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Viaggiando attraverso gli stati del Papa Maria Amalia Wettin da Dresda a Napoli
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E-book324 pagine4 ore

Viaggiando attraverso gli stati del Papa Maria Amalia Wettin da Dresda a Napoli

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Info su questo ebook

Il tema di questa ricerca s’incentra sul viaggio compiuto alla volta di Napoli dalla principessa polacco-sassone Maria Amalia Wettin andata sposa al giovane Carlo di Borbone da poco nuovo legittimo sovrano di Napoli e Sicilia.
Un gioioso, benché faticoso, viaggio svolto non per exercise profitable, come dirette Michel de Montaigne, ma il risultato di complesse vicende politico-diplomatiche oltre che militari che videro coinvolti i governi di tutta Europa, sia dell’Europa continentale sia orientale, eventi che hanno poi generato trattati, paci, accordi tra dinastie, tutte cose che hanno rivoluzionato e modificato il quadro generale uscito da Westphalia nel 1648.
LinguaItaliano
Data di uscita10 gen 2014
ISBN9788878534964
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    Anteprima del libro

    Viaggiando attraverso gli stati del Papa Maria Amalia Wettin da Dresda a Napoli - Gaetano Platania

    Documentaria

    ​ABBREVIAZIONI

    ABBREVIAZIONI

    AGSArchivio Generale di Simancas

    ASFArchivio di Stato - Ferrara

    ASNArchivio di Stato - Napoli

    A.S.V.Archivio Segreto Vaticano

    ASVen.Archivio di Stato – Venezia

    ASSCLArchivio Storico della Santa Casa di Loreto

    AUCLSPArchivio dell’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice

    BAn.Biblioteca Angelica - Roma

    B.A.V.Biblioteca Apostolica Vaticana

    BCors.Biblioteca Corsiniana – Roma

    BCUBiblioteca Comunale - Udine

    DBIDizionario Biografico degli Italiani

    DizionarioMoroni G., Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica (...) da S. Pietro sino ai nostri giorni, voll. 1-53, enezia 1840-1861 (Indice generale, vol. 1-6, Venezia 1878-1879)

    MemorieCardella L., Memorie Storiche de' Cardinali della Santa Romana Chiesa, Roma 1747 (nella stamperia Pagliari)

    PSBPolski Słownik Biograficzny

    ​Premessa

    Il tema di questa ricerca s’incentra sul viaggio compiuto alla volta di Napoli dalla principessa polacco-sassone Maria Amalia Wettin [1724-1760][1] andata sposa al giovane Carlo di Borbone [1716-1788][2] da poco nuovo legittimo sovrano di Napoli e Sicilia.

    Un gioioso, benché faticoso, viaggio svolto non per exercise profitable, come direbbe Michel de Montaigne[3], ma il risultato di complesse vicende politico-diplomatiche oltre che militari che videro coinvolti i governi di tutta Europa, sia dell’Europa continentale sia orientale, eventi che hanno poi generato trattati, paci, accordi tra dinastie, tutte cose che hanno rivoluzionato e modificato il quadro generale uscito da Westphalia nel 1648[4].

    La figura centrale è, dunque, la giovane Wettin che diventa regina a soli quattordici anni [1738] di un altrettanto nuovo regno quale quello delle due Sicilie, poi sovrana di Spagna. Accompagnata in questa avventura dal fratello prediletto, Federico Cristiano[5], che non voleva mai «disgiungersi da lei in viaggio»[6], attraversò mezza Europa per approdare fino a Napoli[7] fermandosi a Praga, Graz, Vienna, Venezia, Ferrara[8] prima di transitare per i domini del papa. Di questo personaggio abbiamo a disposizione la monografia dedicatale dalla Oliveros de Castro, ma anche una diversità di informazioni che si possono ricavare trattando del marito, della Spagna, di Napoli nel XVIII secolo mentre, notevolmente meno studiata, appare proprio la fase del viaggio che la portò da Dresda a destinazione.

    Non si tratta però di un viaggio di piacere, né di un pellegrinaggio come simplex servus dei. A spingere la giovanissima Maria Amalia a superare tante fatiche c’è la necessità di unirsi al marito che l’attende con particolare ansia e curiosità ai confini del suo nuovo regno con quello del papa.

    Dunque, un viaggio politico, lungo strade sconnesse, attraversando fiumi, piccole e grandi città, oltrepassando le Alpi. Tutto tra incredibili fatiche, tra scomodità e molti pericoli, con tappe stabilite da un rigido cerimoniale, come meglio si dirà, ma un viaggio che presenta anche un lato piacevole e divertente fatto di ricevimenti, feste, rappresentazioni teatrali, omaggi a questa bambina che per motivi di politica internazionale si trovava al centro dell’interesse di giochi ben più grandi di lei.


    [1] M.T. Oliveros de Castro, Maria Amalia de Sajonia esposa de Carlos III,Madrid 1953.

    [2] In generale, sulla figura di Carlo di Borbone cfr. R. Ajello, sub voce, in DBI, 1977, vol. 20, pp. 239-251 e la bibliografia ivi citata; I. Zilli, Carlo di Borbone e la rinascita del Regno di Napoli. Le finanze pubbliche 1734-1742, Napoli 1990; M. Mafrici, Il re delle speranze. Carlo di Borbone da Madrid a Napoli, Napoli 1998.

    [3] M. de Montaigne, Essais, in Ouvres complètes (III, IX: De la vanité), textes établis par Albert Thibaudet et Maurice Rat, introduzione e note di Maurice Rat, Paris 1962, p. 951.

    [4] Cfr. 1648. La paix de Westphalie vers l’Europe moderne, Paris 1998.

    [5] Federico Cristiano[1722-1763] principe polacco-sassone accompagna la giovane sposa fino a Napoli. Terminato l’ufficio e di ritorno alla volta di Varsavia, passa, e questa volta di ferma, a Venezia dove è accolto con segni di particolare stima. Del soggiorno scrissero diversi poeti tra cui l’arcade friulano Daniele Florio. Cfr. G. Platania, Federico Cristiano di Polonia nelle poesie di Daniele Florio,in Incontri, Centro Friulano di Studi Ippolito Nievo, 11/12, (1988), pp. 37-47. Si veda ancora B. Biliński, Viaggiatori polacchi a Venezia nei secoli XVII-XIX. Saggio preliminare: esempi ed osservazioni generali,in Venezia e la Polonia nei secoli dal XVII al XIX, a cura di Luigi Cini, Venezia-Roma, pp. 341-417.

    [6] A.S.V., Segreteria di Stato. Polonia,vol. 169, Camillo Paolucci-Merlini a Giuseppe Firrao, Dresda 21 aprile 1738, ff. 91r-92r.

    [7] B.A.V., Raccolta Generale, Storia, IV, 3220/17-18, Ragguaglio dell’arrivo nel regno e città di Napoli della Maestà di Maria Amalia di Sassonia, suo ricevimento, pubblico ingresso e feste celebrate per li regi sponsali con la Maestà di Don Carlo Borbone Re delle Due Sicilie,in Napoli 1738, con licenza dei Superiori,pp. 1-24.

    [8] Cfr. Descrizione del Passaggio per il Ducato e Città di Ferrara della Sacra Real Maestà di Maria Amalia Regina delle due Sicilie e di Gerusalemme,in Ferrara 1738, per Bernardino Pomatelli, stampatore capitolare, 21 pp.; Ragguaglio in forma di lettera del passaggio di Maria Amalia di Sassonia per gli Stati della Chiesa nel 1738,2 pp.

    ​CAPITOLO I

    Le fonti

    1.1.

    Per un’indagine il più possibile approfondita del lungo viaggio che portò la neo sovrana di Napoli ad incontrare per la prima volta il marito e il suo nuovo regno, possiamo ricorrere a tutta una documentazione che non è ancora stata sufficientemente analizzata come in verità meriterebbe. Ci riferiamo a quelle informazioni stampate di parte spagnola come, ad esempio, la Gazeta de Madrid, ma anche di parte polacca che rappresentano una fonte di corredo importante per conoscere sia le semplici notizie sia i fatti e gli avvenimenti che si sono andati sviluppando in questo secolo[1].

    In quest’ultimo caso si tratta del Kurier Polski (Il Messaggero Polacco) stampato per la prima volta nel 1729, ma anche dell’Uprzywilejowane Wiadomości z Cudzych krajów(Notizie privilegiate dai paesi stranieri), notiziepubblicate prima dagli scolopi e poi dai gesuiti, che restano un’inesauribile informazione, una circolazione di idee assai importante per quel tempo. Composto da brevi notizie, in generale riguardanti l’Italia e in particolare Roma, vi si trovano anche cenni, cognizioni e ragguagli su Venezia, Firenze, Milano, Napoli, Genova, ecc.

    Una forma di giornale che ha riscontro con il romano Diario del Chracasche ebbe origine sotto il pontificato di Clemente XI Albani[2] e pubblicato da Luca Antonio Chracas con i tipi del fratello Giovanni Francesco stampatore presso S. Marco al Corso, con l’intitolazione di Diario di Ungheria che muterà in seguito prendendo il nome che oggi tutti conoscono.

    Di là dei fogli stampati, è bene rammentare che possediamo anche altre fonti (questa volta manoscritte) legate non tanto all’aspetto conoscitivo di semplici curiosità o di stringate informazioni ma, in generale, fonti collegate alle relazioni politico-diplomatiche svolte dai diversi governi d’Europa e dove il matrimonio della principessa polono-sassone, rientra nei complicati giochi delle varie cancellerie.

    Fonti conservate presso la Biblioteca Apostolica Vaticana o l’Archivio Segreto Vaticano (cfr. nunziature di Polonia, di Napoli, di Madrid, di Venezia, di Germania),nell’Archivio dell’Ufficio delle Celebrazioni Liturghiche del Sommo Pontefice, o quelle conservate presso l’Archivio di Stato di Venezia, di Napoli, l’archivio spagnolo di Simancas,ma anche le carte ancora inedite che si riferiscono agli ordini dati da papa Clemente XII Corsini [1730-1740] al marchese Giovanni Patrizi affinché egli sovrintendesse a tutti gli aspetti organizzativi e materiali «al fine di preparare e disporre li alloggi ed abitazioni e ciò che possa a tal effetto bisognare per servizio di detta Principessa e sua comitiva» durante il passaggio per lo Stato della Chiesa[3], così come le importanti carte della nunziatura straordinaria di Monsignor Flavio Chigi[4], inviato a riceverla ai confini dello Stato. Al primo, nominato per l’occasione Commissario Apostolico, erano state infatti assegnate, diciamo così, competenze strettamente logistiche e di coordinamento tra le varie autorità sia religiose sia civili per rendere più confortevoli le soste nelle varie città dove la regina si sarebbe fermata. Interessanti a questo riguardo sono, ad esempio, gli ordini dati al Patrizi sopra la necessità di requisire un numero adeguato di case e letti da destinare alla comitiva regia, «e che sia sufficiente al bisogno di 300 e più persone»[5], oltre a trovare disponibilità di biancheria, legna, carbone, candele per l’illuminazione e «tutt’altro che possa occorrere»[6]. Ai governatori spettava indicare nei luoghi deputati al pernottamento del corteo reale, il nome e il luogo dell’eletto[7], e «perché ciò segua con ordine, sono stati assegnati due deputati locali per la casa della Regina l’incombenza de’ quali è di provedere ad ogni occorrenza delle loro respettive case, i quali, in caso che nasca disordine, subito ne diano avviso o al Commissario Apostolico, se lì si trova, o al Governatore del luogo per darvi l’opportuno rimedio»[8]. Inoltre, si richiamava l’attenzione anche su piccolissime questioni materiali quali le scorte di viveri da tenere nelle botteghe, ovvero «la pizzicheria di strutti, unti, butirro, formaggio e carni salate. Il macello di vaccina, vitella, castrati e polli, la quale robba sarà pagata dagl’offiziali che la compreranno»[9].

    Il compito che spettava a Patrizi era, dunque, legato a questa complessa organizzazione che doveva tenere conto non solo delle necessità della regina, di suo fratello e delle personalità di alto rango, ma pensare anche alla sistemazione della cameriera personale di Maria Amalia, di quella della marchesa di Solera sua prima dama di compagnia, del maggiordomo maggiore, di tre cameriste, di una cuoca personale pronta per soddisfare ogni richiesta, un’aiutante cuoca, tre serve delle cameriere, il cadetto con quattro guardie che avevano il compito di dormire «nella sala della regina e per li medesimi basta solamente un materazzo e capezzale»[10]. Compiti, come si può vedere, non facili, che si aggiungevano anche a quelli relativi alla necessità di mettere in esecuzione gli ordini pontifici relativi al rifacimento delle strade e alla sicurezza dei ponti là dove esistevano, o crearli di nuovi là dove non esistevano[11].

    Diverse, al contrario, erano le responsabilità assegnate a monsignor Chigi al quale si era chiesto di rappresentare l’attenzione posta dal potere temporale sopra questo evento che aveva assunto una forte valenza politica.

    Si tratta in questo caso di una documentazione estremamente importante perché ricostruisce non solo l’itinerario del viaggio, ma anche, e soprattutto, lo svolgersi del passaggio della sovrana napoletana nello Stato della Chiesa. Documentazione raccolta dall’abate Giovanni Marini, segretario del giovane monsignore, al seguito della comitiva reale, carte che in parte serviranno per stendere il presente lavoro e proposte in appendice al volume[12].

    A questa documentazione è necessario aggiungere anche le carte ancora oggi inedite del fondo Boncompagni-Ludovisi che si riferiscono al duca di Sora[13], ministro di Carlo di Napoli mandato ambasciatore presso la corte di Madrid. Un considerevole privilegio, ma anche delicato incarico notificato a Gaetano Boncompagni [1706-1777] dallo spagnolo Joseph Joachin de Montealegre [† 1771], marchese di Salas, uomo di fiducia della regina madre e primo Segretario di Stato del nascente regno a sottolineare l’importanza che Carlo attribuiva alla missione:

    Excelentísimo Señor, Habiéndose dignado el Rey nombrar a Vuestra Excelencia por su embaxador extraordinario a la corte de Espana por la gran satisfaccion, que tiene Su Majestad de la capacidad del celo, y de la aplicacion con que Vuestra Excelencia sabrá desempeñar un encargo tan de su real confianza. Lo participo a Vuestra Excelencia de su real orden dandole la más gustosa enhorabuena, para que en esta inteligencia pueda Vuestra Excelencia empezar a prepararse, bien entendido que Vuestra Excelencia podrá tener por lo menos dos meses de tiempo para disponer sus cosas, interim que por acá se van formando las credenciales, instrucciones y demás despachos que deberà llevar Vuestra Excelencia[14].

    Fonti diverse, che nello specifico del viaggio non sono state sfruttate adeguatamente. Studiandole, al contrario, comprendiamo meglio i fatti e gli avvenimenti che portarono in Italia Maria Amalia e possiamo così capire il perché di tanto spiego di energie e danari o il predisporre, fin nei minimi particolari, l’accoglienza che le è tributata.

    La raccolta di lettere scritte in occasione della nunziatura straordinaria di monsignor Chigi, argomento centrale del testo, è l’occasione per soffermarsi a riflettere sulla complessa macchina organizzativa e cerimoniale in uso nello Stato della Chiesa. Un perdurare del barocco seicentesco, con diversi divieti e raccomandazioni su come presentarsi, vestirsi, ricevere ed essere ricevuti. Tutto questo non solo all’indirizzo di una principessa divenuta regina, ma anche all’interno della stessa struttura ecclesiastica. Si raccomandava pertanto al nunzio straordinario di procedere secondo schemi prestabiliti e precisi. Non dare, ad esempio, la mano ai vice legati per non creare precedenti, o per non rinnovare usi che erano stati molto contestati e disapprovati nel passato. Servire con attenzione la gradita ospite in ogni occasione, sono queste le raccomandazioni ripetute ossessivamente nelle istruzioni inviate al rappresentante pontificio. Fare attenzione a chi è presente in luoghi pubblici, ad esempio in chiesa, in modo da attenersi scrupolosamente all’istruzione ricevuta e, dunque, senza scavalcare compiti e/o ruoli non propri:

    Nell’ingresso delle Chiese in assenza de’ Signori Cardinali o Vescovi propri, aspargerà egli stesso Sua Maestà ed alla Messa in mancanza delli medesimi, dopo che il sacerdote avrà detto l’Agnus Dei e la prima delle tre orazioni susseguenti, riceverà dalle mani del cappellano che la serve, l’istrumento della pace che porgerà a baciare alla Maestà Sua, dovendosi poi quando sarà tornato inginocchiarsi al suo luogo, dare a baciare anche a lui da Cappellano suddetto[15].

    Raccomandazioni da eseguire alla lettera, ma anche segnalazioni sul modo di dare e ricevere la precedenza, anche quelle riguardanti il vestire più consono al luogo e al momento:

    Usi indifferentemente il rocchetto scoperto e con esso faccia le visite, non scordandosi di coprirlo avanti della Regina ed in quelle città ove risiedono Legati o Vescovi Cardinali[16].

    La gerarchia andava rispettata e, dunque, a monsignor Chigi era richiesta una totale adesione alle istruzioni ricevute e al cerimoniale prestabilito. Un obbligo al quale il rappresentante pontificio, come d’altronde anche Patrizi, non si sarebbe mai sottratto, restando fedele agli immutabili canoni stabiliti dai cerimonieri del papa.

    Nelle istruzioni consegnate c’è, infatti, una continuità con le raccomandazioni che furono date nel 1655 ai legati pontifici inviati a ricevere ai confini dello Stato Cristina di Svezia[17], l’ex sovrana da poco convertitasi al cattolicesimo, e poi ancora nel 1699 al momento di ricevere Maria Casimira Sobieska regina di Polonia[18], anche lei ex sovrana, che veniva a Roma perl’anno santo indetto da papa Innocenzo XII Pignatelli e poi restata per lunghi 14 anni indiscussa attrice sul palcoscenito romano[19].

    1.2.

    Un rituale, quello dell’accoglienza ai confini dello Stato, uguale nel tempo, preciso e particolare per Cristina e la Sobieska, lo sarà anche per la nostra giovanissima Wettin, così come inalterabile lo sarà anche nel 1768 per Maria Carolina sposa di Ferdinando di Borbone[20].

    Questo modo di ripetere un consolidato cerimoniale senza alcuna alterazione, serviva al papato a dimostrare all’esterno l’immutata grandezza della chiesa di Roma sebbene, a partire dalla seconda metà del ‘600, la Santa Sede vivesse inesorabilmente una profonda crisi di identità. Una difficoltà evidente a molti ma volutamente celata dalle autorità pontificie da un’eccessiva messinscena barocca che si traduceva in particolare sul piano cerimoniale in un rituale con forte valore simbolico.

    L’occasione si rinnovava ancora una volta con l’ospitalità offerta dalla Santa Sede durante il passaggio nei propri confini della comitiva reale che porta Maria Amalia Wettin-Borbone, prima regina di Napoli, ad incontrarsi con il suo sposo. Come in passato, il trasferimento di un così insigne personaggio, mise in moto tutta una serie di trattative che regolavano i rapporti tra le parti. Tutto diviene politico. Anche il viaggio di Cristina, nato nella sfera sostanzialmente simbolico-religiosa, diverrà tutto politico. E se il transito di Maria Casimira doveva essere in incognito, come più volte ed espressamente richiesto dall’ex sovrana, diverrà di contro pubblico, quello della principessa polono-sassone sarà, per il papato, una ghiotta occasione per dimostrare ai nuovi regnanti di un paese confinante, con quanta attenzione e partecipazione il papa accoglieva la nuova sovrana.

    Per questo si raccomandava al Chigi di stare particolarmente attento a non sbagliare nel dare e/o ricevere le precedenze, più che altro alla presenza di cardinali che, in quanto legati a latere, rappresentavano de facto la stessa persona del pontefice.

    Le istruzioni, ripetute più volte, benché avessero il pregio della stringatezza, erano tuttavia dettagliatissime e puntigliose per la sfera ecclesiastica così come per quella laica. Un programma sobrio ma anche austero, frutto di un faticosissimo accordo raggiunto dai cerimonieri pontifici e napoletani, un programma che detta precise regole per animare sia la società mondana con feste, banchetti e scambi di doni, sia l’ambito più strettamente religioso: visite alle chiese, celebrazioni liturgiche ect.

    I documenti posti in appendice pongono al centro il tema del viaggio. In particolare nel primo documento, il viaggio è concreto, reale. Sono riportate le distanze tra una posta e l’altra, della necessità di seguire attentamente la tabella di marcia. La raccolta di lettere da e per monsignor Chigi, il tema del viaggio, al contrario, resta a mio avviso nello sfondo. Centrale è il cerimoniale, l’essenzialità è incentrata sul modo più conveniente e confacente di comportarsi, nei suggerimenti offerti ai legati pontifici. Il viaggio è, però, sempre al centro di tutto. Si discute di tappe, delle miglia necessarie per spostarsi, così come degli incontri festosi o meno. Per ultimo, ho voluto inserire anche un documento che credo importante nella dinamica del tema trattato, in altre parole, il costo della nunziatura straordinaria che rappresenterà, per il giovane prelato Chigi, un’occasione irripetibile per farsi notare ed ambire così ad una carriera adeguata al nome che portava.

    Per il giovane monsignore, erede del patrimonio lasciatole dalla madre[21], deceduta il 4 dicembre 17 «assalita da accidente apoplettico quale si replicò onde alle 19 ore mancò di vita»[22], essere stato prescelto a questo compito, rappresentava un trampolino di lancio per un avanzamento di carriera, uno dei modi più sicuri per raggiungere ambiziosi traguardi[23], particolarmente dopo che Agostino II Chigi aveva assunto nel 1658 il titolo di principe di Farnese e l’anno successivo quello di principe del Sacro Romano Impero[24].

    Prestigiosi titoli nobiliari che si arricchirono con l’aggiunta del principato di Campagnano nel 1661 e del ducato di Ariccia nel 1662 facendo della casata dei Chigi una delle più prestigiose famiglie romane. Una posizione sociale invidiabile, ampliata dal figlio Augusto[25] che, estintasi nel 1721 la casata dei Savelli, acquisì l’ufficio di maresciallo della chiesa e custode perpetuo del conclave; funzioni che saranno poi trasmesse agli eredi fino al 1975, anno dell’abolizione della carica[26].

    Con questi presupposti, non fu difficile al nostro Flavio Chigi essere scelto come nunzio starodinario nell’occasione del transito della nuova sovrana di Napoli. Quel giovane monsignore al quale in età matura, divenuto a sua volta cardinale, si deve l’inizio della costruzione a Roma della nuova dimora di famiglia, la famosissima Villa Chigi, ubicata sulla via omonima nel quartiere Trieste in località detta del Monte delle Gioie poco distante da un’altra dimora principesca e altrettanto famosa: Villa Ada.


    [1] È questo un aspetto della ricerca che attende ancora un attento ricercatore che voglia studiarla ed analizzarla. Cfr. J.A. Gierowski, Due soggiorni dei principi polacchi della dinastia dei Wettin a Bologna,in Alma Mater Studiorum Saecularia Nona. Bologna-Nationes, Varsavia 1990, pp. 333-341.

    [2] I primi fogli portano la data del 5 agosto 1716 n. I con l’intitolazione di Diario ordinario di Ungheria mentre in basso al frontespizio si legge: Vienna, ecc. in Roma nella stamperia di Giovanni Francesco Chracas, presso s. Marco al Corso. Con Licenza de’ Superiori. Cfr. G. Moroni, Dizionario, op. cit., vol. 20, Venezia 1843, pp. 6-31.

    [3] Senza voler dimenticare tutta quella documentazione che è conservata nelle biblioteche sparse su tutto il territorio peninsulare. Per un esempio tra i tanti si veda BAn.,ms. 2331, Relazione del passaggio della Maestà della Regina di Napol in quello risguardò il Marchese Giovanni Patrizi Commissario Apostolico del 1738, f. 1r-v.

    [4] Chigi Flavio [1712-1771], figlio di Maria Eleonora Rospigliosi e di Agostino II Chigi, ammesso tra i ponenti, fu deputato da papa Clemente XII a ricevere ai confini dello Stato Ecclesiastico la giovane Maria Amalia. Papa Benedetto XIV lo nominava chierico di Camera e poi, nel 1753, cardinale diacono del titolo di Sant’Angelo. Cfr. G. Moroni, Dizionario, op. cit., vol. 13, Venezia 1842, pp. 87-88.

    [5] BAn.,ms. 2331, Relazione del passaggio della Maestà della Regina di Napoli, citato, f. 11v.

    [6] BAn.,ms. 2331, Relazione del passaggio della Maestà della Regina di Napoli, citato, f. 10v.

    [7] «Fu inoltre ordinato ad ogni Governatore o altra persona del luogo alla quale il Commissario Apostolico trasferisca le sue facoltà, di fare affiggere al portone del Palazzo della Regina un tabellone in cui fossero espressi distintamente tutte le case ed i nomi delle persone a cui restavano assegnate unitamente con i nomi de’ deputati delle medesime». BAn.,ms. 2331, Relazione del passaggio della Maestà della Regina di Napoli, citato, f. 12r.

    [8] BAn.,ms. 2331, Relazione del passaggio della Maestà della Regina di Napoli, citato, f. 11r.

    [9] BAn.,ms. 2331, Relazione del passaggio della Maestà della Regina di Napoli, citato, f. 10v.

    [10] BAn.,ms. 2331, Relazione del passaggio della Maestà della Regina di Napoli, citato, f. 6v.

    [11] «Si avverte che per il passaggio di Sua Maestà si fece fare un ponte di barche sul Beverone». BAn.,ms. 2331, Relazione del passaggio della Maestà della Regina di Napoli, citato, f. 20v.

    [12] B.A.V., Fondo Chigi, M.VII.XXXIX, Raccolta di lettere scritte in occasione della Nunziatura straordinaria eseguita per la Santa Sede da Sua Eccellenza Monsignor Flavio Chigi nel passaggio della Regina delle due Sicilie per lo Stato Pontificio l’anno 1738 coll’aggiunta d’altre intermedie notizie per modo di narrazione appartenenti alla medesima commissione e viaggio, ff. 1r-195r. L’abate Marini aveva steso un’altra memoria riguardante la nunziatura straordinaria, poi raccolta in un secondo volume simile a quello sopra citato ma incompleto perché sprovvisto di un indice e di alcuni paragrafi. B.A.V., Fondo Chigi,M.VII.XL., Memorie della Nunziatura straordinaria eseguita per la Santa Sede da Sua Eccellenza Monsignor Flavio Chigi, raccolte dall’Abbate D. Giovanni Marini segretario del medesimo prelato in detta occasione, ff. 1r-147r.

    [13] Boncompagni Ludovisi Gaetano[1706-1777]duca di Sora e principe di Piombino, figlio di Antonio e di Maria Eleonora Boncompagni, sposa nel 1726 Laura Chigi [1707-1792]. Clemente XII lo nomina Senatore di Bologna, carica tradizionale nella famiglia Boncompagni. Il duca fu uno dei canali attraverso cui Elisabetta Farnese faceva pervenire alla corte di Napoli le sue istruzioni. Cfr. G. De Caro, sub voce,in DBI, 1969, vol. 11, pp. 710-712. B.A.V., Fondo Boncompagni-Ludovisi, E. 126, Lettere spettanti al viaggio di Italia di Maria Amalia di Sassonia, sposa di Carlo Borbone re di Napoli, scritte a Gaetano Boncompagni duca di Sora e principe di Piombino l’anno 1738, ff. 5r-740r. B.A.V., Fondo Boncompagni-Ludovisi, E. 127, Viaggio della Regina di Napoli in Italia l’anno 1738. Lettere del Signor Conte di Fuenclara concernenti il viaggio di Sua Maestà la Regina di Napoli, ff. 741r-769r.

    [14] B.A.V., Fondo Boncompagni-Ludovisi, E. 123, Joseph Joachin de Montealegre marchese di Salas a Gaetano Boncompagni duca di Sora, Matera 18 erero de 1735, f. 2r.

    [15] B.A.V., Fondo Chigi, M.VII.XXXIX, Raccolta di lettere, citato, f. 24v.

    [16] B.A.V., Fondo Chigi, M.VII.XXXIX, Raccolta di lettere, citato, f. 23v.

    [17] Alessandro VII invia Annibale Bentivoglio, arcivescovo di Tebe, ad incontrare la regina di Svezia ai confini dello Stato e, nel passaggio da Ferrara per commissione del papa, era destinata a servirla come dama di compagnia Costanza Sforza figlia del duca Alessandro e sposata al marchese Cornelio Bentivoglio. Cfr. F. Cancellieri, Il Mercato il Lago dell’Acqua Vergine ed il Palazzo Panfiliano nel Circo Agonale detto volgarmente Piazza Navona,Roma 1811, p. 216. Ed ancora si veda B.A.V., Barb. Lat. 5261,Instruttione per l’Eminentissimi Signori Cardinali Legati dello Stato Ecclesiastico sopra l’incontro accompagnamento ricevimento e partenza della Regina di Svezia in cominciando di quando dovrà farsi dal Signor Cardinale Legato di Ferrara e successivamente dagli altri, ff. 117r-123r.

    [18] B.A.V., Barb. Lat. 5646,Instruttione per Monsignor Zondadari nunzio destinato a portare i Brevi di Sua Santità alla Regina di Polonia all’ingresso dello Stato Ecclesiastico, ff. 45r-48r. Sul passaggio della Regina vedova di Polonia prima del suo ingresso in Roma cfr. G. Platania, Viaggio in Italia e soggiorno romano di una famiglia reale polacca: i Sobieski, in CIRIV, 11-12, (1985), anno VI, fasc. I-II, pp. 67-114.

    [19] Cfr.

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