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Victoria

Victoria

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Victoria

Lunghezza:
164 pagine
2 ore
Editore:
Pubblicato:
May 13, 2016
ISBN:
9781507127667
Formato:
Libro

Descrizione

 “The Daughters of Darkness” (le figlie delle Tenebre) è una serie di eroine che potrebbero o no conoscersi, ma che tutte hanno lo stesso padre, Vlad Montour.

Victoria è una Cacciatrice vampira, una delle ultime della sua specie. È il meglio del meglio.

Quando scopre che uno dei suoi bersagli è effettivamente sua sorella, la lascia andare, solo per ritrovarsi così dalla parte sbagliata rispetto al consiglio.

Costretta a dimostrare il suo valore, va a caccia del suo prossimo bersaglio, un lupo mannaro. Ferita e affamata, è obbligata a fare ciò che deve per sopravvivere. Le sue azioni provocano l’ira dell’antico consiglio, ritrovandosi così a essere l’unica cosa che aveva sempre disprezzato. La preda.

Questa è la storia di Tori, scritta da W.J. May. È un racconto. Come cortesia, l’autrice ci tiene a informare i lettori che questo racconto finisce con un finale ricco di suspense. Il libro successivo continuerà la storia.

Editore:
Pubblicato:
May 13, 2016
ISBN:
9781507127667
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

About W.J. May Welcome to USA TODAY BESTSELLING author W.J. May's Page! SIGN UP for W.J. May's Newsletter to find out about new releases, updates, cover reveals and even freebies! http://eepurl.com/97aYf   Website: http://www.wjmaybooks.com Facebook:  http://www.facebook.com/pages/Author-WJ-May-FAN-PAGE/141170442608149?ref=hl *Please feel free to connect with me and share your comments. I love connecting with my readers.* W.J. May grew up in the fruit belt of Ontario. Crazy-happy childhood, she always has had a vivid imagination and loads of energy. After her father passed away in 2008, from a six-year battle with cancer (which she still believes he won the fight against), she began to write again. A passion she'd loved for years, but realized life was too short to keep putting it off. She is a writer of Young Adult, Fantasy Fiction and where ever else her little muses take her.


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Anteprima del libro

Victoria - W.J. May

~

VICTORIA

W.J MAY

VICTORIA

––––––––

Traduzione a cura di Silvia Stefani

Quattro autori, ognuno racconta la storia di una delle quattro figlie del Principe delle Tenebre, Vlad Montour (conosciuto anche come Vlad l’Impalatore, un cattivo della storia)

Blair - Chrissy Peebles

Jezebel - Kristen Middleton

Victoria - W.J. May

Lotus - C.J. Pinard

Victoria

Solo la morte potrebbe fermarla ora

The Daughters of Darkness (le figlie delle Tenebre) è una serie di quattro eroine che potrebbero o no conoscersi, ma che tutte hanno lo stesso padre, Vlad Montour.

Victoria è una cacciatrice vampira.

Victoria è una Cacciatrice vampira, una delle ultime della sua specie. È il meglio del meglio.

Quando scopre che uno dei suoi bersagli è effettivamente sua sorella, la lascia andare, solo per ritrovarsi così dalla parte sbagliata rispetto al consiglio.

Costretta a dimostrare il suo valore, va a caccia del suo prossimo bersaglio, un lupo mannaro. Ferita e affamata, è obbligata a fare ciò che deve per sopravvivere. Le sue azioni provocano l’ira dell’antico consiglio, ritrovandosi così a essere l’unica cosa che aveva sempre disprezzato. La preda.

Questa è la storia di Tori, scritta da W.J. May. È un racconto. Come cortesia, l’autrice ci tiene a informare i lettori che questo racconto finisce con un finale ricco di suspense. Il libro successivo continuerà la storia.

***Questa è una serie pensata per un pubblico adulto e contiene scene per lettori maggiori di sedici anni***

Prefazione

Le tenebre sono la prima cosa che ricordo e sarà l’ultima cosa che dimenticherò mai.

Quando mi sono trasformata, era buio e freddo,

un po’ come quel libro che inizia con: Era una notte buia e tempestosa...

Sarei dovuta essere terrorizzata, ma non sentivo alcuna paura. Qualcosa dentro di me cambiò quella notte. Qualcosa morì.

Fu molto tempo fa...

1

L'ululato del vento smorzò il suono di un altro tipo di urlo, che lacerò l'aria della notte. Mi sporsi dal ramo su cui ero appollaiata. Un altro farabutto era stato catturato. Si facevano sempre più difficili da trovare di questi giorni. Il tempo si era messo in pari con i cacciatori. Tutti gli altri si erano fatti più furbi o, più probabilmente, erano scappati a nascondersi. Sopravvivenza del più adatto.

I vampiri erano la specie più forte. Lo credevo senza alcun dubbio. 

A poco più di dieci metri da me si spezzò un ramo. Mi irrigidii e trattenni il fiato. Mossi il braccio per prendere una freccia da dietro di me e la incoccai nell'arco. La tenuta di pelle nera che indossavo era allo stesso tempo aderente e comoda. Non faceva alcun suono, si muoveva semplicemente come parte del mio corpo. Tutti i cacciatori indossavano lo stesso materiale. Girai l'arco quando sentii un altro rumore e mirai a pochi passi dall'albero di fronte a quello in cui ero seduta io.

Sbattei le palpebre e mi concentrai, cercando di capire se la cosa che aveva fatto rumore fosse un amico o un nemico. Vlad preferiva uccidere prima, e controllare chi fosse dopo. Il tizio era un idiota, nonché mio padre.

«Victoria?» Chiamò Hamish.

Mantenni la freccia pronta a scattare e guardai giù, sapendo che i miei occhi blu zaffiro avrebbero riflettuto la luce della luna. «Che c’è?» Urlai.

Chinò la testa e si rannicchiò. «Non spararmi.»

«Che c’è?» Le mie mani rimasero in posizione.

«Uno dei cani ha trovato una pista. Dice che è quello che stai cercando.»

Senza esitare, scivolai dal ramo e mi lascia cadere per i quindici metri che mancavano al suolo. A metà, lasciai andare la freccia che ancora miravo su Hamish. Atterrai come un gatto, in piedi, e gettai la testa indietro per spostare i capelli corvini oltre le spalle.

Hamish saltò e strillò. I suoi riflessi erano veloci per un umano, deboli per un mezzo vampiro. Mi irritava, ma era leale. Uno dei pochi di cui mi fidassi. «Mi hai quasi preso!» Si toccò l’orecchio e imprecò. «Mi hai beccato l’orecchio! Sto sanguinando.»

Sentii l’odore del sangue prima che lo notasse lui. Sentivo gli occhi bruciarmi e sapevo che in quel momento erano di un brillante azzurro cielo. La sua parte umana era tossica. Sbattei le palpebre e ignorai il bruciore alla gola. «Stai bene.» Riposi l’arco nella sua custodia sulla schiena ed estrassi la pistola dalla fondina che portavo al fianco. La puntai dietro Hamish. «Lui non così tanto.»

Una specie di mezzuomo o essere soprannaturale giaceva ormai per sempre in silenzio a terra dietro Hamish. Come fa l’idiota a non sentirli mai... Sbuffai. Non aveva importanza. «Dov’è il lupo?» Mi avviai verso la direzione da cui era venuto Hamish, senza preoccuparmi di aspettarlo.

Si mise a correre per riprendere terreno, standomi alle spalle. «È vicino all’acqua. Puzza da cane bagnato.»

«Anche tu.» Accelerai il passo e annusai l’aria. Il lupo mannaro era forse a duecento metri di distanza. Mi avvicinai alla sponda del torrente e lo saltai. Hamish cercò di fare lo stesso, ma atterrò in mezzo all’acqua.

Malcom, il mio compagno di caccia, se ne stava appoggiato a un albero aspettandomi. Indicò il lupo nero e grigio accanto all’acqua. «Finalmente!» Si staccò dalla corteccia e si mise accanto al lupo.

Il lupo sollevò la gigantesca testa e mi guardò con i suoi occhi ambrati. Doveva avere quasi novant’anni ormai, ce l’avevo sin da quando era un cucciolo. Gli accarezzai l’orecchio destro, vicino a dove mancavano pelliccia e pelle. «Cos’hai trovato tesoro?»

Malcolm sbuffò. «Parli meglio a quel sacco di pulci che al resto del mondo.»

Lo ignorai e sorrisi quando Eddie ringhiò dal profondo della gola. «Non farlo arrabbiare di nuovo, Malcolm.»

Eddie si allontanò dalla mia mano e girò attorno alla grande quercia su cui era appoggiato Malcolm. Uscì dall’altro lato in forma umana. «La scia è sparita qui nell’acqua, penso che la ragazza si stia spostando nel torrente per nascondersi da noi.»

«La ragazza? Ne sei sicuro?» Doveva essere quella che volevamo.

Eddie annuì, i capelli lunghi e ispidi si mossero di conseguenza. «Sicuro.»

Guardai Malcolm che sembrava sorpreso quanto me. «Sapresti dire quale direzione ha preso?»

Eddie indicò verso ovest. «Penso da quella parte. La corrente tira verso est, quindi immagino che stia andando controcorrente per cercare di depistarvi.»

Agganciai la pistola alla sua fondina. «Allora andiamo. Sarà giorno fra un paio d’ore e ci occorrerà trovare un modo per andare sottoterra o comunque lontano dalla luce del sole. Non voglio che accumuli ancora più vantaggio di quanto non abbia già. Deve morire oggi o domani. Preferibilmente stanotte.»

«Non so se sia sola,» disse Eddie a bassa voce. Si piegò in avanti, a disagio nella sua forma umana. Trascorreva la maggior parte del suo tempo come lupo ormai, e di solito al mio fianco.

«Ha un gruppo?»

Lui scosse la testa. «Non lo so.»

Mi bloccai e annusai l’aria. «Sento odore di sangue.»

Malcolm e Hamish si fermarono dietro di me. «Molto sangue,» aggiunse Malcolm.

«Oh merda.» Iniziai a correre. «È già iniziata.»

«Cosa?» Malcolm teneva con facilità il mio passo. Accanto a lui, Eddie era ritornato nella sua forma di lupo.

Non avevo idea di dove fosse Hamish. Ci avrebbe raggiunti prima o poi. Mi irritava dovermelo sempre portare dietro. Tre non fanno una compagnia. Il mio cane non contava. «Stiamo cacciando una strega. O mezza strega, non si è ancora trasformata. Questa grande quantità di sangue mi fa pensare che qualcun altro la voglia trasformata.»

«O la vuole morta più di noi.» Malcolm strizzò gli occhi nel cielo scuro.

Qualche momento più tardi gli afferrai la giacca per trattenerlo. «Shhhh!» Sibilai, con gli incisivi che si allungavano per l’eccitazione. «La sento. È vicina. Ascoltate il suo cuore.»

Tenni il dito sulle labbra e indicai verso sinistra. Mi mossi verso destra, Eddie appena dietro di me. Una delle sue zampe schiacciò un ramo. Si spezzò, interrompendo i versi di grilli e altri insetti della notte.

«Chi va là?» Gridò una voce dolce e incerta.

I grilli ripresero a cantare.

Si sollevò una folata di vento e mi spostò i capelli davanti al viso. Irritata, li spinsi dietro le orecchie. Mi diressi verso il battito cardiaco e feci segno a Malcolm di fare il giro da dietro. Annuì. Procedetti lentamente tra le foglie ed entrai nella radura.

Una bellissima ragazza, più o meno della mia età, se ne stava in piedi, ansimante, a circa sei metri da me. Capelli scuri, pelle chiara e liscia. Aveva il potenziale per essere bellissima, solo che ancora non lo sapeva. La cosa dell’età poteva essere complicata, io sembravo una ventenne, ma ero nata troppo tempo fa per ricordarmi quando esattamente. La fissai negli occhi, avevano una sfumatura viola. «Ah, tesoro,» si strinse la mano sopra il cuore. Era spaventata, ma stranamente, sembrava anche arrabbiata. «Sembra che molte persone ti vogliano morta.» Abbassai lo sguardo verso i suoi vestiti macchiati di sangue. «Me inclusa.»

La ragazza deglutì a fatica, il suo battito spingeva l’arteria sul collo. Trattenni il respiro, non volendo il profumo di sangue nelle narici. Mi avrebbe solo tentato di più.

Le tremarono le labbra. «Stavo vivendo la mia vita normalmente, e all'improvviso tutti vogliono uccidermi.»

«Mi interessa solo fare il mio lavoro.»

«Ti prego lasciami andare,» implorò.

Seriamente? Perché le persone continuavano a chiederlo? «Non posso farlo.» Scrollai le spalle. «Hai qualcosa che il mio capo vuole.»

Lei sbuffò. «Sì, i miei poteri.» Fece una pausa, come se stesse cercando un modo per rimandare l’inevitabile. «Come ti chiami?»

Alzai gli occhi verso il cielo e poi di nuovo su di lei. «Davvero? A questo punto, importa sul serio?»

Si raddrizzò, le mani sui fianchi. «Merito di sapere il nome del mio boia.»

«Ai tempi di re Enrico, c’era una certa stima per questo compito. Nessuno conosceva il boia. Erano riveriti e temuti.»

La pazza tenne duro. Potevo quasi sentire Malcolm ridacchiare dietro di lei.

«Tori. Pensami come una cacciatrice di taglie del soprannaturale. Sfortunatamente per te, tu sei il mio bersaglio. Non ho fatto io la lista nera. Faccio solo ciò che mi viene detto. Abbiamo tutti un compito. Non è niente di personale.» Mi bruciarono ancora gli occhi e gli incisivi premettero contro la carne delle mie labbra. Ci passai la lingua sopra, le loro punte affilate e familiari.

Lei

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