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Ultime rivelazioni su Maria: Che cosa non ci hanno mai detto di Lei

Ultime rivelazioni su Maria: Che cosa non ci hanno mai detto di Lei

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Ultime rivelazioni su Maria: Che cosa non ci hanno mai detto di Lei

Lunghezza:
139 pagine
1 ora
Pubblicato:
19 feb 2014
ISBN:
9788863651997
Formato:
Libro

Descrizione

Malgrado il culto appassionato che il mondo le riserva, la Madonna rimane una figura
enigmatica, di cui questo libro cerca di svelare il grande mistero, elaborando il
significato simbolico di un’immagine sacra che rappresenta la capacità generativa dell’amore, destinata a ri-creare il mondo.
Le apparizioni, i miracoli, i messaggi, il significato dei dogmi, la visione della scienza e dell’arte ed ancora gli attributi, le feste, le tradizioni, insomma, tutto su Maria di Nazareth, la Celeste Madre semprevergine, controfigura di una “mater-ia” trasfigurata dallo spirito, che, lasciatasi da esso fecondare, ha potuto rigenerarlo
da se stessa, dando corpo al Dio in cui credeva. Una figura insieme storica, sacra
e simbolica, che non smette di sorprenderci e di rivelarci a noi stessi, come figli amatissimi,candidati a seguire il suo modello, scegliendo l’amore come materia prima di un mondo che possiamo trasformare e fare nuovo, ad immagine e somiglianza della nostra natura originaria, innocente ed immortale.
Pubblicato:
19 feb 2014
ISBN:
9788863651997
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Ultime rivelazioni su Maria - Giulietta Bandiera

davvero.

1. LE ORIGINI DEL MITO:

DALLA DEA MADRE ALLA VERGINE MARIA

Allora il cielo si confuse con la terra...

Il Verbo incarnato riposò sul petto ansante di Maria,

avendo già compiuto il suo primo miracolo:

Dio era nato da una donna.

Marco Beck

La prima raffigurazione divina della storia umana aveva le sembianze femminili della Dea Madre, la quale rappresentava il principio creativo dell’universo, la cui rigenerazione avveniva tramite gli attributi tipici del femminile: la capacità di generare, accudire e nutrire la vita umana, come quella dell’intero cosmo.

Nelle civiltà antiche la donna era infatti riconosciuta come l’elemento-chiave per la sopravvivenza.

La Dea Unica derivava direttamente dall’archetipo dell’Uroboro, il serpente che si morde la coda, il quale contiene in sé la tipica dualità che si ritrova anche nel simbolo orientale del Tao, costituito dai due elementi Yin-Femminile e Yang-Maschile, interdipendenti fra di loro.

Allo stesso modo la Grande Madre originaria era costituita da elementi antitetici; madre buona e al contempo terribile, essa controllava la vita come la morte e poteva agire in modo costruttivo o distruttivo a seconda dei casi e delle circostanze.

Con il passare del tempo però, la Dea (e di riflesso la donna) ha perduto il suo potere originario, scalzata dal Dio maschile e dal potere tipico di quest’ultimo, il quale si impone nel mondo attraverso il controllo dei mezzi di produzione, il mestiere delle armi e il diritto di proprietà.

La cultura patriarcale si impone di conseguenza su quella matriarcale e dall’archetipo del femminile della Dea preistorica, si giunge così a quello della Vergine Maria, la quale ha abbandonato l’originaria potenza trasformatrice, per diventare la dolcissima madre che accoglie, nutre, protegge la vita e la preserva.

Ora però siamo pronti per una nuova rivelazione e per un nuovo passo avanti nella comprensione dell’antico archetipo del femminile; la coscienza umana ha raggiunto la maturità necessaria per poter sondare più in profondità il mistero della Madre, riscoprendone tutto l’originario potere creativo e trasformativo, ma chiamandolo finalmente con il suo vero nome: Amore.

2. MISTERI DELLA FEDE:

IL VERO SIGNIFICATO DEI DOGMI MARIANI

IL MISTERO DELLA VERGINITÀ

Shalòm Miriam…

quelle parole mi hanno tenuto ferma.

Mentre parlava, io diventavo madre.

Erri De Luca – In nome della Madre

Il dogma cattolico afferma che Maria di Nazareth è vergine e madre. Una realtà storica, o soltanto un contenuto simbolico? E perché la questione della verginità è da sempre così importante per credenti e non credenti?

L’annunciazione

Una fanciulla palestinese di sedici anni è intenta a pregare fervidamente in solitudine, quando a un tratto avverte accanto a sé la presenza di un essere soprannaturale. Allarmata e incuriosita insieme, dà ascolto alle parole del messaggero, il quale le annuncia quello che sarà il compito e al tempo stesso la scelta della sua vita: dare alla luce un bimbo divino, destinato a salvare il mondo.

La giovane allora si schernisce e domanda come sia possibile generare un figlio, per lei che non ha mai conosciuto uomo e l’Angelo le rammenta che nulla è impossibile per Dio e che questa è la Sua volontà.

Di fronte a un volere nel quale ella riconosce anche il suo, Maria pronuncia, nell’assoluto abbandono alla propria fede, un sì che farà di lei dalla più piccola delle creature, alla più grande delle dee.

Fin qui il racconto evangelico, ma quanto vi è di storico in esso? E quanto invece di simbolico?

Dove nasce insomma il mito della verginità divina?

Le Dee Vergini dei pagani

La generazione di una divinità da parte di una vergine era un motivo già molto noto in tutto il mondo antico, da Roma fino all’India.

La più famosa di queste dee, nell’Egitto dei Faraoni, era Iside, ma molte altre dee vergini ci sono tramandate della tradizione, da Artemide, ad Astarte, a Cibele-Rea.

Di madri vergini si racconta fossero figli ad esempio Zarathustra e lo stesso Platone, mentre nella Bibbia almeno quattro donne dell’Antico Testamento ebbero il dono di generare nella verginità: Sara, Rebecca, Lea e Zippora.

Verginità di Maria: soltanto un errore di traduzione?

Il dogma della Verginità di Maria (proclamato da Basilio nel Concilio di Efeso del 431) afferma che la madre di Gesù è rimasta vergine prima, durante e dopo il concepimento. Tale dogma si basa su di un passo del Vangelo di Matteo (1,24-25) ove si legge: «Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù».

In realtà il passo è frutto di un’errata traduzione di un altro precedente del profeta Isaia (7,14), nel quale, riferendosi a Maria, l’autore usa il termine ‘almah, tradotto con vergine, mentre in realtà lo stesso termine poteva fare riferimento a una semplice ragazza o giovinetta.

Così la frase di Isaia: «una ragazza (‘almah) concepirà e partorirà un figlio», può, nella nuova interpretazione, diventare: «una vergine concepirà e partorirà un figlio».

La Sempre Vergine Maria e i fratelli di Gesù

Se può risultare difficile accettare l’idea che Maria abbia potuto generare il figlio senza l’intervento di un uomo, ancora più difficile è accettare la sussistenza della sua verginità dopo il parto, come vorrebbe invece il pensiero cattolico.

I protestanti invece, pur ammettendo che Maria concepì virginalmente Gesù, sostengono che ebbe in seguito altri figli da Giuseppe, basandosi sul passo del Nuovo Testamento che parla esplicitamente di Gesù come del primo figlio di Maria (Lc, Mt, Jh).

Secondo la visione cattolica e ortodossa, il dogma della verginità perpetua non sarebbe invece in contrasto con il suddetto riferimento evangelico, in quanto con il termine fratelli la lingua ebraica designa anche i semplici parenti, senza necessariamente riferirsi a dei fratelli carnali.

Il vero significato della Verginità di Maria

Traduzioni a parte, se la verginità di Maria rappresenta ancor oggi un valore, a distanza di due millenni, non soltanto per i credenti, è probabilmente perché essa racchiude, al di là dell’attendibilità storica, un significato simbolico fondamentale.

Lo stato virginale della Madre Divina rappresenta infatti lo stato originario della mater-ia di cui è fatto l’essere umano, il quale nasce innocente (a dispetto del suo presunto peccato originale) e soltanto facendo esperienza del mondo, nel suo percorso di vita, se ne lascia eventualmente corrompere.

Ma la verginità di Maria vuole anche rappresentare il non manifesto e il non rivelato, ovvero il mistero stesso della vita sulla Terra, quello dell’anima umana che è vergine poiché feconda, pronta a ricevere la semenza divina, divenendosposa dello Sposo eterno.

Il simbolo della Vergine Madre diviene dunque emblema sublime dell’anima perfettamente pura, nella quale l’idea del Nuovo, del Neonato divino, può essere concepita.

Essa è sempre vergine, poiché rimane costantemente intatta rispetto ad una nuova fecondità e simboleggia la Terra stessa, trasfigurata dalla luce e orientata, nella propria evoluzione, verso il cielo.

Da ciò nasce anche il ruolo fondamentale della Vergine nel pensiero cristiano, quale modello e ponte fra il basso e l’alto, l’umano e il divino, la dimensione terrestre e quella celeste.

IL MISTERO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE

Tutta bella tu sei, amica mia,

in te nessuna macchia.

Cantico dei Cantici, 4, 7

Che cosa significa l’espressione Immacolata Concezione e da dove origina?

Secondo il credo cattolico, la Vergine Maria sarebbe stata concepita per volere di Dio come immacolata, ovvero, libera dal peccato originale, in previsione del fatto che avrebbe dovuto in seguito dar vita al Redentore.

Ciò significa che, già al momento del concepimento, nel grembo di sua madre Anna, Maria sarebbe stata preservata, per grazia divina, da qualsiasi macchia.

Ciò non ha tuttavia nulla a che vedere con il fatto che essa abbia concepito suo figlio Gesù in maniera miracolosa, senza cioè congiungersi con un uomo e che abbia conservato la verginità anche dopo il parto.

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