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Giovanni XXIII e il Concilio Vaticano II

Giovanni XXIII e il Concilio Vaticano II

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Giovanni XXIII e il Concilio Vaticano II

valutazioni:
5/5 (1 valutazione)
Lunghezza:
86 pagine
1 ora
Pubblicato:
22 lug 2013
ISBN:
9788865123034
Formato:
Libro

Descrizione

Esponenti della cultura, non solo cattolica, riflettono sulla straordinaria figura di Giovanni XXIII. Il testo si presenta come una serie di interviste attraverso le quali si cerca di descrivere il pontefice da varie angolazioni: religiosa, politica, umana. Emergono vari aspetti del suo carattere, della sua opera di mediazione politica, della sua preoccupazione per l’umanità sofferente e divisa da fedi e religioni diverse.

contributi di:

L.F. Capovilla, R. Amadei, C. M. Martini, P. Poupard, R.L. Montalcini, M. Cacciari, A. Melloni, H. Küng, G.M. Vian, J. Krasikov
Pubblicato:
22 lug 2013
ISBN:
9788865123034
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

Giovanni XXIII e il Concilio Vaticano II - AA.VV.

(Bergamo)

Prefazione

Il Concilio Vaticano II è certamente l’evento ecclesiale più importante del XX secolo. Esso fu fortemente voluto da Giovanni XXIII che a buon diritto si può chiamare il Papa del Concilio. Intravistane la necessità, fu lui a deciderne e ad annunciarne la convocazione; fu lui a stabilire che non sarebbe stata una semplice ripresa del Vaticano I; fu sempre lui che definì le modalità di consultazione dell’episcopato concedendo a tutti la massima libertà di espressione.

Con l’acuta sensibilità maturata nel lungo servizio ecclesiale come diplomatico e pastore, Papa Giovanni si rendeva conto che la Chiesa doveva assumere uno stile nuovo di annuncio e di testimonianza del Vangelo. I profondi cambiamenti culturali e sociali della modernità richiedevano che la fede cristiana venisse espressa in modo più rispondente ai bisogni e alla mentalità dell’uomo contemporaneo. Questo nuovo atteggiamento comportava l’abbandono del pessimismo verso quel mondo che spesso negli ultimi secoli era stato visto con sospetto e diffidenza.

Con il suo stile, improntato a una schietta semplicità evangelica, Giovanni XXIII promosse la linea del rispetto reciproco, della fiducia e del dialogo. Alla radice di tale orientamento c’era una vasta conoscenza di persone e di situazioni, e una profonda esperienza spirituale. In lui c’era la ferma convinzione che una vera esperienza di fede sa trovare sempre il linguaggio e le forme di vita più adatte a renderla comunicabile e affascinante per qualsiasi interlocutore.

Le intuizioni di papa Giovanni erano il frutto della sua esperienza di credente, di una libertà interiore che gli consentiva di affrontare interrogativi cruciali, per sciogliere i quali non bastava l’intelligenza di una sola persona, per quanto illuminata. Perciò avvertì l’urgenza di chiamare a raccolta l’intera Chiesa per una riflessione corale che consentisse di aprire prospettive nuove. Da questa consapevolezza nacque l’idea del Concilio Vaticano II.

Formulo l’auspicio che le celebrazioni in occasione del 50° anniversario dell’inizio dell’assise conciliare e della morte del beato Papa Giovanni XXIII siano per la Chiesa un’occasione di crescita nello spirito conciliare. Come disse Papa Benedetto XVI nel discorso in occasione del 50° anniversario dell’elezione al Pontificato di Papa Roncalli, «un dono veramente speciale, offerto alla Chiesa con Giovanni XXIII, fu il Concilio Ecumenico Vaticano II, da lui deciso, preparato e iniziato. Siamo tutti impegnati ad accogliere in modo adeguato quel dono, continuando a meditarne gli insegnamenti e a tradurne nella vita le indicazioni operative».

+ FRANCESCO BESCHI

Vescovo di Bergamo

Avvertenza del curatore

Da una serie di interviste ad alcuni importanti personaggi della Chiesa e della cultura è nata quest’opera con la quale si vuole analizzare la figura di Giovanni XXIII da vari punti di vista e in relazione a diversi temi, che spaziano dalla fede alla politica alla scienza.

I contenuti delle interviste realizzate a Mons. L. F. Capovilla, già segretario del pontefice e custode della sua memoria storica e spirituale, a Mons. R. Amadei, già vescovo di Bergamo, al Cardinale C. M. Martini, arcivescovo emerito di Milano, al Cardinale P. Poupard, presidente emerito del Pontificio Consiglio per la cultura, al premio Nobel per la Medicina Rita Levi-Montalcini, al filosofo Massimo Cacciari, al prof. Alberto Melloni, al prof. G. M. Vian, direttore de L’Osservatore Romano, al prof. A. Krasikof e al teologo svizzero prof. H. Küng, sono riassunti e ordinati per temi, relativi in special modo all’elezione al pontificato, all’indizione del Concilio Vaticano II, alle encicliche, al contributo del papa all’ecumenismo e alla pace e ai suoi contributi per così dire politici.

Per evitare un’arida sequenza di domande e risposte ai vari personaggi citati e sperando di rendere la lettura più piacevole ed interessante si è deciso di elencarne le opinioni sul pontefice, opinioni centrate attorno a particolari caratteri della personalità, della figura e dell’attività pastorale di Giovanni XXIII.

VINCENZO PIZZALEO

LORIS FRANCESCO CAPOVILLA

Mons. Capovilla, come tutti i segretari dei cardinali era presente al conclave per l’elezione del successore di Pio XII e aveva già sentito circolare alcune voci che si riferivano al cardinale di Venezia, Angelo Roncalli. Egli racconta alcuni episodi, anche curiosi, relativi all’elezione, alla vestizione, alla redazione degli atti relativi all’elezione papale e racconta anche della sua grandissima emozione. Esprime inoltre la pacatezza del pontefice il quale, di fronte alle richieste e alle premure del suo segretario, non fa altro che chiedergli di lasciargli recitare in pace il vespro e poi il rosario. Mons. Capovilla rievoca, inoltre, la convocazione del cardinale D. Tardini e la comunicazione della decisione di nominarlo Segretario di Stato. Papa Giovanni aveva avuto tantissimi predecessori, una lunga catena di anelli, l’uno legato all’altro; ciascun pontefice riceve una eredità che non è quella del suo predecessore ma è quella di Cristo e della Chiesa, che nel corso dei secoli non ha cambiato nulla del messaggio divino. Ogni Papa riceve una eredità ma deve conservarla integra, non può toccarla o cambiarla, deve comunicarla e trasmetterla secondo l’insegnamento di Gesù. Certo ciascun pontefice porta qualcosa di suo: la sua natura, la sua esperienza, la sua santità. Papa Giovanni non si è dato l’aria né del maestro né del profeta, ha voluto testimoniare quel che aveva dentro e l’ha voluto presentare in modo tale da attrarre prima di tutto l’attenzione.

Per tutta la sua vita Papa Giovanni si è piegato sui libri, sulle pergamene, sui codici a spiegare quello che è stato il cammino storico della Chiesa ed era un conoscitore dei Concili. Cosa può dirsi del Concilio se non che è un modo di ritrovarsi insieme come nell’anno 50 a Gerusalemme e analizzare dei problemi? Nel nostro caso non si trattava di discutere dell’unità – trinità di Dio, dell’incarnazione, dei sacramenti – ma solo di chiedersi come trasmettere tutto il patrimonio evangelico alla gente dei nostri tempi con un adeguato linguaggio. Papa Giovanni sapeva benissimo quali erano i problemi della Chiesa, delle diocesi, della disciplina del clero, dei rapporti con il mondo politico e non poteva dare una risposta da solo ma doveva cercare la collaborazione di eccellenti uomini di Chiesa, invitarli tutti presso il sepolcro dell’apostolo Pietro. Si riprometteva di conoscerli meglio, pregare insieme, esporre i problemi e proporre delle soluzioni; lavorare insieme innanzitutto per consolidare l’unità, poi per presentare al mondo il messaggio cristiano. Se questo viene presentato anche con la testimonianza della vita, della santità della vita, allora può essere benefico anche sul piano puramente civile.

Molte persone, semplici e meno semplici, hanno dato letture diverse del concilio; si può pensare di riassumerlo con due

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