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La battaglia tra Islam e capitalismo
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E-book370 pagine5 ore

La battaglia tra Islam e capitalismo

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Info su questo ebook

La battaglia fra Islam e capitalismo è un pamphlet pubblicato in Egitto nel 1952, a pochi mesi dal colpo di Stato che avrebbe visto salire al potere il colonnello Nasser.
La prima parte dell’opera rappresenta un esplicito J’accuse contro le forze politiche responsabili, secondo l’autore, della crisi economica e delle sperequazioni sociali imperanti nel paese durante il secondo dopoguerra.
Nella seconda parte, Qutb delinea i tratti essenziali di un sistema sociale, economico e politico che dipinge come alternativo e migliore rispetto al capitalismo e al comunismo: la “terza via” dell’Islam.
LinguaItaliano
Data di uscita21 dic 2016
ISBN9788865125175
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    Anteprima del libro

    La battaglia tra Islam e capitalismo - Sayyid Qutb

    Sayyid Qutb

    La battaglia tra Islam e capitalismo

    © 2016, Marcianum Press, Venezia

    Marcianum Press

    Edizioni Studium S.r.l.

    Dorsoduro, 1 – 30123 Venezia

    t 041 27.43.914 – f 041 27.43.971

    marcianumpress@marcianum.it

    www.marcianumpress.it

    Impaginazione: Tomomot, Venezia

    OASIS – LIBRI DI OASIS

    7

    ISBN 978-88-6512-494-9

    UUID: ec7b0e7c-c69a-11e6-8550-0f7870795abd

    Questo libro è stato realizzato con StreetLib Write

    http://write.streetlib.com

    Indice dei contenuti

    Introduzione a La battaglia tra Islam e capitalismo

    Premessa

    Sayyid Qutb: biografia di un pensatore militante

    La concezione islamica di Sayyid Qutb

    Dalla teologia alla politica

    Le grandi tematiche de La battaglia fra Islam e capitalismo

    Avvertenza alla traduzione

    La battaglia tra Islam e capitalismo

    Capitolo I - Un grido d’allarme

    Capitolo II - J’accuse

    Capitolo III - Davanti a un crocevia

    Capitolo IV - Nell’Islam è la salvezza

    L’iniqua ripartizione della proprietà e della ricchezza

    Il problema del lavoro e dei salari

    L’assenza di pari opportunità

    La corruzione del sistema lavorativo e la debolezza della produzione

    Altri problemi che l’Islam risolve

    Capitolo V - È necessario che l’Islam governi

    Capitolo VI - Equivoci sul governo islamico

    L’arcaicità del governo

    Il governo degli shaykh e dei dervisci

    La tirannia del governo

    L’oscurità dei testi

    Harem!!!

    L’intolleranza nei confronti delle minoranze

    Capitolo VII - I nemici del governo islamico

    L’ostilità dei crociati

    L’ostilità dei colonialisti

    L’ostilità degli sfruttatori e dei tiranni

    L’ostilità dei professionisti della religione

    L’ostilità dei superbi e dei dissoluti

    L’ostilità del comunismo e dei comunisti

    Capitolo VIII - E adesso, o popolo…

    Glossario

    Bibliografia

    Sayyid Qutb

    La battaglia

    tra Islam e capitalismo

    a cura di Margherita Picchi

    MARCIANUM PRESS

    Introduzione a La battaglia tra Islam e capitalismo

    Premessa

    Nel novembre 2006, il centro antiterrorismo dell’accademia militare di West Point, a poca distanza da New York, ha pubblicato uno studio dal titolo Militant Ideology Atlas.[1] L’obiettivo del rapporto, sostanzialmente compilatorio, era quello di identificare i maggiori ideologi e i testi di riferimento del jihadismo. Nelle conclusioni, gli autori identificano il teorico più influente del jihadismo nell’egiziano Sayyid Qutb, facendo riferimento in particolare all’opera del 1964 Pietre Miliari (Ma‘alim fī al-tariq), una sorta di compendio del suo monumentale commentario coranico All’ombra del Corano (Fi Zilal al-Qur’an).[2] Al pensiero di Qutb e in particolare a questo testo, infatti, hanno esplicitamente dichiarato di essersi ispirati uomini come ‘Umar ‘Abd al-Rahman, lo sceicco cieco considerato la mente dell’attentato contro il World Trade Center del 1993, e Ayman al-Zawahiri, per anni braccio destro di Osama Bin Laden e, secondo i più, attuale leader di al-Qaeda dopo la morte di questi.

    Su questa base gli autori raccomandano l’abbandono del termine jihadismo in favore di qutbismo, per indicare quella corrente dell’islamismo radicale che sostiene la necessità di una lotta armata per il conseguimento dei suoi obiettivi, primo fra tutti l’instaurazione di uno Stato islamico. Tale scelta è raccomandabile, secondo gli autori, non solo perché Sayyid Qutb è l’ideologo più frequentemente citato dai leader dei gruppi terroristici, ma anche per delegittimare il jihadismo agli occhi dei musulmani che non condividono queste teorie radicali. Il termine qutbismo sarebbe utile a ricordare loro che questi gruppi combattenti fanno parte di una sorta di setta deviata e deviante, che segue le teorie di un uomo, e non il coranico – e quindi divino – precetto del jihad. Inoltre, definire il movimento qutbismo servirebbe a eliminare termini intellettualmente scorretti e potenzialmente offensivi spesso usati dai media, come islamofascismo.[3]

    Le conclusioni del Militant Ideology Atlas non contengono in sé niente di nuovo, ma riassumono quella che è una convinzione diffusa tra gli studiosi e gli opinionisti, più o meno qualificati, dell’islamismo radicale; e cioè che Sayyid Qutb debba essere considerato non solo il più noto sostenitore di un’interpretazione dell’Islam come rivoluzione,[4] i cui scritti hanno trasformato i fondamentalisti musulmani da pii civili a consapevoli soldati di leva senz’altra scelta che muovere guerra ai nemici dell’Islam;[5] ma anche il filosofo del terrore islamico,[6] o addirittura la mente dietro Osama Bin Laden.[7] Nella sua pluripremiata storia di al-Qaeda Le altissime torri (The looming tower), Laurence Wright ha dedicato l’intero primo capitolo al pensiero e alla vita di Qutb, come a stabilire la diretta filiazione del terrorismo islamico internazionale da questo ideologo.[8] Dello stesso avviso pare Paul Berman nell’articolo sopra citato così come nel best-seller Terrore e liberalismo, quasi un quarto del quale è dedicato proprio a Qutb, identificato come la fonte ideologica primaria del moderno terrorismo islamico.[9]

    Nell’immaginario collettivo Qutb ha ormai assunto il volto del maître à penser che ha ispirato gli attentatori dell’undici settembre e i gruppi oggi affiliati al sedicente Stato Islamico. Come ha rilevato la studiosa americana Ellen McLarney in un articolo che affronta giustappunto il ruolo assunto da Qutb nella retorica neocon statunitense, questa rappresentazione appare quasi come una fantasia proiettata sull’altro, una recrudescenza del linguaggio della Guerra Fredda, una proiezione a specchio dei vecchi conflitti degli Stati Uniti su nuovi nemici.[10]

    In realtà, Sayyid Qutb è stato un pensatore molto più complesso di quanto vorrebbe farci credere l’immagine monocromatica che di lui hanno dato tanti giornalisti e sedicenti esperti di radicalismo islamico. Certo, non si può negare che il pensiero di Qutb sia caratterizzato da un forte zelo rivoluzionario. Senza dubbio egli è stato un pensatore radicale, che ha invocato la creazione di una perfetta società islamica, retta da un perfetto Stato islamico, da realizzarsi attraverso una lotta senza quartiere contro i sistemi empi ("jahili", nel linguaggio qutbiano) che dominano oggi l’intero mondo, compresi i paesi che si definiscono musulmani.

    Tuttavia, se il carattere rivoluzionario e radicale del pensiero di Qutb è innegabile, ritengo piuttosto forzoso tracciare una linea continua che va da questo pensatore a Osama Bin Laden e al sedicente califfo al-Baghdadi. Definire Qutb la mente ispiratrice del terrorismo islamico è frutto di una conoscenza parziale di questo autore, che non tiene conto dell’insieme delle sue teorie né del complesso sviluppo che il suo pensiero ha conosciuto nel corso degli anni.

    Il testo cui fanno riferimento i gruppi jihadisti, il già citato Pietre miliari, è infatti solo il momento conclusivo di un percorso intellettuale che ha conosciuto diverse fasi e affrontato numerose tematiche. Per i primi quarantacinque anni della sua vita Qutb è stato soprattutto un poeta e un critico letterario, il cui interesse per la politica si è espresso nell’ambito di partiti di orientamento laico e nazionalista. Le sue prime opere a carattere islamico pongono l’accento soprattutto su questioni sociali ed economiche, e non toccano se non marginalmente le tematiche per cui Qutb è più noto, come la legittimità del potere e la scomunica (takfir) del governante ingiusto.

    Tuttavia non è semplice, per un lettore italiano non arabista, reperire delle informazioni sulle prime fasi della vita intellettuale di Qutb. La letteratura occidentale ha preso in esame soprattutto le sue ultime opere, mentre ben poca attenzione è stata data alla sua produzione letteraria o ai suoi scritti a carattere sociale ed economico. Inoltre, solo una parte delle opere di Qutb è stata tradotta in inglese, mentre esiste una traduzione italiana unicamente di uno scritto minore, Il futuro sarà dell’Islam (Al-mustaqbal li hadha al-din), peraltro risalente a quasi quarant’anni fa.[11]

    È anche per ovviare a queste lacune che viene qui offerta agli studiosi e ai lettori italiani la traduzione di un testo importante, per quanto poco noto, di Qutb: La battaglia fra Islam e capitalismo (Ma‘rakat al-Islam wa al-ra’smaliyya), pubblicata nel 1951. Quest’opera, tra le prime a carattere islamico di Qutb, presenta notevoli differenze rispetto ai testi più radicali e al contempo più noti di questo autore, e svariati punti di contrasto con i cliché che imperversano nei nostri media riguardo al cosiddetto fondamentalismo.

    A compendio essenziale della traduzione, e a beneficio soprattutto dei lettori non specialisti, nelle prossime pagine si traccerà quindi una breve introduzione alla biografia e al percorso intellettuale di Sayyid Qutb, oltre che ai temi più importanti trattati nel libello qui tradotto.


    [1] Il rapporto è consultabile alla pagina https://www.ctc.usma.edu/posts/militant-ideology-atlas (Ultimo accesso 27/06/2016).

    [2] Sayyid Qutb, Milestones, Indianapolis, American Trust Publication, 1990; Sayyid Qutb, Fi zilal al-Qur’an, Cairo, Dar al-Shuruq, 1992.

    [3] Il termine islamofascismo viene utilizzato soprattutto da politici, polemisti e scrittori neocon americani. Si veda ad esempio Norman Podhoretz, World War IV: The Long Struggle against Islamofascism, New York, Doubleday, 2007.

    [4] Yvonne Haddad, The Qur’anic Justification for an Islamic Revolution: The View of Sayyid Qutb, in «Middle East Journal», vol. 37, no. 1 (1983a), pp. 14-29:17.

    [5] Johannes Jansen, The Dual Nature of Islamic Fundamentalism, London, Hurst&co, 1997, p. 49.

    [6] Paul Berman, The Philosopher of the Islamic Terror, in «New York Times Magazine», 23 marzo 2003.

    [7] Dinesh D’Souza, Osama’s Brain: Meet Sayyid Qutb, Intellectual Father of the Anti-Western Jihad, in «The Weekly Standard», 29 aprile 2002.

    [8] Laurence Wright, Le altissime torri, Milano, Adelphi, 2007, pp. 21-50.

    [9] Paul Berman, Terrore e liberalismo, Torino, Einaudi, 2004, pp. 62-122.

    [10] Ellen McLarney, American Freedom and Islamic Fascism: Ideology in the Hall of Mirrors, in «Theory and Event», vol. 4, no. 16 (2011).

    [11] Sayyid Qutb, Il futuro sarà dell’Islam, Ancona, SITA, 1979.

    Sayyid Qutb: biografia di un pensatore militante

    Sayyid Qutb si è affermato come intellettuale e militante islamista in un periodo particolarmente turbolento della storia egiziana; comprendere l’evoluzione del suo pensiero senza contestualizzarla nella sua storia biografica è di fatto impossibile.[1]

    Qutb trascorse gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza nell’ultima fase dell’occupazione coloniale britannica dell’Egitto, iniziata nel 1882 e formalmente terminata nel 1922. Visse la sua giovinezza e la sua prima maturità in un paese mai emancipatosi dall’influenza britannica, oltre che afflitto da una gravissima crisi economica, cui una lunga serie di governi corrotti restò incapace di porre rimedio. Nel caos politico che seguì la fine della seconda guerra mondiale, Qutb denunciò senza mezzi termini il fallimento della classe politica al potere, e appoggiò con fervore il colpo di Stato che nel luglio 1952 pose fine all’esperimento liberale iniziato trent’anni prima. Deluso dalla mancata adesione del nuovo regime alla causa dell’Islam politico, Sayyid Qutb finì tuttavia per diventare uno strenuo oppositore dello stesso presidente Nasser che aveva inizialmente sostenuto, pagando la sua opposizione con la libertà e infine con la stessa vita.

    La parabola della sua vita privata e intellettuale, divisibile grossomodo in quattro fasi, rappresenta forse l’esempio più eccellente dell’evoluzione personale e dottrinale di un intellettuale laico e politicamente impegnato che a un certo punto della sua vita ha scelto di ritornare all’Islam, di rifiutare il suo passato secolare, e di cercare la risposta alle sue domande nel solo Corano. Senza l’analisi del contesto in cui Qutb è vissuto, non si potrebbe comprendere come il suo impegno sociale e il suo slancio verso la modernità si siano a un certo punto trasformati in un rimpianto nostalgico delle origini dell’Islam; né come il suo nazionalismo laico abbia improvvisamente ceduto il posto alla mitizzazione del passato – o meglio, alla ricerca di uno sguardo antico per interpretare il futuro. Il suo pensiero, il suo attivismo, e la storia della sua vita – culminata tragicamente con l’impiccagione del 1966 – sono tutti elementi che hanno contribuito a creare un mito, una figura esemplare di martire e di militante per l’Islam che molti, ancora oggi, aspirano a emulare.


    [1] Per una biografia dettagliata di Qutb, i primi riferimenti utili sono rappresentati dai recenti saggi di Adnan Musallam, From Secularism to Jihad: Sayyid Qutb and the Foundations of Radical Islamism, Westport, Praeger, 2005, e James Toth, Sayyid Qutb: The life and Legacy of a Radical Islamic Intellectual, New York, Oxford University Press, 2013, entrambi ricchissimi di informazioni biografiche.

    Gli anni della giovinezza e dell’impegno letterario (1906-1945)

    Ibrahim Husayn Shadhili Sayyid Qutb, primogenito di cinque figli, nacque il 9 ottobre 1906 a Musha, un villaggio presso Asyut, nel Medio Egitto, da una famiglia di piccoli proprietari terrieri rispettata ma impoverita. È lo stesso Qutb a fornirci informazioni sulla sua infanzia, grazie al romanzo autobiografico Un bambino del villaggio (Tifl min al-qariya), pubblicato al Cairo nel 1946 e tradotto in inglese nel 2004 da John Calvert e William Shepard.[1] In quest’opera Qutb ci racconta di un’infanzia felice, caratterizzata da un precoce interesse per il sapere; una passione che poté coltivare liberamente in casa come presso la scuola pubblica, dove i genitori scelsero di mandarlo dopo lunghe discussioni. Lo Stato egiziano aveva cominciato solo pochi anni prima a istituire un sistema scolastico pubblico di stampo moderno; dare ai propri figli questo tipo di istruzione era considerato al tempo una scelta molto progressista, soprattutto in un villaggio periferico come Musha. Qutb rivendica con un certo orgoglio la scelta dei genitori, raccontando quasi con orrore la sua breve esperienza presso il tradizionale kuttab, la scuola coranica, sporca e priva di qualsiasi attrezzatura moderna.[2]

    I risultati conseguiti dal giovane Qutb presso la scuola pubblica furono eccellenti; egli dimostrò un grande interesse soprattutto per la letteratura, una passione che coltivò avidamente anche al di fuori del contesto scolastico. Ogni anno, ci racconta, attendeva con trepidazione l’arrivo nel villaggio di un libraio itinerante, presso cui acquistava libri di ogni genere grazie ai risparmi accumulati nel corso di lunghi mesi. Nel corso del tempo, il futuro ideologo dell’Islam radicale raccolse un piccolo tesoro (un intero scaffale) che comprendeva classici come Le mille e una notte, best seller di bassa qualità – in particolare gialli e thriller – e perfino un manuale di incantesimi. Tuttavia, questo interesse per la cultura profana non deve far credere che il giovane Qutb trascurasse la formazione religiosa; con l’aiuto della madre, infatti, apprese a memoria l’intero Corano prima del compimento del decimo anno di età.

    È sempre nell’ambito familiare che venne forgiato l’interesse per la politica del giovane Qutb. Il padre Ibrahim era un rappresentante locale del partito nazionalista, illegale sotto l’occupazione britannica, e nella sua casa si svolgevano moltissime riunioni segrete. Qutb racconta di come fu sensibilizzato precocemente alla politica ascoltando gli incontri clandestini attraverso la porta chiusa a chiave, finché non gli fu concesso di partecipare. La prima vera prova del nazionalismo di Qutb avvenne d’altra parte già nel 1919, quando un’ondata di rivolte contro l’occupazione britannica si scatenò in tutto l’Egitto, comprese le aree rurali, innescando una rivoluzione che si sarebbe conclusa solo con la conquista dell’indipendenza nazionale.[3] Qutb partecipò in modo entusiasta alle manifestazioni e agli incontri pubblici, e sperimentò per la prima volta le sue capacità poetiche componendo alcune odi nazionaliste; si trattò, com’è evidente, di un’esperienza che ebbe un notevole effetto sulla sua coscienza politica in formazione.[4]

    Come molti ragazzi della sua generazione, Sayyid Qutb si trasferì adolescente (1921) al Cairo, dove terminò gli studi nella moderna scuola di formazione all’insegnamento Dar al-‘Ulum. Si laureò nel 1933 in lingua e letteratura araba, trovando immediatamente un impiego alle dipendenze del Ministero dell’Istruzione. Nei primi anni si dedicò all’insegnamento, ma a partire dal 1940 diventò ispettore scolastico e consulente ministeriale. Oltre ad affermarsi sul piano professionale, nel giro di qualche anno Qutb cominciò a farsi notare come intellettuale e letterato, entrando a far parte della scuola poetica Diwan, fondata dal giornalista e critico letterario Muhammad ‘Abbas al-‘Aqqad, che sarebbe diventato il suo mentore.[5] In questo ambiente strinse amicizia con diverse eminenti figure intellettuali, fra cui, cosa che con il senno di poi può apparire sorprendente, Taha Husayn.[6] Fino allo scoppio della seconda guerra mondiale Qutb si dedicò principalmente alla letteratura, anche se, oltre a seguirne la scuola poetica, Qutb imitò ‘Aqqad anche nell’impegno politico, militando prima nel partito nazionalista Wafd e poi nel partito sa‘adista; la sua posizione era quella di un sostenitore accanito dell’indipendenza e della modernizzazione del paese, del liberalismo politico e della riforma sociale.[7]

    Eppure, nessuna di queste attività sembrava soddisfarlo pienamente. Al Cairo, Qutb era profondamente infelice, vittima di un tormento interiore che si rifletteva nella sua produzione letteraria, dove si descriveva come un giovane fuggitivo, amante dell’impossibile, alla ricerca di ciò che non poteva trovare e deluso da tutto ciò che otteneva.[8] La morte della madre Fatima, nell’ottobre 1940, aggravò ulteriormente questo stato psicologico; Qutb, che aveva perso il padre quando era ancora adolescente e non si è mai sposato, era profondamente legato alla madre, tanto che la morte di lei rappresentò probabilmente il colpo emotivo più grave subito nella sua vita. La sua già precaria salute iniziò inoltre a peggiorare, costringendolo a letto per lunghi periodi. È dunque in questa fase tormentata della sua vita che Qutb iniziò a riavvicinarsi alla lettura del Corano, dando inizio al processo di transizione che l’avrebbe guidato, lentamente ma inesorabilmente, verso un recupero della fede e la conversione dal nazionalismo all’islamismo.


    [1] Sayyid Qutb, A Child from the Village, New York, Syracuse University Press, 2004. Il romanzo è narrato in terza persona, come se il Qutb adulto, ormai vicino alla conversione islamista, volesse prendere le distanze dall’ingenuo ragazzino descritto nel romanzo.

    [2] "È passato un quarto di secolo (…) ma se [oggi] gli si chiedesse qual è il suo desiderio più dolce, egli risponderebbe che sarebbe di tornare a essere di nuovo uno studente di quella scuola, e difenderla contro il kuttab e i ragazzi del kuttab (Qutb, 2004, p. 25). Il tipo di istruzione ricevuta da Qutb non è un dettaglio trascurabile, visto che ancora oggi alcuni studiosi e giornalisti occidentali, soprattutto non specialisti, sostengono che egli abbia avuto un’istruzione religiosa tradizionale" (si veda ad esempio Berman, 2004, p. 74).

    [3] L’Egitto non partecipò direttamente alle vicende belliche della prima guerra mondiale, ma fu coinvolto indirettamente in maniera decisiva: le sue infrastrutture e le sue risorse economiche furono infatti indispensabili all’Inghilterra per riportare la vittoria in Medio Oriente contro l’Impero Ottomano. I sacrifici costati all’Egitto nel corso della guerra non portarono però al paese alcun vantaggio, e l’opinione pubblica divenne sempre più ostile all’occupazione britannica. L’11 novembre 1918 una delegazione (wafd) guidata dal nazionalista Sa‘d Zaghlul si presentò dall’allora residente generale sir Reginald Wingane allo scopo dichiarato di chiedere l’indipendenza totale dell’Egitto. Nonostante Wingane non fosse del tutto contrario al dialogo, l’Inghilterra rifiutò ogni richiesta del wafd (da cui prese il nome il più importante partito nazionalista egiziano) e l’8 marzo 1919 ordinò l’arresto e la deportazione di Zaghlul e degli altri delegati. Tutto l’Egitto insorse; per varie settimane, dimostrazioni e scioperi si susseguirono in tutto il paese, spesso repressi nel sangue, innescando la catena di eventi che avrebbe portato alla dichiarazione unilaterale con cui nel 1922 la Gran Bretagna riconobbe l’indipendenza formale dell’Egitto. Per un approfondimento della storia delle sollevazioni del 1919, vedi anche Ellis Goldberg, Peasants in Revolt – Egypt 1919, in «International Journal of Middle East Studies», 24 (1992), pp. 261-280; Israel Gershoni e James Jankowski, Egypt, Islam and the Arabs: the Search for an Egyptian Nationhood, 1900-1939, Oxford, Oxford University Press, 1986, pp. 23-55; Panayiotis Jerasimof Vatikiotis, The Modern History of Egypt, London, Weidenfeld&Nicolson, 1969, pp. 239-265.

    [4] La precoce attitudine alla poesia di Qutb è confermata dal fatto che nel 1921, quand’era appena quindicenne, vide pubblicata la sua prima poesia sul giornale ufficiale del partito Wafd, al-Balagh. Toth, 2013, p. 16.

    [5] In questa sede non posso dedicare molto spazio alla produzione letteraria di Qutb e al suo ruolo nella scuola di al-‘Aqqad; per maggiori informazioni su questo argomento, cfr. Adnan Musallam, Prelude to Islamic Commitment: Sayyid Qutb’s Literary and Spiritual Orientation, 1932-1938, in «The Muslim World», 1-2 (1990), pp. 176-189; Muhammad Abubakar, Sayyid Qutb’s Interpretation of the Islamic View of Literature, in «Islamic Studies», vol. 23, no. 2 (1984), pp. 57-65. Per maggiori approfondimenti sulla scuola letteraria Diwan e il suo fondatore al-‘Aqqad, cfr. Salma Khadra Jayyusi, Trends and Movements in Modern Arabic Poetry, Leiden, E.J.Brill, 1977.

    [6] Nel 1938 Taha Husayn pubblicò un’opera rivoluzionaria per il moderno pensiero arabo, dal titolo L’avvenire della cultura in Egitto (dell’opera esiste una traduzione inglese: The Future of Culture in Egypt, Washington, American Council of Learned Society, 1954). In quest’opera Husayn affermava che le radici culturali dell’Egitto lo rendevano parte della cultura mediterranea e occidentale; l’Islam era da considerarsi solo uno degli elementi caratteristici della cultura egiziana, non più determinante del razionalismo greco o del pragmatismo romano. Perché l’Egitto potesse lanciarsi sulla via della modernità, per Taha Husayn era dunque necessario entrare a far parte pienamente e consapevolmente della moderna civiltà occidentale. Qutb, al tempo fervente nazionalista, sosteneva orgogliosamente il carattere autonomo e peculiare della cultura egiziana e non poté che criticare il libro di Taha Husayn. Tuttavia, la sua critica a Taha Husayn rimase amichevole, priva del tono aggressivo, ad esempio, delle sue diatribe contro i neoclassicisti (John Calvert, The Individual and the Nation: Sayyid Qutb’s Tifl min al-qarya, in «The Muslim World», 90 (2000a), pp. 109-132:114).

    [7] Il Wafd è stato una delle forze politiche più importanti dell’Egitto liberale. Fondato nel novembre 1918 come semplice delegazione nazionale con il compito di rappresentare le istanze indipendentiste dell’Egitto, guidò la rivolta del 1919 e si affermò in seguito come il partito nazionalista più importante del paese. La popolarità del Wafd cominciò a declinare dopo la ratifica del trattato anglo-egiziano del 1936, che non intaccò se non marginalmente l’influenza della Gran Bretagna sul paese e fu quindi percepito da molti come un tradimento della causa nazionale da parte del Wafd. Alcuni dei membri più influenti del partito, come il futuro primo ministro al-Nuqrashi, abbandonarono il Wafd e fondarono un partito indipendente, il Sa‘ad, che ereditò le istanze nazionaliste del Wafd ponendo una maggiore attenzione sulle richieste di costituzionalismo, democrazia, libertà civili e giustizia sociale. Qutb fu tra i militanti che passarono al Sa‘ad, anche se ne rimase in breve tempo deluso: il partito rimase minoritario ed ebbe sempre ben poca presa sulle masse. Per maggiori informazioni sul sistema di partiti nell’Egitto liberale, cfr. Marius Deeb, Party Politics in Egypt 1919-1939, London, Ithaca Press, 1979; Afaf Lufti al-Sayyid Marsot, Egypt’s Liberal Experiment: 1922-1936. Berkley, University of California Press, 1977.

    [8] Musallam, 2005, p. 66.

    Verso l’islamismo (1939-1951)

    La conversione islamista di Qutb non è stata repentina, e più che di un singolo episodio scatenante, può considerarsi il frutto di una serie complessa di eventi storici e personali.[1] In termini generali, il percorso che avrebbe condotto Qutb dal nazionalismo laico all’islamismo iniziò intorno al 1939; e può considerarsi pienamente avviato intorno al 1948, quando Qutb abbandonò la scuola poetica di ‘Aqqad e partì per un viaggio di due anni negli Stati Uniti. Poco prima di partire, infatti, aveva dato alle stampe le bozze del suo primo libro a carattere islamico, La giustizia sociale nell’Islam (al-‘Adala al-ijtima‘iyya fi al-Islam). Con il suo rientro dal viaggio americano, questo processo di conversione era ormai giunto a compimento.

    Fu quindi con l’inizio della seconda guerra mondiale che Qutb cominciò ad allontanarsi progressivamente dalla letteratura, anche se negli anni successivi avrebbe ancora pubblicato svariate poesie e alcuni romanzi.[2] Come abbiamo visto, la morte della madre lo aveva riavvicinato alla lettura del Corano, anche se il suo interesse per il testo sacro dell’Islam è rimasto per qualche tempo artistico e intellettuale, oltre che spirituale e religioso in senso stretto. Rispettivamente nel 1945 e nel 1947, infatti, Qutb pubblicò due opere intitolate L’iconografia artistica del Corano e Aspetti della resurrezione nel Corano. Come suggeriscono i titoli, si trattava di analisi letterarie e stilistiche, non dottrinali, ma lo stesso Qutb riconobbe anni dopo che fu proprio con queste opere che nacque il suo interesse per l’esegesi del testo sacro.[3]

    Sempre negli anni della seconda guerra mondiale, Qutb mostrò anche un crescente scetticismo nei confronti della vita politica e una generale insofferenza verso tutte le attività cui si era dedicato nei primi anni di vita al Cairo. Si allontanò progressivamente dalla scuola poetica di ‘Aqqad e si dedicò soprattutto alla critica letteraria, oltre a collaborare con diversi periodici come polemista.[4] Il centro del suo interesse politico si era ormai definitivamente spostato dalle rivendicazioni nazionaliste alla questione della giustizia sociale; questo era il problema a suo parere più urgente in Egitto, un problema che forze politiche del tempo sembravano voler scientemente ignorare. I suoi articoli criticavano con ferocia le politiche sociali dei vari governi e i privilegi delle classi agiate, e gli valsero l’inimicizia di non pochi personaggi pubblici, fra cui lo stesso re Faruq. Non c’era settore della società, infatti, cui Qutb non rivolgesse i suoi attacchi: non risparmiava scrittori e giornalisti, che a suo dire avevano dimenticato gli interessi del popolo e si erano piegati alla volontà dei potenti; accusava i notabili e i privilegiati di sfruttare i contadini e i poveri per mantenere il loro riprovevole stile di vita; e si indignava di fronte ai media e in particolare alle radio, con i loro programmi immorali che stavano uccidendo la nobiltà, l’onore e la forza del popolo.[5] Nel 1947, visti i forti contrasti che aveva con i suoi superiori e diversi membri del governo, tentò una prima volta di rassegnare le dimissioni dal Ministero dell’Istruzione, che però furono rifiutate. Nello stesso anno abbandonò definitivamente il partito sa‘adista, e in ottobre fondò il settimanale islamista al-Fikr al-Jadid (Il nuovo pensiero).[6]

    L’operazione fu coraggiosa, ma di breve durata: al-Fikr al-Jadid pubblicò solo dodici numeri e andò incontro all’opposizione di quasi tutte le forze politiche del paese: dal governo ai dottori della legge (‘ulama), dai comunisti alla stessa Associazione dei Fratelli Musulmani. Nello stesso periodo, Qutb iniziò la redazione della sua già citata prima opera a carattere islamico, La giustizia sociale nell’Islam, pubblicata nel 1949 e incentrata – come suggerisce lo stesso titolo – sulla dottrina sociale ed economica dell’Islam.[7]

    È evidente che Qutb stava cominciando a diventare un personaggio politicamente molto scomodo, al punto che nel 1948 lo stesso palazzo reale ne richiese l’arresto. Qutb poté evitare il carcere grazie all’intervento del primo ministro al-Nuqrashi, che conosceva Qutb dai tempi della sua militanza nel Wafd e nel Sa‘ad, e che propose dunque al Ministero dell’Istruzione una soluzione alternativa, meno drastica. Qutb venne inviato in una sorta di esilio negli Stati Uniti, allo scopo ufficiale di studiare per conto del Ministero il sistema scolastico americano.

    Nelle intenzioni dei suoi superiori, questo viaggio avrebbe dovuto smussare l’antioccidentalismo di Qutb; una volta gustato in prima persona lo stile di vita degli statunitensi, si credeva, egli sarebbe tornato in patria come un cantore entusiasta del sogno americano. Qutb fu in effetti profondamente colpito dalla cultura americana, ma di certo non nel modo che i suoi superiori avrebbero voluto. La reazione fu esattamente opposta: fin dal momento in cui entrò nella cabina della nave che l’avrebbe portato negli Stati Uniti, l’unica emozione che avrebbe

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