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Tre Uomini Rari. Le vite di Gandhi, Beethoven e Cervantes.
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E-book128 pagine1 ora

Tre Uomini Rari. Le vite di Gandhi, Beethoven e Cervantes.

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Info su questo ebook

Racconto sull'Indipendenza dell'India, Sulla Spagna nel periodo Barocco e sull'Austria Assolutista.

Biografia storica. Biografia dell'artifice dello Stato indiano, del compositore classicista e dell'autore del Quijote.

LinguaItaliano
EditoreBadPress
Data di uscita14 ago 2016
ISBN9781507150856
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    Tre Uomini Rari. Le vite di Gandhi, Beethoven e Cervantes. - Borja Loma Barrie

    Tre Uomini Rari

    Le vite di Gandhi, Beethoven e Cervantes

    Borja Loma Barrie

    Tre Uomini Rari Le vite di Gandhi, Beethoven e Cervantes

    © BORJA LOMA BARRIE

    Edizione corretta e revisionata,agosto del 2015.

    L'opera è debitamente registrata, tutti i diritti sono riservati., 

    CAPITOLO I

    Esistono nella storia dell'umanità pochi casi come quello di Mahatma Gandhi.

    Anche se probabilmente non ne è esistito nessuno.

    Un uomo che da solo, con l'unica forza delle sue convinzioni morali e religiose, diviene il padre simbolico di una nazione di all'incirca seicento milioni di abitanti per poi, di seguito, conseguire mediante semplici scioperi della fame e la non violenza, la disobbedienza civile ed il pacifismo, l'espulsione dal suo paese, l'India, di uno dei più grandi e potenti imperi del mondo, quello britannico.

    Doveva trattarsi di un essere umano eccezionale, dotato di virtù altrettanto eccezionali, le quali  forgiò, sicuramente, in un insieme di religioni orientali, caratteristicamente indiane, adottate tutte nei loro aspetti fondamentali.

    Che non furono infrante in prigione, anche passando vari anni nelle carceri, in distinte occasioni, condannato dagli sfruttatori del suo paese.

    Mahatma Gandhi fù un uomo solitario. Una persona introversa. Ed un asceta.

    Una persona che viveva, essenzialmente, con rispetto al suo sviluppo interiore, spirituale ed intellettuale, in relazione con le ingiustizie brutali delle quali fù testimone e vittima.

    Con questo suo unico elemento - la sua convizione, la sua determinazione personale - riuscì ad imporsi sulle spade, sui fucili, sui carrarmati, sull'odio, sull'ambizione, sull'ingiustizia, sull'avarizia ed infine, sulla peggior malvagità umana.

    E le seicento milioni di persone che resiedevano allora in India lo seguirono come se fossero una sola.

    Vestì per anni con una tunica di cotone che egli stesso si cuciva con un telaio minuto.

    Non mangiava nient'altro che alcuni vegetali, germogli e cereali.

    Residette in una piccola fattoria precaria, nel mezzo di una desolata e disabitata regione, sotto un sole di ferro e sotto le torrenziali pioggie monsoniche, senz'altra compagnia che quella occasionale delle sue due figlie.

    Pesava meno di sessanta chili.

    Era di statura bassa.

    A malapena poteva camminare da solo e dovette camminare dalla sua mezza età in poi con un bastone di bambù o appoggiato a due persone, dato che era incapace di mantenersi da solo in piedi.

    Come fù dunque possibile che un uomo così piccolo, debole, vulnerabile ed infermo riuscì ad umiliare, lui solo, il paese più orgoglioso ed arrogante che allora dominava non solamente l'India ma quasi il mondo intero, dotato di un esercito colossale, ed il forzarlo ad abbandonare questo paese, dove faceva e disfaceva a suo capriccio da quasi trecento anni?

    Molto semplice.

    Così semplice che sembra addirittura sovrumano.

    Tramite ciò che egli denominò satyagraha o l'ostinazione per la verità.

    Questa è la sua storia.

    Una storia che terminò tragicamente. Dato che fù assassinato da uno sparo, improvviso, da uno dei suoi compatrioti e correligionari, mentre camminava nella folla, appoggiato alle sue due figlie.

    Forse perchè, senza essere esattamente un politico, acquisì un potere immenso.

    E bastava si presentasse con il suo bastone (tremando, minuto e con un' espressione triste sotto le sue grandi e rotonde lenti, con la testa pelata) in una città nella quale delle distinti fazioni religioni indiane si scontravano tra di loro, attraverso incendi, saccheggi, spari e coltellate, affinchè i belligeranti smettessero all'istante, vergognandosi, e corressero verso di lui, per baciarlo ai piedi, alle mani, sulle guancia ed inginocchiarsi davanti la sua fragile figura e chiedergli perdono e benedizioni.

    Circostanza che nessun altro uomo pubblico del suo tempo riuscì a realizzare.

    Tanto fù il rispetto e la devozione con i quali il popolo indiano lo ammirò.

    E' probabile che la sua morte sia dovuta a qualche potente politico che lo considerava una minaccia per le sue ambizioni

    ed ordinò di uccirderlo.

    Oppure solo un infermo mentale, un fanatico - cosa molto simile ad un pazzo- decidette di strappargli la vita, a lui, un uomo santo, un apostolo della non violenza, che elogiò oltretutto la dignità per tutti gli esseri umani, come figli di Dio, lasciando così, disgraziatamente, orfana l'umanità intera, così bisognosa di uomini e donne della sua imponente statura morale.

    Il suo nome era Mohandas Karamchad Gandhi.

    Nacque il 2 di ottobre del 1869 nella località di Porabandar, territorio appartenente a Gujarat.

    Gujarat è attualmente uno stato della repubblica federale indiana.

    Prima era un regno indipendente, governato da  un sultanato musulmano e più tardi da un principato con a capo un rajà.  Si trova nel nord est del paese, sul Mar Arabico. La sua capitale è attualmente la città di Ahmadabad.

    Molto vicina a questa grande città passa, dal suo lato nord, il Tropico del Cancro.

    E' una terra piana, molto umida, dalla vegetazione esuberante, specialmente lungo il corso del rio Mahi. Vi sono molte savane e giungle, sopratutto in parallelo alla costa, molto ricca di flora e di fauna, caratteristiche dell'India occidentale. Tra la prima  spicca un tipo di orchidea particolarmente bella, dai colori pallidi, celesti, verdi ed arancioni. Nella seconda s'incontrano bufali, elefanti, ofidi ( il celebre cobra, velenoso ed aggressivo, che alcuni riescono ad ammaestrare mediante l'uso di un flauto, facendo sì che s'incontri sempre sul punto di mordere), tigri e coccodrilli.

    Questi ultimi sono molto grandi e , quando sono affamati, a causa del fatto che le antilopi non sempre si recano a bere ai fiumi o alle paludi, dove sono cacciate, si avvicinano verso i villaggi per cercare di catture delle vacche ed anche persone, motivo per cui gli abitanti di queste devono recarsi in prossimità delle fonti d'acqua con molta attenzione sopratutto di notte, momento prediletto dai sauri per realizzare i loro attacchi mortiferi. 

    Il suolo di Gujarat, irregolare per la presenza di varie colline e permanentemente bagnato, è fertile e produce molto thè, riso e spezie, come la cannella e la vaniglia. E' altrettanto ricco di petrolio.

    Non furono queste ricchezze la ragione principale per la quale il  Gujarat passò alla storia.

    Gujarat era molto conosciuta in India e nel resto del mondo perchè nel suo territorio fù fondato il giainismo, un unione di filosofia e religione, molto estesa attualmente nel paese - dove è comunque maggioritario l'Induismo- e dal quale il Mahatma Gandhi acquisì alcuni fondamenti che risultarono essere decisivi  sia per la sua vita che per la storia del subcontinente indiano.

    Uno di questi fù proprio la non violenza.

    Il giainismo fù creato nel secolo VIII a.C. da un uomo santo chiamato Jina o Il Glorioso. Il vero nome di Jina era Vardamana Jatiputra. Fù un guru che vagò per Gujarat predicando l'umiltà e la vita austera, in nome del creatore del modo, che egli chiamò Paranarman.

    Jina prometteva che le persone, in base alle loro azioni buone e cattive realizzate sulla Terra durante i loro anni di vita, si sarebbero o no reincarnate, dopo la morte.

    Questa reincarnazione sarebbe stata solamente necessaria per gli uomini e le donne ignoranti, non religiose, incredule ed atee.

    Le persone saggie, dedicate in vita alla morale religiosa, non avevano necessità di tornare sulla Terra in un altro corpo, poichè avevano già raggiunto una certa perfezione spirituale, e dunque sarebbero rimaste in maniera permanente insieme a Paranarman, felici, nei cieli.

    Jina predico cinque principi fondamentali: Non mentire. Non Rubare. Non godere dei piaceri mondani. E, soprattuttto,

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