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New Wave

New Wave

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New Wave

Lunghezza:
258 pagine
3 ore
Editore:
Pubblicato:
Dec 6, 2013
ISBN:
9788868852924
Formato:
Libro

Descrizione

-"New Wave

Il rinnovamento della musica tra '77 e '84"

Un racconto storico, musicologico e sociologico molto spigliato e senza peli sulla lingua sul grosso rivolgimento musicale che si ebbe tra la fine degli anni '70 con l'avvento del Punk, e la metà degli anni '80 quando, ormai digerito il trambusto, la società si aprì a nuove e multiformi tendenze che sono quelle che ancora viviamo oggi. Partendo dalle origini storiche della "musica di rottura" negli anni '60 e dai suoi primi vagiti, l'autore esamina poi le mode musicali che la fecero da padrone tra la metà dei Settanta, che erano già prepotentemente lanciati verso la modernità degli '80, e la fine del decennio Ottanta, quando la New Wave si disintegrò del tutto e confluì nel grande fiume del Pop-Rock generico perdendo del tutto i suoi connotati iniziali e perdendo anche per strada i suoi artisti maggiori che spuntarono solo dopo vent'anni per rimpatriate più o meno patetiche.

Con prefazione di Alex Fornari (Pale TV), e playlist musicale.
Editore:
Pubblicato:
Dec 6, 2013
ISBN:
9788868852924
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

New Wave - Max Ventura

 -Timeline

PREFAZIONE

Quando la nuova onda arrivò, io ero in acqua già da tempo. 

Ero là con gli Electric Nerves che si stavano trasformando in Pale TV, e con quello che rimaneva del movimento Punk.

Il 1980 arrivò che avevo ancora negli occhi Apocalypse Now e un'angoscia che mi sarebbe durata fino a primavera.  Fu quella stagione mite e particolarmente soleggiata che mi fece pensare che ci sarebbe stato ancora qualcosa, dopo quell'inverno cupo in cui capimmo che il decennio nel quale avevamo imparato tutto quello che c'era da imparare se n'era era andato e non sarebbe mai più tornato.

Qualche mese dopo la mia band venne notata dai manager che ruotavano attorno a Italian Records, l'etichetta di Bologna, e ci trovammo così catapultati in quella che era la New Wave italiana. Dall'uscita dagli Electric del chitarrista, il nostro suono era basato su tastiere e basso, e questo fece sì che si venisse incasellati nel filone filo-britannico di quell'onda. Ci paragonavano in continuazione a band che non avevamo mai ascoltato, e continuarono a farlo all'uscita di Night Toys, il primo singolo, e dopo, all'uscita dell'album Blue Agents. In realtà un sacco di quella roba che dicevano vicina alla nostra, io la ascoltai solo moltissimi anni dopo.

La verità è che quando le onde sono grosse, come in quelle mareggiate che cambiano il panorama fino a quel momento esistente, l'aria si riempie di particelle d'acqua agitata e tu non puoi far altro che respirarla. Deve essere stato qualcosa del genere: si suonava quello che avevamo dentro ispirati dall'aria che respiravamo.

Era quella la fratellanza involontaria che ci legava agli inglesi e agli americani, l'appartenenza a un momento, a un cielo, a un mare, al vento del Punk che qualche anno prima ci aveva svegliati e battezzati come musicisti. 

Lo stesso vento che aveva gonfiato quell'onda che ora arricchiva il suono, ci modificava gli abiti, ci acconciava i capelli, ci chiedeva di interrompere la rabbia, di lasciare defluire l'odio e aprire a un pubblico più ampio, allargando temi e visioni senza mai perdere di vista il punto d'ombra dal quale tutto era partito.

Alex Fornari

Pale TV

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AVVERTENZE PER I LETTORI:

     Carissimi, per prima cosa, e per dovuta onestà, vi devo dire che molti paragrafi contenuti in questo mio lavoro erano già presenti, anche se in forma differente, nel mio precedente libro ANNI '80.  Lì descrissi il fenomeno della New Wave come solo uno tra i diversi movimenti musicali dell'epoca, certo uno dei maggiori ma non l'unico, mentre qui posso descriverlo più in dettaglio e con maggiori particolari. Ovviamente ne consegue che il precedente era un libro più generalista, che poteva essere gustato anche da chi non è di quella generazione, mentre questo è più indicato per chi ha vissuto quegli anni, in special modo quelli tra il 1979 e il 1985, e ne condivida il percorso musicale. Potrebbe invece risultare ridondante (per non dire palloso) per chi non conosca il periodo e non ne apprezzi, appunto, la storia musicale e di costume. Dico questo per evitare di farvi buttare soldi.

Tutte le vicende storiche, artistiche, sociali e culturali qui descritte sono derivate dalla mia diretta conoscenza dell'epoca come testimone oculare, eccetto per quegli anni (prima del '77) dove per forza di cose non ero in grado di partecipare direttamente, e sono assolutamente veritiere fin dove la memoria mi ha assistito. Io sono del '66, quindi ho avuto la possibilità di vivere direttamente il periodo, ed ho avuto informazioni di primissima mano già all'epoca. Le fonti enciclopediche ovviamente intervengono per quei fatti dei quali devo sempre controllare dettagli, date e nomi. Alcuni collaboratori mi hanno aiutato con correzioni e precisazioni, e perciò li ringrazio in fondo al libro.

Questo libro parla specificatamente dei movimenti musicali raggruppati all'interno delle etichette Post-Punk e New Wave di quella decade, che comprendono anche i vari sottogeneri e tutti quegli aspetti collegati ad essi contemporanei e anche posteriori. Non parla degli altri fenomeni collaterali degli anni '80, che ovviamente comprendevano anche altri aspetti della musica, della moda, della cultura. Faccio però delle piccole appendici riguardo ad alcuni aspetti della decade che possono interessarvi relativamente al fenomeno in questione.

Le opinioni in questo libro sono sempre farina del mio sacco, tratte dalla mia esperienza, e non sono certamente basate su ricerche scientifiche; ognuno quindi gli dia il peso che crede.

Attenzione però: questa non è un enciclopedia della musica, quindi, quando parlo di una corrente musicale, artistica, sociale o culturale, e nomino alcuni dei suoi esponenti, parlo solo di quelli sui quali ho qualcosa di valido da dire, o che ritengo fossero i più rappresentativi, e ne elenco brevemente solo i tratti fondamentali; tutto qui.

Inoltre, io devo filtrare le informazioni statiche col metro del mio giudizio, che cerco sempre di mantenere imparziale; non venite quindi a smarronarmi con commenti tipo ma ti sei dimenticato di questo, di quello... oppure non sono d'accordo su questo, su quello....

Questo è il MIO libro, e qui il mio parere è legge; se la pensate diversamente, andatevi a scrivere il VOSTRO libro.

E poi visto che ci siamo, vi dico subito che io credo molto anche al relativo successo commerciale di un dato artista o una data corrente per valutare la sua qualità complessiva, e non solo al successo di critica o al suo status di culto. Secondo me, le due cose devono sempre essere bilanciate. Se un artista ha esclusivamente il favore della critica e nessun successo di pubblico una ragione ci deve pur essere, non si può dare solo la colpa alle case discografiche o ai mass media. Spesso in questi casi ci troviamo di fronte a casi di snobismo culturale, di eccessiva intransigenza e anche di arroganza (della serie: Io faccio quello che voglio, me ne frego se al pubblico piace o no e me ne frego di quello che pensa la casa discografica).

Al contrario, se un artista ha solo successo di pubblico e la critica lo deride, siamo di fronte al caso opposto, cioè di scarsa qualità musicale a favore del guadagno facile; ovviamente, questo caso è persino peggiore del precedente. Come ho detto, le due cose devono andare a braccetto, ma, se io non sono certo il tipo da incensare chi ha fatto già abbastanza soldi con le classifiche, non sono nemmeno la persona giusta per osannare artisti che onestamente nessuno conosce e che non hanno mai venduto alcunchè.

Se qualcuno poi insinuasse che io ho dato spazio ai miei gusti personali in fatto di musica e tendenze, si rimangi subito il pensiero; mi faccio un vanto di essere obiettivo come un cannocchiale militare. Ad esempio, parlo a lungo di gruppi musicali o di stili che non mi piacevano per niente, nè allora nè adesso, ma che obiettivamente furono davvero importanti all'epoca. Di molti che amavo, invece, non parlo per nulla poichè mi rendo conto che erano rilevanti solo per me.

Quando vi consiglio brani da ascoltare e da vedere, potete trovarli facilmente su YouTube, ma cercate sempre di sentire le versioni ufficiali da studio, originali dell'epoca , e non quelle dal vivo, che sono sempre inferiori, o i vari remix e cover, che snaturano gli originali.

Le foto che vi mostro sono per la maggior parte di pubblico dominio, recuperate da internet; cè anche una manciata di foto originali della scena milanese dell'epoca, ma sono poche: purtroppo all'epoca quasi nessuno tra le tribù di giovani faceva foto, i telefonini con la fotocamera sarebbero arrivati solo venticinque anni dopo.

Infine, chi ha letto i miei lavori precedenti sa già che io uso frequentemente un linguaggio da caserma, e una grammatica del tutto personale. A me mi piace così, perdereste tempo a cercare di correggermi. Per me l'Accademia della Crusca può anche saltare in aria, e Dante-Pascoli-Montale possono impiccarsi.

M.V., Dicembre 2013  

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INTRODUZIONE

     Se cercate su Wikipedia o altre fonti il termine New Wave, vi darà principalmente tre definizioni.

La prima si riferisce alla nouvelle vague del cinema francese degli anni '60. E quella la mettiamo da parte che non ci interessa.

La seconda si riferisce alla New Wave americana, e la terza alla New Wave inglese, due fenomeni musicali paralleli e contigui che però non era

o direttamente collegati tra di loro e avvennero in periodi distanziati di qualche anno.

Entrambe nate dal Punk, entrambe se ne differenziarono per la rinuncia dall'aggressività e per la ricerca di una forma d'arte all'interno del rinnovamento derivato da quegli anni (concetto a cui il Punk stesso invece era del tutto ostile). Entrambe appunto, all'inizio, si chiamarono post-Punk finchè non si trovarono e si usarono i termini di Post-Modern prima, e di New Wave poi.

Mentre la prima NW americana era nuda, svelta, scarna, allegrotta, decisamente più dinamica e vitale del punk suicidale e desolante da cui derivava, quella inglese era molto più ombrosa, intensa, drammatica. Era più vicina a sonorità tecnologiche e anche romantiche, e aveva contenuti molto più esistenzialisti, decadenti e crepuscolari.

La prima delle due, iniziata attorno al 1976 a New York, esaurì quasi del tutto la sua carica già entro il 1982, lasciando un grosso vuoto artistico dietro di sè che l'America non riempì più per quasi un decennio.

La seconda, quella inglese, partì solo un paio di anni più tardi, attorno al '78-'79, ma non derivava direttamente dall'esperienza dei cugini americani, bensì nacque con le proprie sole forze (ecco perchè dico che furono due fenomeni paralleli ma non collegati), e durò, nella sua forma originale, fino al massimo l'85, per poi sfaldarsi e diluirsi negli infiniti rigagnoli del Pop-Rock generico, lasciando solo uno sparuto gruppo di irriducibili a guardia eterna dei suoi feticci tribali.

L'IMPORTANZA DEL PERIODO

Perchè dunque un testo sulla New Wave degli anni '80 (con focus primario su quella inglese che si vide molto di più da noi) e sul movimento giovanile ad essa collegato, invece che sugli altri aspetti artistico-culturali dell'epoca? La ragione principale dipende da tre fattori:

-Il primo è che quello stile, quella musica e quella moda furono la più importante tendenza del decennio, la più diffusa, quella che si vedeva in assoluto di più sia nel mondo normale sia nelle classifiche dei dischi, nelle riviste di moda e in televisione, quella che fu più ricca sia di artisti che di sottogeneri, e della quale vari protagonisti sono sulla scena ancora adesso, mentre sappiamo tutti che moltissime altre icone e aspetti della musica e dell'arte di quel periodo sono ormai del tutto scomparsi da decenni insieme alle loro eredità culturali.

-Il secondo è che il movimento New Wave fu anche quello che nasceva del tutto vergine, senza aggrapparsi a nostalgie o a reminiscenze di epoche passate, come invece facevano lo stile Rockabilly, o Metal, o Mod, ad esempio. Era uno stile inventato di sana pianta, nuovissimo e senza passato.

-Il terzo fattore lo avrete già immaginato: è il movimento che conosco meglio, quello di cui ho più informazioni di primissima mano, e siccome questo, come ho già puntualizzato prima, è il MIO libro, me lo si permetta.

Il lasso di tempo esaminato, invece, spazia dal 1974 a circa il 1990. Vedete, a questo riguardo, il capitolo successivo.

Una importantissima caratteristica degli anni '80 in particolare fu l'enorme ed addirittura ingombrante presenza della musica come catalizzatore di mode, movimenti e cambiamenti. Lo era già stata in passato, specialmente nei '60, ma non lo fu mai più così tanto in futuro, e, dopo il '95, quando l'universo musicale si era talmente frammentato e annacquato in migliaia di rigagnoli, e cominciava a spuntare all'orizzonte il grande dominio di Internet, essa divenne solo un rumore di sottofondo, generato in maniera automatica, mentre nelle decadi prima era stata un vero e proprio rombo di tuono.

LA MECCANICA DELLA STORIA

Non vorrei annoiarvi troppo presto, ma prima di iniziare devo spiegarvi una cosa: la verità, a volte, è un opinione. I fatti, a volte, sono diversi dalle percezioni che abbiamo di essi. Perchè i fatti sono bi-dimensionali, ma le percezioni delle persone sono tri-dimensionali.

Quando noi parliamo di decadi dal punto di vista storiografico, i fatti dichiarano che gli anni Sessanta iniziano, appunto, nel 1960 e terminano nel '69, nel 1970 iniziano i Settanta che terminano nel '79, e così via. Ma se li osserviamo da un punto di vista sociale, culturale e artistico, la percezione della gente è stata ben diversa. Le decadi in effetti hanno spesso avuto periodi di gestazione anche precedenti al loro

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