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Peter Pan nei giardini di Kensington. Peter Pan e Wendy.: Ediz. integrale
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E-book306 pagine4 ore

Peter Pan nei giardini di Kensington. Peter Pan e Wendy.: Ediz. integrale

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Ebook revisionato 18/11/2022.

Due romanzi: La storia di “Peter Pan nei Giardini di Kensington” racconta dell’Isola degli Uccelli, dove nascono bambini per metà uccelli e per metà umani. Appena sua madre lascia accidentalmente aperta una finestra, Peter riesce a volare via e si trasferisce nei Giardini di Kensington. Da lì inizia il suo ricco intreccio tra fate e bambini, tra mondo concreto e fantasia. Nel romanzo di “Peter e Wendy” la loro conoscenza nasce in una notte in cui la signora Darling, madre di Wendy e altri due fratellini, racconta la favola della buonanotte, e Peter ascoltandola di nascosto perde la sua ombra, cercando di recuperarla; sbadatamente sveglia Wendy, che ancora bambina si sente ricevere un invito di fare da madre adottiva ai ragazzi della sua banda, i Bambini Perduti sull’Isola-che-non-c'è. Wendy decide di concedersi questa avventura ma ben presto si accorge che le manca la vita reale, infatti dopo diverse peripezie, tra cui la conoscenza di Capitan Uncino, il pirata selvaggio, e altre avventure riesce finalmente a tornare a casa, dalla propria famiglia. Il lieto fine sarà dei Bambini Perduti che verranno adottati dai Darling, mentre Peter Pan decide di rimanere nell’Isola-che-non-c'è.
LinguaItaliano
EditoreCrescere
Data di uscita8 dic 2015
ISBN9788883375514
Peter Pan nei giardini di Kensington. Peter Pan e Wendy.: Ediz. integrale
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Autore

J.M. Barrie

J. M. Barrie (1860-1937) was a Scottish playwright and novelist best remembered for creating the character Peter Pan. The mischievous boy first appeared in Barrie's novel The Little White Bird in 1902 and then later in Barrie's most famous work, Peter Pan, or The Boy Who Wouldn't Grow Up, which premiered on stage in 1904 and was later adapted into a novel in 1911. An imaginative tale about a boy who can fly and never ages, the story of Peter Pan continues to delight generations around the world and has become one of the most beloved children's stories of all time. Peter's magical adventures with Tinker Bell, the Darling children, and Captain Hook have been adapted into a variety of films, television shows, and musicals.

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    Peter Pan nei giardini di Kensington. Peter Pan e Wendy. - J.M. Barrie

    James M. Barrie

    image 1

    Peter Pan

    Due romanzi

    © 2022 LIBRARIA EDITRICE S.r.l.

    CRESCERE Edizioni è un marchio di

    Libraria Editrice S.r.l.

    http://www.edizionicrescere.it

    Tutti i diritti di pubblicazione e riproduzione anche parziali sono riservati

    Immagine di copertina: Wikipedia Commons. Autore dello scatto: mydisneyadventures

    Per approfondire: Peter Pan ed Autore - Link Wikipedia - Wikimedia Foundation Inc.

    Edizione cartacea disponibile isbn - 9788883373480

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    Indice

    LIBRO PRIMO - Peter Pan nei giardini di Kensington

    Capitolo I

    Capitolo II

    Capitolo III

    Capitolo IV

    Capitolo V

    Capitolo VI

    LIBRO SECONDO - Peter Pan e Wendy

    Capitolo I

    Capitolo II

    Capitolo III

    Capitolo IV

    Capitolo V

    Capitolo VI

    Capitolo VII

    Capitolo VIII

    Capitolo IX

    Capitolo X

    Capitolo XI

    Capitolo XII

    Capitolo XIII

    Capitolo XIV

    Capitolo XV

    Capitolo XVI

    Capitolo XVII

    Libro primo

    Peter Pan nei giardini di Kensington

    Capitolo I

    decoration

    Dovete rendervi conto che non vi sarà facile seguire le nostre avventure se non conoscete a menadito i giardini di Kensington che si trovano a Londra, dove vive il Re. Le mamme portano lì i loro bambini quasi ogni giorno ammesso che non siano proprio febbricitanti, ma nessuno di loro è mai riuscito a vedere i Giardini per intero perché presto, è tempo di tornare a casa. I piccoli come voi, infatti, devono dormire dalle dodici all’una e se la mamma non fosse così sicura di ciò, è probabile che possiate, un giorno o l’altro, vederli tutti.

    I Giardini sono delimitati da un lato da un’interminabile colonna di omnibus sui quali l’autorità della vostra bambinaia è tale che basta alzi un dito verso uno di loro perché questo si fermi immediatamente. Allora lei attraversa la strada con voi e vi porta sani e salvi dall’altra parte. Per entrare nei Giardini c’è più di un cancello, ma voi vi servite sempre e soltanto del medesimo e ogni volta, prima di varcarlo, parlate con la signora dei palloncini che siede proprio lì fuori. E non può certo correre il rischio di andare oltre, sapete, perché se anche solo per un attimo smettesse di afferrarsi alla recinzione, i palloncini la solleverebbero su nel cielo e la porterebbero via. Se ne sta tutta rannicchiata perché loro cercano continuamente di trascinarla in aria e la faccia le è diventata rossa per lo sforzo. Tanto tempo fa lei era nuova del posto. Quella di prima un bel giorno aveva mollato la presa e al piccolo David era parecchio dispiaciuto per l’incidente, questo sì, ma avrebbe proprio desiderato essere lì a vederla mentre volava lontano.

    I Giardini sono davvero un luogo tremendamente grande, con centinaia e centinaia di alberi. I primi che incontrate sul vostro cammino sono i Fichi, io però vi consiglio disdegnare perfino l’idea di fermarvi lì in mezzo a loro, perché quello è un posto adatto solo a personcine con la puzza sotto il naso, il genere di personcine, tanto per intenderci alle quali è proibito mescolarsi tra la folla dei comuni mortali, e si chiama così, almeno secondo quanto vuole la leggenda, perché costoro amano sempre essere in ghingheri. Davide e altri eroi suo pari, in tono sprezzante, li chiamano Fichi e per avere anche soltanto una pallida idea di che cosa sia questa zona un po’ snob dei Giardini dovete pensare che qui il cricket si chiama croscé. Ogni tanto capita che un Fico ribelle dia la scalata allo steccato andandosene poi per il vasto mondo e una di essi fu Miss Mabel Grey di cui vi parlerò quando arriveremo al cancello che porta il suo nome. Lei è stata l’unica dei Fichi a diventare veramente celebre.

    Ora siamo sulla Passeggiata Grande che è tanto più grande delle altre passeggiate quanto vostro padre, è più grande di voi. David si domandava se da principio anche lei fosse stata piccola e fosse poi cresciuta e cresciuta ancora fino a diventare completamente grande e se le altre passeggiate non fossero per caso i suoi bambini.

    Divertendosi davvero molto aveva fatto un disegno della Passeggiata Grande che portava in giro nella carrozzina una passeggiata piccola. Lungo la Passeggiata Grande s’incontrano in genere tutti quelli che vale sul serio la pena di conoscere. Con loro c’è di solito un adulto che ha il compito di evitare che vadano sull’erba umida e di metterli in piedi in castigo all’angolo di una panchina se hanno fatto i birbantelli o i piagnucoloni. Essere piagnucoloni vuol dire comportarsi come le bambine, frignando perché la tata non vuol prenderti in braccio oppure facendo le smorfie con il pollice in bocca e questa è proprio una cosa odiosa; i birbantelli, però, danno calci a tutto il mondo e in ciò almeno trovano un po’ di soddisfazione.

    Se dovessi segnalarvi ad uno ad uno i luoghi importanti che incontreremo camminando lungo la Passeggiata Grande, sarebbe ora di tornare indietro già prima di raggiungerti e così faccio semplicemente cenno col bastone all’albero di Cecco Allocco, quel posto memorabile dove un bambino chiamato Cecco perdette il suo penny e, cercandolo, ne trovò due. Vi garantisco che, da allora, lì la gente ha scavato in lungo e in largo. Più avanti si trova la piccola casa di legno, dove si nascose Marmaduke Perry. Non c’è storia fra le storie dei Giardini che incuta un timore maggiore di quello suscitato dalla storia di Marmaduke Perry che aveva fatto il piagnucolone per tre giorni di fila ed era stato quindi condannato a comparire lungo la Passeggiata Grande vestito con gli abiti di sua sorella; Così si era nascosto nella piccola casetta di legno rifiutandosi poi di uscire sino a quando non gli avessero portato i suoi calzoni alla zuava con le tasche.

    Cercate ora di andare verso il Laghetto Rotondo ma sappiate che le bambinaie lo detestano perché non sono veramente coraggiose e vi costringono sempre a guardare dall’altra parte in direzione di Big Penny e del Palazzo della Bambina.

    Questa era la bambina più celebre dei giardini e viveva da sola nel suo palazzo circondata da un’infinità di bambole, così la gente suonava il campanello e lei, sebbene fossero già le sei passate, si alzava dal letto, accendeva una candela e apriva la porta in camicia da notte. Allora tutti le gridavano felici: Salute a te, Regina d’Inghilterra!. Quello che più lasciava perplesso David era come facesse a sapere dov’erano i fiammiferi. Big Penny è una statua dedicata a lei.

    Subito dopo si arriva alla Gobba che è quella parte della Passeggiata Grande dove si corrono tutte le grandi corse e anche se non avete per nulla l’intenzione di correre, quando arrivate alla Gobba, dovete correre lo stesso perché è una discesa tanto incantevole e scivolarella. Spesso vi capita di fermarvi proprio a metà strada e allora vi siete persi.

    C’è un’altra piccola casetta di legno qui nei pressi, chiamata la Casa degli smarriti e così dite all’uomo che vi siete persi e lui vi ritrova. E un divertimento meraviglioso correre giù per la Gobba, ma non potete farlo nelle giornate di vento perché non siete lì; al vostro posto, però, corrono le foglie cadute dai rami. Non esiste forse nulla al mondo che abbia un senso del divertimento più acuto del loro.

    Dalla Gobba possiamo vedere il cancello che prende il nome da Miss Mabel Grey, il Fico di cui ho promesso di parlarvi. C’erano sempre due bambinaie con lei oppure una mamma e una bambinaia e per molto tempo Miss Mabel Grey era stata proprio un modello di signorina, una signorina che a tavola tossiva voltandosi dall’altra parte e che salutava gentilmente i Fichi come lei. L’unico gioco che faceva era quello di lanciare la palla con la maggior grazia possibile attendendo che la tata gliela riportasse. Un bel giorno, però, si stancò di tutto questo e incominciò a fare la birbantella. Per prima cosa volle dimostrare agli altri che era proprio diventata così e a tal scopo si mise subito a slegarsi i lacci degli stivaletti. Poi tirò fuori la lingua a est, ovest, nord e sud e gettò la sua sciarpa in una pozzanghera ballandole sopra fino a schizzarsi il vestitino d’acqua sporca; indi scavalcò il recinto ed ebbe una serie d’avventure a dir poco incredibili, la meno notevole della quale fu il gran calcio che diede ad ambedue gli stivaletti. Alla fine raggiunse il cancello che porta il suo nome e corse fuori in strada, dove David ed io non siamo mai stati, anche se ne abbiamo udito il tumulto. E continuò a fuggire a perdifiato e senz’altro nessuno avrebbe mai più sentito parlare di lei se sua madre non fosse saltata su un omnibus riuscendo in tal modo a raggiungerla. Tutto accadde, direi, tanto tempo fa e questa non è certo la Mabel Grey che David conosce.

    Ritornando verso la Passeggiata Grande vediamo sulla nostra destra la Piccola Passeggiata che è così piena di carrozzine che si potrebbe attraversarla da un lato all’altro calpestando bambini ma le bambinaie certamente non ve lo permetterebbero. Da questa passeggiata un varco chiamato Pollice del Passerotto, perché è proprio di quella lunghezza, porta alla strada dei Picnic, dove ci sono dei veri bricchi per il the e dove, mentre bevete, fiori di castagno vi cadono nella tazza. Qui fanno il picnic anche i bambini più comuni e i fiori di castagno cadono nelle loro tazze esattamente come in quelle degli altri.

    Poi viene il Pozzo di San Govone che era pieno d’acqua quando Malcom il Coraggioso vi cadde dentro. Malcom era il beniamino della sua mamma e lasciava che lei gli mettesse il braccio attorno al collo in pubblico perché era rimasta vedova; ma aveva sempre avuto un debole per le avventure e gli piaceva giocare con uno spazzacamino che raccontava d’avere ucciso un bel po’ d’orsi. Costui si chiamava Fuligginoso e un giorno, mentre giocavano vicino al pozzo, Malcom vi cadde dentro e sarebbe certo annegato se Fuligginoso non si fosse subito tuffato riuscendo a ripescano; l’acqua, però, aveva ripulito il nostro spazzacamino che fu così riconosciuto come il padre perduto da Malcom tanto tempo prima. In tal modo il bambino non sarebbe stato più costretto a permettere che sua madre gli mettesse il braccio attorno al collo.

    Fra il pozzo e il Laghetto Rotondo ci sono i campi di cricket e spesso la formazione delle squadre prende una tale quantità di tempo che a stento ne resta per giocare. Ognuno vuole battere per primo e appena è stato messo fuori gioco, contro tutte le regole si mettono a lanciare, salvo che non trovi sui suoi passi qualcun’altro che riesca a contrastarlo con la lotta e, mentre la lotta continua, il resto dei giocatori in campo s’è sparpagliato alla ricerca di qualcosa di nuovo cui giocare. I Giardini sono celebri per due tipi di cricket: il cricket dei ragazzi, che è il vero cricket con la mazza, e il cricket delle fanciulle, che si gioca con la racchetta e la governante. Le ragazze non sono veramente capaci di giocare a cricket e quando si ha l’occasione di osservare i loro inutili sforzi si apostrofano con strani suoni. Nonostante tutto, però, un giorno accadde un incidente assai spiacevole, quando alcune insolenti decisero di sfidare la squadra di David e una creatura inquietante di nome Angela Clare, lanciò un tal numero di palle a effetto che... Comunque, invece di raccontarvi il risultato di quel deplorevole incontro, mi dirigerò in fretta e furia verso il Laghetto Rotondo che è un po’ come la ruota che fa muovere tutti i Giardini.

    È rotondo perché è proprio al loro centro e nell’attimo stesso in cui lo raggiungete non volete andare oltre. Per quanto uno cerchi di comportarsi bene, è impossibile essere sempre buoni al laghetto Rotondo. Si può sempre essere buoni lungo la Passeggiata Grande ma non al Laghetto Rotondo e la ragione sta nel fatto che si dimentica e quando invece ci si ricorda, si è già così bagnati che tanto vale continuare a bagnarsi. Lì ci sono uomini che governano barche a vela, talmente grasse che le portano sulle carriole e a volte addirittura sulle carrozzine e allora il bambino deve andare a piedi. I bambini con le gambe arcuate che s’incontrano nei Giardini sono quelli che hanno dovuto incominciare a camminare troppo presto perché il loro papà aveva bisogno della carrozzina.

    Avete sempre desiderato di possedere uno yacht da mettere in acqua al Laghetto Rotondo e alla fine ecco che vostro zio ve ne regala uno; e portarlo al laghetto il primo giorno è davvero splendido anche parlarne con gli altri bambini che non hanno la fortuna di avere uno zio ma presto preferite lasciarlo a casa. Perché dovete sapere che la barca più bella che molla gli ormeggi al Laghetto Rotondo è quella che la gente chiama veliero-bastoncino poiché è proprio simile a un bastoncino finché non la mettete in acqua tenendo la funicella. Poi, mentre camminate lungo la riva tirandola ecco che all’improvviso vedete piccoli uomini correre sul ponte e le vele che si alzano come per incanto a catturare la brezza e nelle notti scure e tempestose trovate rifugio in porti ben riparati, porti che potete esserne certi, gli yacht più lussuosi non conoscono. La notte però passa in un batter di ciglio e di nuovo la vostra barca dalle forme slanciate annusa il vento, le balene emettono i loro spruzzi e voi scivolate veloci sopra città sepolte e vi scontrate con i pirati e gettate l’ancora dinnanzi a isole di corallo. Dovete per forza non avere accanto nessuno mentre succede tutto questo perché due bambini insieme non vanno certo troppo lontano sulle acque del Laghetto Rotondo e anche se potete sempre parlare da soli durante tutto il viaggio, impartire ordini ed eseguirli con la massima rapidità, non potete sapere, quando è tempo di far ritorno a casa, dove siete stati o cosa ha gonfiato le vostre vele; il tesoro, per così dire, lo tenete ben chiuso dentro la stiva e forse, molti e molti anni dopo, sarà un altro bambino che lo aprirà.

    Gli yacht di lusso non nascondono nulla nel buio delle loro stive. Forse che qualcuno è mai tornato a questo rifugio della sua giovinezza a causa delle barche che solcavano le sue acque? Oh no! E’ il veliero-bastoncino che è carico di ricordi. Gli yacht sono giocattoli e i loro proprietari sono marinai d’acqua dolce; possono soltanto attraversare e riattraversare un laghetto mentre il veliero-bastoncino va per mare. Voi yachtsman con la bacchetta che pensate che noi tutti si stia lì a guardarvi incantati, le vostre barche sono qui soltanto casualmente e se le anatre le assalissero e le affondassero, la vita più vera del Laghetto Rotondo continuerebbe a svolgersi quasi che nulla fosse accaduto.

    Da ogni parte i sentieri, proprio come i bambini, si affollano in direzione del laghetto. Alcuni di essi sono sentieri comuni, che hanno una ringhiera su ciascuno dei due lati e sono tracciati, larghi in un punto e poi magari tanto stretti che li potete misurare a gambe divaricate. Si chiamano Sentieri che si sono fatti da soli e a David piacerebbe davvero riuscire a dar loro un’occhiatina mentre si fanno. Come tutte le cose più prodigiose che accadono nei Giardini, anche questa avviene di notte, dopo la chiusura dei cancelli. Oltre a ciò siamo arrivati alla conclusione che i sentieri si fanno da soli perché è l’unica possibilità che hanno di arrivare al Laghetto Rotondo.

    Uno di questi sentieri un po’ girovaghi arriva dal posto dove si tosano le pecore. Mi è stato riferito che quando David ha perduto i suoi bei riccioli dal parrucchiere, ha detto loro addio senza neppure un tremito, benché sua madre Mary da quel momento non sia mai più stata la stessa persona vivace che era prima; il nostro bimbetto, quindi, disprezza le pecore che cercano di sfuggire al tosatore e grida loro pieno di sarcasmo, Vigliacchette, pappamolle vigliacchette. Ma quando l’uomo le afferra strette fra le gambe, allora David gli agita contro il pugno perché adopera forbici tanto grosse. Un altro momento emozionante è quello in cui l’uomo toglie la lana sporca dalle spalle delle povere bestiole che improvvisamente assomigliano a signore sedute in poltrona a teatro. La tosatura spaventa a tal punto le pecore da renderle del tutto bianche e smarrite, tanto che non appena riescono a liberarsi, corrono subito a brucare l’erba con grande ansietà, quasi temessero addirittura di non meritare mai più d’essere mangiate.

    David si chiede se si riconoscano fra loro ora che sono così cambiate e se la cosa non le costringa, per avventura, a litigare con l’avversario sbagliato. Dovete sapere, infatti, che esse sono molto combattive e assai diverse dalle comuni pecore di campagna, talmente diverse che, ogni anno, Porthos, il mio cane San Bernardo, quando le vede si prende un colpo. Il fatto è che in campagna può far fuggire un gregge di pecore semplicemente annunciando il suo arrivo da lontano, ma queste pecore cittadine gli vanno incontro con atteggiamenti tutt’altro che cordiali e dall’anno scorso un bagliore improvviso gli illumina la mente. Ritirarsi con dignità non sembra possibile, però Porthos si arresta e si guarda intorno come perduto, quasi fosse intento ad ammirare il paesaggio che lo circonda, e dopo un attimo si allontana sfoderando la più squisita indifferenza e dandomi una sbirciatina con la coda dell’occhio.

    La serpentina comincia a pochi passi da qui. E un lago delizioso e c’è una foresta sommersa nelle profondità delle sue acque. Se guardate attentamente dalla sponda potete vedere gli alberi che crescono tutti alla rovescia e qualcuno dice che di notte si scorgono anche le stelle che fanno capolino fra i rami. Se le cose stanno davvero così, allora Peter Pan le vede quando attraversa il lago a bordo del Nido del Tordo. Soltanto una piccola parte della Serpentina si trova nei Giardini, perché, poco dopo, passa sotto un ponte e va lontano, dove c’è l’isola sulla quale nascono tutti gli uccelli che diventano bambini e bambine. Nessun essere umano, con l’unica eccezione di Peter Pan (e lui è umano soltanto per metà) può mettere piede su quell’isola, ma è concesso scrivere su un pezzo di carta ciò che si desidera e piegarlo poi a forma di barca per lasciarlo scivolare sull’acqua; state sicuri che raggiungerà l’isola di Peter Pan non appena si farà buio.

    Ora ci stiamo avviando verso casa, sebbene, naturalmente, noi ci sia soltanto illusi di essere potuti andare in così tanti posti nel breve spazio di un solo giorno. Avrei dovuto prendere In braccio David già da parecchio tempo e riposarmi su ogni panchina come il vecchio signor Salford. Gli avevamo messo quel nome perché ci parlava sempre di un luogo delizioso, chiamato Salford, dove era nato. Era un vecchio signore scorbutico che gironzolava tutto il giorno nei Giardini passando da una panchina a un’altra e cercando con puntiglio di incontrare qualcuno che conoscesse la piccola città di Salford; e dopo un anno che lo frequentavamo, incontrammo, in effetti, un altro vecchietto solitario che era stato a Salford nel breve tempo che intercorre fra un sabato e un lunedì. Era mite e timido e si portava dietro il suo indirizzo dentro il cappello e tutte le volte che cercava una qualsiasi parte di Londra andava sempre, per prima cosa, all’Abbazia di Westminster, prendendola come punto di partenza. Lo portammo in trionfo dall’altro nostro amico, lui e quella sua storia durata da un sabato a un lunedì, e non dimenticherò mai la soddisfazione gioiosa con cui il signor Salford gli si gettò addosso. Da allora i due sono amici per la pelle e ho notato che il signor Salford, che naturalmente è il più chiacchierone si tiene addirittura aggrappato al cappotto dell’altro vecchio.

    Prima di raggiungere il nostro cancello, ci sono ancora un paio di posti: il Cimitero dei Cani e il nido del fringuello, poiché Porthos è sempre con noi, fingeremo di non sapere neppure che cosa sia il Cimitero dei Cani. Il nido è molto triste. E tutto bianco ed è stato davvero fantastico il modo in cui l’abbiamo scoperto. Eravamo intenti a dare un’altra occhiata fra i cespugli alla ricerca della palla di pezza perduta da David ed ecco che, invece della palla, abbiamo scovato un grazioso nido fatto anch’esso di pezza. Dentro c’erano quattro uova con tracciati sopra degli scarabocchi molto simili alla scrittura di David, così pensiamo che fossero le lettere affettuose della madre dei piccoli chiusi ancora dentro il guscio. Tutte le volte che andavamo ai Giardini non mancavamo mai di fare una visita al nido, cercando con ogni cura di non essere scorti da qualche bambino crudele, e lì lasciavamo cadere le briciole. La fringuella si accorse ben presto che eravamo amici e si sistemava nel suo nido guardandoci gentilmente con le piccole spalle rialzate. Ma un giorno che ci siamo andati, nel nido c’erano solo due uova e la volta successiva non ne era rimasta nessuna. La cosa più triste fu però vedere che la povera fringuella volava qua e là fra i cespugli indirizzando verso di noi tremende occhiate di rimprovero, tanto che non faticammo a comprendere la realtà: pensava che fossimo stati noi; e sebbene David tentasse di spiegarle che non era per nulla vero, era ormai trascorso troppo tempo da quando parlava la lingua degli uccelli. Temo proprio che lei non abbia capito. Quel giorno, sia io che lui ce ne andammo dai Giardini con gli occhi pieni di lacrime

    Capitolo II

    decoration

    Chiedete alla vostra mamma se sapeva di Peter Pan quando era piccola e vedrete che lei vi risponderà: Certamente, bambino mio. Chiedetele poi se a quei tempi andava a cavallo di una capra e vedrete che lei vi dirà: Ma sono domande da farsi queste? Sicuro che ci andava!. Provate poi a chiedere

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