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Vegetarianesimo Spirituale

Vegetarianesimo Spirituale

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Vegetarianesimo Spirituale

Lunghezza:
236 pagine
3 ore
Pubblicato:
10 giu 2016
ISBN:
9786050454956
Formato:
Libro

Descrizione

Essere vegetariani infatti non è sufficiente per rimanere liberi da ogni reazione colpevole e da ogni forma di violenza. Anche i vegetali sono esseri viventi, e sebbene il loro livello di consapevolezza e di sofferenza sia estremamente basso se paragonato a quello degli animali, quando ce ne nutriamo contraiamo un debito nei loro confronti. Nel mondo materiale, spiega lo Srimad Bhagavatam, ogni essere è cibo per un altro (apadani catus padam... jivo jivasya jivanam), ma la Sri Isopanisad insegna che ad ogni essere vivente viene assegnata una parte specifica di nutrimento (tena tyaktena bhunjitha) a seconda delle sue reali esigenze.
Poiché l'organismo umano è adatto a nutrirsi di alimenti vegetariani, questo è il tipo di dieta che dobbiamo seguire. Se il nostro organismo avesse veramente la necessità di mangiare carne (come succede ad esempio alle tigri) sarebbe naturale e giusto per noi farlo, secondo l'ordine prestabilito e le leggi dell'universo.

Il libro contiene un sacco di ricette squisite!

Ricette di base
Antipasti e stuzzichini
Pasta e Riso
Minestre
Verdure
Involtini
Polpette
Seitan e spezzatino di soia
Torte salate
Insalate
Dessert
Torte e pasticcini
Bevande

Vegetarianesimo Spirituale
a cura di Parama Karuna Devi

Compilato negli anni 90 secondo la prospettiva Sarasvata Gaudiya Vaishnava su richiesta di Bhakti Vaibhava Puri Maharaja, questo manuale contiene informazioni sulla cultura vegetariana spirituale nella storia e nel mondo, sugli aspetti igienici ed ecologici della scelta vegetariana e sulle proprietà terapeutiche degli alimenti e del digiuno. I vari aspetti aspetti del vegetarianesimo, sia teorici che pratici, vengono trattati sulla base della ricerca svolta dal 1970 al 1990 e includono alcune delle ricette originali create dall'autrice negli anni 70 e presentate nella serie dei Libretti Verdi, mini-libri di cucina e informazioni utili, guida allo studio delle scritture vediche come la Bhagavad-gita e lo Srimad Bhagavatam e brevi saggi su karma, spiritualità, yoga, ecc.
Pubblicato:
10 giu 2016
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9786050454956
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Vegetarianesimo Spirituale - Parama Karuna Devi

Vegetarianesimo Spirituale

Parama Karuna Devi

Copyright © 2013 Parama Karuna Devi
Tutti i diritti riservati
ISBN:
ISBN-13:
Sommario

PREFAZIONE

PERCHE’ VEGETARIANI

La questione nutrizionale

Il consumo di carne è innaturale per l’essere umano

Il morbo della mucca pazza

Un cocktail di sostanze chimiche dannose

Malattie provocate dal consumo di carne

Vantaggi economici dell’alimentazione vegetariana

Aspetti etici

Citazioni

IL VEGETARIANESIMO NELLE RELIGIONI

La tradizione ebraica

La tradizione cristiana

La tradizione musulmana

La tradizione buddhista

La tradizione giainista

La tradizione induista

IL VEGETARIANESIMO NELLA COSCIENZA DI KRISHNA

Cibo materiale e cibo spirituale

Le regole osservate dai devoti di Krishna

L’offerta del cibo a Krishna

RICETTE

Ricette di base

Antipasti e stuzzichini

Pasta e Riso

Minestre

Verdure

Involtini

Polpette

Seitan e spezzatino di soia

Torte salate

Insalate

Dessert

Torte e pasticcini

Bevande

CURARSI CON L’ALIMENTAZIONE

Proprietà medicinali di alcuni ingredienti

Il digiuno terapeutico

PREFAZione

Quest'opera è stata pubblicata per la prima volta negli anni 90 in Italia con la Krishna Chaitanya Mission. A quel tempo l'ho scritta come offerta devozionale a Bhakti Vaibhava Puri Maharaja, l'acharya della Krishna Chaitanya Mission, per assisterlo nella sua opera di predica in Italia.

La tradizione spirituale e religiosa di Bhakti Vaibhava Puri Maharaja viene definita come Sarasvata Gaudiya vaishnava, e si basa sugli insegnamenti di Bhaktisiddhanta Sarasvati e Bhaktivinoda Thakura, due straordinarie personalità che rivoluzionarono la scena del vaishnavismo Gaudiya in modo radicale, regalandole una nuova vitalità e un nuovo successo, applicando la missione di Krishna Chaitanya alle circostanze specifiche - desa, kala, patra cioè luogo, tempo e persone - con cui lavoravano.

Per parecchi anni ho seguito anch'io la via Sarasvata Gaudiya vaishnava, studiandola e praticandola in modo intenso e profondo, e con risultati per me molto soddisfacenti. In seguito ho proseguito il mio cammino spirituale in territori nuovi, approfondendo ulteriormente la mia comprensione e applicazione degli insegnamenti dei mahajana, le grandi personalità spirituali che ci ispirano e ci indicano la via da percorrere.

Chi desiderasse scoprire questi nuovi territori insieme a me è invitato a leggere i testi che ho scritto e pubblicato in tempi più recenti, e precisamente a partire dal 2000 - il Prasnottara ratna malika, la serie su Jagannatha Puri, l'Introduzione alla conoscenza vedica, Le 108 Upanishad, il Bhagavata purana, la traduzione e commento della Bhagavad gita, il nuovo libro su Krishna Chaitanya e il mantra Hare Krishna, e gli altri lavori in via di completamento.

Il volume che state leggendo, invece - Vegetarianesimo spirituale - segue rigidamente la prospettiva Sarasvata Gaudiya vaishnava, proprio in omaggio a Puri Maharaja.

Il fatto che la mia prospettiva attuale sia diversa non significa che io consideri la prospettiva Sarasvata Gaudiya vaishnava come sbagliata o inferiore, o che il mio rispetto e il mio affetto per i suoi esponenti autentici siano diminuiti in qualche modo. Anzi.

Comprendo e apprezzo profondamente lo scopo e la necessità di tale presentazione nelle circostanze storiche in cui è stata formulata e portata avanti, anche se in questi ultimi anni ho sviluppato la consapevolezza della necessità di una presentazione più adatta ai nuovi tempi in cui ci troviamo a vivere.

Con la scomparsa dei grandi leader come Puri Maharaja si sta chiudendo un'era straordinaria nella storia del mondo, che non deve e non può essere dimenticata.

Incontrai BV Puri Maharaja nel 1994, quando mi trasferii in India e prima di iniziare la mia vita nella città sacra di Jagannatha Puri stavo compiendo un lungo pellegrinaggio in vari luoghi sacri. Quando arrivai a Vrindavana, venni a sapere che Maharaja era presente nella sua Matha nei pressi del Seva kunja, e andai subito a incontrarlo perché avevo molto sentito parlare di lui dai suoi discepoli italiani, con i quali ero in contatto da tempo.

Desideravo fargli delle domande per chiarire parecchi dubbi a proposito delle mie esperienze dirette e indirette nel movimento Hare Krishna, e delle conclusioni etiche, filosofiche e teologiche.del vaishnavismo gaudiya, dal quale il movimento Hare Krishna si era sviluppato.

Ero entrata nel movimento nel 1978, quando in Italia e in generale a livello globale non esisteva altra alternativa per studiare e praticare la tradizione vedica, ma dopo parecchi anni di intensa sadhana e seva, avevo dovuto riconoscere che c'erano delle serie contraddizioni - nelle persone certamente, e forse anche nel metodo, ma non ne ero sicura. Dopo avermi ascoltato per qualche minuto, Maharaja mi disse di tornare il giorno seguente e di portare una ghirlanda di fiori e un japa mala; l'iniziazione che mi diede in modo così informale fu il primo passo in una relazione molto profonda, che si svolse però nelle profondità del cuore e dello spirito, più che a livello sociale come accade per molte persone che cercano una posizione nelle organizzazioni religiose.

Incontrai ancora Puri Maharaja parecchie volte in quanto si recava abbastanza spesso a Jagannatha Puri, specialmente in occasione dei festival. Su sua richiesta, tradussi la sua versione della Bhagavad gita e collaborai ad altre pubblicazioni della Matha.

Un discepolo italiano si ricordava delle mie trasmissioni di Radio Cucina in Italia per Radio Krishna Centrale, dell'Associazione Vegetariana che avevo fondato e diretto per parecchi anni, dei Libretti Verdi che avevo scritto e pubblicato, e dei molti corsi di cucina che avevo tenuto in varie località. Così mi propose di creare un libro sul vegetarianesimo presentato attraverso la prospettiva spirituale e religiosa, e il testo fu pubblicato in Italia.

In Italia avevo pubblicato anche Cucina indiana con il Gruppo Editoriale Futura, Fast Food vegetariano e Alimentazione vegetariana equilibrata con Stampa Alternativa, oltre agli oltre 40 titoli di Libretti Verdi pubblicati dall'Associazione Culturale Vegetariana.

Ma questo Vegetarianesimo spirituale mi dava l'opportunità di presentare non soltanto insegnamenti pratici sul vegetarianesimo, ma anche il significato della scelta alimentare sattvica e non-violenta nella vita spirituale e religiosa - il tutto in un unico volume completo ed esauriente, che riassumeva brevemente anche l'ideologia della Sarasvata Gaudiya vaishnava sampradaya, che risale alla missione di Krishna Chaitanya.

Il Movimento del Sankirtana inaugurato da Chaitanya si basa su due pilastri fondamentali: la recitazione e glorificazione dei santi Nomi di Dio (e quindi anche delle sue qualità, delle sue attività, dei suoi insegnamenti, delle sue forme, e così via) e la distribuzione e il consumo di prasadam, cibo strettamente vegetariano cucinato con amore e devozione e offerto al Signore. Sia i Nomi di Dio che il suo prasadam sono considerati trascendentali, cioè non differenti da Dio stesso, e dotati di un potere spirituale immenso. In entrambi i casi, tale potere spirituale si manifesta più chiaramente quando chi offre e chi riceve sono situati su un livello di coscienza o consapevolezza sufficientemente elevato e profondo, cioè quando esiste un apprezzamento adeguato e un atteggiamento favorevole e libero da idee offensive o comunque negative.

Per questo motivo i devoti di Krishna si sforzano di glorificare, attraverso il proprio servizio, tutti gli aspetti della Coscienza di Krishna che sono intesi ad attirare ed affascinare la mente e i sensi degli esseri umani: canti devozionali melodiosi e ritmici, abiti e ornamenti per la forma della Divinità adorata nel tempio, pubblicazioni di alto livello per presentare gli insegnamenti e le glorie del Signore, e ricette squisite e nutrienti per le preparazioni gastronomiche da offrire a Krishna e poi distribuire o condividere con amici e parenti.

Sarebbe un grave errore sottovalutare l'importanza del prasadam o cibo spirituale, considerandolo meno importante rispetto alla recitazione o al canto dei santi Nomi, alla distribuzione dei libri, all'adorazione delle Divinità nel tempio o agli altri aspetti del servizio devozionale.

Non si tratta qui semplicemente di buona cucina o di alimentazione equilibrata, come alcuni potrebbero ingenuamente pensare, e nemmeno di genio dell'imprenditoria nel creare catene di ristoranti vegetariani finanziariamente efficienti. La distribuzione di prasadam, cibo completamente trascendentale offerto a Krishna, al maggior numero di persone possibile attraverso i progetti ideati da Bhaktivedanta Swami, è piuttosto una dimostrazione di genio spirituale, che ha reso possibile il contatto con Krishna a milioni di persone nuove.

La mia esperienza personale mi ha permesso di verificare i cambiamenti profondi che avvengono nello spirito delle persone che entrano in contatto con il prasadam, anche senza essere consapevoli della sua natura e importanza. Individui che erano totalmente incapaci di comprendere anche le basi fondamentali della conoscenza vedica o di pronunciare il Nome di Krishna si trasformavano all'istante semplicemente assaggiando un dolcetto prasadam - e il loro nuovo atteggiamento non poteva essere spiegato semplicemente con l'effetto dello zucchero sul sistema nervoso, o della gratitudine per un gesto gentile di condivisione di cibo.

Nel movimento Hare Krishna i devoti consumano esclusivamente cibo spirituale, offerto alla Divinità, e oltre al mio lavoro a tempo pieno nella casa editrice del Movimento - la Bhaktivedanta Book Trust - mi impegnavo spesso nella cucina di Jagannatha, a preparare personalmente le offerte per le Divinità del tempio, che venivano portate sull'altare dalla mia amica più intima, Sattvika, con la quale condividevo la stanza del dormitorio.

In quel periodo ho avuto l'occasione di assaggiare prasadam cucinato e offerto da diversi devoti, e ben presto ho scoperto che era possibile riconoscere il livello di intensità e purezza spirituale di cuochi e sacerdoti dall'effetto sensoriale e mentale del cibo proveniente dalla loro offerta. Non si trattava soltanto della cura e dell'abilità che un devoto sincero impegna naturalmente per presentare a Krishna il meglio, perché anche preparazioni molto semplici e realizzate con ingredienti di recupero (di scarsa qualità e freschezza) in casi di emergenza avevano lo stesso indefinibile gusto superiore che rendeva tangibile il concetto di spiritualità.

Ricordo giorni difficili, nel primo anno di Villa Vrindavana (il principale tempio degli Hare Krishna in Italia a quei tempi), in cui la ristrutturazione della villa aveva ovviamente richiesto più fondi del previsto, oppure l'amministratore era semplicemente poco interessato al servizio personale alle Divinità, e quindi non c'erano soldi per acquistare ingredienti per le offerte. Uno di quei giorni arrivai nella cucina ad aiutare l'amica Ananta lila, e al mio ingresso lei mi guardò sconsolata. Non c'era acqua, perché il pozzo della villa era stato prosciugato già settimane prima dalle inattese esigenze di un considerevole numero di nuovi residenti, e dovevamo arrangiarci con il contenuto di un secchio riempito alla fonte giù a valle, nel bosco.

La maggior parte dei devoti era migrata altrove per la maratona di distribuzione di libri che permetteva di collettare i fondi necessari, e questo sembrava aver coinvolto anche le persone che solitamente facevano la spesa.

Dovevamo cucinare l'offerta di mezzogiorno, che consisteva di parecchie preparazioni, e in dispensa c'erano solo poche verdure ormai avvizzite e mezze ammuffite, del tipo che gli ortolani avrebbero gettato nella spazzatura senza un attimo di esitazione. Il contenitore della farina era praticamente vuoto, e così quello del riso, e nella pentola per friggere c'era un dito scarso di ghi, anche quello ridotto piuttosto maluccio dalle numerose occasioni in cui era già stato utilizzato. Ricordo che Ananta lila esclamò disperata, per favore, almeno tu non andartene.

In quell'occasione il mio interesse per la gastronomia (che era già notevole fino dal 1970, anno in cui ero diventata strettamente vegetariana per motivi etici e spirituali e avevo dovuto imparare da sola a cucinare per me stessa) fece un salto di qualità. Alimentato dalla sfida costituita da quelle circostanze così avverse, il mio desiderio di realizzare un'offerta presentabile per le Divinità mi spronò a setacciare ogni centimetro di frigorifero, cucina e dispensa, e utilizzare al meglio ogni cosa.

Il risultato fu stupefacente. Quando Sattvika riportò i piatti dopo aver compiuto il rituale dell'offerta, restammo tutte e tre sconvolte nel vedere che uno dei bicchieri mostrava chiaramente il segno di labbra, e sicuramente non c'era alcuna possibilità che qualcuno si fosse introdotto sull'altare per giocarci uno scherzo. Il gusto stesso del prasadam, che consumammo insieme, era così affascinante e soddisfacente da dissipare qualsiasi altro dubbio sulla potenza spirituale che avevamo sperimentato.

Nei giorni successivi ci furono altri episodi simili, che restavano del tutto inspiegabili a livello mondano. In quel periodo Bhogini (allora moglie di Panchajanya) era incaricata del guardaroba delle Divinità, e ricordo che si lamentò che le Divinità di Gaura Nitai erano ingrassate e toccava fargli dei vestiti nuovi!

Oltre a cucinare per le Divinità, avevo anche un lavoro a tempo pieno, alla traduzione dei libri di Prabhupada in italiano, compresa la Chaitanya charitamrita, e mi rendevo conto sempre più dell'importanza che il consumo e la distribuzione di prasadam aveva per il movimento originario del Sankirtana di Chaitanya. E compresi l'intenso desiderio di Prabhupada per progetti e strutture che sostenevano quella forma così immediata di servizio devozionale. Il mio attivismo vegetariano trovò un nuovo livello di espressione studiando i testi vedici - per esempio quel verso del Bhagavata (ka uttamasloka gunanuvadat, puman virajyeta vina pasughnat, 10.1.4) che afferma chiaramente che la scienza spirituale non può essere compresa da chi uccide (o fa uccidere) per profitto.

E' vero che l'offerta di cibo a Krishna può anche essere estremamente semplice e umile - come suggerisce la Bhagavad gita, anche solo un fiore, un frutto, una foglia e un po' d'acqua, purché sia presentata con autentica devozione - ma allora può esserlo anche il canto dei santi Nomi, praticato silenziosamente e in solitudine come meditazione personale. Può esserlo anche l'adorazione della forma trascendentale di Dio, che è altrettanto valida quando viene compiuta a livello mentale. Può esserlo anche lo studio e la compilazione di testi devozionali per la propria edificazione e coltivazione della conoscenza. Tutto ciò si può fare a casa propria, in un ashram solitario e persino nel segreto della propria mente. Non c'è bisogno di templi, di festival, di organizzazioni religiose, di pubblicità o di espansione.

Ma lo spirito del Movimento del Sankirtana è ben altro.

Studiando l'esempio di Sri Chaitanya vediamo chiaramente che lo scopo consiste nell'attirare le anime condizionate facendo loro percepire almeno uno spiraglio di quella bellezza, di quel fascino, di quella felicità illimitata che è la Coscienza di Krishna.

Questa motivazione si trova espressa in modi diversi ma coerenti nei voluminosi e complessi scritti dei Gosvami, che presentano gli infiniti aspetti in cui la devozione per Krishna si manifesta. La definizione di base rimane pur sempre l'aforisma del Narada pancharatra citato da Rupa Gosvami nel suo Bhakti rasamrita sindhu (1.1.12): hrishikena hrishikesha sevanam, bhaktir ucyate, La definizione di devozione consiste nell'impegnare i propri sensi al servizio del Signore dei sensi.

Anche la Bhagavad gita (2.59) sostiene questo punto importantissimo: visaya vinivartante niraharasya dehinah, rasa varjam raso 'py asya, param dristva nivartate, E' possibile astenersi dal contatto con gli oggetti della gratificazione dei sensi, ma per chi ha un corpo materiale è difficile abbandonare il senso del gusto. Perciò è necessario sperimentare un gusto superiore per diventare capaci di lasciare ciò che è inferiore.

PERCHE’ VEGETARIANI

Che cosa significa vegetariano?

Molti pensano che l’alimentazione vegetariana sia povera, quasi punitiva, austera, limitata alle verdure bollite, oppure che richieda molto tempo e fatica per la preparazione, o ingredienti speciali e rari, esotici o di cattivo sapore.

In realtà vegetariano è semplicemente chi ha deciso di non mangiare nessun animale o parte di animale.

Si tratta di una scelta che ha numerose motivazioni, come vedremo più avanti, ma anche all’interno delle numerose interpretazioni del vegetarianesimo, esiste una grandissima varietà di ingredienti e combinazioni che consente di preparare un numero praticamente infinito di piatti squisiti, dalle ricette dietetiche di poche calorie fino agli intingoli succulenti e ai dolci ricchissimi che popolano i sogni dei golosi. Gli ingredienti vegetali possono essere trasformati con tecniche piuttosto semplici fino ad ottenere l'equivalente di hamburger, bistecche, spezzatini, polpette, paté e mille altri piatti apparentemente non vegetariani. Vegetarianesimo non significa dunque una vita di privazioni, una dieta monotona o rigida, o tantomeno poco nutriente, come alcuni credono.

La scelta vegetariana è ormai condivisa da milioni di persone in tutto il mondo, e il loro numero cresce costantemente, anche tra illustri medici e scienziati. Non soltanto il corpo umano può fare benissimo a meno delle carne, ma addirittura non mangiare carne porta enormi benefici alla salute, come hanno ormai ampiamente dimostrato molte ricerche e studi.

La questione nutrizionale

Il contenuto nutritivo della carne è scarso, e consiste principalmente di proteine (circa il 10 o 20%) e grassi (in percentuale variabile); il resto è acqua. La carne non contiene carboidrati, che sono la fonte di energia utilizzata preferibilmente dal nostro corpo, né fibre alimentari, che sono enormemente importanti per il buon funzionamento dell'apparato digerente e in particolare dell'intestino.

I sali minerali e le vitamine sono anch'essi scarsi rispetto alla quantità e alla varietà di sali minerali e vitamine contenute negli alimenti vegetali. La carne non contiene enzimi alimentari, che sono molto utili per favorire i processi digestivi, e che sono invece presenti in grandi quantità negli alimenti vegetali freschi.

A questo proposito vorremmo aggiungere che la carne non può mai essere fresca, a meno che l'animale non venga ucciso e mangiato immediatamente. Non molto tempo dopo la morte dell'animale sopravviene infatti il cosiddetto rigor mortis, l'irrigidimento caratteristico dovuto soprattutto alla coagulazione del sangue. I consumatori di carne devono dunque aspettare che la carne frolli, cioè che il processo di decomposizione raggiunga uno stadio sufficiente ad ammorbidire la carne allentando i legami cellulari.

Un effetto analogo viene ottenuto dalla surgelazione, che facendo congelare il sangue e i liquidi cellulari danneggia le pareti delle cellule (tutti sappiamo che l'acqua ghiacciando si espande notevolmente) e con lo scongelamento successivo i legami cellulari vengono allentati.

Le proteine della carne sono complesse, quindi difficili da digerire, e i grassi sono sempre saturi, cioè contengono un alto tasso di colesterolo. Nella sezione delle malattie provocate dal consumo di carne parleremo più diffusamente del problema del colesterolo in relazione alle malattie cardio vascolari.

Poiché la carne viene consumata soprattutto con l'idea di assumere proteine, è necessario qui spendere alcune parole sull'argomento per chiarire bene le cose.

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