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Spia per caso

Spia per caso

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Spia per caso

valutazioni:
5/5 (1 valutazione)
Lunghezza:
256 pagine
4 ore
Pubblicato:
9 lug 2021
ISBN:
9781507149959
Formato:
Libro

Descrizione

Svelando le verità nascoste Seth Rogan ha firmato la sua condanna a morte in questo romanzo al primo posto nei best seller di spionaggio.
E’ il secondo libro della controversa serie di eco thriller, candidato al RONE Award 2014 e vincitore per la miglior copertina nello stesso contest. Il ritmo e gli intrighi vi terranno incollati fino all’ultima pagina.

Seth Rogan era una spia piuttosto mediocre. In realtà non era affatto una spia. Cercava solo di fare la cosa giusta. Era biologo nella società biotecnologica leader nel mondo, aveva un gran buon lavoro e tanti vantaggi. Ma quando riceve l’incarico di fare dei test sui cibi geneticamente modificati (OGM) dell'azienda viene a conoscenza di informazioni top secret che lo trascinano in una ragnatela di corruzione, frodi e complotti di cui non voleva far parte ma dalla quale non poteva fuggire. In una storia di misteri e suspense così reale che potremmo leggerla nei giornali di oggi, Seth morde la mano che gli dà da mangiare e scappa inseguito dalla CIA, dall’FBI e dalle forze messe in campo dal potente governo degli Stati Uniti. Accusato di spionaggio si rifugia temporaneamente dal vecchio nemico, la Russia. Ma quella tranquilla permanenza sta per essere sconvolta dagli eventi e Seth diventa, suo malgrado, spia per caso.

Acclamato dalla critica

Spia per caso è una lettura estremamente coinvolgente, ricca di suspense, è un libro che apre gli occhi sugli effetti controversi degli alimenti geneticamente modificati. San Francisco Book Review
Kenneth Eade è andato là dove nessuno prima è mai arrivato – ha costruito un thriller di spionaggio attorno alla questione degli OGM. IPublisher News
"Chi cerca un nuovo James Bond più realistico e attuale, attento a tematiche etiche, verrà catturato dal ritmo incalzante e dagli intrighi di Spia per caso, fino alla conclusione imprevedibile e confacente; è un libro che nasce sulle basi reali e conosciute degli esiti incerti degli esperimenti svolti al giorno d’oggi e che per questo è ancora più efficace”. Midwest Book Review
"Questo libro potrebbe spalancare le porte di quel controverso dibattito che prosegue nella vita reale di ogni giorno". Atlanta Health Examiner

Pubblicato:
9 lug 2021
ISBN:
9781507149959
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

Described by critics as "one of our strongest thriller writers on the scene," author Kenneth Eade, best known for his legal and political thrillers, practiced International law, Intellectual Property law and E-Commerce law for 30 years before publishing his first novel, "An Involuntary Spy." Eade, an award-winning, best-selling Top 100 thriller author, has been described by his peers as "one of the up-and-coming legal thriller writers of this generation." He is the 2015 winner of Best Legal Thriller from Beverly Hills Book Awards and the 2016 winner of a bronze medal in the category of Fiction, Mystery and Murder from the Reader's Favorite International Book Awards. His latest novel, "Paladine," a quarter-finalist in Publisher's Weekly's 2016 BookLife Prize for Fiction and winner in the 2017 RONE Awards. Eade has authored three fiction series: The "Brent Marks Legal Thriller Series", the "Involuntary Spy Espionage Series" and the "Paladine Anti-Terrorism Series." He has written twenty novels which have been translated into French, Spanish, Italian and Portuguese.


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Anteprima del libro

Spia per caso - Kenneth Eade

Spia per caso

Kenneth Eade

Traduzione di Maria Grazia Pozzi

ALTRI LIBRI DI KENNETH EADE

Legal thriller della serie Brent Marks

A Patriot’s Act

Predatory Kill

HOA Wire

Unreasonable Force

Killer.com

Absolute Intolerance

The Spy Files

Decree of Finality

Beyond All Recognition

Spionaggio

Spia per Caso

To Russia for Love

A Valentina

l’amore della mia vita

Quando una menzogna diventa verità, la verità diventa menzogna – Samm Simpson, attivista OGM

1

La sua storia è su tutti i titoli di giornali ed è trasmessa da tutte le agenzie stampa. La storia di Seth Rogan, 45 anni, biologo genetista.  Qualcuno lo chiama informatore. Qualcun altro lo chiama traditore.

La società è incline  a etichettare tutto e tutti. L’etichetta che ti viene affibbiata ti resta incollata addosso per sempre, specialmente ora che un giornalismo online ancora in erba ingoia quello tradizionale e lo rimpiazza con notizie in tempo reale. La linea che separa informazione e opinione si é fatta sempre più sottile e le due cose hanno finito per fondersi insieme.

Il presidente degli Stati uniti ha detto che è ricercato per spionaggio e perché ha fornito supporto ai nostri nemici. In bilico tra i buoni propositi e l’altruismo a un certo punto è diventato il cattivo. Lo spionaggio era qualcosa che Seth aveva letto nei romanzi o visto al cinema. Non gli era mai capitato nella vita reale. Fino ad ora. Non era affatto James Bond. Era sul volo diretto Aeroflot Washington-Mosca, diamine, non sarebbe sceso dall'aereo perfettamente rasato per sparare a una decina di cattivi che gli stavano alle calcagna e poi concedersi qualche ora a letto in compagnia di una splendida spia russa sorseggiando un vodka martini agitato, non mescolato.

Nervosamente seduto al proprio posto Seth divenne  ancora più inquieto quando sentì l’annuncio  all’altoparlante.

Signore e signori è il comandante che vi parla. C'è stato un lieve cambio di rotta. Siamo a circa 150 chilometri a est di Kiev e il controllo del traffico aereo ha richiesto l’atterraggio in questo aeroporto. Non c’è motivo di allarmarsi, è solo routine. Riprenderemo il volo per Mosca più o meno fra un’ora.

Il boeing 777 sobbalzò fra le proteste e i mugugni dei passeggeri.  Avevano molte ore di viaggio alle spalle ed erano già partiti con grande ritardo a causa di problemi meccanici. Erano stanchi. Stanchi del cibo cattivo. Stanchi dei sedili scomodi. Erano proprio stanchi.

Non c’è motivo di allarmarsi?  Forse per loro, ma nel caso di Seth c'era eccome.  L’ultima volta che aveva controllato, l’Unione Sovietica era stata smantellata e Russia e Ucraina erano due nazioni distinte.  Ma, a quanto pare, l’Ucraina adesso era il  51° Stato americano, visto che gli USA obbligavano un aereo russo ad atterrare lì.  Aveva le palpitazioni come un tossicomane e il cuore  che gli scoppiava nel petto.  Strinse a sé la ventiquattrore, sebbene da tempo si fosse alleggerito di tutto trasferendo i dati su un componente elettronico che adesso era il custode di tutti i suoi segreti – tranne uno.  Quello privo di backup scientifico e peer review.  Il più temibile.  Il segreto a cui si aggrappava per restare vivo. L’aereo iniziò la discesa verso  Kiev e ad ogni vuoto d’aria lo stomaco gli saliva in gola,  il panico lo attanagliava. Aveva la nausea.

Era la fine.  Era spacciato.  Si vedeva già costretto a trascorrere il resto della vita in prigione o, peggio, giustiziato sul posto.  In fondo se l’era cercato, visto quello che aveva fatto.  E allora, che lo spettacolo abbia inizio.

Seth guardò dal finestrino quel paesaggio freddo e spoglio.  Un bosco di un milione di alberi a fusto sottile e rami piccoli, arido e sterile.  Cercava di restare lucido.  Sapeva cosa fare.

L’aereo toccò il suolo e la hostess che dava meccanicamente le istruzioni era come una voce fuori campo.

Signore e signori benvenuti a Kiev, sono circa le 6:30 ora locale.  Sosteremo qui per un po’, vi invitiamo a rimanere seduti con le cinture allacciate finché l'aereo non sarà completamente fermo al terminal.

Già, come se Kiev fosse proprio dove Seth voleva essere.  Com’è potuto succedere?  Era così prudente – non aveva perso tempo – se n’era andato subito.  Come hanno fatto a sapere che era su quell’aereo?  La Russia non aveva un trattato di estradizione con gli Stati Uniti, per questo aveva scelto Mosca come via di fuga.  Era stato facile prendere un volo non-stop dagli USA, il governo non ti identifica quando esci ma solo quando entri in America.  Ingenuo da parte sua pensare che l’avrebbero lasciato fuggire.

Signore e signori, è necessario che sbarchiate.  Portate con voi il bagaglio a mano e gli effetti personali e conservate la carta d’imbarco per poter risalire sull’aereo.  Tenete a portata di mano il passaporto e mostratelo al controllo della polizia che trovate all’uscita del velivolo disse la hostess.

I passeggeri cominciarono ad armeggiare con i bagagli e a mettersi in fila lungo il corridoio verso la parte anteriore dell’aereo.  Seth non si mosse, teneva stretta la ventiquattrore.  Un’assistente di volo, bionda e molto carina, gli si avvicinò sorridendo.

Mi scusi, deve sbarcare qui.  E’ solo per un’ora, più o meno.

Non vado da nessuna parte.

Prego?

La poveretta non sapeva cosa fare e il sorriso lasciò il posto a un’espressione accigliata e perplessa.

Per favore chiami il comandante.

Signore, la prego, io...

Chiami il comandante. Devo parlare al comandante.

L’assistente di volo, confusa, si diresse all’interfono e accostò il ricevitore all’orecchio. Dopo pochi minuti, mentre l’aereo continuava a svuotarsi, si avvicinò un pilota.

Buongiorno, che problema c’è?

Lei è il comandante?

Sono il primo ufficiale.  Vuole spiegarmi perché si rifiuta di lasciare l’aeromobile?

E’ a me che danno la caccia.  Sono io il motivo per cui vi hanno fatto atterrare qui.  Mi chiamo Seth Rogan e sono un rifugiato politico.  Ho fatto domanda di asilo in Russia e l’Ucraina non c’entra niente.  Mi consegnerò soltanto a un funzionario dell’ambasciata russa.

Signore, io...

Ha sentito cosa ho detto? Seth stringeva nervosamente la ventiquattrore.

Mi scusi, cosa c’è nella ventiquattrore?

Chiami l’ambasciata russa.  Seth Rogan.  Scendo dall’aereo solamente insieme a loro. Da qui non mi muovo. Punto.

Il primo ufficiale si girò e se ne andò.  L’aereo si era svuotato quasi del tutto.  Dopo qualche istante tornò con un altro pilota.

Buongiorno, disse, Sono il comandante Davidoff.  Mi sembra di capire che lei ha qualche problema di natura diplomatica.  Ma può dirmi cosa c’è nella valigetta?

Ha chiamato l’ambasciata russa?

Sì, l’abbiamo fatto.  Ora mi dice per cortesia cos’ha lì dentro?

Perché è così curioso?

E’ per come la tiene.  E sta sudando – sembra molto nervoso.

Anche lei sarebbe nervoso se rischiasse di essere prelevato a forza dalla CIA.

CIA? Signore, No so di cosa stia parlando ma...

Certo che non lo sa.  Lascio il suo aereo ma solo con un funzionario dell'ambasciata russa.

Il comandante si girò per parlare al primo ufficiale e i due dialogavano in russo.

L’equipaggio è andato?

Sì.

Bene.  Io non me ne vado finché non capisco cosa sta succedendo.

Resto con te.

Si avvicinarono due poliziotti armati, accompagnati da un individuo in abito grigio, Jack Singer, un uomo della CIA a Kiev. 

Come si chiama?  mi chiese.  Tipico accento americano, probabilmente del Midwest.

E lei come si chiama? disse Seth, con una certa ironia.

E’ irrilevante.  Posso vedere un suo documento?

Non ne ho.

Come mai?

Mi sono caduti nella toilette.

Singer si girò verso uno dei due poliziotti armati e ordinò Cercate nel bagno.

Nessuno va da nessuna parte sul mio aereo senza prima chiederlo a me intervenne il comandante.

Signore, disse Singer, E’ una questione di sicurezza nazionale.

Di quale nazione? si intromise Seth.  Non sapevo che il governo degli Stati Uniti avesse l’autorità di imporre l’atterraggio di un velivolo nello spazio aereo internazionale.

Neppure io disse il comandante.  Questo è un aereo russo.  E non è quello che mi è stato detto.  Cosa sta succedendo?

Mi spiace comandante, non posso dirglielo. E’ in funzione dell’effettiva necessità di venirne a conoscenza disse Singer.

Bene, il caso vuole che io sia il pilota in comando e ho necessità di venirne a conoscenza.  Sono responsabile di questo aereo e di chiunque si trovi a bordo.

Comandante, non la riguarda.  Signore, glielo chiedo un’altra volta, come si chiama?

Come, non lo sa? rispose Seth.  Sono Barney, lo conosce, il miglior amico di Fred Flintstone.

Signore, credo non si renda conto che è in un mare di guai.

Una voce in cima all’aereo gridò in russo, Forse non hai messo a fuoco, Jack, che la CIA non ha giurisdizione qui e quest’uomo è sotto la mia protezione.

Era Yuri Streltsov, un giovanottone vigoroso sui 30 anni, russo, con un collo così grosso che la testa sembrava attaccata direttamente alle spalle, due bicipiti alla Arnold Schwarzenegger e una padronanza dell’inglese non proprio perfetta.

Ciao Yuri disse Singer.

Yuri mostrò il distintivo ai poliziotti che annuirono.

Andiamo Barney disse Yuri, e con la mano fece cenno a Seth di alzarsi.  Singer li guardò mentre uscivano dall’aereo e sorrise sornione.

Puoi riuscire a cavartela finché sei in aeroporto, Yuri, ma non posso garantirti un lasciapassare una volta fuori disse Singer.

Oh Jack, non sapevo ti importasse, rispose Yuri.

Cosa intendeva? chiese Seth a Yuri.

Voleva dire che là fuori c’è un team di sicari che ci aspettano e che non si fanno troppi scrupoli ad uccidere prima me e poi te perché quando saremo morti loro spariscono e i nostri corpi non si troveranno mai.

Fantastico.  Ma anche tu hai degli uomini, vero?

Solo io.

Solo tu?

Tranquillo.  Ecco, metti questo.

Yuri gli diede una specie di gilet grigio molto spesso con dei lacci, tipo i gilet di salvataggio.

Che cos'é?

Giubbotto antiproiettile.

2

Uscendo dall’aereo Yuri disse chiaramente ai poliziotti di farsi da parte, non dovevano interferire,  non era affar loro.  Ma Seth si voltò e vide Jack Singer che parlava alla radio, non aveva l’aria di chi comunica alla squadra d’aver perso la partita.  Non aveva alcun motivo per fidarsi di questo Yuri Streltsov, ma la scelta era piuttosto limitata; la libertà, benché temporanea, o la morte.  Scelse la libertà.

Appena fuori dal ponte mobile Yuri spinse Seth oltre una porta con un cerchio rosso stampato in mezzo che per Seth voleva dire Vietato Entrare o qualcosa di simile.

Puoi correre? disse Yuri.

Sto ancora cercando di mettere questo giubbotto.

Volevi fare la spia, impara a fare più cose insieme.

Non ho mai voluto essere una spia. Volevo solo avvertire la popolazione di...

Parliamo dopo.  Ora dobbiamo andare.  Yuri prese Seth per le spalle, fissò le fibbie del giubbotto e poi lo spinse fuori. Corri!

E Seth cominciò a correre.  Seguiva  Yuri correndo più veloce che poteva.  Correva così in fretta che sentiva il sudore pungente colargli negli occhi.  Una porta, poi un’altra, giù per le scale talmente veloce che i piedi sfioravano appena i gradini, poi dentro un tunnel.  Senza fermarsi e con tutta la forza che aveva spalancò una serie di porte doppie e finalmente sentì l’impatto dell’aria fredda esterna che gli riempiva i polmoni.  Ma solo per un istante perché lo fecero entrare in una mercedes nera, prima la testa, come un criminale agli arresti o la vittima di un sequestro.

Yuri con un salto gli fu accanto, pistola in mano, la Mercedes si mosse e oltrepassò il cancello del parcheggio.  L’autista accelerò quando l’uomo seduto al suo fianco cominciò a urlare qualcosa in russo.  Sembrava in preda al panico.

Cosa sta dicendo? chiese Seth.

Dice che ci stanno seguendo.

Seth guardò nello specchietto retrovisore ma non vide nulla di strano.  Come fa a saperlo?

Guarda.

In quel preciso istante non una ma due auto sbucarono dal parcheggio, la prima sfondava la sbarra di chiusura e l’altra seguiva subito dietro.  Correvano come matti facendo lo slalom fra la macchine nel traffico, e anche il loro autista iniziò a procedere a zig-zag.

Saremo all’ambasciata fra dieci minuti disse Yuri.

Non si può chiamare la polizia – per i rinforzi?

Senti, Seth, non vali molto come spia, vero?  La polizia non ha una motivazione ufficiale per fermarci ma non ci aiuterà.  Quando arriviamo all’ambasciata le forze speciali russe  – le Specnaz – ci daranno loro tutti i rinforzi che ci servono.

Perché non vengono adesso?

Questa è l’Ucraina, non fa più parte della Russia.  Possono agire solo sul suolo dell’ambasciata.

L’auto che li inseguiva, una jeep mercedes nera, era dietro sulla destra e accelerò per raggiungerli, sembrava giocassero all’inseguimento, schivandosi a vicenda per non farsi catturare.

I vetri sono antiproiettile, ma sta’ giù comunque gridò Yuri.  Seth obbedì.

Il loro autista sterzò per seminarli quando la jeep fu sul punto di raggiungerli.  Il conducente della jeep, minaccioso, fece cenno di accostare.  A quel punto il tipo sul lato passeggero nell’auto di Seth estrasse la pistola, abbassò il finestrino e sparò verso di loro.

Che succede? chiese Seth sentendo gli spari e sbirciando dal sedile.

Spara alle gomme.

La jeep dietro di loro sterzò bruscamente e i suoi occupanti risposero al fuoco con una raffica di spari,  Seth sentiva il rumore metallico dei proiettili che colpivano la fiancata della loro macchina.

Yuri spinse Seth ancora più in basso dietro il sedile del conducente gridando Sta’ giù!, abbassò il finestrino e sparò alla jeep.  Un colpo, poi un altro e il terzo centrò la gomma anteriore sinistra che esplose facendo perdere il controllo alla macchina che invase la corsia opposta.  Come un movimento di nuoto sincronizzato le auto si spostavano schivando la jeep contromano ma un camion la urtò sul retro e l’auto iniziò una serie di giravolte su sé stessa finché non si scontrò con un altro veicolo, l’impatto laterale schiacciò la jeep accartocciandola e molto probabilmente anche i suoi occupanti. La seconda auto lanciata all’inseguimento, una mercedes sedan color argento, rimase bloccata nell’ingorgo.

Cosa succede quando trovano gli agenti della CIA con le pistole, morti, in quella jeep? disse Seth, riemergendo.

Ripuliranno tutto.  Niente pistole, nessun agente. Solo dei turisti americani coinvolti in un incidente stradale rispose Yuri.

Ma proprio quando sembrava che fossero fuori pericolo ecco spuntare la mercedes argento sulla corsia di emergenza, libera dalle macchine ammassate in quel tratto di strada.

Sono tornati gridò Seth.

Il loro autista accelera, facendosi strada fra le auto e cambiando rapidamente direzione.

Quante volte devo dirti di stare giù! disse Yuri, e spinse ancora Seth sul fondo dell’auto.  Siamo quasi arrivati.

La mercedes argento li tallona da vicino.  L’autista di Seth spinge a fondo l’acceleratore e sterza sulla corsia di destra quasi urtando l’auto davanti a loro.  A ridosso del paraurti di un’altra macchina inchioda, scala e la supera sfruttando tutta la spinta del motore.

L’ambasciata è qui disse Yuri.

Un’altra brusca svolta a destra, le gomme stridono sull’asfalto e oltrepassano l’ingresso spalancato dell’ambasciata, ai lati due soldati delle Specnaz.  La mercedes argento sfila lentamente mentre il cancello si chiude alle loro spalle.

Yuri era un agente dell’FSB, il Servizio di Sicurezza Federale russo.  L'incarico con Seth era di proteggerlo, portarlo in Russia garantendo la sua incolumità e la sicurezza in attesa della decisione sulla domanda di asilo.  Fino a quel momento non aveva fallito.  Diverse guardie armate raggiungevano il proprio posto di guardia dietro la mercedes che avanzava sul suolo dell’ambasciata russa. La porta in acciaio di un garage si aprì e si chiuse alle spalle dell’automobile e Yuri accompagnò  Seth all’interno.

Yuri portò Seth in un salotto.  Gli arredi, così come l’intero edificio, rievocavano l’atmosfera della Russia imperiale.  Lungo le pareti ricoperte di tappezzeria pregiata, rifinita da cornici a soffitto in legno, erano disposti dei dipinti a olio originali.  Nella stanza spiccavano le poltrone in stile classico francese sistemate ordinatamente, Seth si mise comodo.  Un’affascinante brunetta russa gli offrì dell’acqua che accettò volentieri.

Dopo aver bevuto d’un fiato quasi tutta l’acqua, Seth fu condotto nell’ufficio dell’ambasciatore, un uomo sulla sessantina con i

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