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Reston e il ritorno dei Cronnis
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E-book243 pagine3 ore

Reston e il ritorno dei Cronnis

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Info su questo ebook

Reston e il ritorno dei Cronnis – secondo volume della trilogia – è un romanzo di fantasia che narra le magiche avventure di un gruppo di unicorni alle prese con un’enigmatica profezia. Sono trascorsi dieci anni da quando, dopo aver salvato la Natura e la Terra, Reston e Lauriziana si sono separati. Hanno vissuto in Pace, ognuno nel proprio mondo, ma l’alicorno spento dell’unicorno dorato ha ripreso a brillare. Le ninfe chiamano, questa volta la situazione è molto grave: i Cronnis, popolo senza scrupoli e senza cuore, spariti da centocinquant’anni, sono ritornati perché decisi a riprendersi il potere. La loro malvagità non può essere contrastata dalle ninfe e dagli unicorni. Come fare allora? Sarà un antico popolo fiero e addestrato, i Troschi, e un manipolo di grandi maghi, i Sirtis, a impegnare le proprie forze e la propria sapienza per aiutare il Mondo a non essere distrutto. Ma non è ancora abbastanza, e il tempo sta per scadere.
LinguaItaliano
Data di uscita6 feb 2016
ISBN9788868671365
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    Anteprima del libro

    Reston e il ritorno dei Cronnis - Milena Ziletti

    episodio.

    PARTE PRIMA

    Lauriziana, immobile davanti alla finestra della sua stanza, guardava fuori immersa nei pensieri e nei ricordi.

    Erano passati dieci anni da quel tragico evento, da quando, insieme a Reston, aveva contribuito a salvare la Terra, da quando le sue mani insanguinate avevano lasciato cadere l’Ultima Scintilla di Vita nel Cratere Profondo dopo che i valorosi unicorni avevano abbattuto il Trego.

    Ora la Terra era ritornata fertile. Gli animali si erano riprodotti e i campi venivano coltivati insieme ai fiori dei giardini. Lauriziana aveva dato ordine che una parte della terra del castello fosse coltivata esclusivamente a fiori; non voleva più ricordare quel periodo lontano così cupo e senza vita.

    Non aveva più incontrato né Reston né nessun altro unicorno. Ognuno era ritornato a vivere la propria vita e in pochi erano a conoscenza di quello che avevano rischiato.

    Mentre ripensava a tutto questo e si beava guardando il suo splendido giardino invernale, si portò la mano al ciondolo che portava al collo: una pietra che sembrava un diamante, l’ultimo regalo della ninfa Astele, sua madrina. Subito le sovvenne quella strana risposta che le aveva dato quando, ringraziandola del dono, le aveva detto che non se lo sarebbe mai tolto: Mai dire mai le rispose la sua madrina, ma lei, fino a oggi, non se ne era mai separata.

    Aveva compiuto vent’anni e si avvicinava il giorno del suo matrimonio.

    Suo padre l’aveva lasciata libera di scegliersi il marito e il suo cuore lo aveva donato a Leon, suo amico fin dall’infanzia e valoroso guerriero. Insieme avrebbero vissuto nel castello e governato la loro gente con giustizia e amore.

    Il matrimonio si sarebbe celebrato in aprile, il mese della primavera. Mancavano ancora cinque mesi e i preparativi fervevano.

    Tutti erano contenti della scelta di Lauriziana. Suo padre non vedeva l’ora di potersi ritirare e lasciare l’incombenza del comando ai due giovani. Desiderava ardentemente potersi dedicare alla lettura e avere tempo per cavalcare e fare ogni cosa che aveva sempre desiderato fare, ma che gli impegni gli avevano impedito. Era fiero di aver cresciuto sua figlia così bene, non poteva sperare di meglio. La sua gente sarebbe stata in buone mani.

    Lauriziana spingeva il suo sguardo il più lontano possibile, aspettando di vedere ritornare il drappello di uomini usciti a cavallo al seguito di Leon, andati a controllare un terreno distante dal quale si erano levate nubi di fumo nero.

    Erano passate già molte ore dalla loro partenza e non si sentiva tranquilla. Un lieve tremito la disturbava e non sapeva trovarne il motivo. Era sciocco preoccuparsi per niente, tuttavia non si scostò dalla grande finestra.

    La sua stanza era sempre la stessa che occupava fin da quando era nata ma, dopo le nozze, avrebbe occupato quella più grande del castello. Non aveva fretta di cambiare, stava molto bene in quella stanza, e il tepore che arrivava dal camino acceso le trasmetteva calore fin dentro al cuore.

    Sentì bussare alla pota e la sua cameriera entrò silenziosa. Era una ragazza giovane e timida, di nome Selene. Aveva preso il posto della sua vecchia nutrice che aveva ormai raggiunto i suoi avi.

    Aggiunse altra legna al camino, controllò che tutto fosse in ordine e, silenziosamente, uscì dalla stanza.

    Lauriziana si decise a scostarsi dalla grande finestra. Avvicinò le mani alla fiamma del camino per riscaldarsi e decise di scendere nel grande salone dove molte donne stavano ricamando e cucendo il suo corredo.

    Le guardava mentre svolgevano quel compito parlando e canticchiando. Era una piacevole atmosfera quella che vi si respirava e lei si stupiva della loro bravura, lei che non era mai riuscita a imparare a tenere in mano un ago.

    Trascorse un po’ di tempo in loro compagnia prima di sentire il rumore degli zoccoli dei cavalli in lontananza. Un impercettibile sospiro di sollievo si levò dal suo petto e così andò incontro agli uomini per sapere cosa avevano trovato.

    Suo padre l’aveva preceduta e stava parlando con Leon, il quale riferì:

    Non abbiamo trovato niente, soltanto un prato con strane forme di bruciatura, come simboli sconosciuti. Ettore te li riprodurrà per mostrarli anche a te e agli altri, per vedere se qualcuno riesce a decifrarli.

    Lo sguardo di Leon si posò amorevole su Lauriziana e i due giovani si abbracciarono senza timore davanti a tutti. Erano effusioni che raramente si vedevano in pubblico, ma i due giovani avevano deciso di non vergognarsi mai di dimostrare davanti a tutti il loro profondo amore.

    Sei bellissima come sempre, amore mio. e insieme si incamminarono nella grande sala riservata solo a loro.

    Raccontami qualcosa di più su questi simboli, come sono? A cosa ti hanno fatto pensare?

    Leon ci pensò un attimo prima di rispondere. Selene entrò con vino e acqua per i due giovani. Aspettarono che uscisse e bevvero insieme del vino.

    Sono simboli che non ho mai visto, partono dal centro del campo con un cerchio a doppio orlo, poi sei raggi ondulati si allargano e vanno a finire sui bordi di un altro cerchio più grande che li contiene tutti, ma quello che mi ha colpito è stata la figura che c’era negli spazi dei raggi ondulati, alternata a spazio vuoto: un piccolo triangolo racchiuso in un piccolo cerchio. Non posso credere che sia casuale, deve avere un significato. Ma soprattutto chi lo ha fatto? E perché? Quando mi sono avvicinato ho provato una strana sensazione, come se una lama mi penetrasse nella mente. Più mi avvicinavo e più la lama sembrava entrarmi dentro. Ho ordinato ai miei uomini di stare lontano e ho ispezionato quel campo per capire meglio, e sai cosa ho visto nel doppio cerchio centrale? Una piccola zolla di terra ricoperta di margherite e ranuncoli gialli. Una cosa strana, non è stagione di margherite e ranuncoli, siamo in dicembre!

    Il viso di Lauriziana perse di colpo il suo colorito. Le margherite e i ranuncoli gialli erano gli unici fiori che avevano resistito nel campo fiorito che aveva accolto gli unicorni dieci anni prima. Possibile che si trattasse dello stesso campo? Cosa poteva significare?

    Istintivamente si portò la mano al ciondolo, gesto che faceva spesso senza nemmeno rendersene conto ma, in quel momento, la pietra sembrò bruciare come il fuoco che aveva formato quei simboli.

    In quello stesso momento, in un’altra parte del mondo, un branco di unicorni stava riposando e godendo della serenità del loro accampamento. Reston e Luxiana si stavano scambiando telepatiche effusioni. Facevano coppia fissa da due anni ed erano bellissimi.

    Luxiana era la figlia di Salieno e Fuxiana, nata poco dopo che quest’ultima aveva dato tutta se stessa per aiutare Reston nella sua missione. Fuxiana stava guardando sua figlia e Reston con infinito amore, come pure stavano facendo Garlia e Zabro, i genitori di Reston. Sapevano bene che la discendenza di quei due giovani innamorati avrebbe dato inizio a un’epoca meravigliosa per tutti gli unicorni della Terra.

    Tutto a un tratto l’alicorno di Reston si illuminò di una luce dorata. Erano anni che quella luce era spenta. La fine della loro missione con il Trego aveva riportato tutto alla normalità, o quasi. L’alicorno di Reston non aveva più brillato e tutti avevano cercato di dare un significato positivo alla cosa. Per questo quell’improvviso accendersi di luce dorata aveva colto tutti alla sprovvista.

    Fuxiana si avvicinò alla coppia e fece allontanare sua figlia:

    Cosa succede giovane unicorno?

    Non lo so, non mi aspettavo di rivedere queste scintille dorate, pensavo non sarebbero più riapparse.

    Ho paura che non promettano niente di buono, ma non capisco, tu cosa senti?

    Per un attimo mi sono rivisto nel campo fiorito e ho provato una strana sensazione.

    Anche Garlia e Zabro si avvicinarono con aria preoccupata. Il resto del branco rimase in attesa. Tutti avevano partecipato all’avventura di dieci anni prima e ora non sapevano cosa pensare. Quell’improvviso riaccendersi della luce dorata dell’alicorno di Reston era un mistero per tutti loro.

    Tutti guardarono Fuxiana. In passato era sempre stata lei l’artefice di ogni soluzione e anche ora si volevano affidare alla sua saggezza.

    Lei scosse la sua bellissima criniera striata di fucsia e tutto il branco capì che nemmeno lei, in quel momento, aveva risposte.

    Decisero di rimanere in allerta e in attesa di altri segnali. Erano tutti molto preoccupati, non sapendo come affrontare il mistero.

    Un brivido li percorse tutti. Avevano ben impresso nella memoria il ricordo di quanto era successo dieci anni prima, di quanti dei loro compagni avevano perso la vita in quell’avventura contro il Drago, il Mago e il Trego e avevano sperato che mai più niente di simile potesse accadere. Ma ora, non ne erano più così sicuri.

    Al castello, Lauriziana guardava Ettore che disegnava su una piccola tavola di legno il simbolo che avevano visto. Suo padre e Leon erano in piedi dietro il giovane guerriero che aveva mani tremanti mentre disegnava sotto lo sguardo attento del suo signore.

    Olmos, il padre di Lauriziana, rigirava quella tavola in ogni direzione ma, da qualunque punto la guardasse, i simboli non cambiavano né di forma né di posto, erano sempre fissi: era un bel rompicapo.

    Portò quel disegno nella sala grande e lo mise a disposizione di tutti gli anziani delle sue terre. Per vari giorni tutti, ma proprio tutti, vennero al castello per vedere quel disegno, ma non ci fu nessuno in grado di riconoscerlo; non lo avevano mai visto prima.

    Chiamarono anche Suarele, la veggente di quelle terre che avevano emarginata in quanto la ritenevano una strega.

    Quando Suarele arrivò al castello fu accompagnata nella sala grande e lasciata da sola con il Gran Castellano Olmos. Nessun altro fu ammesso.

    Suarele prese in mano la tavola e guardò attentamente quel simbolo. Dopo aver osservato la posizione del sole lo posizionò in un punto preciso della sala. Passò la sua vecchia e rugosa mano su quel simbolo e i suoi occhi si accesero di paura. Ritrasse immediatamente la mano, alzò lo sguardo verso il suo Castellano e scosse la testa.

    Riportami nella mia capanna, non voglio più stare qui.

    Il Gran Castellano non sapeva cosa pensare e le chiese: Cosa hai visto Suarele? Tu sai di cosa si tratta?

    La veggente posò di nuovo le mani su quel simbolo e, con una voce che sembrava venire dall’oltretomba, disse: Sono tornati.

    Cercando di usarle quel rispetto che mai nessuno aveva avuto nei suoi confronti, il Gran Castellano le chiese: Di chi stai parlando Suarele? Me lo puoi dire?

    Ma le sue parole furono ancora una volta: Sono tornati, riportami a casa, questo posto è maledetto.

    Il Gran Castellano chiamò le sue guardie, la fece riaccompagnare nella sua capanna e la rifornì di cibo e legna per ringraziarla.

    Sorpresa da quel gesto gentile e inaspettato si fermò sul portone del palazzo e si rivolse al Castellano: Li conoscerai presto, ti consiglio di rinforzare le tue difese e di aumentare le sentinelle, non lasciare mai il perimetro del tuo castello senza torce accese. Sono tornati, non avrei mai immaginato che potesse succedere. E se ne andò.

    Leon raggiunse un pensieroso e preoccupato Castellano, immerso in cupi pensieri:

    Non è stata di molto aiuto. E lo mise al corrente delle parole esatte che aveva detto. Diede ordine di rinforzare le difese, di aumentare le guardie e di perlustrare in continuazione le loro terre. Sarebbe stato un duro lavoro. Non c’erano molte guardie a disposizione, perciò sarebbero stati costretti a impiegare anche giovani stallieri e contadini. Non aveva nessuna intenzione di prendere alla leggera l’avvertimento di Suarele.

    Lauriziana era preoccupata vedendo suo padre così teso.

    Padre, cosa sta succedendo?

    Lui la guardò con immenso amore. Cosa stava lasciando sulle spalle di sua figlia? Cosa avrebbe dovuto affrontare dopo quello che aveva passato dieci anni prima? Possibile che il mondo non potesse vivere in lietezza?

    Quel viso così dolce aveva occhi preoccupati. Vide il gesto istintivo che faceva spesso di portarsi la mano al ciondolo e si accorse del segno della bruciatura.

    Cos’è quel segno che hai sul collo?

    Lauriziana gli spiegò che per un attimo quella pietra era diventata rovente e l’aveva scottata, ma era successo solo una volta e non si era più ripetuto.

    La voglia che aveva a forma di sole e gialla come esso era sparita sotto quella scottatura e suo padre prese tutto questo come un cattivo presagio.

    Oggi ti recherai alla Grotta del Cordone, dalla tua madrina, la ninfa Astele, le porterai la tavola con il simbolo e glielo sottoporrai. La informerai anche di quello che ti è successo con la pietra, è un suo dono e lei saprà di sicuro come interpretare l’accaduto. Partirai presto, perché il buio arriva in fretta e ti farai accompagnare da Leon.

    Non indugiarono. Presero una sacca con del cibo e, scortati da altre tre guardie, si avviarono alla Grotta del Cordone. Il vecchio platano, mezzo addormentato nel freddo inverno, non si stupì di vedere quel drappello di umani. Da alcuni giorni c’erano strani movimenti nell’aria.

    Tutti e cinque si fermarono all’entrata della grotta. Sapevano di dover rispettare la regola della ninfa Astele e rimasero immobili ad aspettarla.

    Dopo poco, la luce argentata annunciò il suo arrivo.

    Benvenuti nella mia casa. Benvenuta a te mia dolce Lauriziana, cosa vi porta da me dopo tanti anni?

    E mentre parlava loro si avvide della bruciatura sul collo della sua figlioccia. Non diede nessun segno, ma il suo cuore perse un battito:

    Vieni Lauriziana, i tuoi accompagnatori possono attendere qui.

    Astele e Lauriziana si recarono nella Grotta del Trono di Pietra. La ninfa prese posto sul suo trono e fece accomodare la giovane ai suoi piedi.

    Raccontami Lauriziana, che cosa succede?

    La ragazza la mise al corrente del simbolo e della pietra che l’aveva scottata. Suo padre l’aveva mandata da lei in cerca di risposte.

    Astele prese in mano la tavola con la raffigurazione del simbolo. La guardò attentamente, la rigirò tra le mani, toccò con le sue esili dita i contorni di quel simbolo in cerca di qualcosa nella sua memoria.

    A un tratto fu come se una luce si fosse accesa nella sua mente:

    Vieni con me. Insieme si incamminarono in quei labirinti di grotte e anfratti dove chiunque si sarebbe perso.

    Le luci colorate che Lauriziana ricordava bene erano tutt’ora presenti e, con il loro scintillio e il loro movimento, imprimevano una sensazione di calma e benessere.

    Davanti all’entrata di una grotta scura Astele si fermò e guardò dritto negli occhi la sua ospite:

    "Ora entreremo nella Grotta Proibita. Nessuno, oltre a me in rarissime occasioni, vi è mai entrato. Tu dovrai fare sacro giuramento di non svelare mai a nessuno quello che vedrai e sentirai. Ripeti con me le parole del giuramento: Possa essere degna di portarne il fardello".

    Lauriziana ripetè il giuramento e seguì Astele nella Grotta Proibita.

    La grotta molto buia si illuminò delle torce portate dalle ninfe della Terra Profonda. I dipinti appesi alle pareti non erano più di una ventina ed erano trattenuti con doppi e tripli cordoni, come se ci fosse il pericolo che potessero fuggire.

    Astele passò in rassegna uno a uno quei disegni e altrettanto fece Lauriziana. Davanti a uno di essi si fermò come colpita da una folata di aria gelida. Su quel disegno c’era la figura del mago Numos disteso sulla pietra tombale con ancora visibili le piaghe dei milioni di pungiglioni di api che l’avevano colpito.

    È stato portato qui dagli uomini di tuo padre. Nessuno voleva il suo corpo sul proprio suolo. Ne avevano paura. Ogni personaggio appeso a questi cordoni è stato portato qui da ogni parte della Terra per assicurarsi che non potesse più tornare e fare del male. Nemmeno io potrei far ritornare in vita queste persone, solo l’intervento degli Dei nostri Padri potrebbe farlo, ma è molto difficile da ottenere. Vieni, voglio mostrarti una cosa. Vedi questo disegno? Guardalo bene.

    Il disegno raffigurava una lettiga aperta sulla quale era distesa una bellissima donna che sembrava dormire. La lettiga era trasportata da quattro uomini vestiti in modo molto strano e Lauriziana non riusciva a capire cosa volesse farle vedere la ninfa Astele.

    Non vedi niente di particolare?

    Lauriziana aguzzò la vista, ma oltre a vedere le cinque persone non riusciva a distinguere altro.

    Guarda lo stemma impresso a fuoco che hanno quei portantini sul muscolo dell’avambraccio. Non è lo stesso simbolo che tu mi hai portato?

    Guardò meglio e vide quello che la ninfa intendeva.

    Chi sono queste persone? E come mai sono finite nella Grotta Proibita?

    Sono qui da centocinquant’anni esatti. La giovane donna che vedi sulla portantina è Carimay, figlia del Re dei Cronnis. Un popolo sanguinario e selvaggio che combatteva chiunque osasse violare i suoi confini, le sue leggi e le sue usanze. Il fatto è che loro non avevano né leggi né usanze, conoscevano solo violenza, guerra e distruzioni, non rispettando nessuno che non fosse del loro popolo. I Cronnis, combattendo contro ogni tribù, costarono molti morti e distruzioni. Nessuno riusciva a vincerli, perché nel loro cuore non esisteva nessun sentimento e vivevano obbedendo ciecamente al loro Re. Per riuscire a sopraffarli, tutte le tribù si riunirono contro di loro, riuscendo a ucciderne la maggior parte. Ci furono perdite enormi. Molti giovani e giovanissimi morirono in quei lunghi anni di battaglie. La Terra fu quasi sul punto di non avere più giovani uomini per procreare, così dovettero raggiungere, forzatamente, un accordo. Decisero di procedere a uno scambio: la figlia del Re in cambio di tutti i primogeniti maschi dei capi delle tribù che avevano combattuto. Era un accordo doloroso, ma fu necessario accettarlo. Cinquanta primogeniti andarono dai Cronnis e la principessa Carimay fu condotta in questa grotta, dando seguito agli ordini degli Dei nostri Padri. Da quel giorno nessuno sentì più parlare dei Cronnis e di quella lunga guerra. In tempo di pace si tende a fare di tutto per vivere e prosperare e nessuno vuol ricordare e riprovare il dolore immenso della perdita di quei cinquanta giovani e di tutti quelli che erano morti nelle battaglie. La gente volle cancellare dalla memoria ogni ricordo di quel tempo e, con l’aiuto dei nostri Padri, lo ottenne. Per questo motivo non esiste nessun ricordo di quel popolo, nessuno ha potuto tramandare quei fatti. Solo io, le mie sorelle e pochi altri sappiamo di questa storia e temiamo che il momento del loro ritorno sia, purtroppo, arrivato.

    "Ma come è possibile che nessuno

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