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Meredith Kercher. Un delitto imperfetto
Meredith Kercher. Un delitto imperfetto
Meredith Kercher. Un delitto imperfetto
E-book457 pagine6 ore

Meredith Kercher. Un delitto imperfetto

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Info su questo ebook

L’ipotesi avanzata da Gabriella Carlizzi in questo libro, per sciogliere i tanti nodi sulla tragica morte della studentessa inglese Meredith Kercher, qualora un giorno trovasse i necessari riscontri, cambierebbe il volto a questo drammatico giallo che vede coinvolti ben sei stati del nostro pianeta. La scrittrice, come il lettore potrà constatare, era partita da una lettura del crimine di tipo esoterico, riuscendo perfino ad individuare dei codici criptici e tali da far quadrare tutto in modo suggestivo ed impressionante. Tuttavia Gabriella Carlizzi ha volutoanalizzare alla lente d’ingrandimento le tante, troppe contraddizioni emerse dalledichiarazioni degli imputati ed in particolare di Amanda Knox. “Quando si vuole affermare, anche mentendo, la propria innocenza, la prima cosa che si fa è quella di fornire versioni coerenti, stando bene attenti a non cadere in contraddizione. Al contrario, il comportamento tenuto dagli imputati è frequente in soggetti che sono costretti a coprire qualcuno, soggetti spesso terrorizzati per la loro stessa incolumità. Se a tale convinzione aggiungiamo l’attacco mediatico da parte di alcuni contro gli inquirenti, allora non possiamo esimerci dal cercare dietro i fatti, l’esistenza di eventuali antefatti”. Da tale convinzione l’autrice ha sentito il dovere di indagare se dietro quel che appariva come un vero e proprio rituale, vi fosse una diversa realtà, una regia posta in essere dal vero assassino di Meredith, il quale forse, servendosi di argomenti ingannevoli, tirò in trappola sia la vittima che gli imputati, spinto dall’unico interesse di screditare un magistrato... In definitiva, per l’autrice, l’assassino di Meredith, con l’aiuto di misteriosi complici, sarebbe un “quinto uomo” ancor oggi a piede libero, e coloro che sono in carcere lo temerebbero forse ancor più delle sbarre dietro cui hanno rischiato di trascorrere i migliori anni di una gioventù stroncata.
LinguaItaliano
Data di uscita17 apr 2015
ISBN9788891185501
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    Meredith Kercher. Un delitto imperfetto - Gabriella Pasquali Carlizzi

    Collana

    crime&crime

    Gabriella Pasquali Carlizzi

    Meredith Kercher

    Un delitto imperfetto

    Romanzo

    Mond&editori

    2012

    Meredith Kercher

    Un delitto imperfetto

    Editing

    Andrea Carlizzi

    Responsabile di redazione

    Elisa Antonelli

    Coordinamento editoriale

    Matteo Mantovani

    Progetto grafico

    Matteo Mantovani

    Collana

    crime&crime

    Prima edizione novembre 2008

    Seconda edizione maggio 2012

    © Copyright 2008

    by Mond&editori s.r.l.

    Via Giovanni Battista Radice, 18/B – 00156 Roma

    www.mondeditori.com

    ISBN 9788891185501

    Alle nuove generazioni

    vittime della solitudine interiore in cui sono abbandonate

    da una società che, nell’era del consumismo,

    ha dimenticato il prezioso ruolo di educazione

    di valori morali, laici, o religiosi,

    che sono alla base dell’onestà e del rispetto verso se stessi

    e verso il prossimo

    Gabriella Pasquali Carlizzi

    PREFAZIONE ALLA PRIMA EDIZIONE

    di Gabriella Pasquali Carlizzi

    Ѐ trascorso un anno dal giorno in cui, subito dopo la notte di Halloween, appresi che a Perugia una giovane studentessa inglese, Meredith Kercher, era stata trovata barbaramente uccisa nell’abitazione che condivideva con la coinquilina americana, Amanda Knox.

    I mass media internazionali portarono subito alla ribalta questo caso giudiziario, ma il mio turbamento era dovuto soprattutto al fatto che l’inchiesta fosse stata assegnata, in quanto magistrato di turno, al pm Giuliano Mignini. Temetti che la coincidenza dell’omicidio con il giorno in cui lui era di turno, fosse frutto di una trappola perii magistrato, studiata a tavolino.

    Fu proprio questo l’elemento principale che mi spinse a studiare il caso in profondità, cercando di non tralasciare nulla di quanto ai miei occhi assumeva, giorno dopo giorno, una fisionomia del crimine del tutto diversa dalle tante ipotesi avanzate, comprese quelle degli inquirenti.

    Il delitto lo si poteva leggere in una chiave esoterica o anche secondo dottrine similari al satanismo; tuttavia consideravo la possibilità che le caratteristiche per così dire rituali fossero solo apparenti e forse premeditate al fine di sviare le indagini, evitando così il rischio di risalire ad eventuali mandanti che sarebbero sfuggiti alla giustìzia.

    Ed ancora oggi rimane questa la mia convinzione, supportata anche da elementi oggettivi, dai quali si trae la sgradevole sensazione che si sia stati in qualche modo costretti, in mancanza di una confessione autentica e riscontrabile, a chiudere il caso, accontentandosi di quanto ha visto condannare Rudy Guede e rinviare a giudizio Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Mentre Lumumba, l’ex gestore del locale Le Chic – dove, a suo dire, Amanda, che vi lavorava, «faceva avances ai clienti» – dopo essere stato arrestato, fu poi rimesso in libertà grazie alla testimonianza di un insegnante.

    «Amanda faceva le avances ai clienti»: una dichiarazione non da poco, a pensarci bene, e che andrebbe analizzata non solo nella direzione di Amanda e dei suoi costumi di vita, ma sarebbe interessante capire che tipo di locale fosse quello, e soprattutto risalire all’identità del proprietario nonché alla tipologia di contratto in forza del quale la gestione era a carico di Lumumba.

    Ci si aspettava, e forse sarebbe stato anche logico, che il ragazzo congolese, liberato dopo una ingiusta carcerazione dovuta alle accuse della stessa Amanda, fosse aiutato a risalire la china, a rimettere in piedi il suo lavoro, che si reggeva solo sull’affluenza nel suo locale. Al contrario, in quel locale nessuno volle più entrare, tanto che Lumumba fu costretto a chiuderlo.

    Cosa avevano da temere gli abituali frequentatori, molti dei quali erano diventati anche amici di Lumumba? E chi erano, soprattutto, i frequentatori? Erano davvero tanti, al punto da considerare la chiusura del locale quale danno conseguente alla carcerazione, oppure era per così dire un punto di ritrovo per persone particolari, le stesse che, scoppiato il caso, se ne sono ben guardate dal finire sotto le osservazioni della polizia giudiziaria?

    Un fatto è certo: la sera del delitto Lumumba avvertì Amanda di non andare a lavorare, in quanto non c’erano clienti e lui avrebbe chiuso presto il locale. L’ora precisa non ci è dato saperla, a meno che gli inquirenti non abbiano provveduto a verificarla sullo scontrino di cassa, unico documento in grado di provare l’orario di chiusura del locale.

    E fra i tanti fatti strani, ma che sembra siano divenuti rilevanti solo ai miei occhi, vi è stata anche la totale assenza degli studenti alla messa di commemorazione annuale della povera Meredith. Un comportamento tale da indurre a pensare che forse il corpo studentesco ne potrebbe sapere molto più dei tanti testimoni, pure utili per arrivare ad un verdetto, ma tra i quali forse non figurano coloro che temono di parlare.

    L’esigenza di scrivere questo libro, è poi scaturita da quanto recentemente è stato pubblicato dal The Independent e ripreso anche dai giornali italiani, là dove si è falsamente affermato che il pm Giuliano Mignini, nella sua requisitoria volta a chiedere la condanna all’ergastolo per Rudy Guede e il rinvio a giudizio per Amanda Knox e Raffaele Sollecito, aveva ricalcato la mia tesi sulla dinamica e sui responsabili di questo delitto.

    In tal senso, ho quindi pensato di contestare e respingere con forza questa manovra mediatica, spiegando in un libro la mia, e solo mia, interpretazione di questa tragica vicenda.

    E devo dire che proprio il The Independent ha di fatto rafforzato la mia tesi e il sospetto che mi tormenta, ma che forse, prima o poi, sarà preso in considerazione da qualcuno che non teme di guardare anche oltre i tre giovani protagonisti di una serata trasgressiva finita male.

    *

    dal The Independent dell’l novembre 2008

    di Peter Popham

    Masonic theory that put Knox in the dock

    This has been a very good week for Giuliano Mignini, the balding, avuncular-looking 58-year-old prosecutor in the Meredith Kercher case. Assaulted from across the Atlantic by amateur investigators and ‘Free Amanda’ agitators, opposed across the court room by some of Italy’s cleverest lawyers, he carried the day. Judge Paolo Micheli bought his whole package, sending one suspect, Rudy Guede, to jail for 30years and committing Amanda Knox and Raffaele Sollecito for trial.

    To the bitter disappointment of the two students accused along with Guede of killing their friend, he also refused them bail, warning that they might kill again.

    Mr Mignini decided only a few days after Meredith died that the murder was the culmination of an orgy in which Amanda, Raffaele and one other person were involved. And in court on l9 October he explained in more detail what he meant.

    The murder, Il Tempo newspaper reported him telling the court, "was premeditated and was in addition a ‘rite’ celebrated on the occasion of the night of Hallowe’en. A sexual and sacrificial rite...

    In the intention of the organisers, the rite should have occurred 24 hours earlier – on Hallowe’en itself – but on account of a dinner at the house of horrors, organised by Meredith and Amanda’s Italian flatmates, it was postponed for one day. The presumed assassins contented themselves with the evening of 1 November to perform their do-it-yourself rite, when for some hours it would again be the night of All Saints."¹

    Mr Mignini saw the scene so clearly in his mind that he was able to describe it to the judge in detail: Meredith on her knees before the wardrobe, Rudy holding her immobile, Raffaele grasping one arm, Amanda in front of her, pricking her throat teasingly with the knife – until the blade in her hand struck home. To prove it, he told the judge triumphantly, the only thing missing was a video camera in the room.

    Given such a weighty consensus, the outside world would be forgiven for sorrowfully shaking its head at the terrible things young people get up to these days. One would take for granted that Mr Mignini must have excellent sources – witness testimony, forensic findings, even confessions – for his shocking description.

    The last place you would look for such sources, however, is in a conspiracy theorist’s blog. Yet that is where the theory of the sacrificial rite finds its fullest expression. In a blog posted last August, Gabriella Carlizzi, a prolific Roman blogger, claimed that Meredith’s murder had been ordered by the dark masters of an esoteric Masonic sect, the Order of the Red Rose, to which she thinks both Meredith and Amanda may have belonged².

    This is just my personal opinion, she begins modestly, and it may have no value to the investigators, but my research in America and England has reinforced my idea that this case must be interpreted from an esoteric point of view.³

    Meredith and Amanda went to two universities, Leeds and Seattle, which have become recruitment bases for Masonic orders, both deviant and non-deviant, and of Esoteric Schools,⁴ she claims. These Schools brainwash their initiates into believing that it is right to offer even the sacrifice of their own lives in a secret ritual, sacrifices often made voluntarily⁵.

    Death, for these sad dupes, is no problem: they have become convinced that life goes on after physical death, a barrier which, once overcome, allows them to cross the threshold of ‘mystery’ and ascend to the ‘superior ranks’ which rule humanity from beyond.

    Presuming that Leeds and Seattle host such secret organisations – Leeds is immediately suspect because of its rose symbol, even though it’s the wrong colour – and presuming also (because there is no evidence for it) that the two women belonged to them, the murder is easily explained: one of them had to die and the other had to kill, in a ritual of sacrifice. It matters little which dies and which stays alive,⁷ she explains. What is of fundamental importance is the single motivation that both of them have ‘obeyed’ and of which both then become ‘victims’.

    Meredith’s murder, she concludes, is a crime which has all the characteristics of a ritual culminating in human sacrifice, to which the victim may have submitted voluntarily.⁹ Daringly, she also drags Meredith’s bereaved father into the scenario. I ask myself if someone in Meredith’s family was aware of the presumed membership of the girl to the Esoteric School of the Red Rose.¹⁰ Why so? Because on the eighth day (you see the esoteric symbolism) after the death of his daughter... he left a single red rose (in her memory) in the cloister of Perugia cathedral.¹¹

    The similarities between the ‘human sacrifice’ blog and Mr Mignini’s account might be considered a coincidence, except for the fact that Ms Carlizzi and the prosecutor know each other well. Ms Carlizzi has been giving unsolicited advice to criminal investigations up and down Italy for many years. The wealthy Roman wife of an architect, and a devout Christian, she was for years the disciple of a charismatic priest called Padre Gabriele. Gabriele died in 1984, and she claims has been sending her messages from the other side. It’s he who lights me up with intuitions, she explained to Corriere della Sera. Then I investigate, I dig. And when I have concrete elements I go to the judges.¹²

    No crime is too ghastly or notorious for her. Single-handedly, for example, she has succeeded in re-opening the Monster of Florence investigation, which lay dormant for years. For 11 years in the Seventies and Eighties, the city of Florence was terrorised by a serial killer who attacked lovers in cars at lonely spots in the surrounding countryside, shot or hacked them to death, then cut off and carried away the woman’s genitals and left breast.

    The Monster of Florence was Italy’s most sensational criminal, the direct inspiration for Hannibal, Thomas Harris’s sequel to The Silence of the Lambs. And he drove Florence’s investigators crazy.

    Ruthless, athletic, highly professional and deranged, he eluded them every time. When finally they managed to pin the crimes on a doddering old incestuous rapist far too short and slow to have committed the murders, few were surprised when the conviction was overturned on appeal. The Monster has never been found. And in Italy, which is a paradise for conspiracy theorists, that fact is an invitation to people like Ms Carlizzi to dream a little, and to hook up with her saint.

    One day early in 2002, Ms Carlizzi telephoned a Florentine journalist, Mario Spezi, with a new theory about the Monster. The Order of the Red Rose was behind the crimes, she told him, but the Monster himself was a person who had completely evaded suspicion until now: a wealthy Perugian doctor, Francesco Narducci, who had drowned, through accident or suicide according to the courts, in Lake Trasimeno in 1985.

    Ms Carlizzi told Spezi that Narducci had in fact been killed by the Order of the Red Rose, to which Narducci himself belonged, because he was about to expose its nefarious activities to the police. And to hide the evidence for the crime, another body had been substituted for the doctor’s, then dumped in the lake.

    As a career crime reporter in Florence, Mr Spezi had a long familiarity with barmy conspiracy theories, and he thanked the lady kindly but said he was not interested in following it up. Ms Carlizzi was not discouraged and took her tale to Mr Mignini, who found it grippingly plausible. He alerted the Florentine policeman in charge of the Monster file, chief inspector Michele Giuttari, that at last they might be on the brink of solving the mystery, and the two of them went to work.

    As Narducci had died 17 years before, the trail was stone cold, but forensic and other evidence seems to be of secondary importance in these investigations. What is required is a gripping story line – Gabriella Carlizzi’s speciality. According to Mignini and Giuttari, Narducci had been murdered because he was a member of the satanic sect behind the Monster of Florence killings, Douglas Preston and Mario Spezi write in their book on the Monster affair, entitled The Monster of Florence, published in June this year¹³: He had been named custodian of the grisly fetishes – the breasts and genitalia of victims – (but) shaken by the reality into which he had fallen, the young doctor became indecisive, unreliable, prey to depression, and difficult to trust. The leaders of the sect decided he had to be eliminated.

    Ms Carlizzi’s burst of heaven-sent illumination was thus bountifully endorsed – and meanwhile the hunt for Narducci’s ‘killer’ goes on. And given the length of time that has elapsed – the last Monster murder was committed in September 1985 – no one can blame the investigators if their inquiry is stronger on ideas than solid clues.

    Over in Perugia, however, Mr Mignini does not have quite that licence, as the crime happened just one year ago today. And when he told the court that the only thing missing was a video camera in the room to record the supposed sacrificial murder, he was not entirely correct. Also missing was a convincing weapon, any material evidence of the alleged rite, confessions, testimony by witnesses (by Rudy, for example, the West African found guilty last week, who had nothing to lose and much to gain by confirming the rite scenario) and evidence of previous involvement by the three accused in such behaviour.

    Mr Mignini’s case against Knox and Sollecito rested on Amanda’s partial admission that she was in the flat when her friend died, later retracted; a carving knife found in Raffaele’s kitchen (too big to have been the m urder weapon, say the defence) and some hotly disputed evidence of DNA at the crime scene.

    Mr Mignini does, however, have the benefit of a cracking story.

    And in Italy that counts for a lot.

    Behind the scenes: Conspiracy theorists

    Giuliano Mignini

    The Italian prosecutor took just days to decide that Meredith Kercher’s death was the murderous culmination of an orgy in which Amanda Knox, Raffaele Sollecito and one other were allegedly involved. Mr Mignini’s vivid accounts could land him in hot water as they appear to be influenced by the speculation posted by a friend, the prolific Roman blogger Gabriella Carlizzi.

    Gabriella Carlizzi

    Ms Carlizzi has posted a complicated and seemingly highly unlikely conspiracy surrounding Meredith’s demise involving Masonic sects, symbols and life beyond death. Mr Mignini and Ms Carlizzi have previously worked together and at one point convinced a senior Italian police officer to examine a conspiracy theory about the identity of the Monster of Florence, one of Italy’s most notorious serial killers.

    A prolific writer on the internet and an all-round conspiracy theor- ist, Ms Carlizzi has been giving unsolicited advice to criminal investigations up and down Italy for many years. The wealthy, religious Roman believes a priest who died in 1984 lights her up with illuminations which she uses as a startingpoint for her investigations into some of Italy’s most heinous crimes. Her postings on Meredith Kercher’s murder, which she starts by saying are just her personal opinion, claim to be based on research in both America and England and conclude by suggesting Meredith’s death was a human sacrifice.

    *

    da Il Messaggero.it dell’l novembre 2008

    Mez, stampa Gb ironizza su prove contro Amanda

    «Il pm si è ispirato a un blog esoterico»

    ROMA – Prima le accuse di incompetenza dagli Usa alla polizia scientifica. Ora quelle contro il pm Giuliano Mignini dalle pagine del quotidiano britannico The Independent. L’omicidio di Meredith Ker- cher continua ad essere oggetto di polemiche anche dopo la sentenza del tribunale di Perugia: 30 anni a Rudy Guede e rinvio a giudizio per Amanda Knox e Raffaele Sollecito, che restano in carcere. Secondo il quotidiano il pm Mignini nel ricostruire l’omicidio si sarebbe ispirato alla teoria della cospirazione e del rito sacrificale letta sul blog di una sua amica, Gabriella Carlizzi, la quale collega l’omicidio ad una «setta esoterica di tipo massonico, l’Ordine della rosa rossa, alla quale sia Meredith sia Amanda potrebbero avere appartenuto».

    Una settimana trionfale – scrive il giornale – per il pubblico ministero Giuliano Mignini. Malgrado le accuse di dilettantismo provenienti da Oltre Atlantico, ha pienamente convinto i giudici che hanno accolto tutte le sue richieste, dalla condanna di Rudy Guede al rifiuto della libertà provvisoria per Amanda e Raffaele Sollecito. Ma tale trionfo per il giornale sembra poggiare su basi ben poco solide.

    Durante il processo Mignini ha fatto una ricostruzione dettagliata dell’orgia che avrebbe portato alla morte di Meredith: la ragazza inglese in ginocchio, Sollecito che la tiene ferma, Amanda di fronte a lei che le taglia la gola. «Per confermare questa ricostruzione – ha detto Mignini citato ironicamente da The Independent – la sola cosa che manca è la ripresa di una telecamera messa nella stanza». Stando così le cose, continua il giornale, ci si aspetterebbe che «Mignini abbia eccellenti fonti, testimoni presenti sul luogo del delitto, indizi precisi, magari confessioni. L’ultimo posto che si prenderebbe in considerazione come fonte sicura è un blog».

    La teoria della cospirazione e del rito sacrificale è contenuta invece proprio nel blog della Carlizzi. «Questa è solo la mia opinione... – si legge nel sito – ma le mie ricerche in America e Inghilterra hanno rafforzato la mia convinzione che il delitto vada visto da un punto di vista esoterico».

    Le due ragazze venivano infatti da università, quelle di Leeds e Seattle, in cui il reclutamento da parte di sette massoniche, alcune deviate ed altre no, e di scuole esoteriche è notevole. E queste scuole – è sempre la teoria della Carlizzi – portano a convincere gli adepti che sono leciti i sacrifici rituali, compresi quelli volontari della propria vita. In sostanza dunque Meredith potrebbe essersi sottoposta volontariamente al sacrificio rituale.

    Il giornale inglese non manca di sottolineare la personalità della Carlizzi, «ricca signora romana, devota cristiana», che afferma di essere in comunicazione con il suo padre spirituale, morto oltre vent'anni fa. E nota che Mignini e la Carlizzi si conoscono bene. Ricorda inoltre che la Carlizzi ha collegato i delitti del mostro di Firenze all’Ordine della rosa rossa.

    Conclusione del quotidiano: Mignini non si è comportato in modo perfettamente corretto omettendo di dire che mancano le consuete «prove obiettive». Ma «aveva dalla sua il beneficio di una storia clamorosa e in Italia questo conta molto».

    ¹ Perugia, il processo per l’omicidio di Meredith, Il Tempo, 20 ottobre 2008.

    ² Cfr. infra p. 51.

    ³ Cfr. infra p. 52.

    ⁴ Cfr. ibidem.

    ⁵ Cfr. infra p. 53.

    ⁶ Cfr. ibidem.

    ⁷ Cfr. ibidem.

    ⁸ Cfr. ibidem.

    ⁹ Cfr. infra p. 55.

    ¹⁰ Cfr. infra p. 56.

    ¹¹ Cfr. ibidem.

    ¹² Gabriella col vizio dello scoop: da Moro alla clinica dei vip, Corriere della Sera, 14 settembre 1995.

    ¹³ Edizione in lingua inglese del libro Dolci colline di sangue, 2006.

    PREFAZIONE ALLA SECONDA EDIZIONE

    di Carmelo Maria Carlizzi

    L’ironia, che non fa mai difetto negli inglesi, si esprime con generosità anche nell’articolo di Peter Popham del The Indipendent di Londra che Gabriella ha voluto inserire in lingua originale già nella prima edizione del novembre 2008 e all’interno della sua prefazione, facendolo accompagnare da un breve commento estratto da Il Messaggero.it a costituirne in qualche modo una traccia immediata di più facile lettura.

    Per quanto riguarda questa seconda edizione l’abbiamo voluta integrare con una serie di articoli scritti e pubblicati nel 2009 da Gabriella sul sito La Giusta Informazione 2 assieme ad altri da lei scelti nello stesso periodo tra quelli editi dalla stampa nazionale e che aveva già stabilito di inserire in vista di una nuova edizione. Inoltre a conclusione abbiamo aggiunto un breve capitolo che riassume la tesi di Gabriella sui collegamenti fra le vicende Mostro di Firenze e Narducci, e il caso Meredith Kercher.

    Il senso oggi di tali integrazioni è stato quindi quello d’aver voluto ripercorrere con Gabriella, sia nei capitoli IV e V, che nel capitolo VI conclusivo, i suoi stati d’animo di allora, prima della malattia e della sua scomparsa, le sue intuizioni, deduzioni e valutazioni all’origine del presente libro, sottolineandone il pensiero attraverso quelle che taluni in buona e altri in mala fede hanno visto solo come invenzioni, banalità, fantasie di una mente complotti- sta ad ogni costo e in ogni circostanza.

    A ben vedere invece la sua lettura dei fatti che hanno portato all’assassinio di Meredith Kercher trascende sin da subito quella che sarà la logica strettamente inquirente e processuale per fornire dati ed elementi di indagine e valutazione, talvolta oggettivi, talvolta innovativi, ma sempre fortemente pertinenti al di là di quanto la procedura penale, le opportunità internazionali, le capacità investigative e la scienza giuridica vigenti in Italia hanno sino ad oggi consentito. Così come si evince dalla lettura e dall’andamento di inchieste e processi, al di là delle forzature e deviazioni che certi poteri cosiddetti occulti mettono sempre subito in campo con larghezza di media per disorientare o condizionare inquirenti, giudici e opinione pubblica, distaccandoli dalla verità. Verità, secondo Gabriella, assai scottante, ma secondo altri impronunciabile, irriferibile e, quindi, da depistare.

    Nella sua intempestiva ironia il giornalista inglese si fa quindi di fatto portatore di luoghi comuni e pareri ad arte diffusi su Gabriella da anni e in tutte le diverse inchieste di cui lei si è occupata, tutte di particolare gravità e delicatezza, ma tutte ammantate di misteri. Le scuole massoniche di pensiero e d’azione, o come piace a lei definirle, le scholae, che sovrintendono e ispirano tanto della nostra realtà, hanno distribuito abbondantemente confusione sui fatti avvenuti, depistando ogni ragionamento che portasse anche se solo vagamente verso la direzione giusta, ma non ammissibile.

    E da qui l’ironia su magistrati e inquirenti rei di ricostruzioni che non stanno in piedi, di qui l’ironia sul loro preteso dipendere tanto dalle ricostruzioni ammalianti di Gabriella. E sempre nel pentolone della confusione ecco buttare il discredito, l’incrocio sul misfatto di convergenze di tutt’altre piste. Ingredienti tutti mal mescolati e ben riconoscibili quindi nella poltiglia puzzolente che si è cercato di ammanire come un elisir di sintesi ai propri lettori. Il nostro ottimo giornalista, da un autorevole giornale d’Inghilterra, patria riconosciuta di ogni massoneria, si unisce in perfetta ma sospetta sintonia anche lui al coro denigratorio su Gabriella.

    Che strano! Eppure il senso di pietà verso la giovane connazionale così ferocemente uccisa, avrebbe dovuto instillare a Peter Popham tutt’altro che ironia verso quanto ipotizzato da Gabriella. Inquirenti e ricercatori, specie nella tradizione anglosassone, quando sono davvero mossi dall’ansia per la verità, vagliano qualsiasi ipotesi, interrogano qualsiasi persona, appuntano ogni particolare, anche sogni e profezie, perché la loro storia secolare magica affonda radici ben profonde nelle nebbie d’oltremanica. Né Halloween e quanto di simbologia si porta dietro sono un’invenzione italiana, né solo americana giacché trae origine e sostanza proprio in Inghilterra.

    Ma anche in questo caso, il diavolo che ha messo sul fuoco il pentolone non ha poi saputo più come governare la minestra e con che ricoprirla. Ed ecco infatti che a furia di bollire la brodaglia ignobile si è rovesciata in terra con le semplici regole del contrappasso che smascherano le bugie apparse intatte, crude e ben leggibili sul fondo.

    Mentre rimane storia documentata che Gabriella sul Mostro di Firenze ha svelato tanti retroscena, dalla Villa dei Misteri a San Casciano, alla congrega vera dei compagni di merende, al significato dei feticci, all’identità esoterica ispiratrice. Per poi proseguire stavolta a Perugia con il caso Narducci, non meno eclatante e saldamente connesso a quello del Mostro. Caso Narducci – guarda combinazione – che scaturisce proprio da una serie di verbali firmati a partire dal 2001 da Gabriella a Perugia presso quella procura, proprio là dove si era per anni ritenuto che il medico fosse morto annegato, mentre poi si scopre che il corpo pubblicamente rifilato e identificato come suo era invece di un altro malcapitato, più basso di 20 centimetri, più grasso, di altra razza, mentre il corpo di Narducci non era mai annegato.

    E il tutto in una cornice di gravissime complicità istituzionali nella massonicissima Perugia di copertura del delitto e di sparizione e sostituzione del cadavere che determineranno un processo con decine di imputati eccellenti. Questa quindi la vera colpa del pm Mignini, e cioè d’aver pure imprudentemente riscontrato che i fatti denunciati da Gabriella erano veri. Colpa che pagherà in seguito amaramente con un’incriminazione, in concorso con Michele Giuttari – anche lui reo d’avere a suo tempo, quale capo della squadra mobile di Firenze, dato un qualche credito alle denunce di Gabriella – ma anche e indipendentemente da lei, per aver abusato dei loro poteri di inquirenti nella vicenda Narducci, debordando dai loro compiti e collegandosi arbitrariamente all’inchiesta sul Mostro di Firenze, da decenni di competenza di altri.

    L’1 novembre 2008, ad un anno esatto dal delitto, la commemorazione del crimine da parte di Popham avviene perciò con perfetto humour che traspare dal fumo denso di Londra, miscelando e congiungendo con superiorità sospetta le denunce di Gabriella con l’azione di Mignini che invece in varie circostanze l’ha incriminata giungendo in un’occasione persino a farla arrestare.

    Senza accorgersi che tutto questo suo sottile affannarsi a denigrare Gabriella altro non è che la tecnica gesuitica fatta propria dai metodi di intelligence a servizio delle massonerie deviate, che prevedono un preciso capitolo dedicato a come adoperare la confusione e la mistificazione per colpire una persona scomoda stravolgendone pubblicamente idee, vita privata, abitudini, fede religiosa, morale, equilibrio.

    Un vero contrappasso ripeto, che pare quindi smascherare gli intenti nascosti di Popham, o di chi per lui, di fatto in perfetta sintonia con l’azione di quanti hanno avuto a cuore che non si sollevassero veli e coperture anche a costo di lasciare nell’oblio, di nuovo quale offerta di vittima sacrificale, ma questa volta sull’altare del silenzio, la fine di Meredith Kercher.

    Capitolo I

    LA TRAPPOLA

    «Dario, Dario? Ma dove sei?»

    Maria guardò l’orologio, mentre accendeva il lumetto del comodino.

    Erano le quattro di notte.

    Tirò un sospiro denso di preoccupazione ma anche di stanchezza.

    Da una vita stava dietro alle ossessioni del marito, fino a rendersi ella stessa complice, da quando fu necessario coprirlo ogni volta che i sospetti della magistratura cadevano su di lui.

    Bussò alla porta del bagno, nella vana speranza di trovarlo lì, ma già sapeva che lo avrebbe visto di spalle, seduto sul divano del soggiorno, con lo sguardo nel vuoto, prigioniero dei suoi incubi del passato ma che ora

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