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Principessa: racconto: versione filologica a cura di Bruno Osimo

Principessa: racconto: versione filologica a cura di Bruno Osimo

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Principessa: racconto: versione filologica a cura di Bruno Osimo

Lunghezza:
31 pagine
24 minuti
Editore:
Pubblicato:
Feb 13, 2019
ISBN:
9788898467235
Formato:
Libro

Descrizione

Questa traduzione è stata realizzata con le allieve del corso di traduzione artistica russo-italiano presso la Civica Scuola Interpreti Traduttori di Milano nell'anno accademico 2013-2014.
Ecco un brano tratto dalla postfazione (contiene spoiler):
«Il dizionario di psicoanalisi ci dà questa definizione tecnica del Falso Sé che, in termini artistici, Čehov ci dà nel racconto. Non a caso il protagonista è un medico, ed è lui a tracciare a grandi linee la case history. La protagonista, come è tipico di questo profilo patologico, deve continuamente tacitare la propria coscienza. In questo è rivelatoria la metafora dell'uccellino:

«E sentendo che ognuno d’istinto lo pensava, sorrideva ancora più affabile e tentava di somigliare all’uccellino».

La self-consciousness che non manca alle persone affette da questa sindrome si manifesta esplicitamente anche in questo altro passo:

«Nel tentativo di sembrare un uccellino, la principessa svolazzò nell’equipaggio annuendo da tutte le parti».

Nei pazienti affetti da falso Sé, ci si crea un'immagine a cui si aspira a identificarsi, e si riesce a vivere come normale la continua alternanza tra la rotaia della realtà e la rotaia della forzata coincidenza con l'uccellino o altre metafore: la personalità diventa un binario.

Un'altra dicotomia del binario è quella tra sazietà e fame, tra avidità e miseria. Mentre la servitù fa la fame, la principessa mangia a scrocco in monastero tutte le sue prelibatezze preferite, costringendo i monaci ad acquistare e a preparare cibi tutt'altri che monastici. Sull'altro versante, i cuochi costretti a lavorare in condizioni disumane diventano ciechi e vanno a chiedere la carità. A coronare queste dicotomie c'è quella tra fortuna e sfortuna, che costella l'intero racconto ed è emblematica del falso Sé: il falso Sé è sfortunato:

«Mi fa paura guardarmi indietro: quanti cambiamenti, sfortune varie, quanti errori».

Ma il vero Sé (nel dialogo autocomunicativo) è fortunato, come nella frase conclusiva:

«Come sono fortunata!»

Tutta intenta in questo dialogo interno tra falso Sé e vero Sé, un dialogo vero e proprio che in certi passi si esplicita con vere battute di discorso diretto:

«Cos'altro potrei dirgli?» pensò la principessa.

la principessa è totalmente incapace di empatia, cosa che le permette di vivere benissimo sotto la copertura del destino sfortunato. Nel suo narcisismo ottuso si preoccupa unicamente che le sue penne siano lucide e colorate, facendo a gara con l'uccellino».
Editore:
Pubblicato:
Feb 13, 2019
ISBN:
9788898467235
Formato:
Libro

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Principessa - Čechov

curatore

Antón Pàvlovič Čechov

Principessa

versione filologica del racconto

(1886)

a cura di Bruno Osimo

Copyright © Bruno Osimo 2020

Titolo originale dell’opera: Княгиня

Traduzione dal russo di Bruno Osimo

Bruno Osimo è un autore/traduttore che si autopubblica

ISBN 9788898467235 per l’edizione elettronica

ISBN 9788898467655 per l’edizione cartacea

Contatti dell’autore-editore-traduttore: osimo@trad.it

Guida alla pronuncia

In questo libro si è seguita la norma ISO/R 9:1995, l'aggiornamento più recente della norma internazionale sulla traslitterazione dei caratteri cirillici. Ecco alcune indicazioni per la pronuncia:

â si pronuncia come ia nella parola «iato»

č si pronuncia come c nella parola «cena»

ë si pronuncia come io nella parola «chiodo»

h si pronuncia come c nella parola «casa» pronunciata alla toscana

š si pronuncia come sc nella parola «scena»

ŝ si pronuncia come sc nelle parole «osceno» o «asciùgati» pronunciate alla romana

û si pronuncia come iu nella parola «fiuto»

ž si pronuncia come j nella parola «jour» in francese

Principessa

Dalle grandi porte cosiddette Rosse del monastero maschile N...skij entrò una carrozza trainata da quattro cavalli sazi, belli; gli ieromonaci e i novizi che si affollavano nella parte della foresteria riservata ai nobili, già in lontananza, dal cocchiere e dai cavalli riconobbero nella signora in carrozza una persona che conoscevano bene, la principessa Vera Gavrìlovna.

Un vecchio in livrea balzò dalla serpa e aiutò la principessa a scendere dall'equipaggio. La principessa si alzò il velo scuro e senza fretta si avvicinò a tutti gli ieromonaci per la benedizione, poi con un cenno dolce salutò i novizi e si diresse verso le stanze interne.

«Allora, vi è mancata la vostra principessa?» disse ai monaci che stavano portando

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