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Caro papa Francesco: Lettera di un divorziato

Caro papa Francesco: Lettera di un divorziato

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Caro papa Francesco: Lettera di un divorziato

Lunghezza:
87 pagine
1 ora
Pubblicato:
2 ott 2013
ISBN:
9788897264316
Formato:
Libro

Descrizione

Il libro, redatto sottoforma di lettera aperta, si configura come un pamphlet rivolto direttamente all’attuale papa Francesco, affinché, da parte della chiesa cattolica, venga affrontato con evangelica coerenza il problema dei separati e divorziati cristiani, attualmente emarginati dalla comunità ecclesiale, privati dalla comunione eucaristica ed esclusi sia dall’insegnamento che dalle attività liturgiche.Il libello, redatto con stile semplice e immediato, parte dall’esperienza personale dell’autore per estendere la sue riflessioni al campo esegetico e teologico riguardante il problema del divorzio dei credenti e di eventuali loro nuove nozze. L’intento dichiarato della lettera è di fornire ai responsabili della chiesa cattolica indicazioni chiare sulle sofferenze e sui disagi dei divorziati e dei risposati che intendono rimanere in comunione con le realtà ecclesiali di appartenenza e contemporaneamente suggerire, testi sacri alla mano, delle vie d’uscita all’attuale ingiusta discriminazione prodotta dalla vigente disciplina ecclesiastica, che mette in difficoltà quello stesso clero a diretto contatto i fedeli.Il libro si chiude con alcune osservazioni che, a partire dalla possibile soluzione del problema dell’appartenenza ecclesiale dei divorziati, ridisegnano un nuovo modo di pensarsi come chiesa in positivo rapporto con il mondo contemporaneo e il vissuto delle persone. Considerata l’urgenza e la vastità del problema, che interessa ormai milioni di coppie nella sola Italia, un libro che affronta contemporaneamente il problema sia sul piano esistenziale sia su quello esegetico-dottrinale sia sul piano pastorale può costituire un valido supporto per la riflessione e per un auspicato e atteso cambiamento.
Pubblicato:
2 ott 2013
ISBN:
9788897264316
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Caro papa Francesco - Oliviero Arzuffi

Colophon

Caro papa Francesco

lettera di un divorziato

di

Oliviero Arzuffi

Tutti i diritti riservati

Copyright ©2013 Oltre edizioni (http://www.oltre.it)

ISBN 978-88-97264-31-6

ISBN cartaceo 978-88-97264-25-5

Titolo originale dell’opera:

Caro papa Francesco

Collana * eterno presente

diretta da Gian Gabriele Vertova

in copertina: Escaton di Cosetta Arzuffi (tecnica mista su tela, cm. 70 x 120)

progetto grafico: Sara Paganetto

Prima edizione ottobre 2013

L’autore

Oliviero Arzuffi è nato in provincia di Bergamo. Docente di letteratura italiana e consulente editoriale presso importanti realtà istituzionali è autore di numerosi testi riguardanti tematiche sociali. Tra i più conosciuti: Emarginazione A-Z; Alla ricerca dell’utopia; Oltre le sbarre; Poesia della vita. Oltre ai saggi di natura sociale è autore di Armaghedon (trilogia drammatica) e di Escaton, premio speciale della giuria a Stresa nel 1998.

Note Bibliografiche

Poesia della vita, con A.Bazzari, ed. S.Paolo, Cinisello Balsamo (Mi) 2006

Don Carlo Gnocchi. Dio è tutto qui. Lettere di una vita, Mondadori 2005

Armaghedon. Trilogia per il terzo millennio, Nuove scritture, Milano 1992

Il bambino condiviso: proposte per l’affidamento familiare, Comune di Bergamo, 1988

Oltre le sbarre: anatomia di un Comitato, Amministrazione Provinciale di Bergamo, 1986

Alla ricerca dell’utopia: esperienze di inserimento, Ed. Walk Over, 1985

Emarginazione A - Z, Piemme, 1991

Escaton, Edizioni Ancora, 1999

Il vento ci ha raccolti, San Paolo Edizioni, 2008

Aninu, Oltre edizioni, 2012

Sommario

Colophon

L’autore

Note Bibliografiche

La chiesa come scelta

Peccato non perdonabile?

La separazione come lacerazione

Una difficile rinascita

Realtà e norma

Alcune convinzioni

La formulazione del principio

Il vangelo di Matteo

Il disegno originario

La sclerokardia

La risposta ai farisei

Men che a causa di fornicazione

(nisi ob fornicationem)

Un bene indivisibile

Uomo e donna in Matteo

Il vangelo di Marco

La parità tra uomo e donna

Lo statuto della coppia

Indissolubilità di principio e dissolubilità di fatto?

Chiesa come popolo di Dio o Chiesa celibataria?

Alcune considerazioni intorno al permissivismo

Il potere di sciogliere il vincolo

Uomo e donna in Paolo

Il problema della differenza

Il privilegio paolino

L'influsso del pastore di erma

Un'interpretazione pastorale del principio

La sacra rota: una non risposta

La costituzione del matrimonio in sacramento

Considerazioni finali

Prima considerazione

Seconda considerazione

Terza considerazione

Quarta considerazione

Quinta considerazione

Sesta considerazione

Settima considerazione

Ottava considerazione

Nona considerazione

Decima considerazione

La chiesa come scelta

Caro papa Francesco,

sono un cristiano divorziato e risposato, uno dei molti irregolari che popolano la Chiesa di Cristo e che sono costretti a sostare sulla soglia senza sapere con certezza se debbano considerarsi tutelati dentro o parcheggiati fuori.

Se avrà la pazienza di leggere queste poche pagine, le esprimerò, senza ipocrite pruderie e indebiti servilismi, indegni di un cristiano, che cosa pensa un divorziato risposato che ama la Chiesa e non intende abbandonarla, ma che non accetta esclusioni che violino la retta coscienza e si mettano in aperta contraddizione con la norma assoluta dell'amore che è il vangelo del Risorto.

Le esporrò poche e semplici considerazioni, alcune tratte dall'esperienza personale, altre desunte dalla lettura della Bibbia , certo nei limiti di un dilettante di teologia e di testi sacri, ma sempre improntata alla ricerca della verità. Sono interpretazioni della Parola fatte con animo semplice, come è costume invalso da secoli per i comuni fedeli, riconducibili però a quel dono inestimabile di Dio che è la ragione e a quel suo inscindibile corollario che è il buon senso.

Lei, che è conoscitore profondo dei misteri cristiani e pastore supremo del popolo di Dio, saprà, in questo mio percorso di riflessione, guidarmi, confermarmi e, quando è necessario, correggermi.

Le scrivo nella consapevolezza che un credente ha il dovere di dire alla sua Chiesa ciò che, in coscienza e in base alla sua sofferta esperienza, ritiene sbagliato rispetto ad alcuni suoi indirizzi disciplinari. Fin da giovane mi hanno insegnato che è nostro diritto e dovere esercitare dal di dentro della comunità cristiana quella libertà di giudizio che lo Spirito ci ha consegnato con la morte e resurrezione del Signore. Sarebbe molto più semplice andarsene, magari sbattendo la porta, come moltissimi hanno già fatto per sfuggire al penoso conflitto spirituale fra la propria coscienza e le regole della Chiesa Cattolica..

Mi sembra invece più onesto e coerente rimanere e condividere con altri fratelli questa sofferenza, perché non posso fare a meno della Chiesa: è tramite essa infatti che l'annuncio del Vangelo è arrivato a noi! Ritengo più costruttivo interpellare i pastori sulla bontà della loro scelte in vista della comune crescita nella fede.

È un fatto però che queste situazioni illegittime stiano diventando maggioranza nella cattolicità: un motivo un po' più serio dell'accusa offensiva di voler conformarsi ai costumi del mondo ci deve pur essere, se lo si vuole onestamente cercare. Ma il divieto per noi separati in casa ecclesiale di partecipare alla comunione eucaristica o la proibizione di ogni possibile benedizione di nuove nozze pesa come un macigno.

Forse voi pastori non vi rendete conto della nostra delusione quando abbiamo visto ribaditi tradizionali divieti anche nell'ultima assemblea del sinodo dei vescovi, nonostante le esplicite richieste di apertura da parte di molti padri sinodali. Le dirò francamente che sono rimasto molto amareggiato per questa escludente ostinazione, come uno che, avendo intravisto la fine di un penoso tunnel, si ritrova sull'uscita con la porta sbarrata.

Mi domando se, con queste scelte, la Chiesa non rischi di collocarsi fuori dal più importante mandato del suo Signore: essere segno

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