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I Misteri dell’Aldilà - sconvolgenti testimonianze della vita oltre la morte

I Misteri dell’Aldilà - sconvolgenti testimonianze della vita oltre la morte

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I Misteri dell’Aldilà - sconvolgenti testimonianze della vita oltre la morte

valutazioni:
5/5 (1 valutazione)
Lunghezza:
164 pagine
2 ore
Pubblicato:
12 set 2016
ISBN:
9788822842657
Formato:
Libro

Descrizione

Cosa c'è dopo la morte?
Siamo destinati al nulla o possiamo sperare ad un'altra dimensione, ad un nuovo universo vitale?
Secondo le testimonianze, raccolte in questo libro, di persone tornate in vita dopo che erano state dichiarate clinicamente morte, l'aldilà esiste ed è un posto meraviglioso...

Indice dei Contenuti

capitolo I: UOMINI SULLA SOGLIA

capitolo II: LA FALSA MORTE

capitolo III: L' IMPICCATO DELLA PIAZZA ROSSA

capitolo IV: "CERCANSI VOLONTARI PER UN INCONTRO CON LA MORTE!"

capitolo V: TRE SETTIMANE NELL' ALDILÀ

capitolo VI: "NON AVRÒ MAI PIU' PAURA DELLA MORTE"

capitolo VII: UNA BALLERINA GUARDA NELLO SPECCHIO DEL FUTURO

capitolo VIII: REDUCE DAL VIETNAM

capitolo IX: LE LABBRA CHIUSE

capitolo X : IN ATTESA CHE LA MORTE CHIAMI

capitolo XI: ANIME IRREQUIETE

capitolo XII: "E POI ERO TORNATO SULLA TERRA"

capitolo XIII: "HO PARLATO CON LA MIA AMANTE NELL'ALDILÀ"

capitolo XIV: NELLA "CAVERNA DEI MORTI"

capitolo XV: ESCURSIONI VERSO DIVERSE SFERE

capitolo XVI: L'ETERNO MORTO VIVENTE
Pubblicato:
12 set 2016
ISBN:
9788822842657
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

I Misteri dell’Aldilà - sconvolgenti testimonianze della vita oltre la morte - Michel Clarke

Michel Clarke

I Misteri dell’Aldilà

sconvolgenti testimonianze della vita oltre la morte

Edizioni Bergamo Alta – Prima edizione digitale 2016 a cura di David De Angelis

INDICE

capitolo I: UOMINI SULLA SOGLIA

capitolo II: LA FALSA MORTE

capitolo III: L' IMPICCATO DELLA PIAZZA ROSSA

capitolo IV: CERCANSI VOLONTARI PER UN INCONTRO CON LA MORTE!

capitolo V: TRE SETTIMANE NELL' ALDILÀ

capitolo VI: NON AVRÒ MAI PIU' PAURA DELLA MORTE

capitolo VII: UNA BALLERINA GUARDA NELLO SPECCHIO DEL FUTURO

capitolo VIII: REDUCE DAL VIETNAM

capitolo IX: LE LABBRA CHIUSE

capitolo X : IN ATTESA CHE LA MORTE CHIAMI

capitolo XI: ANIME IRREQUIETE

capitolo XII: E POI ERO TORNATO SULLA TERRA

capitolo XIII: HO PARLATO CON LA MIA AMANTE NELL'ALDILÀ

capitolo XIV: NELLA CAVERNA DEI MORTI

capitolo XV: ESCURSIONI VERSO DIVERSE SFERE

capitolo XVI: L'ETERNO MORTO VIVENTE

capitolo I - UOMINI SULLA SOGLIA

Un giorno a Neuilly, nelle vicinanze di Parigi, qualcuno bussò alla porta dell'appartamento della signora Francis Leslie. Era la terza volta, ma nessuno rispose. Lei invece doveva essere in casa, quindi era successo qualche cosa. Quando forzarono la porta trovarono la signora Leslie distesa per terra, sul tappeto della sua sala da pranzo.

Era morta! Senza alcun dubbio morta!

La signora era americana, allora la portarono al vicino ospedale americano di Neuilly perché fosse accertata la causa della sua morte. Non c'era fretta per fare l'esame necroscopico; verso mezzogiorno avevano più tempo per l'autopsia. Ma quando il medico, che ne era incaricato, toccò il corpo, si accorse che la sua tempera tura era eccezionalmente alta. Bisogna sapere che esistono delle leggi determinate riguardanti la diminuzione della temperatura, l'inizio della rigidità cadaverica e sintomi simili che devono essere rispettate ai fini degli accertamenti in caso di morte, specie quando si tratta di una paralisi cardiaca.

Il medico chiamò due colleghi, ottimi cardiologi, perché l'aiutassero. I tre uomini si guardarono e si compreso senza parole. Non potevano sapere in anticipo se questo intervento fantastico e insolito su un corpo di una persona ovviamente morta poteva aver successo. Ma bisognava tentare.

Quindi, nessuno dei tre avrebbe parlato se l'esperienza si fosse conclusa con un fallimento. Avrebbero dovuto solo confermare ufficialmente la condizione della donna, già accertata nell'esame preventivo. Qui, però, si trattava di una vita umana e i medici non volevano lasciare intentato nessun mezzo.

Dopo aver sistemato il corpo senza vita sopra lo schermo radioscopico, la mano esperta di uno dei medici introdusse l'ago di una siringa nell'interno di un ventricolo del cuore, attraverso un ganglio nervoso prescelto, per fare l'iniezione di adrenalina allo scopo di sollecitare un avvio del battito del cuore.

Aspettarono...

Fu un'attesa lunga ed eccitante. L'iniezione fu ripetuta con una dose più forte. Ad un tratto notarono la reazione positiva, attesa con tanti dubbi e speranze.

Il cuore ricominciò a battere. All'inizio soltanto debolmente, lentamente, poi sempre più forte per raggiungere una velocità spaventosa, disperata, come se un motore volesse fare uno sforzo supremo. Dopo un pò il cuore si calmò, battendo regolarmente, così come lo possiamo sentire in una notte silenziosa.

Dopo un'altra mezz'ora, la donna, per la quale un medico francese aveva già compilato il certificato di morte, apri gli occhi. Guardò, l'uno dopo l'altro, i tre uomini chinati sopra di lei. Essi potevano osservare quanta fatica le costava cogliere i propri pensieri, finiti chissà dove, e concentrarsi.

Dov'era? Cos'era successo nel frattempo?

Quanto era durato quel frattempo?

Che ne sarà di lei?

Gli uomini la stavano guardando, in attesa delle sue domande. Avevano fatto un esperimento, ma l'avevano richiamata? E da dove? Dove mai era stata?

La donna chiuse gli occhi e sembrava ancora essere occupata a mettere ordine nei suoi pensieri. Due dei medici dovettero andare via e ne rimase solo uno per sorvegliare la paziente.

Mi sente? Mi dia la sua mano! Devo sentire che in lei c'é vita. Perché mi ricordo di essere stata da qualche altra parte dove non c'era vita. Oppure una vita diversa...

Il giovane medico, a cui era affidata la malata, strinse la mano bianca e fredda della donna nella sua, piena di calore vitale.

Lei c'é stata davvero? Racconti, se non la stanca troppo. Parli.... Allora, Francis Leslie cominciò a raccontare quello che aveva vissuto sull'altra sponda:

"Non mi ricordo più com'é avvenuto. Ad un tratto ho sentito un ronzio, delicatissimo e acuto. O forse erano i colori attorno a me che

emanavano quei suoni? Mi stavo librando in un lungo tunnel che prima sembrava stretto, poi si allargava sempre di più, - sempre di più, e sembrava dipinto di colori sempre più splendenti - a mano a mano che andavo avanti, volando, in quella strettoia.

"Mi ricordo di un rosso scuro sopra di me e di un blu nericcio davanti a me, ma più volgevo Io sguardo verso l'alto, più diventava chiaro. I miei piedi - no, non avevo più corpo. Oppure sì? Avevo una forma che non posso ricordare bene.

"Adesso non le so dire, se in quel tunnel ho potuto distinguere dov'era l'alto e il basso, proprio non lo so più.

Ad ogni modo avanzavo nel tunnel, io o quella parte di me che aveva preso forma ed era in grado di volare. Quell'essenza di peso era meravigliosa.

"Mi sentivo chiamata da una voce lontana. Non era più la voce dei colori, quella voce pronunciava il mio nome. La conoscevo, e so anche di aver riflettuto di chi fosse la voce.

"Mentre volavo lungo il tunnel, non me la potevo ricordare. Ma adesso lo so: era la voce di una persona morta tanti anni fa e alla quale avevo pensato spesso. Poi udivo anche dei passi, come se qualcuno camminasse lungo un largo tunnel con passi pesanti. I passi risuonavano dietro di me. Avevo fretta di andare avanti per trovare colui che mi chiamava. Dovevo cercarlo là, dove il blu scuro entrava il quell'imbuto pauroso.

Dicevo a me stessa che dovevo affrettarmi. Il ronzio diventava più bello, più acuto. Anche i colori diventavano più chiari, sembravano un gioco di mille sfumature, che poi si dividevano, per formare una fontana, e ogni colore aveva un suono. E da tutti quei colori e suoni risultava una musica fantastica che mi riempiva e mi portava avanti, provocando in me la sensazione d'un benessere mai prima sconosciuto avanti, verso la voce che mi stava chiamando…

"Ma poi mi sentivo fermata da qualcuno. Non potevo più andare avanti. I miei piedi - ma non avevo più corpo insomma, quello che c'era di me e che voleva raggiungere la voce, non poteva più muoversi.

"Cercavo di vincere quella mano che mi aveva fermato e che mi stava tirando indietro. Ma come puoi respingere una mano quando sei senza corpo, e la mano è ugualmente in grado di toccarti…

"Tutte le mie sensazioni di benessere venivano ora disturbate da un dolore che mi compenetrava interamente.

"Se adesso ci penso, non capisco come potessi avere la sensazione che nella mia testa fosse entrato un lungo ago di acciaio che poi attraversava tutto il mio corpo, come se qualcuno potessi spezzarmi in due, dal momento che non avevo più corpo, né cervello.

"Il dolore si faceva più acuto, mentre quella mano mi stringeva sempre più forte, e i colori davanti a me perdevano il loro splendore.

Impallidivano, e non suonavano più. L'imbuto, il tunnel, dove mi ero affaticata per raggiungere l'uscita, si stringeva di nuovo, diventando stretto e piccolo in un modo che mi faceva paura.

"Prima avevo già superato la paura, adesso ero impaurita e tremavo. D'improvviso, mi sentivo tornare nel mio corpo. La mano non mi mollava più. La sentivo nella nuca era forte come l'acciaio. La mano mi tirava indietro, all'interno di un'oscurità profonda che prima mi sembrava di un rosso scuro, poi cambiava in nero, in un nero così reale, come può essere solo la notte eterna.

E poi ero qui. Sentivo parlare lei e mi spiaceva che quella mano di ferro mi avesse riportato in terra. Ma lei non capirà tutto ciò. . . Francis Leslie tacque e chiuse gli occhi. Poi disse:

Non avrei dovuto parlarne. Sono molto malata? Devo rimanere qui?

Lei non è malata e non sappiamo nemmeno quale fu la causa del suo svenimento. Perché non credo che sia stato altro, solo che era accompagnato dai sintomi di una catalessi. Il medico cercava di tranquillizzare la donna.

Non è stato uno svenimento! E' stato molto di più.

Sono stato sull'altra sponda, ne sono sicura. Non si preoccupi troppo per me. Non può capire che ho fretta di tornare là dove la mano di ferro mi fermò?"

Il giovane medico non rispose. Cercava di tenere bene in mente ogni parola per poter fare un rapporto preciso ai due cardiologhi. La signora Leslie visse altre dodici ore, poi si spense per la seconda volta e non poté e non poté più essere rianimata. L'autopsia rivelò una malattia del cuore che era stata la causa della paralisi cardiaca.

E' stata la voglia di morire che ha determinato la fine di questa donna. Voleva morire, forse perché era addolorata per la scomparsa di qualcuno morto prima di lei.

E come si spiegano le descrizioni di ciò che, come disse lei, ha vissuto nell'aldilà?

Il professor A. Winstel stava sfogliando il rapporto che il giovane medico aveva messo insieme con accuratezza.

"Interessante, molto interessante. Ma a mio parere è anche una prova del fatto che la prima dichiarazione di morte è stata un errore. La signora Leslie non era ancora morta. Era in una condizione tale da provocare una specie di catalessi simile alla rigidità cadaverica, collegata inoltre a una diminuzione straordinaria dell'attività cardiaca. Mi dispiace che non abbiamo fatto gli esami sulla defunta, voglio dire sulla donna svenuta, appena l'avevano portata. Avremmo potuto constatare che la mandibola inferiore, dove comincia a mostrarsi la rigidità cadaverica, non aveva subito il solito danno. Altrimenti non avrebbe potuto parlare subito dopo aver ripreso i sensi. Voi lo sapete: la rigidità cadaverica comincia dalla mandibola inferiore, colpisce successivamente la nuca, il dorso, gli arti e scompare a cominciare da quest'ultimi per finire con la mandibola.

"Nel suo rapporto, lei accenna a colori e a suoni eccezionali di cui la donna le ha parlato. Sappiamo che tanto l'occhio quanto l'orecchio possono ricevere stimoli per vedere e per udire dal cervello stesso senza influssi esterni. Se, quindi, nell'ambito dell'udito e della vista non esistevano più delle condizioni normali, causate da un disturbo nella circolazione sanguigna e da una diminuzione dell'attività cardiaca con conseguente mancanza di ossigeno nel cervello, allora era senz'altro possibile che la donna, assopita in uno svenimento profondo, potesse percepire dei colori e dei suoni.

Naturalmente dobbiamo renderci conto di una cosa: la diminuzione dell'attività cardiaca avrebbe avuto come conseguenza un soffocamento del cervello da cui sarebbe risultata la morte, se noi non avessimo fatto l'esperimento con l'adrenalina. Ma era nostro dovere provarlo perché c'era la possibilità di riattivare la vita di questa donna e farle superare il punto morto, nel suo doppio senso.

Ma quella sensazione di librarsi, di essere portata, quell'assenza di peso, in tutto. . .

Si faccia un po' raccontare dai malati di cuore i loro sogni. Questa gente si sente sempre distaccata dal proprio corpo. Si trovano, per così dire, in uno stato di librazione. E quando hanno raggiunto questo distacco dal corpo che giace in terra, anche loro provano quella sensazione.. .

Lei pensa, dunque, che questo caso, cioè che le impressioni della signora Leslie non corrispondano ad esperienze nell'aldilà?

Per un medico che tutti i giorni si occupa delle funzioni di cellule è difficile accettare come vera un'impressione, nella quale il corpo e le cellule non giocano nessun ruolo. Se veramente esistesse quell'aldilà, non so se sarebbe possibile parlarne. . .

La donna, però, diceva di aver sentito una voce che la chiamava. E lei stesso ha saputo poc'anzi che la donna è morta perché non voleva più vivere, perché era addolorata per la perdita di qualcuno.

Il professore Winstel si era avvicinato alla finestra e guardava il parco, dove, gli alberi, spogliati dall'inverno, alzavano i loro rami verso il cielo.

"Non so dire altro. Qui si tratta di una descrizione molto dettagliata di un passaggio, di un avvenimento, di cui solo pochi sanno raccontare: dietro a loro non c'é quella mano di ferro, come dice

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