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Umberto Galimberti Cristianesimo vilipeso
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E-book215 pagine2 ore

Umberto Galimberti Cristianesimo vilipeso

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Info su questo ebook

Umberto Galimberti Cristianesimo vilipeso è la prima delle nostre cronache attraverso il "paese dei morti viventi", con cui s'inizia a dimostrare come un ladrone e impostore, pervenuto alla cattedra e alla notorietà fabbricando libri-frode, e decantato come "il più illustre docente di Ca' Foscari", da decenni furoreggia pubblicamente come integerrimo fustigatore dei malcostumi italici, spacciandosi altresì per "educatore dei giovani", mentre i fatti certificano piuttosto che è una persona amorale, che non si è fatto neppure scrupolo alcuno a sfruttare l'odierna e disagiata condizione in cui sono attanagliati i giovani nel nostro Paese.
LinguaItaliano
Data di uscita16 giu 2016
ISBN9788892612761
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    Anteprima del libro

    Umberto Galimberti Cristianesimo vilipeso - Vincenzo Altieri

    per"?

    1. Il seminatore

    Anni fa, il Papa emerito parlò di emergenza educativa, e della necessità d’infondere nei giovani la capacità di orientarsi nella vita e di discernere il bene dal male, per la loro salute non soltanto fisica ma anche morale.[2]

    E chiamando perciò l’educatore, innanzitutto il cattolico, alla coerenza della propria vita, a essere un testimone della verità e del bene, nonché ad agire con senso di responsabilità.

    Dunque, in ambito morale, uno dei compiti fondamentali dell’educatore è insegnare ai giovani a discernere il bene dal male, perché una tale capacità critica va a nutrire e sostenere la salute morale, altrimenti, come un agente patogeno può ammalare il corpo, così idee e pensieri manipolati, confusi e bacati possono inquinare la mente, offuscando la sfera morale, e rendendola così incapace di distinguere il grano dal loglio, non solo, ma può succedere che si assuma per vero, buono, giusto ciò che invece è frutto d’impostura e maleficio.

    A tal proposito, si dà di seguito un’eloquente esemplificazione.

    Ai primi di settembre 2012, mi capitò di leggere che ad Assisi, al Cortile di Francesco: Dio, questo sconosciuto, il giorno 06 ottobre, in programma c’era il dialogo I giovani tra fede e nichilismo con l’impostore Umberto Galimberti e altri relatori.

    La notizia mi lasciò di stucco, ma subito poi indusse in me una vibrante indignazione. E allora scrissi la seguente e-mail agli organizzatori:

    Ai Responsabili del Cortile dei Gentili e del Cortile di Francesco

    «In occasione dell’Anno della Fede, indetto da Papa Benedetto XVI, il Cortile dei Gentili vuole raccogliere e dare forma al grido spesso silenzioso e spezzato dell’uomo contemporaneo verso un Dio che per un numero crescente di persone rimane un Dio sconosciuto».

    E nondimeno, è probabile che seguiti a rimanere Dio sconosciuto per quel numero crescente di persone che invoca giustizia e dignità per questo paese devastato dalla corruttela e dal malaffare, pervaso da un’intellettualità ipocrita, codina, omertosa e chiacchierona, col naso piegato solo nella propria mangiatoia, prima causa dell’invadente aridità e del profondo malessere in cui versa la cultura, la quale non ha il coraggio di guardare in faccia i fatti e la verità, di chiamare ladro chi da decenni ruba la proprietà intellettuale altrui, fabbricando libri con pensieri e idee plagiati, inquinando così le coscienze e la sfera spirituale di coloro che lo leggono e ascoltano, e che piuttosto di essere messo all’indice, e aborrito per le sue turpi menzogne e imposture, è invece invitato qua e là a tenere lectio magistralis, spesso veri e propri saggi di cervelloticherie, e che sarà presente pure al laboratorio di un dialogo di pari dignità tra atei e credenti che purifichi gli atteggiamenti profondi di entrambi nei confronti di Dio e della fede, difatti, nel programma del Cortile di Francesco c’è anche il noto plagiatore Umberto Galimberti, chiamato a interloquire de I GIOVANI TRA FEDE E NICHILISMO con Luigi Berlinguer e Armando Matteo.

    E Galimberti è stato forse chiamato nel Cortile di Francesco perché ha scritto L’ospite inquietante, il nichilismo e i giovani, e dunque avrebbe studiato cosiffatta materia?

    Ma questa è una barzelletta ciarlosofica, perché L’ospite inquietante è un libro-truffa fabbricato con plagi a decine di autori, e il malaffare è venuto già agli onori della cronaca ad aprile 2008 per i plagi a Giulia Sissa in esso contenuti, e ne ha scritto pure Avvenire in più occasioni, e per averne più vasta documentazione basta andare a ***, sito attivo da oltre otto mesi, alla sezione Il paese dei ciarlosofi, e si vedrà non solo che L’ospite inquietante è un imbroglio, ma anche centinaia di altre pagine che attestano in modo inoppugnabile che Galimberti è un impostore, un pensatore inautentico, aduso alla truffa.

    E in merito alla Bibbia, il par. 2, La religione biblica e la maledizione della carne, della parte prima di Psichiatria e fenomenologia, Feltrinelli 1979, è stato fabbricato da Galimberti interamente con plagi sistematici a Wolff, Barbaglio, Cullmann, Marranzini et al., una vera e propria rapina, e basta leggere Ezio Mauro e l’asinus in cathedra nel nostro sito per averne prova certa.

    E con la stessa materia trafugata, il Galimberti ha poi formato il par. 3, La religione biblica e il sacrificio del corpo nell’economia della salvezza, del capitolo primo de Il corpo, Feltrinelli 1983.

    E che questo spudorato ladrone e incallito impostore sia stato invitato a montare in cattedra nel Cortile di Francesco per parlare di giovani tra fede e nichilismo, è cosa che fa rabbrividire e indignare innanzitutto i giovani, in quanto Galimberti ad Assisi è un insulto alla verità, alla giustizia e alla bellezza...

    Benedetto XVI, nell’Angelus del 28 agosto 2012 ha detto che la falsità è il marchio del diavolo.

    Galimberti è l’esempio incarnato di tale marchio del diavolo, perché solo da quanto abbiamo finora documentato, e accessibile sul nostro sito, e da altri documenti che saranno presto pubblicati, risulta che è una persona amorale, un ladro delle idee e pensieri altrui, un millantatore, un falso.

    Col Suo esempio, nostro Signore Gesù Cristo non ci ha forse insegnato che i mercanti vanno scacciati dal tempio?

    E Galimberti è peggio di un mercante, è la falsità che va messa fuori dalla porta e allontanata, altrimenti si potrà dire che il Cortile di Francesco dell’ottobre 2012 è stato segnato dal marchio del diavolo.

    Pace e bene.

    Vincenzo Altieri Eboli 08 settembre 2012

    Gli organizzatori però non presero in considerazione i contenuti della mia e-mail, perché a Galimberti non fu revocato l’invito e così tenuto alla larga da Assisi, ma il 06 ottobre 2012 l’impostore fece la sua apparizione nella sala della Cittadella di Assisi, montando in cattedra.

    [2] Lettera del Santo Padre Benedetto XVI alla diocesi e alla città di Roma sul compito dell’educazione, dal Vaticano, 21 gennaio 2008.

    2. Auliche merlature

    Dopo i saluti della Presidente della Pro Civitate Christiana, che ospitava l’incontro tra credenti e non credenti su I giovani tra fede e nichilismo, la parola passò al coordinatore, il giornalista di Repubblica Orazio La Rocca, che esordì con sviolinante enfasi:

    [...] ieri abbiamo avuto lo straordinario piacere di sentire un confronto tra il presidente Napolitano e il cardinal Ravasi, che a un certo punto Napolitano, non so se lo avete notato, si è commosso. Un grande, soltanto i grandi si commuovono. Ieri è stato un momento altissimo, che veramente io, bisognerebbe fare studiare quelle parole dette da Napolitano e dal cardinal Ravasi nelle scuole, nelle scuole, mi auguro che si andrà in questa direzione.[3]

    Ma tra le parole dette dal Cardinale nel confronto con Napolitano, ci colpì l’impietosa analisi della nostra attuale società, laddove Ravasi disse:

    Quando sono nato io, il presidente aveva già iniziato la sua attività da giovane, eravamo sotto un cielo plumbeo, con l’Europa tutta striata di sangue, con due pazzi, in un certo senso, che dominavano il mondo. Dall’una e dall’altra parte avevamo questa guerra così dilagante, vero e proprio fiume di miseria e di dolore, quindi l’immoralità era potente. Noi, ai nostri giorni, a quel livello non siamo, però ai nostri giorni abbiamo una malattia peggiore, che è quella della amoralità [applausi], della totale indifferenza, superficialità e banalità, per cui il colore è il grigio, che domina, non esiste più bianco e nero, bene e male, giusto e ingiusto, vero e falso, ed è per questo che allora persino con la amoralità si ha persino l’orgoglio, l’arroganza, nel mostrarsi immorali [applausi], non col senso della colpa.[4]

    Così, per il cardinal Ravasi, ai nostri giorni si ha una malattia peggiore, che lui diagnosticò come amoralità.

    Ma nell’e-mail inviata agli organizzatori del Cortile dei gentili di Assisi, alla cui testa era il cardinal Ravasi, il sottoscritto non rimarcò forse il fatto che Galimberti, invitato all’incontro su I giovani tra fede e nichilismo, è una «persona amorale, un ladro delle idee e pensieri altrui, un millantatore, un falso»?, sì, però la segnalazione del sottoscritto fu difatti snobbata.

    Quindi, a fronte di ciò, che pensare?, che laddove il cardinal Ravasi disse che i sintomi dell’odierna malattia peggiore, vale a dire l’amoralità, si rivelano in atteggiamenti di

    totale indifferenza, superficialità e banalità, per cui il colore è il grigio, che domina, non esiste più bianco e nero, bene e male, giusto e ingiusto, vero e falso,

    non colse nel segno, e quindi sbagliò la diagnosi?, sembra di sì, perché i fatti certificano che bianco e nero, bene e male, giusto e ingiusto, vero e falso esistono eccome!, e non esistono solo per quelli che non li vogliono vedere, e pertanto occultano la loro scelta di non vederli dietro il traballante alibi del dominante colore grigio.

    Ora, che il Galimberti invitato al Cortile dei gentili di Assisi sia lo stesso Galimberti che, a partire dagli anni Settanta del secolo scorso, ha derubato idee e pensieri ad altri autori, e col saccheggio dei libri altrui ha fabbricato i suoi libri-frode, è un inoppugnabile dato di fatto, che già a ottobre 2012 era stato ampiamente provato.

    Ne consegue pertanto che sebbene le opere di Galimberti attestino che è un impostore, dunque persona adusa alla menzogna, che opera al nero, cioè saccheggia i libri altrui nottetempo, fabbricando poi i suoi libri-frode; perseverante nel male, perché ognora dedito a nefandi malefici; per indole ingiusto, in quanto violatore consapevole dei diritti altrui; nonché falso, privo di scrupoli e sensi di colpa; quindi, pur essendo affetto da quella che il cardinal Ravasi diagnosticò come malattia peggiore, ossia l’amoralità, il notorio amorale Galimberti fu comunque invitato al Cortile dei gentili per tenere l’incontro su I giovani tra fede e nichilismo.

    A fronte di ciò, è doveroso rilevare che la spocchiosa presenza ad Assisi dell’imbroglione Galimberti trasformò, nella fattispecie, quelle parole del cardinal Ravasi in un vanesio predicozzo.

    Non solo, ma ciò insegna, questo sì bisognerebbe fare studiare [...] nelle scuole, che è l’incoerenza a rendere l’anima insapida e di colore grigio.

    Nel dialogo con Napolitano, che chiamò alla collaborazione tra Stato e Chiesa [...] per suscitare tra gli italiani una più diffusa presa di coscienza e mobilitazione morale e civile,[5] il cardinal Ravasi, rilevato che noi viviamo effettivamente [...] in una società soprattutto di dispersione, che logora e corrode proprio quello spirito solidale senza il quale alcuna collaborazione è possibile, confidò ai presenti:

    Io poi vorrei aggiungere anche un’altra considerazione, ed è quella che un po’ mi tormenta, devo dire, sul quale vorrei impegnarmi di più anche come uomo di Chiesa e come uomo di cultura, ed è quello dei giovani. Qui noi adesso parliamo [applausi] soprattutto di una classe che è un orizzonte che è quello adulto, che è quello della nostra generazione, e di quella immediatamente precedente, ma i giovani sono lì e sono spettatori di noi, e sono esclusi tante volte e sono sempre più rinchiusi in se stessi.[6]

    E fu per iniziare a impegnarsi verso i giovani, e altresì per lenire il suo dilacerante tormento, che il cardinal Ravasi chiamò l’impostore Galimberti ad Assisi?

    Ora, se per il dotto Cardinale i giovani sono lì e sono spettatori di noi, vediamo allora quale fu lo spettacolo che il filosofo di nome diede ad Assisi.

    [3] O. La Rocca, Cortile dei gentili, Assisi 06.10.2012. Fonte You Tube.

    [4] Cardinal G. Ravasi, Cortile dei gentili, Assisi 05.10.2012. Fonte You Tube.

    [5] Presidente G. Napolitano, Cortile dei gentili, Assisi 05.10.2012. Fonte You Tube.

    [6] Cardinal G. Ravasi, Cortile dei gentili, Assisi 05.10.2012.

    3. Pelo sulla lingua

    Nella cornice assisana di Dio, questo sconosciuto, si parlò di ambiente, pace, politica, economia, società, spirito, mentre sul palco dove in cattedra sedeva Galimberti, il coordinatore La Rocca introdusse i lavori dicendo:

    E noi abbiamo qui il piacere, l’onore e l’onere di parlare dei giovani. Ma non così, sotto due angolazioni ben precise: I giovani tra fede e nichilismo.[7]

    Dunque, non cicalare sui giovani così, in senso generico e astratto, ma bensì parlare del mondo giovanile sotto due angolazioni ben precise, ossia la fede e il nichilismo.

    Perché, secondo il giornalista La Rocca, i giovani hanno di fronte questi corni che si combattono l’uno contro l’altro,[8] sarebbero perciò spettatori di scontri e feroci incornate, ma poi, riscosso forse da un acuminato dubbio, il La Rocca pose la questione: Ma è proprio così, si combattono veramente, è veramente distruzione totale?[9]

    Oppure è uno scontro finto, una fasulla messinscena? Indubbiamente un quesito da far tremare a chiunque i polsi, pertanto, per scoprire se davvero il corno fede pugni fino all’annientamento totale col corno nichilismo, oppure se i corni fingano soltanto di scornarsi, dandosi qualche reciproca scalfittura per ragioni di spettacolo, perché i giovani sono lì e sono spettatori di noi,[10] il pimpante coordinatore dichiarò alla numerosa platea:

    Ecco, noi cerchiamo di capire col dialogo. E abbiamo la fortuna di avere degli ospiti d’eccezione.[11]

    Il primo ospite, chiamato in campo sul fronte del corno nichilista, il La Rocca lo annunciò ai convenuti con straripante emozione:

    Abbiamo la fortuna di avere un filosofo qui con noi, un grande filosofo, professor Umberto Galimberti [attesa per l’applauso che arriva, ci sono in sala molti giovani], docente universitario, antropologo, e poi, permettetemi di dire uno spot pubblicitario, grande firma di Repubblica, poi, per me, giochiamo in casa.[12]

    Quindi, i convenuti dovevano ritenersi pure favoriti dalla sorte per avere avuto la fortuna di trovar schierato dietro il corno nichilista un grande filosofo, perciò, avendo in campo la grande firma di Repubblica, di certo si annunziava un dialogo combattuto ed elettrizzante, tuttavia, non sempre la fortuna aiuta gli audaci, difatti il La Rocca soggiunse subito poi:

    Purtroppo il sacerdote, che era la voce della Chiesa, ancora non deve arrivare, mi auguro che arriverà [...].[13]

    Dunque, mentre Galimberti già montava in cattedra, e scalpitava, perché impaziente di lanciarsi all’attacco con il suo scintillante corno nichilista, sul fronte opposto, però, ancora non c’è mons. Armando Matteo, docente e assistente nazionale della Fuci,[14] vale a dire mancava all’appello chi era stato eletto a pugnare con il corno fede.

    Lo spettacolo però non poteva essere rinviato, perché gli spettatori giunti al Cortile di Assisi erano una moltitudine, e convenuti apposta per assistere alle incornate, perciò, benché mancasse all’appello la voce della Chiesa, il coordinatore rassicurò la folla mormorante che comunque noi andiamo avanti ugualmente, e che la prima tappa è un prologo, un prologo che me l’ha offerto ieri proprio il cardinal Ravasi, quando ha detto che il male assoluto di oggi è l’amoralità. Una parola tremenda. È anche l’arroganza di sentirsi immorali, parole pesanti,[15] e quindi chiamò il grande filosofo amorale ad aprire subito la tappa, prospettandogli la terribile questione: È veramente il male assoluto di oggi l’amoralità?[16]

    Prima di seguire da presso la tappa, va innanzitutto sgonfiata l’enfatica palla lanciata a Galimberti da La Rocca, precisando che il cardinal Ravasi non disse nel dialogo con Napolitano che ai nostri giorni l’amoralità è il male assoluto, bensì che l’amoralità è la malattia peggiore.

    Ne consegue, perciò, che per il Ravasi l’amoralità è un male relativo, cioè una patologia morale che, quantunque la peggiore, è però connessa a un alcunché di patogeno, la cui causa potrebbe essere endogena, ossia dovuta a qualche forma di psicopatia, oppure esogena, cioè veicolata da agenti esterni che andrebbero a infettare e corrompere

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