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La sultana

La sultana

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La sultana

valutazioni:
3.5/5 (4 valutazioni)
Lunghezza:
424 pagine
5 ore
Pubblicato:
11 nov 2018
ISBN:
9781507168578
Formato:
Libro

Descrizione

Libro 1 della serie: La sultana

Tredicesimo Secolo. Nella Spagna dei Mori il regno di Granada è in crisi: l’unione di Fatima, nipote del Sultano, con il principe Faraj ha diviso la nazione, portando allo scoppio di un’aspra guerra civile. Bambina precoce e pedina inconsapevole dei giochi della sua famiglia, Fatima è sempre vissuta nella protezione di palazzi sontuosi, che adesso non possono più garantire la sua sicurezza. Attraverso le accidentate frontiere della Spagna meridionale, dei regni cristiani in espansione e degli stati del nord Africa, Fatima e Faraj dovranno sopravvivere a spietati omicidi e intrighi, uniti contro nemici comuni che vogliono distruggere l’ultima dinastia dei Mori.

Pubblicato:
11 nov 2018
ISBN:
9781507168578
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

Lisa J. Yarde writes fiction inspired by the Middle Ages in Europe. She is the author of two historical novels set in medieval England and Normandy, On Falcon's Wings, featuring a star-crossed romance between Norman and Saxon lovers before the Battle of Hastings in 1066 and The Burning Candle, based on the life of one of the first countesses of Leicester and Surrey, Isabel de Vermandois. Lisa has also written five novels in a six-part series set in Moorish Spain, Sultana, Sultana's Legacy, Sultana: Two Sisters, Sultana: The Bride Price, and Sultana: The Pomegranate Tree where rivalries and ambitions threaten the fragile bonds between members of the last Muslim dynasty to rule in Europe. Her short story, The Legend Rises, chronicles the Welsh princess Gwenllian of Gwynedd's valiant fight against twelfth-century English invaders and is available now. Born in Barbados, Lisa currently lives in New York City. She is also an avid blogger and moderates at Unusual Historicals. Her personal blog is The Brooklyn Scribbler. Learn more about Lisa and her writing at the website www.lisajyarde.com. Follow her on Twitter or become a Facebook fan. For information on upcoming releases and freebies from Lisa, join her mailing list at http://eepurl.com/un8on.


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Anteprima del libro

La sultana - Lisa J. Yarde

Indice

Dedica

Ringraziamenti

Prefazione

Personaggi

La sultana - Capitolo 1

La sultana - Capitolo 2

La sultana - Capitolo 3

La sultana - Capitolo 4

La sultana - Capitolo 5

La sultana - Capitolo 6

La sultana - Capitolo 7

La sultana - Capitolo 8

La sultana - Capitolo 9

La sultana - Capitolo 10

La sultana - Capitolo 11

La sultana - Capitolo 12

La sultana - Capitolo 13

La sultana - Capitolo 14

La sultana - Capitolo 15

La sultana - Capitolo 16

La sultana - Capitolo 17

La sultana - Capitolo 18

La sultana - Capitolo 19

La sultana - Capitolo 20

La sultana - Capitolo 21

La sultana - Capitolo 22

La sultana - Capitolo 23

La sultana - Capitolo 24

La sultana - Capitolo 25

La sultana - Capitolo 26

La sultana - Capitolo 27

La sultana - Capitolo 28

La sultana - Capitolo 29

La sultana - Capitolo 30

Note dell’autrice

L’autrice

Dedica

Ad Anita K. Davison e Mirella Sichirollo Patzer,

vere amiche che hanno sempre creduto in questa storia.

Ringraziamenti

––––––––

Questo libro è il risultato di un lavoro di amore e dedizione. I membri dei miei gruppi di critica sono stati un’inestimabile fonte di aiuto, in particolare Anita Davison, Jen Black, Philip Essely, Jennifer Haymore, Laura Hogg, Sheila Lamb, Mirella Patzer, Rosemary Rach, Ginger Simpson, Steve Vissel e Anne Whitfield.

Ai lettori del manoscritto finale, Judith Arnopp, Victoria Dixon, Kristina Emmons, Mirella Sichirollo Patzer, e Tricia Robinson: grazie infinite.

Infine, ho molto apprezzato l’abilità e la pazienza di Cindy Vallar, che ha lavorato alle prime stesure del romanzo.

Come sempre, alla mia amata famiglia, senza la quale il mio lavoro non sarebbe possibile.

Prefazione

––––––––

I fatti narrati in questo romanzo sono ambientati durante il periodo turbolento della Spagna moresca del tredicesimo secolo, nel regno di Granada. Gli storici hanno preferito utilizzare i titoli occidentali di principe e re per gli allora sovrani di Granada, ma io qui mi riferisco a loro come sultani.

I primi quattro sultani di Granada furono membri della famiglia di Banu’l-Ahmar; altre famiglie importanti dell’epoca erano i Banu Ashqilula e i Banu Marin. Nel libro ho scelto di usare i nomi occidentali con cui vengono comunemente ricordati: Nasridi per i Banu’l-Ahmar, Escayola e Marinidi per gli altri due. Molti personaggi maschili della storia portano il nome di Muhammad, perciò nel romanzo ho provato a distinguerli usando i loro titoli ogni volta fosse possibile.

La cronologia degli eventi differisce nelle diverse fonti che ho consultato, ma ho cercato di mantenermi il più fedele possibile alle date meglio documentate del periodo moresco.

Sono in debito, per l’inestimabile materiale di ricerca sulla Spagna del tredicesimo secolo e sui suoi abitanti, con Simon R. Doubleday per il suo The Lara Family: Crown and Nobility in Medieval Spain; Shirley Guthrie per Arab Women in the Middle Ages; e L.P. Harvey, autore di Islamic Spain 1250 to 1500. Altre importanti fonti di ricerca sulla storia dettagliata dell’Alhambra e dell’architettura moresca sono state The Alhambra: Volume 1 from the Ninth Century to Yusuf I di Antonio Fernandez Puertas e Alhambra di Michael Jacobs.

Personaggi

––––––––

I Nasridi

Fatima bint Muhammad, figlia di Abu Abdallah Muhammad II di Granada

Muhammad I ibn al-Ahmar di Granada, primo Sultano di Granada (anni di regno: 1232-1273), nonno di Fatima

Abu Abdallah Muhammad II di Granada, secondo Sultano di Granada (sale al trono nel 1273), padre di Fatima

Muhammad ibn Muhammad, fratello maggiore di Fatima

Muna bint Muhammad, prima sorella di Fatima

Alimah bint Muhammad, seconda sorella di Fatima

Azahra bint Muhammad, terza sorella di Fatima

Tarub bint Muhammad, quarta sorella di Fatima

Nadira bint Muhammad, quinta sorella di Fatima

Abu Said Faraj ibn Ismail, nipote di Muhammad I ibn al-Ahmar di Granada e marito di Fatima

Muhammad ibn Ismail, nipote di Muhammad I ibn al-Ahmar di Granada e fratello di Faraj

Faridah, sorella di Muhammad I ibn al-Ahmar di Granada, madre di Abu Muhammad degli Escayola

Maryam, figlia di Muhammad I ibn al-Ahmar di Granada

Hamda, seconda moglie di Muhammad I ibn al-Ahmar di Granada

Qamar, terza moglie di Muhammad I ibn al-Ahmar di Granada

Lateefah, prima concubina di Muhammad I ibn al-Ahmar di Granada

––––––––

Gli Escayola

Abu Ishaq Ibrahim, capitano degli Escayola, genero di Muhammad I ibn al-Ahmar di Granada, governatore di Comares

Abu Muhammad, capitano degli Escayola, nipote da parte di madre di Muhammad I ibn al-Ahmar di Granada, governatore di Malaga

Aisha bint Ibrahim, madre di Fatima, prima moglie di Abu Abdallah Muhammad II di Granada

Abdallah ibn Ibrahim, zio da parte di madre di Fatima, governatore di Nerja

Saliha bint Muhammad, nonna materna di Fatima

––––––––

I Marinidi

Abu Yusuf Ya’qub del Marocco, sultano dei Marinidi (anni di regno: 1256-1285)

Abu Zayyan ibn Abu Yusuf Ya’qub, figlio di Abu Yusuf Ya’qub del Marocco

Shams ed-Duna bint Abu Yusuf Ya’qub, figlia di Abu Yusuf Ya’qub del Marocco, seconda moglie di Abu Abdallah Muhammad II di Granada

Ibn Yala, primo ministro di Abu Yusuf Ya’qub del Marocco

Umar di Mahalli, capitano delle forze armate dei Marinidi in Andalusia

––––––––

Corte reale di Castiglia

Alfonso X il Saggio, re di Castiglia (anni di regno: 1221–1284)

Violante di Aragona, moglie di re Alfonso X il Saggio

Doñ Nuño Gonzalez de Lara, consigliere di re Alfonso X il Saggio

––––––––

Servitori, Schiavi e Altri

Ibn Ali, primo ministro di Abu Abdallah Muhammad II di Granada, ex tutore regale, capo della Cancelleria del Sultano

Abu Omar, ministro di Abu Abdallah Muhammad II di Granada

Nur al-Sabah, prima concubina di Abu Abdallah Muhammad II di Granada, originaria della Galizia

Hasan, capo degli eunuchi di Abu Abdallah Muhammad II di Granada

Halah, governante dei figli di Abu Abdallah Muhammad II di Granada

Ulayyah, serva degli Escayola, sorella di Halah

Niranjan, eunuco guardia del corpo di Fatima

Leeta, serva di Fatima e sorella di Niranjan

Amoda, serva di Fatima, sorella di Niranjan e gemella di Leeta

Marzuq, capo cameriere di Faraj

Baraka, concubina genovese di Faraj

Hayfa, concubina egiziana di Faraj, originaria della Nubia

Samara, concubina francese di Faraj, originaria della Provenza

Ayesha, schiava siciliana

Abu Umar degli Hakam, capo dei pirati

La Signora dei Mercanti, mercante ebrea

Capitolo 1

––––––––

Pedine del gioco

Fatima

Granada, Andalusia: Ottobre 1265

––––––––

Una mano calda ed asciutta coprì la bocca di Fatima, soffocandole un grido in gola, e si rese subito conto dell’incubo che si stava consumando nell’oscurità della camera che divideva con i fratelli e le sorelle. Una figura solitaria, con un cappuccio e un mantello neri, si muoveva in silenzio intorno al suo giaciglio. Il peso e il calore di una mano robusta le spingevano la testa contro il cuscino; l’odore di zafferano e acqua di rose le riempì le narici. Nel tenue bagliore emesso dal candeliere di ferro arrugginito sulla parete era difficile capire dove iniziassero e finissero le pieghe del mantello; dal tocco rude e dalla forza della mano sulla sua bocca, così come dall’ombra robusta nell’oscurità, immaginò comunque che il suo rapitore fosse un uomo. Dalla gola dell’estraneo uscirono dei respiri rochi, come se avesse corso ed ora lottasse per ogni boccata d’aria.

Nonostante il cuore le battesse forte, la principessa si forzò di rimanere calma. Non sapeva che cosa le avrebbe fatto. Pian piano che gli occhi si abituarono alla penombra della camera riuscì a distinguere altre tre figure, incappucciate e coperte da un mantello come l’uomo che la stava tenendo prigioniera. Due degli intrusi stavano in piedi ai lati della porta di ulivo, sbirciando di tanto in tanto attraverso le assi; il terzo, più alto, si avvicinò alla finestra e ne chiuse la grata, lasciando fuori il frinire dei grilli e il canto delle civette, poi attraversò la stanza, fermandosi di fianco al ragazzo che dormiva vicino alla porta. L’intruso si piegò, avvicinandosi a Muhammad ibn Muhammad, e fissò il suo viso liscio ed olivastro; Fatima raggelò, terrificata. Suo fratello Muhammad, più grande di lei di solo un anno, dormiva pacificamente nel giaciglio sotto il candeliere; la poca luce rivelava la massa arruffata dei suoi capelli neri sul cuscino di seta. Magro e slanciato come lei, si allungò sulla schiena russando leggermente. Durante la notte doveva essersi liberato della coperta di lana; un braccio penzolava dal pagliericcio toccando il pavimento, mentre l’altro era sotto il cuscino. Immerso nel sonno, non aveva idea del pericolo che stavano correndo.

Un pensiero solo vagava ora nella mente di Fatima, che singhiozzando supplicò contro la mano del suo rapitore No! Non toccate mio fratello!. Muhammad aveva solo nove anni; figlio maggiore dei suoi genitori, era l’erede di suo padre e non avrebbe mai permesso a nessuno di fargli del male. Graffiò selvaggiamente la mano che le premeva la bocca, ma le sue piccole dita non riuscirono ad allentarne la forte presa. Il rapitore le tappò le narici con l’altra mano; un’ondata di terrore le crebbe nella gola e le serrò il petto, mentre alcune lacrime le bagnarono le ciglia, offuscandole la vista.

Su un basso tavolino al suo fianco l’uccellino cinguettò allarmato nella sua gabbia dorata, sbattendo le ali contro le sbarre di metallo; la persona vicina a suo fratello si alzò e si avvicinò al suo pagliericcio, oltrepassando le nicchie di marmo bianco dove dormivano le sue sorelline, Muna, Alimah, Azahra e Tarub. Solo la piccola Nadira, nata cinque mesi prima, non c’era; Fatima pregò che la balia riuscisse a tenerla lontana dal pericolo. Ogni passo portava l’intruso sempre più vicino a Fatima, che intanto con le dita continuava a graffiare le mani che le impedivano di respirare. Sentiva la gola sempre più serrata, finché il corpo si afflosciò e lo sconosciuto mollò la presa.

La figura silenziosa si inginocchiò accanto alla gabbia e prese un pezzo di stoffa nera; Fatima fu presa dal panico, preoccupata per il suo uccellino e per la sua famiglia. La stoffa volò sulla gabbia e la coprì; l’uccello si calmò, emettendo solo qualche debole cinguettio. Quindi delle dita sottili, quasi di donna, si poggiarono sulle spalle del suo rapitore; al muto comando, questi mollò del tutto la presa sul suo naso, pur lasciando l’altra mano sulla bocca. Fatima smise immediatamente di chiedersi se quello fosse il capo degli intrusi non appena la prima boccata d’aria le bruciò la gola; nonostante il dolore, aspirò di nuovo con un pesante rantolo prima di guardare di nuovo gli intrusi. Aveva voglia di piangere ma ricacciò subito indietro le lacrime; non si sarebbe fatta vedere né disperata né impaurita.

Nell’oscurità non era facile distinguere le figure; l’unica cosa che vedeva chiaramente erano le pesanti righe di kajal sui loro occhi, che ora la stavano fissando. La persona al suo fianco era più minuta dell’altra, ma a parte l’altezza e la diversa grandezza delle mani, non riusciva a distinguere altro. Chi erano? Era certa che non parlassero per non farsi riconoscere, perché sarebbe stata in grado di riconoscere ogni eunuco o servitore nel palazzo di suo padre solo dal suono delle loro voci. Forse i servi avevano deciso di ribellarsi a suo padre e tradire la famiglia? Con i pugni stretti lungo i fianchi tremò di rabbia e di paura. Se avessero fatto del male a suo padre o lo avessero catturato, ignaro del pericolo che stavano correndo i suoi figli, lei avrebbe... Si afflosciò sul letto. Cosa avrebbe potuto fare, una ragazzina che avrebbe potuto non sopravvivere fino al suo nono compleanno? Lanciò agli intrusi incappucciati uno sguardo di sfida; se avessero ferito suo padre, pregò Dio che le permettesse di vendicarsi.

La figura più alta si piegò su di lei; nel buio i suoi occhi erano grandi e luminosi. Le sfiorò delicatamente le guance umide con la punta delle dita, cogliendola di sorpresa; e Fatima spostò la testa, sottraendosi a quel tocco sconosciuto.

Prendila. La sua voce nasale era poco più di un sussurro. La mano sulla sua bocca si ritirò giusto il tempo di un respiro; quindi le coprirono il naso e la bocca con un panno che sapeva di letame di cavalli e canfora.

***

Fatima si svegliò alla luce di una lampada e sbatté le palpebre al bagliore dorato dei supporti di ferro appesi al muro. Era distesa su un pagliericcio nell’angolo di una stanza altrimenti vuota, al cui centro brillava una lampada la cui luce si rifletteva in una vasca rivestita di marmo. La principessa tremò di nuovo in quell’ambiente sconosciuto; non era a casa, nel palazzo di suo padre.

Appena si mise seduta e infilò le gambe nelle pieghe di un copriletto di seta, si levò un vento frizzante, che le passò attraverso i riccioli dei capelli. Non appena il freddo penetrò la sottile tunica lunga fino al polpaccio che indossava, fu attraversata da un brivido; si guardò intorno, chiedendosi da dove venisse quella brezza dato che non c’erano finestre nella stanza. Si tolse delle ciocce di capelli neri come l’inchiostro dal viso; un canale d’acqua era collegato alla vasca e trasportava uno strano liquido intorno ad un angolo. Una voce femminile fece eco da quella direzione.

...Abdallah, voleva vederla. Come avrei potuto dirle di no?

Stai rischiando troppo. rispose una voce di uomo. Non avresti dovuto portare qui la ragazza, e tutto solo per i capricci di una vecchia.

Una vecchia che sta morendo, Abdallah. Mia madre.

E comunque è un peso troppo grande per te. Coinvolgere la ragazza e pensare che possa...

Non le chiederò niente più di quanto suo nonno le abbia già chiesto; conosceva i rischi quando ha deciso di farla sposare. Se tu l’avessi vista oggi al matrimonio... Ha appena otto anni ed è già sposata; ancora non è in grado di capire le conseguenze di questa unione, cosà potrà significare per lei e per tutti noi. Suo marito, la voce della donna si alzò di un tono il principe Faraj è un egoista, proprio come suo padre. Sarà anche in grado di pensare alla propria sicurezza, ma non a quella di Fatima. Il Sultano e suo figlio sono responsabili del suo destino; è solo una bambina, non una pedina nei giochi di suo padre e suo nonno.

Fatima ebbe un brivido alle parole della donna. Come poteva una persona essere una pedina? Le pedine appartenevano alla scacchiera con cui lei e suo padre giocavano la sera. Non riconobbe le voci, anche se i due sembravano conoscerla. L’avevano portata loro in quel posto? Non le piaceva il modo in cui parlavano di lei, di suo nonno e suo padre. Chi erano quelle persone?

Ormai è finita. continuò l’uomo La ragazza ha compiuto il suo dovere.

Dovere! Non ha avuto scelta, come me. Mio marito mi crede stupida, crede che io non sappia nulla dei piani del Sultano; pensa di potermi tenere all’oscuro, una prigioniera tra le mura del suo palazzo. Non sono mai stata niente più della sua cavalla da monta, costretta a sopportare una gravidanza dietro l’altra; riesco a malapena a tollerare la vista dei bambini, sapendo che sono i suoi.

Non capiranno perché lo fai.

Con la benedizione di Dio, compassionevole e misericordioso; sono troppo piccoli per sapere perché devo andarmene da qui, a parte il ragazzo forse. I suoi occhi hanno visto delle cose... è sempre molto attento a quello che succede, come suo nonno. Quando saranno più grandi, le bugie del padre li conforteranno.

Dobbiamo lasciare la città alle prime luci dell’alba, appena apriranno i cancelli; la mia presenza a Granada non rimarrà segreta ancora a lungo. Sei sicura di volerlo fare? Tuo maritò penserà il peggio di te, che lo avrai tradito. Ti odierà.

Non più di quanto lo abbia già odiato io.

Fatima allontanò la coperta dalle gambe e strisciò sul pavimento di marmo; trasalì al contatto con le fredde piastrelle e diede un’occhiata dietro l’angolo, nell’anticamera. Un braciere di rame forato ai lati proiettava un’ombra sulla parete; l’odore di ambra e muschio le fece arricciare il naso. Dal lato opposto al braciere un canale rettangolare sulla base del pavimento conteneva delle ciotole di rame, ognuna collegata in alto da una sottile asta di metallo; in una bacinella di bronzo gocciolava un liquido da un minuscolo buco alla sua base, collegato alle ciotole. Tre dei vasi erano già colmi d’acqua e l’ultimo rovesciò il liquido in avanzo in una quarta coppa.

L’uomo e la donna si erano fermati davanti ad una finestra coperta da una grata, dove il canale d’acqua della vasca scompariva sotto la parete; dietro di loro delle tende gialle damascate, orlate con della filigrana d’oro, sventolavano nella brezza. L’uomo era inginocchiato accanto alla sua compagna, che se ne stava seduta su un basso sgabello di legno; delle profonde cicatrici da varicella gli segnavano le guance. Lei indossava una veste di seta color argento e teneva i capelli coperti da un velo nero opaco, che arrivava fino al pavimento. L’uomo mise le sue grandi mani olivastre su quelle di lei, piccole e sottili; la pelle abbronzata luccicava di salute e vigore e le sue gote erano tinte di rosa. Inclinò la testa verso di lui, con le nere sopracciglia che brillavano sotto le pieghe del velo.

C’è ancora speranza per Fatima. Sei stato tu Abdallah a darmi modo di salvarla dai piani del padre e del nonno.

Nessuno dei due potrà farti del male mentre sei qui; eppure, rimpiango di aver preso parte a tutto questo. Stai rischiando troppo, non avrei mai dovuto chiedertelo; vi ho messe in pericolo Aisha, a te e a tua figlia.

Fatima indietreggiò e si posò una mano sul petto; il suo cuore ebbe un tremito improvviso quando infine riconobbe la donna. L’aveva vista solo poche volte in passato, ma non avrebbe mai dimenticato quel viso familiare, anche se quella donna era come un’estranea per lei.

Aisha liberò una mano dalla presa del suo compagno e si sistemò una ciocca di capelli neri e spessi, allontanandola dalla fronte scavata da linee profonde.

Ho conosciuto il pericolo per gran parte della mia vita, Abdallah, da quando ho sposato l’erede al trono di Granada. Perché stanotte dovrebbe essere diverso?

Lui si portò le mani di lei alle labbra e le baciò la punta delle dita. Fatima soffocò un grido tra le mani, ma non fu sufficiente; i due si voltarono di scatto nella sua direzione.

I grandi occhi verdi della donna, truccati con kajal e malachite, brillavano come smeraldi; in un primo momento a Fatima sembrò che fossero colmi di lacrime, ma non poteva essere vero. Un dolore profondo la colpì e le caddero le mani lungo i fianchi, tremanti.

Come potete fare questo a mio padre? Rapirmi dalla mia casa, stare con un altro uomo? puntò il dito verso lo sconosciuto. Perché gli permettete di toccarvi?

La donna si alzò e si avvicinò, con le mani ingioiellate congiunte; una ciocca di capelli le cadde dal velo in una spessa spirale di rame lucido. Il caldo rossore sul suo viso svanì, sostituito da uno spento luccichio biancastro; sembrava una statua di pietra del giardino – bella, ma fredda e dura. L’uomo butterato dietro di lei si alzò; era più alto di qualsiasi altra persona Fatima avesse mai visto.

Ragazzina ignorante, non sai di cosa stai parlando. Stai mancando di rispetto a tua madre.

La donna lo zittì. Non rimproverarla, fratello. Se Fatima è ignorante e testarda è perché suo padre e suo nonno le hanno permesso di esserlo. Fece una pausa e allungò una mano. Vieni figlia mia, è giunta l’ora che tu sappia la verità.

Fatima indietreggiò. Non toccatemi! Voi non siete mia madre; non lo siete mai stata.

***

Faraj

Le lanterne di ottone crepitavano nella foschia arancione di luce fioca; le ombre della sera si allungavano, mentre la disfatta stendeva il suo lugubre manto su Faraj. Affrontava il suo avversario su un campo di battaglia familiare; Muhammad ibn al-Ahmar, il Sultano di Granada, si piegò verso di lui con un ghigno da predatore prima di sferrare il colpo di grazia.

Ti arrendi, nipote?

Faraj fissò il suo avversario; i penetranti occhi nocciola del Sultano lo guardavano dal logoro viso olivastro, la bocca contornata da rughe. Faraj e il vecchio avevano dei lineamenti simili, tratti familiari come le folte sopracciglia e il naso aquilino.

Il Sultano nascondeva la calvizie con uno zucchetto; indossava raramente dei copricapi, fatta eccezione per quello zucchetto marrone.

Il ragazzo riportò l’attenzione sulla scacchiera di ebano con intarsi di madreperla, l’ultimo regalo di suo padre al Sultano; nonostante fossero passati molti anni, ancora ammirava quell’elegante pezzo di artigianato. Molte delle sue pedine bianche erano allineate sull’altro lato della scacchiera; scosse la testa con sgomento, consapevole che la precedente e incauta mossa del cavallo aveva decretato la sua sconfitta. Si strofinò gli angoli degli occhi e si sforzò di pensare ad una contromossa, ma non poteva negare la verità: come in tutto il resto, suo zio era in vantaggio.

Ricordava a malapena il tempo in cui non aveva dovuto vivere secondo i capricci e i desideri del Sultano: dopo il suo arrivo a Granada nove anni prima, sfinito e insanguinato, il vecchio lo aveva cresciuto insieme ai suoi stessi figli. A quasi settantaquattro anni, la mente del Sultano era ancora formidabile, e nonostante l’età avanzata appariva riposato e concentrato; ma del resto probabilmente dormiva bene quasi tutte le notti. Faraj invece non riusciva più a ricordare la pace che una volta il sonno gli portava; negli ultimi dieci anni anche i ricordi se ne erano andati, come il sonno.

Non distrarti con pensieri inutili, nipote. Hai già perso tutti i pedoni.

Non ho il talento di mio padre. Come è possibile che riusciva a battervi ogni volta?

Il Sultano scoprì un sorriso sdentato. È questo che ti ha raccontato? Tuo padre aveva un incomparabile dono per l’esagerazione, ma su questo non mentiva. Forse non avrai il suo talento, ma gli assomigli ogni giorno sempre di più. Se mio fratello fosse stato ancora vivo, sarebbe stato orgoglioso di te. Il mio unico rimpianto è che non abbia potuto assistere alla tua unione con mia nipote oggi.

Faraj tenne lo sguardo fisso sulla scacchiera; non osava sottoporsi all’avido scrutare del Sultano, o quegli occhi di falco sarebbero arrivati al suo cuore e avrebbero rivelato il tumulto che aveva dentro. Durante il giorno una tremenda paura gli aveva attanagliato lo stomaco, mettendolo in guardia sul cammino che aveva appena intrapreso; ora, quelle stesse preoccupazioni tornarono ad affliggerlo. Le cacciò via, ma inghiottì rumorosamente prima di rispondere e pregò che la sua voce non lo tradisse. 

Con la mascella contratta, mormorò: Condivido il vostro rimpianto, mio Sultano.

Suo zio si sporse in avanti dalla sua sedia in legno di cedro, come se non riuscisse a sentirlo.

Tuo padre avrebbe detto ad entrambi che è meglio lasciare i rimpianti nel passato; e avrebbe avuto ragione, come su molte altre cose. Comunque, credo che sarebbe stato orgoglioso che tu abbia raggiunto la maturità e sposato un membro della famiglia reale.

Il ragazzo annuì, sebbene pensasse che suo padre avrebbe invece trattato quel matrimonio con la stessa circospezione con cui aveva trattato il proprio: un mezzo per un fine. Come lui, Faraj non aveva scelto sua moglie. Almeno suo padre, però, aveva chiuso un bell’affare, un’alleanza di cui la famiglia aveva beneficiato; Faraj invece non era sicuro che il suo matrimonio potesse dargli dei vantaggi. Probabilmente, avrebbe piuttosto portato alla sua morte prematura.

Il Sultano sembrò non accorgersi del disagio del suo compagno.

La tua unione con Fatima ha sicuramente colto di sorpresa molte persone; ed ho il sospetto che ne abbia anche fatte arrabbiare altre, in particolare la famiglia Escayola, ma dovranno accettarlo.

E se gli Escayola non dovessero accettare questo matrimonio?

Faraj sussultò per la sua stessa imprudenza e strinse i bordi della scacchiera così forte che l’unghia del pollice gli divenne bianca. Si rimproverò; solo un pazzo avrebbe potuto rivelare le sue paure così facilmente, soprattutto di fronte a chi ne avrebbe potuto approfittare. Come aveva previsto, il Sultano si fermò e piegò la testa; Faraj percepì immediatamente il suo cambiamento, come un falco che adocchia la preda, e capì che la partita di scacchi si era conclusa. Lasciò i bordi della scacchiera e si drizzò sulla sedia, fingendo un coraggio che non provava.

I tuoi legami con gli Escayola ancora ti pesano, nipote?

L’attacco arrivò netto ed affilato, dritto al cuore. Si infilò le unghie ruvide nei palmi delle mani senza farsi scorgere dallo sguardo insistente del Sovrano. Come poteva il vecchio parlare di pesi? Faraj lo maledisse dentro di sé per aver oppresso la sua famiglia generazione dopo generazione; probabilmente erano state le sue macchinazioni a portarli tutti sull’orlo della rovina. Sventolò una mano tremante sul petto, come se stesse spazzando via le briciole della cena dalla sua tunica nera; poi controllò il ritmo del suo respiro prima di guardare di nuovo il Sultano. Amava e odiava quel vecchio, che andava sempre dritto al cuore delle cose; avrebbe anche potuto ammirare quella capacità, se non l’avesse usata contro di lui.

Perché dei vecchi legami dovrebbero frenarmi? si odiò per il tremolio instabile nella sua voce, ma quel filo indistruttibile ancora lo teneva legato – il legame di sangue con la famiglia Escayola. Il loro sangue scorreva nelle sue vene grazie a sua madre, la figlia di un capitano degli Escayola, che aveva sposato il fratello del Sultano e lo aveva amato fino alla morte. Faraj tremò all’ultimo ricordo di sua madre, coperta di sangue, e fece un profondo respiro prima di continuare. Si sforzò di parlare nonostante la gola secca. Non potrei essere meno interessato a quei legami; gli Escayola non significano niente per me.

La sua bugia rimase pesantemente sospesa nella stanza. Faraj serrò la mascella, mentre il peso di quelle parole si posava su di lui; era un peso gravoso da portare, ma doveva farlo per la sua sicurezza. Il Sultano lo esigeva e non avrebbe accettato nient’altro che una ferma lealtà da parte della sua famiglia.

Cosa ne pensi di mia nipote?

Faraj deglutì a quell’improvviso cambio d’argomento e rispose velocemente.

La conosco appena; non ci eravamo mai incontrati prima di sposarci.

Questo è piuttosto normale; tuttavia, dovrai pur avere dei sentimenti riguardo a questa unione. Ne hai a malapena parlato dopo i voti fatti durante la cerimonia; quando mio figlio si è congratulato con te di fronte ai nostri ospiti, ti sei limitato ad un composto cenno del capo.

Faraj maledisse di nuovo il vecchio. Perché continuava a fingere che il matrimonio non fosse semplicemente una dichiarazione di guerra ai suoi nemici? Perché sembrava non preoccuparsi che questi ora potessero vendicarsi coinvolgendo lui stesso in quella faida? Di nuovo, si ricompose cercando di non mostrare altre debolezze, ed iniziò a parlare:

Mio Sultano, sono consapevole del grande onore che mi avete concesso con questa unione con la figlia del principe erede al trono.

Bah! Non fingere con me. Non hai lo stesso talento di tuo padre; non ancora. Dimmi, in verità; cosa hai pensato di mia nipote quando l’hai vista per la prima volta oggi?

Attraverso la nebbia della sua confusione Faraj cercò di ricordare la pallida e sottile ragazza che tutti si aspettavano avrebbe riconosciuto come sua moglie. Indossava dei gioielli molto vistosi, un trucco pesante e delle vesti ricchissime – a suo avviso, uno spreco stravagante per una bambina così magra e insignificante. Il peso degli abiti eleganti la schiacciava mentre se ne stava seduta in disparte da tutti, su un grosso cuscino rosso damascato con i bordi in filigrana dorata; i suoi lineamenti erano marcatamente spigolosi e magri, in apparenza simili a quelli del padre, sebbene non fosse altrettanto giallognola. Se nel vederla non si fosse sentito disgustato all’idea di dover sposare una bambina, avrebbe anche potuto provare pietà per lei; fatta eccezione per una cosa: quando la brezza della sera era entrata dal giardino esterno, la luce tremula delle torce aveva gettato il suo bagliore sui suoi capelli neri con un alone inquietante. In quel momento, la principessa aveva alzato il mento affilato e lo aveva guardato con il suo sguardo severo e risoluto; nei suoi occhi marroni brillavano dei puntini luminosi come le braci di un fuoco. Per un attimo quella vista lo aveva colto di sorpresa; poi lei aveva distolto lo sguardò; ma anche adesso le sue labbra si piegavano al ricordo di come si fosse voltata e l’avesse ignorato, con la stessa noncuranza riservata ad un servitore.

Cercò di reprimere il senso di repulsione che sentiva nascere nel suo stomaco. Perdonatemi, ma è solo una bambina di otto anni. Cosa ci si aspetta che un uomo dieci anni più grande di lei possa provare nei suoi confronti?

Dopo un momento, il Sultano alzò le spalle e annuì, come Faraj aveva sperato.

Immagino che negli anni saprai conoscere meglio mia nipote, Faraj; per ora rimarrà nella casa di suo padre finché non sarà in grado di darti dei figli. Conto sul fatto che mio figlio saprà proteggerla.

I vostri piani potrebbero dividere il regno.

La tua unione con Fatima calmerà tutti i dissensi. Posso fidarmi di te?

Sebbene Faraj dubitasse del fatto che il matrimonio con una bambina potesse tenere il regno al sicuro, tenne questi pensieri per sé.

Certo. disse, sostenendo lo sguardo del Sultano senza esitazione; e pensò, non per la prima volta, che il vecchio lo gravasse eccessivamente con delle promesse inopportune.

All’improvviso, da dietro le porte chiuse della camera fecero eco delle grida; Faraj e il Sultano si voltarono verso quel rumore e le due sentinelle di guardia aprirono la porta al brusco cenno del sovrano. Appena la luce delle torce rivelò la faccia giallastra del padre di Fatima, il principe erede al trono di Granada Abu Abdallah Muhammad, Faraj scattò in piedi. Il principe si fermò e, a testa alta, rivolse un cenno alle guardie fuori dalla camera; poi entrò e si inginocchiò davanti al Sultano con la scura testa leonina piegata. Si rialzò solo quando il padre gli toccò la spalla, incerto sulle gambe.

Faraj si grattò la barba corta e lo fissò intensamente; aveva la fronte corrucciata, che lo faceva sembrare più vecchio dei suoi trentuno anni; gli

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Recensioni

Cosa pensano gli utenti di La sultana

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Recensioni dei lettori

  • (4/5)
    What a pleasure to read about a time and a place that 1) I knew very little about and 2) is under-represented in historical fiction. Sultana is a page-turner, the tale of the Moorish Nasrid sultans (and sultanas) and their fight to maintain power among shifting alliances in late 13th-century Gharnatah (Granada). In addition to the entertaining story, Yarde also provides fascinating historical notes, a handy glossary, and translations of place-names.
  • (4/5)
    On the night after her wedding, 8 year old Princess Fatima is kidnapped. Her mother Princess Aisha takes her so that she will escape the wrath of the Ashqilula who are angry that Fatima was not married to one of them as had been the custom for the Sultan's family. Fatima witnesses her mother's murder by the Ashqilula who have found them. She is then helped to escape and manages to get back to the palace where she lives. Fatima over time learns to love her new husband, who is ten years older than her, despite many seperations due to the many battles in the civil war between the many groups of Moors as well as the Christians. There are also many intrigues and incidents back at court involving Fatima and her family.This is a really interesting book set in among the Moors during their time in Spain. It was something that I had heard about before but had never really thought about reading before. However I really enjoyed it and it gave me another point of view on something that had happened in the history of this world that I live in. It was a thoroughly enjoyable read and I would recommend it to anyone interested in Historical Fiction and especially European History in particular the history of Spain.
  • (3/5)
    Normally, I have few complaints when it comes to historical fiction. A little embellishment here and there is just fine, particularly since we really never know what happened in the past.I have to say, though, that this was one historical fiction novel that I'm not crazy for. It's not a terrible novel, but I found the plot elements very difficult to follow. I also found it hard to believe that love came so easy to the main characters.The novel is set in the 1200's, where the young daughter of a Sultan is married off to her cousin as a pre-teen. The period is one of much turmoil. There is constantly some battle occurring, or a political fine-line to walk. Realistic to the period perhaps, but not always that interesting to read. The personal interactions were the best part, even if I found the main relationship hard to believe.Regardless, like I said, this isn't a terrible novel. I just didn't particularly enjoy it unfortunately. I found myself skimming the long parts describing the various battles, and half the time I wasn't sure what was going on since all of the names were the same and the relations were far too complicated. I won't be seeking out the sequel when it's released later this year.
  • (5/5)
    Sultana is historical fiction set in Moorish Spain. It was great historical fiction providing enough historical details and yet telling a easy to read, action-packed story. It made me want to go research the history some more!The characters were engaging, and the story well told. The fact that the main character was a strong, independent woman made the story.*** Reviewed for member giveaway ***
  • (3/5)
    I don't really know what I want to rate this book, maybe a 3.4 or 3.5. It takes awhile to get interesting and well I had a hard time letting it keep my attention. Can I say maybe it was because I knew nothing about the history of Moorish Spain.

    I do now, I had to read some facts about this time, like what the heck are Moors doing in Spain...

    Fatima the main character was just a child when she was married to her cousin Faraj. He was older then her by 8 to 10 years. Fatima was a spoiled child, her father let her have every little whim, her mother though tried to make her see that her father wasn't the great man that Fatima saw him as.

    Faraj wasn't easy to like either, but he got there before Fatima.

    When the time came to actually get to their relationship, they both had matured in many ways, even though Fatima still acted childish sometimes. Maybe because they grew into their love, it made it seem more real, the last 3/4 of the book was really good...I think I was about 36% into the book.

    I am hesitant to pick up the second one, but I am sort of hoping the story would be getting from the point where the author stopped.
  • (2/5)
    I had an ARC of Sultana by Lisa J. Yarde sitting so long my shelf that I felt guilty about not reading it. There were some positive things about this book, it was very well researched. Now I have some knowledge about 13th Century Moorish Spain, the clothes, customs and the royal families. I have to thank the author for that. In the back of the bock are some helpful charts like the one that gives the modern day name for the place identified in the book. Also, there is a great glossary and list of the characters in the front with concise descriptions.At the beginning of the book, the child Fatima was only eight years old when she was kidnapped. Fatima been married Farij earlier on the same day. She seemed intelligent and loyal to the family that she missed. But I had a load of trouble with the writing. There were awkwardly worded sentences that made me stop and think about they could be worded better. I found this annoying and often lost the flow of the story. Also the descriptions of the food were great and made me hungry. But I thought that the emotions of Fatima and Fariq were put down in a superficial manner. I love historical fiction but not so much romance. I think the roots of romance are there but again not very developed. I thought that the feelings could have been expressed in such a way that I could connect with the main characters but I was not able to connect even to Fatima. The author’s passion for history of this area and time period comes out in this book. However, I think it could have benefits from more re-writing. I think that she could do it but gave up too soon on editing.I cannot recommend this book. I am hoping that the writing has been improved in her next book. .