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Saper parlare - guida pratica per sviluppare l'arte della parola attraverso la gestualità, il linguaggio e l'ascolto per conquistare il dominio di sé e degli altri

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Saper parlare - guida pratica per sviluppare l'arte della parola attraverso la gestualità, il linguaggio e l'ascolto per conquistare il dominio di sé e degli altri

valutazioni:
5/5 (1 valutazione)
Lunghezza:
158 pagine
3 ore
Pubblicato:
26 gen 2016
ISBN:
9786050418866
Formato:
Libro

Descrizione

“Chi sa parlare è capace di far tacere tutti i cannoni del mondo”

Kotzbue “Helferstein”


“Saper parlare?” Sapere, amici lettori, considerato però in due sensi: in qualità e in quantità.
In questo mio nuovo libro vi voglio insegnare a parlare. Insegnarvelo anche se avete la parola difficile, stentata, se siete balbuzienti. Non dovete mai scoraggiarvi. La balbuzie e qualunque altra difficoltà di riuscire ad articolare che erano considerate sino a poco tempo fa quasi delle malattie inguaribili, oggi vengono classificate come semplici difetti annullabili facilmente per mezzo di semplici esercizi che vi andrò esponendo più oltre. Voi, certo conoscerete la storia di Demostene che è stato il più grande oratore ateniese (384-322 a. C.) e che tuttavia aveva un difetto di pronunzia marcatissimo. Era balbuziente. Ma a forza di volontà, Demostene riuscì a vincerlo mettendosi dei sassolini in bocca allo scopo di superare gli intoppi della parola. Per potersi addestrare a parlare spedito, Demostene si ritirava per lunghi giorni in una spelonca sulla riva del mare ed ivi recitava ad alta voce i suoi discorsi. Il mare in tempesta aveva il compito di recitare la parte della folla rumoreggiante ed il giovane oratore non era soddisfatto se non quando con la sua voce riusciva a superare il fragore delle onde. E fu così che poté vincere clamorosamente la sua prima causa contro il tutore Afobo che aveva fatto man bassa dei capitali affidatigli.
Insegnarvelo anche se, avendo la parola facile, non riuscite a quadrare i vostri discorsi come qualità. Per ogni uomo c'è una medicina. La stessa medicina è difficile che sia adatta a due persone diverse. Così è indispensabile che abituiate subito il vostro cervello al concetto che non è possibile parlare allo stesso modo con due persone diverse. Tanto per stare a Demostene, a chi gli chiedeva come avesse fatto a diventare un oratore di un così grande valore, egli rispose: — Spendendo più in olio che in vino — e con ciò alludeva alle lunghe notti vegliate, intento allo studio accanto alla sua lampada ad olio.
Questo mio libro vuole essere appunto un manuale dedicato a questo scopo: farvi conoscere cosa sia la parola, cosa se ne possa ricavare, come la si possa utilizzare e soprattutto “quando”. Ed in primo luogo, vi vuole insegnare a dosarla opportunamente come uno di quei veleni che in dosi logiche offrono la salute, in dosi errate portano alla morte.
Amici timidi, balbuzienti, impacciati nel tentare di esprimere ciò che vorreste dire, il guarire, il diventare delle persone con lo scilinguagnolo pronto non dipende che da voi. Se mi seguirete attentamente nelle brevi tappe di questo mio studio, ritrarrete immediatamente dei grandi vantaggi. Per ottenere ciò basta che consideriate il mio libro non come un libro da leggersi bensì come una serie di lezioni da eseguirsi. Procedete oltre soltanto quando avrete l'impressione netta di essere riusciti a realizzare i consigli ch'io andrò man mano esponendovi.
Pubblicato:
26 gen 2016
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9786050418866
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Libro

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Saper parlare - guida pratica per sviluppare l'arte della parola attraverso la gestualità, il linguaggio e l'ascolto per conquistare il dominio di sé e degli altri - H. G. Watson

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Saper parlare

Guida pratica per sviluppare l'arte della parola attraverso la gestualità, il linguaggio e l'ascolto per conquistare il dominio di sè e degli altri

H.G. WATSON

Prima edizione digitale 2016 a cura di Anna Ruggieri

INDICE

Introduzione

PARTE PRIMA

IL SECOLO DELLA PAROLA

I. Una chiave per il successo

Il. Il balbuziente, martire ignoto

III. I bimbi e la parola

IV. La fonologia

V. Il sistema del dott. James Sonnet Greene

PARTE SECONDA

IL MECCANISMO DELLA CONVERSAZIONE

I. Svolta pericolosa

II. Il seccatore pubblico N. 1

III. Potenza della voce

IV. Come ci si fa ascoltare

V. I segreti del gesto e dello sguardo

PARTE TERZA

LA PAROLA E LA VITA

I. La musica della bellezza

II. L'arte di dir di no

III. La donna in società

IV. La parola applicata

PARTE QUARTA

LA PAROLA E IL PUBBLICO

I. Come si conquista un uditorio

II. L'uno e i molti

III. L'A. B. C. dell'oratore

IV. Come si prepara un discorso

INTRODUZIONE

Chi sa parlare è capace di far tacere tutti i cannoni del mondo

Kotzbue Helferstein

Saper parlare? Sapere, amici lettori, considerato però in due sensi: in qualità e in quantità.

In questo mio nuovo libro vi voglio insegnare a parlare. Insegnarvelo anche se avete la parola difficile, stentata, se siete balbuzienti. Non dovete mai scoraggiarvi. La balbuzie e qualunque altra difficoltà di riuscire ad articolare che erano considerate sino a poco tempo fa quasi delle malattie inguaribili, oggi vengono classificate come semplici difetti annullabili facilmente per mezzo di semplici esercizi che vi andrò esponendo più oltre. Voi, certo conoscerete la storia di Demostene che è stato il più grande oratore ateniese (384-322 a. C.) e che tuttavia aveva un difetto di pronunzia marcatissimo. Era balbuziente. Ma a forza di volontà, Demostene riuscì a vincerlo mettendosi dei sassolini in bocca allo scopo di superare gli intoppi della parola. Per potersi addestrare a parlare spedito, Demostene si ritirava per lunghi giorni in una spelonca sulla riva del mare ed ivi recitava ad alta voce i suoi discorsi. Il mare in tempesta aveva il compito di recitare la parte della folla rumoreggiante ed il giovane oratore non era soddisfatto se non quando con la sua voce riusciva a superare il fragore delle onde. E fu così che poté vincere clamorosamente la sua prima causa contro il tutore Afobo che aveva fatto man bassa dei capitali affidatigli.

Insegnarvelo anche se, avendo la parola facile, non riuscite a quadrare i vostri discorsi come qualità. Per ogni uomo c'è una medicina. La stessa medicina è difficile che sia adatta a due persone diverse. Così è indispensabile che abituiate subito il vostro cervello al concetto che non è possibile parlare allo stesso modo con due persone diverse. Se usate un linguaggio per convincere un vostro inferiore od un vostro simile di grado, lo stesso linguaggio — è ovvio non sarà valido per una persona intellettualmente superiore a voi. Ma potrete convincere anche questa, se seguite attentamente i miei consigli.

Tanto per stare a Demostene, a chi gli chiedeva come avesse fatto a diventare un oratore di un così grande valore tanto che nessuno osasse averlo ad avversario, egli rispose: — Spendendo più in olio che in vino — e con ciò alludeva alle lunghe notti vegliate, intento allo studio accanto alla sua lampada ad olio.

Bisogna che sia l'uomo a guidare la parola e non la parola a trascinare l'uomo. In certe contingenze è di estrema abilità saper tacere e saper magari dimenticare ciò che si sente. La parola è una terribile arma e come tutte le armi, delicatissima a maneggiarsi.

Questo mio libro vuole essere appunto un manuale dedicato a questo scopo: farvi conoscere cosa sia la parola, cosa se ne possa ricavare, come la si possa utilizzare e soprattutto quando. Ed in primo luogo, vi vuole insegnare a dosarla opportunamente come uno di quei veleni che in dosi logiche offrono la salute, in dosi errate portano alla morte.

Vi sono dei popoli primitivi che sanno esprimere tutti i loro sentimenti e tutti i loro desideri con un numero limitatissimo di parole. Non sono la quantità di parole, la farragine, l'ampollosità che rendono un discorso convincente. Al contrario più è chiara e più è sintetica e semplice la vostra espressione e più vi sarà facile convincere il vostro uditorio.

Amici timidi, balbuzienti, impacciati nel tentare di esprimere ciò che vorreste dire, il guarire, il diventare degli esseri normali, delle persone con lo scilinguagnolo pronto non dipende che da voi. Se mi seguirete attentamente nelle brevi tappe di questo mio studio, ritrarrete immediatamente dei grandi vantaggi. Per ottenere ciò basta che consideriate il mio libro non come un libro da leggersi bensì come una serie di lezioni da eseguirsi. Procedete oltre soltanto quando avrete l'impressione netta di essere riusciti a realizzare i consigli ch'io andrò man mano esponendovi.

Naturalmente alcuni problemi particolari, in questo mio libro si trovano appena sfiorati ed accennati poiché essi sono studiati a fondo in altri miei volumi che sono apparsi o sono in corso di stampa in questa stessa collezione.

Opportuni richiami al momento necessario, serviranno ad illuminarvi.

PARTE PRIMA - IL SECOLO DELLA PAROLA

CAPITOLO PRIMO - Una chiave per il successo

La vera forza motrice in questo invisibile regno del pensiero ed iu questa unione intellettuale che scorre per tutti i secoli ed anche si allarga da una nazione all'altra, è La potenza della parola.

SCHLEGEL

La parola è oggi più che mai la chiave del successo. L'umanità è sempre stata dominata da due forze: la parola e l'azione. Forze che, a volte, sono state erroneamente considerate antitetiche. C'è stato anzi un periodo in cui la parola era caduta in grande dispregio. Tutti gli allori andavano all'azione. Gli nomini chiusi erano considerati dei geni. 1. chiacchieroni dei pappagalli inutili.

Ma il tempo ha dato ragione ai secondi. Sono state le parole che hanno fatto la storia. L'azione non si è dimostrata che un corollario della parola ed un corollario impossibile a realizzarsi senza l'impulso della parola.

Esopo, il celebre schiavo favolista greco, vissuto tra il VII e il VI secolo avanti Cristo, usava dire: Cosa vi è di meglio al mondo della lingua? È il legame della vita civile, l'organo della verità e della scienza, la sovrana delle assemblee politiche. Cosa vi è di peggio della lingua? È la causa di tutti i litigi, di tutte le inimicizie e di tutte le guerre.

In questa chiara sintesi di ventisei secoli or sono è tutta la verità più profonda. La parola è il motore sovrano. Il motore del bene e del male. Il segreto consiste tutto nel saperla indirizzare.

Nel secolo decimonono, la parola ha avuto il suo grande secolo con la fioritura dei tribuni. Ma sono essi da condannare? O non hanno forse preparato la strada ai tempi avvenire, quindi agli atti? La parola è stata sempre il grande sprone per tutte le imprese eccezionali. Alessandro, Annibale, Cesare al Rubicone ed a Rimini, ebbero bisogno della parola alatissima per convincere. Cosa sarebbe stato di essi se non avessero potuto comunicare con la folla attraverso la loro eloquenza? La storia è fatta più di discorsi che di azioni. Nella storia moderna dell'Italia forse che il discorso di D'Annunzio sullo scoglio di Quarto non segna una svolta luminosa? E quello di Roma prima dell'impresa di Fiume? Non sono stati forse dei discorsi a creare e sciogliere le situazioni più complicate? Cosa sarebbero i piloti attuali del mondo se essi non sapessero rivolgersi al grande pubblico avvincendolo?

Riabilitiamo quindi la parola.

Non dimenticate che oggi siamo nel secolo della parola, nel secolo in cui essa è più che mai indispensabile. La radio domina sovrana (e questo necessiterà un capitolo particolare poiché tutti credono di essere capaci di parlare alla radio mentre in realtà ancora oggi la percentuale di coloro che possono affrontare con successo il microfono è spaventosamente bassa!), anche il cinematografo ha bisogno di voci: il commercio si basa sulle parole, poiché la concorrenza poggia su di esse. Si deve infine dar ragione allo shakespeariano e amletico: «Parole! Parole! La vita è fatta di parole". Parole più parlate che scritte.

Ma bisogna che non perdiate di vista una cosa: che cioè mentre il diciannovesimo secolo era il secolo delle chiacchiere per le chiacchiere, secolo in cui i retori, avvocati, oratori di qualunque tipo, in tribunale, al parlamento o in piazza, si conquistavano una facile celebrità come i conversatori da salotto, oggi che la parola ha assunto una importanza ancora maggiore essa perde qualunque valore se non è convalidata dai fatti. Ma è vero anche l'opposto che se i fatti non sono preceduti da un'abile preparazione di parole perdono quasi tutto il loro valore e non raggiungono quasi mai le mete prefissesi.

L'innegabile verità è che viviamo in un secolo positivo. Se l'imbonitore di piazza non ha proprio niente da smerciare, può ben essere eloquente come Demostene o Cicerone, ma in breve dovrà piegare le tende e far fagotto per mancanza di movimento d'affari.

I timidi, i balbuzienti, gli incapaci ad esprimersi si consolano con la consolazione dell'eunuco, blaterando che tutto ciò è falso e che nella vita soltanto i fatti hanno una logica ragione di essere e sono la chiave del successo. Ammettiamo, per amore di discussione, che ciò possa essere vero: ma se i fatti riscuotono un successo di per se stessi, di quanto sarebbe moltiplicato questo successo se i fatti fossero accompagnati dalle opportune parole?

Ci troviamo alla presenza di autentici fanatici, di pragmatisti che è meglio lasciar gracchiare. Vedremo dove potranno essere condotti dai loro fatti muti.

E’ possibile conquistare una donna senza il fascino delle parole? E allora perché Cristiano ha avuto bisogno di Cirano, e perché Rossana ha amato in Cristiano soltanto le parole di Cirano? E come mi spiegate, signori scettici, allora il successo di tutti i segretari galanti di questo mondo? Se fossero sufficienti i fatti a cosa servirebbero queste parole? E perché gli uomini politici che mancano di eloquio — anche se geniali ed abili — vengono presto o tardi sommersi e dimenticati a causa di qualcuno che sa parlare meglio di loro?

Io non sono un fanatico della parola e nemmeno dell'azione. Io affermo che si tratta di due coefficienti i quali agiscono coordinatamente, e più aumenta l'importanza della parola, in ragione diretta, altrettanto si moltiplica l'importanza dell'azione. Non si conclude più nulla, nella vita, in nessun campo, non si raggiunge il successo — come avveniva soltanto or è mezzo secolo; come si vedeva ai tempi di Dulcamara — con il puro e semplice artifizio della parola o piuttosto con l'uso della parola come si faceva nel secolo scorso. I tempi mutano e si evolvono per tutte le cose. L'imbonitore il quale attraeva il pubblico presentando il negro che mangiava il pollo crudo, ha naturalmente dovuto cambiare repertorio passando alle sorelle siamesi, alla reginetta. Ma cosa dimostra ciò?

Tutte queste cose ho sentito mio dovere premettere perché non voglio che il mio lettore si possa illudere di imparare a saper parlare con metodi che sono vecchi anche di soli vent'anni. Ogni tempo, la sua arte della parola. Soltanto dieci anni or sono, i fanatici della parola non si preoccupavano affatto dei capitoli radio, telefono, cinematografo che sono invece i pilastri dell'eloquenza moderna e che sono le basi su cui poggia questo mio studio.

Oggigiorno la chiave del successo si chiama parola-azione. Ma l'azione senza la parola perde l'ottanta per cento delle possibilità mentre la parola senza l'azione può perdere sì e no il cinquanta. È vero che oggi si agisce come quantità, come qualità, come velocità assai di più di quanto si sia agito in precedenza; ma non è meno vero che altrettanto si è evoluta la progressione della parola. Uno specchio sia per voi la moltiplicazione dei giornali. Mentre circa quaranta milioni di periodici inondano oggi tutta l'America, per ottenere una consimile statistica cinquant'anni or sono vi era sufficiente

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