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Se tu usi bene il cervello, il pensiero ti regala il doppio

Se tu usi bene il cervello, il pensiero ti regala il doppio

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Se tu usi bene il cervello, il pensiero ti regala il doppio

Lunghezza:
281 pagine
3 ore
Editore:
Pubblicato:
27 gen 2014
ISBN:
9788891131171
Formato:
Libro

Descrizione

CONFIDENZIALMENTE TI DICO CHE Prima di mandare alle stampe un libro, l'autore, in genere, si chiede perché lo abbia fatto, non tenendo conto di averlo scritto per se stesso, per la propria ambizione, per passare alla storia o semplicemente, come nel mio caso, per comunicare agli altri il mio pensiero e, averne riscontro.

In realtà, chi scrive trasmette messaggi, anche non condivisibili, ma comunque, sempre generanti nuove riflessioni.

Saranno proprio i lettori a dare loro l'importanza che esse meritano.

Personalmente dedico queste mie considerazioni a me stesso, perché scrivendole, mi hanno fatto ripensare sulla mia identità.

Ho compreso, per esempio, che non sempre ciò che io penso, corrisponde a ciò che io sono nella mia quotidianità e ciò, mi ha spinto riconsiderare il mio modo di essere e di apparire.

Come vedete, quando un pensiero ha un risultato reale, il pensare ha la sua ragion d'essere. Quando, invece, esso è un libero gioco del cervello, allora, è soltanto un bel volo fra le nuvole, anche se, per la verità, non sempre è inutile.

Di lassù, infatti, s'intuiscono quelle illusioni che, trasportate in terra, si concretano nei fatti e, se ciò non riesce, prima di dissolversi, generano comunque, brevi momenti di gioia.

Dipende da te, se accettare la dissoluzione del tuo pensiero o la realizzazione di quel sogno che ti ha invitato a volare.

Io ti consiglio di continuare a passeggiare tra le nuvole, guardando sempre in terra, però, per scegliere il punto giusto, dove posare le tue idee.

Dalle pagine che seguiranno, capirete che le mie asserzioni vanno nella direzione del cosiddetto pensiero positivo o costruttivistico, ma ciò non significa che io voglia svalutare il pensiero negativo che, invece, ritengo ugualmente fruttuoso, quando è sobriamente utilizzato.

Un pensiero, positivo o negativo che sia, deriva sempre dalle particelle cromosomiche ereditate e dalle esperienze di vita vissute.

Per questo è impossibile, programmare un pensiero sempre al positivo, se da tutte le esperienze della vita, derivano fatti solamente negativi.

Come può, infatti, un individuo di bassa autostima, ripetere per convincersi, il mantra di essere un uomo amabile e pieno di gioia, se in cuor suo è sempre colmo di tristezza interiore e di amarezza esteriore?

E come può un uomo ripetere il secondo mantra, io sono bello e ricco, per formarsi in pensiero costruttivo, se la ricchezza manca e la bellezza, non è stata scritta nel proprio DNA?

Ritengo che il Pensiero, sia veramente la ricchezza più grande di tutte le potenzialità umane, ma sono altrettanto sicuro che esse abbiano limiti invalicabili, che la sola ragione e nessun mantra, potranno mai superare.

Tenendo per valido quanto appena scritto, io ritengo che ogni analisi del Pensiero, debba rispettare le doti, le attitudini, le propensioni e le esperienze di ogni individuo, che insieme, determinano la qualità del pensiero.

Da ciò consegue che non tutti possono costruirsi un pensiero positivo ma che anche da un pensiero negativo possa derivare una serie di benefici e compensazioni, per ben vivere la propria esistenza.

Nel mio volume PSICOLOGIA VISSUTA * ho sostenuto, infatti, che non esiste il bene senza il male né la gioia senza il dolore, né l'ottimismo senza il pessimismo, perché la vita è sempre un risultato di due o più elementi.

Essa, infatti, è il risultato di quelle due entità, in origine diverse che, dividendosi e fondendosi, nel breve periodo di nove mesi, hanno generato un unico essere.

Chi può controllare la qualità del pensiero di quelle due matrici che hanno dato origine a un essere umano? E' falso quindi, affermare che il pensiero sfavorevole sia il fermo-immagine di un male inevitabile.

E' vero, invece, che, premeditandolo, quel male può essere affrontato e superato anche con un pensiero ostile alla vita.
Editore:
Pubblicato:
27 gen 2014
ISBN:
9788891131171
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

Se tu usi bene il cervello, il pensiero ti regala il doppio - Giuseppe Staffolani

Staffolani

CAPITOLO PRIMO

UNA FILOSOFIA PER DARE UN VALORE ALLA VITA.

I pensieri qui di seguito esposti non hanno un filo conduttore, né una trama. Tu pensali distaccati l'uno dall'altro, ma se con essi riuscirai a costruirti una visione unitaria della vita, non avrai sciupato il tuo tempo per leggerli. Non essere mai soddisfatto delle risposte che ti darai, perché in ognuna di esse, ci saranno sempre altre domande.

Cultura

La cultura non è solamente conoscenza della storia, delle scienze o della matematica, ma è sapersi dare una risposta provvisoria, fra i vari avvenimenti dell'esistenza che ti costringono a fare scelte.

La cultura è un modo di vivere che ti mette in comunicazione con altri individui, di fronte ai quali tu devi reggere il peso della tua esistenza.

E’ comprendere, la differenza fra l’individuo, uomo ingenuo che crede di possedere la verità, e la Persona, uomo esperto che cerca la via giusta, per trovarla.

Cultura è stare bene con le illusioni, accettare le delusioni, rielaborarle e trasmutarle in nuovi ideali, senza mai gridare all'immoralità altrui, per ritenersi morali.

Cultura è sapere interpretare le parole di Gesù, di Socrate, di Galilei e di Darwin con la struttura mentale di Nietzsche senza pretendere di affermare chi, fra costoro, abbia ragione.

Cultura è superamento delle certezze e generazione di nuovi orientamenti, che stimolino il divenire degli uomini per andare oltre se stessi.

E' cultura, tutto ciò che consente all'uomo di diventare superuomo, per godersi le bellezze dell'Universo che non sono state create per il piacere di Qualcuno o per far piacere a qualcuno, ma sono lì, per autorigenerazione.

Cultura psicologica

Hawking, matematico e fisico britannico, sostiene che: C'è una differenza fondamentale tra la religione, che è basata sull'autorità e la scienza, che è basata su osservazione e ragionamento e continua affermando, che la scienza vincerà perché funziona.

E' la stessa differenza che esiste fra l’individuo, che usa ancora la religione per andare in Paradiso e la Persona che vorrebbe portare il paradiso in terra, senza mai riuscirci, perché Lui, dopo la sua uscita dall'animalità, è rimasto sempre tale e quale, legato alla propria singolarità.

La Persona, invece, ha quella capacità di risolvere i conflitti fra fede e scienza, senza parlare: uno sguardo, un sorriso, un accordo, una carezza e un abbraccio, possono diventare momenti d'intensa partecipazione, purché chiunque parli, sappia rispettare il silenzio dell'altro e chiunque taccia, desideri ascoltare chi parla.

La Persona ha una marcia in più dell'individuo.

Individuo e Persona

L’individuo è chi usa le cose come oggetti compiuti e non trans valutabili; la Persona, invece, sa modificare le cose per studiarne un uso diverso e raggiungere un obiettivo, nel minor tempo e nel miglior modo possibile.

L’individuo, credendo di aver raggiunto la propria compiutezza, si accontenta di ciò che è, e non guarda mai, davanti a sé.

La Persona, invece, non si accontenta di ciò che è, insegue le proprie illusioni, per renderle concrete in terra e costruire, su di esse, nuove esistenze.

L’individuo manipola cose e le tiene per sé, la Persona crea relazioni sociali ed espande in esse i propri pensieri.

L’individuo è monotono, perché finge sempre con la stessa maschera.

La Persona, invece, è brillante anche quando finge, perché sa cambiare maschera in ogni momento della propria vita, consapevole che il fingimento, usato con arte, fede e ragione, non è solo maschera negativa ma anche immaginazione e rappresentazione di nuove realtà.

Per saperne di più sul fingimento vedi il mio testo: PSICOLOGIA VISSUTA, Youcanprint, 2013.

L'uomo è un sistema

L'essere umano è un insieme di vari agenti fisici, chimici, psichici, religiosi, morali e nervosi, tenuti insieme dalla Ragione e dal Sentimento che, fungendo da collanti fra le varie parti, tendono a unificare i singoli elementi in un sistema globale che si chiama individuo.

Costui, dentro se stesso, produce un sistema cognitivo, sociale ed etico, per diventare Persona, pronta a fare il salto verso il superuomo.

L’individuo, pertanto, è la prima tappa dopo la scimmia, la Persona è il secondo stadio evolutivo, il superuomo è ciò, cui Lei dovrebbe tendere.

Non sappiamo cosa avverrà una volta raggiunto lo stadio del superuomo, perché il tempo non si misurerà più con l’orologio, le stagioni e i secoli: è un eterno divenire in cui si vive il presente con la memoria del passato e l'anticipazione del futuro.

"E' come un gomitolo di filo - afferma Bergson - che cresce conservando se stesso nella vita della coscienza; infatti, il nostro passato ci segue e s'ingrossa senza posa col presente che raccoglie lungo la strada".

Un sistema non usa la parola

Un sistema, non usa la parola per esprimere se stesso. Il sistema solare e stellare, per esempio, ci mostrano le meraviglie del mondo nel più assoluto silenzio; il sistema nervoso intimamente ci scuote, senza fragore; il sistema emotivo ci induce tacitamente all'amore o al rancore senza parlare, il sistema endocrino compie tutte le funzioni necessarie al corpo, con discrezione e riservatezza, senza bisogno di usare parole.

Solo l'uomo fa molto fragore nel raccontare agli altri ciò che pensa e ciò che vorrebbe fare, perché non apprezza né comprende lo spettacolo del mondo che, non curandosi di lui, si dispiega ai suoi piedi e, in silenzio, si realizza. Li fa solo fragore per dire che c'é.

L'uomo crea e distrugge

Lui c'é, ma è solo e, per vincere la propria solitudine, si accompagna con una donna creando in tal modo, il sistema coppia, poi genera figli e forma il sistema famiglia, si associa ad altre comunità e, inventa il sistema Sociale.

L'uomo produce un sistema di relazioni psicologiche, cognitive, etiche, sociali e le chiama Psicologia, dentro il cui scrigno c'è lui, pronto a tutelare l'intelligenza, la passione, la sessualità e l'amore.

Con il proprio acume, raggiunge le vette più alte dello scibile e con la sua ottusità, spesso, ne rimane vittima.

Ciò che non si riesce a capire di lui, però, è perché distrugga ciò che, con molto ingegno, crea.

Infatti, fa le guerre e uccide e poi, diventa poeta, scrivendo poesie che inteneriscono l'animo umano.

Come si fa a non pensare che anche costui, sia un mistero della Natura?

Che cosa c'é di là?

Di là c'è il Tutto o il Nulla. Nessuno lo sa e ciò produce ansia di attesa e polemiche.

L'uomo vuole ingannare il tempo, litigando con il proprio simile, ma non si accorge che mentre argomenta e difende le proprie ragioni, afferma che di là c'è qualcosa, altrimenti perché disputa, confuta e fa polemiche?

Lo fa per affermare le proprie idee, per avere ragione, pur sapendo, di non possederla.

Margherita Hack, atea, e Antonino Zichichi, credente, sono stati due scienziati di alto livello e due amabili avversari polemici.

In una libera discussione di fronte all'arcivescovo di Siena, Gaetano Bonicelli, Margherita Hack, ancora vivente, ha affermato: Io, preferisco l'atto di fede nel nulla, all'atto di ragione che mi porterebbe a credere in Dio.

Antonino Zichichi risponde che: L'ateismo non è atto di ragione ma di fede nel nulla.

La ragione divide gli animi, la fede li rimette insieme.

Oltre l'uomo

Io vorrei diventare un superuomo, non per fare il messia, né il dittatore, né il democratico, qualifiche che non mi appartengono perché sono soltanto uno psicologo che pensa ed esprime il proprio parere.

Il messia predica la buona novella per raggiungere un proprio fine, il dittatore si regge sull'ignoranza altrui e fa il cattivo, per evitare che qualcuno gli rubi il posto, il democratico non dice mai come la pensa, perché teme di perdere consenso di chi non la pensi come lui.

Il superuomo, invece, è chi sa vivere nella realtà per dire sì alla vita e no alla morte e, quando essa arriva, l'accetta con coraggio, perché lasciando una traccia di sé, raggiunge la propria eternità terrena, senza andare a trovarla in altri mondi.

Gesù Cristo è stato il primo grande eroe dell'era cristiana, perché ha subito la morte con fede e coraggio difendendo i propri valori, ma poi, beneficiando dell'eternità celeste si è trasferito in un altro mondo lontano dall'uomo.

Socrate, invece, prima di Cristo, si è fatto uccidere, beneficiando della sola eternità terrena, perché a lui, non era stato concesso di risorgere.

Nietzsche, contraddetto e maledetto da tutti, ha subito una morte ingenerosa perché, da vivo, non è stato capito da alcuno, ma da morto, ha raggiunto la condivisione di molti studiosi.

Ciò significa che l'intelletto umano è tardivo nel comprendere la genialità dei propri simili perché si sofferma solo nei valori del passato non considerando quelli del presente.

Senza scosse lo spirito della ricerca appassisce e i valori, perdono il profumo della freschezza.

Personalmente ammiro l'eroe che m'invita a superare i valori tradizionali, anche se non sempre, riesco a liberarmi di quel dio interiore che è entrato in me fin da bambino, come immagine superiore che, dopo la morte, mi chiede di andare da Lui.

E' vero. Sono in lotta con me stesso, ma sono ugualmente soddisfatto, perché io vivo ciò che ora è inconciliabile, come due valori che troveranno soluzione, poiché il mio pensiero e la mia concretezza, non si arrendono alla ricerca.

Sono un prodotto di due generazioni: sono stato educato secondo i valori del Dio celeste, mi sono formato secondo i valori del dio di natura.

Non sono un superuomo, ma sto scoprendo la mia verità: mi sento molto più vicino al dio della Natura.

Paure

Alcuni hanno paura di diventare superuomini per non essere accusati di presunzione, come se la voglia di migliorarsi, fosse un male.

Invece, è un bene, perché l'aspirazione motivata di divenire Qualcuno, è ciò che distingue la Persona dall'individuo, che accetta di restare, Nessuno.

Ulisse disse a Polifemo di essere Nessuno, perché lui sentiva, in se stesso, di essere Qualcuno.

Polifemo, che credeva di essere Qualcuno, cadde nel tranello di Nessuno.

Ognuno crede nel proprio valore, ma è la storia che ci indica chi ha ragione.

I valori

I valori, cui ci siamo sempre appellati, sono stati inventati da altri, in altre epoche storiche e, a noi trasmessi. Noi li abbiamo accettati, subiti o rifiutati.

Oggi riusciamo a criticarli, ma non a inventarne dei nuovi.

Perché?

Forse perché, non abbiamo più nulla da valorizzare?

Abbiamo accettato la pelle nera, l'omosessualità, la prostituzione nelle strade, le separazioni matrimoniali, le proteste, le opposizioni, gli scioperi con la rottura delle vetrine, le parolacce in pubblico, il lancio delle pietre contro altri uomini: disvalori, fino a qualche anno fa, deprecabili.

In nome della libertà costituzionale e del concetto di uguaglianza, nei fatti, stiamo sospendendo anche il principio della fedeltà, pur mantenendola nelle idee: disvalori inaccettabili.

Oggi stiamo rivalutando e condividendo, uniformandoci all'evoluzione del mondo, tutto ciò che fino a ieri era inaccettabile, ma non ci sentiamo ancora completamente liberi di ammettere pubblicamente questa nostra evoluzione della quale, forse, abbiamo paura.

Di che cosa può avere paura?

Un mio cliente afferma: Ho paura di iniziare un'analisi personale perché non so che cosa potrebbe venirne fuori dai nostri colloqui.

Allora io ho capito che l'individuo ha paura di apprendere chi è, perché il saperlo, significherebbe fare qualche cosa per cambiare, ma il fare è sempre più difficile del pensare.

Se tu comprendi, infatti, che devi cambiare, ma per orgoglio non ci riesci, non uscirai mai dal tuo stato di solitudine rabbiosa e avrai sempre paura, di capire che cosa ci sia dentro di te.

Anch'io mi trovo, a volte, in simile situazione: sono di formazione prettamente socratica e cristiana, ma i miei studi, mi hanno condotto

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