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Sulle ali del mito - Viaggio nella Grecia antica

Sulle ali del mito - Viaggio nella Grecia antica

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Sulle ali del mito - Viaggio nella Grecia antica

Lunghezza:
60 pagine
57 minuti
Pubblicato:
Dec 26, 2015
ISBN:
9788892533462
Formato:
Libro

Descrizione

Un viaggio nella geografia più intrigante della Grecia lungo percorsi epici di un tempo lontano con gli occhi sgranati sui miti che sono all’origine delle città eroiche: Micene, Argo, Tirinto, Epidauro, Tebe, Orcòmeno, Delfi… Un viaggio che ha il fascino degli eventi misteriosi, dei miraggi e delle epopee dell’età degli dèi. È insomma un tuffo nel fervore di una civiltà alla quale non dovremmo mai dimenticare di appartenere ma è soprattutto un ritorno a casa, nella casa in cui nascemmo idealmente tutti noi, figli della cultura che ci distingue e distingue il nostro modo di sentire e di essere. E alla Grecia che l’Autore ha avvertito pure il bisogno di esprimere la sua gratitudine con un viaggio che egli chiama gioioso pellegrinaggio… alla Grecia che ha sentito di dovere all’umanità il dono della civiltà e non è morta con questo debito.

Si può non crederlo, ma la Grecia è il paese dei moti del cuore, il paese dove, parafrasando Marquez, con le lacrime si annaffiano i fiori. Ma – scrive l’Autore - questo è anche il paese delle coincidenze inspiegabili. Si può essere scettici fin dove si vuole, ma se a Delfi un fiore ti piove sul capo mentre per gioco ti cimenti a consultare il tuo oracolo beh, allora devi convenire che forse gli dèi non sono morti e non sono nemmeno in letargo. Ci scrutano sornioni da lontano e di tanto in tanto tornano tra noi a provocarci con la loro malia e la loro malizia, senza pretendere altro che la nostra simpatia.
Pubblicato:
Dec 26, 2015
ISBN:
9788892533462
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

Sulle ali del mito - Viaggio nella Grecia antica - Vittorio Russo

Vittorio Russo

SULLE ALI DEL MITO

Viaggio nella Grecia antica

RACCONTO

STREET LIB

© 2015 – 1a ed. E.Book

ISBN: 9788892533462

V. Russo – Sulle ali del mito

(Viaggio nella Grecia antica)

www.vittoriorusso.eu

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russo.vit@gmail.com

Sulle ali del mito

Il viaggio per Atene è durato solo un attimo, lungo quanto il tempo di un sogno o quello dell’incubo, del tedio pigro della partenza. Sogno e incubo per un attimo si sono scontrati con il sibilo acuto della velocità contrapposte di due treni. Perché, senza che sia una confessione, quest’andare è soggetto a una forza centrifuga per un verso e centripeta per l’altro: è insieme fuggire dal nido e dal nido essere attratto. Dipende solo dallo stato d’animo. Mi succede inesorabilmente, voglio dire, di partire con tristezza e soffrire del desiderio antitetico di tornare allo stesso tempo. Non m’era mai accaduto, tuttavia, di avere voglia di ritornare ancor prima di partire come questa volta. Poi è prevalsa l’incalzante fiamma odisseica e talvolta funesta della smania di curiosità e di avventura che non si estingue ed è sempre più forte di qualunque altra ragione.

Questo è un viaggio diverso, di ricerca, di appagamento di desideri remoti. Cerco forse un’acqua da bere dal sapore dimenticato per addolcire qualche tratto dell’essere, del comportamento, forse della scrittura degli ultimi racconti. Chissà. La più probabile verità è che mi accingo a un viaggio nell’astrattezza della storia, dei miti e dei miraggi, che poi, per certi versi, sono anche la stessa cosa.

Questa volta che l’amarezza della partenza mi ha attraversato in maniera più invadente, il fuoco della curiosità avrebbe dovuto bruciare anche di meno. Eppure, non è più così appena mi ritrovo sull’aereo. La tristezza diventa un puntino scuro nella memoria. Non vedo l’ora di essere scosso dal boato dei motori e smarrire lo sguardo sulla pista che schizza via. Non vedo l’ora di correre verso quel qualcosa che non conosco e che mi attrae con la sottigliezza magnetica degli eventi misteriosi. Sento di muovere alla ricerca di una parte di me sconosciuta ma in grado di dirmi in quali radici affonda la mia natura febbrile. Le radici cui appartengo io, forse, dovrei dire noi, tutti noi.

Quantunque monumentale, ancora moderno e asettico, l’aeroporto Eleftherios Venizelos di Atene è inconfondibile. Non sono gli acciai, i marmi e i cristalli a distinguerlo ma il colore, il calore, gli aromi della terra di qui che ti sorprendono sempre perché perpetuati nell’aria e nella luce, anche se mascherati da schermi di modernità. Te li senti addosso fisicamente, discreti, profondi, con un peso quasi materiale, che si colora, che diventa suono e che si contorce nei caratteri dell’alfabeto i quali, consueti al primo sguardo, diventano ostici se scritti in corsivo.

Ero preparato da tempo a questo viaggio ad Atene. Qui è cambiato tutto, anzi non è cambiato nulla da venti anni a questa parte, malgrado ovunque si impongano le opere architettoniche, che furono completate appena in tempo per i giochi olimpici. No. Effettivamente non è cambiato nulla nei segreti dell’aria, nel fascino delle tinte senza sfumature, nei suoni del vento che qui non smette mai di frusciare lieve e petulante, nei cromosomi stessi della vita dell’Ellade e del suo eterno fluire. Forse non è cambiato nulla da sempre, dalla morte dell’ultimo Pan zufolante nella calura estiva. Occorre solo saper sentire, lasciarsi andare alle sensazioni che i sensi non fanno fatica a cogliere e, quanto spesso, con immediatezza. Il resto viene da solo e allora ti senti cullato anche nel frastuono infernale di un’Atene, che ha appreso immediatamente a essere rumorosa, a crescere spasmodicamente e a vivere con la frenesia parallela del chiasso turco ricevuto in eredità, e della vivacità delle megalopoli occidentali. Devi estinguere nella mente i ritmi della dimensione che hai lasciato, devi pensare alla Grecia come a qualcosa da vivere in un sogno cosciente, lucido, presente. E, allora, anche i suoni taglienti del traffico urbano diventano gli stessi di una tempesta di fulmini scatenata da uno Zeus adirato che non vedi, ma che c’è e abita in alto, da qualche parte, non lontano da te.

Ora la città è collegata all’aeroporto da una modernissima metropolitana. I lavori sono stati eseguiti in maniera impeccabile. Tutto è lindo e intatto malgrado lo sciame umano che qui si è riversato nell’anno fremente dei giochi e che più di una traccia ha lasciato nelle sbrecciature dei marmi di Paro e del Pentelico con le scritte stupide di chi così si perpetua. Dal finestrino della metropolitana, appannato dalla condensa, ho scorto le alture dell’Imetto e m’è ritornato alle narici e nel cuore un odore caldo di miele. Quello dell’Imetto era il migliore dell’antichità. Non so oggi. Ma che importa. La potenza dell’evocazione me lo riporta alla mente

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