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E-book367 pagine10 ore

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Info su questo ebook

Siamo nell'84 e mentre il sottoscritto aveva appena un anno e più che mangiare e cagare non faceva, in America già si facevano i conti con le innovazioni scientifiche nel campo medico, biomedico e comportamentale. È nel lontano 1974 che per la prima volta si intravede negli Stati Uniti una regolamentazione che controlli le sperimentazioni sui bambini, i ritardati e i feti ma dieci anni dopo c'erano ancora case farmaceutiche pronte a scavalcare qualsiasi tipo di etica per brevettare nuove cure. È in questo contesto che troviamo Adam, studente di medicina, alle prese con la Arolen, una multinazionale con degli strani interessi verso la ginecologia e le donne incinta. Già in una condizione economica poco invidiabile, scopre che la moglie aspetta un bambino e, proprio per salvarlo, dovrà combattere una guerra contro il colosso farmaceutico, superando prove impossibili per evitare che il male gli rubi un figlio non ancora nato. Robin Cook ha il pregio di riuscire a scrivere di argomenti insidiosi come la scienza biomedica con una facilità estrema, inserendoli in narrazioni alle quali tutti possono avvicinarsi.
LinguaItaliano
Data di uscita19 ott 2015
ISBN9788955642186
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    Anteprima del libro

    Sotto controllo - R. Cook

    INDICE

    SOTTO CONTROLLO

    PROLOGO

    CAPITOLO 1

    CAPITOLO 2

    CAPITOLO 3

    CAPITOLO 4

    CAPITOLO 5

    CAPITOLO 6

    CAPITOLO 7

    CAPITOLO 8

    CAPITOLO 9

    CAPITOLO 10

    CAPITOLO 11

    CAPITOLO 12

    CAPITOLO 13

    CAPITOLO 14

    CAPITOLO 15

    CAPITOLO 16

    SOTTO CONTROLLO

    ROBIN COOK

    (Mindbend)

    A Barbara

    PROLOGO

    DIVIETO DI RICERCA SUI FETI

    Nuova regolamentazione per la ricerca medica

    di HAROLD BARLOW

    Servizio speciale per il New York Times

    WASHINGTON, 12 luglio 1974 - Il presidente Richard M. Nixon ha firmato oggi la trasformazione in legge del National Research Act (Pub. L. 93-348). La legge invoca la costituzione di un Comitato nazionale per la protezione di soggetti umani nella ricerca biomedica e comportamentale. Crescenti sono le preoccupazioni riguardo all'etica della ricerca sui bambini, sulle persone ritardate, i prigionieri, gli ammalati all'ultimo stadio e particolarmente i feti.

    Si spera che con la creazione di norme appropriate si possa ovviare ad alcuni degli sconcertanti abusi denunciati di recente, quali l'epatite trasmessa deliberatamente a un gran numero di bambini ritardati allo scopo di studiare l'evoluzione naturale della malattia, o la scoperta avvenuta alcuni mesi fa in un ospedale di Boston di una dozzina di feti abortivi smembrati.

    La prima fase di perfezionamento della legge comprende una moratoria sulla «ricerca negli Stati Uniti su un feto umano vivente, prima o dopo l'aborto volontario, a meno che tale ricerca non sia condotta allo scopo di assicurare la sopravvivenza di tale feto». Ovviamente il problema del feto è intimamente collegato a quello altamente emozionale dell'aborto.

    Varie sono state le reazioni alla nuova legislazione nei circoli scientifici. Il dottor George C. Marstons del Cornell Medical Center ha accolto con piacere la nuova legge, affermando che «da tempo si sentiva la necessità di norme per l'etica di comportamento nella sperimentazione umana. La competitiva pressione economica esercitata per compiere importanti passi avanti nella ricerca crea un'atmosfera in cui gli abusi diventano inevitabili».

    In disaccordo con il dottor Marstons si è dichiarato il dottor Clyde Harrison della Arolen Pharmaceuticals, il quale ha detto che «la politica anti-aborto sta tenendo la scienza in ostaggio, impedendo la necessaria ricerca medica». Il dottor Harrison ha proseguito spiegando che la ricerca sul feto ha dato molti e significativi risultati scientifici. Fra i più importanti vi è la possibilità di curare il diabete. Iniettando nel pancreas tessuti fetali si è dimostrato che le cellule pancreatiche produttrici di insulina si riproducono. Parimenti importante è l'uso sperimentale di tessuto fetale per guarire la paralisi, precedentemente incurabile, derivata da offese alla spina dorsale. Iniettato nella zona del trauma, il tessuto provoca un effetto spontaneo di risanamento generando la crescita di nuove cellule sane.

    È troppo presto per giudicare l'impatto di questa legge prima che le varie commissioni a cui è stato dato mandato abbiano presentato i loro pareri al segretario di Stato Caspar Weinberger. Nel campo della ricerca la nuova legge avrà un effetto immediato, limitando severamente la fornitura di tessuto fetale. Pare che la fonte principale di tale tessuto siano stati gli aborti volontari, anche se non si sa se questa necessità abbia giocato un ruolo determinante o meno nelle decisioni dei medici di procurare gli aborti.

    27 NOVEMBRE 1984

    JULIAN CLINIC, NEW YORK CITY

    Candice Harley avvertì la puntura dell'ago che le penetrava nella pelle sul fondo schiena, seguita da un'acuta sensazione di bruciore. Era come la puntura di un'ape, con la differenza che il dolore si dileguò rapidamente.

    «Sto solo introducendo dell'anestetico localmente, Candy», disse il dottor Stephen Burnham, un anestesista bruno e di bell'aspetto, il quale aveva assicurato a Candy che non avrebbe sentito assolutamente nulla. Purtroppo lei aveva già sentito male - non molto, ma abbastanza da farle perdere un po' di fiducia in ciò che le aveva detto il dottor Burnham. Lei aveva chiesto di essere addormentata, ma il medico l'aveva informata che l'anestesia peridurale era più sicura e che l'avrebbe fatta sentir meglio dopo l'aborto e il procedimento di sterilizzazione.

    Candy si morse un labbro. Avvertì un'altra fitta dolorosa. Anche questa non forte, ma la fece sentire vulnerabile e mal disposta verso quello che stava per avvenire. A trentasei anni Candy non era mai stata prima in ospedale e tanto meno aveva mai subito un intervento. Era atterrita e lo aveva detto al dottore. Ancora una volta sentì la sensazione di bruciore e di riflesso irrigidì la schiena.

    «Non si muova, adesso», l'ammonì il dottor Burnham.

    «Mi scusi», si affrettò a dire Candy, con il timore che se non avesse collaborato non l'avrebbero curata con la dovuta attenzione. Era seduta sull'orlo di un lettino a rotelle sistemato in un'alcova adiacente a una delle sale operatone. In piedi davanti a lei vi era un'infermiera e, sulla destra, una tendina che era stata tirata per isolare l'alcova dal corridoio della sala operatoria, sempre pieno di traffico. Al di là della tenda Candy sentiva delle voci soffocate e il rumore di acqua corrente. Di fronte vi era una porta con una finestrella attraverso la quale si poteva vedere la sala operatoria.

    Candy era coperta soltanto da una sottile camicia dell'ospedale, aperta sulla schiena, per consentire al dottore di fare quello che stava facendo. Lui le aveva spiegato con abbondanza di particolari come si sarebbero svolte le cose, ma Candy, intimidita da tutto quanto la circondava, faceva molta fatica a concentrarsi. Era tutto nuovo e terrificante per lei.

    «Ago Tuohy, per favore», disse il dottor Burnham. Candy si domandò che cosa fosse mai un ago Tuohy. Sembrava qualcosa di terribile, a giudicare dal nome. Sentì lo strappo di un sacchetto di cellophane.

    Tenendo l'ago da tre pollici con la mano guantata il dottor Burnham lo controllò bene facendo scorrere su e giù lo stantuffo per accertarsi che si muovesse liberamente. Fatto un passo a sinistra per assicurarsi che Candy stesse seduta diritta, collocò l'ago sulla zona in cui aveva iniettato l'anestetico locale.

    Con tutte e due le mani lo spinse nella schiena di Candy. Le sue dita esperte lo sentirono penetrare attraverso la pelle e scivolare fra le protuberanze ossee delle vertebre lombari. Si fermò poco prima del ligamentum flavum che costituisce la protezione della spina dorsale. L'anestesia peridurale era piuttosto difficile e proprio per tale ragione il dottor Burnham amava praticarla. Il fatto di sapere che non tutti erano in grado di farla con la sua stessa abilità gli procurava enorme soddisfazione. Con gesto enfatico estrasse lo stantuffo. Come previsto, non uscì nemmeno una goccia di umore cerebrospinale. Spinse lo stantuffo e fece penetrare l'ago di un altro millimetro e lo sentì forare il ligamentum flavum. Fece la prova dell'aria: perfetto! Sostituita la siringa vuota con una piena di tetracaina, il dottor Burnham iniettò una piccola dose di sostanza a Candy.

    «Sento una sensazione strana nella parte esterna della gamba», disse Candy preoccupata.

    «Questo significa che siamo proprio dove dobbiamo essere», spiegò il dottore. Con mani abili rimosse la siringa con la tetracaina e poi fece passare il filo di un piccolo catetere di plastica attraverso l'ago Tuohy. Una volta che il catetere fu sistemato, tolse l'ago e coprì la zona della puntura con un cerotto.

    «Ecco fatto», esclamò il dottor Burnham, togliendosi i guanti sterili e appoggiando una mano sulla spalla di Candy per farla distendere. «Non dirà che le ho fatto male.»

    «Ma non sento l'anestetico», disse Candy, temendo che procedessero con l'intervento anche se l'anestesia non aveva ancora fatto effetto.

    «È perché non le ho ancora dato niente», spiegò il dottor Burnham.

    Candy si lasciò sistemare sul lettino a rotelle con l'aiuto dell'infermiera, che le sollevò le gambe e poi la ricoprì con una sottile coperta di cotone. La donna si tenne la coperta stretta sul petto come se avesse potuto offrirle una qualche protezione. Il dottor Burnham si mise a trafficare con un tubicino di plastica che era spuntato da sotto di lei.

    «Si sente ancora nervosa?» le chiese il dottore.

    «Peggio!» ammise Candy.

    «Le somministrerò ancora un po' di sedativo», le disse il dottore, premendole le mani sulle spalle per rassicurarla. Poi, sotto il suo sguardo, introdusse qualcosa nel deflussore della flebo.

    «Bene, procediamo», ordinò il dottore.

    Il lettino a rotelle scivolò silenzioso dentro alla sala operatoria, dove si svolgeva un'attività frenetica. Candy scrutò tutta la stanza. Era di un bianco abbagliante, con il pavimento e le pareti ricoperti di piastrelle e il soffitto insonorizzato. Su una parete era disposta tutta una fila di diafanoscopi e sull'altra tutta una serie di apparecchiature elettroniche futuristiche.

    «Bene, Candy», disse l'infermiera che aveva aiutato il dottor Burnham. «Le dispiace passare qua sopra?» La donna si trovava dalla parte opposta del tavolo operatorio e vi batteva sopra leggermente la mano con un gesto incoraggiante. Per un momento Candy provò un'acuta irritazione a ricevere ordini in quel modo. Ma fu una sensazione di breve durata. Non aveva proprio alcuna possibilità di scelta. Era incinta di diciotto settimane. Le riusciva più facile pensare al fatto in termini di «feto» anziché di «bambino». Obbediente, si spostò sul tavolo operatorio.

    Un'altra infermiera le sollevò la camicia e le applicò sul petto dei minuscoli elettrodi. Qualcosa incominciò a fare bip-bip, ma Candy impiegò un po' a rendersi conto che quel suono corrispondeva al battito del suo cuore.

    «Adesso inclinerò il tavolo», spiegò il dottor Burnham, mentre Candy si sentiva spostare con i piedi più in basso della testa. In quella posizione sentiva l'utero pesarle nel bacino. E nello stesso tempo avvertì un lieve movimento che aveva già notato durante la settimana precedente e che pensò potesse essere il feto dentro di lei. Per fortuna passò subito.

    Un attimo dopo si spalancò la porta del corridoio e si vide entrare di schiena il dottor Lawrence Foley, che teneva alzate le mani sgocciolanti alla maniera dei chirurghi nei film. «Bene», disse con quella sua voce particolare priva di inflessioni, «come sta la mia ragazza?»

    «Non sento l'anestesia», rispose subito Candy ansiosa. Si sentiva però sollevata alla vista del dottor Foley. Era un uomo alto, dai lineamenti delicati e con un naso lungo e diritto che formava una punta sotto la mascherina chirurgica. Tutto quello che Candy poteva vedere del suo volto erano gli occhi grigioverdi. Il resto, compresi i capelli argentei, era nascosto.

    Candy era andata dal dottor Foley per