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La pelle del leone - storia beòria

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164 pagine

Sintesi

Mai nel passato, nemmeno per un attimo, avevo pensato di dover arrivare un giorno a prendere delle medicine per vivere o quanto meno per vivere meglio.
Veramente fino ai dieci anni non mi era girata per la mente neanche l’idea di morire, né della morte in genere, se non in modo assolutamente astratto.
Come per i banditi visti al cinema Risorgimento detto Peoceto. Mi dispiaceva il fatto che, una volta “sparati”, sarebbero scomparsi per sempre dallo schermo, anche se li aveva spediti all’aldilà il Nostro e con tutte le sue belle ragioni. Se poi era uno simpatico, magari l’amico del cuore o il vecchietto sdentato che se ne andavano all’altro mondo tra la commozione di tutta la sala be’, allora diventava ancora più difficile accettarne la dipartita ancorché eroica.
“Resta seduto sulla tua poltrona e guardati il film un’altra volta così li rivedi ancora tutti. Vedrai che ricompaiono, che sono di nuovo vivi.” mi aveva suggerito astutamente il babbo.
Un modo come un altro per educarmi alla vita. Sarei arrivato così, un poco per volta, a interiorizzare la finzione scenica. Il papà lo sapeva, lui recitava in teatro.
“Anca se fusse che i copa Lessi?”
La razza Collie a cui apparteneva il protagonista a quattro zampe di “Torna a casa Lassie”, per estensione divenne “razza Lessi”.
“Gò visto un Lessi, unquò ma no mia beo come Lessi.”
Bastava intendersi.

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