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Desideri, passioni & spiritualità: L'unità dell'essere

Desideri, passioni & spiritualità: L'unità dell'essere

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Desideri, passioni & spiritualità: L'unità dell'essere

valutazioni:
5/5 (1 valutazione)
Lunghezza:
180 pagine
2 ore
Pubblicato:
13 feb 2014
ISBN:
9788863652109
Formato:
Libro

Descrizione

Desideri, passioni & spiritualità esplora in profondità come il desiderio e la passione facciano parte della via del tantrismo kashmiro. Daniel Odier si basa sui
testi classici dei grandi maestri storici e sulla tradizione di cui ha ricevuto trasmissione dalla yogini Lalita Devi.
L’approccio unico del tantrismo kashmiro mira all’unione e all’esplorazione di tutte le emozioni umane e della via spirituale. Nel libro Daniel Odier offre anche preziosi consigli pratici e alcuni esercizi di yoga che permettono di comprendere che non esiste contraddizione tra piacere e yoga. Il corpo liberato diviene così lo strumento ideale della realizzazione mistica.
Pubblicato:
13 feb 2014
ISBN:
9788863652109
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

Desideri, passioni & spiritualità - Daniel Oldier

Geneviève

I

1

RICERCA EDONISTICA O RICERCA SPIRITUALE?

Da qualche decennio stiamo cercando con ogni mezzo di liberarci da un lato da un materialismo sfrenato e dall’altro da tradizioni religiose stantie. Toccati dall’onda della liberazione sessuale, siamo ora travolti dal ritorno imponente della spiritualità nei suoi più svariati aspetti. Le proposte di crescita personale si moltiplicano sino al delirio. Oggi abbiamo il nostro sciamano, il nostro maestro spirituale, il nostro terapeuta, il nostro esperto in cristalli-tarocchi, la nostra veggente, il nostro medico cinese o tibetano, esattamente come tempo fa avevamo il nostro medico di famiglia e a volte il nostro psicanalista. La New Age ha creato dei collages intertradizionali, riuscendo così a ridurre correnti mistiche autentiche alla più illusoria e insipida delle misture. Fortunatamente sono arrivati i tibetani col loro sorriso, il loro senso dell’umorismo, il loro rigore e la loro profonda saggezza; così come i maestri sufi, zen, indu, amerindi e delle diverse scuole buddhiste, che si sforzano di far conoscere le loro meravigliose tradizioni rispettandone l’autenticità. Le scuole più segrete si sono aperte un cammino sino all’Occidente. I praticanti del Dzogchen, i Bonpo, i Naths, gli Advaita e gli Agora sono tra noi. Maestri autentici e ciarlatani sono allegramente gli uni accanto agli altri. I seminari ed i ritiri si susseguono in tutta Europa. Impariamo a camminare sul fuoco o a comunicare con gli spiriti, a meditare immobili per dodici ore al giorno, ad entrare in trance, a respirare come uno yogin, ad assumere le posture, a scoprire il nostro corpo e i nostri sensi, ad avere orgasmi tantrici, a recitare mantra, salvo cadere nelle ragnatele sempre più invisibili delle sette, presenti ovunque per strumentalizzare il nostro anelito verso l’assoluto e trasformarlo in una triste alienazione delle libertà fondamentali. Riceviamo iniziazioni, ci facciamo aprire i chakra, titilliamo la Kundalini, ripetiamo formule della Cabala, veneriamo tutte le divinità della terra, parliamo con gli angeli, reinventiamo quel poco che sappiamo delle tradizioni trasformandole in un prêt-à-porter usa e getta. Ma fondamentalmente cerchiamo sempre la stessa cosa: come integrare l’esperienza della vita sociale occidentale con una coscienza più profonda che ci porti felicità e ci riconcili con le emozioni e la sensorialità¹.

Desideriamo una via che non sia incompatibile con la vita, una vita che non sia incompatibile con la via. In altre parole aneliamo all’integrazione armoniosa dello spirituale e del materiale in una via accessibile e non troppo esotica dal punto di vista culturale. Vogliamo giungere alla pienezza senza nulla negare della meravigliosa effervescenza della vita, desideriamo una gioia sottile e toccante che ci porti a sperimentare in modo totale la realtà.

Guardandoci intorno vediamo persone che si gettano a capofitto in una ricerca edonistica del piacere, che cercano di vivere le loro passioni, e a volte ci riescono, che si aggrappano disperatamente al mondo materiale e finiscono per toccare un’insoddisfazione cronica che li spinge ad una ricerca sempre più nevrotica. Queste persone sono spesso egoiste e creano problemi a chi le circonda, ma ci capita di invidiarle segretamente, perché immaginiamo siano libere. Fanno risuonare in noi un’aspirazione naturale e innata al piacere. La loro vitalità dirompente ci tocca, anche se poi non esitiamo a condannarli. Alcuni di loro sono favoriti dalla grazia ed arrivano a scoprire una sottile forza vitale all’interno del piacere edonistico. Alcuni sono grandi filosofi.

All’estremo opposto troviamo persone affascinate da una ricerca spirituale che provano a purificarsi dai desideri e dalle passioni tentando di ridurne l’impatto sulla loro vita quotidiana. Li chiamiamo saggi, o esseri sulla via della saggezza e loro dichiarano con fierezza di appartenere ad una scuola spirituale. Osservandoli bene insieme all’austerità possiamo cogliere anche segni di aridità di cuore e del corpo, una certa mancanza di spontaneità. Un alone di paura verso la donna permea il loro essere. Danno la sensazione di essere sottoposti a tensioni eccessive, la loro virtù suona fasulla. La loro tolleranza ha dei limiti, spesso sono un po’ fanatici e tutto fa pensare ad un equilibrio precario: una bella tentazione basterebbe a farli vacillare proprio verso quella ricerca nevrotica del piacere che tanto condannano negli altri. Alcuni riescono ad eliminare le passioni, trovando una specie di grazia e realizzando così la promessa degli insegnamenti.

Il nostro retaggio culturale e religioso sembra dirci che dobbiamo fare una scelta: la spiritualità a scapito del corpo o il corpo a scapito della spiritualità. D.T. Suzuki, eminente erudito del Buddhismo zen, un giorno fece questo commento sarcastico sulla tradizione cristiana davanti ai suoi amici, il mitologo americano Joseph Campbell elo psicanalista Carl Gustav Jung: «La Natura contro l’Uomo, l’Uomo contro la Natura; Dio contro l’Uomo, l’Uomo contro Dio; Dio contro la Natura, la Natura contro Dio. Strana religione!».²

È raro che la sola ricerca edonistica o la ricerca spirituale nell’abbandono del corpo ci conducano alla felicità, all’armonia, alla gioia. Quasi sempre il linguaggio dei mistici tende a integrare il vocabolario della passione e dell’innamoramento all’aspetto spirituale, commistione che lo rende sconvolgente agli occhi dei puritani. Nelle nostre tradizioni occidentali abbiamo condannato molti esseri appassionati, uomini di Dio o di scienza, filosofi o artisti.

Il divorzio contro natura tra sensoriale e spirituale crea profondi turbamenti nei sostenitori delle due correnti. Per poterle sperimentare entrambe, tradizionalmente dedichiamo a ciascuna un periodo della nostra vita. Con un sorriso disincantato autorizziamo i più giovani a tentare la passione, il desiderio, la sensorialità, sapendo che un giorno saranno come noi, stanchi e saggi per obbligo.

Alcuni si accaniscono in questa ricerca e sono condannati senza pietà da coloro che li stanno aspettando nei loro ranghi sull’altra sponda. Passata la quarantina, un breve sussulto di passione si impadronisce delle persone, che poi ricadono sfinite, vittime della disapprovazione generale. Qualche volta questa passione le resuscita e le porta alla felicità.

Si è parlato molto della rivoluzione sessuale degli anni sessanta che ha lasciato delle profonde tracce nella nostra società, ha aiutato la causa delle donne, ci ha permesso di aprirci al corpo facendolo uscire dal segreto. Al giorno d’oggi si parla liberamente di argomenti che solo qualche anno fa nessuna rivista avrebbe osato avvicinare.

In un’era in cui comunicazione è la parola d’ordine, in cui in pochi secondi possiamo accedere ad una quantità illimitata di informazioni, ci lamentiamo di aver perduto il contatto con il nostro corpo e con gli altri esseri umani. Soffriamo di un’estrema solitudine, della mancanza di contatto fisico, di una virtualizzazione dei sentimenti, dell’espressione delle emozioni e della sensorialità. L’aids ci spinge a una tale prudenza sessuale che le relazioni sono contaminate dal germe della paura e sono costrette ad un contatto superficiale che non dà alcuna possibilità ai corpi di entrare con abbandono e creatività nel grande ciclo del gioco cosmico.

Un giorno non lontano questo fantasma sarà sicuramente messo da parte, conosceremo un rinnovato periodo di euforia sessuale, di frenesia, di gioia, di piacere, ma quest’onda travolgente si fermerà sotto l’impatto di chissà quale evento, o semplicemente sotto il peso del proprio esaurimento.

Siamo dunque condannati ad oscillare continuamente da un estremo all’altro? Quasi tutte le persone che incontro hanno l’intuizione profonda dell’esistenza di una terza via. Abbiamo sofferto troppo per il fanatismo, la violenza e l’esclusione, ci siamo pian piano aperti al mondo ed alla sua diversità. Ciò che le donne e gli uomini d’oggi stanno cercando è una via dove gli opposti possano essere reintegrati nel vero amore e nell’accettazione della ricchezza che ogni essere umano porta in sè.

2

UNA TERZA VIA

Agli albori della nostra era, una via mistica, le cui radici risalgono almeno a tre millenni prima della nostra era, ha rivoluzionato l’induismo ed alcune scuole buddhiste intrise di un puritanesimo più o meno accentuato e caratterizzate da un’evidente esclusione delle donne dai livelli più elevati.

Questa terza via si chiama tantrismo shivaita kashmiro. Nata nella valle dell’Indo circa cinque/seimila anni fa, ha conosciuto il suo sviluppo più spettacolare nel Kashmir e nell’Oddyana (regno vicino) fino a raggiungere il suo apogeo tra il VII e il XIII secolo della nostra era. I maestri del buddhismo tibetano e cinese, nonché gli Indiani delle diverse tradizioni, sono venuti a dissetarsi presso le yogini, donne di conoscenza che insegnano la via dell’essere integrale, o i siddha, esseri illuminati, uomini e donne.

Questa via, caratterizzata da una profondità e da una finezza incomparabili, non ha nulla a che vedere con il prodotto che l’Occidente spaccia sotto il nome di Tantra. È una via dove l’individuo evolve attraverso la sensorialità e la coscienza, una via che si contrappone ad una ricerca sessuale edonistica poiché riunisce la totalità dell’essere. Sono questi insegnamenti profondi che vi propongo di incontrare, per scoprire come gli esseri di oggi possono metterli in pratica e trovare la gioia, l’estasi, l’autonomia attraverso la presenza alla realtà nel contesto della vita sociale di ogni giorno.

«Se non sei liberato prendendo un profondo piacere nella vita sensoriale, si può dire che la tua conoscenza sia perfetta?» cantava Saraha, uno dei più grandi maestri buddhisti vissuto in epoca incerta tra il II e il VII sec. Saraha divenne discepolo di una yogini maestra nello scoccare le sue frecce nel cuore degli esseri. Ella apparteneva alla scuola Sahajiya adepti risvegliati dello Spontaneo. Restituire all’essere spirituale i suoi sensi, i suoi desideri, le sue passioni, le sue emozioni, la sua sessualità è l’avventura interiore più profonda e più audace che sia stata immaginata da questi maestri tantrici buddhisti, indu e kashmiri.

Inizialmente la corrente tantrica si è nettamente differenziata dalle tradizioni puritane ortodosse del Buddhismo e dell’Induismo. In seguito ha dato origine a tanti e tali maestri, filosofi, poeti e artisti, che la creatività tantrica ha influenzato profondamente le diverse scuole buddhiste del Grande Veicolo e dell’Induismo. Numerosi maestri storici hanno aderito discretamente alla visione tantrica. Shankara, il grande filosofo vedanta, era un maestro tantrico. Figure dell’India contemporanea come Ramakrishna, Shri Auribindo, Vivekananda, Ramana Maharshi erano maestri tantrici. Tutto il buddhismo tibetano è profondamente tantrico, il Chan cinese ne è impregnato a tal punto che il maestro contemporaneo Yuan tch’ao ha dichiarato che «il tantra è il coronamento del Chan».³ Anche il Dzogchen ha influenzato ed è stato a sua volta influenzato dal tantrismo kashmiro.

Il Cristianesimo, l’Ebraismo, l’Islam, il Buddhismo del Piccolo Veicolo e l’induismo ci insegnano che per compiere una ricerca spirituale occorre abbandonare o sublimare i desideri e le passioni. Questa posizione puritana è andata di pari passo con l’esclusione parziale o totale delle donne al livello più elevato, ovvero nella trasmissione e nell’insegnamento.

Le diverse scuole tantriche fanno piazza pulita dei formalismi, del dogmatismo, del puritanesimo, dell’esclusione delle donne, dell’esistenza delle caste e riposizionano la via spirituale e mistica all’interno del contesto sociale, eliminando qualsiasi differenza tra gli esseri. Questa rivoluzione profonda sfocia in una creatività senza precedenti a livello mistico, scientifico ed artistico, nella quale l’essere ritrova la propria unità nell’accettazione globale della propria natura.

Ben lungi dal modellare una via che appoggi la ricerca egoistica del piacere, i maestri di questa scuola ci incoraggiano, attraverso una disciplina sottile e ludica, a non eliminare nulla di ciò che è umano, per trovare un modo profondo di vivere desideri e passioni

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