Goditi subito questo titolo e milioni di altri con una prova gratuita

Solo $9.99/mese al termine del periodo di prova. Cancella quando vuoi.

Pattini d'argento: Ediz. integrale

Pattini d'argento: Ediz. integrale

Leggi anteprima

Pattini d'argento: Ediz. integrale

valutazioni:
5/5 (1 valutazione)
Lunghezza:
328 pagine
4 ore
Editore:
Pubblicato:
Dec 9, 2014
ISBN:
9788883375194
Formato:
Libro

Descrizione

EDIZIONE REVISIONATA 05/07/2018.

Siamo nel paesino di Broek, Olanda, alla fine dell’Ottocento.
Hans e Gretel sono due fratelli che lavorano per aiutare la famiglia ,così come la madre
Meitjel; il padre Raff invece ,a causa di un incidente ,ha perso ogni facoltà intellettiva e vive in casa in una condizione pari a quella di un bambino. I due ragazzi sono circondati da molti amici, alcuni arroganti, altri meno, ma tutti molto più ricchi di loro.
Un giorno in paese viene indetta una gara di pattinaggio sul canale ghiacciato; come primo premio saranno messi in palio dei meravigliosi pattini d’argento.
I ragazzi sono eccitati all’idea, ma possiedono solo dei pattini malandati, così, grazie alla generosità degli amici Hilda e Peter ottengono il denaro per andare a comprarne di nuovi. Hans, giunto alla fiera di San Nicola ad Amsterdam, incontra il dottor Boekman, uno dei più bravi chirurghi della zona e chiede al luminare un aiuto per il padre. Nonostante l’operazione sia rischiosissima, Meitje acconsente e Raff , al proprio risveglio, riconosce tutta la famiglia svelando dove ha nascosto dei soldi spariti anni prima.
Dopo un’affannosa ricerca i risparmi vengono recuperati. Intanto arriva il giorno della gara che, dopo un esito incerto, vede vincitori dei tanto agognati pattini d’argento Gretel e l’amico Peter.
Editore:
Pubblicato:
Dec 9, 2014
ISBN:
9788883375194
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

Mary Mapes Dodge (January 26, 1831 – August 21, 1905) was an American children's author and editor, best known for her novel Hans Brinker. She was the recognised leader in juvenile literature for almost a third of the nineteenth century. (Wikipedia)


Correlato a Pattini d'argento

Titoli di questa serie (40)

Anteprima del libro

Pattini d'argento - Mary Mapes Dodge

Conclusione

CAPITOLO 1

Hans e Gretel

In un chiaro mattino di dicembre di tanti anni fa, due ragazzi vestiti poveramente se ne stavano inginocchiati sulla banchina di un canale ghiacciato, in Olanda.

Il sole non era ancora sorto, ma il cielo grigio era diviso all’orizzonte e le sue lingue rosse risplendenti annunciavano il nuovo giorno.

A quell’ora, la maggior parte dei buoni olandesi si godeva ancora il calduccio del letto; persino mynheer (signore), van Stoppelnoze, quel vecchio olandese illustre, si godeva il sonno dell’alba.

Di tanto in tanto, contadine che portavano sul capo ceste ricolme, attraversavano leggere la superficie ghiacciata del canale; alcuni che si avviavano a lavorare in città, mentre passavano, lanciavano uno sguardo distratto a due figure tremolanti. Fratello e sorella, tali erano infatti i due ragazzi, sbuffanti e infreddoliti, sembravano indaffarati a legarsi qualcosa ai piedi, non pattini certamente; rozzi pezzi di legno, piuttosto, a forma di pattini, forniti di fori entro cui erano infilate grezze stringhe di cuoio.

Era stato Hans, il fratello a costruire quegli strani pattini. Sua madre, contadina, era troppo povera per pensare di poter comprare dei pattini di metallo per i suoi due figli. Quei pattini di legno, del resto, per rozzi che fossero, offrivano l’occasione ai due ragazzi di trascorrere qualche piacevole ora sul canale ghiacciato; e ora, mentre con le dita arrossate dal gelo i due si affannavano a stringere le cinghie intorno alle caviglie, la faccia china sulle ginocchia, non c’era sui loro volti alcun segno d’invidia per chi ne possedeva di più belli e di più efficienti.

Hans si alzò quasi subito e, con un largo gesto d’incoraggiamento e un ruvido: - Andiamo Gretel - scivolò leggero sul canale.

- Hans, - lo chiamò Gretel piagnucolando - queste stringhe non sono ancora a posto: mi hanno ferito il piede l’ultimo giorno di mercato e ora non riesco ad allacciarle nello stesso punto.

- Allacciale più in alto, allora - rispose Hans mentre, senza badarle, si esibiva in una magnifica giravolta sul ghiaccio.

- Come faccio? la stringa è troppo corta.

Fischiettando un motivo olandese le cui parole dicevano che le ragazze sono creature noiose, Hans tornò indietro e raggiunse la sorella.

- Che sciocchezza hai fatto, Gretel, a metterti queste scarpe quando hai un bel paio di scarpe di pelle! Gli zoccoli sarebbero andati meglio.

- Hans, non ti ricordi che papà ha gettato nel fuoco le mie scarpe nuove? Prima che mi accorgessi di quel che aveva fatto, erano già accartocciate nella torba incandescente. Con queste vecchie scarpe posso ancora pattinare, ma con gli zoccoli no. Attento...

Hans aveva estratto un pezzo di spago dalla tasca e, cantarellando un motivetto, s’inginocchiò davanti a lei, provando a legarle il pattino con tutta la sua forza.

- Ohi! ohi! - gridò Gretel.

Con uno scatto di impazienza Hans sciolse lo spago e lo avrebbe anche gettato via, come un vero fratello maggiore se, proprio in quel momento, non avesse scorto una lacrima scivolare sulla guancia della sorella.

- Te lo aggiusterò, non temere - le disse con un moto di tenerezza - ma dobbiamo sbrigarci, la mamma avrà bisogno di noi.

Lanciò un’occhiata intorno, alle strade, ai rami spogli dei salici e infine al cielo, ora sgargiante di azzurro, di rosso e d’oro.

Nessuna cosa intorno faceva al caso suo, quando improvvisamente il suo sguardo s’illuminò, e con l’aria di un ragazzo che sa ciò che fa, Hans si levò il berretto, ne tolse la fodera sbrindellata, la ripiegò facendone un morbido cuscinetto che aggiustò intorno alle scarpe logore della sorella.

- Adesso - disse con aria trionfante allacciando nello stesso tempo la stringa con la velocità che le sue dita, semiparalizzate dal freddo, gli permettevano - puoi sopportare che ti stringa un po’ il piede?

Gretel abbozzò un sorriso come per dire: passato tutto, ma non parlò. Poco dopo, ridevano insieme e tenendosi per mano, i due ragazzi scivolavano lungo il canale senza preoccuparsi che lo strato di ghiaccio potesse cedere sotto i loro piedi, perché in Olanda, d’inverno, è cosa che succede rarissime volte. Esso si indurisce, si fa via via più compatto e resistente, lungi dal diventar sottile e fragile, anzi, se il sole batte un po’ più forte, lancia una sfida ai suoi pallidi raggi.

Di lì a poco, screec!, qualcosa scricchiolò sotto i piedi di Hans, il quale rallentò la corsa e tentò disperatamente di tenersi in equilibrio. Alla fine ruzzolò sul ghiaccio, con le gambe all’aria. Gretel scoppiò in una risata.

- Che bella tombola! - gridò; ma un cuore tenero batteva sotto la ruvida giacchetta blu. D’un balzo fu vicina al suo sfortunato fratello.

- Ti sei fatto male, Hans? Ah, te la ridi! beh, allora, prendimi se ce la fai - e volò via come una freccia senza più paura e con le guance tutte rosse e gli occhi che le brillavano di gioia.

Hans scattò in piedi e si diede all’inseguimento, ma non era cosa facile prenderla. Non si era ancora allontanata di molto quando anche i suoi pattini cominciarono a scricchiolare. Sapendo che in certi casi la prudenza vale più dell’abilità, si voltò e pattinò incontro al fratello finendogli fra le braccia.

- Ah, ti ho presa! - gridò Hans.

- Sono io che ho preso te - rispose lei cercando di liberarsi.

In quel momento una chiara voce lontana li chiamò:

- Hans! Gretel!

- È la mamma - disse Hans facendosi subito serio.

Ora il sole copriva d’oro tutto il canale. L’aria fresca del mattino era deliziosa. Nel frattempo erano arrivati molti altri pattinatori e questo rendeva un po’ difficile obbedire al richiamo della mamma; ma Gretel e Hans erano ragazzi seri e, senza pensare di cedere alla tentazione di fermarsi lì, si tolsero i pattini e si avviarono verso casa. Hans, biondo e con le larghe spalle squadrate, sembrava una torre vicino alla piccola sorella dagli occhi azzurri, che aveva solo dodici anni. Lui ne aveva quindici ed era un ragazzo robusto dallo sguardo sincero che sembrava ripetere il motto olandese c’è pace qui dentro scritto sulla porta d’ingresso delle casette olandesi. Gretel invece, gaia e vivace, aveva negli occhi una luce che brillava sempre e le sue guance, che si imporporavano alla minima occasione, sembravano fiori di ciliegio quando il vento li scuote.

Appena lasciato il canale, i due ragazzi intravidero la loro abitazione. Come in una cornice, la mamma era là, nel vano della porta, alta e ordinata nell’abito modesto, una cuffietta aderente ben calzata in capo.

Se anche fosse stata distante un miglio, la casa sarebbe sembrata vicina lo stesso. In quella pianura così uniforme, ogni cosa, anche lontana, si staglia nettamente sullo sfondo:

puoi distinguere a grande distanza tanto i mulini quanto le galline che razzolano. Non fosse infatti per le dighe e le alte banchine dei canali, si potrebbe vagare su quasi tutto il territorio olandese senza trovare una collina o un’ondulazione.

Nessuno meglio di mamma Brinker e dei due ragazzi, che ora correvano a casa, avrebbe potuto conoscere queste dighe. Ma prima di dire perché, lasciate che vi porti a fare un viaggio con me in sedia a dondolo in questa terra lontana, dove vedrete, forse per la prima volta, quelle strane cose che Hans e Gretel vedevano ogni giorno.

CAPITOLO 2

L’Olanda

L’Olanda è un paese bizzarro davvero. Lo si dovrebbe chiamare Odd-land o Contrary-land, poiché è diverso quasi in ogni cosa, dagli altri paesi del mondo. Per prima cosa la maggior parte del territorio si trova sotto il livello del mare. Sono state costruite grandi dighe o bastioni, con grande impegno di denaro e di fatica, allo scopo di costringere il mare a rimanere entro i suoi confini. Ci sono punti della costa in cui l’oceano preme con tutta la sua forza contro la terra ferma e il povero paese deve resistere alla pressione dell’acqua. Succede a volte che le dighe si rompano o che si formi una crepa: in questi casi è davvero un disastro. Le dighe sono così alte e spaziose che sulla sommità di alcune di esse si allineano case, crescono alberi e si snodano strade bellissime fiancheggiate da file di graziose villette. A volte le navi che passano nel canale, superano in altezza i tetti delle case. La cicogna che dà lezione al suo piccolo sulle case più alte, crede che il suo nido sia al sicuro, ma la rana che gracida nella palude vicina, è in posizione migliore. Gli insetti d’acqua volano con le rondini dei tetti; e i salici sembrano piangere di vergogna, perché i canneti vicini sono più alti di loro.

Fossati, canali, stagni, fiumi e laghi si vedono ovunque. Alti, ma non privi d’acqua, risplendono alla luce del sole e vien voglia di chiedersi se l’Olanda sia sull’acqua o sulla terra. La stessa vegetazione, che dovrebbe trovarsi solo sulle rive, ha invaso anche le peschiere, per cui tutto il paese dà l’idea di una spugna satura d’acqua o, come il poeta inglese Butler l’ha definita:

Una terra legata all’ancora

su cui, più che vivere, si naviga

si vive, come su una barca

La gente nasce, vive e muore sulle rive dei canali e le fattorie, con i loro tetti che si allargano come tese di cappelli calati sugli occhi, se ne stanno sulle gambe di legno delle palafitte con l’aria di dire: Preferiamo mantenerci asciutte. Perfino i cavalli indossano sotto gli zoccoli una specie di tronchi che li riparano dalla melma. In breve, il paesaggio ricorda indubbiamente il paradiso delle anatre; mentre d’estate è la cuccagna dei ragazzini, che remano, pescano e nuotano a piedi scalzi. Pensate soltanto a una serie ininterrotta di stagni su cui varare piccoli battelli di legno e senza mai dover fare un viaggio di ritorno! Ma ora basta. Dilungarmi ancora vorrebbe dire vedere i miei lettori spingersi in massa verso lo Zuider Zee. A prima vista, le città olandesi ricordano una incredibile giungla fra case e campanili. In alcune città le imbarcazioni si appostano come i cavalli da tiro davanti alla porta delle case e ricevono il carico dalle finestre dei piani superiori.

Le madri raccomandano ai loro Lodewyck e Kassy di non dondolarsi sul cancello del giardino per timore che possano cadere in acqua e annegare. Le vie d’acqua sono molto più frequenti delle vie di terra e delle ferrovie; barriere di difesa contro l’acqua in forma di verdi dighe delimitano graziosi parchi, fattorie o giardini. È facile scorgere siepi verdeggianti ma difficilissimo vedere gli steccati di legno che si usano in America per proteggerli. Non esistono pietre che servano da barriera e un olandese si sorprenderebbe enormemente a una simile idea. Le uniche pietre esistenti sono quei grandi blocchi di roccia portati da altri paesi per rinforzare e proteggere la costa. I ciottoli sono quelli imprigionati nei pavimenti oppure sembrano essersi liquefatti. I ragazzi non conoscono il piacere di gettarne uno per mettere in fuga un coniglio o per formare dei cerchi nell’acqua.

Le vie d’acqua non sono altro che canali che s’incrociano in ogni direzione. Ce ne sono di tutte le misure: dal Grande Canale del Nord, una delle cose più belle al mondo, fino a quelli più piccoli che anche un bambino può saltare a piè pari. Esistono battelli-omnibus, detti trekschuyten che trasbordano continuamente passeggeri da uno all’altro di questi canali; e barche da carico, chiamate packschuyten, usate per il trasporto di combustibile e di merci. Le fattorie sono costruite sui polders e invece di sentieri erbosi, verdi canali si snodano da un campo a un granaio, da un granaio a un giardino. Le strade più frequentate sono quelle dell’acqua, mentre molte strade di campagna sono pavimentate di mattoni. I battelli-omnibus, offrono uno spettacolo pittoresco con la loro poppa arrotondata, la prua dorata e i fianchi colorati. Viene da pensare che perlomeno nessuno in Olanda soffrirà la sete in mezzo a tutta quell’acqua! - penserà qualcuno. Niente affatto: l’Olanda ancora una volta non si smentisce e ci riserva altre sorprese. Nonostante il mare prema per invadere la terraferma, e l’acqua dei laghi cerchi di sfociare in mare, e nonostante i fiumi, i canali e le dighe che solcano il suolo di questo paese, nonostante tutto questo, in molti distretti l’acqua potabile non è sufficiente e gli olandesi, se vogliono dissetarsi, devono bere vino o birra, o spingersi nell’entroterra, verso Utrecht a cercare l’acqua, questo prezioso elemento, antico quanto Adamo eppure giovane come la rugiada del mattino! Succede qualche volta che gli abitanti possano godersi un acquazzone e allora cercano di far provvista di acqua con ogni mezzo; ma più spesso, come i marinai perseguitati dagli albatros nel famoso poema di Coleridge Il vecchio marinaio:

Acqua, acqua dovunque

e non una goccia da bere!

Dappertutto grandi mulini a vento che sembrano enormi stormi di uccelli acquatici in riposo e stranissimi alberi dalle forme curiose e dal tronco dipinto di bianco, di giallo, di rosso. I cavalli sono spesso attaccati ai carri in file di tre, e uomini, donne e bambini se ne vanno in giro con i loro rumorosi zoccoli di legno; giovani contadine che non hanno un fidanzato disposto per amore ad accompagnarle alla fiera del villaggio, ne hanno preso in affitto uno che per denaro lo fa, mentre coppie di sposi si mettono amorevolmente le redini e ciascuno su una sponda del canale, trainano le loro imbarcazioni fino al mercato.

L’Olanda possiede un’altra caratteristica: le dune sabbiose, che sono particolarmente numerose lungo certi tratti della costa. Prima che venissero trasformate in canneti o seminati con altri tipi di piante per impedire che il vento spargesse la sabbia nell’entroterra. Per questo motivo i contadini, per trovare la terra da coltivare, sono costretti a scavare sotto la sabbia e nelle giornate ventose, vere e proprie tempeste di sabbia si abbattono sui campi, rovinando a volte il raccolto.

In breve, in Olanda, tra le tante cose strane, lo è anche una canzone della mietitura, molto popolare, in un antico dialetto che però nessun linguista sarebbe in grado di tradurre. Anche in questo caso, dunque, è meglio chiudere gli occhi e accontentarsi del suono delle parole:

Yanker didee dudel down

Didee dudel lawnter;

Yankee viver, voover, vown,

Botermelk und Townterz!

È, anche vero però, che molte stranezze dell’Olanda non fanno che mettere in risalto la parsimonia e la costanza dei suoi abitanti. Non c’è paese al mondo in cui la terra sia più ridente e meglio coltivata di quanto lo sia in Olanda, che pure è angusta e umida. Non c’è popolazione più dignitosa ed eroica di questi abitanti dall’aspetto tranquillo e sonnolento. Poche nazioni hanno eguagliato l’Olanda quanto a scoperte e invenzioni; nessuna l’ha superata nel commercio, nella navigazione, nell’insegnamento e nella scienza o si è distinta, al pari dell’Olanda, nella pedagogia e nelle opere di assistenza; e nessuna nazione ha speso più denaro in opere pubbliche, di quanto l’Olanda abbia fatto, in rapporto alla sua estensione.

L’Olanda possiede prestigiosi annali di donne e uomini illustri; detiene gli storici record della pazienza, della resistenza, della vittoria, della libertà religiosa, si può vantare di imprese luminose, della sua arte, musica e letteratura.

È stata chiamata, a ragione, il campo di battaglia europeo, come sempre a ragione, possiamo considerarla l’asilo del mondo, dal momento che gli oppressi di ogni nazione vi trovano rifugio e incoraggiamento. Noi americani, invece di deridere gli olandesi definendoli castori e insinuando che il loro territorio potrebbe, a un certo punto, mettersi a navigare lontano sulle acque, dovremmo sentirci fieri di loro e riconoscere che essi hanno dimostrato di essere degli eroi; il loro paese non navigherà lontano finché ci sarà al mondo un solo olandese che lo impedisca.

Si dice che ci siano almeno novemilanovecento mulini a vento in Olanda e che essi siano forniti di pale che raggiungono i centoventi piedi di lunghezza. Vengono impiegati per tagliare la legna, battere la canapa, macinare il grano e per molte altre utilità; tuttavia si usano soprattutto per pompare l’acqua dalle terre basse nei canali, e per difendere il paese dalle piene d’acqua che spesso causano allagamenti. Questi mulini sono assai costosi: si dice che il loro prezzo sia di decine di migliaia di dollari. Quelli più grandi hanno una potenza enorme e la loro torre cilindrica, che talvolta sorge al centro degli altri edifici della fattoria, è sormontata da una più piccola affusolata, con il tetto a forma di cappuccio. La torre principale è circondata alla base da una balconata al disopra della quale sporge l’asse corredata dalle sue quattro, prodigiose ali.

Benché molti mulini siano vecchi e rozzi e abbiano bisogno di migliorie, quelli nuovi, però, sono davvero molto belli. Sono costruiti in modo da presentare sempre le ali al vento e in questo modo sviluppano la massima forza di cui sono capaci. In altre parole, il mugnaio può schiacciare un pisolino in tutta tranquillità mentre il mulino studia da sé la posizione del vento per sfruttarlo al massimo fino al suo risveglio. Quando c’è poco vento, ogni pala si schiude più che può per catturare il filo d’aria disponibile, ma se dovesse arrivare una raffica più potente, ecco le ali contrarsi al tocco del vento, come grandi foglie di mimosa, per evitare urti troppo violenti.

Una vecchia prigione di Amsterdam, detta Raphouse, perché i ladri e i vagabondi rinchiusi lì dentro venivano impiegati nel taglio della legna, aveva una cella destinata ai prigionieri troppo pigri. In un angolo di essa vi era una pompa, in un altro un’apertura da cui sgorgava un piccolo getto d’acqua. Al prigioniero era dato di scegliere se starsene con le mani in mano, aspettando di essere travolto dall’acqua e annegare oppure salvarsi la vita pompando continuamente l’acqua, fino a quando il carceriere decideva di liberarlo.

Ho l’impressione che in Olanda la Natura abbia introdotto su larga scala un espediente analogo. Gli olandesi, per sopravvivere, sono stati costretti a pompare acqua, continuamente, dalla loro terra e probabilmente dovranno continuare a farlo per sempre.

Ogni anno vengono spese cifre astronomiche per la riparazione delle dighe e la regolazione del livello delle acque. Senza questo continuo lavoro di controllo e di manutenzione, il paese non sarebbe abitabile. Come già dissi prima, lo sfondamento delle dighe ha comportato conseguenze catastrofiche: centinaia di città e di villaggi sommersi dalla furia delle acque e quasi un milione di morti. Una delle inondazioni più disastrose fu quella dell’autunno del 1570: altre ventotto l’avevano preceduta, ma di tutte questa fu la più spaventosa. Dopo aver sofferto tanti anni sotto la tirannia spagnola, sembrava che per l’infelice paese fosse giunta ora la suprema sventura. Leggendo la Storia della costituzione della repubblica d’Olanda di Motley, siamo spinti a una sorta di venerazione per questo coraggioso popolo che tanto ha sopportato, sofferto e osato.

Nel suo impressionante resoconto della grande inondazione, Motley ci narra in che modo la lunga e violenta tempesta avesse rapidamente spazzato le acque dell’Atlantico nel Mare del Nord, ammassandole contro le coste delle province olandesi; di come le dighe sottoposte a una pressione superiore alla loro capacità di resistenza, avessero ceduto in tutte le direzioni; di come, perfino l’Hand-Bos, un enorme bastione formato da cataste di legno di quercia rinforzate con supporti di ferro, fissate con pesanti ancore e protette da ghiaia e granito, fosse fatto in mille pezzi in un colpo solo; di come imbarcazioni da pesca e massicci battelli galleggiassero nella campagna restando impigliati fra gli alberi, o andassero a sbattere contro i tetti e i muri delle case, e di come, infine, tutto il paese si fosse trasformato in una rabbiosa distesa d’acqua.

Masse di uomini, donne, bambini e poi di cavalli, buoi, pecore e ogni sorta di animali domestici, si dibattevano fra le onde in ogni direzione. Tutte le barche, e qualsiasi altra cosa utilizzabile come barca, distrutte dalla violenza dei flutti; ogni abitazione dalle acque e i morti strappati dalle tombe. Bimbi piangenti nelle loro culle e cadaveri da lungo tempo chiusi nelle bare, galleggiavano fianco a fianco. Sembrava un nuovo diluvio universale. Dappertutto, in cima agli alberi come sui campanili delle chiese, si ammassavano esseri umani che pregavano Dio perché avesse misericordia e i compagni di sventura per un aiuto. Quando infine la furia si fu placata, le imbarcazioni incominciarono a far la spola in ogni direzione, mettendo in salvo quelli che ancora si dibattevano nell’acqua, e chi si era rifugiato sui tetti delle case e sugli alberi e raccogliendo i corpi degli annegati.

Nel giro di poche ore erano perite non meno di centomila persone. Migliaia e migliaia di corpi silenziosi giacevano senza vita sull’acqua, mentre i danni della catastrofe erano incalcolabili.

Robles, il governatore spagnolo, si distinse in modo particolare, fra tutti coloro che si prodigarono nel salvare vite e attenuare gli orrori della catastrofe. Egli, che prima era odiato dagli olandesi per il suo sangue spagnolo o portoghese, si guadagnò la loro gratitudine grazie alla sua estrema generosità dimostrata in quell’occasione.

Prima preoccupazione di Robles fu quella di introdurre un nuovo metodo di costruzione delle dighe e promulgò una legge che impegnasse i proprietari terrieri alla manutenzione del suolo. Da allora le inondazioni diminuirono negli anni, anche se comunque se ne verificarono sei in meno di trecento anni.

In primavera, a causa del disgelo, il pericolo è maggiore che in altre stagioni. i fiumi e i canali, ostruiti dai blocchi di ghiaccio, straripano prima che l’acqua possa disperdersi nel mare. A questo si aggiunge la pressione continua del mare contro le dighe che ne corrode le fondamenta. Non c’è dunque di che meravigliarsi se in Olanda si vive continuamente in stato d’allarme e se si presta la massima attenzione per prevenire qualsiasi incidente. Tecnici e ingegneri sorvegliano tutti i luoghi di pericolo giorno e notte. Al segnale di pericolo, tutti gli abitanti accorrono, pronti a combattere contro il comune nemico. Non sembrerà strano, a questo punto, che, essendo la paglia considerata in qualsiasi altro paese l’elemento meno sicuro contro le acque, in Olanda rappresenti l’elemento principale contro l’irrompere della piena. Grandi balle di paglia vengono ammassate sugli argini fortificati con pietre e argilla, sicché l’oceano invano si accanisce contro di essi.

Raff Brinker, padre di Hans e Gretel, aveva lavorato per anni alle dighe, come sorvegliante. Fu durante una terribile inondazione, mentre di notte, nel mezzo di una tempesta, con altri stava rinforzando un punto debole della diga, che cadde da un’impalcatura e fu portato a casa privo di conoscenza. Da quella volta Raff Brinker non fu più in grado di lavorare; benché fosse ancora vivo, aveva perso la capacità d’intendere e di volere, e non ricordava più nulla.

Gretel lo ricordava soltanto com’era ora, oscuro e silenzioso, con gli occhi che seguivano ogni suo movimento; Hans, invece, serbava ancora il ricordo di un padre dalla voce cordiale e sempre allegra, che non si stancava mai di portarlo sulle spalle e le cui canzoni spensierate ancora echeggiavano nelle notti in cui il ragazzo non riusciva a prender sonno.

CAPITOLO 3

I pattini d’argento

La signora Brinker, con la vendita degli ortaggi dei filati, e del lavoro a maglia, riusciva a stento a mantenere la famiglia. Un tempo aveva lavorato a bordo delle chiatte che fanno la spola lungo il canale, e occasionalmente, le era stato affidato il lavoro, insieme con altre donne, di trascinare

Hai raggiunto la fine di questa anteprima. Registrati per continuare a leggere!
Pagina 1 di 1

Recensioni

Cosa pensano gli utenti di Pattini d'argento

5.0
1 valutazioni / 0 Recensioni
Cosa ne pensi?
Valutazione: 0 su 5 stelle

Recensioni dei lettori