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Fiocchi Fantasma e altre Meraviglie
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E-book142 pagine1 ora

Fiocchi Fantasma e altre Meraviglie

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Info su questo ebook

C’era una volta, nel mio mondo di bambina, un posto incantato dove essere felice. Era fatto di semplice carta dalle immagini illustrate, e da altrettanto semplici parole stampate che volevo restassero sempre con me. Quei racconti mi avevano già dato tanto.
Poi, da grande, la magia delle fiabe, che era rimasta sempre con me, un giorno ha preso le mie idee e la mia mano per dare vita a nuove storie. Ecco dunque "Fiocchi Fantasma e altre Meraviglie", dal quale vedrete uscire casette che se ne vanno in giro in bicicletta e rondini che volano sotto l’ombrellino acquistato al mercato della fantasia; potrete ascoltare la canzoncina profumata del Giardino di Azzurrino e assaporare tutta la generosità della Pasticceria delle dolcezze affettuose. E se tutto questo non bastasse a riscaldarvi, in una sera d’inverno potreste trovare rifugio e riparo presso le due avventure di Mark Ingegno e la sua volpe Bambagina che, sono sicura, non vi direbbero di no.
Infine, sulla strada del ritorno e già in vista del Natale, quando vi sarete inoltrati sul sentiero del bosco, vi sorprenderà l’alzarsi del vento e il cadere silenzioso dei Fiocchi Fantasma…
Questo le fiabe mi hanno donato, ora è per voi.
LinguaItaliano
Data di uscita28 lug 2014
ISBN9788896753934
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    Fiocchi Fantasma e altre Meraviglie - Margherita Benati

    Margherita Benati

    Fiocchi Fantasma

    e altre Meraviglie

    Panda Edizioni

    ISBN 9788896753934

    ©Copyright 2014 - Panda Edizioni

    Immagine di copertina: Anna Berton

    www.pandaedizioni.it

    info@pandaedizioni.it

    Il giardino di Azzurrino

    "Pianta tanti fior, e lascia ogni timor…

    Della poesia unico fior la vita è bocciolo d'amor."

    Tutti pensavano che Azzurrino possedesse un piccolo segreto. Lui però, che aveva spesso la testa tra i fiori e le nuvole, non poteva dirsi la persona più adatta a tenere cose nascoste. La verità era che i suoi fiori quella volta gli avevano preparato un regalo di compleanno davvero incredibile, e tanto meraviglioso da meritare questa storia.

    Noi visitiamo i giardini più disparati e belli, ma i tuoi fiori sono davvero invidiabili, caro Azzurrino. Ogni volta li troviamo così folti di petali che sembrano moltiplicarsi a bacchetta! gli dicevano le farfalle mentre volavano qua e là, e si posavano gioiose su quei petali. Come tante fatine leggere passavano di fiore in fiore, con ali brillanti nel sole, e si divertivano a fare a gara a chi s'inebriava di più. Poi, così cariche di nettare e di profumo da sprofondare, si tuffavano con tuffi da record nei bicchieri di spuma preparati da Azzurrino sul piccolo tavolo all'aperto per dissetarsi. Già: faceva caldo quel giorno, e il giardino innaffiato di fresco pareva rilassarsi come appena uscito dalla doccia, e sonnecchiare e sognare. Di certo era bellissimo.

    I vasi sprizzavano di fragoline rampicanti e caprifogli rigogliosi; mentuccia, salvia e rosmarino crescevano liberi e indisturbati facendo gli onori di casa a chiunque vi giungesse, mentre un'edera flessuosa e verde chiaroscuro, cresciuta nel giro di una notte, sembrava arrivata di corsa e aver occupato l'ultimo posto rimasto libero per lo spettacolo, accontentandosi di stare abbracciata al muretto di cinta. Al centro, come un grande cuore, si distinguevano tra tutti, perché di un bel rosso fiammeggiante, i tanti boccioli di rose amaranto. In girotondo danzante intorno ad essi, margherite bianche che contemplavano ridenti il glicine a grappoli viola sospeso sopra di loro. A fianco correvano aiuole stipate di giacinti, strette strette al sentiero. Le farfalle arrivavano nel giardino durante l'estate, il giorno del compleanno di Azzurrino: vi rimanevano per un po', per svolgere le impegnative faccende floreali, e per fare festa con lui. Instancabili lavoravano tutto il giorno, fino a sera, quando la cena sulla tavola imbandita le chiamava a ri-posarsi sulle dolci poltroncine di bambù con la grazia che solo loro possono avere. Nei piattini le pietanze che Azzurrino aveva preparato per loro: tartine fru-fru, insalata di orchidee e immancabile torta di rose.

    Così una di quelle sere, dopo aver festeggiato, Azzurrino era passato come sempre in giardino a dare una buonanotte fresca di grilli e di rugiada ai suoi fiori, e le farfalle che di regola cantavano la ninna nanna ad ogni corolla si erano accorte di qualcosa:

    Azzurrino guarda, i petali di questo fiore si stanno staccando… sembrano cadere da un momento all'altro, forse non sta bene!

    Lui, preoccupatissimo, era corso a prendere gli occhiali. Ma non fece in tempo a tornare che i petali erano volati in aria liberi e imprendibili: nemmeno le farfalle esperte di volo riuscivano ad avvicinarli! Questa magica danza nell'aria durò un po', finché ad uno ad uno i petali caddero leggeri sul palmo della mano di Azzurrino, come addormentati.

    Incuriosita, la luna, piena e romantica, era scesa più vicina, a rischiarare tutti con la sua luce velata e soffusa, e tanto si era interessata da mettersi ad armeggiare con un lungo cannocchiale. In quegli istanti videro tutto il giardino colorarsi di azzurro, i petali dei fiori staccarsi dalle loro corolle e volare in alto come catturati dal vento, anche quelli che erano nella mano di Azzurrino. La luna, che ora vedeva i petali sfiorarle il naso, aveva riposto il cannocchiale e cercava come poteva di acciuffarne qualcuno. Inutile! Perché quelli erano già tornati giù, verso terra, e l'uno vicino all'altro stavano formando un tappeto, pronto a volare.

    Sali presto, non avere paura dissero.

    Per andare dove?

    Oggi è il tuo compleanno e ti abbiamo preparato una sorpresa, vieni!

    Bisogna dire che Azzurrino nella sua vita aveva viaggiato ben poco e con mezzi del tutto comuni: l'automobile o il treno. Il suo giardino era tutto il suo mondo, e lui non desiderava affatto allontanarsene, nemmeno per vedere nuovi posti.

    Ma quella volta…

    Se i miei fiori partono con me... balbettò rivolto alle farfalle.

    Non puoi restare! gli risposero loro.

    E poi ci sono io! Che ti proteggo… quassù! aggiunse la luna.

    Allora il tappeto, che impaziente ondeggiava e scalpitava senza star fermo un minuto, s'inchinò come davanti ad un Re, e tanto si abbassò che s'infilò e scivolò sotto i suoi piedi.

    Torna presto! lo salutavano le farfalle che svanivano sempre più piccole laggiù.

    Aspettatemi, mi raccomando, restate a casa mia, poi vi racconterò.

    Così, dopo quell'improvvisa partenza, nel giardino rimasto completamente spoglio ora regnava un gran silenzio. Mentre la luna premurosa seguiva col suo cannocchiale quella strana avventura, il tappeto volava sicuro verso un paese piccolissimo, costituito da una sola casetta: uno di quelli dove nascono le fiabe a sorpresa. Nel momento in cui il tappeto stava atterrando, un gran buio avvolgeva ogni cosa, perché era ormai notte fonda; un solo chiarore si spandeva intorno, quello della casetta, che era di un bel verde speranza e brillava di luce propria.

    Ecco, siamo arrivati disse il tappeto, fermo sull'erba davanti ad essa.

    Azzurrino scese con passo svelto, correndo verso la casetta come verso chi si desidera riabbracciare ardentemente, e bussò alla porta.

    Toc, toc…

    Le fiabe stanno al calduccio lievitando! Se dovete entrare, fate presto! Potrebbero sentir freddo! disse una voce da dentro.

    A quel punto egli si decise ed entrò in fretta.

    Buonanotte, felice di fiaba! disse una signora.

    Buonanotte, felice di fiaba! rispose lui. Sono venuto a ritirare il mio regalo!

    Oh sì, i tuoi fiori ti hanno condotto qui per le fiabe nuovissime che ho appena sfornato! Le lunghe, le larghe e le strette, di tutte le misure e di tutte le fattezze. Ma attenzione alle sorprese! e qui la signora si mise a ridere.

    Benissimo! Allora mi vanno bene di sicuro! disse lui, che non aveva capito nulla. Intanto le storie, pronte sul tavolo, profumavano di tutto un po', ma non si potevano osservare perché sparivano e riapparivano molto presto, come la luce di un faro. La signora le prendeva con mani esperte e le incartava.

    Ecco, son pronte! disse infine, e le consegnò nelle mani di Azzurrino che ne sentì il calduccio attraverso la carta colorata e luccicante.

    Si salutarono.

    Ad aspettarlo lì davanti c'erano il tappeto di fiori e anche la luna da poco sopraggiunta che, seduta su quello a mezz'aria, si dondolava leggera e silenziosa, come su di un'altalena. Egli si affrettò a salire coi suoi pacchetti, lei lo aiutò con grande delicatezza.

    Eccolo! Sta arrivando! esultarono le farfalle appena lo avvistarono, mentre si avvicinava, e tutte gli volarono incontro e lo circondarono in festa. Il tappeto si dissolveva, forse non era mai esistito, e a segnalare il viaggio era rimasto solo Azzurrino coi capelli al vento.

    Hai fatto presto.

    Sì, sono stato nel paese dove nascono le fiabe a sorpresa.

    Senza dire altro, perché altro non sapeva, pieni di curiosità vollero guardare subito i regali che in quell'istante si aprirono da soli. I piccoli libri si erano posati come farfalle ad uno ad uno sopra una corolla di fiore: sembravano stare ciascuno su piccolo leggio.

    Mentre quelle pagine colorate di disegni sfioravano i fiori, ecco che si diffondeva nell'aria una canzoncina profumata e tremula:

    "Pianta tanti fior e lascia ogni timor,

    della poesia unico fior la vita è bocciolo d'amor!

    Rose, viole e gelsomini, sono tutti miei bambini,

    presto, presto, correte a me vicini!

    Stringetevi al mio cuor, e ditemi ancor… la vita è bocciolo d'amor"

    Via via che questa scia musicale si allontanava i nostri amici ne venivano attratti tanto da essere letteralmente uniti ad essa. Abbracciati stretti a quelle note viaggiavano volando leggeri sul sentiero che portava in città. In breve si ritrovarono nientemeno che al festival della canzone più importante dell'anno! Azzurrino, senza sapere come e perché, era salito sul palco a cantare la canzoncina profumata. Ma il più bello fu che vinse il primo premio! Che meravigliosa serata!

    Cosa altro dirvi di quel giardino?

    Il paese delle case curiose

    C'era una volta il paese delle case curiose; e come poteva chiamarsi altrimenti?

    Tutti i paesi, si sa, stanno fermi. Tranne uno: quello delle case curiose. A scanso di equivoci e per essere chiari viaggiava e passeggiava in bicicletta: una vera stranezza, sia per gli abitanti, sia per chi lo vedeva passare. Non si sapeva chi le avesse costruite, ma si sapeva che, da quando erano nate, niente avrebbe potuto tenere ferme quelle casette. Bastava guardarle anche solo di sfuggita per accorgersi di quanto fossero sveglie e vivaci! Di soppiatto, tutte insieme gioiose di vita e di buon'ora partivano ognuna con la propria bicicletta lustra e veloce. E via coi loro balconi fioriti a percorrere strade chiare e scure senza paura, viottoli lisci come l'olio e sentieri rupestri, viali alberati e spazi deserti. Volevano conoscere, sapere, ma soprattutto scoprire il mondo.

    La prima casetta ad avere l'idea di muoversi e partire era stata quella della signora Pimpinella e di suo marito Pimpinello, il quale di lavoro vendeva per l'appunto biciclette. Lei, la casetta, non vedeva l'ora di provarne una. In particolare non vedeva l'ora di salire in sella a quella esposta al negozio in vetrina la bellissima, una meraviglia delle due ruote di color rosa, lucida, con un cestino di vimini sul manubrio ch'era un incanto.

    Se mai un giorno dovessi guidarla, dovrei mettermi i guanti di garza o di cotone bianchi! pensava la casetta mentre la osservava e con gli

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