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Dark Italy.: Cronache dal lato oscuro del belpaese
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E-book165 pagine2 ore

Dark Italy.: Cronache dal lato oscuro del belpaese

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Info su questo ebook

Antologia che raccoglie 11 "cronache dal lato oscuro del Belpaese" alla quale hanno collaborato i giornalisti Santo Della Volpe, Fabrizio Peronaci, Vincenzo Vasile, Roberto Scardova, Luciano Pipitone, Francesco D' Ayala, Aldo Musci, il Sostituto Procuratore di L' Aquila Ettore Picardi, gli scrittori Luciano Mirone e Giovanni Giovannetti e la Presidente del Premio Ilaria Alpi Mariangela Gritta Greiner. Tra i casi indagati il costo insopportabile della corruzione, i misteri legati alla strage di Bologna, le morti misteriose di Mauro Rostagno, Attilio Manca, Mauro De Mauro.

Pasquale Bottone dirige dal 2002 la rassegna nazionale a tema Il Salotto delle 6, che da anni ormai si occupa prevalentemente di giornalismo d'inchiesta e saggistica d'impegno civile. In precedenza aveva lavorato a lungo nelle redazioni cultura e spettacoli di quotidiani e periodici nazionali. Scrittore, autore e giornalista, ha anche realizzato numerosi programmi per la radio e la televisione.
LinguaItaliano
Data di uscita23 mag 2015
ISBN9788878535725
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    Anteprima del libro

    Dark Italy. - a cura di Pasquale Bottone

    Ringraziamenti

    Prefazione

    Pasquale Bottone

    Si scrive e si legge dappertutto che quello che stiamo vivendo in questi anni è il periodo peggiore per il nostro paese dal dopoguerra ad oggi: e non solo per la sempre più opprimente crisi economica, ma per quel clima di disgregazione civile che si respira di norma, quella caduta verticale di valori e prospettive che rende inimmaginabile qualsiasi futuro e allontana sovente persino il placebo della speranza.

    Un contesto storico e sociale grave e preoccupante, aggravato dalle crescenti inefficienze e divisioni della politica e dall’inabissarsi pressocchè definitivo di ogni tentativo risoluto di risolvere l’endemica e perniciosa questione morale.

    Una nazione in piena crisi di nervi, che continua a scegliere le scorciatoie del familismo, delle clientele e della corruzione e a premiare atteggiamenti leaderistici provvidenziali carichi di eterne, illusorie promesse, invece di percorrere decisamente la strada della trasparenza, del merito, di un vasto rinnovamento strutturale in grado di avvicinarla alle più evolute democrazie d’Europa.

    Può, quindi, una già incompiuta e discussa democrazia come la nostra smarrire il senso della memoria, lasciare che misteri annosi e inquietanti che hanno da sempre attraversato la sua storia restino sepolti nell’omertoso terreno dell’oblio?

    Può, insomma, un Paese che voglia ritrovare slanci ideali e orgoglio identitario inseguire una propria rinascita culturale e sostanziale senza aver chiarito i lati più oscuri e maleodoranti del suo passato?

    Credo di no ed è proprio da qui che nasce questa antologia, dalla voglia di non dimenticare, di dare spazio all’indagine, alla sete di verità riguardo scottanti pagine di irrisolti, angoscianti o tragici eventi nazionali.

    Il tutto nasce dalla mia attività di operatore culturale e direttore artistico della rassegna Il Salotto delle 6 che dirigo da 12 anni e che si svolge a Viterbo, con l’attenzione sempre viva nei confronti della saggistica d’impegno civile e del giornalismo d’inchiesta, anno dopo anno.

    È in questo contesto che, dedicando interi cartelloni di appuntamenti a il lato oscuro del Belpaese, alla mafia, alle stragi impunite, agli omicidi eccellenti rimasti nell’enigma senza fine, mi sono reso conto che, in questa evidentissima crisi di valori e di credibilità etica, il nostro Paese continua ad essere abitato da un folto numero di cittadini non ancora rassegnati al peggio, che continua a credere nel valore essenziale della verità, e di come il perseguirla sempre e comunque sia l’unica terapia contro l’abbrutimento totale delle coscienze.

    Accanto ad essi, a fare da motore per il raggiungimento dell’indispensabile e nobile scopo, uno stuolo di studiosi e professionisti dell’informazione che, incuranti dei rischi che un serio indagare può portare sia alla loro incolumità professionale che alla loro carriera, non demordono, vanno avanti per la loro strada, dedicando le loro giornate alla costruzione possibile di un Paese diverso, dove le zone grigie e nere vadano a disperdersi senza più lasciare traccia alcuna.

    In Dark Italy troverete in apertura un illuminante intervento del caporedattore del Tg 3 Santo Della Volpe sull’insopportabile costo sociale ed economico della corruzione nell’Italia di oggi: leggerete dati allarmanti e avrete la prova compiuta di quante bonificate risorse potrebbero essere liberate per il welfare e la stessa lotta alla disoccupazione.

    Di seguito vi appassionerete e vi indignerete leggendo la ricostruzione dell’ancora apertissimo Caso Ilaria Alpi, la giornalista del Tg 3 uccisa in Somalia assieme all’operatore Miran Hrovatin; una ricostruzione dovuta all’importante contributo del Presidente dell’ Associazione Ilaria Alpi Mariangela Gritta Greiner.

    Avrete poi modo di rivivere la tragica vicenda di Mauro De Mauro, cronista scomparso e mai più ritrovato, che lo storico Vincenzo Vasile, che per decenni ha seguito per L’Unità le più controverse e dolorose cronache di questo Paese, ha puntualmente ricostruito ne Il grande depistaggio.

    Sarà poi il caposervizio del tg 3 Francesco D’Ayala a condurvi nei terreni minati della trattativa tra Stato e Mafia, negata, smentita, eppure così onnipresente in ogni periodo storico, a quanto pare; a fare un po’ il punto sui tanti misteri irrisolti di casa nostra sarà invece l’ex volto dei Tg Rai ed ora storico Roberto Scardova, che punterà la sua attenzione in special modo sulla terribile strage di Bologna.

    A raccontarci due tristissime umane tragedie, probabili assassinii dai colpevoli senza volto, saranno invece Luciano Mirone, saggista e notista de L’Ora di Palermo e Giuseppe Pipitone, giovane e attivissimo cronista de Il Fatto di Padellaro, che ci riporteranno alle tante incongruenze presenti nelle indagini per le morti del giornalista Mauro Rostagno e dell’urologo siciliano Attilio Manca.

    A svelarci i non tanto pubblicizzati, ma ben presenti insediamenti della mafia al Nord con conseguenti stretti legami con una certa decadente ed oscura politica sarà lo scrittore - editore Giovanni Giovannetti, studioso di Pasolini, oltre che coraggioso giornalista d’inchiesta; un mestiere, quest’ultimo, che lo lega al saggista Aldo Musci, che ricostruisce per noi stavolta il clima che portò alla strage di Bologna.

    A condurvi lungo i sentieri dei sempre più mutevoli rapporti sviluppatisi negli anni tra investigatori, mass media e opinione pubblica ci penserà il Sostituto Procuratore de l’Aquila Ettore Picardi e lo farà con la sapida scorrevolezza del racconto di vita vissuta; a chiudere il volume sarà invece il toccante ricordo della giovane Mirella Gregori, ragazza romana scomparsa nello stesso periodo di Emanuela Orlandi e, come quest’ultima, mai più tornata a casa; Fabrizio Peronaci del Corriere della sera ci fa precipitare in quegli anni bui, nel dramma di una famiglia, usando la formula intensa e commovente della narrazione autobiografica della protagonista della crudele vicenda.

    In questo gruppo di lavoro non ci sono stati fastidiosi personalismi, ma ognuno con il suo importante contributo ha voluto e saputo mettersi a disposizione del tema come meglio non avrebbe potuto, il che ha reso la mia esperienza di curatore del tutto esaltante.

    Grazie anche ad un’ottima intesa con l’editore che ci consentirà di devolvere una buona parte degli introiti ricavati dalla vendita del libro all’organizzazione di eventi di impegno civile.

    La speranza è quella di essere riusciti a pubblicare un’antologia agile e veloce, priva di tecnicismi di troppo, che tutti possano leggere con facilità, non solo gli addetti ai lavori, di utile consultazione anche per gli studenti delle scuole superiore e per gli universitari.

    Sic et simpliciter. Perché anche i muri più invalicabili e granitici hanno sempre una via d’accesso, a condizione che qualcuno si spenda per trovarla. E porta dritto fuori da questa eterna notte della Repubblica.

    ​Corruzione, un insopportabile costo sociale ed economico

    Santo Della Volpe

    La corruzione è una mega tassa occulta ed iniqua che colpisce soprattutto i più deboli della società, che inquina i rapporti tra le persone e tra le aziende. Perché quella tangente pagata a uomini di potere, siano essi politici o imprenditori, fa lievitare i costi di qualsiasi opera, sottrae risorse ai conti pubblici ed alle aziende, facendo aumentare i deficit, il bisogno di altri introiti che si tramuta in tasse sparse su tutta la popolazione. E, soprattutto, aumenta il deficit di democrazia, il senso di ineguaglianza in una società, abbattendo le regole dei rapporti tra persone e società, l’economia dei diritti e doveri sanciti dalle regole della convivenza civile.

    Nell’ultimo decennio in Italia il fenomeno della corruzione ha manifestato, secondo più stime convergenti, aspetti di sistema, diffondendosi progressivamente.

    La Corte dei conti italiana ha calcolato che i costi diretti totali della corruzione ammontano a 60 miliardi di euro l’anno (pari a circa il 4% del PIL). Nel 2012 e nel 2013 il presidente della Corte dei conti, nella sua relazione annuale, ha espresso preoccupazione per l’impatto negativo della corruzione sull’economia nazionale già colpita dalle conseguenze della crisi economica. Il rapporto 2012 della commissione creata dal governo italiano per lo studio e l’elaborazione di proposte in tema di trasparenza e prevenzione della corruzione nella pubblica amministrazione (composta da magistrati e studiosi universitari) ha messo in evidenza l’esistenza di costi economici indiretti che vanno ad aggiungersi ai costi diretti della corruzione stimati dalla Corte dei conti. Secondo alcuni studi sullo sviluppo dell’economia sommersa, la percentuale del costo, diretto ed indiretto, della corruzione raggiungeva in Italia il 21,5% del PIL nel 2012.

    Nella Relazione al Consiglio ed al Parlamento Europeo presentata dalla Commissione UE il 3 febbraio 2014, analizzando la situazione in ciascuno Stato membro, sono stati resi noti anche i dati di due ampi sondaggi d’opinione, con risultati allarmanti. Per più dei tre quarti dei cittadini europei, e ben il 97% degli Italiani, la corruzione è un fenomeno nazionale dilagante. Quasi 2 cittadini europei su 3 e l’88% dei cittadini Italiani ritengono che la corruzione e le raccomandazioni siano spesso il modo più facile per accedere a una serie di servizi pubblici.

    Nella stessa relazione della Commissione Europea si scrive poi che "la mancanza di fiducia nelle istituzioni pubbliche risulta poi molto diffusa. Secondo i dati raccolti dal sondaggio, le figure pubbliche verso le quali vi è maggior sfiducia sono i partiti politici, i politici nazionali, regionali e locali e i funzionari responsabili dell’aggiudicazione degli appalti pubblici e del rilascio delle licenze edilizie".

    Dal sondaggio Eurobarometro 2013 sulla corruzione nel mondo imprenditoriale emerge che il 92% delle imprese italiane partecipanti è convinta che favoritismi e corruzione impediscano la concorrenza commerciale in Italia (contro una media UE del 73%), mentre il 90% pensa che la corruzione e le raccomandazioni siano spesso il modo più facile per accedere a determinati servizi pubblici (contro una media UE del 69%). Infine per il 64% delle imprese che hanno partecipato al sondaggio, le conoscenze politiche sono l’unico modo per riuscire negli affari (contro una media UE del 47%). Secondo il Global Competitiveness Report 2013-2014 "la distrazione di fondi pubblici dovuta alla corruzione, il favoritismo dei pubblici ufficiali e la progressiva perdita di credibilità etica della classe politica agli occhi dei cittadini sono le note più dolenti della governance in Italia".

    Un sondaggio del 2009 di Eurobarometro mostra che la percentuale di cittadini Italiani che si sono visti chiedere od offrire una tangente in quell’anno, è pari al 17 per cento (quasi il doppio della media dei paesi UE, pari al 9 per cento).

    Una rilevazione del Global corruption barometer 2010 attesta la diffusione capillare delle pratiche di corruzione spicciola in Italia: l’ammontare di cittadini che tra il 2009 e il 2010 hanno pagato tangenti nell’erogazione di almeno uno tra nove diversi servizi pubblici (in settori come sanità, giustizia, polizia, utilities, fisco, istruzione, ecc.) è pari al 13 per cento, mentre tra i paesi dell’Unione Europea la media è il 5 per cento.

    Questo quadro allarmante trova conferma nei dati del Corruption Perception Index di Transparency International, le cui rilevazioni del dicembre 2012 posizionano l’Italia al 72° posto su 174 Paesi presi in considerazione, con un peggioramento rispetto alla precedente rilevazione che ci vedeva al 69° posto a pari merito con il Ghana e la Macedonia. Un peggioramento preoccupante perché segnala un progressivo aggravamento della corruzione negli ultimi anni. Una tendenza registrata dalla Banca mondiale attraverso le rilevazioni del Rating of control of corruption (RCC), che collocano l’Italia agli ultimi posti in Europa e con un trend di costante peggioramento negli ultimi decenni.

    La diffusione del fenomeno corruttivo incide fortemente sulla crescita del Paese alterando, in primo luogo, la libera concorrenza e favorendo la concentrazione della ricchezza nella mani di coloro che accettano e beneficiano del mercato della tangente a scapito di chi, invece, si rifiuta di accettarne le condizioni.

    Secondo recenti studi anche della Banca mondiale ogni punto di discesa nella classifica di percezione della corruzione, come redatta da Transparency International, provoca poi la perdita del sedici per cento degli investimenti dall’estero, mentre le imprese costrette a misurarsi con una pubblica amministrazione corrotta e che devono pagare tangenti, crescono in media quasi del 25% di meno rispetto ad altre che non fronteggiano tale problema. Le piccole imprese poi hanno un tasso di crescita delle vendite di più del 40% inferiore rispetto a quelle grandi. Senza contare i costi indiretti, come quelli connessi ai ritardi nella definizione delle pratiche amministrative, al cattivo funzionamento degli apparati pubblici e di quelli che dovrebbero presiedere gli interessi collettivi.

    Infine ci sono i costi di tipo sistemico, non misurabili in termini economici (cui si accennava in precedenza) e che riguardano i valori fondamentali delle società democratiche, come l’eguaglianza, la fiducia nelle Istituzioni e la loro legittimazione democratica. Aspetti che dovrebbero essere percepiti per la loro gravità.

    Restano ancora i dati elaborati in campo internazionale: nel Corruption perception index di Trasparency International, basato sulle percezioni di osservatori privilegiati raccolte da 13 organizzazioni indipendenti, che rappresenta il più affidabile indicatore dell’effettiva diffusione del fenomeno a livello internazionale, l’Italia con il punteggio di 3, 9 nel 2010 (10 corrisponde alla

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