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Stress lavoro-correlato, ricerca dei fattori di rischio in ambiente lavorativo
Stress lavoro-correlato, ricerca dei fattori di rischio in ambiente lavorativo
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E-book134 pagine1 ora

Stress lavoro-correlato, ricerca dei fattori di rischio in ambiente lavorativo

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Info su questo ebook

Con il termine stress-lavoro correlato, vengono identificate tutte quelle tipologie di reazioni fisiche ed emotive dannose che si manifestano quando le richieste lavorative non sono commisurate alle capacità, risorse o esigenze del lavoratore.

Quali sono le manifestazioni biochimiche, fisiologiche e patologiche prodotte dallo stress, quali sono gli indicatori di rischio psicosociale e la normativa di riferimento, quali i cambiamenti in termini organizzativi che hanno influito sulla natura dello stress lavorativo e quali le possibilità del welfare aziendale?

Partendo dall'analisi di questi argomenti di interesse, con questo libro ci si si è dedicati ad approfondire studi e teorie confrontando i fattori socio ambientali che hanno contribuito all'evoluzione del fenomeno.

Ci si è interrogati su quali siano i livelli di rischio psico-fisico negli ambienti di lavoro; in particolare soffermandosi su quali siano le aree dimensionali che influenzano in maniera più significativa lo stress lavoro-correlato.

In seguito è stata sottoposta all'attenzione del lettore, la valutazione del rischio da stress lavoro correlato in termini operativi, illustrando le fasi necessarie per analizzare i livelli di rischio associati ai vari gruppi omogenei e le misure necessarie a ridurne l’incidenza utilizzando come case study i dati rilevati all’interno di una fabbrica.
LinguaItaliano
Data di uscita30 nov 2015
ISBN9788893216784
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    Stress lavoro-correlato, ricerca dei fattori di rischio in ambiente lavorativo - Valerio Gambino

    vetro.

    PARTE PRIMA

    CAPITOLO 1

    STRESS LAVORO-CORRELATO: DEFINIZIONI E DESCRIZIONE

    1.1 Introduzione allo stress e gli studi di Hans Selye (la Sindrome generale di adattamento, GAS)

    Lo stress è una reazione non specifica dell’organismo a ogni richiesta effettuata su di esso ( H.Selye,1936).

    Hans Selye, medico ungherese ricordato per i suoi studi sullo stress, definì come Sindrome Generale di Adattamento quella risposta che l'organismo mette in atto quando è soggetto agli effetti prolungati di svariati tipi di stressors, quali stimoli fisici (ad es. fatica), mentali (ad es. impegno lavorativo), sociali o ambientali (ad es. obblighi o richieste dell'ambiente sociale).

    L'evoluzione della sindrome avviene in tre fasi:

    Fu il primo ad identificare due diverse tipologie di stress che lui chiamò distress o stress negativo ed eustress o stress positivo:

    Si evidenziano situazioni in cui le condizioni di stress, e quindi di attivazione dell’organismo, permangano anche in assenza di eventi stressanti, oppure fenomeni dove l’organismo reagisce a stimoli di lieve entità in maniera sproporzionata (Franco Angeli, Milano, 2003).

    L’Eustress è una forma di energia utilizzata per poter più agevolmente raggiungere un obiettivo e l’individuo ha bisogno di questi stimoli ambientali che lo spingono ad adattarsi.

    Laddove invece intensità, frequenza e durata dello stimolo non riescono ad attivare tale processo, si instaura una risposta di stress che non dipende tanto dalle caratteristiche dell’agente stressante quanto dalla risonanza psicologica soggettiva.

    A volte Identiche situazioni stressanti inducono risposte completamente diverse, a seconda che si riesca o meno a mettere in atto quella reazione difensiva che, viene definita anche Sindrome Generale di Adattamento (SGA).

    Ogni stressor che perturba l'omeostasi dell'organismo richiama immediatamente delle reazioni regolative neuropsichiche, emotive, locomotorie, ormonali e immunologiche.

    Anche eventi di vita quotidiana possono portare a mutazioni anche radicali dovute all'adattamento.

    Malgrado ciò, l'adattamento è un'attività complessa che si articola nella messa in atto di azioni finalistiche destinate alla gestione o soluzione dei problemi, alla luce della risposta emotiva soggettiva suscitata da tali eventi.

    La capacità di indirizzare le azioni adattative implica sia la possibilità di azioni finalizzate a modificare l'ambiente in funzione delle necessità del soggetto, sia l'eventualità di intraprendere una modificazione di caratteristiche soggettive per ottenere un migliore adattamento all'ambiente circostante.

    Ad esempio, per adattarsi a un clima rigido, si può decidere di accendere un fuoco, o di indossare abiti più pesanti: l'adattamento dipende dalle capacità di problem solving, ma anche dalla presenza di opportuni elementi ambientali, economici o relazionali.

    Per inquadrare la capacità di adattamento, occorre anche un asse temporale, composto da più varianti: l'età del soggetto, il suo tempo di reazione e il tempo richiesto dall'evento per ottenere un adattamento efficace. Infatti, un bambino piccolo non riuscirà ad utilizzare a pieno e con la stessa velocità una medesima capacità adattativa dell'adulto. Per contro, risulterà più difficile scansare un proiettile di arma da fuoco che non un pallone.

    La prevedibilità, la conoscenza e la gravità degli eventi giocano un ruolo fondamentale nella possibilità di instaurare delle strategie adattative atte a gestirli. Ad esempio, il lutto per la perdita di una persona cara è, di solito, più facilmente elaborabile quando la persona era anziana e la sua scomparsa era stata prevista da tempo. All'opposto è problematico l'adattamento in caso di esposizione a eventi catastrofici e improvvisi.

    Il maggiore o minore successo dei processi adattativi è dato dal bilancio tra le caratteristiche qualitative e quantitative degli eventi che li suscitano e le risorse personali del soggetto coinvolto.

    Si considerano:

    1) caratteristiche temperamentali e di personalità

    2) capacità intellettive

    3) livello culturale

    4) condizioni socio-economiche

    5) risonanza soggettiva dell'evento.

    Un soggetto può essere capace di affrontare determinati eventi, ma non essere in grado di fronteggiare e gestire in modo adattativo con gli stessi esiti eventi differenti.

    1.2 Correlati psicofisiologici dello Stress

    Lo stress produce determinate manifestazioni biochimiche, risposte adattative di ormoni specifici.

    In alcuni casi, una sovrastimolazione dovuta a fattori endogeni ed esogeni, può portare a manifestazioni patologiche.

    1.2.1. Aspetti biochimici dello Stress

    Lo stress si identifica con una secrezione psico-indotta di ormoni catabolizzanti da parte delle ghiandole surrenali in risposta a stimoli ipotalamo-ipofisari.

    L'ipotalamo secerne fattori di rilascio per l'ipofisi per la produzione di ADH e ACTH.

    L'ADH (o vasopressina) fronteggia la diminuita volemia (rapporto tra volume ematico e letto vascolare) mediante la ritenzione idrica (causante l'aumento di volume ematico) e la costrizione dei vasi.

    L'ACTH agisce a livello corticale surrenale causando il rilascio di cortisolo e aldosterone.

    Il cortisolo stimola la gluconeogenesi (conversione delle proteine in zuccheri) e inibisce l'azione dell'insulina (insulinoresistenza).

    L'aldosterone agisce a livello renale stimolando il riassorbimento di sodio, che per osmosi trascina con sé acqua, contribuendo al ripristino del corretto livello volemico.

    Il riassorbimento del sodio si accoppia all'escrezione di potassio e ioni idrogeno, la cui deplezione provoca l'acidificazione delle urine e l'alcalinizzazione del sangue (causata in sinergia dall'iperventilazione).

    Il rene rileva il calo di pressione attraverso la macula densa dell'apparato iuxtaglomerulare e tramite la secrezione di renina attiva il sistema renina-angiotensina-aldosterone; l'angiotensina II è un potente vasocostrittore.

    Il sistema ortosimpatico

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