenimenti è storico e documentato; chi volesse approfondire il caso troverà in appendice la bibliografia delle fonti a cui ho attinto, assieme all’elenco delle licenze poetiche che mi sono preso per amor di penna – per quanto sia triste ammetterlo, a volte la Storia non mostra un grande rispetto per le strutture morfologiche proprie della narrativa.

Gli edifici della workhouse di Crumpsall dove si svolsero i fatti sono ancora in gran parte al loro posto, e ospitano oggi il North Manchester General Hospital. Tutti i protagonisti della vicenda, con una sola notevole eccezione che rivelerò alla fine, sono i personaggi reali che vi presero parte: primo fra tutti il dottor Ernest Septimus Reynolds, la cui figura meriterebbe maggior rilievo storico, e così via fino all’ultimo dei suoi pazienti, i cui nomi sono tuttora disponibili negli archivi dell’ospedale.

Curiosamente, nessuno dei documenti che ho consultato, incluso l’imponente rapporto della Commissione d’inchiesta nominata da Edoardo VII, riporta il nome di Sherlock Holmes o del dottor Watson. Ho una teoria sui motivi di questa vistosa omissione, ma non voglio rivelarla ora per non togliere al lettore il gusto della sorpresa.

Spero che, nonostante il tema drammatico, questa storia sia altrettanto avvincente da leggere quanto lo è stata da scrivere.

Alain Voudì, Venezia, aprile 2016

Capitolo primo – In cui un telegramma sibillino ci strappa alla noia

Un vento teso e gelido spazzava Londra, in quella livida mattina di metà novembre del 1900, facendo tremare a tratti i vetri delle finestre del 221B di Baker Street.

La città stessa pareva raggrinzirsi per cercare riparo dalle raffiche impietose, tanto che perfino i criminali sembravano preferire restarsene al calduccio davanti a un focolare, per nulla intenzionati ad avventurarsi all’esterno per dare atto alle proprie losche attività.

– Buon Dio, Watson! – esclamò Holmes all’improvviso, scagliando da parte la propria copia del Times già spiegazzata nonostante l’ora. – Tre settimane senza alcun caso degno di una qualche attenzione! Questa inattività finirà per uccidermi!

Facendo seguito coi fatti alle parole, si alzò di scatto dalla poltrona e prese a vagare nervosamente per la stanza, esplorandone i recessi con lo sguardo come per scovarvi gli stimoli che la cronaca cittadina gli negava.

Non era la prima volta che vedevo il mio amico struggersi in tal modo, ma come sempre la sua agitazione contagiò anche me. Sapevo bene come la sua mente prodigiosa avesse bisogno di sfide costanti per non cadere nel vizio autodistruttivo di cui più volte ero stato testimone, e non ero disposto a permettere al mio celebre coinquilino di cedere ancora una volta a quella perniciosa tentazione.

Deposi perciò il Lancet, abbandonando a metà l’articolo che stavo studiando, e cercai un argomento in grado di attirare l’interesse del mio geniale amico; ma stavo ancora sforzandomi di trovarne uno quando d’un tratto Holmes, giunto nei pressi della finestra, si fermò di colpo e inclinò la testa in avanti, con lo sguardo fisso al marciapiede dirimpetto all’ingresso.

– Un telegramma! – esclamò soddisfatto subito dopo, giusto un istante prima che dal piano di sotto provenisse un bussare discreto di nocche contro il portoncino.

Tale fu l’ansia del mio amico di scoprire quali nuove ci serbasse quella missiva inattesa, che quasi strappò di mano la busta a una stupefatta Mrs. Hudson ancora a mezze scale; ma lo sguardo rapace che gli aveva animato il volto si spense purtroppo con la stessa rapidità con cui si era acceso.

– È per voi, Watson – mormorò in tono deluso nel porgermelo.

– Per me? – sobbalzai. Inutile dire che non aspettavo alcun telegramma, né i miei pochi pazienti erano soliti ricorrere al quel mezzo per richiedere un intervento professionale.

– È indirizzato a voi – confermò lui mogio, senza degnarmi di uno sguardo. – Da Crumpsall, si direbbe. Conoscete nessuno da quelle parti?

Così, su due piedi, non avrei neppure saputo dire con certezza in che punto di una cartina geografica si trovasse Crumpsall. Fu solo dopo aver aperto la busta e dato un’occhiata alla firma in calce che ricordai dove e quando avessi già sentito quel nome.

– Crumpsall, ma certo! – esclamai illuminandomi. – È un sobborgo di Manchester: trascorsi un’estate lì vicino, ai tempi del college!

Scorsi incuriosito il breve messaggio, poi aggrottai la fronte e lo ripresi dall’inizio con molta più attenzione.

– Brutte notizie, Watson?

Sollevai lo sguardo per incontrare quello preoccupato di Holmes, che mi osservava con le palpebre socchiuse.

– Sì – sospirai. – Ma non per me, per fortuna. Il mittente è un mio vecchio compagno di studi, il dottor Ernest Reynolds, che a quanto pare adesso dirige la Crumpsall Workhouse Infirmary.

– Un telegramma da un ospizio dei poveri? Mi auguro che non riguardi nessuno che vi stia a cuore.

– No, si tratta di una richiesta di aiuto professionale: stando a quanto riferisce il mio collega, da qualche tempo nel suo ospedale si sta presentando un numero anomalo di pazienti affetti da gravi neuropatie periferiche.

– Non sapevo vi occupaste di disturbi nervosi, Watson.

– In effetti, confesso di non saperne più di ogni altro medico generico d’Inghilterra – ammisi, continuando a scorrere il messaggio. – Qui dice che, a fronte della ventina di casi dello scorso anno, tutti non letali, nelle ultime settimane si sono verificati più di cento ricoveri, con oltre una dozzina di decessi.

Questo ottenne lo scopo di attirare finalmente la piena attenzione del mio amico.

– Una vera epidemia, dunque! – esclamò interessato.

– Così sembra, ed è proprio per questo che si rivolge a noi.

– Noi?

– Si, Holmes: noi. Se Reynolds si è deciso a scrivermi è per aver letto uno dei resoconti delle vostre imprese, e per richiedere il vostro aiuto in questo caso.

– Il mio aiuto? Ma io non so nulla di epidemie!

– È proprio questo il problema, Holmes: le neuropatie non sono contagiose – lo informai. – È quantomeno inusuale parlare di epidemia, per una malattia non infettiva.

– Non capisco – mormorò Holmes perplesso.

– Nemmeno loro, infatti. Per questo hanno bisogno di voi.

Capitolo secondo – Delle neuropatie e di come si manifestano

– In realtà – confessai al mio amico verso la fine del lungo viaggio sulla L&NWR da Euston verso Manchester –

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