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Proporzioni e rapporto armonico nell'Architettura
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E-book238 pagine1 ora

Proporzioni e rapporto armonico nell'Architettura

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Info su questo ebook

Giuseppe Tropea professionista laureato in architettura presso il Politecnico di Milano. Ha studiato ingegneria strutturale presso il Politecnico Milano.

Ha studiato presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano diplomandosi a pieni voti.

Titolare dello studio di architettura e ingegneria in Milano.

LinguaItaliano
Data di uscita3 ott 2015
ISBN9788893157582
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    Proporzioni e rapporto armonico nell'Architettura - Giuseppe Tropea

    Proporzioni e rapporto

    armonico nell'architettura

    L’opera è completa di un’approfondita

    bibliografia e di un indice delle biografie.

    Le proporzioni e il rapporto

    armonico nell’architettura

    "Le proporzioni e il rapporto

    armonico nell’architettura.

    La trattatistica del Settecento

    italiano"

    Il trattato si compone di sei

    capitoli:

    Le fonti;

    Architettura e razionalismo settecentesco;

    Il Settecento e il problema delle proporzioni;

    "Il linguaggio architettonico e musicale nel

    Settecento";

     "Il razionalismo musicale nel Settecento";

    La razionalizzazione della musica.

    L’opera è completa di un’approfondita bibliografia e

    di un indice delle biografie.

    Il numero complessivo di pagine nell’impostazione

    tradizionale per la stampa, suscettibile di modifiche in base

    ai criteri della Casa Editrice, è pari a 136.

    PRESENTAZIONE

    Tema centrale di questo trattato è il rapporto

    armonico nell’architettura secondo la prospettiva definita

    dalla trattatistica del Settecento italiano.

    Attraverso un’indagine condotta a partire dall’esame

    diretto delle fonti documentali, lo studio propone

    un’accurata ricostruzione del dibattito teorico sulla funzione

    dell’architettura nell’Età dei Lumi, epoca caratterizzata

    dall’emersione di nuovi bisogni in relazione a una società

    che si apre alla modernità coltivando l’ottimismo della

    ragione, senza tuttavia dimenticare l’insegnamento dei

    maestri dell’antichità e l’esperienza dell’umanesimo

    rinascimentale di Palladio.

    In questo processo di rielaborazione e adattamento

    dei modelli della classicità alle rinnovate esigenze di

    creazione degli spazi pubblici e privati della borghesia

    settecentesca, riveste essenziale importanza il concetto di

    armonia, inteso non solo nella sua dimensione puramente

    ~ 2 ~

    architettonica, ma quale principio ispiratore della vita e

    dell’ordine sociale.

    Secondo dunque una visione unitaria dell’uomo e del

    sapere, non ancora dominata dalla tendenza analitica che

    avrà il sopravvento con il positivismo ottocentesco, le regole

    dell’armonia trovano contemporanea applicazione nel

    campo della matematica, della musica e dell’architettura.

    Ed è appunto il dialogo tra le discipline fondamentali

    del mondo dei numeri a rappresentare lo svolgimento della

    presente opera, la cui principale finalità è di riportare alla

    luce, attraverso le parole dei protagonisti del Settecento

    italiano, temi e riflessioni di grande attualità in una fase

    storica, la nostra, nella quale sembra definitivamente

    smarrita l’aspirazione alla felicità universale.

    Musica e architettura sono linguaggi per natura

    universali, che nella concezione razionalistica del Settecento

    sono rivolti alla realizzazione di un progetto di armonica

    composizione dei molteplici elementi che concorrono alla

    "costruzione" di un insieme, sia esso una sinfonia o un

    volume che definisce uno spazio.

    In questo senso, il trattato qui proposto vuole essere

    soprattutto uno strumento per quanti condividono l’opinione

    che un razionale governo del territorio non possa

    prescindere dall’ideale classico di proporzione ed equilibrio,

    del quale costituiscono tuttora una testimonianza vivente le

    opere dei maestri del razionalismo settecentesco.

    ~ 3 ~

    IL PROBLEMA DELLA MEDIA

    PROPORZIONALE

    ARMONICA IN ARCHITETTURA

    IL problema della media proporzionale armonica nasce

    il 15 agosto del 1534, anno in cui il Doge Andrea Gritti pose

    la prima pietra della nuova chiesa, la cui edificazione venne

    iniziata in base al disegno di Jacopo Sansovino.

    Ma presto sorsero divergenze circa le proporzioni

    della pianta, e il Doge incaricò Francesco Giorgi , frate

    francescano del monastero cui apparteneva la chiesa, di

    scrivere un memorandum a proposito del modello

    sansoniano.

    Francesco Giorgi aveva acquistato fama per uno

    studio sul problema della proporzione in ogni suo aspetto;

    Giorgi suggerisce di fissare la larghezza della navata in 9

    passi, cioè il quadrato di 3: [[numero primo e divino]].

    Secondo la concezione numerica pitagorica, 3 è il

    primo numero reale, perché ha un principio, un termine

    medio e un fine.

    Inoltre esso è divino, come simbolo della Trinità.

    La larghezza della navata, secondo Giorgi deve

    essere di 27 passi, vale a dire tre volte 9.

    Il quadrato e il cubo del numero 3 contengono gli

    accordi cosmici, come Platone ha mostrato nel Timeo; né

    Platone né Aristotele, che conoscevano le forze vere che

    giocano nella natura, oltrepassarono il numero 27 nelle loro

    analisi del mondo.

    ~ 4 ~

    Tuttavia, non sono importanti i numeri in se stessi,

    ma i rapporti fra di essi; e che i rapporti cosmici debbano

    essere considerati vincolanti anche nel microcosmo, appare

    evidente dal comando di Dio a Mosè di costruire il

    Tabernacolo secondo il modello del mondo, e nella

    risoluzione di salomone di conferire le proporzioni del

    Tabernacolo al Tempio.

    Il Giorgi definisce inoltre la proporzione suggerita

    tra larghezza e lunghezza della navata [[9:27]] in termini

    musicali; essa costituisce un’ottava e una quinta naturale.

    Ottava e quinta significano infatti, rispettivamente, i

    termini da lui usati: diapason 1*) ediapente 2*) 9:27

    costituisce un’ottava e una quinta , se è visto nella

    progressione 9:18:27; poiché

    9:18 = 1:2 un’ottava, e 18:27 = 2:3 una quinta.

    Sulla base di quanto enunciato, il Giorgi non volle

    procedere al di là del numero 27 e perché i rapporti misurati

    nello spazio e quelli delle tonalità musicali siano per lui

    sinonimi.

    In seguito le sue raccomandazioni si conformano a

    questi rapporti fondamentali.

    La [[cappella grande]] all’estremità della navata, a

    somiglianza del capo del corpo umano, sarà lunga nove

    passi e larga sei, in modo che la sua lunghezza ripeta la

    larghezza della navata, e la sua larghezza sia in rapporto a

    quella della navata secondo il rapporto di 2:3, ossia, in

    termini musicali, di una quinta.

    Nel contempo il rapporto di 2:3 sarà valido per la

    larghezza e la lunghezza della cappella stessa.

    ~ 5 ~

    Il coro, dietro la [[cappella grande]] dovrebbe

    ripeterne le misure secondo il rapporto 6:9.

    L’intera lunghezza della chiesa sarà dunque di 5

    volte 9.

    Egli chiama ciò una proporzionale quintupla, o, in

    termini musicali , un bis diapason 3*).

    Il transetto dovrebbe avere una larghezza di sei passi,

    corrispondente così alla larghezza della [[cappella grande]].

    Suggerisce di fare le cappelle su ciascun lato della

    navata larghe tre passi , secondo ciò egli definisce una

    proporzione tripla rispetto alla larghezza della stessa navata

    (3:9), o musicalmente (3:6:9) un diapason (3:6) e un

    diapente (6:9 = 2:3)

    Il rapporto tra la larghezza delle cappelle minori e

    quella della [[cappella grande]] è di 3:6,

    vale a dire un diapason; e il rapporto tra la larghezza delle

    cappelle del transetto e quella delle cappelle di navata

    dovrebbe essere di 4:3, ossia di un diatessaron 4*).

    I consigli del Giorgi, fin qui, vennero applicati.

    In effetti molte delle proporzioni dell’edificio

    eseguito non corrispondono a questi rapporti,

    ma le differenze sono trascurabili, e sono dovuti a quei

    fattori di irregolarità che si verificano nella realizzazione

    pratica.

    Anche i tre gradini che conducono alle cappelle e

    alla [[cappella grande]], dal Giorgi suggeriti, e che di fatto il

    Sansovino aveva progettato, vennero eseguiti.

    Il Giorgi non fu però ascoltato per quanto riguarda

    l’altezza del soffitto, che egli desiderava piatto e a

    ~ 6 ~

    cassettoni, ad un’altezza che si trovasse, rispetto alla

    larghezza della navata, nel rapporto di 4:3.

    Fondando, in questo modo piuttosto singolare, tutte

    le proporzioni dell’edificio sulla filosofia pitagorico-

    platonica dei numeri armonici, il Giorgi ha forse creato un

    precedente.

    Ma i tre uomini, ai quali il promemoria del Giorgi

    venne presentato per un parere, non mostrarono alcuna

    indebita sorpresa; e infatti lo approvarono.

    Erano un pittore, un architetto e un umanista.

    Ciò dimostra che la proporzione architettonica non si

    riteneva riguardasse soltanto il campo degli architetti ;

    l’unità di tutte le arti e scienze faceva si che ogni inizio

    fosse, in queste materie, un giudice attendibile.

    D’altro lato l’eminenza delle persone scelte come

    consulenti è un chiaro segno dell’importanza che si

    conferiva alle idee di Giorgi.

    Il pittore non era altro che Tiziano; l’architetto era

    Serlio; l’umanista era Fortunio Spira.

    Giorgi richiede, al termine della sua memoria , che

    sulla facciata vengano riprese i rapporti dell’interno, [[che

    per esso si può comprendere la forma della fabbrica e le sue

    proporzioni]].

    Sembra certo che Palladio e da esso derivasse la

    misteriosa misura di 27 moduli che adottò per la larghezza

    della parte centrale nel suo progetto per la facciata.

    1*) Forcella d’acciaio che percorsa da il la, serve per accordare gli

    strumenti musicali;

    2*)Termine musicale impiegato dai teorici greci e del Rinascimento per

    indicare l'intervallo di quinta giusto;

    3*) Un disdiapason e un diapente.

    4*) Intervallo musicale di quarta perfetto

    ~ 7 ~

    T R A T T A T O

    La trattatistica del

    Settecento italiano

    ~ 8 ~

    ~ 9 ~

    INDICE

    PREFAZIONE

    pag.

    5

    CAPITOLO I

    Le fonti

    »

    9

    CAPITOLO II

    Architettura e razionalismo settecentesco

    »

    31

    CAPITOLO III

    Il Settecento e il problema delle proporzioni

    »

    43

    CAPITOLO IV

    Il linguaggio architettonico e musicale nel

    »

    73

    ‘700

    CAPITOLO V

    Il razionalismo musicale nel ‘700

    »

    85

    CAPITOLO VI

    La razionalizzazione della musica

    »

    99

    BIBLIOGRAFIA

    »

    125

    INDICE DELLE BIOGRAFIE

    »

    129

    ~ 10 ~

    ~ 11 ~

    PREFAZIONE

    W. Goethe nel suo viaggio in Italia del 1786 giunge a

    Padova dove, in una libreria, chiede le opere del Palladio; è

    scambiato per architetto e gli si fanno i complimenti per

    averlo prescelto. "Per la sua pratica utilità vale ancor più di

    Vitruvio perché, mentre il Palladio ha studiato a fondo gli

    antichi e il loro mondo, ha procurato di adattarli ai nostri

    bisogni".

    Nel rompere l’unità della "firmitas, venustas, utilitas",

    il dibattito teorico settecentesco si era indirizzato a un

    controllo di questi concetti, cercando di spiegare il fatto

    architettonico in

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