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L’altro Duca: I Famigerati Flynn, #1

L’altro Duca: I Famigerati Flynn, #1

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L’altro Duca: I Famigerati Flynn, #1

valutazioni:
5/5 (1 valutazione)
Lunghezza:
277 pagine
4 ore
Pubblicato:
Sep 21, 2016
ISBN:
9781536550863
Formato:
Libro

Descrizione

Romanzo di Jess Michaels, acclamata autrice di bestseller di USA Today

Promessa in sposa all’erede del Ducato di Hartholm dalla più tenera età, Serafina McPhee per anni ha cercato una via di scampo. Ed ecco che lui muore improvvisamente. Altro che lacrime, è finalmente libera. Ma il sogno ha vita breve. Raphael Flynn, cugino del defunto e prossimo in linea di successione, è costretto ad accollarsi il fidanzamento. Con la fama di libertino che lo precede, neanche Serafina smania all’idea di fraternizzare, per quanto il successore sia bello come il sole.

Gli propone un accordo. Lo sposerà, gli darà un erede e un sostituto al titolo e, una volta assolti i propri doveri, sarà libera di andare. L’avvenenza e le reticenze di lei lo intrigano. Di norma, le donne gli cadono ai piedi. Non fuggono a gambe levate. Non potendo sottrarsi al matrimonio, Rafe accetta di stare ai patti.

Quando però la prima notte di nozze apprende degli abusi che ha dovuto subire per mano del predecessore, si scopre a voler sconfinare. E introdurla al desiderio. Pericolose emozioni covano sotto la passione che li ha travolti. Con buona pace di qualsiasi accordo.

Lunghezza: Romanzo in versione integrale

Livello di sensualità: Bollente

Il romanzo può essere letto singolarmente ed è il primo della serie “I Famigerati Flynn”.

Pubblicato:
Sep 21, 2016
ISBN:
9781536550863
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

Jess Michaels always flips through every romance she buys in search of "the good stuff," so it makes perfect sense that she writes erotic romance where she gets to turn up the heat and let it boil. She also runs the popular website The Passionate Pen and writes historical romance as Jenna Petersen.

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Anteprima del libro

L’altro Duca - Jess Michaels

L’altro Duca

(I famigerati Flynn - libro 1)

di

Jess Michaels

l’altro Duca

I Famigerati Flynn - Libro 1

Copyright © Jesse Petersen, 2015

Traduzione di Tiziana Tursi – Language+ Literary Translations, LLC

Tutti i diritti sono riservati. È vietata qualsiasi riproduzione o utilizzazione integrale o parziale della presente opera senza l’espresso consenso scritto dell’editore, salvo brevi citazioni a scopo di recensione.

Per ulteriori informazioni, contattate Jess Michaels

www.AuthorJessMichaels.com

Per contattare l’autrice:

Email: Jess@AuthorJessMichaels.com

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NOTA dell’autrice

Dopo diversi anni e ogni genere di pubblicazione, ho deciso di abbracciare la pubblicazione indipendente. Un’esperienza entusiasmante e terrificante. Una volta qualcuno ha detto che salti dalla scogliera e costruisci le ali andando giù. Ed eccomi qui. È divertente, lo ammetto. Quando diventi indipendente, non lo fai da solo. C’è quindi un bel po’ di gente che sento di dover ringraziare per aver reso possibili questo libro, questa scelta e questa vita.

Innanzitutto, voi lettori che mi date la spinta sufficiente per azzardare la scelta. Spero che apprezzerete i prossimi libri e mi seguirete in questa avventura come avete fatto in tutte le altre.

Voglio ringraziare poi tutti coloro che mi hanno dato una mano nella stesura del romanzo. Mackenzie Walton, mio indomito, gentile e fantastico editor grazie di tutto. Millie Bullock, non soltanto migliore copyeditor in assoluto, ma anche mamma numero uno. Ti adoro! Gli amici che mi hanno incoraggiata a compiere il grande passo: Grace Callaway, Delilah Marvelle, Heather Boyd, Vicki Lewis Thompson e Lila DiPasqua. La generosità con cui avete condiviso le vostre informazioni, tenendomi all’occorrenza per mano, ha fatto un’enorme differenza. Beth Neuman, grazie per le chiassose partite a Carte Contro l’Umanità e le favolose chiacchierate che mi ricordano che sono umana, oltre che scrittrice. Ragazze Strambe Per Sempre!

E infine e soprattutto grazie a Michael Petersen. Hai saltato il fosso con me. Sei la mia cassa di risonanza, il mio miglior amico, il mio assistente e l’amore della mia vita. Faticherei persino a respirare senza di te, figuriamoci trovare il coraggio di provarci da sola.

Capitolo uno

Estate 1813

Serafina McPhee sussultò mentre la sarta le serrava un palmo di tessuto intorno alla vita e conficcava uno spillo per tenerlo saldo.

«Se continuate a perdere peso, signorina McPhee, non posso garantirvi che apparirete bella il giorno delle nozze» esclamò in tono brusco. «E, di sicuro, non sarà colpa mia.»

«Mi spiace, signorina Windle» mormorò Serafina mentre la sarta scarabocchiava sbuffando qualche cifra su un taccuino al tavolo poco distante.

«Che donna sgradevole» osservò Emma, la sua migliore amica, avvicinandosi furtivamente e stringendole la mano. «Non potresti mai essere meno che bella. Ecco, guardati. »

La ruotò gentilmente finché entrambe non furono di fronte allo specchio a tutta lunghezza sistemato alle sue spalle. Serafina fissò il suo riflesso e provò un tuffo al cuore. Una parte di lei desiderava che la perfida sarta avesse ragione. Che, guardandosi, vedesse la sua bellezza svanita, sbiadita, intaccata.

Invece, era quella di sempre. E l’abito, il bellissimo abito che decine di ragazze avrebbero sacrificato il dito mignolo pur di indossare, non faceva che accentuare quanto il buon Dio era stato così crudele da donarle.

Suo padre non aveva badato a spese. E si vedeva. La seta color crema era stata intessuta di argento e oro cosicché il broccato del corpetto brillasse alla luce. Il tessuto era tagliato alla perfezione per valorizzarle la figura, esaltarle il decolleté e accarezzarle le curve.

Al momento, le ciocche bionde erano raccolte in un semplice chignon, ma il giorno delle nozze l’elaborato velo che era disteso sul tavolo sarebbe adagiato sui riccioli a incorniciarle l’ovale, facendone l’invidia di amiche e conoscenti, tutte invitate al matrimonio del secolo.

Mentre tutto ciò che Serafina avrebbe voluto fare era scappare.

«Oh no, non piangere» le sussurrò Emma e si sfilò il fazzoletto dalla tasca.

Serafina lo accettò e si asciugò le indesiderate lacrime che minacciavano di rotolarle giù dagli occhi. Lanciò un’occhiata in direzione della signorina Windle e sperò che la donna non avesse visto nulla. Lo avrebbe spifferato a mezzo mondo. La sua vita era già abbastanza complicata per diventare bersaglio di inutili congetture.

«Scusa» le sussurrò. «É solo…che lui sarà anche peggio quando saremo sposati. Lo so.»

Emma trasse un respiro profondo e le guance le si tinsero di rosa mentre annuiva in segno di comprensione. Ma, prima che potesse parlare, la porta della stanza si spalancò e il padre di Serafina fece il suo ingresso.

«Signor McPhee» lo accolse con un sorriso la signorina Windle, improvvisamente tutta zucchero e miele al cospetto dell’uomo che le pagava il conto. «Non vi aspettavo oggi. Non trovate che vostra figlia sia incantevole? »

Serafina si tese mentre il padre lanciava un’occhiata fugace dalla sua parte. Si aspettava una critica. Invece, la sua espressione era distante e turbata mentre tornava a rivolgersi alla sarta.

«Signorina Windle, volete scusarci un attimo?»

La sarta scoccò una rapida occhiata a Serafina e annuì. «C-certo, signore.»

Recuperò il taccuino e, prima di avviarsi in corridoio, guardò Serafina in tralice, come se fosse lei la causa di quella estromissione. Quando la sarta se ne fu andata, il padre di Serafina guardò Emma, serio.

«Anche voi, Emma. Ho bisogno di restare un momento da solo con mia figlia. »

Emma deglutì a fatica, serrò la mano dell’amica e sgusciò dalla stanza, richiudendosi la porta alle spalle.

Serafina scese dalla pedana sulla quale la signorina Windle l’aveva costretta a restare immobile per un’ora. Si stirò la schiena e studiò il padre da vicino. Sembrava …quasi malato.

«Cosa c’è, padre?» domandò.

Lui si schiarì la voce un paio di volte. «Temo che non esista un modo giusto per dirtelo.»

Il cuore di Serafina prese a battere forte. L’ultima volta che il padre le aveva parlato a quel modo era stato quando lei era ancora bambina e le aveva annunciato che la mamma era morta dopo una lunga malattia.

«Cosa è accaduto?» insisté e la sua voce parve riecheggiare nella stanza.

«Serafina, Cyril è…lui è…»

La mente erratica di Serafina cominciò a richiamare rapidamente epiteti degni del fidanzato. Crudele. Orribile. Disgustoso. Odioso.

«…morto» concluse il padre.

Lei lo fissò, incapace di fare altro. Il sangue le rumoreggiava nelle vene come un fiume in piena e le orecchie le sibilavano mentre quella parola le rimbalzava dentro come una pallottola impazzita.

«Morto?» ripeté lentamente quando ebbe ritrovato la voce. «Che volete dire? »

Il padre emise un sospiro a lungo trattenuto. «É rimasto ucciso in un incidente con la carrozza stamattina presto. Brutta storia.»

Stava continuando a parlare, ma Serafina non lo udiva più. Tre parole le riecheggiavano in mente, bloccando il tono monocorde del padre.

Cyril è morto. Cyril è morto.

Volse le spalle al padre e si avviò alla finestra, coprendosi la bocca mentre assimilava la verità. La reazione incontrollabile che seguì la terrificò.

Gioia. Una gioia pura le pervase l’intero essere. Cyril era morto. Questo significava niente più orrendi pomeriggi in sua compagnia, niente più espedienti per ritrovarsi solo con lei e …corteggiarla.

Niente più matrimonio.

Serafina lasciò cadere lo sguardo sull’abito che aveva detestato fino a dieci minuti prima e improvvisamente lo trovò più incantevole di qualsiasi altro avesse mai indossato. Non si sarebbe sposata. Era libera!

«Ma ormai non ha più importanza» sentenziò il padre, scuotendo la testa.

Serafina si scacciò quello sconsiderato sorriso dalla faccia e si girò verso di lui, decisa a non passare per l’essere più spregevole della terra.

«Come potete parlare a questo modo, padre?» disse, controllando attentamente il tono di voce. «Cyril è morto. Poco importa che uomo sia stato o cosa abbia fatto in vita. Di sicuro ci sarà chi lo piangerà. Sua madre ne sarà devastata.»

S’accigliò al pensiero. La malvagia duchessa stravedeva per il figlio. Ce n’era quanto bastava a ucciderla o farla uscire di senno.

Il padre corrugò la fronte come se non la capisse.

«Di che parli, figliola? Non era ai familiari di Cyril che alludevo, ma alla tua posizione.»

Serafina scosse il capo. «La mia posizione?»

«Non sono venuto a dirtelo prima perché ho trascorso l’intera mattinata a esaminare il contratto di matrimonio con l’avvocato. Siamo fortunati.»

La gioia che lei aveva iniziato ad assaporare si smorzò alla vista del largo sorriso che gli illuminava il volto.

«Come può essere una fortuna quando era così importante per voi che sposassi un duca?» replicò con un filo di voce, non volendo udire la risposta, ma sapendo che doveva.

«Il contratto recita che sposerai il Duca di Hartholm» rispose il padre, inarcando le sopracciglia.

«Ma è morto.»

«No, un duca non muore mai» sogghignò quello. «L’uomo sì. C’è già un nuovo Duca di Hartholm. O, ci sarà, una volta sbrigate le formalità di rito, entro stasera. L’avvocato ritiene che quell’uomo non potrà rescindere il nostro contratto. Ti sposerai come previsto, mia cara.»

Serafina mosse un passo indietro. Inciampò nello strascico dell’abito e udì il delicato tessuto lacerarsi sotto le scarpette, proprio come sentiva il cuore spezzarsi in due. Era come se un macigno le gravasse sullo stomaco e l’attirasse verso il basso.

«Ma…ma Cyril non aveva fratelli» riuscì a dire, malgrado la gola secca. «Chi è il nuovo duca?»

Raphael Flynn andava su e giù per il salotto. Rabbia e irritazione gli scorrevano a fiotti nelle vene per risalirgli nel petto fino a soffocarlo, impedendogli di vedere, pensare, parlare.

Si girò e guardò la sua famiglia. La sorella Annabelle sedeva allo scrittoio. Era così intenta a esaminare i documenti da registrare a malapena la sua presenza.

In piedi, dinanzi al camino, il fratello minore Crispin serrava nella mano un bicchiere di scotch, nonostante l’ora presta, il volto segnato da intense emozioni, esattamente come il suo.

Seduta al divanetto, la madre li guardava con le labbra serrate e il volto cinereo.

Andava avanti così da due giorni, dacché era giunta notizia che il cugino, il poco frequentato e ancora meno amato Duca di Hartholm, era rimasto vittima di un improvviso e piuttosto scandaloso incidente. Due giorni dacché la vita di Rafe era stata sconvolta.

«Non mi è mai piaciuto Cyril» inveì Rafe rivolto a Crispin, suo migliore amico oltre che fratello. «Perché devo essere costretto a ereditarne l’esistenza?»

Si girò per riprendere a camminare avanti e indietro, ma la madre scattò in piedi. Gli si parò davanti, impedendogli di rimettersi in moto, e sollevò le mani a risistemargli la cravatta.

«Calmati» lo pregò con un filo di voce, intriso di dolcezza. «Abbi un po’ di rispetto per i defunti, Raphael.»

«Come posso?» ribatté lui. Le coprì le mani con le sue e la guardò dritto in volto, in cerca di una risposta che lei non poteva dargli. «Non voglio essere un duca.»

Annabelle sollevò gli occhi dalle carte e si sfilò lentamente gli occhiali. Il sospiro che emise gli trafisse l’anima.

«Temo che quello che vuoi non conti più» dichiarò. «I termini dell’eredità parlano chiaro. Quale cugino maggiore, sei tu il prossimo in linea di successione.»

Le tempie di Rafe presero a pulsare. Si coprì gli occhi. «E che mi dici dell’altra questione?»

La sorella rovistò tra le carte e ne sollevò una manciata. «Alludi al contratto di fidanzamento?»

La nausea che lo aveva assalito a ondate negli scorsi due giorni tornò ad assediarlo. Rafe ingoiò la bile che gli si era raccolta in gola e annaspò in cerca d’aria. «Sì» riuscì a dire.

Annabelle mise giù l’incartamento. Si levò lentamente e gli si avvicinò, gli occhi colmi di pietà. La sua espressione tradiva già la risposta, prim’ancora che si sollevasse sulla punta dei piedi e gli premesse un bacio sulla guancia.

«Mi dispiace tanto, tesoro. A quanto pare, il contratto è stato redatto a regola d’arte. L’avvocato aveva visto giusto al primo colpo. Hai ereditato la fidanzata di Cyril, insieme al titolo, alle terre e a quel poco che resta sottoposto al vincolo di inalienabilità.»

Rafe si staccò da lei. Andò alla finestra e appoggiò la testa contro il vetro freddo. Se soltanto avesse potuto dissolvervisi attraverso e scappare. Lontano.

«Dannazione, Cristo!» inveì battendo il palmo contro il vetro e facendolo vibrare.

«Rafe!» proruppe sua madre con un filo di voce. «Non imprecare.»

Lui si voltò a guardarla. Non aveva ereditato molto del suo aspetto. Lui e il fratello avevano preso dal padre, ma, in quel preciso momento, l’espressione del suo volto era l’esatto specchio dei suoi sentimenti. Sua madre era visibilmente preoccupata, pallida, tirata, stanca.

«Mi spiace, madre» replicò scuotendo il capo. «Ma dannazione.»

Lei sorrise e gli prese la mano. Gliela serrò dolcemente, nel chiaro tentativo di offrirgli un conforto che era ben lontano dal provare. Non in quel momento. Non per molto tempo a venire.

«Lo so, tesoro» lo consolò. «Avrei tanto voluto che ti fossero risparmiati questi oneri. Che non fossi stato costretto a sposare un’estranea, ma dobbiamo mantenere la calma. È stato tutto così incerto in questi ultimi giorni e solo il Cielo sa cos’altro ci attende, nel bene e nel male. Tutto ciò che possiamo fare è andare al funerale, come previsto. Incontrerai questa figliola e la sua famiglia e appianeremo ogni cosa. In un modo o nell’altro.»

Rafe le sorrise, ma soltanto per offrirle una rassicurazione che non poteva incutere a se stesso. Le parole della madre non facevano una grinza, ma non gli erano di alcun sollievo. Non poteva credere che alla fine tutto si sarebbe risolto per il meglio. La fortuna aveva più volte girato dalla sua parte.

Ma non questa volta.

Rafe si mosse nervosamente. Avrebbe voluto strapparsi di dosso la giacca e la fascia nera che gli serrava il bicipite come un laccio emostatico, allentare la cravatta che lo soffocava e fuggire dal salone. Tutti nella stanza sembravano fare a turno a fissarlo. Più della metà dei presenti non aveva neanche presenziato alla breve cerimonia funebre in chiesa e alla sepoltura che aveva seguito. Erano semplicemente accorsi a casa di Cyril per divorare il cibo e tracannare il vino che scorreva a fiumi.

«Buon Dio, è un incubo» esclamò Crispin, avvicinandosi a Rafe e porgendogli un bicchiere di vino. «È così che sarà la tua vita da duca?»

Rafe vuotò il bicchiere in un sorso. «Così pare. Sapevi che ben quattro persone sono venute a congratularsi con me? Al funerale di Cyril. Come se gli avessi vinto una mano a carte. Non stravedevo per lui, ma è morto. Lo trovo assolutamente indecoroso.»

«Godi ormai dell’influenza che ti viene da quel dannato titolo» notò Crispin stringendosi nelle spalle. «E tutti sanno che hai iniettato liquidità nell’equazione. Ti si inchineranno ossequiosi per anni.»

Rafe rabbrividì. «Non oso pensarci.»

«Che vuoi fare? Rinunciare alla carica?» fece Crispin con un mezzo sorriso. «Non farebbe che accrescere la fama di cui godiamo.»

Rafe provò invano a ricambiare il sorriso, ma proprio non ci riusciva. «Una cosa è giocare d’azzardo fino all’alba al Donville Masquerade, sbevazzare e correre nudi per St. James Park o portarsi a letto una dozzina di signore compiacenti. Ma rinunciare al titolo? Sarebbe troppo. Non lo farei a nostra madre o ad Annabelle. Soffrono già abbastanza per la nostra attuale fama.»

Crispin reclinò la testa, come se gli sfuggisse il senso di quelle parole. «Non se ne lamentano.»

«Immagino che gli occasionali sospiri di nostra madre e gli sguardi torvi di Annabelle valgano come lagnanze.»

«E la tua sposa? Se ne lamenterà?»

Rafe scandagliò la stanza con lo sguardo. «Non l’ho ancora vista.»

«Perché non era al funerale e alla sepoltura?»

«Qualcuno ha accennato alla delicata indole femminile» rispose Rafe roteando gli occhi. «Ho anche sentito dire che zia Hesper era troppo sconvolta per partecipare alle esequie dell’unico figlio e che abbia vietato alla signorina McPhee di presenziarvi per una qualche gelosia. Non pochi erano ansiosi di dirmi che Hesper avesse in odio la futura sposa del figlio.»

Crispin sollevò le sopracciglia. «Sicuramente un punto a favore della ragazza, se ricordo bene zia Hesper. Quel ramo della famiglia ci tagliò fuori quando ero ancora molto piccolo, ma ricordo che non era esattamente uno zuccherino. Non che la cosa abbia importanza, ormai. Cos’altro dicono sul conto della signorina McPhee?»

«Soltanto che—»

Rafe s’interruppe quando una porta laterale del salone si aprì e una giovane donna fece il suo ingresso al braccio di un uomo attempato. Le ciocche biondo miele erano raccolte in un severo chignon, ma la sobria e dimessa acconciatura non faceva che esaltarne i lineamenti. Il volto a forma di cuore era di un incarnato chiaro e luminoso. Le labbra erano piene e rosee e gli occhi di un azzurro pallido che gli ricordava una distesa di ghiaccio. Era vestita di nero e lui si rese conto, con un sobbalzo, che quella era la signorina McPhee.

«Cosa dicono di lei?» lo incalzò il fratello, scuotendo la testa.

Rafe deglutì. «Che è la donna più bella di tutta Londra» rispose, incapace di staccarle gli occhi di dosso.

Crispin seguì la direzione del suo sguardo e sgranò gli occhi. «È lei?»

Rafe annuì distrattamente. «Credo proprio di sì.»

Crispin emise un flebile fischio. «In tal caso direi che non hanno calcato la mano.»

Rafe scosse la testa. «Già.»

Di belle donne ne aveva viste. Era stato con loro in ogni modo possibile e immaginabile. Normalmente non subiva il fascino di un gelido decoro o di un rango elevato. Portavano con sé troppe complicazioni, a meno che le donne in questione non fossero vedove e ansiose quanto lui di restare libere.

Ma, alla vista di quella donna, era stato sopraffatto da un improvviso quanto poderoso moto di desiderio che gli aveva attraversato il corpo per insediarglisi scomodamente tra le gambe.

Non riusciva a spiegarsi quella reazione. Poteva soltanto addebitarla allo choc dei giorni precedenti e alla certezza di non poter sfuggire a un futuro con la signorina McPhee. A meno che qualcosa di totalmente inaspettato non gli avesse incoraggiato il corpo a comportarsi a quel modo.

«Quando la incontrerai, le sbaverai dietro come stai facendo ora?» ironizzò il fratello.

Rafe s’impose di staccare lo sguardo dalla fidanzata del cugino e fulminò il fratello con un’occhiata. «Chiudi quella bocca.»

«Mi domandavo se fosse questo il tuo programma odierno» proseguì Crispin, incurvando le labbra in un sorrisetto divertito.

«Non è oggetto di discussione» ribatté Rafe a denti stretti.

Il fratello si strinse nelle spalle. «Lo sarà molto presto, anche se non con il sottoscritto.»

Rafe tornò a scrutarsi attorno e scorse il padre della signorina McPhee che aveva tutta l’aria di averlo notato. Lo vide comunicare qualcosa alla figlia e dirigersi verso lui e Crispin. Raddrizzò le spalle e si preparò al peggio.

«Sarai lieto di apprendere che avevi ragione, fratello. Ora perché non ti levi di torno, dal momento che, a quanto pare, non potrò sottrarmi all’inevitabile?»

Capitolo due

Serafina aveva da sempre nutrito un odio particolare per il salone nel quale erano tutti radunati a mangiare, bere, rivangare la vita di Cyril e spettegolare alle sue spalle sulla sua morte. A soli due giorni dall’incidente, i particolari di quel mattino erano di dominio pubblico.

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