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Cicci Pasticci with the ukulele

Cicci Pasticci with the ukulele

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Cicci Pasticci with the ukulele

Lunghezza:
180 pagine
1 ora
Pubblicato:
1 ott 2015
ISBN:
9788893155588
Formato:
Libro

Descrizione

I Cicci Pasticci, un anno dopo il coast to coast negli Stati Uniti, si rimettono in marcia.
Strimpellate gli ukulele, indossate gonnelline di paglia e stappate le noci di cocco! Vi aspetta l'avventura sorprendente ed esilarante dei due viaggiatori folli alle isole Hawaii!
Pubblicato:
1 ott 2015
ISBN:
9788893155588
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


Anteprima del libro

Cicci Pasticci with the ukulele - Silvia Guadagni

stateinlà.

29 AGOSTO 2014

Partiamo da Bologna alle 12:40. Mentre stiamo aspettando di imbarcarci, Pier tira fuori dal portafoglio il biglietto d’ingresso dell’anno scorso degli Universal Studios, e lo sventola davanti alla mia faccia con un gran sorriso. Io sbianco.

La nostra vacanza di quest’anno verte, almeno in parte, intorno a questo piccolo pezzo di carta. È il motivo per cui abbiamo scelto di fare tappa a Los Angeles: questa volta potremmo entrare gratis agli Studios, perché l’esorbitante prezzo pagato l’anno scorso comprende la possibilità di un secondo ingresso entro il 31 dicembre 2014.

È da circa trecentocinquanta giorni che Pier sogna di tornare al parco divertimenti senza sborsare un soldo, me lo dice quotidianamente con la voce spezzata dall’emozione.

Da un anno a questa parte, vedo quel prezioso pezzetto di carta TUTTI i santi giorni. Lo coccolo, lo liscio. Lo accarezzo. Faccio di tutto per non perderlo, per averlo sempre sotto gli occhi, infatti è al sicuro, sul mio comodino, dall’ottobre del 2013.

Purtroppo credo si trovi particolarmente bene, perché è rimasto lì.

Saldo. Imperturbabile. Oserei dire devoto.

Classifico questa come la prima delle immancabili dimenticanze che bisogna mettere in conto quando si parte per un lungo viaggio. Scopriremo più avanti quali saranno le altre.

Decidiamo quindi all’unanimità che, invece degli Universal Studios, visiteremo Disneyland California Adventure. Non sprechiamo tempo prezioso, ci connettiamo a Internet tramite il cellulare e prenotiamo subito i biglietti per domani. Non è certo un rettangolino di carta dimenticato sul comodino che ci può dissuadere dallo scialacquare i nostri risparmi di un anno in giostre, ricchi premi e cotillon.

Pippo e Pluto cominciate a scodinzolare, i Cicci Pasticci stanno arrivandooo!!!

Quando atterriamo a Londra, i controlli si fanno seri. Transitiamo sotto il metal detector che suona quando passo io e tace quando passa Pier. Peccato che io di vagamente metallico abbia solo i passantini dei lacci delle mie All Star, mentre Pier nasconda sotto la camicia un borsello che aderisce tatticamente al suo corpo, fatto apposta per passare del tutto inosservato. Potrebbe averci messo dentro una bomba a mano, un machete, o un kit composto da arco e frecce, che non suonerebbe nulla. Suono io perché ho le All Star. Questo sì che mi fa pensare a quanto siano sicuri gli aeroporti al giorno d’oggi.

Subito dopo un omuncolo che sembra passato di lì per caso ci ferma, e con una specie di panno Swiffer si mette a spolverare il nostro zaino. Cerco disperatamente di trattenere una fragorosa risata. Dopodiché introduce lo Swiffer in un marchingegno che analizza il tutto. Forse pensa di trovare tracce di cocaina, armi chimiche o chissà che altro, mentre il risultato che compare sul display è un imbarazzante: Muschi e licheni di Castenaso.

Il volo per Los Angeles fila liscio. A me sembra molto lungo e davvero stancante, ma di fianco a noi c’è un tizio che subito dopo Londra - Los Angeles si sparerà un Los Angeles – Auckland a dir poco allucinante. Non posso certo lamentarmi, eventualmente mi è concesso sbadigliare.

Quando atterriamo, solita trafila: chi sei, da dove vieni, quanto tempo stai qui, perché mi guardi così, mani in alto, sei in arresto, eccetera. Ma vivete tranquilli, ragazzi! Fate un bel respiro, mangiatevi un bel piatto di quei maccheroni al formaggio che vi piacciono tanto, e contemplate la bandierina americana che sventola orgogliosa nel giardino di casa vostra! Siamo turisti che amano il vostro paese. Veniamo in pace, non vogliamo darvi fastidio, non vogliamo esaurire tutte le vostre riserve di burro d’arachidi, né tantomeno rigarvi le Cadillac. Vi prometto che ogni cosa andrà per il meglio.

Una volta usciti finalmente da questa fitta rete statunitense di controlli di sicurezza e contro-sicurezza, è tempo di ritirare l’auto a noleggio. Quest’anno abbiamo prenotato tutto tramite rentalcars.com, il sito che trova la compagnia con il prezzo più vantaggioso per le date e il luogo che scegli. Dato che è necessario prepagare da casa, si potrebbe pensare che, arrivati là, occorra semplicemente mettere due firme, ritirare le chiavi dell’auto e sfrecciare via. Ribadisco: si POTREBBE pensare.

Infatti ci dissuadono in fretta. Negli U.S.A., di semplice e sfrecciante, c’è solo la palla ovale nei giorni del Super Bowl.

Qui in California la compagnia prescelta è la Dollars. Saliamo sullo shuttle che ci trasferisce al Rental Car Center, e arriviamo in una sala piena di gente in coda che vuole un’auto.

Una tipa ci urla nelle orecchie: TUTTI COLORO CHE HANNO FATTO UNA PRENOTAZIONE, DEVONO USCIRE DAL RETRO E METTERSI IN CODA FUORI!

Ok, c’è una fila chilometrica anche qui, penso, ma per fortuna abbiamo prenotato da casa, così almeno ci evitiamo quella più lunga.

Dopo un’oretta di attesa, arriva la sorpresa delle sorprese: finita finalmente la coda fuori, ci immettiamo agevolmente nella coda che c’è in sala. Abbiamo tremila persone davanti a noi.

Scusate, ma allora a cosa serve prenotare da casa? A cosa serve pagare prima? Possibile che questa miriade di mammiferi parlanti abbia fatto esattamente quello che ho fatto io? E soprattutto, perché nessuno ha avvisato questa mandria impazzita che a Los Angeles esistono gli autobus? E i taxi?? E la metropolitana???

Giungiamo estenuati, dopo un’altra ora e mezza di attesa, davanti al noleggiatore, che parla in fretta senza neanche degnarci di uno sguardo. Vuole che riportiamo la macchina senza il pieno di benzina, opzione che, guarda caso, ha un piccolo costo in più, e che per sicurezza prendiamo un’auto più grande: non una economy car, ma una mid-size, che altrettanto stranamente costerebbe di più. Considerando che è impossibile riportare la macchina con il serbatoio a secco, a meno che uno non sia così demente da arrivare all’autonoleggio a spinta, e che per loro una economy car è una macchina che in Italia consideriamo mediamente mastodontica, diciamo un secco: NO a entrambe le proposte, tra lo sgomento generale dei presenti. Lui però non si dà per vinto, e ci rifila l’assicurazione completa spacciandola per obbligatoria. Quella che assicura anche il pedone che assiste all’incidente senza essere coinvolto, e il passeggero fantasma che viaggia nel sedile posteriore. Mi viene da sperare che almeno si facciano molto male entrambi.

La guerra Umani vs. Autonoleggi è iniziata. Qui sono riusciti a fregarci, ma di poco. La prossima volta vinceremo noi, ne siamo certi.

Una volta completata la burocrazia, usciamo e facciamo un’altra ora in coda per aspettare che ci consegnino l’auto.

A fine serata siamo a bordo di una Honda Civic argento, e ci dirigiamo baldanzosi verso Five Guys, una catena di fast food rinomata per gli hamburger, ebbene sì. Perdiamo il pelo ma non il vizio.

La fame si fa sentire. Qualche ora prima, sull’aereo, avevamo anche gentilmente declinato l’invito a mangiare la cena, proprio allo scopo di lasciarci lo spazio per l’agognato panino che ci attende ormai da un anno.

Tutta quest’attesa, però, ci ha fatto arrivare troppo tardi, i Cinque Ragazzi hanno già chiuso, che disdetta.

Raggiungiamo la nostra bettola a Van Nuys affamati, ma talmente stanchi da crollare sul letto a stomaco vuoto e lamentoso.  

30 AGOSTO 2014

Stamattina ci siamo svegliati alle 6:30, abbiamo preparato tutto l’occorrente per la giornata, e siamo andati a cercare The Griddle Cafè, dove, a quanto pare, fanno delle colazioni abnormi. Lo troviamo chiuso.

Per ora non stiamo avendo molta fortuna in quanto a orari di apertura dei locali. New York città che non dorme mai e Los Angeles metropoli di narcolettici? Così sembra.

Ci dirigiamo allora verso Mels Drive In, per un’omelette e un pancake. Ecco arrivare il primo scontrino della vacanza, con la solita mancia da aggiungere a nostra discrezione. Non sono già psicologicamente pronta a veder volare via decine di dollari alla volta, sono negli Stati Uniti solo da poche ore. Lasciatemi il tempo di metabolizzare. Devo ancora accettare il fatto di essere venuta qui con il MIO stipendio di dodici mesi in saccoccia, a pagare buona parte del VOSTRO stipendio del solo mese di settembre.

Un po’ di pazienza, amici.

Riprendo la carta di credito e firmo velocemente la ricevuta prima di uscire. A questo punto si aprono due possibilità: o il cameriere mi ha semplicemente mandato a cagare tra sé e sé quando ha visto che non gli lasciavo niente, oppure appena siamo usciti ha scritto 200$ nello spazio lasciato in bianco, e ha considerato questa come una delle giornate più redditizie della sua vita. L’estratto conto del prossimo mese scioglierà ogni mio dubbio.

  Partiamo per Disneyland. Nel parcheggio del parco noto subito un’auto con una targa a dir poco spaziale: DIZSNEY.

Un genio. Un idolo. Un mito indiscusso. Capite?

QUESTA è l’America.

Comprarsi l’auto, targarla DIZSNEY, e andare a Disneyland. Cosa c’è di più meraviglioso al mondo?

Noi, se siamo estremamente fortunati, vaghiamo con Briciola su un’utilitaria targata CA 012 NE.

Se siamo brufolosi (nonché sfigati in modo imbarazzante) potremmo attraversare la città con un bolide targato AC 545 NE.

A Bologna, CM 233 EL, non è un ingegnoso cittadino burlone. È la Motorizzazione che se la spassa.

In America il destino non lo subiscono, se lo scelgono.

Vogliono targare la macchina con un improperio? Lo fanno.

Vogliono piantare una quercia secolare, o allevare un rinoceronte africano in giardino? Lo fanno.

Vogliono costruire una casa a forma di drago alato a sette teste e un garage con le sembianze di un enorme cupcake? Fanno anche quello.

In Italia, se io volessi una casa con un angolo curvo anziché retto, dovrei avere quattrocento permessi e concessioni timbrate, firmate e controfirmate, duemila progetti approvati e autorizzati, dovrei essere assolutamente sicura che Provincia, Comune, Regione, Stato, Continente

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