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Coaching & Astrologia: Manuale di Psico(astro)logia Junghiana

Coaching & Astrologia: Manuale di Psico(astro)logia Junghiana

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Coaching & Astrologia: Manuale di Psico(astro)logia Junghiana

valutazioni:
4.5/5 (3 valutazioni)
Lunghezza:
564 pagine
6 ore
Pubblicato:
Jun 15, 2016
ISBN:
9788863653502
Formato:
Libro

Descrizione

Coaching & Astrologia permette di conquistare la felicità più autentica: diventare se stessi. Il manuale ideale per gli “Esploratori dell’Anima”, desiderosi di nutrire la propria crescita spirituale, e per i professionisti dell’olismo, alla ricerca di un nuovo strumento di lavoro.

“Mentre annotavo le mie fantasie una volta mi chiesi: che cosa sto facendo realmente? Certamente questo non ha nulla a che fare con la scienza. Ma allora cos’è? Al che una voce in me disse: è arte!”. (Carl G. Jung).

Utilizzare il Tema Natale per conoscere se stessi vuol dire trasformarsi in artisti della psiche. I simboli planetari rappresentano aspetti caratteriali di ognuno di noi, mentre i Segni zodiacali indicano dodici tipi psicologici. Attraverso visualizzazioni guidate sui simboli astrologici, il lettore è stimolato a creare il suo “quaderno dell’immaginazione”, attingendo direttamente dal proprio inconscio i contenuti archetipici dei “Pianeti” e dei “Segni”, rivisitati dall’Autore con un taglio originale e innovativo che comprende Pianeta Nove, appena scoperto. Grazie a numerosi esercizi di self-coaching e test psico(astro)logici, questo manuale accompagna così il lettore ad “entrare” nel proprio Tema Natale, ripercorrendo gli eventi cruciali della sua vita per individuarne i significati evolutivi.
Pubblicato:
Jun 15, 2016
ISBN:
9788863653502
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Coaching & Astrologia - Danilo Talarico

stesso.

PREFAZIONE

«Lo sviluppo della personalità è insieme una grazia e una maledizione. Bisogna acquistarla a caro prezzo, perché significa isolamento. La sua prima conseguenza è la consapevole e inevitabile separazione del singolo dall’indistinguibilità e inconsapevolezza del gregge. Ma, oltre alla solitudine, essa significa pure fedeltà alla propria legge. Solo chi sa consciamente accettare la potenza della propria destinazione interiore diventa un individuo e solo questo può trovare il giusto posto anche nella collettività, solo questo possiede la capacità di essere parte integrante di un gruppo umano e non un numero nella massa. Così la realizzazione di sé diventa, tanto sotto l’aspetto personale quanto sotto quello collettivo, una decisione etica, ed è questa che conferisce la sua forza a quel processo del diventare se stessi, dell’attualizzare la propria autenticità psichica che è la via dell’individuazione.»

(Carl G. Jung)

Alla domanda: «Di che Segno sei?», tutti noi rispondiamo con prontezza invidiabile citando il nome di uno dei dodici Segni dello Zodiaco. Anche se non sempre sappiamo perché apparteniamo a quel Segno, non abbiamo dubbi sulla risposta da dare. Con sicurezza esclamiamo: «Sono un Capricorno!». Se qualcuno ci dovesse, invece, interrogare sulla tipologia psicologica d’appartenenza, le nostre certezze scemerebbero all’istante e ci limiteremmo a elencare alcune caratteristiche che riteniamo ci appartengano, probabilmente quelle nelle quali ci riconosciamo di più.

In una prospettiva psico(astro)logica contemporanea, soprattutto se a orientamento junghiano, le due domande, in realtà, si sovrappongono. Nel Novecento è stato proprio Carl Gustav Jung il primo a sistematizzare una vera e propria teoria dei tipi psicologici, che egli individuò nel numero di otto. La valenza scientifica di cui tale teoria era portatrice, fece sì che molti test psicologici successivi alla sua elaborazione si basassero su di essa per costruire questionari, tanto precisi quanto standardizzati, finalizzati alla veloce individuazione della tipologia psicologica dei soggetti che a essi si sottoponevano.

Chi ha accolto nella sua vita e nella sua pratica professionale gli insegnamenti filosofici junghiani, ha ritrovato, piuttosto, nei suoi otto tipi psicologici la traduzione, in termini moderni, di quanto, già 6000 anni fa, alcuni artisti della psiche avevano iniziato a intuire sulla natura degli esseri umani, e a descrivere utilizzando il linguaggio delle Stelle.

All’interno di un discorso sugli astri affermare: "Io sono un Capricorno, significa riconoscere la coincidenza significativa tra il giorno in cui si è venuti al mondo e la costellazione zodiacale nella quale si trovava il Sole nel suo moto apparente intorno alla Terra. In una prospettiva interpretativa psico(astro)logica, essere un Capricorno" vuol dire molto di più. Dietro a una semplice coincidenza tra un fattore reale (la nascita di un individuo) e un’illusione della mente (il moto solare) risiede infatti un fenomeno di sincronicità, il primo e il più importante della vita di ogni individuo.

Se l’istante del primo respiro rappresenta quello in cui ci sintonizziamo con l’energia universale, le caratteristiche naturali del momento della nascita sono il simbolo primo della natura psicologica che ci contraddistinguerà per tutta la vita. I dodici Segni zodiacali rappresentano dodici diverse modalità naturali (tipologie) con le quali ogni essere umano incarna l’energia del Cosmo. Mentre l’energia è la Fonte, il Tutto, la tipologia psicologica del soggetto è la modalità unica e speciale con la quale egli, in quanto microcosmo, si fa portatore di un progetto più grande, quello del macrocosmo.

All’interno di un taglio interpretativo di spiritual coaching a orientamento junghiano, il Tema Natale si trasforma in un Mandala della psiche: un disegno ricco di simboli, tutti, a loro modo, ugualmente importanti ed essenziali per la definizione della natura del soggetto. La sua tipologia psicologica non può essere equiparata, in modo riduttivo e schematico, alle caratteristiche di un solo Segno, foss’anche quello del Sole, della luna o dell’ascendente, o al computo aritmetico dei diversi pianeti nei quattro elementi energetici.

Individuando con tecniche simbolico-psicologiche la tipologia dominante a cui l’individuo appartiene, il Tema Natale smette di essere un labirinto inestricabile all’interno del quale è facile perdersi, per diventare la mappa che disvela la strada da seguire per vivere in armonia con se stessi e con gli altri.

Solo riconoscendo il colore delle proprie lenti, le qualità della propria coscienza, è possibile comprendere il percorso del viaggio eroico da intraprendere per andare alla ricerca di ciò che crediamo di non possedere. Un viaggio che terminerà quando avremo ritrovato al nostro interno la stessa completezza del Sistema solare e la medesima armonia che guida il moto perenne degli astri intorno alla loro Stella. Un viaggio che avrà il suo traguardo nell’individuazione del Sole Interiore, quel punto centrale nel quale risiede la possibilità per chiunque di essere felice.

PRIMA PARTE

COACHING E PSICO(ASTRO)LOGIA

1 – IL TEMA NATALE COME MANDALA DELLA FELICITÀ

«Prima della nascita, l’anima di ciascuno di noi sceglie un’immagine che poi vivremo sulla Terra, e riceve un compagno che ci guidi

quaggiù, un daimon, che è unico e tipico nostro. Tuttavia, nel venire al mondo, ci dimentichiamo tutto questo e crediamo di esserci venuti vuoti. È il daimon che ricorda il contenuto della nostra immagine, gli elementi del disegno prescelto, è lui dunque il portatore del nostro destino.»

(James Hillman)

1.1.  IL COACHING PSICO(ASTRO)LOGICO: LINEE GUIDA

«Qual è il tuo sogno?»

Quante volte ci è stata posta questa domanda. E quante volte, fluidamente, senza pensarci troppo sopra, abbiamo risposto: «Vorrei tanto essere felice!». Il più delle volte, però, rispondiamo a questa domanda senza neanche sapere che significato diamo alla parola felicità. Come si fa a essere felici? Che cos’è la felicità? Se chiedessimo a un gruppo di persone di rispondere a queste semplici domande, otterremmo risposte diversissime, anche se alcuni temi sarebbero ricorrenti. La ricerca psicologica applicata ci dice che le risposte più frequenti evidenziano tra le seguenti condizioni le cause prime della felicità: buona salute, ricchezza, credo religioso, cultura elevata, consistente network sociale, matrimonio.

Martin Seligman, il padre fondatore della moderna Psicologia Positiva, nelle ricerche che ha condotto negli ultimi trent’anni, ha scoperto ben altro:

-  essere ricchi non aumenta il tasso di felicità, anzi le persone materialiste sono più infelici della media. Quanti si aspetterebbero di scoprire che le tre nazioni con il maggior tasso di felicità in rapporto al reddito pro-capite sono la Nigeria, la Cina e l’India?

-  essere in buona salute oggettiva (assenza di stati di malattia o di sofferenza conclamati) non ha effetti rilevanti sul tasso di felicità. Ciò che conta è la salute soggettiva, quella percepita;

-  diventare più colti possibile non ha alcun effetto sulla propria condizione di felicità o infelicità;

-  avere molti amici ed essere sposati non è causa di felicità; potrebbe esserne l’effetto. Una persona naturalmente felice ha, infatti, più probabilità di attrarre persone felici rispetto a quanto non possa fare un soggetto depresso, triste o rifiutante.

Non è difficile capire quale sia l’elemento comune alle risposte raccolte: la maggioranza delle persone tende a proiettare all’esterno le cause di ciò che capita nella loro vita. Non solo di ciò che viene considerato negativo ma, a quanto pare, anche di ciò che viene interpretato in modo positivo.

Le risposte date presuppongono, infatti, che la causa della felicità personale sia quasi obbligatoriamente da ricercare all’esterno. Seligman afferma che, in realtà, non più del quindici per cento del tasso di felicità personale può essere riferibile alle condizioni esteriori appena elencate. Per tutti coloro che non vedono altre risposte possibili a quelle già date, questa è sicuramente una pessima notizia.

Noi, invece, potremmo cogliere l’occasione per svolgere il primo esercizio di questo libro.

Dove può nascondersi l’elemento positivo o, come impareremo a dire, evolutivo, di una situazione che sembra avere solo connotati negativi?

Anche in questo caso chiediamo nuovamente aiuto a Seligman. In modo sottilmente provocatorio, al fine di rendere immediatamente comprensibile il suo messaggio, egli ha infatti sintetizzato la complessità della questione in un’unica equazione: la formula della felicità.

Ecco la scoperta di Seligman: la maggioranza assoluta delle persone crede che la felicità sia espressione di questi soli due elementi: F = E + C.

La felicità (F) viene considerata direttamente imputabile per il cinquanta per cento all’eredità genetica, al destino, alla fortuna o sfortuna (E) e per il restante cinquanta per cento alle circostanze specifiche (C) della vita in un determinato periodo dell’esistenza. Se così fosse, tutte le persone nate in condizioni socio-culturali disagevoli e che, eventualmente, si trovano in una condizione di malattia fisica dovrebbero essere assolutamente infelici. Al contrario, tutti i soggetti nati in una famiglia ricca, che hanno potuto studiare nelle migliori università e avere accesso a ruoli professionali privilegiati, dovrebbero essere felici. Come sappiamo tutti molto bene, le cose non stanno così.

La spiegazione a tutto ciò è che la vera formula della felicità contiene un’ulteriore variabile che molti esseri umani hanno difficoltà, per condizionamenti interni ed esterni, a riconoscere: la capacità di esercitare il proprio potere personale.

Ecco allora la versione della formula della felicità che attribuisce senso a un percorso di crescita personale attraverso lo spiritual coaching. F = E + C + PP.

Ciò che fa la differenza nella possibilità per ognuno di noi di essere autenticamente felice è quindi un solo fattore: credere che il proprio passato e il proprio futuro non siano elementi fissi, inamovibili e inalterabili ma che, al contrario, rispondano in modo flessibile alla capacità di ogni individuo di esercitare nel mondo il proprio potere personale (PP). Ciò che fa la differenza è essere profondamente convinti che, tramite l’azione della propria volontà, si possa incidere sul corso attuale della propria esistenza, determinandone quindi in prima persona gli sviluppi futuri.

La finalità ultima di questo libro è quella di offrire gli strumenti di coaching psico(astro)logico più adatti a comprendere come trasformare il proprio passato in linfa vitale per il presente e a interpretare il contesto e le situazioni del presente in un’ottica evolutiva. Ma, sopra a ogni altra cosa, è quella di rendere chiaro come si possa esercitare in modo volontaristico il potere personale per riuscire a manifestare concretamente le proprie potenzialità innate. Solo in questo modo ogni individuo può diventare il creatore della propria vita e, quindi, della propria felicità.

1.2.  VOLONTÀ DEL SÉ E LIBERO ARBITRIO

Gli elementi appena citati del lavoro di Seligman ci aiutano a comprendere come la possibilità di essere felici risieda essenzialmente in circostanze interne, in variabili cioè che dipendono dalla nostra volontà. Anche l’analisi etimologica del termine sostiene questa interpretazione. Il termine felicità, che deriva dalle parole di origine latina felix, felicitas, significa in realtà essere fertili, fecondi, generare frutti; essere ricchi di sostanza fertile.

Questi significati rendono subito evidente come il percorso che porta alla felicità sia un processo osmotico, di continuo adattamento tra l’esterno e l’interno, nel quale, solo se si conoscono le caratteristiche intrinseche, naturali, del terreno sul quale si andrà a seminare, si riuscirà effettivamente a generare dei frutti sani e rigogliosi. Solo la qualità di questi frutti permetterà poi a chi li produce di trovare loro un mercato nel quale venderli al prezzo adeguato. Tale riscontro positivo esterno permetterà al produttore di far crescere la propria attività, di seminare con ancora maggior perizia il proprio terreno e di raccogliere l’anno successivo frutti ancora migliori. L’innalzata qualità dei prodotti offerti permetterà d’incrementare i guadagni innescando un processo virtuoso di crescita ed espansione.

Uscendo dalla metafora, è facile ora sintetizzare i due elementi finora scoperti. Da un lato le cause della felicità personale risiedono in massima parte in circostanze interiori. Dall’altro, la possibilità di nutrire e mantenere feconde tali circostanze dipende dalla capacità del singolo di trovare un mercato al proprio prodotto, a se stesso.

La chiave del successo individuale risiede, quindi, nella capacità di mantenere in costante equilibrio questo delicato e fragile processo dialettico tra bisogni interiori e richieste esteriori. Solo uno sembra il modo per riuscire in tale intento: conoscere la propria natura.

La teoria della ghianda di James Hillman¹ illustra nel modo migliore tale concetto. Come un melo, per quanti interventi di manipolazione genetica possa subire, non potrà mai produrre delle pere dolci e gustose come quelle generate da un pero autentico, allo stesso modo un uomo potrà sentirsi gravido di felicità, di cui godere e di cui far dono agli altri, soltanto se saprà dare forma alla propria natura più profonda. Soltanto se riuscirà a mettere insieme interno ed esterno, anima e mente, inconscio e conscio. Soltanto se riuscirà a riconoscere tutte le sue parti e a farle lavorare bene insieme.

L’unicità del Tema Natale come strumento di spiritual coaching e, quindi, di crescita personale, consiste nel fatto di essere il solo mezzo che possa regalare in un istante una visione della psiche nella sua totalità. In esso, tutti i diversi strati dell’individuo sono, infatti, rappresentati nello stesso momento. Il Tema Natale rappresenta in un grafico bidimensionale le potenzialità energetiche di una psiche, il daimon, il progetto verso il quale il Sé² tenderà per tutta la vita. Esso permette di trarre indicazioni su quali potenzialità potranno svilupparsi in maniera armonica e quali troveranno ostacoli e difficoltà nella loro espressione. Il livello col quale il soggetto asseconderà la tendenza innata di ogni individuo ad auto-realizzarsi è invece tutto da scoprire, e riguarderà il libero arbitrio personale.

Il Tema Natale rappresenta qualcosa in potenza, mentre la vita di ogni individuo è l’atto, ciò che è visibile, misurabile, conoscibile. L’abilità di un bravo spiritual coach risiede nella capacità di colmare questa differenza, riuscendo a comprendere quali, tra le dinamiche rappresentate dal Tema Natale, sono già state portate dal soggetto a coscienza e quali agiscono, anche se a livelli diversi, ancora dall’inconscio. Questo libro ha quindi un duplice obiettivo. Da un lato, fornire un ampio ventaglio di conoscenze legate alla psico(astro)logia a orientamento junghiano. Dall’altro, ampliare le capacità intuitive del lettore, attraverso esercizi di coaching e di visualizzazione creativa, in modo che egli, per primo, possa creare un canale di comunicazione tra coscienza e inconscio e possa, in seguito, aiutare il proprio cliente a sviluppare questa stessa abilità.

Un Tema Natale, senza un confronto con l’essere umano che lo incarna, è uno strumento sterile. Questa è sicuramente la differenza fondamentale tra l’astrologia tradizionale e l’approccio di spiritual coaching. Potremmo, infatti, definire quella tradizionale come un’astrologia deterministica: all’interno di questa prospettiva le configurazioni astrologiche, quali possono essere il posizionamento del Sole in un Segno, un pianeta in aspetto con un altro, uno stellium in una determinata casa, hanno forzatamente un certo significato. Le vite delle persone, e gli eventi ai quali andranno incontro, sono in tutto e per tutto determinate da tali variabili astrali. Il Tema Natale, utilizzato come strumento di coaching, ha tutt’altra funzione. Esso disegna le risorse energetiche potenziali del soggetto e non è, quindi, oracolo del risultato che esse produrranno nella sua vita. L’oroscopo personale diventa un mezzo vivo e parlante soltanto nel momento in cui l’interprete attiva uno scambio dialettico con il soggetto che in esso è rappresentato.

Questo rapporto è fondamentale per definire a quale stadio evolutivo e a che livello di consapevolezza il soggetto stia incarnando la predisposizione energetica che ha ricevuto in dotazione al momento della nascita.

Un approccio di questo tipo al Tema Natale si rivolge, quindi, a persone che vedono, nella conoscenza del loro potenziale energetico innato, una possibilità di crescita e di sviluppo, ponendosi in una situazione di protagonisti attivi della loro vita. Un tale soggetto è mosso in primo luogo dal bisogno di diventare individuo, cioè non diviso, uno in se stesso.

Una delle modalità, se non l’unica, con cui ciò possa essere fatto in tempi non troppo lunghi, è comprendendo i modelli energetici sottostanti al proprio carattere manifesto, così come essi sono messi in evidenza nel Tema Natale personale. Per la psico(astro)logia a orientamento junghiano, il destino di un essere umano è diventare ciò che è: è la predisposizione innata che agisce in ogni Uomo a realizzare il proprio progetto individuale. Un progetto le cui potenzialità sono insite nel momento della nascita e che si dis-veleranno pian piano al soggetto, durante il corso della sua esistenza.

Partendo da questa consapevolezza l’individuo può porsi come artefice della propria vita accedendo alla dimensione della scelta consapevole e del libero arbitrio.

In particolare, la psico(astro)logia junghiana ha come obiettivo la ricomposizione delle polarità soggetto/oggetto, mente/corpo, individuo/società, includendo l’essere umano in una visione olistica. Per facilitare e sostenere il raggiungimento di un obiettivo così elevato l’approccio più appropriato è quello che potremmo definire di spiritual coaching: allenarsi a ricomporre le diverse, e apparentemente contrapposte, componenti della personalità con l’obiettivo, in un primo momento, di raggiungere la propria armonia interiore e, in una seconda fase, di rendere produttivo questo stato di benessere nel contesto di riferimento in cui il soggetto si trova ad agire.

Nell’ambito socioculturale occidentale, quello del cosiddetto mondo civilizzato, questi sono gli stadi del risveglio individuale che il coaching spirituale mira a stimolare:

Livello fisico: l’obiettivo di questo stadio è formare un nuovo approccio al concetto di salute, non più identificata con la semplice mancanza di sofferenza o con il semplice adattamento all’ambiente. Essere in salute deve diventare sinonimo di autenticità, di una piena consapevolezza, cioè, della propria condizione di essere umano, del senso da attribuire alla propria esistenza individuale.

Livello mentale: l’obiettivo di questo stadio è risvegliare una nuova forma di coscienza individuale grazie alla quale il soggetto sia fortemente coinvolto nel direzionare la propria vita. Una forma di autoconsapevolezza agita dal soggetto con l’obiettivo di conoscere se stesso e il mondo, integrando le valutazioni logico-razionali della coscienza con quelle emozionali e sincronicistiche dell’inconscio.

Livello sociale: l’obiettivo di questo stadio è consolidare una forma di resistenza attiva di fronte a modelli collettivi di esistenza ormai privi di significato per il soggetto risvegliato. L’individuo, giunto a questo stadio di consapevolezza, è in grado di adottare uno stile di vita creativo, attraverso il quale esprimere la propria specificità e unicità.

Essere liberi, in questa prospettiva, significa assumersi la responsabilità di scegliere ciò che si vuole essere: il riconoscimento da parte dell’individuo di essere un processo emergente, non uno statico prodotto finito. Questa è una libertà che esiste nella persona, una libertà esercitando la quale l’individuo sceglie di realizzarsi grazie alla propria volontà, col fine di creare gli eventi che sono destinati al suo mondo.

Esercitare la propria libertà richiede coraggio in quanto diventare se stessi presuppone un fondamentale atto di volontà: quello di volerlo realmente.

Ognuno di noi deve trasformarsi in un eroe e lottare contro le forze oscure del proprio inconscio. Ognuno di noi è, infatti, il più grande sabotatore di se stesso e della possibilità di realizzare con successo il progetto rappresentato dal proprio Tema Natale.

È proprio la parte della nostra psiche che chiamiamo inconscio quella che, rimanendo non conosciuta, non permetterà all’Io di sentirsi padrone in casa propria. La vittoria su quelle parti che ci appartengono, ma che non riconosciamo come nostre, inizia allora dallo strumentare nel modo migliore l’unico elemento della nostra personalità su cui abbiamo un qualche potere, l’Io stesso: a questa piccolissima e fragilissima istanza della psiche è demandata, infatti, la responsabilità di permetterci di diventare ciò che siamo. La coscienza, all’interno della quale risiede il complesso dell’Io, occupa, nel migliore dei casi, uno spazio compreso tra il quindici e il venti per cento della nostra psiche. L’unico modo che l’Uomo ha per onorare il suo destino di essere fatto a immagine e somiglianza dell’Universo è usare il dono del libero arbitrio per fare scelte che allarghino sempre di più il raggio della sua consapevolezza. Solo così l’inconoscibile, prima di tutto quello interiore, che rappresenta la maggior parte del potenziale di ognuno, potrà diventare sempre più conosciuto. Scendendo a patti col nostro inconscio, questo smetterà di essere Ombra diventando Luce. Quella luce del Sole che, illuminandoci, ci permetterà di diventare artefici del nostro destino e di realizzare il progetto al quale il Sé vuole condurci.

Lo scopo ultimo del coaching spirituale è quello di aiutare ogni persona a esercitare fino in fondo la libertà individuale, poiché l’aspetto più importante per essere liberi è quello di saper scegliere l’atteggiamento da assumere di fronte a una determinata serie di circostanze, il più possibile scevri da condizionamenti di ogni tipo.

1.3.  LA RICERCA DELL’ARMONIA: COM’È SOPRA, COSÌ È SOTTO

Gli elementi di contatto tra gli ambiti dell’astrologia e della psicologia si ritrovano fin dall’etimo delle due parole. Il termine astrologia nasce, infatti, dalla combinazione di due parole, di origine greco-latina, astrum e logos: per astrologia si intende, infatti, quella disciplina che si interessa di sviluppare un discorso sugli astri.

La composizione della parola psicologia è molto simile, formandosi dall’unione di termini, psyche e logos, che potremmo similmente tradurre come discorso sulla psiche. Per la cultura greca il termine logos non aveva solo un significato attivo di creazione di senso, ne aveva anche uno passivo, di accoglimento e di ascolto. Allo stesso modo la parola psiche, in molta letteratura contemporanea ormai utilizzata esclusivamente come sinonimo di mente, ha un significato molto più vasto, rappresentando l’essenza vitale di ogni essere umano (vedi schema 1.1.).

Schema 1.1.:  Rapporto etimologico tra psicologia e astrologia.

Perché, quindi, discorrere di psiche dovrebbe avere qualcosa in comune col parlare degli astri?

La risposta a questa domanda si è definita nella seconda metà dell’Ottocento, quando ha iniziato a diffondersi, nel linguaggio filosofico, il termine inconscio.

È però al gennaio del 1900 che risale la scoperta dell’inconscio: questa è, infatti, la data in cui venne pubblicato il testo fondamentale della psicanalisi: L’interpretazione dei sogni di Sigmund Freud. Anche se da quel momento a oggi la psicologia si è evoluta in modo esponenziale, con la nascita di tantissime Scuole e correnti molto diverse le une dalle altre, un elemento è comune a tutte: la fede nell’esistenza dell’inconscio.

Anche per noi che, in questo libro, capitolo dopo capitolo, scopriremo in quale modo è possibile interpretare in una prospettiva psico(astro)logica un Tema Natale, questo è un atto di fede necessario. In questa sede, però, non ci si appoggerà sulla visione della psiche di una corrente in particolare, preferendo un approccio integrato, che miri a mettere insieme, in una visione organica, un’idea di psiche e personalità il più possibile coerente con le necessità interpretative del Tema Natale.

Qui di seguito vengono elencate le diverse correnti psicologiche che sosterranno l’impalcatura teorica di questo libro. Per ogni orientamento è stata riportata la data di nascita e di morte dei relativi fondatori, in modo da poterle contestualizzare nel periodo storico e socio-culturale in cui si sono prodotte:

-  Psicoanalisi: Sigmund Freud (1856-1939).

-  Psicologia Analitico-Archetipica: Carl Gustav Jung (1875-1961).

-  Psicosintesi: Roberto Assagioli (1888-1974).

-  Psicologia Umanisto-Esistenziale: Carl Rogers (1902-1987).

-  Psicologia Positiva: Martin E.P. Seligman (1942-...).

Il prossimo capitolo sarà completamente dedicato all’analisi dettagliata della visione della psiche elaborata dall’Autore: sotto questa prospettiva, infatti, a ogni pianeta verrà assegnata una precisa funzione psichica.

Il Sole e la luna rappresentano gli elementi costitutivi dell’Io. Mercurio, Venere e Marte simboleggiano le restanti tre funzioni psicologiche che compongono quello che Carl Gustav Jung definisce il complesso dell’Io: a loro è infatti demandata la funzione di permettere all’Io di definirsi, raffinarsi e consolidarsi, imparando a fare esperienza nel mondo esterno e interno.

Giove e Saturno sono funzioni della coscienza allargata: il loro scopo è aiutare l’Io a espandere i confini della coscienza e a rendere effettive e misurabili le sue conquiste.

Urano, Nettuno, Plutone, Eris e Pianeta Nove (Y) risiedono, infine, nell’inconscio: essi spingono dal basso, dall’inconscio appunto, affinché la nostra coscienza non si cristallizzi in comportamenti consolidati e abitudinari, ma sviluppi la capacità di attingere costantemente dalle proprie riserve energetiche interiori, utilizzandole come linfa vitale per la propria crescita ed elevazione, a livello individuale, sociale e spirituale.

L’ultimo elemento da inserire in questo quadro di riferimento iniziale è quello delle basi scientifiche che possono sostenere questa visione psico(astro)logica della psiche. In questo caso il riferimento principale è sicuramente la psicologia junghiana. È stato, infatti, Carl Gustav Jung a introdurre e sistematizzare, nei primi trent’anni del Novecento, i tre concetti fondamentali su cui si basa la psico(astro)logia contemporanea: quelli di archetipo, sincronicità e proiezione. Anche su questi aspetti concentreremo la nostra attenzione nel prossimo capitolo. Lo schema che segue (vedi schema 1.2.) ci permette, comunque, fin d’ora di avere un’immagine di sintesi delle loro interrelazioni.

Schema 1.2.:  Ricorrenze di significato tra astrum e psyche.

Le antiche conoscenze ermetiche riportate nella Tavola Smeraldina di Ermete Trismegisto ³ non trovano nella psicologia di Jung una conferma scientifica, nel senso in cui di scientifico si parla nella cultura occidentale post-illuministica, polarizzata su un approccio logico-razionale alla conoscenza. Trovano in essa un inquadramento filosofico e artistico, potendo noi oggi rintracciare, nel pensiero junghiano, il vero antesignano del moderno coaching olistico e spirituale.

"Mentre annotavo le mie fantasie una volta mi chiesi:

che cosa sto facendo realmente?

Certamente questo non ha nulla a che fare con la scienza.

Ma allora cos’è? Al che una voce in me disse: è arte."

Questa citazione junghiana riporta alla nostra attenzione quanto già accennato in precedenza. Per sviluppare una vera ed efficace capacità di interpretazione di un Tema Natale, non è sufficiente l’apprendimento e lo studio di questa materia con modalità tradizionali.

È necessario sviluppare l’intuizione, è necessario diventare artisti: creare significato a partire dall’osservazione in-condizionata degli elementi simbolici nei quali si è immersi quotidianamente, attribuire senso a ciò che la mente logico-razionale rifiuta, ascoltare ciò che arriva all’orecchio per canali diversi da quelli a cui si è abituati.

La psico(astro)logia a orientamento junghiano si avvale del simbolismo e dell’analogia per comprendere il legame tra il macrocosmo e il microcosmo. Citando Stephen Arroyo, possiamo infatti affermare che il linguaggio astrologico sia un modo di rappresentare simbolicamente con fattori universali l’identità unica di ogni individuo. All’interno di questo approccio ogni individuo è considerato un’espressione completa e unica dei principi, disegni ed energie universali. L’individuo è una forma unica che esprime una relazione unica tra fattori universali.

Se l’universo è ciò che è volto a unità, un unico processo complessivo composto da infiniti campi in continua e reciproca relazione tra loro, anche il campo energetico di ogni individuo, che dell’Universo fa parte, è connesso in modo profondissimo al più ampio campo di energia in cui esso si trova a operare, a qualunque livello di analisi ci si voglia riferire. Da quello micro, famigliare-ambientale, a quello macro, culturale, nazionale e sovranazionale, fino ad arrivare a quello universale. Se, come approfondiremo nei prossimi capitoli, gli archetipi sono in sé trascendenti e quindi non conoscibili, grazie a un approccio di spiritual coaching al Tema Natale, possiamo comprendere, attraverso le simbologie planetarie e zodiacali, come essi agiscano in ogni singolo individuo in modo sincronicistico ai cicli e ai ritmi delle energie cosmiche.

Citando Jung: «Poiché sono uno psicologo sono interessato al modo particolare in cui l’oroscopo chiarisce certe complicazioni del carattere. In caso di diagnosi difficili, normalmente chiedo un oroscopo per avere un ulteriore punto di vista da un angolo completamente diverso. Devo dire che ho trovato molto spesso che i dati astrologici chiarivano certi punti che altrimenti non sarei riuscito a comprendere. L’astrologia consiste in figurazioni simboliche dell’inconscio collettivo che è il soggetto della psicologia: ipianeti sono gli dei, simboli dei poteri dell’inconscio».

Anche Edward Whitmont⁴ si muove all’interno della stessa prospettiva: «Le tecniche astrologiche possono diventare per lo psicologo altrettanto preziose dell’interpretazione dei sogni. Esse lo informerebbero non su eventi futuri o su precisi tratti caratteriali, ma su dinamiche inconsce basilari contro le quali una data persona continua a reagire per tutta la vita in una maniera tutta sua particolare e che rappresentano il modo caratteristico in cui la sua vita è inserita nella totalità cosmica».

L’astrologia, sotto la lente interpretativa della psicologia contemporanea, può quindi venire considerata la più completa teoria della personalità. Essa unifica e crea una base comune a tutte le teorie più specifiche, non limitandosi a mostrare la sua originalità attraverso la descrizione esatta delle tipologie psicologiche, delle differenze individuali e dei modelli di energia che operano attraverso il soggetto, ma rivelando il funzionamento delle leggi universali dell’armonia, della polarità e delle energie psicofisiche.

1.4.  COS’È UN TEMA NATALE?

Ora che abbiamo gettato le basi per iniziare a comprendere il significato attribuito alla psico(astro)logia, è giunto il momento di focalizzare l’attenzione sull’unico strumento che questa disciplina ha per esprimere il suo sapere: il Tema Natale.

Prima di procedere oltre, come faremo spesso durante i prossimi capitoli, ciò che vi chiedo è di sospendere per un momento la lettura e di inaugurare quello che potremmo chiamare il vostro quaderno dell’immaginazione. Entrate in un negozio e, senza pensarci troppo, acquistate il quaderno che attira di più la vostra attenzione, per il colore, per la forma, per l’illustrazione sulla copertina. Non chiedetevi il perché: comprate proprio quello! Ora che avete trovato un fedele compagno che vi accompagnerà in questo percorso di conoscenza dei dodici archetipi psico(astro)logici e, soprattutto, di ri-scoperta di voi stessi, rispondete a questa domanda: «Che cos’è per me un Tema Natale?».

Un Tema Natale è, prima di tutto, un disegno. Un disegno molto particolare e pregno di significati che si perdono nella notte dei tempi. Ma sempre, e comunque, un disegno.

Ciò che andrà, quindi, sempre ricordato, anche quando da questo grafico si imparerà a estrapolare le interpretazioni più raffinate e precise, è proprio che prima di tutto ci si deve avvicinare a esso osservandolo. Si deve imparare a sviluppare la propria intuizione al punto da riuscire a sentire ciò che i simboli grafici che lo compongono vogliono comunicare, in modo da poter poi tradurre i loro messaggi con un linguaggio facilmente comprensibile dalla coscienza.

Il Tema Natale è un disegno che si crea nel momento e nel luogo preciso in cui un essere umano respira per la prima volta, dopo essere uscito dal ventre materno. Rispetto a quanto affermato nella Tavola Smeraldina secoli prima di Cristo, e a quanto confermato in epoca contemporanea dalle scoperte junghiane, il Tema Natale rappresenta un’istantanea, una fotografia bidimensionale di come quell’essere umano appena venuto al mondo vedrebbe la disposizione dei pianeti del Sistema solare dalla precisa posizione in cui si è trovato nell’istante della sua nascita terrestre.

Se, quindi, ciò che è in basso è come ciò che è in alto, la disposizione celeste dei diversi astri rispecchia la disposizione interiore delle diverse energie che compongono la psiche di quell’individuo.

Volendo fare subito un esempio pratico (vedi immagine 1.1.), per una persona nata a Parigi alle ore 9:55 del 31 agosto 2016, quello riprodotto nella pagina seguente è il disegno bidimensionale che rappresenta in che modo il nuovo nato vedrebbe la posizione dei pianeti nel Sistema solare guardandoli dal punto spazio-temporale preciso che occupa in quel momento: Parigi, una località nell’emisfero nord, in un preciso istante del tempo, le 9:55 ora italiana⁵.

Immagine 1.1.:  Tema Natale di una nascita avvenuta a Parigi alle 9:55 del 31 agosto 2016.

L’energia è il fattore fondamentale che sta alla base di qualunque impianto teorico psico(astro)logico, ciò da cui tutto nasce e a cui tutto torna, ciò che in egual modo muove l’Universo, la Terra e l’Uomo. Il Tema Natale viene elaborato a partire dal momento esatto del primo respiro del neonato perché quello è l’istante preciso in cui egli comincia a scambiare energia con l’Universo in modo immediato, senza subire l’influenza delle energie materne. Con il primo respiro l’organismo del nuovo nato comincia a vivere secondo un proprio ritmo, stabilendo il proprio accordo individuale con le energie dell’Universo.

Gli elementi grafici di un Tema Natale da imparare a conoscere per poter arrivare a un’interpretazione olistica di questo disegno così speciale sono quattro:

-  12 simboli planetari⁶;

-  12 Segni zodiacali;

-  12 case astrologiche;

-  6 aspetti di interrelazione tra i diversi simboli planetari⁷.

Mentre i Segni possono essere considerati dei campi di energia, sono i simboli planetari a rappresentarne gli elementi primi, le forze fondanti, le energie base.

Se i Segni sono degli insiemi, i simboli planetari sono gli elementi primi di cui questi insiemi si compongono. La modalità d’espressione energetica, di cui ogni Segno sarà portatore, deriva dalla particolare alchimia con la quale i dodici elementi base del linguaggio astrologico, i dodici simboli planetari, vengono mischiati, creando dodici macro-insiemi, ognuno dei quali si caratterizza per essere composto dall’azione sinergica di tre diverse funzioni psicologiche, rappresentate da tre simboli planetari.

La struttura dello Zodiaco utilizzata in questo libro è quella elaborata da Lisa Morpurgo negli anni Settanta e proposta nei suoi testi, vera pietra miliare e insostituibile strumento per qualunque studioso di astrologia contemporanea, in particolar modo per chi se ne occupi all’interno di una prospettiva psicologica.

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