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Sangue randagio

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Sintesi

Daniele ha poco più di dieci anni quando suo padre si ammala di Alzheimer e decide di abbandonare la famiglia, prima che il morbo faccia di sé qualcosa d’irriconoscibile. Non riuscendo a sostenere economicamente l’affitto di casa, Daniele, il fratello piccolissimo e la mamma, vanno presto alla deriva. Vengono sfrattati e riparano alla Montagnola, un campo rom alla periferia di Firenze, grazie all’intercessione di un lontano parente. Qui Daniele viene spogliato non solo dei suoi abiti e dei comfort della vita precedente, ma anche della sua stessa identità: diventa Nderim, un ragazzo senza posto, disprezzato dagli italiani perché zingaro e dagli zingari perché italiano. A peggiorare le cose ci si mette il fato: mentre gioca con dei petardi, perde un piede a seguito di un’esplosione e rimane storpio. Gli anni comunque passano e Nderim cresce. È alla soglia dei diciotto ormai quando la sua vita si intreccia con quella di una cassiera del supermercato in cui fa la spesa e con quella di un Professore di matematica in pensione, figure che risvegliano in lui il miraggio di una normalità ancora possibile, condita da affetti sinceri. È la storia di un'adolescenza abortita, di aberrazioni e soprusi. O più semplicemente, il racconto di una famiglia distrutta e di un ragazzo che, malgrado tutto, tenta di tener unito un corpo mutilato dal destino.

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