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Mondo senza tempo: Il segreto del prescelto
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E-book356 pagine5 ore

Mondo senza tempo: Il segreto del prescelto

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Info su questo ebook

Vincitore del “Belgioioso Giallo” con “Gli Angeli di Rock Castle”, in questa sua seconda opera Artone coniuga magistralmente scienza e fantascienza in una densa ed appassionante vicenda.

A Roberto Costa, sedicenne figlio di uno scienziato è stata affidata dal nonno in punto di morte una missione: per portarla a termine deve cercare di ricostruire molti vuoti e misteri della Storia, vivendo da protagonista nei tempi passati in cui viene catapultato, insieme al fratello dodicenne, all'interno di una capsula di concezione avveniristica.

Nel contesto delle loro avventurose esperienze in altre epoche, in cui attraversano episodi anche drammatici, come nell’incontro col corsaro Dragut, si inserisce inaspettatamente la presenza tra i terrestri di alieni – provenienti da Nibiru, un mondo lontanissimo nel tempo e nello spazio – anch’essi interessati alla ricerca di un tesoro maledetto, posto nelle viscere di un piccolo monte, detto “Montedoro”.

In questo romanzo, ambientato in vari periodi storici nel Golfo di Gaeta, Alfonso Artone prosegue nell’alveo scientifico tracciato dalla sua opera prima, col valore aggiunto di una fantascienza nuova, addirittura verosimile. Anche in questo testo, l’attenzione con cui vengono proposti capitoli ed episodi è rigorosa e documentata, come nelle descrizioni dettagliate ed emozionanti di stralci storici della Seconda Guerra mondiale lungo la Linea Gustav; o nella trattazione delle caratteristiche della radioattività; e ancora, nella esposizione di nozioni astronomiche, coniugate con miti, leggende e cognizioni astrologiche; o infine, con la descrizione di procedimenti storicamente esatti, pur se romanzati, di chimica, alchimia e crittologia.

Artone è stato recensito ed apprezzato da diversi critici, giornalisti ed esperti letterari quali ad esempio: Plinio Perilli, Filippo Signore, Crescenzo Fiore, Marcello Rosario Caliman, Giuseppe Mallozzi, Michelangelo Iossa, e “Mondo Senza Tempo – il Segreto del Prescelto”, è subito entrato tra i titoli di fantascienza più venduti sulla rete.
LinguaItaliano
Data di uscita20 giu 2013
ISBN9788867821082
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    Anteprima del libro

    Mondo senza tempo - Alfonso Artone

    futuro.

    PROLOGO

    Pianeta Nibiru, 447.948 a.C.

    Il vasto iridescente pianoro sembrò spostarsi, all’incedere maestoso di Ahn verso il suo centro esatto.

    Egli era ormai, da oltre dodici dimensioni shar, dio e signore di Nibiru - decimo pianeta del sistema solare - e degli Anunnàki, i suoi evolutissimi abitanti. E dodici dimensioni shar, ciascuna delle quali misurava la durata della rivoluzione del pianeta intorno al sole, pari a tremilaseicento anni terrestri, erano molto lunghe anche per chi come lui ignorava scientemente cosa fosse il tempo.

    Ma le cose stavano drammaticamente mutando in quel pianeta, e l’imminente Assemblea Planetaria Plenaria, la prima dopo cinque dimensioni shar, lo avrebbe sancito inesorabilmente.

    C’erano tutti ora, i sette dèi supremi, cioè Ahn e i sei dèi creatori supplenti che gli erano sottoposti: Enki, Enlil, Ninhursag, Inanna, Utu e Nanna; oltre agli Igigi, naturalmente, i cinquanta dèi minori che partecipavano a quell’assise straordinaria ed epocale.

    L’atmosfera dell’intero pianeta Nibiru, infatti, andava lentamente ma inesorabilmente dissolvendosi, e sembrava non vi fossero alternative: gli Anunnàki avrebbero dovuto forzosamente trasmigrare verso altri pianeti non più tardi del successivo shar, cioè entro i prossimi tremilaseicento anni, che era appunto la durata esatta di una sola altra rivoluzione di Nibiru intorno al Sole. Attendere oltre avrebbe significato la fine eterna per tutti.

    Ma Ahn non voleva cedere. No, non avrebbe ceduto! Il tempo non esisteva, non poteva, non doveva esistere!

    Minturno, anno 1939.

    Erano anni che Pietro non si recava nella casa di campagna di suo padre. Rovistare in quel vecchio sottotetto gli procurava grande tristezza, ma doveva farlo, ora o mai più. La guerra sarebbe arrivata di lì a poco, e una casa ormai disabitata era preda troppo facile per gli sciacalli. Di ogni natura.

    Perciò quella mattina aveva preso il suo carretto trainato da un mulo, e si era recato lì per cercare di mettere al sicuro l’oggetto tramandatogli dai suoi avi.

    Gli scaffali, del tutto impolverati, erano pieni di cianfrusaglie appartenenti a un’altra epoca, ad un altro mondo. Tra essi, qua e là, trovò alcuni oggetti che per motivi diversi lo attrassero o lo sorpresero: un cappello di paglia da bohémienne d’inizio secolo - forse del nonno - una trottola di legno con lo spago ancora lascamente arrotolato (lo chiamavano strùmmolo, si ricordò) un paio di antichi gemelli dorati, privi di valoree poi diverse foto scolorite, raffiguranti famiglie di quel secolo in posa, alle quali era più o meno imparentato, oltre a qualche scarafaggio molto moderno che spuntava dal retro di una cassapanca.

    « La cassapanca! », pensò Pietro in quel momento. Aveva aperto cassetti, spolverato mensole, svuotato armadi… Eppure, non aveva ancora avuto modo di aprire quella cassapanca che, forse solo per questo motivo, gli apparve piuttosto misteriosa. Si trovava nell’angolo proprio di fronte a lui, e - ora gli pareva di ricordarlo - sin da quando era piccolo aveva rappresentato una specie di tabù:

    « La aprirete solo quando sarò morto », aveva intimato più volte suo padre, a lui e ai suoi fratelli. Con un po’ di timore vi si avvicinò, notando che era chiusa a chiave. Da vicino sembrava molto più antica di quanto avesse ritenuto in un primo momento.

    Cercò allora qualcosa di adatto a forzare la serratura, e trovò un punteruolo; lo conficcò nell’interstizio tra il coperchio e la base, e la cassa si aprì al primo tentativo. Appariva piena di segatura, marcia per l’umidità. Pietro fu tentato dal chiuderla, poi infilò la mano perlustrando verso il fondo, finché le dita non tastarono una sorta di leggera protuberanza che destò la sua attenzione.

    Freneticamente spostò di lato, finché poté, la segatura, quindi tirò fuori il coltellino che portava in un guscio serrato alla cintura, e squarciò la tela che proteggeva la protuberanza. Scoprì così un doppio fondale, da cui tirò fuori un astuccio, fatto di un materiale che non aveva mai visto prima, ma che sembrava aver resistito all’umidità. Sulla superficie vi era disegnata una sfera. Con il dorso della mano scansò la polvere per osservarla meglio, e notò che sembrava raffigurare un astro, anche se in modo stilizzato. All’interno appariva incisa la scritta Nibiru. La N era scritta in modo incredibilmente identico a quella che lui portava sul ciondolo in oro che aveva al collo, e che aveva ereditato da suo nonno. Osservò allora il contenitore per cercare di capire come aprirlo, ma non trovò serrature visibili. Provò allora a ruotare le due estremità in versi opposti, e finalmente si aprì: quello che vide al suo interno, lo lasciò senza fiato. In quello stesso momento sentì un rumore proveniente dall’esterno. Si affacciò alla finestrella che dal sottotetto guardava verso l’ingresso principale, e vide qualcuno introdursi dentro la vecchia casa: lo avevano seguito! In fretta e furia chiuse il contenitore infilandolo nella sacca che aveva a tracolla, e fuggì dalla porta sul retro. Poco dopo sentì un acre puzzo di fumo, quando era ormai a circa duecento metri dalla casa che lo aveva visto nascere.

    Si voltò, e vide che l’intero edificio era avvolto dalle fiamme. Con le lacrime agli occhi, pensò che non avrebbe forse mai più rivisto quel luogo.

    PARTE II

    Golfo di Gaeta, 21 Luglio 2052  ore 8:00.

    « Ma è tutto vero? », chiese Roberto Costa durante quella che credeva essere una lezione estiva di Storia Avanzata per studenti di Categoria Eccellente nati tra il 2036 e il 2037.

    La bella professoressa Arianna Hawk chiuse il vecchio libro, che custodiva e leggeva da tempo immemorabile come fosse una vera e propria Bibbia, e rispose con sufficienza:

    «  Forse. È utile però che voi conosciate queste nuove teorie, che attualmente sono molto accreditate. Avete domande? »

    Nessuno rispose.

    Roberto però non era per niente convinto delle risposte in precedenza ricevute: continuava a chiedersi come si potessero spacciare per nuove, teorie contenute in un antico libro cartaceo, che sembrava essere più un racconto di obsoleta fantascienza che un testo rigorosamente scientifico. Tuttavia si rassegnò, e reprimendo uno sbadiglio riprese diligentemente ad elaborare i suoi appunti tramite connessione neuronale.

    « Bene, allora chiudiamo questo libro e torniamo a parlare di un’epoca decisamente recente, e di un luogo a voi familiare: circa vent’anni fa, nell’anno 2032 gli abitanti di questo pianeta subirono un enorme stravolgimento sociale, talmente imponente da essere ritenuto, per certi aspetti, superiore a quello seguito alla caduta dell’impero Romano. »

    Il ragazzino sospirò rassegnato: non riusciva proprio a comprendere come mai fosse costretto a partecipare a quella lezione in contemporanea mondiale con alcuni compagni di corso sparsi in giro per il globo. Pensava che avrebbe potuto seguirla tranquillamente per conto suo ad un orario più comodo, magari sdraiato in pigiama sul letto della sua cameretta: e invece si trovava intrappolato in quella ambientazione virtuale, senza la possibilità di prendersi un po’ di relax mettendosi in pausa di tanto in tanto. In altre condizioni non avrebbe però faticato molto a mantenere la concentrazione durante un’ora di lezione: lui era senz’altro quello che si può definire uno studente modello, anche in rapporto ai selezionatissimi compagni del corso che stava frequentando. Certamente il fatto che - almeno in teoria - fosse in vacanza, era un incentivo a distrarsi. Ma la sua spossatezza dipendeva principalmente dai mille pensieri che ultimamente lo stavano turbando, e che non gli davano un attimo di tregua.

    Intanto Arianna Hawk proseguiva la sua lezione.

    « La miccia che fece esplodere quella Rivoluzione fu l’avvento di una spaventosa Crisi Energetica, tanto temuta in precedenza, quanto benedetta dagli storici dei nostri giorni, poiché propiziatoria di un cambiamento epocale. I prezzi del petrolio e del gas, quasi del tutto già esauriti, salirono alle stelle, mentre le fonti, che all’epoca i vostri nonni chiamavano alternative, non erano ancora in grado di fornire energia sufficiente. I rappresentanti dei governi del Pianeta, che a quel tempo era composto da oltre duecento Stati, cercarono di correre tardivamente ai ripari proibendo l’utilizzo degli idrocarburi. Ma fu solo un misero tentativo di mettere le toppe ad una situazione disastrosa: dopo secoli di sprechi e di inquinamento selvaggio, di politica poco lungimirante e spesso legata al tornaconto personale, non riuscirono neanche minimamente a risollevare il Pianeta dal baratro in cui lo avevano condotto. »

    Mentre diceva queste cose la professoressa Hawk si sedette lentamente su uno sgabello posto al centro della stanza. Poi accavallò le gambe che restarono per qualche momento ampiamente scoperte per via della sua audace minigonna e, dopo aver fissato circolarmente i suoi allievi, ricominciò a parlare, mentre un brusio compiaciuto si sollevava dalla platea di studenti, carichi di adolescenti ormoni.

    L’età della Hawk era un vero mistero. Roberto aveva sentito dire che avesse oltre settant’anni, e considerato che era stata anche l’insegnante di suo padre e di molti altri genitori dei presenti, pensava che presumibilmente fosse vero. Sta di fatto che appariva fin troppo giovane e, soprattutto, era senz’altro molto attraente. Aveva i capelli lunghi biondissimi, che quasi si confondevano con la bianca pelle vellutata, invidiabile anche per una trentenne. Era molto alta, il suo fisico era longilineo ed armonioso e gli occhi erano color acqua marina. Chi l’aveva potuta ammirare al mare - in costume e senza trucco durante un campus estivo - giurava che anche quasi senza veli, dimostrasse davvero al massimo trent’anni.

    Proprio per questo tante storie, più o meno fantasiose, correvano tra gli studenti d’élite che frequentavano i suoi corsi: alcuni affermavano di aver sentito dire dai loro genitori che fosse stata sottoposta ad una qualche sperimentazione di ringiovanimento genetico.

    Altri - ancora più fantasiosi - sostenevano divertiti che lei certamente veniva da un altro mondo, forse immune dal logorio del tempo tipico della specie umana. Roberto però, era un tipo molto concreto e non credeva a nulla di tutto ciò.

    « Le nazioni che per prime furono colpite dalla crisi », riprese a dire la Hawk, « paradossalmente furono molte tra quelle che ora fanno parte del nostro Quinto Stato, cioè quelle occidentali, poiché il loro maggiore benessere era fortemente legato al petrolio e all’energia consumabile in generale. Grazie a ciò, tuttavia, proprio da questo emisfero del pianeta prese vita la Rivoluzione Ecologica che ben conoscete, e che mutò drasticamente la civiltà terrestre in tutti i suoi aspetti. I simboli di un passato tetro ed inquinante, vennero distrutti, anche fisicamente: depositi di combustibile, vecchie fabbriche, ciminiere e sedi istituzionali, furono abbattute, a volte in modo pianificato, altre volte da folle inferocite, stremate dagli stenti. Questa fase caotica, di forte depressione sociale ed economica durò poco più di un anno, e poi finalmente ebbe inizio la ricostruzione della civiltà su nuove basi. La seconda metà degli anni trenta fu caratterizzata da un grande slancio, voglia di cambiamento e, perché no, anche di trasgressione. Forse è questo uno dei motivi per cui voi, e la gran parte della vostra generazione, siete stati concepiti … infatti vi fu un vero e proprio boom delle nascite, sapete? », disse strizzando l’occhio agli studenti increduli.

    Un mormorio tra il divertito e l’imbarazzato, accolse quest’ultima audace affermazione della Hawk. Lei rimase qualche istante in silenzio ad osservarli, mettendoli ancora più in imbarazzo. Poi si avvicinò ad un enorme ologramma raffigurante il Pianeta Terra che nel frattempo si era materializzato al centro della sala virtuale e proseguì, lasciando trapelare un sorriso soddisfatto dalle sue labbra carnose:

     « Nacque il nuovo Ordine Mondiale e il pianeta fu suddiviso in soli Sette Stati, coordinati da un unico Governo Centrale. A questo fu affidato il compito di stabilire leggi sull'ambiente, sulle nuove tecnologie, sul rispetto del cittadino e sulla salvaguardia di ogni altro valore sociale. Il denaro, così come veniva inteso nei secoli precedenti, venne del tutto abolito, per far posto ad un sistema complesso ma senza dubbio più equo, di crediti monetari, che non vi sto a descrivere perché ben conoscete. Ma la cosa forse più importante di tutte è che, per la prima volta nella storia dell’umanità, l’oro e i metalli preziosi, persero il loro valore, come valuta di scambio commerciale.

    Il primo obiettivo che la nostra nuova classe dirigente cercò disperatamente di raggiungere fu di convogliare le poche risorse rimaste - e gli scienziati in giro per il pianeta - nello sviluppo di fonti davvero alternative e nella ricerca di tecnologia a consumo zero: ma questa rivoluzione sarebbe dovuta avvenire in tempi rapidissimi, altrimenti la civiltà umana sarebbe probabilmente scomparsa! E proprio per questo motivo venne ideato il famoso N.I.S., il Network Intelligence Scientists: un vero e proprio network tra i migliori cervelli che doveva essere indipendente e doveva avere facoltà di legiferare in tutti e sette gli Stati. Si decise quindi di incardinarlo direttamente nel Governo Centrale, e ancora oggi ne costituisce il vero cuore pulsante. Il N.I.S. si mise subito all’opera e dopo pochi giorni emise il suo primo decreto: il famosissimo Ready To Go. Come certamente sapete si tratta di un protocollo governativo atto sostanzialmente ad imporre tempi strettissimi tra l’ideazione e la realizzazione su larga scala di invenzioni ritenute utili per l’umanità. Per consentire ciò, venne implementato un processo informatizzato ed istantaneo di valutazione delle scoperte, fatte dagli scienziati ma non solo. Apro una breve parentesi. Dovete sapere che al giorno d’oggi il N.I.S. ha un potere letteralmente illimitato, poiché può operare a tutti i livelli e, non deve chiedere nessuna autorizzazione, neppure per leggere i nostri pensieri! Pensate che ogni intuizione potenzialmente innovativa fatta da soggetti in osservazione - e nessuno sa chi sono - viene immediatamente carpita tramite connessione neuronale ed elaborata in tempo reale dal sistema per verificarne la fattibilità. In pratica vi può capitare di avere casualmente una bella intuizione oggi, su un migliore funzionamento della vostra fly-board, e vedervela applicata nella produzione del mese prossimo, senza che nessuno vi abbia detto niente, neppure un semplice grazie! E se qualcuno provasse a protestare, gli verrebbe detto che facciamo parte tutti di un unico grande cervello, al servizio dell’umanità, e che non è previsto dalle attuali normative chiedere riconoscimenti. »

    Un brusio perplesso accolse quest’ultima inattesa affermazione della professoressa. Roberto invece sapeva bene di cosa stava parlando, poiché suo padre e suo nonno erano scienziati affermati del N.I.S.. E sapeva anche che la Hawk stava un po’ esagerando: in realtà, il progetto del Cervello Universale era in fase ancora embrionale.

    « Non ho mai nascosto e mai nasconderò il mio pensiero: sono le poche menti eccelse …. magari quelle come la mia e la vostra …. - aggiunse con un sorriso - che vanno unite e rese disponibili per la collettività. Non certo quelle della massa. Ma questa è tutta un’altra faccenda e spero che avremo modo di parlarne nelle prossime lezioni. Torniamo ai primi anni del N.I.S.. Le scoperte, dicevamo, vennero suddivise in sole tre categorie: vitali, utili ed inutili.

    Alla prima categoria vennero assegnate risorse illimitate, mentre la realizzazione di quelle etichettate come inutili venne addirittura vietata per legge. Per la seconda categoria invece, il protocollo richiese un ulteriore step di valutazione costi - benefici, meno immediato ma comunque molto rapido in rapporto ai tempi del passato. Il termine del processo consiste ancora oggi, per tutte e tre le categorie, nella fase Substitution che prevede l’immediata ed obbligatoria sostituzione in tutto il pianeta della vecchia tecnologia con quella conseguente alla nuova scoperta.

    È così che sono scomparse in pochissimi anni ad esempio le vecchie automobili e ciclomotori, i televisori, i computer, insieme a tutto ciò che inquinava o che produceva scarti pericolosi, e furono rimpiazzati integralmente da una nuova tecnologia, quella attuale, più sofisticata e soprattutto a consumo zero e senza impatto ambientale. Oggi dopo soli vent’anni, la società terrestre ne risulta dunque completamente trasformata: siamo nel 2052! »

    « Eh già » disse Roberto sottovoce, tra sé e sé fissando l’orario. « È il 2052, e soprattutto è il 21 luglio. Ed io ho la mia missione da compiere! »

    Minturno, 21 luglio 2002 ore 10:00.

    In attesa del fatidico giorno, il vecchio Gerard Hoffen faceva di tutto per passare inosservato mentre si aggirava da più di una settimana per le strade di Scauri, la frazione marittima di Minturno, che affaccia sul golfo di Gaeta.

    Nell’Hotel Eleonora dove alloggiava, l'anziano albergatore si era dimostrato molto cortese ed espansivo, ma fortunatamente non aveva fatto troppe domande. Anche gli altri clienti erano stati tutti molto discreti, o forse semplicemente distratti. Solo una volta si era intrattenuto nella hall per bere un drink con una biondissima norvegese, la quale lo aveva convinto a prendersi una pausa dicendosi appassionata di cultura tedesca, ed egli aveva ingaggiato con lei una conversazione interessante. Tuttavia lei era molto giovane ed era la prima volta che si recava in Italia, quindi Gerard non aveva ragione di preoccuparsi: nessuno lo avrebbe certamente potuto riconoscere.

    Il pensiero di quello che era avvenuto la sera prima, però, continuava a tormentarlo: una vecchia signora, ancora bella nonostante l’età, incrociandolo mentre camminava per il corso principale, era improvvisamente sobbalzata, quasi spaventata. Poi con grande commozione lo aveva salutato! Gerard era rimasto anche lui scioccato, ma era riuscito a controllarsi e a risponderle con convinzione di non conoscerla, né di averla mai incontrata prima, preoccupandosi anche di camuffare la voce e l’accento. L'anziana donna si era quindi allontanata senza parole, quasi barcollando e come umiliata dall’illusione di ricordi ancora vivi.

    In realtà egli l'aveva riconosciuta immediatamente, nonostante il tempo avesse mutato il volto di quella che un tempo era stata una splendida ragazza: sì, era Anita, la sua Anita, proprio lei! Il solo pensiero del suo antico profumo e del contatto con la sua pelle candida lo fecero rabbrividire di nostalgico, doloroso piacere. Quante cose avrebbe voluto chiederle! E le avrebbe voluto confidare come da quel tempo lontano non fosse passato giorno senza ripensare alla loro drammatica storia, a quella missione che li aveva inconsapevolmente accomunati, per poi condannarli a subirne il destino.

    Sì, avrebbe voluto anche abbracciarla e commuoversi con lei, soprattutto per la loro traumatica separazione. Quanti anni erano passati? I ricordi possono sfumare, le emozioni no, e forse proprio in quel momento Gerard realizzò che esse erano rimaste immutate nel suo cuore, dopo tutto quel tempo. Purtroppo però non poteva assolutamente farsi riconoscere, anche solo per farle qualche domanda: era troppo rischioso!

    I Puristi infatti esistevano ancora, ed erano più agguerriti che mai: essi avevano sterminato centinaia di migliaia di persone e non si sarebbero fatti certo problemi, ad ammazzare una povera vecchia indifesa. No, non poteva esporre Anita ad un simile rischio! Solo per questo le aveva mentito, negando di conoscerla ... Solo per questo l’aveva abbandonata, oltre cinquant’anni prima, e la stava abbandonando anche oggi.

    Aveva però giurato a se stesso che sarebbe tornato da lei, ma perché questo potesse succedere avrebbe dovuto risolvere il mistero, quel mistero, senza dover aspettare la data del 21 luglio 2052.

    Per decenni si era tormentato senza trovare via d’uscita, finché qualche mese prima, guardando le stelle, capì che forse non tutto era perduto … E ora che era forse così vicino alla meta, non faceva altro che pensare a quando sarebbe tornato da Anita, a missione ultimata, per raccontarle ogni cosa.

    Ma lei lo avrebbe perdonato? Avrebbe capito ... ?

    Con gli occhi umidi ma con rinnovata determinazione riprese il suo cammino, ringraziando il cielo per avergli concesso almeno l'occasione di rivederla. E sperando in cuor suo che non fosse l'ultima.

    Si guardò in giro. Il clima di quella giornata estiva era afoso e il paese brulicava di chiassosi turisti.

    Da alcuni giorni aveva iniziato a setacciare, con l'ausilio di uno speciale metal detector, la collina a nord-ovest della cittadina, denominata Monte di Scauri. Quasi alla sua estremità, rivolta verso il mare v’erano i resti di una antica torre, costruita secoli addietro per l’avvistamento di imbarcazioni in arrivo, in specie navi corsare, quali erano state quelle famigerate dei pirati saraceni.

    Rispetto a quanto era stato previsto, egli era in notevole anticipo, addirittura esattamente di cinquant’anni: ma il suo antico intuito da spia, oltre ai calcoli che aveva fatto, gli diceva che gli indizi a sua disposizione erano forse sufficienti per raggiungere il suo scopo, anche con mezzo secolo d’anticipo, e questa convinzione lo aveva tenuto in vita negli ultimi anni.

    Gli mancava di rimettere a posto solo un piccolo tassello …

    Per qualche attimo, il suo passo si fece più deciso. Dopo alcuni minuti, stanco e affaticato, raggiunse finalmente il sentiero che portava verso la torre. In quel momento gli ritornò in mente l’immagine di se stesso, da giovane, percorrere con leggerezza quelle medesime strade, e gli venne un groppo alla gola.

    D’un tratto si rese conto di sentirsi eccessivamente spossato, e gli pareva che le forze lo stessero abbandonando. Da quando era ritornato nel Golfo di Gaeta, aveva compreso che la sua condizione fisica era peggiorata notevolmente, e in modo del tutto inaspettato, perché fino a qualche giorno prima si sentiva perfettamente in forma, nonostante l’età. Cosa mai gli era capitato? Non riusciva a farsene una ragione, né poteva sospettare che qualcuno lo avesse potuto addirittura avvelenare. Proprio a causa della sua spossatezza, prima di avviarsi, aveva deciso di lasciare il metal-detector nella stanza d’albergo: portarlo con sé sarebbe stato uno sforzo superfluo, visto che fino ad allora si era rivelato inutile. Infatti sentiva di poter trovare direttamente quello che cercava, in quell'unico estremo sito da esplorare.

    Qualche momento dopo la vista cominciò ad offuscarsi, e per un attimo rischiò di perdere l'equilibrio. Improvvisamente a Gerard balenò il mostruoso sospetto che la ragione del suo stato fosse ben più grave: stava forse morendo?

    Sì … forse era giunta la sua ora!

    Riuscì tuttavia a raggiungere, seppure a tentoni, una roccia, quasi strisciando sul terreno, e vi si sedette a stento sopra. Non poteva ormai fare più nulla per portare a termine la sua missione, pensava, nonostante si trovasse a qualche metro dal suo obiettivo. Il malore divenne sempre più insopportabile, ma lui sentiva che doveva assolutamente fare qualcosa almeno per proteggere l’astuccio che portava gelosamente con sé, e il suo prezioso contenuto. Aveva vissuto più di ottant’anni e non temeva la morte, ma il segreto custodito per secoli doveva sopravvivere a lui, ed essere affidato a chi potesse usarlo per il bene di tutti. Sì, aveva fatto davvero una sciocchezza ad agire da solo … Ma allora chi era il vero prescelto, quello che avrebbe traghettato la missione fino alla fatidica data, attesa da generazioni? E cosa poteva fare in quelli che potevano essere i suoi ultimi istanti di vita?

    D’un tratto gli venne la folle ispirazione di cercare di risvegliare in sé l’antico dono degli Anunnàki: la telepatia! Forse era ancora possibile comunicare con il pensiero… come un tempo antico… ma avrebbe funzionato anche con gli umani ibridati?

    Forse sì … o forse erano solo i vaneggiamenti di un vecchio in fin di vita. D’altronde che alternative aveva? Provò dunque a concentrarsi, ma questo sforzo estremo gli fece perdere quasi del tutto i sensi.

    Si accasciò a terra perdendo la cognizione del tempo. D’un tratto un ultimo alito di vita gli diede la forza per rialzarsi in piedi.

    Vide un’area relativamente pianeggiante e a fatica la raggiunse, poi tirò un respiro di sollievo. Più in là vi era una grossa rupe sporgente, oltre la quale avrebbe intravisto la torre. Inspirò profondamente e si accinse a compiere l’ultimo tratto, aiutandosi - a mo’ di bastone - con una canna recuperata lungo il sentiero. Poco dopo arrivò in cima al dosso, dove poté finalmente scorgere le vestigia dell'antica torre, che si ergeva nella sua composta, antica bellezza.

    Un tempo da quel sito qualcuno aveva vigilato sul mare, pensò, per scongiurare le temute invasioni dei pirati, guidate dal feroce Dragut. E proprio lì, nei giorni precedenti, lui aveva consumato energie setacciando in lungo e in largo tutta la zona adiacente la torre.

    Gli restava un solo spiazzo da controllare. Fu in quel momento che non lontano dalla torre intravide la roccia che tanto aveva cercato: era lì, a pochi metri da lui! Come aveva fatto a non scorgerla prima? Intanto, quel formicolio agli arti superiori che lo perseguitava da alcuni giorni si stava facendo sempre più intenso, e si andava diffondendo in tutto il corpo.

    Con un estremo sforzo infilò la mano nella sacca a tracolla, e a fatica ne tirò fuori l’oggetto custodito tanto a lungo, poi lo scrutò, come per implorare aiuto, ma subito dopo cadde all’indietro proprio accanto a quella roccia che tanto aveva cercato. Una fitta violenta lo colpì alla schiena. Gerard emise un gemito, mentre una sfocata figura gli parve che stesse per avvicinarsi a lui, ma ne riusciva a distinguere solo i vaghi contorni.

    « Forse è un angelo … » pensò confusamente, « … o forse è lei, è Anita … mi vuole aiutare.. Sì, è lei! »

    Questo pensiero lo attraversò e sorrise, mentre tutto intorno a lui si faceva ormai buio.

    Bletchey Park, inverno del 1943-1944.

    Bletchey Park era subito piaciuto al giovane Clark. Qui aveva trovato un ambiente adatto al suo progetto e molto stimolante anche dal punto di vista intellettuale. Nonostante la guerra e la vicinanza a Londra, la vita tutto sommato vi scorreva tranquilla. Non molto distante da lì, vi era l'abbazia di Woburn, residenza del duca di Bedford, grande amico di suo padre.

    Al primo impatto Bletchey Park faceva una gran bella impressione: l'enorme complesso a due piani era appariscente e in stile tardo vittoriano, fatto di mattoni con frontoni in legno. Probabilmente era appartenuto un tempo a qualche facoltoso proprietario, o agli antenati del duca, pensò Clark.

    Vi si accedeva per mezzo di un gran bel portico, ed era circondato da enormi prati con alberi di cedro. Lì, erano state costruite alcune cosiddette baracche, e la "Scuola Codici e Cifra " si trovava nella numero 6.

    Fu Alastair Denniston in persona ad accoglierlo. Era il capo della Scuola ed egli stesso era stato uno dei migliori crittografi durante la prima guerra mondiale. Doveva avere circa cinquant'anni ed era più basso di Clark di una ventina di centimetri. Lo ricevette in una piccola stanza, arredata esclusivamente con un tavolo di color grigio chiaro, e tre sedie dello stesso colore.

    « Ho sentito parlare molto bene di lei », disse Denniston, con un filo di voce.

    Nonostante i suoi gradi militari, restava comunque un uomo mite ed educato, pensò Clark. Poi l’altro proseguì: « Mi dicono che oltre ad aver mostrato una spiccata predisposizione per la crittografica, lei conosce bene molte lingue, giusto? »

    « Ho quattro nonni appartenenti ad altrettante etnie differenti, che si sono impegnati sin da quando

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