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Io in famiglia: Un evento realizzabile
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E-book86 pagine1 ora

Io in famiglia: Un evento realizzabile

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Info su questo ebook

Il testo suggerisce due prospettive della conoscenza e dell’amore di sé: la condizione filiale e la condizione genitoriale. La cornice nella quale svolgere questa ermeneutica familiare del sé è la sorprendente concezione della famiglia espressa nel “mondo dei testi” del Concilio Vaticano II e la condizione digitale della nostra epoca attuale.
LinguaItaliano
Data di uscita29 lug 2014
ISBN9788865123478
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    Anteprima del libro

    Io in famiglia - Christian Steiner

    1963-2013)

    Introduzione

    Ogni persona che pensa, sa che di tanto in tanto si imbatte in realtà che appaiano semplici persino banali, ma la cui banalità è solo il rovescio di una profondità e di una pienezza di significati. ... Soffermiamoci su una di queste verità – su quella che ci riguarda più da vicino: che io sia proprio quello che sono, vale a dire che ognuno di noi sia se stesso.1 Inizia così il delizioso e sapiente libretto L’accoglienza di se stesso di Romano Guardini, per continuare qualche riga dopo: Con ciò è posto un compito. Un compito molto grande; forse si potrebbe dire quel compito che sta alla base di qualsiasi compito. Io dovrei voler essere quello che sono; volere essere veramente me stesso e solo me stesso.2

    Le pagine del libro che avete in mano vogliono mettersi a servizio di questo compito: poter, voler e persino amare essere me stesso. Questo compito può essere di particolare attualità. Poter essere noi stessi, di fatto, appare come uno dei desideri più profondi e universali della persona umana ... ma difficilmente realizzabile. L’ottica nella quale si propone di guardare questo mistero del dover-poter-amar essere noi stessi ci viene di nuovo suggerito da Guardini: Io non sono io per mia essenza (cioè non mi sono fatto da me), ma io sono dato a me stesso. Perciò ho ricevuto me stesso in dono.3 Il contesto in cui mi sono ricevuto in dono è particolare e molto concreto: la mia famiglia. La scommessa dei capitoli che seguono è di voler fare vedere con rapide pennellate come le strutture, le caratteristiche e i linguaggi familiari offrono una rete di senso per apprendere l’arte di accogliere se stessi come dono e di conseguenza l’arte di realizzare se stessi. L’intento è di aiutare a scoprire e a promuovere la famiglia come luogo particolare della conoscenza e dell’amore di se stessi.4

    Il contesto familiare suggerisce due prospettive della conoscenza e dell’amore di sé: la condizione filiale (I parte) e la condizione genitoriale (II parte). La cornice nella quale svolgere questa ermeneutica familiare del sé è la sorprendente concezione della famiglia espressa nel mondo dei testi del Concilio Vaticano II (prologo conciliare) e l’immersione crescente nella condizione digitale (epilogo digitale).

    Il libretto si pone in continuità con lo scritto Lei e Lui ... una sinfonia?5 che ha voluto offrire suggerimenti per un’interpretazione della coppia in luce familiare nello stesso contesto conciliare e digitale. Come esso, è frutto di incontri con famiglie, con coppie e in particolare con mio fratello Norbert con il quale coltiviamo la memoria della nostra famiglia come luce per la nostra identità attuale. Ai miei genitori e a lui un grazie particolare per l’ispirazione e la comunione, un grazie a Sr. Assunta Corona che non si stanca di curare il mio italiano alla tedesca. Profonda inoltre è la mia riconoscenza per il mio attuale contesto familiare: la comunità domenicana di Ca glia - ri, luogo di vera fraternità e comprensione che favorisce creatività e nuove vie di interpretazione della vita religiosa.

    In copertina il Michelangelo nel Tondo Doni ci regala la contestualizzazione visiva più bella di questa meditazione sull’io in famiglia. Incrocio di sguardi genitoriali con sguardo filiale potrebbe essere il sottotitolo di questa tela che manifesta una risposta terribile alla domanda sottesa a questo libretto: come ricevere me stesso in dono? Di fatto Michelangelo fa vedere come Dio diventa uomo, come Dio stesso si riceve in dono come uomo in famiglia. Essendo proprio lui colui che ha dato me a me stesso6 svela la famiglia come luogo di particolare conoscenza di sé ...e di Dio.

    In conclusione, la lettura di queste righe richiede due premesse: credere che l’idea, la visione, la percezione che mi sono formato di me stesso/a sia modificabile e che posso attingere luce dalla famiglia, dalle civiltà e dalla rivelazione per realizzare l’arricchimento del racconto di me a me medesimo.

    Fr. Christian-M. Steiner op

    [1] GUARDINI ROMANO, Accettare se stessi, Brescia, 2011. Titolo originale: Die An nahme meiner selbst, Mainz 1990, 9 (citazioni secondo il testo originale con traduzione propria). La scelta del titolo italiano non è molto felice. La parola tedesca Annahme del titolo originale non è semplice accettazione ma attiva accoglienza della propria persona. 

    [2] GUARDINI R., 1990, 15. 

    [3] GUARDINI R., 1990, 15. 

    [4] Si tratterebbe di portare a casa nostra una delle azioni più fondanti delle civiltà e delle religioni come attestano la scritta sul tempio di Delfi Oh uomo, conosci te stesso, e conoscerai l’universo e gli dei, presente anche nell’induismo e nel buddismo e ripresa da grandi saggi cristiani come s. Agostino, s. Bernardo e s. Caterina da Siena, ecc. 

    [5] STEINER, CHRISTIAN-M., Lei e Lui... una sinfonia?, Marcianum Press, Venezia, 20112. 

    Prologo conciliare

    Nella sua visita al carcere di Regina Cieli a Roma, il 26 dicembre 1958, Giovanni XXIII suscita un applauso interminabile da parte dei carcerati a un punto preciso del suo saluto: quando scrivete la prossima volta a casa dite che il Papa prega per le vostre moglie e sorelle .... Nominare i familiari, tocca il cuore dei carcerati e rende la persona del papa e quanto dice molto vicino a loro, tanto vicino e desiderabile che un ergastolano in lacrime chiederà al Santo Padre: Ma quanto ha detto vale anche per me?1

    Che cosa ricordiamo del discorso della luna la sera dell’11 ottobre 1962, giorno dell’apertura del Concilio Vaticano II? Le parole del papa che saluta così la folla radunata in piazza S. Pietro: Tornando a casa troverete i bambini. Date una carezza ai vostri bambini e dite: questa è la carezza del Papa.2 Il Papa buono è percepito buono perché familiare a tutti.

    "Ecco, figli carissimi, in questo momento ci pare proprio di entrare personalmente, come il padre delle anime vostre, in ciascuna delle vostre case: casa degli amici ferventi del Signore ... casa degli amici tiepidi, ... dei nemici, ... Ci sembra di entrare specialmente in quelle case ove abitano famiglie numerose, ... case del dolore, .... dell’indigenza. ... Vorremmo come Gesù e con Gesù en trare

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