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Lettera al Padre nostro che è nei cieli
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E-book119 pagine2 ore

Lettera al Padre nostro che è nei cieli

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Info su questo ebook

LETTERA AL PADRE NOSTRO CHE È NEI CIELI è la storia di un’anima, bisognosa di un orizzonte di senso, che cerca Dio, rivolgendogli direttamente domande sui suoi misteri e sui lati oscuri e incomprensibili della creazione.
LinguaItaliano
Data di uscita1 mar 2016
ISBN9788893326292
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    Anteprima del libro

    Lettera al Padre nostro che è nei cieli - Rocco Giuseppe Greco

    PASCAL

    Caro Padre nostro che sei nei cieli, ho deciso di scriverti, perché sono pieno di domande, alle quali non so dare risposte.

    I dubbi che mi affliggono sono tanti e non saprei da dove cominciare.

    Siccome mi piacciono le storie che cominciano dall’inizio, la cosa più buona e più giusta penso sia quella di cominciare proprio dal principio.

    So bene che in in principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Questo però è il principio dei principi, è un inizio assoluto, esclusivo, che è fuori del tempo e dello spazio, perché non precisa nessun momento e nessun luogo in cui qualcosa comincia.

    Io, invece, vorrei cominciare da un principio, faccio per dire, più relativo, più accessibile, più esplicito, ben collegato nel tempo e nello spazio.

    Appare d’obbligo dunque cominciare da Adamo ed Eva.

    Sì, comincio proprio da loro due.

    È scritto nei libri da te stesso ispirati che, appena hai terminato di crearli, Adamo ed Eva furono collocati nel giardino di Eden.

    Bel posto, nulla da obiettare. E che si voleva di più!

    Ma già da qui cominciano i guai. Figuriamoci se quel giardino fosse stato un luogo con qualche scomodità!

    Comunque, io, per adesso, non intendo perdermi dietro le colpe di Adamo ed Eva, intendo piuttosto soffermarmi sui miei problemi, sulle mie difficoltà.

    Vorrei cioè innanzi tutto capire meglio la storia del diavolo e della mela.

    Il diavolo è un angelo che si è ribellato a te, un essere, in ogni caso, da te creato.

    Ma se tu sei onnipotente e onnisciente, avevi certamente previsto la ribellione e tutto il male che da essa ne sarebbe derivato.

    E allora?

    Potevi non crearli, questi angeli ribelli!

    O no?

    Mi rendo conto che la faccenda è complicatissima. E mi rendo anche conto che la mia mente è piccolissima. Ma per quanto piccola, la mia mente vorrebbe vederci un tantino più chiaro.

    Per questo mi rivolgo a te.

    Mi sostiene la convinzione che se si vuole conoscere la verità, occorre andare alla fonte.

    Non potresti aiutarmi un po’ a capire? Non potresti illuminarmi?

    Sono certo che lo puoi fare.

    E, dunque, perché non lo fai?

    E questa è un’altra domanda che m’inquieta, perché, come tante altre, rimane senza risposta.

    Ma non voglio perdere il filo. Voglio procedere con ordine.

    Adamo ed Eva in buona sostanza non hanno obbedito a un tuo ordine. Tu desti questo comando ad Adamo: Di tutti gli alberi del giardino puoi mangiare; ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non dovrai mangiarne, perché, nel giorno in cui te ne cibassi, dovrai certamente morire.

    Fosti chiaro, categorico.

    Ma il serpente, cioè il diavolo, disse a Eva: Voi non morirete affatto! Anzi! Dio sa che nel giorno in cui voi mangerete questo frutto si apriranno i vostri occhi e diventerete come Dio.

    Eva vide che l’albero era buono e i frutti seducenti e ne mangiò uno. Poi ne diede ad Adamo e anche lui mangiò.

    Una mela e una violazione di ordine alimentare all’origine di tutti i malanni umani!

    Non ci posso pensare.

    Ora, per farla breve, dico io: Lucifero, il più bello degli angeli, si è ribellato, Adamo ed Eva non ti hanno ascoltato.

    E com’è?

    Le tue creature, proprio le tue prime creature ti si sono rivoltate sfacciatamente contro.

    Questa creazione, a guardare dal mio umanissimo punto di vista, sembra proprio un vero fallimento.

    Non vorrei dire una bestemmia.

    No, lo giuro. Tutto quanto scrivo in questa lettera non vorrei fosse sconveniente o irriguardoso.

    Però che la mia povera mente arrivi a considerare la creazione un fallimento non lo posso negare.

    Del resto sono andato a consultare un dizionario e alla voce fallimento ho trovato scritto: esito negativo, disastro, insuccesso.

    Sì, proprio un insuccesso, un insuccesso misterioso e sconcertante.

    Un insuccesso a ogni buon conto a cui tu come Creatore hai più volte cercato di porre rimedio, mentre noi creature abbiamo sempre fatto del nostro meglio per aggravare.

    ***

    Dopo la cacciata di Adamo ed Eva dal giardino dell’Eden, uno pensa che la punizione sarebbe servita a qualcosa.

    Macché!

    Si è costretti a registrare un’interminabile catena di disastri.

    Non c’è bisogno che li elenchi tutti i disastri. Li conosci meglio di me.

    Tuttavia voglio ricordarne alcuni e inizio dal caso di Caino e Abele.

    Adamo si unì a Eva sua moglie, la quale concepì e partorì Caino e disse: «Ho acquistato un uomo dal Signore». Poi partorì ancora suo fratello Abele. Abele era un pastore di greggi e Caino lavoratore del suolo. Dopo un certo tempo, Caino offrì frutti del suolo in sacrificio al Signore; anche Abele offrì dei primogeniti del suo gregge e il loro grasso. Il Signore gradì Abele e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato e il suo viso era abbattuto. Il Signore disse allora a Caino:

    «Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto? Se agisci bene, non dovrai forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è la sua bramosia, ma tu dominala». Caino disse al fratella Abele: «Andiamo in campagna!». Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise. Allora il Signore disse a Caino: «Dov’è Abele, tuo fratello?». Egli rispose: «Non lo so. Sono forse il custode di mio fratello?». Riprese: «Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo! Ora sii maledetto lungi da quel suolo che per opera della tua mano ha bevuto il sangue di tuo fratello. Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti: ramingo e fuggiasco sarai sulla terra». Disse Caino al Signore: «Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono! Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo ed io mi dovrò nascondere lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi incontrerà mi potrà uccidere». Ma il Signore gli disse: «Però chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte!». Il Signore impose a Caino un segno, perché non lo colpisse chiunque l’avesse incontrato. Caino si allontanò dal Signore e abitò nel paese di Nod, a oriente di Eden.

    Bene, ne sorgono domande da questa vicenda!

    La prima cosa che mi chiedo è da dove nascano il disagio e il rancore di Caino e perché egli arrivi a macchiarsi del sangue di suo fratello.

    Abele era pastore e Caino era lavoratore del suolo: avevano a disposizione tutta la terra che volevano, per cui appare una illogica forzatura pensare che sia stata questa loro diversa occupazione a far sorgere motivi di conflittualità. Entrambi offrivano a te i frutti del loro lavoro. Tu però gradisti Abele e le sue offerte, ma non gradisti Caino.

    Perché l’offerta di Caino non fosse a te gradita non si capisce bene. Ciò che appare chiaro è che il contrasto tra i due fratelli sorse proprio a causa di questo diverso trattamento.

    Ora se uno si mette a guardare le cose dal punto di vista di Caino, non può non vedere il perpetrarsi di una forma palese d’ingiustizia. Infatti, il suo desiderio di instaurare un rapporto con il suo Creatore non venne soddisfatto, fu frustato da un rifiuto.

    Com’egli potesse sentirsi non è difficile immaginarlo: piccolo, inutile, ignorato. Da qui essere assalito dalla depressione e vivere in uno stato di pungente sofferenza, chiuso in un muto dolore e oppresso dalla gelosia, il passo è purtroppo breve.

    E fu senz’altro questa sua sofferenza che spinse Caino ad aggredire Abele.

    Contro chi altri poteva sfogare la sua rabbia?

    Certo il povero Abele non c’entrava per niente: la causa della sofferenza era tutta nel cuore e nella mente di Caino.

    La vicenda ci pone dinnanzi al solito e incomprensibile problema della disparità di trattamento.

    Abele «piacque» a te, Caino no.

    Perché un uomo risulta gradito e un altro no? Perché uno ha salute e un altro è colto da malattie? Perché a uno tutto riesce bene e a un altro tutto va storto? Perché uno ha successo e un altro fallisce in ogni cosa che fa?

    È naturale che, se a uno va tutto bene, è più felice, più sereno,

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