Scopri milioni di ebook, audiolibri, riviste e altro ancora

Solo $11.99/mese al termine del periodo di prova. Cancella quando vuoi.

Puttane il seme del male

Puttane il seme del male

Leggi anteprima

Puttane il seme del male

Lunghezza:
267 pagine
2 ore
Editore:
Pubblicato:
19 feb 2016
ISBN:
9788867824861
Formato:
Libro

Descrizione

Il libro si struttura attraverso un progetto tripartito, che nasce dal senso di giustizia e lucidità che l’autrice vuole incarnare in ogni sua parola. La prima parte fa luce sull’evoluzione storica che la figura della prostituta ha avuto, da Babilonia fino ad Oggi, attraverso la ciclicità temporale che in diverse epoche ne ha incarnato diversi significati evolventesi. Una sintesi storica filosofica che ha lo scopo di informare e far riflettere su come il cambiamento socio-culturale possa invertire valori e significati, nutrendo crescente disinformazione e alimentando superstizioni e pregiudizi. Premessa teorica alla seconda parte, corpo principale dell’opera, il monologo in terza persona in cui lo stile linguistico si adatta maggiormente al pubblico, per raccontare dall’interno cosa la Puttana fa e vive nel suo lavoro, giorno dopo giorno, svelando quindi i segreti del mestiere, ciò che molti clienti non avrebbero mai voluto sentirsi dire e gli aspetti psicologici sottostanti. Attenta descrizione dei meccanismi che investono una figura molto discussa, dalla prospettiva di una donna che ha fatto e fa questo mestiere, in un modo nuovo, intelligente, realistico e critico. Un saggio sociale in stile meta saggistico che vuole chiarire cosa è davvero questa professione e lo fa raccontandolo da più prospettive. Ed infine, la terza parte, dal formato più adatto alla classica lettura da pubblico curioso, in forma narrativa: otto casi di clienti descritti sotto forma di brevi piccoli racconti, per dare un idea concreta di cosa possa accadere tout-cour con un cliente. Lo scopo del libro è creare informazione al fine di evitare il proliferare patogeno di riduzionismi stereotipizzanti. È troppo comodo dice l’autrice, non informarsi e poi giudicare. È troppo comodo soprattutto quando nessun diritto di replica viene dato, quando è solo e sempre il silenzio quello che risponde. Il libro incarna questa Voce fin ora resasi al Silenzio e lo fa in un modo assolutamente nuovo. Il seme del male è questo, una creatura violenta e cruda, da un parto avvelenato. La vita.
Editore:
Pubblicato:
19 feb 2016
ISBN:
9788867824861
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


Anteprima del libro

Puttane il seme del male - Lilith

Lilith

Puttane

il seme del male

EDITRICE GDS

Lilith Puttane il seme del male©EDITRICE GDS

EDITRICE GDS

di Iolanda Massa

Via G. Matteotti, 23

20069 Vaprio d’Adda (MI)

tel. 02 9094203

e-mail: edizionigds@hotmail.it ; iolanda1976@hotmail.it

Illustrazione in copertina da fotolia.com Beautiful vampire young woman ©Remains

Progetto copertina di ©Iolanda Massa

TUTTI I DIRITTI RISERVATI.

Non adatto ai minori di quattordici anni.

Questo libro è il prodotto finale di una serie di fasi operative che esigono numerose verifiche sui testi. È quasi impossibile pubblicare volumi senza errori. Saremo grati a coloro che avendone trovati, vorranno comunicarceli.

Per segnalazioni relative a questo volume: iolanda1976@hotmail.it

"Quando la negligenza diventa la

giustificazione di ogni male, oscuri semi

covano sottoterra senza che occhio li

colga: eppure sono sempre stati lì,

pronti a dare i loro frutti quando il

tempo sia giunto. Così siamo noi, le

puttane dell’era moderna, fantasmi il

cui compito è quello di tacere,

acconsentire e riempirsi la bocca!"

 Anonima

Poiché tutto ha un inizio ed una fine…

Introduzione

Ho scritto questo libro nel 2010, sei anni fa. Oggi ho trentatre anni, sono laureata, e faccio ancora questo mestiere. Negli anni ho imparato a concepirlo in modi diversi, unitamente ai cambiamenti che in me rapidamente facevano spazio alla donna che sarei stata. Quello che ho scritto corrisponde al mio pensiero di quegli anni, e oggi io stessa ne rivedrei alcuni contenuti, pensandola considerevolmente in modo diverso su molti punti.

Ciò che resta e resterà comunque dell’intento che mi guidò allora nella sua creazione ed oggi mi vede pubblicarlo, è la volontà di informare intelligentemente su qualcosa che, a mio avviso, non è ancora stato narrato in modo eterogeneo ed esaustivo. E qui, ho cercato di mostrare un altro volto del mestiere della escort, la Prima Visione interiore dell’altro da cui nasce la valutazione e il vissuto interiore.

Se la natura ti spinge verso il suo adempimento, vuole coltivare i suoi talenti, ti chiede la dignità che le appartiene ed è stata proprio questa a spingermi verso quello che sono oggi.

Il famoso Al di là del bene e del male mi è sempre sembrata la soluzione più adatta per dare un senso al mio esimermi da qualunque giustificazione verso chiunque e abbracciare la compagnia del desiderio maschile.

Lo hanno confermato tutti quegli uomini della mia vita, dicendo che nel mio sguardo c’era la lascivia profonda e intelligente di una essenza nata per non piegarsi alla convenzione, ma generata per esprimersi e farsi esistenza assoluta.

La professione è nata con la memoria di me, come se non potesse essere altrimenti, come se qualunque altra cosa mi avrebbe solo tolto il fuoco della vita. Nel mio passato pensavo a quelle donne che si donavano agli uomini, invidiandone la condizione. Spontaneamente mi proiettavo in un futuro dove sarei stata libera di fare la stessa cosa, pur avendo dovuto attendere molto tempo prima di avere avuto le condizioni per agire di conseguenza.

Avrei voluto vivere in un mondo dove tutti fossero più intelligenti, dove la prima virtù da coltivare fosse il pensiero, dove una donna promiscua fosse guardata come qualcosa che incarna la bellezza e non un bersaglio su cui lanciare i dardi del giudizio comune, di quel perbenismo imperante che vuole, ma condanna.

Mi rendo conto che è difficile operare il cambiamento delle coscienze, eppure con questo testo ho desiderato opporre alla disinformazione recidiva e alla chiusura mentale una parola di Giustizia, una parola di Verità.

Soprattutto quest’ultima, perché se ce n’è circa questo lavoro, solo chi lo ha fatto può eventualmente dichiararla, d’altronde non si può giudicare un soldato senza essere stati in guerra e la guerra si conosce solo vivendola, tutto il resto, forse, è solo vanità intellettuale.

Chi non fa parte di questo mondo, per quanto voglia specularne o approfondirne, mancherà sempre di una cosa: le sensazioni fisico-emotive in cui mi immergo ogni volta.

Proprio per raccontare, per spiegare, per permettere questa immersione nel mio mondo e in quello di tutte le altre donne che come me svolgono questa professione, nasce un compendio fatto di storia, di architettura sociale e narrazione più pura, al fine di interiorizzare quella conoscenza necessaria per incuriosirsi, per approfondire, per intravedere la punta dell’iceberg arrivando alle storie e agli uomini che incontro e ho incontrato, scendendo – se si sceglie di farlo – fino alla base stessa del colosso di ghiaccio.

Ho amato molto il Maschio e come per qualunque cosa molto amata, ho nutrito sentimenti forti nei suoi confronti, che si sono fatti strada in profondità, e hanno poi assunto molte sfaccettature. È vedendoli così, vestiti solo delle loro paure, dei loro problemi e della loro vita, che ho potuto godere di quella franchezza reale che solo nella condizione che offro, può davvero esprimersi.

Li ho amati così, nelle molte ore che li hanno fatti andare e magari poi tornare. Li ho amati molto più di quanto a primo avviso non sembri attraverso la lettura di questo libro, ma ho scelto volontariamente di mostrarvi un aspetto della verità che incarno, un aspetto che esiste ma che non è il tutto. La bilancia viene ad essere compensata sempre da una parte ed è evidente che, se ho scelto questo lavoro, non era perché non stimavo gli uomini ma bensì poiché in me quella vibrazione tipicamente maschile accendeva la vita, mi rendeva un dono di cui infine non ero mai sazia.

Tutto quello che ho scritto è ciò che penso e ho pensato in momenti diversi della mia vita, cercando di rivelare la sostanza di questo mestiere, la natura interna ed esterna di questa realtà di cui troppi ignoranti hanno parlato.

La speranza che nutro è che dopo questa lettura voi possiate aver conosciuto qualcosa che prima non conoscevate e che, quando incontrerete una donna che ha compiuto la mia stessa scelta, in voi ci sia lo stesso rispetto che portereste a qualunque donna  perché non vedo il motivo per cui ci sia negata la stima che non neghereste a chi fa stare bene l’altro, chiunque esso sia.

Senza giustizia e intelligenza, qualunque appello alla morale è solo un tradimento alla propria coscienza e qualunque giudizio è una presunzione sociale.

LILI

                                        Fai ciò che vuoi questa è la legge

Le origini del male

Nobile idea che ha partorito se stessa, reinventando un conosciuto che da sempre appartiene all’umanità, rievocandone le veci anche quando è una coltre troppo pesante quella che oramai sferza e mena sulle moltitudini oblianti. Ci sono stati molti significati attribuiti alla prostituzione, arbitrarti, e pur sempre validi se considerati all’interno della cornice che ne ha fatto da sfondo. L’idea si distingue dal concetto poiché si inarca davanti al cielo e può solamente essere agguantata. Essa sfugge necessariamente nel momento stesso in cui si tenta di abbracciarla e procede altrove, mirando ad assumere una forma. Da lassù può solo confondersi con il suo possibile divenire e scegliere se restare tale o trasformarsi in qualcosa d’altro. Quello che ne rappresenta il surrogato adiacentemente evolventesi è il concetto stesso dell’idea perduta, oltrepassata nell’atto stesso di addentrarsi dentro di essa. Permane in una sostanza aerea, a livello di archetipo socialmente estraibile, non necessariamente poi così inconscio. Non questo perlomeno: qui si tratta di qualcosa che ci ha generato permeandoci ed a cui possiamo arrivare. Il dono di sé all’amato è una necessità che brama la sua soddisfazione e che deve a tutti costi esaurirsi: non si accontenta di essere immaginato, ma chiede uno sfogo sensibile. Ancora a livello di latenza esso resiste,ma non ottiene il possesso del pieno potere che una struttura potrà restituirgli. La puttana ha bisogno di una forma per potersi chiamare tale. E nel suo livello ideale essa è la Madre che si inarca per accogliere tutto ed estrarre la vita, il seme della creazione. In quest’atto fa confluire tutto dentro di lei, sacrificando il suo senso, esaurendo tutte le sue possibilità e rimettendosi infine alla umida terra. Nel divino inesemplificabile ritroviamo l’origine di quello che più in là diverrà un sapere sempre più strutturato di carattere generico ed infine una chiara forma di libera espressione. Preda del caos struggente, la figura della donna che si dona non lega il suo simbolismo ad un principio di ordine luminoso, incarnando a tutto punto la semiotica afrodisiaca ed abissale del femmineo inafferrabile. Così languidamente sfrontata ed al tempo stesso sfuggente, la carne profumata traduce la sua fonte in un atto d’amore sacro e profano che non lascia poi più nulla al divenire, una volta consumatosi a terra. Quando lo sperma decresce e ricade tutto ricomincia. È un inizio che pretende di avere il suo tempo per elaborarsi, decorrendo attraverso la spirale transitoria di una presa di consapevolezza lucida, nel quale regna il massimo silenzio. L’idea era la Madre, il concetto era il Dono. Per quanto colpevole di ubiquità non si poteva colpevolizzare con lo spergiuro un tale livello di pura bellezza, la cui insostanzialità impediva di coglierne il vero significato, destinato a permanere altrove per partorire ancora infiniti mondi da se stesso. Così grande e magnifica era questa matrice oscura da essere irraggiungibile. Resta la sola parola e tutte le illazioni più o meno significative che in seguito sono state fatte per ricondurre la questione al primo mobile da cui iniziò ad articolarsi. Fu con tale inostacolata spontaneità che già tremila anni prima di Cristo si ritenne che questo fosse parte integrante con il senso della vita terrena e da allora nessuna opposizione poté arrestare il traguardo di un’idea sconfinata oltre il velo di maya, presso la dualità oppositoria. Di fronte alla richiesta passivamente attiva del maschio di ogni epoca, vi fu una complementare reazione del femmineo attivamente passivo, la cui regolazione omeostatica lasciava poco al pensiero e molto ai fatti. Infine, dal concetto si passò all’organizzazione fattuale ed infine alla presa di forma vera e propria, il cui apice era un farsi vita fuori dalla vita. Con l’emissione del seme tutta la pragmatica riconfluiva amabilmente in un estasi la cui descrizione bandiva il logos e rimetteva all’idea stessa da cui l’ibrido aveva emanato: così si chiude il sistema e si riapre nuovamente. Inappagabile voglia che spinge e piega mai esausta, che non allude e richiama verso la carne, la cui immaginazione non è sufficiente, da cui nasce la costante ricerca di una presa diretta materiale. Un istinto dalla cui purezza se ne deduce la potenza, folle e cieco ardore che sorge e permane finché non ha partorito fuori di se. La donna si fa così anfora ove questa forza si possa riversare e catalizza la reazione emettendo una vibrazione che sospinge verso l’abisso originario, inumidendo gli ambienti, rieleggendo il suo principio vitale acqueo, richiamando il maschio al suo compito ed alla sua volontà. Memoria che torna ed erige, solleva verso lo spasmo ascendente, ridonda presso le pareti del basso ventre. Il concetto era quello di dono: una disponibilità interna che appartenne da sempre al femmineo nella sua particolare qualità energetica. È sempre stato chiaro, ancor prima che la corteccia celebrale sovrabbondasse di impieghi ed articolasse la sua forma verbale in formule complesse da cui si ritrasse stanca e comunque inappagata. Il conforto venne ricercato inizialmente dentro e non fuori, quando l’ineluttabilità della morte fece la sua prima comparsa presso i popoli e fu chiaro che in qualche modo bisognava dare un senso a tutto quanto di inspiegabile mostrava la sua esistenza nel mondo. Questa ricerca di significati si sviluppò su piani integrati, inizialmente pigra. Sono rimasti così pochi documenti di quel che avveniva millenni or sono o di come la pensassero a quei tempi, ma una cosa è chiara: il sesso ha sempre avuto posizione prioritaria. All’inizio erano tre i caposaldi della vita, quelli che magnificavano la ciclicità del giorno: religione, estasi e caccia. Tre livelli di permanenza dell’attenzione che possono essere fatti corrispondere a spirito, anima e corpo. Tutti e tre chiedevano di avere spazio e di averne abbondantemente. Era una richiesta sconosciuta questa che sopraggiunse quando ci si accorse che tutti erano accomunati da queste necessità basali e si progettò il modo per rendere eccellente la fruibilità di questi bisogni. In realtà allora non faceva alcuna differenza poiché idea, concetto e forma erano la stessa cosa, costituivano un amalgama la cui satura solidità ne rendeva impossibile la separazione. Fu con l’aumentare del livello di complessità, selezione naturale dopo selezione, che l’elaborazione dei dati sensibili da cui procedeva la percezione prese il posto del vissuto immediato e spontaneo ed iniziarono a sorgere i primi talenti. Ci fu chi procedeva e chi si arrestava, chi si poneva delle questioni e chi non lo faceva. Il metro interpretativo divenne la logica del più forte, quello strumento che permetteva di canalizzare una risorsa in un modo piuttosto che in un altro. La ricerca di risposte ebbe la meglio su tutto ed iniziò una processione qualitativa decadentista, che tuttavia vide il proliferare quantitativo dell’umanità. Grandissime risorse fisiche furono spese per aumentare il numero degli individui che abitavano la terra e tutto questo fu fatto scopando. Se la morte non poteva essere arrestata individualmente, attraverso la perpetuazione della specie si poteva trattenere la vita espandendosi,legandola alla propria volontà, generando fuori da sè, dando forma all’idea dell’immortalità. In questo accavallarsi di corpi e versamento di sperma fu tutta la potenza che l’uomo espresse chiaramente e senza chiedersi fino in fondo da cosa era sospinto in questa direzione così irreparabilmente. Era la Madre, la prima figura che comparve presso i popoli primitivi e la sua enorme generosità, il suo effluvio vivente, suoi i fiumi e sua la terra. Da lei, genuflessi, ci si attendeva il dono della salute, del piacere; a lei si chiedeva e si rimetteva; per lei erano offerti in sacrificio altre vite e veniva versato il sangue: per lei tutto aveva senso. Simbolo di salvezza in epoche dove molto rimaneva sconosciuto e le risorse intellettuali del singolo avevano ancora da perfezionarsi. Nonostante questo, nell’oggi moderno, abbondiamo di libri da cui poter trarre praticamente ogni risposta, eppure preferiamo restare nell’ignoranza. Da qualunque direzione arrivano scribi e scribani che rispondono a qualche domanda, ma coloro che leggono stanno rapidamente diminuendo. Manca sicuramente il tempo per farlo ed altrettanto la volontà di conoscere. Il passato è sfiorito nella maldicente dimenticanza ove i metri di visione non fondano più il peso del conosciuto, e non c’è neanche il più piccolo sforzo per considerare quella che è stata l’evoluzione di un evento sociale. Questo, la prostituzione, è stato di certo da sempre un fatto pubblico, atto al pubblico, necessario alla risoluzione dei molti. Anche se è nella singola figura della prostituta che tutta ha inizio e termina, è in lei che quel senso trova la sua canalizzazione, perpetuandosi fuori da sé, trainato dall’oscura forza catartica del femmineo puro. Lo sfondo che dai posteri si è trasmesso per via genetica, ha comunque lasciato una traccia in quel piccolo segmento di gene che si mantiene costante, nel famoso insoluto a cui ancora non si è risposto. In questo la filogenesi dell’umanità riassume le tappe ontogenetiche del singolo, in quella speciale evoluzione celebrale che dal semplice deve procedere verso il complesso in una spinta espansiva a termine indeterminabile. Ci si domanda quanto questa complessità sia servita affettivamente e se perpetuare a tutti i costi la vita, ricercando ogni sistema possibile per migliorare la quantità e l’efficienza degli strumenti per la salute fisica, abbia poi invece compromesso la reale qualità del vissuto sociale. Quindi l’idea era la Madre, il concetto il dono e la forma la puttana. Santa od esecrabile che sia, gli elogi alla figura che più di ogni altra incarna l’ideale femmineo di cinquemila anni fa, sono rimasti trascritti ed innalzati in numerosi odi, preghiere ed inni. È soltanto oggi che questo non avviene più come un tempo, poiché si è completamente persa quell’integrità virile da cui scaturisce la giusta visione ed il giusto metro di lettura. Mai come in questa epoca, come dicevo prima, abbondano i libri ed i libri non si leggono. È divenuto quasi un disturbo parlare di conoscenza. Essa è qualcosa di inavvicinabile, che rimanda a chi ne ha il tempo, una parola sacrilega. A cosa serve conoscere in un epoca dove fare è primario?. E cos’è quest’azione efficace la cui efficacia deride se stessa?. Ed infine il proliferare di maschi ordinari la cui attiva passività ricerca soluzioni liberatorie a pagamento cosa sottintende?. L’aumento della capacità elaborativa, lo sviluppo progressivo della neo-corteccia, l’abbondare di neologismi e transvalutazioni razionali ha lasciato la bellezza ad un tempo in cui tutto questo non era. Eppure è effettivamente possibile far coesistere i tre tipo di intelligenza primaria, senza che l’uno rattrappisca l’altro. Questa cornice anfrattuosa ha comunque lasciato intatto il patrimonio essenziale dell’uomo, anche se quel significato, oggigiorno, tende a permanere per lo più sulla superficie logoica del cospetto sociale. Nel confluire di tutto in un unico punto, all’improvviso ed insieme, alla libertà di respirare si è accostata un'altra libertà pretesa: andare a prostitute. Favorevolmente accolta la promessa di quella particolare disponibilità memore di un antichità il cui eco raggrinzisce eppure raggiunge l’ora, ecco che questa figura si fa strada fino a materializzarsi e diventare al contempo l’idea e la sua fattualizzazione. Essa non ha dovuto resistere, poiché la fonte da cui era scaturita propagava in modalità talmente ampie che alcuna altra forza avrebbe potuto arrestare la sua transustazione discendente. Era semmai essa, la Madre, il simbolo di qualcosa da cui tutto è sorto, che doveva essere arrestata con ogni mezzo e da cui bisognava difendersi, poiché nel suo dilagare raggiunse ogni vicolo e determinò inni e deplorevoli vili insulti; poiché essa nel suo evidente potere era come una marea in piena costante che assorbiva ed inghiottiva tutto dentro di sè, trascinando l’uomo, rendendolo vizioso ed infine annientandolo. In queste acque è la rappresentazione elementare del concetto preceduto dall’idea ed è di un idea oscura che si parla, capace di essere ovunque, di contenere anche la luce. In questa sua traversata ha catturato poi il femminile traendolo a sè e facendosi riconoscere, spingendo verso la terra e conducendosi ad essa con potenza ridotta ma egualmente infermabile. Nutrita stabilmente, dalla facoltà autorigenerante e catalitica, questa forza appartiene alle sue tre sfere ed il tentativo di confinarla entro una sola, pur non espropriandola mai completamente, non poté condurre se non ad un suo svilimento parziale. Essa splende in ogni sua manifestazione e nel suo creare dichiara che la sua esistenza non potrà mai essere discussa. Il logos allora lascia libera espressione alla pura carne, non avendo alcuna probabilità di ribattere sensatamente. Per quanto si provi a disciplinare l’eros, di porvi un controllo ed un freno, esso sfugge incondizionatamente, ripassa dall’origine e rientra da qualche altra parte, in qualche altro modo. Noti sono i casi di monache al cui tentativo prolungato di castità asservente facevano seguito attacchi epilettici, convulsioni e deliri mistico-erotici. E se presso una società che non ha più tempo, permangono tabù, falsi moralismi, forme di ipocrisia condivise, ecco che ben miseri auspici vi sono a riguardo dei sistemi per la liberazione del sé. Annientati i dettami dello spirito, cancellato il divino dal sociale, abnegato il principio del sacro e contrappostolo al profano, anche la nuda carne diventa qualcosa che bisogna violare per potersi ritenere soddisfatti. L’evoluzione della specie ha investito anche una crescente complessità del sesso, ed un proliferare conseguente di nuove tecniche e filosofie di vario orientamento. Ne parlano in molti, ma pochi hanno voglia di sapere. L’importante è trovare una soluzione a ciò che inevitabilmente trascina il Maschio, la legge che denuda e comanda anche il cervello. Così sconosciuto e potente, inasservibile principio che troneggia, deve scomparire all’interno dei grandi misteri ermetici e ritenersi inutile qualunque spiegazione. Tentare di comprendere quel che avviene dietro le quinte richiede uno sforzo che toglie il tempo a quel fare, divenuto oggi di prominenza individuale e collettiva. Questo pensiero pernicioso che scala se stesso, non può confondersi con la grande marea da cui si ritrae ansimante, e vige il dovere del silenzio a cui fa seguito il piacere. In quel minuto di estasi ha garantito la sua anima, ed è morto suggendo dalla fonte primogenia. È la Madre, è la Dea ed è la Puttana. Nella soluzione finale che dal concettuale trapassa i confini della materia per farsi sangue, ossa e verbo, è la risposta ultima che compensa ogni difetto del quotidiano. Quell’estasi riparatrice lascia riconfluire i bisbetici pensieri, uccide le ansie, riduce lo stress, bagna e riempie, svuota e dona. Ho tentato in queste pagine di spiegare quello che è il mio pensiero, poiché di mio pensiero si tratta, allo scopo di tratteggiare alcune differenze e gettare le basi agli argomenti che ho scelto di trattare in questa parte introduttiva, nuclei argomentazionali che fungeranno da base sostenitiva e filo conduttore per la successiva lettura del corpo principale dell’opera. Utilizzerò citazioni di alcuni autori, elaborandone le tesi a titolo personale, per meglio definire la prospettiva a riguardo, ossia quella particolare visuale di una che questo lavoro lo ha fatto e ne può di diritto parlare. Cosa che non potrei dire di chi ha tentato in modo erudito di tracciare un quadro della faccenda, limitandosi a citare la storia od il tal antropologo. Essendo la prostituzione un ambito noumenico e fenomenico che abbraccia voluttuoso spazi e tempi memorabili, è giusto che a raccontare di questo sia chi ha davvero conosciuto cos’è. Conoscere, questa parola sconosciuta, è sapere come atto della coscienza che ripete i dati, sviluppandoli ed argomentandoli su più livelli dell’essere, in una sua prima fase, ma è anche soprattutto la sensazione che piega e crea volte sinuose in ogni direzione senza descriversi mai completamente, rapida come una corrente che sbalza verso l’alto e poi fa ricadere a terra violentemente. Quello che ho conosciuto, era qualcosa d’altro da ciò che sapevo, e nella scelta indolente di dedicarmi attivamente al dono, consapevole di ogni conseguenza, mi sono inarcata per morire e rinascere ogni volta ad ogni tramonto. Poiché nella scelta di dare fino al punto in cui possiamo e siamo disposti a dare è il sacrificio consapevole di una parte di sé, che rimane latente eppure s’innalza, fino ad ascendere a quell’idea di cui parlavo. Ed è per questa via che la prostituzione concede l’oscura ricchezza da cui ogni volta si deve essere soccorsi, come un acqua corrosiva che se non ti uccide ti vivifica. In questa ottica andarono ad insediarsi le prime diatribe socialmente commestibili, quando alla sacralità dell’atto sessuale concepito come unione con il divino ed atto teoleptico, fu sostituita la visione colpevolizzante dalla quale la bassa prostituzione tessé le sue vestigia malconce. Molto prima che il cristianesimo fosse nato, sopravvivevano stili di vita in cui, come detto prima, la questione non era la causa che spingeva in una determinata direzione, quanto piuttosto ciò che questo agire, attraverso le sue modalità, poteva realmente creare e tramandare. Nel concretizzarsi di una data scelta era l’atto sincronico dalla cui impermanenza prendeva forza la viva presenza del principio cosmico che era sottinteso e sovrinteso entro il contesto stesso da cui la volontà veniva partorita,prima come pensiero e poi come azione. Anche se non si può ridurre l’intera faccenda alla necessità dei popoli

Hai raggiunto la fine di questa anteprima. Registrati per continuare a leggere!
Pagina 1 di 1

Recensioni

Cosa pensano gli utenti di Puttane il seme del male

0
0 valutazioni / 0 Recensioni
Cosa ne pensi?
Valutazione: 0 su 5 stelle

Recensioni dei lettori