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I giorni delle meraviglie e dei miracoli
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E-book72 pagine45 minuti

I giorni delle meraviglie e dei miracoli

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Info su questo ebook

FANTASCIENZA - Quando anche l'ultimo testimone sarà scomparso che cosa succederà dei fatti, dove albergherà la memoria?

  Un paese che sopravvive come una mosca nell'ambra, che cerca di cancellare la storia. Un ragazzo che ha una storia da cercare incontra un vecchio che ha una storia da raccontare. Se i ricordi svaniscono e i libri vengono mutilati, come si può mantenere viva l'umanità?  Il vecchio e il ragazzo si uniranno per salvare la memoria del mondo. 

  Stefano Carducci è nato a Mestre nel 1955. Informatico di professione, critico e traduttore, ha pubblicato novelle e racconti. Insieme ad Alessandro Fambrini ha pubblicato il romanzo "Ascensore per l'Ignoto" con Mondadori. Fra i principali autori tradotti, Sturgeon, Vonnegut, Priest, Moorcock, Shepard, K.S. Robinson, Aldiss, Watson, Bishop. L'ultimo saggio è stato pubblicato sul n. 2 della rivista "Anarres" della Delos Books.
LinguaItaliano
Data di uscita1 lug 2014
ISBN9788867754144
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    I giorni delle meraviglie e dei miracoli - Stefano Carducci

    a cura di World SF Italia

    I giorni delle meraviglie e dei miracoli

    di Stefano Carducci

    ISBN versione ePub: 9788867754144

    © 1989 Stefano Carducci

    Edizione ebook © 2014 Delos Digital srl

    Piazza Bonomelli 6/6 20139 Milano

    Versione: 1.0 luglio 2014

    TUTTI I DIRITTI RISERVATI

    Sono vietate la copia e la diffusione non autorizzate.

    Informazioni sulla politica di Delos Books contro la pirateria

    Indice

    Colophon

    Stefano Carducci

    I giorni delle meraviglie e dei miracoli

    Capitolo 1

    Bosco, esterno giorno.

    Città. Interno

    Città Interno

    La storia

    Città. Interno

    Bosco. Esterno. Giorno

    Delos Digital e il DRM

    In questa collana

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    Stefano Carducci

    Stefano Carducci è nato a Mestre nel 1955. Informatico di professione, critico e traduttore, ha pubblicato novelle e racconti. Insieme ad Alessandro Fambrini ha pubblicato il romanzo Ascensore per l’Ignoto con Mondadori. Fra i principali autori tradotti, Sturgeon, Vonnegut, Priest, Moorcock, Shepard, K.S. Robinson, Aldiss, Watson, Bishop. L’ultimo saggio è stato pubblicato sul n. 2 della rivista Anarres della Delos Books.

    1

    Gli alberi si accalcano fitti, ma non c’è sottobosco. Camminare è facile, piacevole. Non ci sono sentieri, l’erba è bassa e morbida. Le grida degli uccelli sono soffocate, non c’è fruscio d'animali. Il mondo è lontano.

    D'improvviso, nel bosco si apre una fenditura, un taglio diritto che si perde in lontananza. L'erba è uniforme e non calpestata, anche su questa striscia artificiale di terra. Il bosco ha già ripreso ad abitarla, alcuni piccoli e sparsi alberelli vi si sono inoltrati e fanno sperare in una prossima chiusura della ferita.

    Sembra che questa freccia nel bosco non indichi nulla, se non un sentiero verso il silenzio.

    l radi rumori si fanno sempre più lontani, il bosco s'immobilizza. Non ci si accorge di camminare in una radura finché non si incontrano pietre, invece di alberi.

    La radura si apre lentamente, sembra protetta dagli alberi intorno, che ne impediscono la vista dall'esterno e fermano i rumori. Nessuno ci può arrivare per caso, bisogna volerci andare e pochi, ormai, vogliono o devono.

    La radura è molto grande, di forma irregolare, palesemente artificiale, ma senza alcun segno della sua originaria funzione. Il manto erboso è uniforme, ma non c’è alcun segno che il bosco voglia riappropriarsene.

    Pietre la ricoprono da un capo all'altro.

    Pietre, grandi, piccole, di ogni forma, provenienti dai luoghi più diversi e più lontani del mondo, pietre portate con dolore e disperazione in quel bosco silenzioso. Pietre incise con la vita di migliaia di persone, di nomi di paesi e città. Non c’è ordine, né significato. Hanno occupato la radura. Per trattenere la terra e i morti che vi sono sepolti.

    La più grande, più alta di una persona, è verso il centro, un po' isolata.

    Arrivarci, attraversando la radura cosparsa di pietre, leggendo i nomi sulle pietre, è il solo modo per capire.

    Su quella grande pietra è scritto:

    WARSAW.

    Anni dopo, potrà accadere

    Bosco, esterno giorno.

    Lo stesso luogo, privato del silenzio. Da un lato, gruppi di operai montano alte impalcature di tubi di ferro, mentre accanto altri uomini scaricano da enormi camion apparecchiature televisive.

    La ferita aperta nel bosco ha ripreso a sanguinare, prima i camion ed ora dei pachidermici bulldozer ritracciano i solchi paralleli dei convogli ferroviari.

    Dalla parte opposta, e più in profondità nella radura, si stanno tendendo attraverso alcuni bassi paletti dei nastri bianchi e rossi. All'interno, verso il bosco, alcune decine di persone, abbigliate con modesti e incongrui vestiti da contadini – cappellacci flosci, gonne larghe e colorate, camicie pesanti – ascoltano con attenzione un uomo in jeans e maglietta, con degli auricolari al collo collegati ad un apparecchio alla cintura.

    Gesticolando per indicare luoghi e persone, l'uomo parla con voce sufficientemente alta per farsi sentire da tutti i finti contadini.

    – Allora, voi

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