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La Civiltà Cartaginese

La Civiltà Cartaginese

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La Civiltà Cartaginese

valutazioni:
1/5 (1 valutazione)
Lunghezza:
139 pagine
1 ora
Editore:
Pubblicato:
Aug 10, 2016
ISBN:
9788822830715
Formato:
Libro

Descrizione

Sviluppo storico
Il problema delle fonti

Vi è un profondo squilibrio nella definizione delle fonti storiche relative alla storia e alla cultura cartaginese; sono infatti scarse quelle dirette e abbondanti quelle indirette. In realtà, in mancanza di testi letterari, le iscrizioni puniche si contano a decine di migliaia; ma sono brevi dediche votive o sepolcrali, che gettano una certa luce sulla religione, non sulla storia. Benché siano state fatte scoperte anche di recente ben poco esse contribuiscono a ricostruire la storia di questa civiltà.

A questo punto sorge il quesito se sia esistita una storiografia cartaginese che poi è andata perduta, oppure se questa non sia mai esistita. Posta la questione i termini siffatti, sembra difficile non propendere per la prima tesi, nel senso che una
registrazione degli eventi doveva esservi Qualche dubbio si può invece avere circa la reale natura di tale registrazione: problema per la cui soluzione, tuttavia, possediamo alcuni indizi non trascurabili. Per esempio vi sono autori classici, come lo Pseudo-Aristotele e Servio, che parlano di historia Poenorum e Punica historia.
Editore:
Pubblicato:
Aug 10, 2016
ISBN:
9788822830715
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La Civiltà Cartaginese - Autori Vari

La Civiltà Cartaginese

Autori Vari

Art.s Studio Editore – prima edizione digitale 2016 a cura di David De Angelis

Indice

Sviluppo storico

Cultura materiale della civiltà cartaginese

Religione e società

Illustrazioni

Sviluppo storico

Il problema delle fonti

Vi è un profondo squilibrio nella definizione delle fonti storiche relative alla storia e alla cultura cartaginese; sono infatti scarse quelle dirette e abbondanti quelle indirette. In realtà, in mancanza di testi letterari, le iscrizioni puniche si contano a decine di migliaia; ma sono brevi dediche votive o sepolcrali, che gettano una certa luce sulla religione, non sulla storia. Benché siano state fatte scoperte anche di recente ben poco esse contribuiscono a ricostruire la storia di questa civiltà.

A questo punto sorge il quesito se sia esistita una storiografia cartaginese che poi è andata perduta, oppure se questa non sia mai esistita. Posta la questione i termini siffatti, sembra difficile non propendere per la prima tesi, nel senso che una registrazione degli eventi doveva esservi Qualche dubbio si può invece avere circa la reale natura di tale registrazione: problema per la cui soluzione, tuttavia, possediamo alcuni indizi non trascurabili. Per esempio vi sono autori classici, come lo Pseudo-Aristotele e Servio, che parlano di historia Poenorum e Punica historia. Polibio ci informa che un certo Filino di Agrigento narrò la prima guerra punica. Dello stesso Filino poi, sappiamo che fu esponente di una storiografia bilingue, greca e punica, che culminò nell'opera dei biografi di Annibale, Rosilo e Sileno. Da ultimo un certo Carone di Cartagine avrebbe scritto una vita di uomini e donne illustri e una storia dei tiranni d'Europa e d'Asia.

Queste notizie confortano la prima ipotesi da noi espressa ovvero l'esistenza di una specifica registrazione degli eventi storici proprio a Cartagine. Per quanto, concerne invece la nascita di una vera e propria storiografia pare che si sia affermata solo in un secondo tempo, sotto condizionamento greco. L'attestazione dell'esistenza di documenti storici cartaginesi non modifica tuttavia la lacuna derivante dalla loro scomparsa, pertanto la ricostruzione della storia di Cartagine finisce col fondarsi sulla storiografia classica, greca prima e latina poi. Tale storiografia concentra evidentemente l'attenzione sulle guerre che opposero i Cartaginese ai Greci prima e a Roma poi; sicché le notizie sono abbondanti sotto questo aspetto mentre difettano sotto altri profili. Non va taciuto comunque, di casi specifici in cui la documentazione si ha numericamente più rilevante: così per le notizie di Aristotele sulla costituzione di Cartagine, per quelle di Polibio sulla rivolta dei mercenari, per l'elaborazione greca in cui ci è giunto il racconto di Annone sulla circumnavigazione dell'Africa, per la lista dei domini di Cartagine conservataci dal Periplo di Scilace.

Quale giudizio va dato sulle fonti classiche per la storia di Cartagine, con particolare riferimento agli eventi dello scontro con Greci e Romani? Nella sostanziale aderenza ai fatti, che deve riconoscersi, due tendenze si fronteggiano: quella per così dire denigratoria, intesa a porre in luce la crudeltà, la perfidia, la doppiezza del nemico; e per converso quella elogiativa, che esalta le qualità del nemico cercando un motivo indiretto, ma efficace, per concentrare l'attenzione sulla propria parte. Quest'ultima tendenza ha largo sviluppo nel caso di Annibale, a proposito del quale una prosopografica attenta e impegnata consente accurate ricostruzioni. In realtà, lo stesso conflitto fra queste due diverse tendenze porta una documentazione sufficientemente attendibile. E dunque, se la scomparsa della storiografia cartaginese crea comunque un vuoto notevole, soprattutto in quanto ci sottrae un potenziale termine di paragone, la ricostruzione dei fatti resta possibile. Ma ciò vale per la fase dell'incontro-scontro con i Greci e con i Romani. Alcuni secoli trascorrono prima che• ciò avvenga e sono secoli nei quali poche notizie sporadiche cadono in un vuoto che vorremmo poter colmare, a pena di non comprendere la stessa sporadicità.

Le origini fenicie

Cartagine è un nome trasparente. Significa città nuova, con evidente riferimento alla sua natura di nuova fondazione, di colonia, rispetto ad una città madre che ben sconosciamo dalla concorde attestazione delle fonti: Tiro, una. delle maggiori e forse anzi la maggiore in assoluto delle città fenicie. C'è un fatto singolare, lungo la storia di Cartagine, che conferma non solo la realtà, ma anche la coscienza di queste origini: sappiamo dalla fonti classiche che essa inviò periodicamente a Tiro, attraverso i secoli, ambascerie annue che ricavano offerte al tempio di Eracle (cioè Melqart). Tali offerte raggiungevano inizialmente un decimo delle rendite dello stato: quasi un tributo volontario in omaggio alle origini. A Tiro, dunque, dobbiamo volgerci a conoscere le origini di Cartagine. E qui va rilevata un'inattesa fortuna documentaria: la città ebbe una propria annalistica e tale annalistica si è conservata in parte attraverso Giuseppe Flavio, che ne cita brani per due periodi, i secoli X-VIII e il VI, il primo dei quali include proprio l'epoca della fondazione di Cartagine. Altra fortuna inattesa è rappresentata dall'Antico Testamento, che fornisce ampie informazioni sui rapporti tra Israele e Tiro. Accade così che, nella generale scarsezza di informazioni per tutto il periodo preclassico, Tiro costituisce, in via diretta e indiretta, un'isola di notizie considerevoli per qualità e quantità.

Prima ancora di arrivare al secolo X, con cui ha inizio la documentazione degli annali e del Vecchio Testamento, occorre un discorso storico che illumini la genesi delle città fenicie. Un'antica controversia oppone chi ne intende la storia in senso lato, riportandola indietro nei millenni, e chi la restringe all'effettiva genesi di una civiltà che possa dirsi specificamente e caratteristicamente fenicia, cioè dall'inizio dell'età del Ferro intorno al 1200 a.C. E' altresì vero che un popolo non può dirsi tale finché non convergano a definirlo un'area geografica, una lingua, uno sviluppo storico-culturale in sé individuabili e differenziati. In questo senso è difficili parlare di Fenici prima dell'età del Ferro. Solo intorno al 1200, infatti, la regione costiera in cui si collocano le città fenicie assume una sua specifica autonomia rispetto all'entroterra, dove, a seguito del sovvertimento determinato dall'invasione dei popoli del mare, penetrano e si affermano gli Israeliti e gli Aramei. Solo intorno al 1200, inoltre, compaiono la scrittura e la lingua fenicia con autonome connotazioni che, se continuano un processo di sviluppo proprio dell'area, si distaccano con evidenza dalle manifestazioni dell'interno. Infine, sempre intorno al 1200, un complesso di connotazioni religiose, culturali e artigianali emerge in autonomia. Si dirà che tale autonomia è dovuta piuttosto al mutare della situazione nell'entroterra che al determinarsi di fratture nello sviluppo dell'area costiera, la quale anzi si caratterizza proprio per la sua continuità; ma sempre si determina un'autonomia, che è appunto quanto cercheremo di definire. Se dunque Tiro, come le altre città fenicie, affonda le sue origini nella notte dei tempi, il suo emergere a protagonista autonoma della storia avviene dopo il 1200 a.C. e viene largamente documentato da quando sia gli annali sia i libri biblici cominciano a darne notizia, cioè da circa il 1000. Mentre nell'area israeliana David crea uno stato poderoso e unitario, Tiro non gli è da meno e altrettanto avviene con il suo successore Salomone.

All'uno e all'altro i re di Tiro mandano artigiani per costruire gli edifici più maestosi di Gerusalemme, in particolare quel tempio che diventerà il punto di riferimento degli Ebrei nei secoli; e se Salomone fornisce in cambio a Hiram re di Tiro ventimila misure di frumento e ventimila misure di olio vergine all'anno per la sua corte, è chiaro che i due operano a parità di livello. Del resto, un particolare curioso narrato sia dagli annali di Tiro sia dall'Antico Testamento conferma bene questo stato di cose. Salomone offre a Hiram in dono venti città, situate non lontano da Tiro; ma Hiram le rifiuta, considerandole un dono inadeguato. Cominciano nel contempo, e sono di grande interesse come antefatto della fondazione di Cartagine, le imprese marinare in terre lontane: se non siamo certi dell' identificazione di Tarshish con Tartasso, in Spagna, abbiamo minor motivo di porre in dubbio la fondazione sotto Ittobaal, nel IX secolo, di una colonia ad Auza, sulla costa settentrionale africana. E si noti che Giuseppe Flavio definisce Ittobaal re dei Tirii e dei Sidonii, un indizio esplicito del prevale re di Tiro sulle altre città fenicie.

Gli annali menzionano i successori di Ittobaal sul trono di Tiro e indicano la durata del loro regno. Nella ricostruzione più attendibile, la cronologia è la seguente: Balezoros (855-850), Mettenos (849-821), Pigmalione (820-774). Ed ecco la notizia attesa: nel settimo anno Pigmalione, specificano gli annali, la sorella di lui fugge e fonda in Africa la colonia di Cartagine. Il settimo anno di Pigmalione è 1'814/ 3: la stessa data a cui ci riportano i calcoli degli autori classici, che al riguardo tramandano un ampio racconto intessuto di componenti leggendarie, ma ben ancorato nella tradizione cronologica. Ancora una volta, la documentazione di Tiro costituisce una felice eccezione nella generale scarsezza di notizie e un contributo prezioso alla ricostruzione delle origini di Cartagine. Ma prima di concentrarci su questo evento, occorre considerare il generale fenomeno in cui esso s'inquadra e da cui risulta: la colonizzazione fenicia lungo le sponde mediterranee.

La colonizzazione mediterranea

La colonizzazione mediterranea delle genti fenicie, nella quale s'inserisce la fondazione di Cartagine e da cui dipende in modo determinante la fortuna storica di questa città, è un fenomeno grandioso della storia antica, solo confrontabile con quello parallelo della colonizzazione greca. E l'uno e l'altro fenomeno, che portano popoli dell'Oriente fino all'estremo Occidente, si legano indissolubilmente, con la diffusione della scrittura, alla genesi della storia. In questa fondamentale analogia di caratteri, peraltro, i due fenomeni divergono

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