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Guida ai fenomeni medianici - metapsichica moderna

Guida ai fenomeni medianici - metapsichica moderna

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Guida ai fenomeni medianici - metapsichica moderna

Lunghezza:
335 pagine
5 ore
Pubblicato:
17 feb 2016
ISBN:
9788892555129
Formato:
Libro

Descrizione

I tempi sono maturi per la metapsichica. La cosa in se stessa, naturalmente, non è del tutto nuova: quanto mai vi è di nuovo nel mondo, fuorché talvolta nel nome? Ma il nome che da il titolo a questo libro è comunque l’indice di una direttiva piuttosto recente, secondo la quale si deve considerare come oggetto di scienza una cosa, in parte già nota, che prima era diversamente chiamata, e lasciata in dominio degli empirici.
Lo sforzo del pensiero umano intorno ai fenomeni della vita, incominciato da secoli, e rifiorito più intenso negli ultimi settant'anni, è giunto da poco alla visione psicologica del Bios. Doveva pertanto avvenire che pure i più reconditi recessi della psiche avessero a schiudersi davanti all’insistenza degli esploratori contemporanei. Già sono stati riconosciuti ufficialmente, l'uno dopo l'altro, alquanti strati psichici profondi: ed oggi si parla con tutta naturalezza di personalità subcoscienti e di personalità ipnotiche in ambienti accademici, nei quali ancora pochi anni or sono sarebbe stato condannato al ridicolo colui che avesse voluto soltanto nominare simili cose.
Non si può certo sperare da me ciò che sembra superiore alle forze di chiunque: vale a dire che io mi provi a risolvere, anche solo in parte, quel problema formidabile, forse anzi per ora insolubile addirittura. Ma mi si può chiedere invece che, di quel problema, io tenti di delineare chiaramente i termini generali. E proprio questo è ciò che ho voluto fare nel presente volume: con lo scopo precipuo di volgere a mio profitto, la possibilità successiva di meglio riconoscere i propri errori e di meglio perseverare nei propri lavori.
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17 feb 2016
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9788892555129
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Anteprima del libro

Guida ai fenomeni medianici - metapsichica moderna - William Mackenzie

William Mackenzie

GUIDA AI FENOMENI MEDIANICI

(metapsichica moderna)

Fratelli Melita Editori – Prima edizione digitale 2015 a cura di David De Angelis

SOMMARIO

PREFAZIONE

CAPITOLO PRIMO: Animali educabili

- 1. Gli animali pensanti dopo il 1914. — 2. Le meraviglie di Lola. — 3. L'ipotesi della intelligenza degli animali. — 4. Il rapporto medianico e la telepatia. — 5. L’ipotesi dell'automatismo psichico concomitante.

CAPITOLO SECONDO: Aritmetica trascendente

- 1. Nascita di Stasia. — 2. La dote di fondo ed il metodo. — 3. Primi saggi di trascendenza. — 4. Combinatoria vertiginosa. — 5. La mia prima seduta. - 6. Matematica medianica. — 7. La mia seconda seduta. — 8. Adattamento graduale, o preordinazione? — 9. Il supernormale matematico.

CAPITOLO TERZO: Il supernormale psichico

A) Introduzione. B) Medianità percettiva, o statica. C) Forme intermedie.

- 1. La metapsichica postpaladiniana. — 2. Considerazioni terminologiche. — 3. Che cos'è il supernormale? 4. La dissociabilità psichica. I sistemi omologhi. - 5. Telepatia, chiaroveggenza, lucidità. — 6. Psicometria. Fotografia psichica. — 7. Tiptologia medianica. Scrittura indiretta. Xenoglossia. Corrispondenze incrociate. — 8. Scrittura diretta. — Frodi dei medium. Voce diretta.

CAPITOLO QUARTO: Il supernormale psichico

D) Medianità fisica, o dinamica. E) Elementi per una classifica generale.

- 1. Telecinesi e teleplastia. I lavori della Sig.ra BISSON. — 2. Gli esperimenti di CRAWFORD, OCHOROWICZ, SCHRENCK-NOTZING — 3. L’Institut Métapsychique International. — 4. Discussioni e nuovi fatti. - 5. Fenomeni luminosi, sonori, odorosi. Distereosi ed apporti. — 6. Tentativo di una prima suddivisione dei fenomeni. — 7. Classi principali e tipi caratteristici.

CAPITOLO QUINTO: Ipotesi e commenti, I

- 1. L'ipotesi della ideoplastia. — 2. Il problema centrale. — 3. L’ipotesi del polipsichismo. — 4. La personalità medianica. — 5. L'ipotesi spiritica. - 6. Spiritismo, animismo, e inconoscibile.

CAPITOLO SESTO: Ipotesi e commenti, II

- 1. Spiritismo e spiritualismo. — 2. Gradi della materia e false dualità. — 3. Metapsichica e filosofia. - 4. Sistemi omologhi e duplice immateriale. — 5. Metapsichica e psicoanalisi. — 6. Le tre vie della metapsichica moderna. — 7. Metapsichica e simbolismo.

APPENDICE

Prof. ALESSANDRO PADOA: Contributo allo studio dell'attività intellettuale subconscia di Stasia.

IMMAGINI

PREFAZIONE.

I tempi sono maturi per la metapsichica. La cosa in se stessa, naturalmente, non è del tutto nuova: quanto mai vi è di nuovo nel mondo, fuorché talvolta nel nome? Ma il nome che dà il titolo a questo libro è comunque l’indice di una direttiva piuttosto recente, secondo la quale si deve considerare come oggetto di scienza una cosa, in parte già nota, che prima era diversamente chiamata, e lasciata in dominio degli empirici.

Lo sforzo del pensiero umano intorno ai fenomeni della vita, incominciato da secoli, e rifiorito più intenso negli ultimi settant'anni, è giunto da poco alla visione psicologica del Bios. Doveva pertanto avvenire che pure i più reconditi recessi della psiche avessero a schiudersi davanti all’insistenza degli esploratori contemporanei. Già sono stati riconosciuti ufficialmente, l'uno dopo l'altro, alquanti strati psichici profondi: ed oggi si parla con tutta naturalezza di personalità subcoscienti e di personalità ipnotiche in ambienti accademici, nei quali ancora pochi anni

or sono sarebbe stato condannato al ridicolo colui che avesse voluto soltanto nominare simili cose.

Per molti scienziati, tuttavia, restano ancora semplice misticismo le indagini su quei fenomeni della vita che si usano chiamare medianici: sebbene li abbiano già seriamente investigati alquanti studiosi di prim'ordine, a cominciare dal nostro MORSELLI. Ma ecco che da poco una voce potente si è fatta udire, la quale reclama per la metapsichica il diritto di cittadinanza nella repubblica della scienza. È la voce di un venerando maestro, di un principe della fisiologia moderna: di CHARLES RICHET, che, or fa un anno, ha presentato all'Accademia di Francia le 800 pagine del suo Traité de métapsychique, frutto di dieci lustri di esperimento e di pensiero.

Si ha l’abitudine — anche troppo — fra gli adepti acritici del meraviglioso, di riferirsi all’attendibilità di questa o di quella illustrazione della scienza ufficiale, per dimostrare implicitamente l'attendibilità di qualche teoria, per esempio spiritica, in quanto il sommo scienziato l'avrebbe pur egli accolta.

Non è in tal senso generico che io mi appello qui all'autorità dell'illustre Prof. C. RICHET. Io credo che l'essere, ad es., incontestabilmente un fisico preclaro, non comporti per se alcuna particolare preparazione ad essere un buon biologo ed un buon intenditore di psicologia. Può darsi che il fisico in questione sia pure un ottimo psicologo: ma non in quanto fisico, allora. E pertanto, la sua rinomanza come fisico nulla vale a priori per un qualsiasi giudizio sulla sua psicologia. Mentre invece sarà probabile che quel fisico possa escogitare, ad esempio, utilissimi apparecchi di laboratorio per la registrazione di certi fenomeni.

Nel RICHET io vedo lo studioso che ha dedicato la maggior parte d'una esistenza lunga ed alacre alla indagine della vita: e che pertanto conosce la esigenza dell'esperimento fisico, pur conservando desto il senso preciso di ciò che non è fisico. Ed è per quella sua diuturna indagine speciale che io riconosco al RICHET tutta l'autorità desiderabile, quando egli solennemente dichiara: ecco una grande, oscura regione della vita, e noi dobbiamo avere il coraggio di penetrarvi con le nostre fiaccole, pur sapendo che molti pericoli vi stanno in agguato contro l'oggettività dei nostri giudizi.

Quei pericoli sono assai noti, né credo d'altra parte che i medesimi si debbano poi troppo esagerare. Il pericolo massimo per lo studioso, può essere lo spiritismo come interpretazione affettiva di alcuni fenomeni. Ma una cosa è l'interpretazione, un'altra la constatazione. Si potrà dunque, se mai, tentare la indagine dei fatti sicuramente constatabili della metapsichica, pur evitando di abbandonarsi senz'altro allo spiritismo!

Ciò sembrerebbe invero molto chiaro: eppure, non dev'essere per tutti così, se i più continuano a confondere in una sola ed abborrita superstizione tutto ciò che, secondo essi, abbia sapore di misterioso e di occulto.

Ma io credo che alcune delle cose più misteriose siano poi proprio le più palesi e quotidiane; per cui secondo me l'aspetto dell'occulto non vale a rendere meno legittima l’indagine di un fatto qualsiasi della natura. E credo d'altra parte che sia giustificatissima impresa quella di mostrare con qualche particolare che, precisamente, metapsichica non è affatto un sinonimo di spiritismo, quale che sia per essere l'apprezzamento da fare a proposito di quest'ultima dottrina. Io non sono spiritista, come si vedrà. Ma se lo fossi, avrei potuto scrivere ugualmente la massima parte di questo libro. Con che qualcuno si aspetterà, forse, di leggere un elenco puro e semplice di fatti?

La preoccupazione di evitare per quanto possibile ogni commento ai fatti puri e semplici, fu precisamente quella che guidò il RICHET nella compilazione del suo Trattato. E questo rimane perciò, in quanto Trattato, e non ostante l'inclusione delle inevitabili mende, un'opera imperitura, ché potrà essere migliorata in modo essenziale solo nel senso dell'aggiornamento ulteriore.

Ma il presente volume non è affatto, né vuol essere, un trattato. Esso potrebbe piuttosto considerarsi come una Introduzione alla Metapsichica, se tuttavia non fosse, per naturale disposizione dello scrivente, assai rappresentativo della equazione personale di lui.

Si tratta dunque, in sostanza, di due cose riunite in una: vale a dire di un'opera di orientamento, per quanto possibile oggettivo, e di un'opera di commento, per quanto possibile libero. E con ciò intendo libero da pregiudizi, tanto nel senso di un qualsiasi misticismo, quanto e non meno nel senso della grettezza spirituale che alcuni sembrano ritenere connaturata o indispensabile alla cosiddetta scienza.

Infatti, la genesi del libro risale semplicemente alla impostazione biologica del mio pensiero. Dopo avere riconosciuto assai presto che bios e psyche sono termini equivalenti, o per lo meno concetti correlativi, dovevo essere tratto a risalire dalla biologia (più specialmente protistica e zoologica) verso la psicologia generale, passando per quella dei nostri minori fratelli a noi più vicini. E qui m’imbattei, forse per caso, nei fenomeni degli animali pensanti. Qualcuno dei miei fedeli lettori rammenterà la lotta pro e contro la intelligenza di quegli animali, divampata poco prima della guerra vera. Io pure combattei, ed un poco peccai di eccesso, credo, nel senso affermativo: poiché allora quasi nulla sapevo di psicologia supernormale. Ma, gradatamente, un poco di luce si fece nel mio spirito, intorno a quel problema, ed esso mi apparve ad un tratto ancora ben più pro fondo di quanto potessi prima immaginare. Il capitolo iniziale del volume darà un saggio di questa evoluzione interiore.

Intraveduta così la super-normalità probabile di alcuni fra i fenomeni degli animali pensanti, mi trovavo comunque davanti al fatto tutto speciale della matematica intuitiva di tali animali: fatto di grande importanza secondo me, che mi premeva di approfondire meglio. E un'altra felice occasione mi porse il destro di una simile indagine, come ho cercato di esporre nel capitolo secondo.

Giunto a questo punto, mi era necessario di orientarmi più generalmente in tutto il vasto campo metapsichico. Ed è lo studio fatto per orientare me stesso, che offro tal quale agli altri, nei due capitoli successivi: nei quali ho tenuto in debito conto anche i recenti attacchi — abbastanza infondati, ma rumorosi — mossi alla metapsichica da non pochi organi della stampa quotidiana e letteraria.

Dopo di che — o già durante l'orientamento suddetto ecco risorgere l'assillo metafisico incoercibile, o se si preferisce, l'indirizzo filosofico del pensiero: donde i commenti dei due capitoli ultimi. Al quale proposito spero soltanto si voglia riconoscere con benevolenza che io mi rendo conto chiaramente del punto nel quale finisce la constatazione del fatto, ed incomincia il commento intorno ad esso: come pure che l'unica mia pregiudiziale fu il desiderio di apprendere, penetrando in tutta umiltà, ma senza timore, in un misterioso recesso della vita.

E qui mi preme di giustificare il sottotitolo del volume; del quale anzi avevo pensato, in primo tempo, di fare il titolo unico. Se accenno fino dal frontespizio al subcosciente, non intendo con ciò implicare un preconcetto qualsiasi circa i fenomeni mediamici, nel senso di ritenerli spiegati col medium, piuttosto che altrimenti. E per la medesima ragione che ha dettato la scelta del termine, come ora dirò, lo preferisco allo incosciente preconizzato invece in modo esclusivo dalla scuola del FREUD.

Il termine subcosciente io lo uso semplicemente in quanto esprime un dato di fatto. Esso non contiene alcuna valutazione, rispetto alla coscienza, e perciò non esclude nemmeno la possibilità di un subcosciente superiore, nel senso del MYERS, e più recentemente del GELEY. D'altra parte, io nulla so di un incosciente assoluto. So però che rispetto a me, determinati processi psichici possono essere incoscienti (o piuttosto, che io posso essere incosciente di essi), sebbene i medesimi esistano, in me, od in altri, tanto che adorano talvolta fino alla mia chiara coscienza. E questo è tutto. Perciò, ritornando al punto di partenza, niente animismopersonismo a priori (e nemmeno viceversa spiritismo, beninteso), rispetto ai multiformi fenomeni supernormali.

Dei quali so benissimo, del resto, che su 100 di essi dichiarati supernormali, almeno 90 sono semplicemente frutto d'illusione o d'inganno, mentre dei rimanenti 10, forse 9 sono di dubbia natura. Il vero fenomeno super-normale sembra dunque raro assai. Ma pur se fosse ancora molto più raro, converrebbe indagarlo: poiché il problema ch'esso implica è per vero molto profondo.

Non si può certo sperare da me ciò che sembra superiore alle forze di chiunque: vale a dire che io mi provi a risolvere, anche solo in parte, quel problema formidabile, forse anzi per ora insolubile addirittura. Ma mi si può chiedere invece che, di quel problema, io tenti di delineare chiaramente i termini generali. E proprio questo è ciò che ho voluto fare nel presente volume: con lo scopo precipuo di volgere a mio profitto, anche prima che a profitto di altri, la consolante sentenza di BACONE poc'anzi riportata, circa la possibilità successiva di meglio riconoscere i propri errori e di meglio perseverare nei propri lavori.

CAPITOLO PRIMO: ANIMALI EDUCABILI

Gli animali pensanti dopo il 1914.

La guerra mondiale, che fin dall'inizio travolse la Germania, patria dei più famosi animali pensanti, recò gravi perturbazioni anche nel campo degli studi relativi. Poco dopo l'apertura delle ostilità, il KRALL di Elberfeld liquidò e disperse la ormai celebre sua scuderia; mentre a Mannheim, sulla fine del 1915, decedeva la signora MOEKEL, proprietaria e maestra del non meno celebre Rolf. Il quale del resto, a quanto mi si dice, sarebbe a sua volta morto da poco.

Viceversa, il movimento scientifico intorno alla nuova zoopsicologia, come amano chiamarla gli adepti, non cessò del tutto, pur perdendo in massima parte il proprio carattere internazionale. Inoltre, nuovi fatti vennero ad aggiungersi agli antichi; e uno di tali fatti nuovi è degno della massima considerazione.

Di tutto ciò ben poco è trapelato finora fuori dei circoli speciali, e quindi ritengo utile dare una risposta complessiva, una volta tanto, alle molte domande che mi sono state mosse da parte di persone desiderose di sapere che cosa sia mai avvenuto in fatto di animali pensanti, dal 1914 ad oggi.

La centrale del movimento suaccennato è rimasta la Società di Zoopsicologia, la cui anima è tuttora, come dall'inizio, il Prof. Dott. H. E. ZIEGLER, a Stoccarda (Stuttgart, Ameisenbergstrasse 26). Detta Società, che impersona l'ipotesi della intelligenza negli animali presi a partito, ha continuato fino al 1916, e poi ha ripreso dal 1920, la pubblicazione delle proprie Mitteilungen, le quali, dopo la cessazione della bellissima rivista Tierseele del KRALL, (annata unica 1913-1914), sono rimaste l'archivio generale, sebbene modesto, delle ricerche in questione. Tali Mitteilungen contengono tutte le notizie desiderabili circa i nuovi casi di animali pensanti, riscontrati dopo i meravigliosi stalloni del KRALL ed il famoso cane Rolf della Moekel.

Sui principali dei casi accennati mi fermerò brevemente più oltre; intanto voglio menzionare alcune pubblicazioni, le quali costituiscono quel tanto, anzi, meglio, quel poco che sembra sia stato prodotto sulla materia, dall'inizio della guerra fino ad oggi, assieme alle Mitteilungen di cui sopra e ad alcuni articoli minori dello ZIEGLER e di altri.

Uno scritto del SARASIN contiene interessanti raffronti fra le facoltà matematiche dei cavalli di Elberfeld e quelle di un fanciullo-prodigio di razza tamilica, preso recentemente in esame dalla Royal Asiatic Society a Colombo (Ceylon), della cui relazione in proposito il SARASIN riferisce larghi sunti.

Un opuscolo dello ZIEGLER, pur senza recare contributi molto nuovi, espone anzitutto, in una parte sistematica, le idee dell'autore: sulla educabilità degli animali superiori; sulla possibilità del pensiero indipendente dalla parola e anzi ad essa preesistente; sulla ipotesi che i cavalli del KRALL riconoscessero le radici da estrarre, dai caratteri estrinseci delle potenze radicande che venivano loro proposte; sulla memoria come fattore principale delle attitudini matematiche; sulla impossibilità di spiegare i fatti di Elberfeld e di Mannheim con la teoria dei segnali. Nella parte seconda e terza, sono riportate alcune delle più salienti esperienze fatte con i cavalli del KRALL, e con Rolf. Quanto all'articolo successivo del medesimo autore, ribadisce il principio della memoria dei numeri quale base dell'educazione animale, ridimostrato mediante un cucciolo (discendente in 2° generazione da Rolf); dal quale soggetto però l'autore poté trarre soltanto compitazioni di piccole frasi a scarso contenuto intellettuale.

Vi è poi un libro del MAETERLINCK che citerò di nuovo più oltre, in diverso nesso.

Il volumetto della Signora MOEKEL, sebbene uscito nel 1919, era pronto da tempo, essendo l'autrice deceduta nel 1915, come già dissi; cosicché nulla di essenzialmente nuovo contiene rispetto alle cose già note. Una prima parte, in forma piuttosto aneddotica, racconta le gesta di Rolf; ad essa fa seguito un'appendice con alquanti verbali di esperimenti.

La pubblicazione americana [134] del mio scritto, non più recente, su Rolf, la cito per i commenti del compianto Prof. HYSLOP; i quali ci volevano anch'essi, per completare la ridda delle opinioni attorno a quella povera bestia! Infatti, traspare da quei commenti ciò che l'egregio autore avrebbe forse desiderato (sebbene con tutta franchezza egli dichiari di non avere sufficienti prove): ossia la possibilità di spiegare i messaggi dell'ottimo Rolf quali manifestazioni di... agenti disincarnati.

Più interessanti assai sono due altri lavori: quello della Signorina HENNY KINDERMANN su Lola, che formerà lo spunto del presente capitolo; e il breve ma originale scritto del Dott. W. NEUMANN, sul quale ritengo necessario spendere alcune parole in questa parte introduttiva.

Il Dott. NEUMANN, con molto acume, ha inscenato esperienze veramente critiche, senza prevenzione alcuna; ma pure senza riguardo a presunzioni di sorta; per cui l'autore non rifugge perfino dal riconoscere che potesse aver luogo una intesa (magari subconscia) fra i membri della famiglia proprietaria del cane, a danno della genuinità dei fatti conclamati. E le sue conclusioni sono disastrose per la intelligenza di Rolf.

In ogni esperimento eseguito dal NEUMANN il cane ha dato risposte completamente sbagliate, o completamente giuste, a seconda del fatto che il contenuto della domanda fosse o no ignoto ai membri della famiglia Moekel. Anzi, per dire tutto il vero, debbo aggiungere che solo con molta buona volontà si può vincere la impressione sebbene in proposito l'autore sia prudentissimo — che i risultati suddetti siano disastrosi anche per la buona fede attribuibile ad alcune delle persone in causa. Io, per mio conto, sono persuaso che almeno in una parte di quegli esperimenti, l'inganno in chi teneva il famigerato cartone sul quale il cane batteva le sue risposte, non fosse affatto incosciente, ma che volutamente il cartone fosse invece premuto dal sotto in su per fermare la zampa del cane appena battuta ogni lettera delle attese parole.

Ciò dico anche per convalidare come io non sia troppo sospetto quando, malgrado tutto questo, debbo aggiungere di essere altrettanto convinto che la demolizione operata dall'amico Dott. NEUMANN è solo apparente. Beninteso, gli avversari della nuova zoopsicologia basata sulla ipotesi di una intelligenza di tipo umano nell'animale, si sono subito e trionfalmente impossessati degli esperimenti del NEUMANN, e dichiarano chiuso il dibattito, così come l'avevano dichiarato chiuso molti anni or sono, dopo gli esperimenti che il PFUNGST aveva eseguiti con lo stallone Hans concludendo per la teoria dei segnali subconsci. Ma io credo invece che la questione sia lungi dall'essere tanto chiusa, e che anzi essa si presenti oggi più aperta e più complessa che mai.

Le conclusioni del Dott. NEUMANN sono puramente negative per quanto riguarda il soggetto: il cane ha dimostrato di non avere la minima idea di ciò che io gli chiedevo. Esse sono viceversa positive (sebbene solo indirettamente) per quanto riguarda la plausibilissima supposizione di un attivo intervento della famiglia MOEKEL, in quei determinati casi. E qui sta già un punto debole della critica del NEUMANN.

Anzitutto, egli dovette procedere a quasi tutti quei suoi esperimenti dopo il decesso della MOEKEL. Ed io non esito ad attribuire a questa una maggiore attendibilità che ai suoi successori. Di più, sono certo che con essa, molto meglio che con i suoi successori, aveva luogo quel particolare rapporto rispetto al cane, il quale rapporto, come dirò a proposito di Lola, può spiegare parecchie cose non intravedute dal NEUMANN. Resta incontrovertibile il fatto di molti e sicuri esperimenti, eseguiti tanto con Rolf quanto con i cavalli di Elberfeld in modo da escludere assolutamente la conoscenza delle domande poste agli animali esaminati, per parte di ognuna delle persone umane comunque cointeressate. Di tali esperimenti ne ho fatto io stesso parecchi, alcuni assieme al Dott. ASSAGIOLI a Elberfeld con i cavalli, altri da solo a Mannheim con Rolf, e sono ben sicuro che a confronto di essi assolutamente non reggono le critiche del Dott. NEUMANN; critiche assennatissime, ma troppo generalizzanti.

Ciò che dunque il Dott. NEUMANN ha escluso (intelligenza del soggetto) e rispettivamente mostrato plausibile (connivenza di terzi), rispetto alla somma totale degli esperimenti fatti con animali pensanti possiede la stessa capacità, esplicativa che possedevano i segnali subconsci, a loro tempo ritenuti dal PFUNGST e da molti altri la spiegazione definitiva ed unica. Ossia non spiega nulla in tutti quei casi per i quali la teoria dei segnali, coscienti o no, risulta inapplicabile. Ma se cade in alquanti casi, la teoria dei segnali va trattata con molta prudenza in generale: poiché una teoria simile facilmente induce in tentazione di semplicismo, e qui siamo invece in pieno campo psicologico, dove forse il semplice, più ancora che in altri campi, può essere nemico del vero.

Allo stato degli atti, credo che le sole proposizioni scientificamente affermabili, tenendo conto di tutto quanto è noto fino ad oggi, siano le seguenti: a) come in certi casi fu provata la possibilità che il cavallo pensante utilizzasse certi minimi segnali, coscienti o no, così fu anche provata la possibilità che il cane rispondesse in modo tutto meccanico, per la pressione diversa esercitata (probabilmente) da chi teneva il cartone ad hoc; b) resta una quantità di fatti che non si possono spiegare né con i segnali, né con la connivenza semplice di cui sopra; c) forse un certo rinforzo è comunque recato dai risultati del Dott. NEUMANN all'ipotesi che nel complesso sia stata esagerata la proporzione d' intelligenza, in senso umano, che molti osservatori (me compreso) attribuirono agli animali pensanti per interpretare le loro gesta.

Infatti, a quest'ultimo proposito mi pare necessario tener conto di certe osservazioni del Dott. NEUMANN, che collimano assai bene con alcuni miei precisi ricordi personali, e con osservazioni analoghe di altri. Alludo allo scarso interesse che spesso gli animali pensanti sembrano mostrare per tutta quanta la materia degli esperimenti. Questo punto, psicologicamente importante, riceve ora nuove conferme da Lola, sebbene l'autrice degli esperimenti relativi non ne avverta la portata.

E credo che proprio qui sia il punto di partenza per certe vedute complementari che più oltre mi proverò ad esporre. Per intanto, resti fermo questo: che anche l'escludere la intelligente attenzione, o la cosciente risposta per parte del soggetto, non implica senz'altro che la risposta stessa sia puramente meccanica. Infatti, come vedremo, la risposta potrebbe essere in modo sicurissimo intelligente, sebbene all'infuori della coscienza del soggetto, e nel medesimo tempo all'infuori di ogni possibile inganno.

Le meraviglie di Lola.

Sciogliendo la promessa fatta poc'anzi, darò conto brevemente dei principali nuovi casi di animali pensanti. Si tratta in sostanza soprattutto della progenie di Rolf. Altri casi ancora sono stati segnalati: ma i risultati più notevoli si ottennero fra i dodici discendenti del celebre cane di Mannhein, e particolarmente con i maschi Lux, Roland, Heinz, Harras, e con le femmine Ilse e Lola, delle quali quest’ultima sta forse per divenire illustre almeno quanto il defunto suo genitore.

Lux fu presto ceduto dalla famiglia Moekel ad altri. Mi pare interessante rilevare l'asserzione (che trovo nel citato volume della KINDERMA NN), secondo la quale Lux, fin dall'età di 4 mesi e mezzo, mostrò di saper calcolare un poco.

Roland morì molto giovane — credo ancora cucciolo a seguito d' infortunio. La signora MOEKEL assicura ch'esso cominciava a dare splendide comunicazioni spontanee (col solito metodo tiptologico), e che conosceva le monete, i francobolli, le banconote, contava oggetti, distingueva colori, odori, e note musicali, nominava melodie suonate in sua presenza, leggeva l'orologio.

Ilse fu data, nel 3° mese di età, dalla famiglia Moekel a un prete, che la fa parlare come già parlava Rolf. Sono registrati dal Prof. ZIEGLER alcuni casi di comunicazioni spontanee fatte da Ilse ai suoi ex-padroni su circostanze della sua nuova vita, ignote ad essi e successivamente riscontrate vere.

Heinz, che andò a finire presso un magistrato, vi è divenuto un forte calcolatore, sebbene non lo si sia tormentato con molte lezioni (ZIEGLER). Si provò a farlo battere su qualche oggetto non tenuto dall'esperimentatore, ma non vi si riuscì. Viceversa esso batte le sue risposte sulle mani di chiunque, purché si tratti di persone ch'esso conosca bene. Risolve quesiti aritmetici del genere seguente: √121 + 3; √10.000 — 87; (24:3) — 3, anche se prima gli siano stati spiegati problemi soltanto consimili. Le risposte vengono date anche a quesiti non conosciuti dall'esperimentatore. Il cane guarda appena, e di sbieco, i quesiti postigli per iscritto.

Harras fu regalato ad una Signorina Hoffmann, che lo istruì con buoni risultati nel calcolo e nella compitazione. Mi pare interessante rilevare quanto segue: Fin dal principio, si dimostrò stupefacente il suo talento aritmetico. Bastò spiegargli il concetto del contare, e poi quello delle varie operazioni, per ottenere subito risposte giuste a facili quesiti. In tal modo esso si rese padrone di frazioni, decimali, radici, equazioni semplici con una incognita; e con po' di aiuto, anche di problemi a contesto, dando a divedere mediante spontanei e vivaci si o no, di avere o no capito, di essere o no contento. Invece, il compitare gli riesce molto più difficile... Non ritiene bene l'alfabeto, e risponde malvolentieri con parole... Tuttavia sono registrate parecchie sue comunicazioni spontanee" ecc. (ZIEGLER). [1]

Ma come già ebbi ad accennare, tutti questi risultati furono di gran lunga superati dalle meraviglie di Lola, esposte nel citato volume.

A questo proposito, trattandosi oltreché di meraviglie, soprattutto d'una questione psicologica, occorre dire due parole anche dell'autrice. La Signorina KINDERMANN (sposata in seguito al Dr. Jutzler) è tutt'altro che una donna ordinaria: diplomata in agronomia, fu direttrice autonoma di un importante latifondo (nella Renania) ove appunto essa educò Lola. Dunque non le mancano le doti dell'intelligenza, né la coltura, né il buon senso della vita pratica. L'insieme del suo scritto fa buona impressione, pur dovendosi tener conto, da un punto di vista strettamente scientifico, delle inevitabili manchevolezze di critica in un'opera di tal genere. Infatti si tratta, o si dovrebbe trattare, di un'opera di psicologia: per contro l'autrice non ha preparazione specifica in materia, com'essa del resto non nasconde affatto. Di più, essa è donna, ed ama gli animali. È chiaro che con tali premesse le tendenze

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