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La musica, ancora e sempre. Arte e vita

La musica, ancora e sempre. Arte e vita

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La musica, ancora e sempre. Arte e vita

Lunghezza:
128 pagine
1 ora
Editore:
Pubblicato:
Aug 10, 2016
ISBN:
9788892622548
Formato:
Libro

Descrizione

La musica, ancora e sempre: Arte e vita è certamente la cronaca di avvenimenti di carattere biografico, ma, soprattutto, del manifestarsi e del tradursi in atto di quella forza misteriosa, spontanea e irrefrenabile che è l’ispirazione artistica.

La narrazione si snoda, infatti, attraverso i ricordi che affiorano alla mente dell’autore a partire dalla prima infanzia passando per l’adolescenza e la maturità, sempre in stretta connessione con la fascinazione della musica.

La scoperta esaltante della propria capacità creativa si traduce in uno studio ancora più intenso e appassionato, grazie alle lezioni di maestri di musica, come Santo Santonocito, compositore e direttore d’orchestra di fama europea. I frutti di tale impegno non tardano. Con la collaborazione di Matteo Di Mauro, in qualità di librettista, e di Rita Emanuel Corona, figlia del m° Gaetano Emanuel Calì, in qualità di regista, vengono rappresentate, nei maggiori teatri di Catania e provincia, le Fiabe musicali per ragazzi della scuola elementare e media, con chiaro intento pedagogico. Ma a coronamento di tanta passione si realizza un sogno insperato…

Gaspare Grancagnolo (Catania 1921-2009) è stato un cultore dell’arte, nelle sue varie manifestazioni.

Compositore di opere liriche (Lucrezia Borgia, Storia di una capinera, Rasputin e Il ritorno del soldato, quest’ultima rappresentata al teatro “Massimo Bellini” di Catania il 5/03/1964), di fiabe musicali (Biancaneve e i sette nani, Cenerentola, L’acciarino magico, Pinocchio, La bella addormentata nel bosco, Nel regno di Mago Alfabeto), applaudite nei maggiori teatri di Catania e provincia tra il 1960 e il 1996, e di canzoni ( tra cui Praia…sognu d’amuri , presentata al 3° Festival della canzone siciliana nel 1982), si è dedicato anche alla scrittura (L’ora segnata dal destino: Ricordi di un “volontario” universitario; La musica, ancora e sempre: Arte e vita, entrambi romanzi autobiografici; Considerazioni sulla natura umana, saggio di argomento para-filosofico e altre opere minori).

Il 2 gennaio 2004 è stato iscritto, in qualità di “socio onorario”, all’albo degli scrittori e artisti, con la qualifica di “esponente di chiara fama”, dall’Unione Nazionale Scrittori e Artisti con sede a Roma,“ in considerazione della sua attività professionale e per il contributo dato allo sviluppo della cultura.”

www.gaspareartemusica.it
Editore:
Pubblicato:
Aug 10, 2016
ISBN:
9788892622548
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

La musica, ancora e sempre. Arte e vita - Gaspare Grancagnolo

30

PREFAZIONE

Narrare gli avvenimenti più salienti della propria vita in modo obiettivo è quasi del tutto impossibile. Si cade facilmente in un malcelato narcisismo controproducente che rende pertanto poco credibile l'intero racconto.

Sorretto però da una documentazioneinoppugnabile, ho cercato di narrare, in modo quasi cronachistico gli episodi che hanno interessato, di volta in volta, oltre che la mia persona, anche la comunità nella quale son vissuto.

Ciò al fine di essere, quanto più possibile, imparziale.

Ci sono riuscito?...

Me lo auguro.

Catania, maggio 2002

I

Cominciò così

Sono venuto al mondo a Catania in un appartamento a primo piano di via Stallonaggio alle ore 7,30 di lunedì 14 novembre 1921.

All'ufficio anagrafe risulto nato però il successivo 18 novembre. Si evitarono, in tal modo, le sanzioni che la legge prescriveva per coloro che presentavano la denuncia oltre il periodo di tempo consentito.

I miei genitori, pur essendosi sposati nell'agosto del 1914, non avevano ancora avuto figli. C'era stata, tra l'altro, di mezzo la guerra del 1915-'18 e la conseguente chiamata alle armi di mio padre, che era della classe del 1892.

Egli trascorse tre lunghi anni al fronte in prima linea, quasi tutti in Carnia, da bersagliere ardito, ritornando a casa diversi mesi dopo l'armistizio, senza aver subito, per fortuna, alcuna ferita, benché partecipasse a tutte le operazioni di guerra del suo corpo di appartenenza.

La mia venuta al mondo fu pertanto accolta dai miei genitori con grande gioia e soddisfazione mista ad orgoglio. Ero il loro primogenito. Maschio.

Nei primi mesi di vita dormivo pochissimo. Ero irrequieto e piangevo spesso, a lungo, anche di notte.

Verso il sesto mese, mia madre, dietro suggerimento di una mia vicina di casa, sistemò una culla a vento vicino al suo letto matrimoniale.

La prima volta che vi fui accomodato dentro, mi addormentai subito e continuai a dormire ininterrottamente, per più di tre ore. Questo successo insperato della culla allarmò alquanto mia madre, la quale non era abituata a vedermi dormire per così lungo tempo.

Dal decimo mese di vita in poi cominciai a soffrire di frequenti intossicazioni che mi procuravano improvvise perdite della coscienza. Tali attacchi, che nei casi più gravi si ripetevano anche durante le 24 ore, mi prostravano alquanto ed i miei vivevano, pertanto, in continua apprensione, temendo fortemente che il mio cuore, indebolito, a lungo andare non reggesse.

Il medico era, per così dire, di casa e mio padre non badava a spese.

Superati i primi diciotto mesi, queste crisi diminuirono a poco a poco di intensità e di frequenza fino a scomparire quasi del tutto, intorno al terzo anno di vita.

Fui precocissimo sia nel camminare che nel parlare ed ero il passatempo dei vicini di casa, che si divertivano a farmi i più svariati dispetti al solo scopo di provocare le mie immancabili e colorite reazioni. Avevo inoltre una voce intonatissima e cantavo le canzoni che erano allora in voga, compresi gli inni fascisti e comunisti.

Due erano le famiglie che più frequentavo. Una abitava nell'appartamento attiguo al nostro ed i cui componenti, una vedova con diversi figli, maschi e femmine, erano oriundi di Caltagirone.

L'altra era formata da una giovane coppia di sposi che abitava una modesta casa a piano terra, vicina al nostro portone d'ingresso. Erano sposati da diversi anni, ma ancora non avevano avuto figli. Si affezionarono a me a tal punto da volermi spesso a

cena con loro ed erano felicissimi quella volta che i miei genitori acconsentivano a lasciarmi dormire tutta la notte nel loro letto matrimoniale.

Quando andammo ad abitare in via Sturiale - avevo da poco compiuto i quattordici mesi - dove successivamente, il 2 gennaio del '24, nacque mia sorella Innocenza, essi mi piansero come se si fossero separati da un loro figlio e giurarono di evitare, per l'avvenire, di affezionarsi tanto ai figli degli altri.

Da via Sturiale, dopo circa due anni, traslocammo in via Camastra, dove mio padre aveva trasferito, alcuni mesi prima, la sua fabbrica di falegnameria che gestiva in società con mio zio Carmelo, fratello di mia madre.

La ditta era allora iscritta, a nome di Marzà Carmelo § C. , all'albo delle imprese di fiducia del Ministero dei LL.PP. Nel 1927/'28 fornì, a seguito dell'aggiudicazione di un appalto concorso, gli artistici infissi esterni del palazzo delle Poste Centrali di via Etnea a Catania.

Tra i numerosi lavori che furono eseguiti negli anni successivi, sia per conto dello Stato che per privati, ritengo doveroso ricordare, altresì, la costruzione effettuata nei mesi del 1935, su ordinazione di un privato, il cav.Platania, del prefabbricato, rifugio-bar Capanna azzurra, collocato sull'Etna nella zona di monte Sona, a circa 1.400 metri di altitudine.

Il prefabbricato, di mq.100, piantato su palafitte con base elevata 80 cm. dal terreno, era formato di elementi smontabili con intelaiatura di legno, a camera d'aria, rivestiti all'esterno di lastre di eternit rigato ed all'interno di materiale pressato sintetico (truciolare), con pavimentazione in parquet di legno e tetto con capriate e lastre di eternit ondulato.

Venne inaugurato alla fine di febbraio, alla presenza del Prefetto e di altre autorità cittadine.

Il giornale catanese Il Corriere di Sicilia pubblicò la notizia con un articolo in cui vennero evidenziati sia l'utilità di tale rifugio, soprattutto ai fini turistici, che il tipo di costruzione adattissimo per le zone di alta montagna. Si elogiò particolarmente la ditta per le difficoltà climatiche che aveva dovuto superare durante il montaggio, avvenuto nel mese più freddo ed inclemente dell'anno. A tal fine fu necessario, infatti, equipaggiare gli operai con tute ed indumenti, maglioni, copricapo, calze e guanti, di lana. Un locale fu adibito a deposito attrezzi, a refettorio e dormitorio per gli operai.

Mio padre, amante della montagna, rimase con gli operai per tutto il periodo della collocazione, che durò per circa venti giorni.

Due operai vennero adibiti alla cucina e all' approvvigionamento dei viveri che veniva effettuato nel paese di Nicolosi, percorrendo parte della strada, costruita allora di recente, che da Nicolosi portava fino alla Casa Cantoniera a 1.900 metri di altitudine.

Si lavorò nelle ore e nei giorni meno inclementi. Era praticamente impossibile lavorare quando imperversava un forte vento o la tormenta, vento e nevischio, che penetrava nelle ossa e bruciava il viso Un’ improvvisa folata di vento, una volta, trascinò e quasi fece volare mio padre, allora quarantenne e fisicamente ben piantato, per oltre venti metri. Venne soccorso subito da alcuni operai e riportato, a fatica, nel loro abitacolo.

Dei primissimi anni della mia vita mi rimangono solo vaghissimi ricordi, statici, simili a delle istantanee fotografiche.

In uno dei più remoti mi rivedo in mezzo a una folla, in un grande spiazzo, intento ad ascoltare la banda municipale che eseguiva, sopra un grande palco di legno, un concerto alla villa Bellini, nello spazio utilizzato, in quel caso, durante i mesi invernali.

Ero assieme ai miei genitori che di consueto, nei giorni festivi, andavano a passeggio per via Garibaldi, via Etnea, spingendosi, qualche volta nelle belle giornate, fino alla villa Bellini.

Avrò avuto poco più di due anni e mio padre raccontava, con una certa soddisfazione, che rimasi attentissimo ad ascoltare la musica.

Dopo due giorni mi sentirono canticchiare uno dei brani musicali ascoltati, un pezzo d'opera lirica, con gran sorpresa dei miei che, in un primo tempo, non riuscivano a raccapezzarsi da dove avessi appreso quel motivo.

In via Sturiale, verso la fine dello stesso anno,1924, mio padre comprò un grammofono a carica doppia, fra i migliori che erano allora in commercio. Ne fui entusiasta. Stavo per delle ore intere ad ascoltare i vari dischi di musica leggera e lirica. Molto attento al suo funzionamento, tanto che in poco tempo divenni praticissimo nel manovrarlo. Cambiavo la puntina di acciaio o il diaframma secondo il tipo del disco. Scaricavo la corda, anche se ciò mi era alquanto faticoso, specialmente negli ultimi giri di manovella che non riuscivo a completare. Mettevo i dischi che desideravo o quelli che mi chiedevano senza mai sbagliare e ciò naturalmente con grande soddisfazione dei miei. M'ero impresso in mente i segni particolari di ciascun disco e pertanto li prendevo a colpo sicuro. Il grammofono era posto sopra un mobiletto fornito di scomparti sottostanti, porta- dischi. Per poterlo manovrare ero quindi costretto a mettermi in piedi sopra una sedia.

A circa sei anni, fui mandato presso un maestro privato per apprendere a leggere e a scrivere. Completai in meno di sei mesi il programma della prima classe elementare. Il maestro, un certo Dainotte, notando la mia facilità di apprendimento, consigliò ai miei di farmi proseguire col programma della seconda. Nel successivo mese di settembre fui, pertanto, presentato agli esami di ammissione alla terza elementare, che superai agevolmente. All'inizio dell'anno scolastico fui iscritto al Circolo didatti- co G. Garibaldi, dove avevo appunto sostenuto gli esami di ammissione, ed ero il più piccolo della

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