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Mi ricorderò di ricordare?
Mi ricorderò di ricordare?
Mi ricorderò di ricordare?
E-book411 pagine5 ore

Mi ricorderò di ricordare?

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Info su questo ebook

Dieci anni. 
Dieci lunghi anni senza vedersi, sentirsi, parlarsi, incontrarsi. 
Dieci anni di silenzi e oblio. 
Dieci anni durante i quali Cecilia e Leonardo sono cresciuti, maturati, progrediti e si sono trasformati, ognuno per conto proprio, ognuno percorrendo la propria strada, ognuno senza l'altro.
Ma poi in un istante tutto cambia, un piccolissimo attimo è sufficiente a sovvertire ogni cosa, a far tornare a galla un sentimento represso molto tempo fa. 
Bastano un parco pubblico, un bambino e una risata per catapultare Leonardo indietro nel tempo, e costringerlo ad interrogarsi sul passato, a fare i conti con le sue azioni, le decisioni, le scelte, gli atteggiamenti e quella condotta che l'ha indotto a perdere quell'unica ragazza che, dopo  così tanto tempo, si rende conto di aver amato davvero, e che decide, senza indugio, di cercare. 
Perché dal suo passato, Leonardo non vuole più fuggire. Perché lui vuole essere di nuovo felice. E con Cecilia lo è stato davvero.
Ma Cecilia sarà disposta ad incontrarlo? Acconsentirà a vederlo? 
Cecilia, che non è più la ragazzina di periferia, ma una donna adulta, con una laurea, una specializzazione, un ottimo lavoro, una carriera e una nuova vita. 
Una vita in cui Leonardo, quel ragazzo che l'ha fatta così soffrire tanto tempo fa, non fa più parte. Una vita che Cecilia non è assolutamente intenzionata di farsi sconvolgere. Non di nuovo, non adesso, non senza lottare. Non da LUI. 
Perché la stabilità che con fatica ha raggiunto e conquistato senza di LUI è un tasto intoccabile. Però c'è quel segreto, che la perseguita e la tiene sveglia di notte...




In questo secondo libro, Leonardo e Cecilia vivono il presente.
Un presente che vede la loro storia sepolta, chiusa e dimenticata. 
Davvero? 
Perché torna a farsi vivo con prepotenza quel "per sempre" che tanto tempo fa li aveva resi così vicini e che ora bussa alla porta di entrambi più forte che mai.
E, succeda quel che succeda, stavolta sarà PER SEMPRE?
LinguaItaliano
Data di uscita15 lug 2016
ISBN9786050482331
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    Anteprima del libro

    Mi ricorderò di ricordare? - Valentina Gift

    Valentina Gift

    Mi ricorderò di ricordare?

    UUID: 4aec6eb0-8e77-11e8-b30f-17532927e555

    Questo libro è stato realizzato con StreetLib Write

    http://write.streetlib.com

    Indice dei contenuti

    NOTE DI COPERTINA

    CAPITOLO 1

    CAPITOLO 2

    CAPITOLO 3

    CAPITOLO 4

    ​CAPITOLO 5

    ​CAPITOLO 6

    ​CAPITOLO 7

    CAPITOLO 8

    CAPITOLO 9

    CAPITOLO 10

    CAPITOLO 11

    CAPITOLO 12

    CAPITOLO 13

    CAPITOLO 14

    CAPITOLO 15

    CAPITOLO 16

    CAPITOLO 17

    CAPITOLO 18

    CAPITOLO 19

    CAPITOLO 20

    CAPITOLO 21

    CAPITOLO 22

    CAPITOLO 23

    CAPITOLO 24

    CAPITOLO 25

    CAPITOLO 26

    CAPITOLO 27

    CAPITOLO 28

    CAPITOLO 29

    CAPITOLO 30

    CAPITOLO 31

    CAPITOLO 32

    CAPITOLO 33

    CAPITOLO 34

    CAPITOLO 35

    CITAZIONI

    Ringraziamenti

    Valentina Gift

    MI RICORDERO’ DI RICORDARE?

    Un passato che torna, un legame che riaffiora, mille interpretazioni del concetto Per sempre

    ROMANZO.

    Secondo libro della trilogia Ricordi

    Prima edizione: Luglio 2016

    AVVERTENZA:

    Questo libro è un'opera di fantasia. Personaggi e luoghi citati sono invenzioni dell'autrice ed hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, luoghi e persone, vive o scomparse, è assolutamente casuale.

    NOTE DI COPERTINA

    Dieci anni.

    Dieci lunghi anni senza vedersi, sentirsi, parlarsi, incontrarsi.

    Dieci anni di silenzi e oblio.

    Dieci anni durante i quali Cecilia e Leonardo sono cresciuti, maturati, progrediti e si sono trasformati, ognuno per conto proprio, ognuno percorrendo la propria strada, ognuno senza l'altro.

    Ma poi in un istante tutto cambia, un piccolissimo attimo è sufficiente a sovvertire ogni cosa, a far tornare a galla un sentimento represso molto tempo fa.

    Bastano un parco pubblico, un bambino e una risata per catapultare Leonardo indietro nel tempo, e costringerlo ad interrogarsi sul passato, a fare i conti con le sue azioni, le decisioni, le scelte, gli atteggiamenti e quella condotta che l'ha indotto a perdere quell'unica ragazza che, dopo così tanto tempo, si rende conto di aver amato davvero, e che decide, senza indugio, di cercare.

    Perché dal suo passato, Leonardo non vuole più fuggire. Perché lui vuole essere di nuovo felice. E con Cecilia lo è stato davvero.

    Ma Cecilia sarà disposta ad incontrarlo? Acconsentirà a vederlo?

    Cecilia, che non è più la ragazzina di periferia, ma una donna adulta, con una laurea, una specializzazione, un ottimo lavoro, una carriera e una nuova vita.

    Una vita in cui Leonardo, quel ragazzo che l'ha fatta così soffrire tanto tempo fa, non fa più parte. Una vita che Cecilia non è assolutamente intenzionata di farsi sconvolgere. Non di nuovo, non adesso, non senza lottare. Non da LUI.

    Perché la stabilità che con fatica ha raggiunto e conquistato senza di LUI è un tasto intoccabile. Però c'è quel segreto, che la perseguita e la tiene sveglia di notte...

    In questo secondo libro, Leonardo e Cecilia vivono il presente.

    Un presente che vede la loro storia sepolta, chiusa e dimenticata.

    Davvero?

    Perché torna a farsi vivo con prepotenza quel per sempre che tanto tempo fa li aveva resi così vicini e che ora bussa alla porta di entrambi più forte che mai.

    E, succeda quel che succeda, stavolta sarà PER SEMPRE?

    Memoria est thesaurus omnium

    rerum et custos

    PARTE SECONDA:

    PRESENTE

    CAPITOLO 1

    L’indecisione è la ladra delle opportunità

    LEONARDO

    Sono rientrato dalla montagna da due giorni e ancora non ho deciso come procedere. Sono combattuto tra la volontà di fare ricerche e trovare Cecilia e la certezza che se lo farò non so a cosa andrò incontro.

    Voglio veramente rivederla? Voglio davvero sapere com'è ora la sua vita? E soprattutto, la voglio di nuovo nella mia?

    Ho conosciuto Cecilia da adolescente, e per quattro lunghi anni non ho fatto altro che vivere di lei, nutrirmi del suo amore e respirare l’aria che la nostra storia generava.

    Fino a quando tutto è cambiato ed ognuno di noi ha proseguito come singolo su una strada che io e lei non abbiamo più condiviso e che per dieci anni non ha più intersecato quella intrapresa dall'altro. Fino a qualche giorno fa, quando, per puro caso, ho intravisto Cecilia in un parco e da allora non faccio altro che pensare a lei e a tutto quello che è stato il nostro passato, condizionando il mio presente ai ricordi di una vita che ho perduto nell'istante in cui ho smesso di stare con lei.

    Ho visto Cecilia lo scorso venerdì, poi sono partito per il week-end e rientrato in città ieri, in tarda serata. Il fine settimana in montagna, che di solito aspetto con ansia perché libera la mente dalla morsa della frenesia che il lavoro produce, questa volta non ha rispettato le regole e non mi ha aiutato a ristabilire quell'equilibrio psico-emotivo che mi sarebbe necessario per prendere una decisione adeguata in merito.

    E’ lunedì mattina e non so ancora che cazzo voglio fare. Non è un gran bel modo di iniziare la settimana.

    L’iPhone vibra e mi ricorda che alle 13 ho un tavolo prenotato da Graziati. Pranzerò con Alex, mio amico d’infanzia, tuttora mio migliore amico, che non vedo da quasi un mese.

    Alex è la persona che mi conosce meglio, quell'amico che nella vita ognuno dovrebbe avere. Forse lui riuscirà a darmi un buon consiglio.

    Forse.

    L’indecisione che sento non è collegabile alla capacità di giudizio di Alex o al suo essere onesto nel dire quello che pensa, ma a ciò che deciderò di fare io.

    Perché non sono sicuro di riuscire ad affrontare proprio con lui l’argomento Cecilia. Non dopo tutto quello che è successo tra me, lei e Alex in passato.

    °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

    Arrivo all'incontro puntualissimo. Alex è già nel locale e sta sorseggiando un aperitivo seduto al tavolo mentre consulta assorto il suo nuovo iPad mini.

    «Ehi amico, come andiamo?» lo saluto con una pacca sulla spalla.

    «Cazzo Leo, ma sei tornato da poco dalla Svizzera? Hai spaccato il secondo!» Alex sorride, dando un’occhiata all'orologio. Chiude la cover e poggia tutta la tecnologia Apple sul tavolo.

    La faccia di Marilyn Monroe mi fissa sorridente mentre riveste di eleganza l’ultimo, sofisticato acquisto del mio amico. «Com'è andato il viaggio negli USA?»

    Alex è appena tornato da un viaggio di lavoro-divertimento negli Stati Uniti e la prima mezz’ora del nostro incontro si incentrerà solo sui suoi racconti in merito. «E tu che mi dici?» chiede alla fine «Novità?»

    «Nessuna che regga il confronto con l’esperienza che mi hai appena raccontato» rispondo.

    «Giulia?»

    «Sta bene, rimarrà in Italia ancora un po’»

    Giulia è la ragazza con cui da qualche mese mi vedo regolarmente. Francese per nascita, risiede di norma a Parigi. Il padre è un imprenditore italiano e quando il lavoro richiede la sua presenza in sede, trascorre con la figlia del tempo in città. L’ho conosciuta per affari comuni.

    «C’è qualcosa di serio nell'aria?» Alex mi conosce così bene che sa perfettamente come non m’impegni mai con una donna per più di qualche ora. Giulia invece è riuscita ad intrigarmi e occupo molto del mio tempo in sua compagnia. Ma non c’è niente di ufficiale.

    Sorrido. «No, niente di serio»

    Il mio amico mi guarda a lungo prima di chiedere: «Allora, cos'è che devi dirmi ma allo stesso tempo non vuoi?»

    Cazzo se mi conosce bene. Mi verso dell’acqua e sorrido all'ironia dell’universo. Poi mi decido a parlare: «Ho visto Cecilia la scorsa settimana»

    La faccia di Alex si fa serissima e i muscoli del suo viso si induriscono.

    «Sono uscito a fare un giro dopo pranzo e mi sono imbattuto in lei per caso» accendo una sigaretta «Cecilia però era impegnata in altri affari e non mi ha visto»

    Gli occhi del mio amico non smettono di fissarmi e dalla sua bocca non esce una parola. Sta aspettando che io prosegua.

    Aspiro una lunga boccata: «E da qualche giorno penso a come mi piacerebbe molto poterle…parlare»

    Alex alza un sopracciglio sbigottito: «Ti piacerebbe molto cosa??»

    «Hai capito bene»

    Scuote la testa e gioca con una forchetta: «Mi sembra una cazzata fotonica»

    Sapevo non sarebbe stato d’accordo. «Perché?»

    «Perché Leo? Che cazzo vorresti dirle? Scusa se sono stato un fottuto coglione nei tuoi confronti?» Alex scuote la testa e prende a sua volta una sigaretta dal pacchetto «Dopo dieci anni? Quale risposta ti aspetti che ti dia lei, a parte quella di mandarti dritto a fanculo? Sii serio, cazzo»

    Alex ha ragione, che cosa mi aspetto? Non lo so. Ma ho bisogno di vederla. Ho bisogno di sentire la sua voce. Ho bisogno di parlare con lei. Ho voglia di Cecilia. Come, per dieci lunghi anni, mai ne ho avuta.

    CAPITOLO 2

    Il destino è un assassino che non lascia scampo

    LEONARDO

    Ho impiegato quasi una settimana ma ce l’ho fatta. Toccando i tasti giusti delle conoscenze, ho appreso su Cecilia più di quanto sperassi. Ora so dove vive, dove lavora e quali posti frequenta abitualmente. Devo solo decidere in che modo fingerò di incontrarla per mera casualità.

    Potrei bazzicare sull'argine e imbattermi in lei una di queste sere. Ho saputo che Cecilia è solita fare lunghe passeggiate quando esce da lavoro durante la settimana, dopo pranzo il sabato e la domenica mattina verso le 10. Oppure potrei frequentare il bar dove normalmente si incontra con gli amici per lo spritz. Nel trovare anche lei lì, simulerei un’attonita sorpresa che mi affretterei a superare invitandola a bere qualcosa insieme.

    Questa potrebbe essere un’ottima idea.

    E lo sarebbe se fossi certo del fatto che Cecilia accettasse poi di dedicarmi un po’ di tempo.

    Ma se non lo volesse? Se per un qualsiasi motivo lei non accettasse il mio invito, che cosa potrei fare dopo? Cecilia non è una stupida né una sprovveduta. Se mi imbattessi nuovamente in lei capirebbe subito che non è il destino a manipolare i nostri incontri, come invece vorrei che credesse.

    Dovrei trovare un modo che mi permetta di vederla ripetutamente, indipendentemente dal fatto che Cecilia lo voglia o meno; come, ad esempio, partecipare ad un corso obbligatorio di sicurezza sul lavoro o una serie di incontri di approfondimento relazionati a qualche tematica che potrebbe interessare entrambi.

    Sono nel bel mezzo delle mie congetture quando qualcuno bussa alla porta. Stefania, la segretaria che un tempo era di mio padre e che, come tutto il resto, ho ereditato, entra nel mio ufficio con un plico in mano. «Dovrebbe dare un’occhiata a questo» dice passandomi il dossier «A mio avviso ci sono i presupposti per una vertenza legale»

    Nonostante l’età matura e il fatto che potrebbe benissimo essere mia madre, Stefania non ha mai accettato di rivolgersi a me in tono informale. Anch'io cerco di tenermi sulla stessa linea, anche se a volte scivolo su toni più confidenziali. Mi ha tirato fuori dai casini, anche personali, così tante volte che la considero veramente una figura più vicina ad un’amica che ad una dipendente.

    «Siamo appoggiati ad uno studio per questo, no? Leggerò il documento e dopo averlo fatto, passerò tutto a loro»

    Stefania mi guarda con aria dubbia. Ha un istinto da segugio su quello che è il mondo dove operiamo e mi fido molto delle sue intuizioni perciò non indugio nemmeno un momento per chiedere che cosa la turba.

    «Sono convinta che, per quanto riguarda il caso specifico, sarebbe opportuno appoggiarci a qualcuno di molto più qualificato in materia societaria»

    «Ha già qualche idea in merito?» domando appoggiandomi allo schienale della sedia in pelle su cui sono comodamente seduto.

    Conosco già la risposta e sono sicuro Stefania mi snocciolerà tutta una serie di nomi di studi qualificati, per poi ridurre la scelta ad una rosa di tre possibilità. A livello economico, premio questa sua efficienza ogni volta che ne ho l’ occasione. Come supponevo, Stefania elenca tutti gli studi associandoli a risultati, costi e statistiche dei successi. Quando si appresta a concludere, gira verso di me un foglio fresco di stampa su cui sono incisi tre nomi. La mia scelta dovrà essere indirizzata verso uno di quelli. Ognuno riporta un ideogramma colorato esplicativo, suddiviso a fette, che riflette i punti chiave appena elencati. Leggo i nomi e per un attimo resto basito. Uno dei tre enumerati, è lo studio legale dove Cecilia lavora. Cerco di rimanere impassibile mentre picchietto con l’indice il nome che ho scelto, conscio del fatto che a influenzare la mia decisione non è stato, di certo, nessuno schema di competenza diligentemente redatto da Stefania. «Questo» dichiaro «Appena le è possibile, mi fissi un appuntamento con il socio più anziano. Preferibilmente in un orario che sia appena dopo pranzo»

    Stefania annuisce, raccoglie tutti i fogli ed esce dalla stanza.

    Bingo! Ho trovato il modo per incontrare Cecilia. E non l’ho pianificato io. Me l’ha offerto direttamente il destino.

    Più o meno.

    °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

    E’ giovedì e sono le 11. Oggi pomeriggio alle 15 mi recherò allo studio legale dove Cecilia è occupata e, imprevisti permettendo, dovrei incontrarla.

    Ho trascorso gran parte della mattinata a immaginare come sarà rivederla, riparlarle e guardare di nuovo i suoi occhi.

    Dopo tutto questo tempo.

    Mi ritrovo ad essere piacevolmente agitato all'idea che succeda.

    Verso le 13 abbandono l’ufficio e decido di pranzare in un locale vicino a dove avverrà l’incontro. Il ristorante è gremito ma la prenotazione del tavolo, che saggiamente Stefania ha effettuato, mi salva dal dover attendere che si liberi qualche posto. Ordino un pasto veloce e leggero mentre pondero se fare o no due passi prima dell’orario fissato per l'appuntamento, per scaricare un po’ di tensione.

    Passo al cameriere la carta di credito per la transazione monetaria, aspetto che l’operazione giunga al termine e poi afferro la giacca per uscire. Fuori mi attende una giornata soleggiata e con temperatura primaverile. Oltrepasso la rumorosa sala da pranzo e mentre mi dirigo verso la porta vedo il profilo di una figura familiare fermo alla cassa. La osservo incredulo ritirare lo scontrino, sorridere al cameriere e voltarmi le spalle per raggiungere l’uscita.

    «Cecilia?!» la mia voce è sorpresa, e pronuncia il suo nome prima che io riesca a controllarne le implicazioni. Giuro che non sapevo avrebbe pranzato anche lei in questo posto.

    Cecilia si volta e il suo sguardo punta dritto verso di me. Ciò che mi ritrovo a guardare, non è più la ragazzina che vestiva con jeans e All Star o la maglietta consumata degli Skiantos, ma una donna adulta che, dall'alto di un completo di una semplicità elegante, mi osserva con occhi maturi.

    Anche il viso di Cecilia tradisce incredulità e sorpresa.

    «Leonardo?» la sua voce non raggiunge le mie orecchie ma il labiale è chiarissimo.

    Tutto intorno a noi si ferma e non sento più alcun rumore. Sia io che Cecilia rimaniamo immobili, a guardarci, fino a quando le mie gambe reagiscono al momento e si avvicinano a lei. «Ciao» dico «Come stai?»

    «Bene» a indurla a parlare è l’educazione che le hanno impartito e non una sinapsi cerebrale «E tu?»

    «Bene anch'io» ho la stessa identica reazione.

    «Ceci ti aspettiamo fuori?» siamo raggiunti da una ragazza che avrà all'incirca la nostra età.

    «Sì, arrivo subito»

    Quando la ragazza se ne va, Cecilia la qualifica come una collega.

    «Cosa ci fai da queste parti?» domando per ristabilire un contatto.

    «Lavoro qui vicino»

    «Pranzi sempre qui?»

    «Dipende, se sono in ufficio di solito sì»

    «E’ un bel posto»

    Cecilia si guarda intorno e annuisce. «Lo frequenti?»

    «No, a dir la verità è la prima volta» ammetto «Ho un appuntamento qui in zona tra poco, dovevo mangiare e siccome me l’hanno consigliato, ne ho approfittato per provare»

    Veniamo interrotti ancora da persone che, passandoci accanto, la salutano. Prendo il telefono e prima che Cecilia possa scappare da me con una scusa qualsiasi, come sono certo stia meditando, scorro l’agenda e la informo su dove sono diretto. «Sai per caso dov'è?» chiedo con noncuranza.

    Se Cecilia s’irrigidisce nell'udire dove mi sto recando non lo manifesta per niente apertamente.

    «Sì, Leonardo, so dov'è» Cecilia fa una pausa «Superi la piazza con la fontana, passi oltre il parcheggio auto, attraversi la strada e ti trovi in un piazzale alberato. Tieni a sinistra sotto i portici, il secondo palazzone. Suoni il campanello, ti identifichi e poi sali al decimo piano» guarda l’orologio appeso alla parete «A che ora devi essere là?»

    «Alle 15»

    «Sei qui in auto?»

    «Sì, l’ho lasciata nel parcheggio di cui hai appena parlato»

    «Allora andiamo, se vuoi fare due passi ti ci posso accompagnare»

    «Sarebbe meraviglioso» dico fissandola «Conosci così bene il posto che mi hai indicato precisamente anche il piano a cui dovrò salire»

    «Sì, direi di sì» Cecilia infila il trench «Lavoro per lo studio a cui sei diretto da quando mi sono laureata» sistema accuratamente i capelli, in modo che le ricadano sulla schiena.

    «Non ci potrebbe essere stata spiegazione più logica!» azzardo sorridendo seguendo ogni suo piccolo movimento.

    «Ah no? Avrei potuto essere benissimo il portiere del palazzo» Cecilia saluta il barista e con un movimento stizzito mi volta le spalle per raggiungere la porta.

    Nella sua voce, così come sul suo viso, non c’è stata traccia di un sorriso. Le parole che ha pronunciato non erano una battuta. Cecilia non è in vena di scherzare con me.

    Ad aspettarci fuori troviamo quattro suoi colleghi, tutti di età differenti. Cecilia procede a presentarmi indicando unicamente il mio nome di battesimo, senza qualificarmi con nessun altro sostantivo che possa specificare un rapporto tra noi. Non sono un amico, un ex ragazzo o un conoscente. Sono semplicemente Leonardo.

    Ci avviamo verso lo studio e prima che io riesca a rivolgerle ancora la parola veniamo interrotti da un signore di una certa età che si avvicina a noi sventolando un pezzo di carta. «Dottoressa, dottoressa è arrivato! Può darci un’occhiata?»

    Il viso di Cecilia si rilassa e resto incantato quando vedo i suoi tratti distendersi e le labbra formare un dolcissimo sorriso. Si stacca dal gruppo e va incontro al tizio. «Ma quante volte te lo devo dire Lucio che io sono solo Cecilia? La dottoressa è quella in camice bianco che ti visita!»

    Ridiamo tutti al suono di quelle parole, anche il diretto interessato.

    La mia ex ragazza si fa passare il foglio di carta e lo legge. Poi si gira verso i suoi colleghi: «Potete accompagnare voi Leonardo?» alza il foglio «Ho un imprevisto da risolvere prima di rientrare in ufficio»

    Quando rivolge la sua attenzione alla persona che le è accanto, sorride di nuovo e prendendola sotto braccio si avvia con lei verso una panchina su cui siedono altre persone, forse anche più vecchie dell’uomo anziano che l’ha chiamata. E io mi ritrovo a pensare come non mi importi se Cecilia abbia dieci anni in più rispetto all'ultima volta che l’ho vista, se è laureata, se ha un tacco altissimo o se veste con abiti sobri ed eleganti, perché quello che ho appena visto succedere è il comportamento leale e onesto tipico della ragazzina con le All Star che veniva dai quartieri poveri e che credeva fermamente in principi come la difesa delle persone da qualsiasi tipo di attacco da parte delle lobby burocratiche che conoscevo molto tempo fa.

    Ci sono cose nella vita che non cambiano mai.

    Cecilia sembra essere proprio una di queste.

    °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

    L’incontro con l'avvocato Riccardo Zanaga, il socio più anziano, si protrae per un tempo superiore alle due ore. Durante tutto il tempo, il dottor Zanaga userà con me toni schietti e diretti e la sua volontà di andare a fondo ai problemi per capirli chiaramente mi farà ben intendere i motivi che hanno indotto la mia ex ragazza a scegliere di lavorare in un posto del genere. Dopo aver spaziato anche su argomenti extra lavorativi, l'avvocato ed io concludiamo la conversazione con l’accordo di rimanere in contatto per tenerci aggiornati costantemente sugli sviluppi del caso che ho loro affidato. Prima di accomiatarmi completamente lascio, con simulata indifferenza, cadere tra noi l’accenno al fatto che conosco Cecilia.

    «Poteva dirlo subito!» risponde pacatamente l'uomo che ho di fronte «Conoscere uno del mio team è sempre una garanzia»

    Annuisco con un sorriso perché non stento a crederci.

    Con un movimento fluido il socio più anziano afferra la cornetta del telefono: «Stella, mi chiami Cecilia per favore» ordina alla segretaria. Ascolta la risposta «Allora me la mandi appena torna» chiude la comunicazione «La dottoressa Serrano è fuori per lavoro» mi informa.

    «Nessun problema, l’ho incontrata prima. Me la saluti tanto»

    Ci stringiamo la mano e quando apre la porta dell’ufficio, il socio più anziano chiede alla segretaria di accompagnarmi all'ascensore.

    Lo studio legale che il dottor Zanaga ha fondato, occupa l’intero piano del palazzo dove ha sede. E' arredato in stile minimalista: tutto è essenziale e di colore chiaro. E’ più vetro che cemento a comporre le pareti esterne, perciò l’interno è fortemente luminoso. L’illuminazione artificiale è unicamente a led.

    Quando l’ascensore arriva saluto la segretaria, ringraziandola per la cortesia. E’ una signora di una certa età, con un viso che trasmette la quiete di una vita vissuta con appagamento.

    «Dica a Cecilia che Leonardo la saluta»

    Stella mi fissa un momento prima di rispondere con una certa reticenza: «Lo farò»

    Dopo di che le porte si chiudono tra noi e io inizio a scendere. Quando arrivo al piano terra esco nell'atrio e la fortuna vuole che l’inconfondibile rumore che genera la camminata di una donna che indossa scarpe con il tacco mentre cammina su un pavimento piastrellato mi induca a rivolgere lo sguardo alla mia destra. Cecilia avanza verso l’ingresso tenendo in spalla una borsa porta documenti ed è impegnata in una conversazione telefonica. Sta fumando una sigaretta e grandi occhiali da sole neri nascondono i suoi occhi. Resto stregato dalla sua presenza. Mi fermo ad aspettare che mi raggiunga perché ho davvero voglia di parlare con lei.

    Nel momento in cui Cecilia mi vede accenna un saluto con la mano, a cui rispondo rimanendo fermo dove sono. Capisce che non ho intenzione di spostarmi perciò chiude la comunicazione e si avvicina. Spegne la sigaretta in un cestino adibito all'azione e finalmente è davanti a me.

    «Ti ho beccata per un soffio, me ne stavo andando» le dico.

    Cecilia sorride ma non del suo solito sorriso. Le labbra sono piegate in una smorfia che non le appartiene.

    «La mia società si è appoggiata a voi» le spiego.

    «Bene, spero che saremo all'altezza» risponde «Chi ti seguirà?»

    «Tu» azzardo sorridendo. Lo vorrei così tanto.

    «Dubito» Cecilia saluta una persona «Il diritto societario non il mio campo»

    Che peccato.

    «Ti saluto, devo rientrare» dice aprendo la porta.

    «Ciao Cecilia»

    «Ciao Leonardo»

    E’ stato un piacere vederti.

    Ma non riesco ad aggiungerlo. Lei è già sparita dietro una porta a vetri che si è ben richiusa alle spalle.

    CAPITOLO 3

    Quante notti fa ci guardammo negli occhi

    CECILIA

    Non ci credo, non può essere, non è vero. Raggiungo l’ascensore con le ginocchia che tremano. Vorrei urlare, cazzo. Ma perché? Perché dopo tutti questi anni?? Perché LUI? Perché qui? Perché adesso? Sono così arrabbiata che prenderei a calci qualcosa. In città ci sono centinaia di studi legali, e LUI quale sceglie per ricevere assistenza?? Il mio!

    Se questa non è sfiga…

    Il suono dell’ascensore mi annuncia che sono arrivata al decimo piano. Respiro profondamente e cerco di ricompormi. Avanti Cecilia, indossa la tua faccia di culo. E’ una parte fondamentale del tuo lavoro, no? E ti riesce. Non farti sopraffare dalle emozioni.

    Appena metto piede nell'entrata, Stella m’informa che il capo vuole vedermi. Vado perciò spedita nel loculo dov’è posizionata la mia scrivania, mi sfilo la giacca, poggio la borsa sul tavolo e, impassibile, mi dirigo verso quel sancta sanctorum che è lo studio del mio sommo superiore. Busso educatamente alla porta del suo ufficio e quando sento la sua voce scandire un: «Avanti!» mi accingo ad entrare.

    «Cecilia, prego, accomodati» il signor Riccardo indica la poltroncina davanti a sé «Volevo parlare un po’ con te del caso di stalking di cui ti stai occupando. A che punto siamo?»

    Il mio capo ha poco più di sessant’anni, un fisico asciutto e un aspetto molto curato. I capelli brizzolati gli conferiscono un’aria alquanto autorevole, così come il timbro di voce. Nell’ambiente è conosciuto come la vecchia volpe.

    Ho scelto di lavorare per lui perché la prima volta che sono entrata per sostenere il colloquio di assunzione, sono rimasta subito colpita dalla sua umanità. Il Signor Riccardo è molto attento ai dipendenti e, in sei anni che lavoro per lui, non l’ho mai visto mancare di rispetto a nessun essere umano. Oltre a ciò, quand’è sul campo, di lui si può dire solo una cosa: è una bomba. E, dalla sua trentennale esperienza, c’è molto da imparare.

    Siedo avanti a lui e per un'ora buona affrontiamo la questione del procedimento che mi è stato affidato. Gli spiego quali linee ho adottato e come penso di procedere in merito. Il Signor Riccardo mi ascolta attentamente, com’è solito fare non mi interrompe mai, annuisce ogni qualvolta espongo un’osservazione e, solo quand’ho terminato la litania delle mie prossime azioni interviene proponendo ulteriori passaggi.

    Mi piacciono questi costanti aggiornamenti lavorativi, quei consigli, camuffati da mere considerazioni che delicatamente mi fornisce sono illuminanti.

    Mi alzo per andarmene ma il signor Riccardo mi blocca: «Ho chiesto di vederti perché ci tenevo ad informarti subito del fatto che abbiamo un nuovo cliente, Leonardo De Magistris. E’ uscito da poco e ti manda i suoi saluti. Mi ha detto che siete amici Cecilia» il mio capo sorride con soddisfazione.

    Amici?? Io e Leonardo?? Sì, amici un cazzo. «Leonardo De Magistris è una persona che conoscevo, ma molto tempo fa Signor Riccardo» mi affretto a rilevare «Non sono più in contatto con lui dalla notte dei tempi»

    Non voglio essere designata come suo tramite né tantomeno garantire per lui. Io non so più chi sia Leonardo.

    Il signor Riccardo mi scruta: «Comunque è un’ottima acquisizione, la sua società è fortemente in attivo e necessita di costante assistenza, Cecilia»

    Gli sorrido, grata all’idea di essermi specializzata in altri campi perciò certa che sia impossibile qualsiasi contatto con questo caso. «Sembrano ottime credenziali»

    «Ha parlato di te con molto calore» lascia cadere come commento il mio capo.

    «Leonardo ed io eravamo nella stessa compagnia di amici da adolescenti e perciò per un dato periodo ci siamo frequentati molto. Poi siamo cresciuti, la compagnia si è disgregata e ci siamo allontanati» mi sento in dovere di spiegare usando un tono più leggero possibile «Io e Leonardo non ci siamo proprio più visti. L’ho incontrato per caso oggi, rientrando dalla pausa pranzo ed ho saputo pochi minuti prima che lei lo incontrasse che sarebbe venuto da noi. Probabilmente quand’è entrato era semplicemente felice di avermi rivista in un modo non programmato. A volte, anche se non ci si frequenta più, l’affetto verso qualcuno rimane e viene a galla in situazioni simili a questa» ma non è questo il caso cazzo, almeno per quanto mi riguarda!! Ciò che provo per Leonardo è solo tanta, tanta rabbia!! «A dire il vero, Signor Riccardo, non ho più avuto notizie che riguardassero Leonardo dopo che abbiamo perso i contatti. L’unica cosa che so è che dirige la società che era stata del padre. Non mi sono mai interessata però se con andamento positivo o negativo»

    «Positivo Cecilia, molto positivo»

    «Allora posso solo dire di essere contenta anch’io per lui, visto che le cose gli vanno bene» cerco di guadagnare terreno sul discorso del calore. Anche se in realtà di come vanno le cose a Leonardo non me ne frega un accidente.

    «Sarà per noi un ottimo cliente» sottolinea il signor Riccardo.

    «Non ne dubito» rispondo certa, facendo a grossi capi nella mia mente una stima di quello che il patrimonio del mio ex ragazzo sarà divenuto.

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    Quando esco dall’ufficio non è ancora calata la notte, il sole sta tramontando e il cielo ha una sfumatura azzurra, rossa e arancione da cartolina. Mi piace questo periodo dell’anno, si assiste chiaramente al moto naturale del cambio stagione. Tra un po’ verrà ristabilita l’ora solare e allora sarà tutto una meraviglia. Rientrerò a casa la sera con il sole e andrò a fare lunghissime passeggiate sull’argine, rendendo il mio cane felicissimo.

    Abito in un quartiere residenziale sito vicino al posto in cui lavoro. Ho una coinquilina, Sara, anche lei laureata in giurisprudenza, specializzata nel diritto penale che ho conosciuto durante l’Erasmus, un programma universitario che prevede la possibilità per gli studenti che ne facciano richiesta di poter trascorrere un piccolo, medio o lungo periodo di tempo presso la stessa facoltà frequentata in Italia in un paese europeo gemellato al programma. E così siamo entrambe finite in Francia. Ci siamo conosciute a Parigi, il primo giorno di lezione. Stavo percorrendo di corsa la scalinata che mi avrebbe portato al piano corretto di un’aula che non riuscivo a trovare, in vergognoso ritardo, quando, a tradimento, il tacco della scarpa che indossavo ha ceduto e la caviglia si è storta provocandomi una fitta che mi ha involontariamente fatto imprecare. A voce alta. A voce molto alta. Tutti intorno a me si sono bloccati a fissarmi. Sembrava uno di quei flash mod che vanno oggi molto di moda.

    Lei si è avvicinata a me e rovistando nella borsa dei libri ha detto: «Andiamo in bagno, ho dell’attack. Vediamo se riusciamo ad aggiustare quelle scarpe»

    L’ho ringraziata mentre tentavo di ricompormi senza arrecare ulteriori danni alla calzatura. «Che figura, proprio il primo giorno!! Speriamo non abbiamo

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