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Piccola storia delle avanguardie da Baudelaire al Gruppo 63

Piccola storia delle avanguardie da Baudelaire al Gruppo 63

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Piccola storia delle avanguardie da Baudelaire al Gruppo 63

Lunghezza:
37 pagine
32 minuti
Pubblicato:
9 dic 2013
ISBN:
9788870006216
Formato:
Libro

Descrizione

Il Gruppo 63 è stato, e non solo per l’Italia, l’ultima, estrema manifestazione della cultura d’avanguardia. Nel cinquantesimo anniversario della fondazione del Gruppo giova ricordare che esso, attraverso le discussioni e i dibattiti dei suoi membri, dei quali sono stati forniti anche di recente ampi e precisi ragguagli a stampa, e attraverso la pubblicazione dei loro libri, ha elaborato una cultura profondamente nuova che, al tempo stesso, si nutriva delle opere e delle sollecitazioni più fertili prodotte dalle precedenti avanguardie.
Per questo il presente opuscolo di Fausto Curi traccia una rapida ma totalmente comprensiva storia dei movimenti d’avanguardia guardati attraverso i loro protagonisti, a partire da Baudelaire, primo vero scrittore della modernità, passando per Rimbaud, Mallarmé, Lautréamont, soffermandosi su Pound, Eliot e Joyce e giungendo fino a Marinetti, Tzara e Breton. In questo contesto le ragioni e i modi del Gruppo 63 risultano alla fine storicamente forniti di più salde ed evidenti motivazioni. Non sfuggono all’attenzione dello storico i protagonisti delle avanguardie pittoriche, musicali e cinematografiche come, per esempio, Picasso, Braque, Kandinski, Duchamp, o Schönberg, Berg, Webern, o Buñuel e Clair. Una densa bibliografia essenziale conclude l’opuscolo.
Pubblicato:
9 dic 2013
ISBN:
9788870006216
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

Piccola storia delle avanguardie da Baudelaire al Gruppo 63 - Fausto Curi

Fausto Curi

Piccola storia delle avanguardie da Baudelaire al Gruppo 63

Mucchi Editore

isbn 978-88-7000-621-6

Realizzazione versione digitale e grafica: Mucchi

© Stem Mucchi Editore

via Emilia est, 1741 - 41122 Modena

info@mucchieditore.it

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I edizione digitale pubblicata in Modena nel 2013

Il fine e il carattere di questo opuscolo
sono puramente divulgativi e didascalici.
Per eventuali approfondimenti critici
si rinvia alla Bibliografia essenziale.

Il Gruppo 63 è stato, e non solo per l’Italia, l’ultima, estrema manifestazione della cultura d’avanguardia. Nel cinquantesimo anniversario della fondazione del Gruppo giova ricordare che esso, attraverso le discussioni e i dibattiti dei suoi membri, dei quali sono stati forniti anche di recente ampi e precisi ragguagli a stampa, e attraverso la pubblicazione dei loro libri, ha elaborato una cultura profondamente nuova che, al tempo stesso, si nutriva delle opere e delle sollecitazioni più fertili prodotte dalle precedenti avanguardie.

Per questo il presente opuscolo di Fausto Curi traccia una rapida ma totalmente comprensiva storia dei movimenti d’avanguardia guardati attraverso i loro protagonisti, a partire da Baudelaire, primo vero scrittore della modernità, passando per Rimbaud, Mallarmé, Lautréamont, soffermandosi su Pound, Eliot e Joyce e giungendo fino a Marinetti, Tzara e Breton.

In questo contesto le ragioni e i modi del Gruppo 63 risultano alla fine storicamente forniti di più salde ed evidenti motivazioni. Non sfuggono all’attenzione dello storico i protagonisti delle avanguardie pittoriche, musicali e cinematografiche come, per esempio, Picasso, Braque, Kandinski, Duchamp, o Schönberg, Berg, Webern, o Buñuel e Clair. Una densa bibliografia essenziale conclude l’opuscolo.

I

Che «tutto continui così» è la catastrofe. Questa frase di Walter Benjamin corrisponde così perfettamente alla odierna situazione politica italiana da lasciare stupefatti. Il pericolo non viene dunque tanto dai mutamenti e dalle trasformazioni, che pure, quando ci sono stati, sono stati tutti di segno negativo. Il pericolo viene dall’immobilità e dalla ripetizione. Il pericolo viene dal fatto che il nuovo, quando non è un peggioramento dello stato precedente, altro non è che un suo stanco prolungamento. Mi pare che non lo si noti abbastanza ma il nuovo più infame e più deleterio, se non fosse il più ridicolmente assurdo, è, oggi, in Italia, Berlusconi che si presenta come il salvatore della patria, colui che ha soprattutto a cuore gli interessi del Paese. La catastrofe, dunque, non è una minaccia, la catastrofe è qualcosa in mezzo alla quale viviamo da tempo. Qualcosa alla quale sopravviviamo perché siamo così assuefatti al disastro e allo schifo da accorgerci appena che fa schifo. Attenzione però: c’è qualcuno che alla catastrofe non si è assuefatto perché non può permetterselo. Il giorno in cui verrà meno

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